domenica 30 ottobre 2011

La famiglia Bush e il Terzo Reich




John Loftus, già ufficiale dei servizi segreti, ex inquirente della sezione Crimini di guerra nazisti del Dipartimento della Giustizia USA, Presidente del Museo dell'Olocausto della Florida ed autore di varie pubblicazioni sulle relazioni pericolose tra intelligence statunitense e nazismo:
The Belarus Secret (1982), Unholy Trinity: How the Vatican's Nazi Networks Betrayed Western Intelligence to the Soviets (1992), The Secret War Against the Jews: How Western Espionage Betrayed the Jewish People (1994), Unholy Trinity: The Vatican, the Nazis, and the Swiss Banks (1998).

Ecco un suo articolo tradotto in italiano:
“Per la famiglia Bush è un incubo perenne. Per i loro clienti nazisti la Dutch connection era la madre di tutti i sistemi di riciclaggio del denaro. Dal 1945 al 1949 iniziò nella zona americana della Germania occupata uno dei più lunghi e, come ora appare, futili interrogatori di un sospetto di crimini di guerra nazisti. Il magnate multimilionario dell'acciaio Fritz Thyssen - l'uomo il cui consorzio dell'acciaio era il cuore della macchina da guerra nazista – parlava e parlava e parlava ad un gruppo congiunto di interrogatorio USA-UK. Per quattro lunghi anni, successive squadre di inquirenti tentarono di infrangere la semplice pretesa di Thyssen di non possedere né conti in banche straniere né interessi in società straniere, né beni che potessero portare ai miliardi mancanti in beni del Terzo Reich. Gli inquirenti fallirono completamente. Perché? Perché ciò che l'astuto Thyssen deponeva era, in certo senso, vero. Quello che gli investigatori alleati non capirono mai era che essi non facevano a Thyssen la domanda giusta. Thyssen non aveva bisogno di nessun conto bancario straniero perché la sua famiglia segretamente possedeva un'intera catena di banche. Egli non dovette trasferire i suoi beni nazisti alla fine della II G.M., tutto ciò che doveva fare era trasferire i documenti delle proprietà - azioni, obbligazioni, atti e accordi legali - dalla sua banca di Berlino attraverso la sua banca in Olanda ai suoi amici americani di New York City: Prescott Bush e Herbert Walzer. I soci di Thyssen nel crimine erano il padre ed il suocero di un futuro presidente degli Stati Uniti. Gli investigatori alleati sottostimarono il potere di Thyssen, le sue connessioni, le sue motivazioni ed i suoi mezzi. La ragnatela di società finanziarie che Thyssen aiutò a creare negli anni '20 rimase un mistero per il resto del ventesimo secolo, una quasi perfetta condotta fognaria nascosta sottoterra per spostare il denaro sporco, denaro che rifornì di fondi le fortune postbelliche non solo dell'impero industriale Thyssen... ma anche della famiglia Bush. Era un segreto che Fritz Thyssen si sarebbe portato nella tomba.
Era un segreto che avrebbe condotto l'ex agente dell'intelligence USA William Gowen, ora quasi ottantenne, proprio ad un passo dalla famiglia reale olandese. I Gowen non erano nuovi alle controversie o alla nobiltà. Suo padre era uno degli emissari diplomatici del Presidente Roosevelt presso Papa Pio XII che fecero l'inutile tentativo di persuadere il Vaticano a denunciare il trattamento che Hitler riservava agli ebrei. Fu suo figlio, William Gowen, che prestò servizio a Roma dopo la II G.M. come cacciatore di nazisti ed investigatore del servizio controinformazioni dell'esercito USA. Fu l'agente Gowen che per primo scoprì nel 1949 il canale segreto del Vaticano per portare in salvo i nazisti. E fu anche lo stesso William Gowen che iniziò a far venire alla luce nel 1999 la condotta segreta olandese per contrabbandare il denaro dei nazisti.
