Mario il Grigio ha assicurato
che, con le sue liberalizzazioni, ha sconfitto i “poteri forti”, libererà gli
italiani dalle tasse occulte e (udite, udite!) il Pil italiano, nei “prossimi
anni aumenterà del 10%. Queste non sono dichiarazioni; questi sono i fuochi d’artificio
della notte di Capodanno! Vediamo.
a- così apprendiamo che i “poter
forti” in questo paese sono taxisti, farmacisti, avvocati e via di questo
passo. Noi credevamo che i “poteri forti” fossero le banche, le multinazionali,
il Vaticano, la Nato e invece… d’ora in poi, quando prendete un taxi o entrate
in farmacia fatelo con circospezione: avete a che fare con un uomo dei poteri
forti!
b- gli italiani saranno
liberati dalle “tasse occulte”: può darsi, per ora Mario il Grigio li sta
abboffando di tasse palesi;
c- ma la più bella è quella
del Pil “che crescerà del 10%” secondo imprecisate stime di Ocse e
Bankitalia. Benissimo, ma in quanto tempo?
…con la grandinata di tasse,
di tagli alla spesa pubblica ecc. non si capisce da dove dovrebbe venire la
ripresa: non ci riesce manco se ci pittiamo la faccia di giallo e ci facciamo
venire gli occhi a mandorla!
E qui sta la trovata: la
ricetta tedesca della “austerità espansiva”, uno dei più divertenti ossimori
del secolo (come dire “la carestia nutriente” “il solido liquido” “la
perversione virtuosa” ecc.)
Per cui, la cosa più probabile
è che la politica del pareggio di bilancio subito e ad ogni costo, non produrrà
crescita e, al posto di una austerità espansiva, ci troveremo una politica
deflattiva, che non coglierà neppure il pareggio di bilancio, perché
determinando recessione, produrrà anche meno gettito fiscale.
Insomma questa del 10% del Pil
in più, fa il paio con il milione di posti di lavoro di Berlusconi. Ma questo
non importa a Mario il Grigio che, sprezzante del ridicolo, offre sempre nuove
performances per suggestionare gli italiani. Inimitabile!
A proposito: Monti ha
nuovamente ripetuto che lui ed il suo governo non hanno intenzione di
presentarsi alle prossime elezioni politiche. Il che mi sembra un’ennesima
conferma che, in qualche modo, lo farà.
Angelo Iannacone pone delle
domande (retoriche) a Giannuli:
“È un piacere enorme leggerti
e potersi rincuorare constatando che a sinistra, per quanto sia ormai un’assoluta
rarità, c’è ancora vita: ci sono teste pensanti, capaci di analisi lucide e
critiche.
In un momento in cui la stampa
pressoché all’unisono (Repubblica in testa) riesce solo a fare da clack al
governo delle banche, cominciavo veramente a temere di essere un potere forte,
un lobbysta o quantomeno, come avvocato, un sostenitore di posizioni
esclusivamente corporative. Rincuorato quindi dalle tue parole, visto che
almeno tu non sei sospetto di simpatie lobbystiche, vorrei farti qualche
domanda:
1) Nell’antica Roma si
ricorreva (per un periodo molto limitato e comunque non superiore a sei mesi)
al Dittatore in situazioni straordinarie di grave emergenza e difficoltà per
superarle, ma percorrere sostanzialmente la stessa strada non trovi che, oltre
a comportare i pericoli connaturati alla scelta, comporti ancora maggiori
rischi quando ci si affidi per tale ruolo a coloro, che erano ai vertici o
comunque sono espressione di quelle forze (banche), che hanno la maggiore
responsabilità della crisi ?
2) Non trovi che ci sia una
pericolosa sospensione della democrazia con giornali e partiti politici tutti
allineati e che non danno alcuno spazio al dissenso (non si discute del merito
delle c.d. liberalizzazioni e chi dissente viene “linciato” quale lobbysta,
potere forte ecc., senza neppure consentirgli di esprimere le proprie ragioni)?
3) Quest’uso spregiudicato del
“divide et impera”, sfruttando anche i risentimenti se non l’invidia di una
categoria contro l’altra, non potrebbe avere effetti devastanti in un momento,
in cui una concreta e reale equità ed una ritrovata unità d’intenti per uscire
dalla crisi sembrano indispensabili?
4) La tendenza alla sparizione
del giornalismo d’informazione a vantaggio del giornalismo “clack” a servizio
del potere è irreversibile?
5) La prospettiva verso cui si
sta procedendo è quella di una società, in cui i ceti medi scompariranno?
quella di una società in cui scompariranno professioni e lavoro autonomo (che
nel momento in cui sono dei fornitori dell’impresa diventano dei costi e quindi
un problema da eliminare) per lasciare spazio solo al lavoro alle dipendenze
dell’impresa, che finirà con il condizionare tutte le scelte politiche e
sociali ancora più di quanto già avviene oggi?
6) Se così è qual è il
vantaggio per i ceti popolari e per il “consumatore”?
7) Una sinistra che per uscire
dalla crisi sa solo affidarsi al governo delle banche, cioè di quei poteri che
hanno le maggiori responsabilità della crisi, confessando quindi tutta la
propria inadeguatezza, potrà mai candidarsi seriamente e credibilmente alla
guida del Paese ?
8) Se i sistemi socialisti
hanno fallito, il sistema capitalistico non ha anche esso fallito ?
9) La sinistra sa quale futuro
si sta costruendo e quale vorrebbe costruire?
10) Credi che ci sia qualche “virus”,
che abbia infettato il nostro Paese, che si fa prima imbesuire da Berlusconi e
poi da Monti senza soluzione di continuità?
Non dobbiamo sorprenderci che l'Europa abbia bisogno di crisi, e di
gravi crisi, per fare passi avanti. I passi avanti dell'Europa sono per
definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello
comunitario. È chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza
dei cittadini a una collettività nazionale, possono essere pronti a queste
cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa
superiore al costo del farle perché c'è una crisi in atto, visibile, conclamata.
Mario Monti, discorso alla
Luiss, 22 febbraio 2011.
All'immagine di un male banale
ma contagioso ed epidemico Rumiz affianca quella di un bene ingenuo e cieco, di
un bene imbecille e infermo che ha il pericoloso difetto di non saper fiutare
il pericolo. Egli sottolinea, da questo punto di vista, come sia molto
rischioso continuare a parlare di integrazione, di convivenza in Europa
solamente a livello retorico, “nella beata ignoranza dei meccanismi della
disintegrazione”. Nel suo “Maschere per un massacro” Rumiz ha insistito molto
su questo aspetto, sottolineando che tutte le mosse preparatorie del conflitto
in Bosnia si sono svolte in gran parte alla luce del sole, e che nonostante
questo la maggioranza delle persone fino all'ultimo non voleva credere che
l'efferatezza potesse scatenarsi tra di loro. "La velocità impressionante
della pulizia etnica fu resa possibile non solo dalla sua lunga, meticolosa
preparazione, ma anche da questa incredulità delle vittime e della gente in
generale. Non esiste prova migliore, forse, che la Bosnia non è stata distrutta
dall'odio - come fa comodo a troppi supporre - ma da una diffusa ignoranza
dell'odio" (Rumiz, 1996, p. 7). Paradossalmente, racconta Rumiz, a
Sarajevo è la "piccola criminalità" a fiutare prima l'arrivo della
guerra e organizzare un minimo di difesa perché più consapevole delle
possibilità e dei meccanismi del male e della violenza. […] Riprendendo
l'intuizione di Rumiz, l'insegnamento che ci viene dall'esperienza balcanica è
che ciò che ci trasforma in carne da cannone è lo stesso imbonimento, la stessa
inerte apatia, la stessa acquiescenza che ci porta a seguire tutti lo stesso
programma televisivo, o a comprare lo stesso prodotto reclamizzato, o a votare
in massa il primo pagliaccio che scende in campo promettendoci di risolvere
tutti i nostri problemi se solo acconsentiamo ad affidargli un po' più di
potere.
Marco Deriu, “Dizionariocritico delle nuove guerre”, EMI, Bologna, 2005, pp. 66-68.
I capponi di Renzo si beccano
l’un l’altro invece di identificare la vera causa dei loro mali (divide et
impera). Tuttavia, se qualcosa là in alto si sta muovendo è perché hanno capito
che la gente (i capponi) si sta svegliando. L’avvento di un autoritarismo
esplicitato è un segno paradossalmente positivo: vuol dire che, per qualche
ragione, abbiamo finalmente la possibilità di vedere la realtà così com'è e non
come una potentissima ma minuscola minoranza vuole che la vediamo. Così questa
sparuta minoranza, in preda al panico, è costretta a togliere il guanto di
velluto. Meglio così, le finzioni imprigionano molto di più della realtà nuda e
cruda.
A questo riguardo, Chicago sta
per apprendere una dolorosa lezione.
Volete conoscere il futuro? Osservate Chicago,
leggete tutto quel che potete su Chicago, la città da cui proviene Obama. Dal
16 maggio 2011 il sindaco di Chicago è l'israeliano-americano (doppia
cittadinanza, servizio militare in Israele) Rahm Israel Emanuel, amico
personale di Obama e figlio di un terrorista dell'Irgun:
Bernard E. Harcourt, direttore
del dipartimento di scienze politiche dell’università di Chicago e, in
precedenza, docente di diritto e scienze politiche a Parigi-Nanterre e Harvard,
nel sopra linkato articolo apparso sul Guardian del 19 dicembre 2012, ha
lanciato un allarme forte e chiaro. Rahm Israel Emanuel sta applicando pari
pari la dottrina del capitalismo del disastro all’amministrazione della
metropoli di Chicago, terza città degli Stati Uniti.
Chi non ha ancora letto “Shock
economy” di Naomi Klein (Milano: Rizzoli, 2007), è meglio che si sbrighi a
farlo, altrimenti non potrà capire assolutamente nulla di quel che sta
accadendo. L’ha dovuto fare anche Paul Krugman, economista premio Nobel ed
editorialista del New York Times:
Qui il
documentario completo ed imperdibile di Michael Winterbottom sui temi
trattatati nel libro della Klein:
http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/shock-economy-il-capitalismo-del.html
Nel fondamentale “Shock economy” (2007), Naomi Klein ricompone il puzzle
raccapricciante della realtà del nostro tempo, affidandosi alle analisi degli
editoriali e delle inchieste dei maggiori quotidiani internazionali, ossia ad
un genere di informazione accessibile a milioni di persone ma che, a causa
della frammentazione e diluzione, quasi mai ricomposta in un quadro d’insieme.
Ecco il quadro complessivo: milioni di persone morte, mutilate o torturate nel
mondo; governi e servizi segreti in combutta con le multinazionali e dittatori
vari per promuovere i loro interessi comuni; colpi di stato, drastico taglio
dei servizi sociali, inquinamento doloso, privatizzazione dei beni comuni
(incluso il DNA). La strategia è quella della terapia shock che si usa sui
prigionieri: guerre, atti terroristici, disastri naturali, eventi epocali come
opportunità per sfruttare le masse ed aumentare il loro potere e ricchezza
(ampie citazioni ed estratti confermano che questa gente fa sul serio e non ha
bisogno di nascondere i suoi obiettivi e metodi). Significativo il fatto che i
torturatori tornassero in auge proprio mentre i loro governanti golpisti si
accordavano con i luminari del “libero mercato” predicato dalla Scuola di Chicago di Milton Friedman.
Tutto questo è peraltro documentato in numerosi altri studi più specialistici e
meno “decifrabili” dalle persone comuni.
Tornando all’articolo in questione, Harcourt
osserva che Emanuel sta sfruttando i summit del G8 e della NATO che si terranno
a Chicago per estendere capillarmente i sistemi di sorveglianza e le
prerogative della polizia (permanentemente),
per esternalizzare e privatizzare i servizi comunali (e relativi profitti) con
eventuali indennizzi a carico dei contribuenti (!!!) e per approvare leggi che
limitano l’espressione del dissenso (permanentemente),
sanzionano salatissimamente ogni minima infrazione (es. grandezza di uno
striscione, errata o mancata notifica della presenza di un veicolo, ecc.) e gli
conferiscono poteri straordinari. Nonostante il fatto che per mesi il movimento
Occupy Chicago si sia distinto per la sua compostezza:
Non si è semplicemente gridato
alla democrazia sospesa, o interrotta, e al colpo di stato. Media nazionali ed esteri hanno raccolto
molti elementi indizi che l’impennata dello spread, la deposizione di
Berlusconi, la nomina di Monti, l’instaurazione del suo governo etc. siano
l’esecuzione di un piano preordinato, in cui la Germania ha giocato un ruolo
chiave, da un lato mettendosi a vendere massicciamente i btp per farne
impennare il rendimento, e dall’altra esigendo la sostituzione di governo
mediante un colpo di palazzo. Un’estorsione politica internazionale,
insomma. Molti vanno accusando Monti,
e talvolta anche Napolitano come suo mentore e spalla, di tradire gli interessi
nazionali perché fa una politica recessiva, diretta all’avvitamento fiscale,
insostenibile già nel medio termine, e di tutto favore della Germania. Mi
giunge persino voce che qualcuno abbia sporto denunce penali contro Monti e
forse anche contro Napolitano, vagheggiando addirittura l’alto tradimento.
Vorrei qui chiarire le ragioni per le quali non ho mai aderito a tali accuse né a tale prospettazione dei fatti,
che reputo insieme ingenue e ingiuste, perché non tengono conto dei
reali (sia pur non pubblicamente riconoscibili) rapporti di forza
internazionali, tra paesi “amici”. E dell’assenza di libertà di scelta. E del ruolo obbligato che il capo dello stato di
un paese a sovranità limitata (perché vinto e occupato da 130 basi militari)
svolge, nell’ordinamento internazionale, soprattutto in quello militare e
finanziario, ossia quello di assicurare che il paese a sovranità limitata
ottemperi ai suoi doveri verso paesi e potentati finanziari gerarchicamente
sovrastanti. Un ruolo che va svolto
per garantire l’unica forma realmente possibile di relativa autonomia e
relativo benessere o non malessere. E soprattutto per preservare la pace, la
stabilità in primis rispetto al rischio di una destabilizzazione interna.
In effetti la Germania è ben contenta che l’Italia resti nell’Euro, che si
sveni per raggiungere i parametri che essa stessa le pone come condizione per
restare nell’Euro. “Restate nell’Euro,
maccheroni, e per farlo tagliate i redditi, colpite il risparmio, svenate
l’economia reale, andate in recessione, come gli altri popoli inferiori, mentre
noi alle nostre imprese diamo credito a basso costo per fare investimenti,
espansione, innovazione e prenderci le fette di mercato che le vostre imprese
lasciano libere, cessando l’attività per eccesso di tasse, di insoluti, di
interessi passivi. La Germania resterà l’unica potenza industriale del
continente, controllando anche l’industria francese che essa finanzia col suo
attivo commerciale.” E ieri: “Bravo Monti, hai fatto fare all’Italia salti
mortali, torna presto a Berlino, quando tutto sarà finito ti daremo la Croce di
Ferro. Intanto ti diamo un poco di
ossigeno per il Fondo Salvastati, ti abbassiamo un poco lo spread, ti
esoneriamo dall’obbligo di ridurre del 20% l’anno la quota di debito pubblico
eccedente il 60% del pil, però in cambio le nostre banche, finanziandosi all’1%
presso la BCE, comperano i btp che rendono a noi, e costano a voi, il 5,6, 7 %,
così vi dreniamo tutto il reddito che altrimenti potreste usare per risollevare
la testa, voi popolo inferiore, negri bianchi! ”
Eh già, proprio questo è il
risultato dell’incontro berlinese Monti-Merkel: il Nostro, con la sua manovra, ha tagliato i garretti all’economia
italiana, così che la Germania è rassicurata che essa non possa risollevarsi e
farle concorrenza o semplicemente recuperare una qualche autonomia strategica.