Mezzo secolo prima Fritz Thyssen stava raccontando agli investigatori alleati che egli non aveva interessi in società straniere, che Hitler gli si era rivoltato contro ed aveva preso la maggior parte delle sue proprietà. I suoi rimanenti beni (che sapeva comunque persi) erano soprattutto nella zona d'occupazione russa della Germania. I suoi distanti (e non di suo gusto) parenti nelle nazioni neutrali come l'Olanda erano i reali proprietari di una sostanziosa percentuale della restante base industriale tedesca. Come vittime innocenti del Terzo Reich essi premevano sui governi d'occupazione alleati in Germania chiedendo la restituzione delle proprietà che gli erano state sequestrate dai nazisti.  
Secondo le norme dell'occupazione alleata della Germania tutte le proprietà possedute dai cittadini di una nazione neutrale che erano state prese dai nazisti dovevano essere restituite ai cittadini neutrali dietro presentazione di appropriata documentazione dimostrante la prova della proprietà. Improvvisamente, parti neutrali di ogni genere, particolarmente in Olanda, pretesero la proprietà di diversi pezzi dell'impero Thyssen. Nella sua cella Fritz Thyssen semplicemente sorrideva ed aspettava di essere rilasciato dalla prigione mentre membri della famiglia reale olandese e del servizio informazioni olandese rimettevano assieme per lui i suoi possedimenti anteguerra.
Gli inquirenti britannici ed americani potevano avere seriamente sottostimato Thyssen ma non di meno essi sapevano che gli veniva mentito. I loro sospetti si concentrarono in particolare su una banca olandese, la Banca voor Handel en Scheepvaart di Rotterdam. Questa banca da anni faceva molti affari con i Thyssen. Per fargli un favore, nel 1923 la banca di Rotterdam prestò il denaro per costruire proprio il primo quartier generale del partito nazista a Monaco. Ma in qualche modo le indagini alleate continuarono a non andare da nessuna parte, le piste sembravano tutte arenarsi.
Se gli investigatori si fossero accorti che Allen Dulles, il capo dell'intelligence USA nella Germania postbellica, era anche l'avvocato della banca di Rotterdam, avrebbero potuto fare domande molto interessanti. Essi non sapevano che anche Thyssen era cliente di Dulles. Non si sono nemmeno mai accorti che era l'altro cliente di Allen Dulles, il barone Baron Kurt Von Schroeder che era il fiduciario dei nazisti per le società Thyssen che ora si pretendevano possedute dagli olandesi. La banca di Rotterdam era al cuore dello schema di copertura di Dulles, ed essa custodiva gelosamente i suoi segreti.
Diversi decenni dopo la guerra il giornalista investigativo Paul Manning, collega di Edward R. Murrow, inciampò sugli interrogatori di Thyssen negli Archivi Nazionali USA. Manning voleva scrivere un libro sul riciclaggio del denaro dei nazisti. Il manoscritto di Manning era un coltello alla gola di Allen Dulles: il suo libro menzionava specificamente la Banca voor Handel en Scheepvaart per nome, sebbene di sfuggita. Dulles si offrì di aiutare l'ignaro Manning con il suo manoscritto e lo mandò verso un vicolo cieco, in cerca di Martin Bormann in Sud America.
Senza sapere di essere stato deliberatamente sviato, Manning scrisse una prefazione del suo libro ringraziando personalmente Allen Dulles per la sua "assicurazione che era sulla pista giusta e doveva continuare così". Dulles mandò Manning ed il suo manoscritto nelle paludi dell'oscurità. Anche l'imbroglio stesso della "caccia a Martin Bormann" venne usato con successo per screditare Ladislas Farago, un altro giornalista americano che esaminava troppo approfonditamente il riciclaggio del denaro dei nazisti. Gli investigatori americani dovevano essere mandati ovunque eccetto in Olanda.
E così la Dutch connection rimase inesplorata fino a quando nel 1994 pubblicai il libro "The Secret War Against the Jews". Come argomento di curiosità storica menzionai che Fritz Thyssen (ed indirettamente il partito nazista) avevano ottenuto i loro primi finanziamenti dalla Brown Brothers Harriman e dalla sua affiliata Union Banking Corporation. La Union Bank era a sua volta la holding della famiglia Bush che controllava molte altre società, compresa la "Holland American Trading Company".