Ottenuto ciò, la Merkel concede fondi per sostenere il btp, e insieme solleva
la mannaia del vincolo di riduzione forzata del debito. In questo modo tiene in
vita il governo italiano, evita che la situazione precipiti, per l’Italia,
ossia che lo spread rimanga troppo alto, insostenibile, e che Monti debba fare
manovre da 40 – 45 miliardi l’anno per ottemperare all’obbligo di riduzione del
debito. La Merkel non ha concesso un
aiuto all’Italia, ma ha semplicemente dato ossigeno al governo per consentirgli
di portare a termine una politica che, col pretesto del rigore di bilancio, sta
deindustrializzando l’Italia e così facendo gioco alle mire di Berlino.
E presto, per far cassa, dovrà aggredire ulteriormente i risparmi delle
categorie non forti. Perché l’Italia
in recessione potrà tirare avanti entro l’Euro solo mangiandosi il risparmio
con le tasse, e vendendo i beni e le aziende di pubblica proprietà.
Se si fosse andati avanti con lo spread in salita nonostante i tagli e le
tasse, e in più con un’ulteriore manovra di 40 – 45 miliardi, in fase già
recessiva, il paese si troverebbe, in pochi mesi, sottoposto a tali traumi e a
tali minacce, che potrebbe insorgere ed esigere l’uscita dall’euro prima che
sia ultimato il processo di eliminazione dell’industria nazionale, esigere il
ritorno alla sovranità monetaria nazionale nel senso di una Banca d’Italia come
era prima del 1982, ossia tenuta a comperare il debito pubblico a rendimenti
modici e sostenibili, proteggendoci sia dall’aggiotaggio (speculazione
ribassista) internazionale, come quello fatto da banche tedesche per scatenare
l’impennata dello spread, che dal peso di tassi come quelli che paghiamo
adesso. E potrebbe spingersi a pretendere che la banca centrale nazionale fosse
pubblica, anziché privata. E poi naturalmente potrebbe fare come gli islandesi,
ossia imporre di non pagare i debiti verso gli speculatori stranieri. Non so se sia chiaro, ma le nostre
imprese stanno chiudendo a raffica, mandano una pioggia denunce di cessazione
ai Comuni… dall’Euro usciremo in ogni caso, ma se usciamo adesso, usciamo con
una struttura produttiva abbastanza consistente, mentre se ci sottoponiamo alla
chemioterapia di Monti per restare nell’Euro, tireremo avanti ancora per
qualche anno, poi ne cadremo fuori senza più un tessuto produttivo decente e
vitale.
Ma lo sapete quale sarebbe la rata annuale di pagamento (ammortamento) del
debito pubblico di 2.000 miliardi in 20 anni al tasso del 5%? Sarebbe di circa
180 miliardi! Cercate nel web un sito che faccia il calcolo del piano di
ammortamento di un mutuo. E’ questo che non i media e le istituzioni non dicono
MAI: che rimborsare il debito
pubblico è impossibile – a meno di una brutale svalutazione dell’Euro. Il debito sovrano dell’eurozona non può
essere ridotto, ma solo trasferito su paesi più deboli, che dovranno dar fondo
ai loro redditi e ai loro risparmi per pagare non il capitale, ma gli interessi
– per far quadrare i conti. Fino ad esaurimento. L’unica via di uscita è il ripudio del debito pubblico (e privato)
detenuto dagli speculatori, in quanto ingiusto. Tutte le pompose storie
di virtuosità, di rigore di bilancio, di tasse eque, vanno in pezzi, come
frottole, davanti alla verità matematica. E con essa va in pezzi la credibilità
delle “Autorità” che le gabellano.
Monti potrebbe fare altro da ciò che sta facendo? Napolitano poteva fare altro?
Semplicemente, no. Il vertice della piramide dei poteri aveva già deciso e
pianificato: la Fed (vedi audit GAO) aveva già messo a disposizione delle
banche che ne sono proprietarie molte migliaia di miliardi di dollari a tasso
pressoché nullo e senza scadenza di rimborso, in modo da consentire loro di
comperare a costo zero gli asset (anche) europei, (anche) italiani, come
confermava che stanno facendo il N.Y. Times del 26.12.11. Ossia, possono comperare a costo zero beni
reali, redditizi, come aziende, impianti, immobili, btp, che a noi sono costati
lavoro e tasse. E poi ne ricavano un reddito, in parte pagato da noi. Comperano
a costo zero, per esempio, i nostri btp che rendono il 7%. Quindi si prendono
una parte del nostro reddito nazionale. La Germania domina le istituzioni
comunitarie, in cui ab origine la maggioranza assoluta dei funzionari sono
tedeschi. Le sue banche sono in grado di mettere in ginocchio e
ricattare ogni governo italiano alzandogli i rendimenti e agendo via BCE. Ecco:
di fronte a questi evidenti rapporto di forza, del tutto impari e
irresistibile, e di fronte a tali volumi di fuoco monetario, a simili piani di
potenza e – diciamolo pure – di imperialismo, come si può pensare che un
governo o un capo dello stato italiano abbia la possibilità di opporsi, o abbia
un’autonomia? Al massimo potrà cercare di ottenere un minimo. Un paese come la Germania può ottenere
qualcosa di più, ossia di collocarsi, nella catena alimentare, uno scalino
sopra paesi come l’Italia, la Grecia e la stessa Francia. Ed è quello che
succede.
Certo, in teoria Monti poteva tagliare i
grandi sprechi della spesa pubblica, i carrozzoni inutili, l’assistenzialismo,
le 25.000 poltrone di amministratori di società partecipate, gli sprechi della
politica, di grande elusione fiscale, etc.; poteva destinare una parte del
risparmiato a ridurre lo stock di debito, e una parte a finanziare la ripresa,
lanciando in tal modo un segnale forte e strutturale – ma nella realtà ciò non
si può fare perché altrimenti si perde il consenso, il sostegno e il voto di
milioni di elettori e della partitocrazia, tutta o quasi. Potrebbe farlo
soltanto un vero dittatore, che non avesse bisogno del consenso o non-dissenso
partitico, clericale, mafioso, che si appoggiasse direttamente al popolo e alle
forze armate. Ma questo è impensabile. Nella morsa dei due vincoli – quello dei
potentati stranieri dominanti, e quello delle caste interne condizionanti –
l’Italia e i suoi governanti non hanno scelta, e il paese, irriformabile, è
condannato al marasma e alla liquidazione.
N.B. non può esistere un dittatore/monarca che non sia legato a filo doppio ai potentati. Chi continua a credere a questa fola lo può fare solo per ignoranza o stoltezza e questo blog non fa per lui o lei. Si rivolga altrove!
"Non stupitevi: devo proprio congratularmi con il senatore
Monti. Non per la manovra economica
(per carità!), che è un disastro: botte da orbi a ceti popolari e medi,
diminuzione delle garanzie sociali, grandinata di tasse su immobili e consumi.
E tutto senza nessun risultato, nè vicino nè lontano: lo spread continua ad
impazzare, il rischio di fare default è intatto, perchè non si sa come
sostenere interessi al 7% su un debito arrivato al 120% del Pil, ripresa
economica sempre meno vicina e credibilità internazionale al punto di prima:
zero. Sotto questo aspetto va detto che il bilancio non potrebbe essere
peggiore: avevamo chiamato San Giorgio per abbattere il Drago e il Drago
continua a farla da padrone senza neanche filarsi San Giorgio. Dunque non è per
questo che ci congratuliamo.
E neanche per la gestione dell’ordine pubblico (che, come dimostrano gli
episodi di Torino, Firenze e Roma) resta molto degradato; e neppure per un
qualche sussulto di presenza in politica estera dove l’Italia continua a pesare
quanto Andorra. Non parliamo poi della struttura del governo fatta con il
“nuovo manuale Cencelli” ad uso di logge e curie. Persino il “Corriere della
Sera”, primo artefice della candidatura Monti, ha da ridire in proposito.
Un voto scolastico ai primi 50 giorni del Presidente Monti? 3 meno meno ed,
aggiungiamo, “per incoraggiamento”.
Ma allora, per cosa ci dobbiamo
congratulare?
Ma per la capacità
comunicativa, naturalmente! Anzi of course (come direbbe l’anglofono Monti). “Mario il grigio” è
un genio della comunicazione e della guerra psicologica, che ha lungamente
studiato il suo predecessore surclassandolo. Si, perchè, in fondo, il
Cavaliere, con tutta la sua collezione di ville e miliardi, i suoi stuoli di
escort e giullari, alla fine, resta sempre un parvenu, un “commesso viaggiatore
di successo“, come lo definiva Montanelli. Il populismo per lui è stato una
tecnica di governo, ma anche un modo di essere, perchè lui non è niente di
diverso dall’armata di borghesi piccoli piccoli che lo adora. Con tutti i suoi
soldi resta un uomo della lunpeborghesia con lo stesso gusto trash, la stessa
sottocultura da stadio, lo stesso umorismo da caserma.
Mario il Grigio no, lui è davvero un signore con una inappuntabile chioma grigio-argento,
che veste in perfetto “grigio fumo di Londra”, ha una oratoria anche essa
grigio “fumo di Londra”. E poi, fa la fila davanti ai musei con impeccabile
understatement, sa stare a tavola e servirsi delle posate d’argento senza
mettersene qualcuna in tasca e fa eleganti banciamano ad ogni signora che non
si sognerebbe di definire “culona inchiavabile”. E questo lo rende assai più
accetto nei salotti internazionali del suo sgangherato predecessore. Ma è anche
un grande uomo di comunicazione, che sa rendersi gradito anche a quella base
populista che si spande fra la Lega ed il Pd. Volete qualche esempio? Pensate
ai recentissimi bliz della guardia di Finanza a Cortina d’Ampezzo, a Portofino,
Chiavari, Genova dove finalmente sono state snidate mandrie di evasori fiscali
con il suv e la barca, in alberghi da 1.000 euro a notte e che dichiarano si e
no 25.000 euro l’anno. Finalmente alla berlina i “ricchi”, che paghino anche
loro!
Riflettiamoci un po’, siamo proprio sicuri che hanno
beccato i ”ricchi”? Certo chi marcia in superberline, va in certi alberghi e al
casinò è uno che, probabilmente, ha qualche milione di euro e se dichiara cifre
di quel tipo è un maiale che merita di essere fatto nero (nulla da eccepire su
questo, se non il fatto che i governi precedenti, compresi quelli di Prodi,
D’Alema e Amato, potevano pensarci già da molto tempo). Ma se questi sono i
ricchi, come classifichiamo i Berlusconi, i Tronchetti Provera, i Della Valle,
gli Elkann ecc. che hanno fortune calcolate in miliardi e miliardi di euro?
Ripeto, non milioni di euro, ma miliardi. Ricordiamo che nel solo caso della
lite ereditaria dell’Avv. Agnelli la contesa riguardò fondi off shore -e
sottratti alla successione- per circa 1 miliardo di euro (ed, all’epoca si
pagavano ancora le tasse di successione).
Va bene, quelli di
Cortina sono i “ricchi”, ma questi altri signori, allora, sono i ricchissimi.
Il bliz di Cortina non sposterà di un millimetro la situazione del nostro
fisco. Per fare qualcosa di serio occorrerebbe mettere le mani addosso ai
ricchissimi, quelli con conti da miliardi di euro. Ma contro i ricchissimi, il
governo Monti non ha alzato paglia: nessun discorso sui grandissimi patrimoni
finanziari depositati, probabilmente, in qualche paradiso fiscale. E questi
non li scoviamo andando a Cortina o Portofino dove non vanno, perché posseggono
intere isole tropicali o parchi di ettari in Engandina; ma se anche ne avessimo
trovato uno a Cortina, non gli avremmo fatto nulla, perché sicuramente quei
consumi sarebbero stati compatibili con il reddito che, per quanto sotto
dichiarato rispetto alla realtà, sarà stato sicuramente di diversi milioni di
euro e, dunque: “Tutto in regola Commendatore. Ossequi alla signora” e mano
tesa alla visiera.
Non è attraverso i consumi che sapremo mai quanto
sottodichiarano i ricchissimi e se pure qualcosa emergesse, al massimo gli
toglieremmo un po’ di cipria dal naso.
Dunque, contro i
“ricchissimi”, questo governo non ha osato neppure fare un fiato, così come
sulle esenzioni fiscali agli enti economici della chiesa: Monti chiede meno di
quanto il cardinal Bagnasco si dichiara pronto a concedere. Di tagli o rinvii
ai programmi di spesa per la Difesa non ne parliamo nemmeno, a partire dai
velivoli da combattimento Jsf.
Però, e qui sta
la trovata geniale, diamo la sensazione che finalmente è arrivato il
castigamatti che non guarda in faccia a nessuno. Un altro esempio? La decisione
di tassare nuovamente i “fondi scudati”, quelli che rientrarono in Italia
grazie al condono di Tremonti e contro il quale, per la verità, il Pd non fece
nessuna vera opposizione. D’accordo, quella fu una cosa immonda ed i signori
vennero condonati per un piatto di riso. Però, piaccia o no, il condono ci fu e
giuridicamente è una pazzia rimetterlo in discussione. Sarebbe come dire: “Si
l’amnistia te l’ho data e sei uscito, ma ora che ci penso era troppo generosa.
Dai: vatti a fare altri sei mesi di galera!” Oppure chiedere una aggiunta alla
cifra già versata per un condono edilizio. Giuridicamente la cosa non sta in
piedi e, con ogni probabilità, se qualcuno porrà la questione alla Corte
Costituzionale, questo provvedimento verrà cassato. Ed è un follia ancor di più
sul piano economico, perché, se domani
si dovesse procedere ad un condono di qualsiasi genere, non ci crederebbe più
nessuno. Non che i condoni siano una cosa degna di un paese civile, ma può
sempre rendersi necessario farne qualcuno e, in questa maniera ci siamo
bruciati i ponti dietro le spalle. Ma questo non ha nessunissima importanza
per Monti, il cui problema è quello di galleggiare sulla crisi, arrivando a
fine legislatura con un capitale di consenso popolare. Poi alle elezioni
presentiamo un bel centro neo Dc.
Questi sono gli
spot di una campagna elettorale che può durare da tre a quindici mesi. Per ora
servono a far mandare giù le misure antipopolari assunte.
Semmai, il problema per Monti è un altro: che molte cose
sono fuori dai suoi poteri e se l’Italia farà default o meno ormai non dipende
più da noi ma dalla Merkel: o si fa il fondo salvastati e la Bce compera i bond
rimasti invenduti stampando moneta, oppure qui si va a fondo e con noi va a
fondo anche l’Euro. E questo lo decide la Merkel, da sola, neppure con Sarkozy.
Punto e basta. Non a caso Monti ha chiesto con Sarkozy misure “entro marzo”: perché
l’asta del 29 dicembre, a fatica è andata in porto, quella del 15 febbraio, con
qualche fatica in più (sono il triplo della scadenza precedente), può essere
retta, ma le altre due, marzo ed aprile (più o meno ciascuna di pari entità
della precedente) potrebbero davvero affondare la barca. E, se non c’è lo scudo
europeo, c’è da scommettere che la “speculazione internazionale” (questo
fantasma dietro cui si celano Wall street e la Casa Bianca) si accanirà per
dare il colpo finale, all’Italia ed all’Euro.
Se questo dovesse succedere, fra le altre cose, sarebbe
la fine del tentativo di “Mario il Grigio”. Ma anche qui l’uomo si è preparato
una brillante via d’uscita: se le cose dovessero mettersi male già nelle
prossime settimane, meglio arrivare alla rottura e far cadere il governo. Un
voto contrario all’indirizzo di politica generale del governo ne provocherebbe
le dimissioni, dopo di che non resterebbe che andare a nuove elezioni. Default
per default, tanto vale farlo scaricando la colpa sulla irresponsabilità della
classe politica. E alle elezioni, una lista che definiremmo “tecnico-centrista”
vincerebbe facilmente. Ma per ottenere questo risultato, occorre che il
Parlamento faccia un passo falso su un tema che susciti l’indignazione
popolare. E l’occasione c’è: il taglio agli stipendi dei parlamentari. Tema che
suscita la più profonda antipatia popolare verso i “politici” visti – a
ragione- come dei parassiti e delle sanguisughe. Peraltro, questi sono anche
dei morti di fame che piuttosto che rinunciare a mille euro al mese,
venderebbero la madre e la nonna al mercato degli schiavi, per cui stanno
mettendo tutti due i piedi nella trappola. E Monti ha già dichiarato che
ritiene il provvedimento qualificante, aggiungendo “Questo governo non ha il
problema di durare”. Come dire: “Se non vi tagliate gli stipendi, vi porto
sparati al voto”.