Era pubblicamente noto che le holding di Bush erano state sequestrate dal governo USA dopo che i nazisti invasero l'Olanda. Nel 1951 i Bush reclamarono dall'Alien Property Custodian la Union Bank assieme alle sue proprietà "neutrali" olandesi. Non l'avevo capito, ma avevo sbattuto contro un pezzo veramente grande della scomparsa Dutch connection. La proprietà di Bush della società d'investimenti olandese-americana era l'anello mancante nelle prime ricerche di Manning nei documenti dell'indagine Thyssen.
Nel 1981 Manning aveva scritto: "Il primo passo di Thyssen in una lunga danza di frodi fiscali e valutarie iniziò [alla fine degli anni '30] quando dispose che le proprie quote nella olandese Hollandische-Amerikanische Investment Corporation venissero accreditate alla Banca Bank voor Handel en Scheepvaart, N.V., Rotterdam, la banca fondata nel 1916 da August Thyssen Senior".
In questo oscuro paragrafo di un libro poco noto, Manning aveva involontariamente documentato due interessanti argomenti: 1) La Union Bank di Bush aveva evidentemente acquistato le stesse azioni societarie che i Thyssen stavano vendendo come parte del loro riciclaggio del denaro dei nazisti, e 2) la banca di Rotterdam, lungi dall'essere un ente neutrale olandese, venne fondata dal padre di Fritz Thyssen. In retrospettiva, io e Manning avevamo scoperto terminali diversi della Dutch connection.
Dopo aver letto l'estratto del mio libro sulla proprietà di Bush della Holland-American trading Company, l'agente del servizio informazioni USA in pensione William Gowen cominciò a mettere insieme le tessere del puzzle. Mr. Gowen conosceva ogni angolo dell'Europa per il suo passato di figlio di un diplomatico, agente del servizio informazioni americano e giornalista. William Gowen merita tutto il credito per la scoperta del mistero di come gli industriali tedeschi nascosero il loro denaro dagli Alleati alla fine della II G.M. Nel 1999 Mr. Gowen andò in Europa, a proprie spese, per incontrare un ex membro dell'intelligence olandese che aveva informazioni interne dettagliate sulla banca di Rotterdam. Lo scrupoloso Gowen prese nota della dichiarazione e quindi la fece leggere e correggere dalla sua fonte per evitare errori. Qui, sommariamente, si racconta come i nazisti nascosero il loro denaro in America.
Dopo la I G.M. August Thyssen era stato seriamente danneggiato dalla perdita di beni dovuta alle dure condizioni del trattato di Versailles. Egli era determinato a che ciò non accadesse mai più. Uno dei suoi figli si sarebbe unito ai nazisti, l'altro sarebbe rimasto neutrale. Non importava chi vincesse la prossima guerra, la famiglia Thyssen sarebbe sopravvissuta con il suo impero industriale intatto. Fritz Thyssen si unì ai nazisti nel 1923: suo fratello minore sposò una nobile ungherese e cambiò il proprio nome in quello di barone Thyssen-Bornemisza. Il barone più tardi reclamò la cittadinanza ungherese ed anche quella olandese. In pubblico fingeva di detestare il suo fratello nazista, ma in privato si incontravano a consigli di amministrazione segreti in Germania per coordinare le loro operazioni. Se un fratello veniva minacciato della perdita della sua proprietà, avrebbe trasferito le proprie società all'altro.
Per aiutare i suoi figli nel loro gioco di scatole vuote, August Thyssen durante gli anni '20 costituì tre diverse banche - la August Thyssen Bank a Berlino, la Bank voor Handel en Scheepvaart a Rotterdam e la Union Banking Corporation a New York City. Per proteggere le loro holding tutto ciò che i fratelli dovevano fare era spostare i documenti delle società da una banca all'altra. E questo fecero piuttosto regolarmente. Quando Fritz Thyssen "vendette" la Holland-American Trading Company per una perdita fiscale, la Union Banking Corporation di New York comprò le azioni. Similmente, la famiglia Bush investì i camuffati profitti nazisti in società americane dell'acciaio e di produzione che divennero parte del segreto impero Thyssen.