Non so se i pezzenti di Montecitorio e di Palazzo Madama
ci cadranno (sono abbastanza stupidi per farlo), ma se dovesse succedere
sarebbero le elezioni e sia Pdl che Lega e Pd sarebbero massacrati a favore del
“centro-tecnico”.
E voi dite che “Mario il Grigio” non è bravo? Come economista non vale granché, come
statista vale ancora meno, ma come illusionista è un genio. Congratulazioni
vivissime”.
1. Partiamo
subito dal suo libro. E’ felice autore di “Oligarchie per popoli superflui”
della casa editrice Koinè. In che senso superflui? Almeno detengono qualche
minimo potere?
R. – Che potere
vuole che detengano i popoli, dato che gran parte delle decisioni importanti
sono prese a porte chiuse, che gran parte della ricerca scientifica,
tecnologica e militare si fa in segreto, che la metà della popolazione non è in
grado di capire un articolo di giornale di media difficoltà, che sì e no il 7%
della gente legge libri, e forse l’1% si documenta in qualche modo sui fatti
economici e geostrategici rilevanti? E che dire dell’Italia, che ha un livello
culturale particolarmente basso e una scuola particolarmente degradata?
Il potere
reale è in mano ai grandi cartelli della moneta, del credito, delle materie
prime, dell’informazione, della tecnologia. E’ sociologicamente acquisito,
oltreché empiricamente evidente, che non esistono e non sono mai esistiti,
nelle società strutturate, sistemi di potere governati dal basso, ossia
sostanzialmente (e non solo formalmente) democratici. Negli USA, ad esempio, il
potere è in mano a quella che la sociologia definisce power élite, formata dai
vertici della finanza, della politica e delle forze armate. In essa si entra
soltanto per cooptazione. Gli atti e i programmi di questo potere vengono
decisi dietro porte chiuse, non pubblicamente, e sovente nemmeno in forma
scritta. Tra il luglio 2003 e il luglio 2007 la Fed ha creato liquidità per
16.000 miliardi di dollari senza nemmeno dirlo (Audit GAO 2011).
[qui è
possibile che ci sia un errore cronologico. Rimando alla nota a conclusione dell'articolo perché la questione è particolarmente interessante e a dir poco sconvolgente*]
La BCE non
rilascia il dato sui prestiti che concede. Nelle elezioni popolari, solo
piccole frazioni di potere reale vengono messe in gioco. Le decisioni di
politica economica, i grandi indirizzi, le grandi manovre che interessano la
vita della gente, sono stabilite segretamente e portate avanti da organismi non
elettivi, non responsabili, non trasparenti, come i direttorii delle banche
centrali, i vari G2, G7, G8, G20. O i Gatt e Gats, il FMI, il WTO…
Ciò premesso,
nel corso dell’ultimo centennio è avvenuto un cambiamento fondamentale nel
sistema di potere: oggi, il potere non è più suddiviso tra molte oligarchie
nazionali e territoriali, ma concentrato in poche organizzazioni globali,
monopolistiche di risorse primarie, come la moneta, il credito, le commodities.
Non è più legato a territori specifici o popoli specifici, ma è extraterritoriale,
smaterializzato, informatizzato, finanziarizzato. Non ha più bisogno di grandi
masse di combattenti, agricoltori, operai, coloni, elettori. In questo senso, i
popoli sono divenuti superflui, sostituibili, expendable [sacrificabili]. Anzi,
sono un problema ecologico, in termini di inquinamento ed esaurimento delle
risorse, ma anche di instabilità, dovuta ai conflitti per il possesso dell’acqua
e di altre risorse sempre più scarse.
2. Crisi di
liquidità: Lei dichiara che gli interventi montiani significano fare un
salasso a una persona che sta morendo di anemia. Afferma che
questa sia prodotta in modo mirato e strategico manovrando le leve del rating
etc. Per fare cosa? Quale è il fine?
R.
Effettivamente il sistema-paese sta collassando, economicamente, non per
mancanza di fattori di produzione, ma perché gli è stata deliberatamente
tolta liquidità attraverso la restrizione dei criteri del credito, la
politica riduttiva dei redditi, gli alti tassi di interesse, la pressione degli
interessi passivi e delle tasse, che in buona parte pure vanno a pagare il
servizio del debito pubblico, e ovviamente i tagli della spesa pubblica. Carenza
di liquidità che produce anche carenza di investimenti, quindi di
infrastrutturazione e aggiornamenti necessari a mantenere la competitività.
Ciò premesso, da più parti si fa notare che la recente manovra del governo va
nel senso di aggravare tale situazione di “anemia”, perché drena la poca
liquidità residua nel sistema aumentando le tasse, colpendo le pensioni, i
consumi, mettendo in fuga i capitali verso l’estero; inoltre colpisce duramente
il settore dell’edilizia, che è quello che innesca le fasi di recupero nel
ciclo economico, e ha depresso il morale della popolazione e la sua propensione
agli acquisti: già a natale abbiamo avuto un crollo.Rispetta
invece tutte le rendite parassitarie, i privilegi e gli sprechi di politica e
amministrazione, mentre programma grandi acquisti di cacciabombardieri, a
vantaggio degli industriali stranieri che li costruiscono. Il recente
rifinanziamento delle pericolanti banche italiane, peraltro dovuto più a Draghi
che a Monti, non sta apportando credito nell’economia reale, anche perché il
governo, nel concedere loro la sua garanzia, non le ha vincolate ad immettere
moneta nel sistema. Le misure per il rilancio della fase due appaiono
semplicemente derisorie. Insomma, il governo sembra far di tutto per
impedire una ripresa economica, limitandosi ad aggiustare i conti sulla
carta nel brevissimo termine, ma a spese della possibilità di recupero dell’economia
reale, le cui prospettive a 3 anni e oltre sono perciò valutate negativamente
dai mercati finanziari (aste 28-29.12.11), sui quali lo spread del btp rimane
altissimo.
La storia
economica recente ha, del resto, ripetutamente mostrato che le politiche
di tagli e tasse, giustificate con l’affermazione di voler risanare i conti,
hanno prodotto, nel giro di qualche anno, effetti contrari, con aumento del
debito pubblico, recessione, avvitamento fiscale. Così pure sta
avvenendo in Grecia, e il FMI ha sostanzialmente ammesso l’errore della ricetta
imposta a quel paese. In base a tali osservazioni sorge il legittimo
quesito: perché mai Monti fa tutto ciò, dato che non può non sapere che
gli effetti di ciò che fa saranno controproducenti, tale da produrre una crisi
recessiva, occupazionale, sociale? In che strategia si colloca la sua azione?
Persegue forse un fine più ampio, sacrificando ad esso l’economia nazionale,
perlomeno nel breve e medio termine? E nell’interesse di chi? Forse dei
poteri forti finanziari, di cui Monti nega di essere emissario?
In realtà Monti
non ha introdotto una variazione di rotta, ma solo un’accelerazione, con in più
una tutela specifica per gli interessi delle banche. La sua politica
non è una cosa nuova, ma sta semplicemente continuando ciò che i precedenti
governi hanno fatto in Italia, e non solo in Italia. Le accuse mosse a Monti e
al suo governo di essere emanazioni dei poteri forti che si sono impadroniti,
con essi, dello stato, non considerano che Monti, in sostanza, fa quello che
han fatto gli altri. Sul piano oggettivo, infatti, la storia italiana, da
un trentennio circa, è caratterizzata da un grande ed evidente processo,
che avanza su due gambe.