Quando i nazisti invasero l'Olanda nel maggio del 1940 investigarono nella Banca voor Handel en Scheepvaart di Rotterdam. Fritz Thyssen era sospettato di dagli ispettori di Hitler di essere un evasore fiscale e di trasferire illegalmente la sua ricchezza al di fuori del Terzo Reich. Gli ispettori nazisti avevano ragione: Thyssen pensava che le politiche economiche di Hitler avrebbero fatto diminuire la sua ricchezza attraverso una disastrosa inflazione. Egli contrabbandava all'estero i suoi profitti di guerra attraverso l'Olanda. Ma i forzieri di Rotterdam non contenevano indizi su dove fosse andato a finire il denaro. I nazisti non sapevano che tutti i documenti comprovanti la segreta proprietà di Thyssen erano stati tranquillamente rispediti alla banca August Thyssen a Berlino, sotto la benevola supervisione del barone Kurt Von Schroeder. Thyssen passò il resto della guerra agli arresti domiciliari di lusso. Egli aveva giocato Hitler, nascosto i suoi immensi profitti, ed ora era tempo di giocare gli americani con lo stesso trucco delle scatole vuote.
Appena Berlino cadeva in mano degli alleati venne il momento di rispedire i documenti a Rotterdam cosicché la banca "neutrale" potesse pretendere le proprietà con la benevola supervisione di Allen Dulles, che, come capo dell'intelligence dell'OSS a Berlino nel 1945, era ben piazzato per gestire qualsiasi tranquilla indagine. Sfortunatamente, la banca August Thyssen durante la guerra era stata bombardata ed i documenti erano sepolti nei forzieri sotterranei sotto le rovine. Ancora peggio, i forzieri si trovavano nella zona sovietica di Berlino. Secondo la fonte di Gowen, il principe Bernardo comandava una unità dell'intelligence olandese che nel 1945 tirò fuori i documenti societari incriminanti e li riportò alla banca "neutrale" di Rotterdam. Il pretesto era che i nazisti avevano rubato a sua moglie, principessa Giuliana, i gioielli della corona, ed i russi diedero agli olandesi il permesso di scavare tra i forzieri e recuperarli. L'operazione Giuliana fu una truffa olandese agli Alleati che cercavano ovunque i pezzi mancanti della fortuna Thyssen.
Nel 1945 l'ex direttore olandese della banca di Rotterdam riprese il controllo solamente per scoprire che sedeva su una grande pila di attività naziste nascoste. Nel 1947 il direttore minacciò di informare le autorità olandesi, e venne immediatamente licenziato dai Thyssen. L’ingenuo direttore di banca allora fuggì a New York City dove aveva intenzione di parlare con il presidente della Union Bank, Prescott Bush. Come ricordava la fonte olandese di Gowen, il direttore intendeva "rivelare [a Prescott Bush] la verità sul barone Heinrich e la banca di Rotterdam, perché alcuni o tutti degli interessi di Thyssen nel gruppo Thyssen potessero essere sequestrati e confiscati come proprietà del nemico tedesco. "Il corpo del direttore venne ritrovato a New York due settimane più tardi".
Allo stesso modo nel 1996 il giornalista olandese Eddy Roever andò a Londra per intervistare il barone, che era vicino di Margaret Thatcher. Il corpo di Roever venne scoperto due giorni dopo. Forse, osservò laconicamente Gowen, era solamente una coincidenza che entrambe morissero d’infarto immediatamente dopo aver tentato di scoprire la verità sui Thyssen.
Né Gowen né la sua fonte olandese sapevano delle sostanziose prove negli archivi dell'Alien Property Custodian o negli archivi dell'OMGUS. Assieme, i due separati gruppi di documenti USA si sovrapponevano a vicenda e supportavano direttamente la  fonte di Gowen. Il primo gruppo di archivi conferma assolutamente che la Union Banking Corporation di New York era posseduta dalla banca di Rotterdam. Il secondo gruppo (citato da Manning) che a sua volta la banca di Rotterdam era proprietà dei Thyssen. Non sorprende che queste due agenzie americane non resero mai noti i documenti Thyssen. Come documentò il noto storico Burton Hersh:
"L'Alien Property Custodian, Leo Crowley, era nel libro paga della banca di New York J. Henry Schroeder dove nel consiglio di amministrazione sedevano Foster and Allen Dulles. Foster riuscì a farsi nominare consigliere legale speciale per l'Alien Property Custodian mentre simultaneamente rappresentava interessi [tedeschi] contro il custode".
Non meraviglia che Allen Dulles avesse diretto Paul Manning a caccia di farfalle in Sud America. Egli era molto vicino a scoprire il fatto che la banca di Bush a New York City era segretamente posseduta dai nazisti, prima durante e dopo la II G.M. La proprietà di Thyssen della Union Banking Corporation è provata, e concretizza un capo d'imputazione per tradimento nei confronti delle famiglie Dulles e Bush per aver dato aiuto e sostegno al nemico in tempo di guerra.  
Il primo fatto chiave che deve essere provato in ogni indagine criminale e che la famiglia Thyssen possedeva segretamente la banca di Bush. A parte la fonte di Gowen ed i documenti gemelli americani, un terzo gruppo di documentazione proviene dalla stessa famiglia Thyssen. Nel 1979 l'attuale barone Thyssen-Bornemisza (nipote di Fritz Thyssen) preparò una storia scritta della famiglia da condividere con i suoi alti dirigenti. Una copia di questo topo di trenta pagine intitolato "La storia della famiglia Thyssen e loro attività" venne procurata dalla fonte di Gowen. Essa contiene le seguenti ammissioni di Thyssen:  
"Così, all'inizio della II G.M. la Banca voor Handel en Scheepvaart - una ditta olandese il cui unico azionista era un cittadino ungherese - era diventata la holding delle società di mio padre. Prima del 1929 egli deteneva le quote della Banca August Thyssen, ed anche sussidiarie americane e la Union Banking Corporation di New York. Le azioni di tutte le affiliate [nel 1945] erano nella Banca August Thyssen nel settore orientale di Berlino, da dove riuscii a farle trasferire in occidente all'ultimo momento. […]. Dopo la guerra il governo olandese ordinò un'indagine sulla situazione legale della società holding e, in attesa del risultato, nominai un olandese ex direttore generale di mio padre che si era rivoltato contro la nostra famiglia. In quello stesso anno, il 1947, ritornai in Germania per la prima volta dopo la guerra, travestito da autista olandese in uniforme militare, per stabilire i contatti con i nostri dirigenti tedeschi. […]. La situazione del gruppo cominciò gradualmente ad essere risolta ma non fu prima del 1955 che le società tedesche vennero liberate dal controllo alleato ed in seguito rilasciate. Fortunatamente le società del gruppo soffrirono poco dallo smembramento. Infine, fummo nella posizione di concentrarci su problemi puramente economici – la ricostruzione ed ampliamento delle società e l'espansione dell'organizzazione. […]. Il dipartimento creditizio della Banca voor Handel en Scheepvaart, che funzionava anche come società holding del gruppo, si fuse nel 1970 con la Nederlandse Credietbank N.V. che aumentò il suo capitale. Il gruppo ricevette il 25%. La Chase Manhattan Bank detiene il 31%. Per la nuova società holding venne scelto il nome di Thyssen-Bornemisza Group".
Dunque, gli archivi gemelli USA, la fonte olandese di Gowen e la storia della famiglia Thyssen confermano tutte indipendentemente che il padre ed il nonno del Presidente Bush facevano parte del consiglio di amministrazione di una banca che era segretamente posseduta dai principali industriali nazisti. La connessione di Bush con queste istituzioni americane è pubblicamente nota. Quello che nessuno sapeva, finché la brillante ricerca di Gowen non lo portò alla luce, era che i Thyssen erano i datori di lavoro segreti della famiglia Bush.
Ma cosa sapeva la famiglia Bush dei suoi collegamenti nazisti e quando lo seppe? Come manager anziani della Brown Brothers Harriman, dovevano aver saputo che i loro clienti americani, come i Rockefeller, stavano investendo pesantemente nelle società tedesche, compreso il gigante Vereinigte Stahlwerke di Thyssen.
[NOTA BENE: tutti questi industriali erano generosi sostenitori dell’eugenetica e delle campagne di sterilizzazione/castrazione delle persone giudicate inadatte alla procreazione -
Come ripetutamente documenta il noto storico Christopher Simpson, è argomento di