La prima è la
sistematica cessione (con la giustificazione della riduzione del debito
pubblico e della maggiore efficienza della gestione privata) degli assets
strategici (grandi mercati, grande industria, industria capace di ricerca e
alta formazione, banche strategiche, servizi pubblici con connesse posizioni di
monopolio) a potentati finanziari privati, quasi interamente stranieri.
La seconda è il
trasferimento di poteri politici, delle funzioni sovrane, compresa la sovranità
monetaria, comprese le funzioni di bilancio, compresa la politica fiscale),
compresi – per finire – i cordoni della borsa, a organismi decisionali
tecnocratici, che fanno capo alla BCE e al sistema bancario, quindi sempre ai
predetti potentati finanziari privati.
La prima gamba
viene presentata come processo di liberalizzazione, ma si è risolta sinora in privatizzazioni
di posizioni monopolistiche o simili; la seconda come processo di
integrazione europea, ovviamente, quegli organismi di europeo hanno solo il
nome, essendo essenzialmente “apolidi” e non solidali coi popoli.
Giuseppe De
Rita, nel suo recentissimo saggio L’eclissi della borghesia, spiega che le
privatizzazioni delle industrie di stato sono state controproducenti anche al
fine di ridurre il debito pubblico, perché hanno fruttato 147 miliardi che sono
stati usati per pagare interessi passivi, e sono costate perdite di posti di
lavoro, di centri di ricerca e di formazione sia tecnica che manageriale unici
in Italia, quindi un decadimento delle competenze, oltre a un incremento della
dipendenza strutturale dal capitale straniero. Una nuova stagione di
tali privatizzazioni servirebbe solo a completare la riduzione dell’Italia in
una condizione di totale asservimento e subordinazione anche culturale e
manageriale.
Il risultato
tendenziale dell’avanzata di queste due gambe, è il superamento dello
stato nazionale, la riorganizzazione del sistema di potere reale a livello
soprannazionale, tendenzialmente globale, con lo svuotamento dello stato
nazionale, sia come organismo politico, sia come sistema-paese, di ogni sua
autonomia (monetaria, finanziaria, economica, politica, giuridica), e la sua
sottoposizione, quale provincia privata di autonomia e dipendente per tutto, a
gestori sovrannazionali. Questi organismi-gestori hanno carattere
tecnocratico, autoreferenziale, non trasparente, non “accountable”, non
partecipato dal basso, esente da controlli e condizionamenti da parte di
organismi rappresentativi della popolazione, non sottoponibili nemmeno al
controllo giudiziario.
Gli statuti
della BCE, della BIS, del MES sono chiarissimi esempi di ciò. Si unificano gli
stati, riducendoli a province senza autonomia, e sottoponendoli a un governo
centralizzato. Questo processo, che realizza operativamente il primato
della finanza speculativa sull’economia reale, e si accompagna all’eliminazione
della classe intermedia nonché a una graduale ma profonda
attenuazione dei diritti partecipativi, politici e civici, compresi quelli
afferenti alla privacy e alla condizione di lavoratori, di contribuenti, di
utenti dei pubblici servizi.
Il progetto in
esame, avviato negli anni ’80, col programma di privatizzazione della sovranità
monetaria e di finanziarizzazione dei debiti pubblici, è in fase avanzata di
realizzazione. Maastricht, la BCE, Lisbona ne sono state ulteriori tappe
importanti. Per far accettare ai vari popoli, sindacati, partiti
politici, i vari passaggi, sempre più dolorosi e compressivi, di questa via
crucis – la perdita di indipendenza, di diritti, di sicurezze, di reddito, di
dignità – sembra che si stia ricorrendo a una serie incalzante e incessante di
crisi, shock, allarmi, creati ad hoc, che rendono i popoli stessi più
arrendevoli e malleabili, come spiegato da Monti stesso nella famosa intervista
alla Luiss:
dove afferma
che abbiamo bisogno delle crisi per far progredire il processo di
integrazione – ovviamente, un progetto generato e deciso dall’alto, non dal
basso, democraticamente. Anzi, neanche reso noto al popolo su cui esso
si compie.
Ecco allora
che anche la crisi, l’emergenza, verso cui le politiche lacrime e sangue, tagli
e tassi, portano non solo l’Italia ma anche altri paesi, possono avere questa
funzione: vincere le resistenze. Questa può essere una spiegazione del
perché mai si fanno manovre che avranno, con virtuale certezza, un effetto
recessivo sull’economia, e che quindi produrranno crisi, allarme, emergenza. Si
tratta di applicazione del metodo shock-and-awe, che trovate
analizzato nel saggio mio e di Paolo Cioni sulla manipolazione mentale, Neuroschiavi
[libro che consiglio di leggere].
La gente non
ci pensa, i mass media non lo mettono in evidenza, ma proprio adesso si
sta procedendo alla sottrazione ai singoli paesi dei poteri di bilancio, di
politica economica, di imposizione tributaria e al loro conferimento ad
organismi autocratici, non eletti, non responsabili – quindi con caratteri
contrari alla civilizzazione europea, e tipici piuttosto delle autocrazie
asiatiche. Organismi che fanno gli interessi dei soggetti più forti, a
spese degli altri.
Tra questi organismi
spicca il MES, o Meccanismo Europeo di Stabilità (controllare per
credere il sito:
in corso di approvazione dai vari parlamenti, nel totale silenzio dei media –
silenzio quanto mai opportuno, perché il MES costa moltissimo: l’Italia dovrà
sborsare circa 130 miliardi, che verranno prelevati con prossime manovre, e poi
sarà il MES a fare le manovre fiscali, dal prossimo Marzo. Vi è un altro
aspetto, concernente quella che ho definito “la prima gamba”: il decreto “Salvitalia”,
come ha giustamente detto Piergiorgio Odifreddi il 28.12, intervistato da
RaiNews 24 a Cortina Incontra, porterà l’Italia in condizioni di dover
vendere o svendere, per far cassa e ottenere aiuti ottemperando a “condizionalità”,
il patrimonio pubblico e i servizi pubblici al capitale privato di quella
grande finanza – nel che qualcuno potrebbe ravvisare conflitti di interessi del
governo dei banchieri, del tipo di quelle che si rimproveravano a Berlusconi in
relazione alle sue aziende.
3. Ma la
classe politica italiana, che può fare, in questo contesto?
R. I partiti
politici possono esigere che il governo “tecnico”, in cambio del loro voto che
gli dà la necessaria copertura “democratica”, non tocchi le loro clientele, le
loro poltrone e prebende (compreso il finanziamento pubblico), che non faccia
la spending review e non introduca le best practices, ma che riempia la loro
mangiatoia di soldi spremuti con le nuove tasse. La Chiesa può esigere che, in
cambio dei voti che controlla, e del controllo delle coscienze che le rimane,
il governo non tocchi i suoi privilegi fiscali, l’otto per mille, i sussidii.
Le mafie possono esigere che il governo non metta in vendita i 25 miliardi di
beni confiscati loro dallo Stato, e che non disturbi troppo i loro traffici con
droga, immigrazione e appalti. Berlusconi può esigere che il governo, in cambio
del suo sostegno, mantenga i privilegi di Mediaset. I parlamentari nominati
possono dirgli: “Noi ti diamo il voto, se tu non tocchi i nostri stipendi di
16.000 Euro al mese anche se la gente protesta.”I banchieri possono
semplicemente dire: “Bravo, continua così!”. Insomma, si può realizzare
un’alleanza degli interessi delle caste nazionali e di quelli del grande
capitale internazionale.
4.
Monti-Napolitano. Lei ci ha visto un asse…
R. Si potrebbe
dire, per battuta, che Napolitano collabora a quel piano di dissoluzione dello
stato nazionale italiano proprio mentre assai enfaticamente ne celebra il
centocinquantenario della nascita. Ma non dobbiamo vedere le scelte
politiche di questo o quel governo o capo di stato come frutto di iniziative di
Napolitano od Obama o Berlusconi o Sarkozy o Draghi o, in generale, di persone
specifiche. Non vi sono iniziative e responsabilità personali, o di una
maggioranza di governo, perché non vi è libertà di scelta politica di
fondo, nell’area del Dollaro e del FMI. Né, ancor prima, di modello
macroeconomico di riferimento. Oramai la politica economica, quindi la
politica tout court, è unificata, dettata dal cartello mondiale monopolista
della moneta, e guidata dal medesimo modello mondializzato, quello della
grande finanza, del Bilderberg, della Trilateral, della Goldman Sachs.
Nella
costituzione reale dell’Italia, che non è ovviamente quella formale e
dichiarata, ma che regola innanzitutto il ruolo e gli obblighi dell’Italia come
paese vinto e tributario, sottomesso al vincitore, quindi a sovranità
limitata, con oltre 130 basi americane – in questa costituzione reale, il
capo della stato può avere la funzione di assicurare (usando i suoi fortissimi
poteri di pressione, legittimazione, delegittimazione) che il governo e il
parlamento italiani ottemperino alle richieste della potenza dominante, persino
partecipando alle sue guerre, problematicamente rispetto all’art. 11 della
Costituzione. La potenza dominante, vincitrice dell’ultima guerra
mondiale, è il cartello finanziario angloamericano, quello che ha imposto
Bretton Woods, il Gatt, il Gats e molte altre cose, in primis il modello
interpretativo generale dell’economia, quello della Scuola di Chicago.
Però il
superstato europeo è così radicalmente non-europeo, proprio perché autocratico,
simile alle autocrazie orientali di cui l’Europa ha sempre avuto un profondo
orrore e disprezzo, che non è nemmeno detto che riesca a imporsi o che resista.
La sua minaccia, ormai percepita, può risvegliare proprio quello spirito di
lotta per la libertà, tipicamente europeo, che ripetutamente ha vinto contro
forze immensamente superiori: lo spirito che ritroviamo nelle Guerre Persiane
narrate da Erodoto, nell’impresa di Leonida cantata da Simonide, nella morte di
Socrate, Zenone, Seneca, o recentemente in quella di Ian Palak; nella lenta
resurrezione del pensiero critico, filosofico, scientifico dai secoli di
repressione dogmatica da parte di un’istituzione religiosa pure profondamente
asiatica per origini e ordinamento. E ancora nella lotta degli empiristi e dei
Lumi contro l’assolutismo, nella rivoluzione francese, nella resistenza
liberale ai tre totalitarismi del secolo scorso. Il risveglio di questo spirito
coraggioso e libertario sarà vieppiù probabile, se il superstato europeo sarà
percepito come un Quarto Reich germanico.
5. Quali le
differenze tra Berlusconi e Monti e tra il governo Berlusconi e il governo
Monti?
R. Poche,
oggettivamente. Monti, Tremonti, Berlusconi, Merkel, Sarkozy e molti altri –
praticamente tutto il mondo che sta nel sistema del Dollaro, come ho già detto –
hanno il medesimo modello macroeconomico di riferimento, neomonetarista,
neoliberista, finanziarizzante. Quindi anche ricette simili. Che non hanno
affatto prodotto i vantaggi promessi, ossia l’ottimale distribuzione delle
risorse e dei redditi assieme alla prevenzione o al rapido riequilibrio delle
crisi, bensì hanno prodotto fortissimi vantaggi per una ristretta élite,
impoverimento e insicurezza per gli altri. In quanto alle manovre, come già
detto, si sono rivelate recessive, distruttive per le capacità industriali,
peggiorative per i conti pubblici, per il rating, per la borsa, e foriere di
avvitamento fiscale. Ciò che è cambiato nel passaggio da Berlusconi a
Monti e al suo governo di banchieri, è che adesso il cartello bancario sta
mettendo la faccia nel governo del paese, ossia assume direttamente, attraverso
i suoi uomini, il governo del paese. Così anche in Grecia, col passaggio da
Papandreou a Papademos. E che sta accelerando il collasso del paese.
6. Si può
pensare di uscire dall’euro? O è meglio resistere?
R. Da
quest’anno siamo tenuti, secondo le norme “europee”, a ridurre lo stock di
debito pubblico di 45 miliardi ogni anno – cosa non fattibile, che
comporterebbe una recessione mortale.
Pensate invece
a un’Italia che poteva essere, e a cui si è rinunciato. A un’Italia
pre-1983, pre-divorzio tra lo stato e Bankitalia. Libera da Maastricht, con
un debito pubblico non finanziarizzato, quindi non ricattabile. Il debito
pubblico italiano esplose dopo quel divorzio e proprio per effetto della
finanziarizzazione, che ci rende ricattabili sia dai baroni-predoni della
finanza internazionale che da modesti politici borniert e bornés,
elettoralmente perdenti. Potevamo continuare col mix del successo italiano
(compresi deficit vantaggiosamente finanziato da Bankitalia e ampia evasione
fiscale che manteneva il frutto del lavoro nel circuito produttivo anziché in
quello sterile dello stato), aggiornandolo con più ricerca e innovazione
tecnologica. Vi immaginate quante imprese avremmo attirato, di quelle che dall’Europa
occidentale sono emigrate a Est e a Sud? E quante imprese italiane sarebbero
ancora vive e in Italia? Oggi potremmo entrare nell’eurosistema dettando le
condizioni, anziché subirle e finire in una posizione di subordinazione e
sfruttamento. Era il vecchio sistema, che consentiva allo stato di farsi
propulsore e protagonista dell’economia, quindi permetteva all’Italia di
crescere e di vivere bene, pur avendo un meridione e un apparato statale molto
inefficienti e costosi. Dopo la finanziarizzazione del debito pubblico, la
globalizzazione, le privatizzazioni, i vincoli di bilancio, la cessione della
moneta e della sovranità, non è più possibile perseguire lo sviluppo. I
settori produttivi non riescono più a sostenere il resto del paese. Si può solo
prelevare con le tasse la ricchezza accumulata e usarla per far quadrare i
conti ancora per un anno o due, fino ad esaurimento, senza prospettive. Si
diceva che i vincoli di bilancio e la moneta unica avrebbero costretto l’Italia
ad adeguarsi all’efficienza e alla correttezza europee, ponendo fine agli
sprechi e alla corruzione. Così non è stato e non poteva essere, perché il
clientelismo, il parassitismo, è una mentalità, un’abitudine sociale
inveterata, che non si cambia se non in diverse generazioni oppure attraverso
sconvolgimenti radicali. I governi italiani hanno approfittato dei primi
anni dell’Euro, in cui si pagavano bassissimi interessi sul debito pubblico e
non vi era l’attacco speculativo, non per ridurre lo stock di debito pubblico e
fare investimenti, ma per alimentare la spesa clientelare e a spreco, perché è
da essa che i partiti traggono consenso, potere e profitti.
Dopo questo
fallimento, come si può credere che un paese efficiente come la Germania,
capace di integrare la DDR, capace di crescere nella crisi mondiale, rispettoso
delle regole, accetti di integrarsi con un paese come l’Italia, da quasi vent’anni
in declino, retto da una partitocrazia incompetente e corrotta, permanentemente
incapace di correggere le proprie storture, di cui un’ampia parte sopravvive
grazie a sussidii e non è nemmeno in grado di smaltire i rifiuti solidi urbani?
Fare sacrifici per integrarsi con la Germania è assurdo: quell’integrazione
non avverrà mai. La Germania punta a neutralizzare l’Italia come concorrente sui
mercati internazionali, e a liberarsi dal debito pubblico italiano. Leggete
Sommella a pag. 3 di MF del 3 Gennaio: lo spiega benissimo. Monti è l’uomo
che la Merkel ha voluto a questo scopo, dopo che le banche tedesche avevano
provocato l’impennata dello spread vendendo massicciamente i btp.
Uscire dai trattati istitutivi dell’eurosistema è
giuridicamente possibile, e secondo me è meglio uscire sia da esso che dall’UE,
che continuare su questa strada, per diverse ragioni, e non solo per il fatto
che il prezzo che dobbiamo pagare, per restarci, e sempre più alto, sia in
termini economici, sia di perdita di libertà rispetto al sistema bancario e
alle sue emanazioni politiche come le c.d. istituzioni europee e i governi
commissariali. Sempre più alto, e non si vede limite al suo innalzamento, che
sembra prodotto artatamente, per prenderci tutto, emergenza dopo emergenza,
senza nulla dare, se non boccate d’aria per proseguire su quel cammino di
assoggettamento.
Ulteriori
ragioni per uscire dall’eurosistema sono che la BCE non è una banca
centrale, perché non è autorizzata ad assicurare l’acquisto dei titoli del
debito pubblico dei paesi aderenti in modo idoneo a sottrarli all’aggiotaggio
dei grandi predoni finanziari. Se avessimo una vera banca centrale, questa
potrebbe farlo, come fa la Fed, la banca centrale nipponica, quella britannica.
E come la Banca d’Italia prima del 1981! Se la massa monetaria dell’euro
deve essere coperta da titoli americani, dollar-backed, allora la BCE è come
uno switch-board sottoposto alla Fed, non una banca centrale di emissione al
servizio dell’Europa, bensì un qualcosa di imposto imperialisticamente per
impedire che gli europei abbiano una banca centrale effettiva propria, in modo che
l’euro dipenda dal dollaro e non gli contenda il ruolo di moneta
internazionale. Inoltre, l’euro non è una moneta, ma un insieme di cambi fissi,
analogo al già fallito SME, tra monete nazionali che sostanzialmente ancora
esistono in relazione ai rispettivi e separati debiti sovrani. Aree che hanno
livelli di produttività-competitività molto diversi, hanno quindi bisogno di
monete diverse, di cambi diversi, per poter esportare, attrarre investimenti e
turismo, crescere e infrastrutturarsi, mentre confini nazionali e monetari
dovrebbero circoscrivere aree di produttività simile. Altrimenti si ha che le
aree più forti approfittano del loro dominio sul comune sistema monetario per
usarlo a proprio vantaggio e a danno dei paesi più deboli, come la classe dirigente
della Germania fece con lo SME e come sta facendo ora con l’euro, in modo
imperialistico e violento, e in minor misura lo fa la Francia. Per esempio:
le banche tedesche e francesi prendono denaro al 2% grazie al loro rating, e
lo usano per comperare btp italiani che rendono il 6-7%. In questo modo, vampirizzano l’Italia, in quanto
da un lato si procurano liquidità per finanziare le loro economie, dall’altro
sottraggono liquidità dall’economia italiana, cioè sottraggono i mezzi sia per
gli investimenti che per i pagamenti, e spingono in su i tassi dei prestiti
bancari.
Quale capo
della BCE, Mario Draghi si è messo a finanziare, con la BCE, le banche italiane
affinché comperino il debito pubblico italiano, togliendo il boccone a quelle
francesi e tedesche – che quindi ora rischiano il downgrading, e le economie
francese e tedesca avranno meno facilità a finanziarsi. Ma la BCE presta alle
banche all’1% il denaro che queste usano per comperare btp al 7%! Perché allora
la BCE non compera il btp al 2%? Per fare gli interessi delle banche private,
che lucrano il 5% dalle tasche dei contribuenti? O perché la Fed non permette
che, nella sua area, vi sia una banca centrale concorrente? Come che sia, da
quanto sopra dovremmo imparare che i
nostri vicini europei e i nostri liberatori USA non sono amici, ma perlopiù
avversari controinteressati e sfruttatori, e che non c’è nulla di più stupido
che trasferire i poteri politici, soprattutto in materia finanziaria, ad
organismi dominati da loro, perché li usano per sfruttarci, approfittando del
fatto di essere assai più forti.
7. In
relazione alla decisione di Draghi che ha menzionato ora, ritiene che la
situazione potrebbe cambiare, che la BCE potrebbe iniziare ad agire nell’interesse
dell’Europa, dell’Italia?
[...]
8. Destra
contro sinistra è una vecchia storia. La nuova politica potremmo pensarla così:
mondialisti contro nazionalisti, ultraliberisti contro sociali. E’ d’accordo?
R. Le etichette “destra” e “sinistra” fanno ancora
presa sulla mente popolare, quindi si usano nella propaganda. Le etichette si
usano perché funzionano, non perché veridiche. Molti oggettivi
conflitti tra classi, culture, interessi persistono come in passato, ma è
divenuto primario il conflitto di
interessi tra, da un lato, l’oligarchia globale, che dispone di strumenti,
reti, monopoli globali, e soprattutto dispone del monopolio della moneta e del
credito, quindi del potere politico e militare; e, dall’altro lato, la società
che produce la ricchezza reale (lavoratori autonomi, dipendenti, imprenditori),
le popolazioni nazionali, regionali, locali, che dipendono sempre più da questi
strumenti, reti, monopoli, e che quindi sono sempre più dominate, sfruttate,
schiacciate, violentate – anche attraverso l’imposizione di emigrare in massa o
di accettare immigrazioni di massa tali da alterare la composizione e gli
equilibri dei corpi sociali.
Il conflitto
di classe, oggettivamente, non è tra imprenditore e prestatore d’opera, i quali
entrambi sono esposti alla concorrenza e producono ricchezza reale; ma tra essi
e il monopolista della moneta e del credito, e lo speculatore finanziario, i
quali si prendono ricchezza dalla società senza produrne e darne in cambio,
anzi arrecandole molti danni e togliendole libertà e sicurezza. In Italia, i
partiti della sinistra c.d. moderata si sono alleati con gli interessi della
grande finanza e apportano all’agenda politica di questa il consenso del loro
elettorato, in danno di questo stesso. Vi è però anche una sinistra
vera, quella di un Paolo Ferrero e di un Marco Ferrando, che cerca di
diffondere la consapevolezza del vero conflitto di classe.
[...]
11. Ci
descriva un possibile scenario nazionale, politico ed economico, tra 10 anni,
se si continuerà lungo questa strada…
R. Previsioni
a dieci anni non sono possibili perché il divenire storico è legato a fattori
impredicibili, come le innovazioni tecnologiche, che hanno ripercussioni molto
vaste e profonde, come potrebbe averne il raggiungimento dei limiti fisici
dello sviluppo (esaurimento delle risorse, squilibri ecologici). Ipotizzando che i fattori non cambino, mi
aspetto che l’Italia, tra un decennio, sia una provincia impoverita di uno
stato mondiale orwelliano, con qualche autonomia politica di facciata, ma
strettamente diretta da organismi sovrannazionali autocratici. Priva o quasi di
una classe dirigente e tecnico-scientifica qualificata, è gestita
prevalentemente da managers stranieri per capitali stranieri.
La gente è
incalzata dalle esigenze pratiche quotidiane, partecipa pochissimo alla vita
politica. Lavora per le necessità primarie (compresi i servizi pubblici) e per
pagare gli interessi sul debito pubblico e privato accumulato dalle precedenti
generazioni, e lo trova normale, perché ha introiettato questo compito come
scontato, e perché la controinformazione è repressa come crimine di
sedizione. Il cittadino-consumatore-lavoratore-contribuente-utente non ha quasi
più possibilità di negoziare con le sue controparti: deve accettare salari,
tariffe, tasse come gli sono fissati. Il metodo contributivo viene esteso
alla sanità pubblica: ti curano fino all’esaurimento dei tuoi versamenti per la
salute. Gli strumenti informatici consentono alla classe dirigente parassitaria
di conoscere e aggredire capillarmente i redditi e i risparmi dei cittadini col
prelievo fiscale.
A mio avviso, invece, le cose andranno molto diversamente:
* Della Luna indica il periodo
2003 – 2007 che però è quello in cui Alan Greenspan ha gettato le basi
dell’attuale crisi, fingendo di credere che le bolle si possano sanare con
altre bolle (più grandi e più numerose) e decidendo di tenere i tassi di
interesse artificiosamente bassi. L’esempio negativo della banca
centrale giapponese doveva mostrargli che la cosa non poteva funzionare;
quindi, siccome è tutt’altro che un imbecille, le sue reali intenzioni dovevano
erano diverse da quelle da lui espresse pubblicamente.
Qui ci sono diversi pareri sulle
sue responsabilità:
Il periodo che va dal 2007 al 2010 è
invece quello in cui si può collocare la cifra astronomica di16.000
miliardi di dollari, pari all’ammontare di una possibile (molto probabile) megatruffa internazionale ordita dalla
Federal Reserve e denunciata da quattro parlamentari statunitensi: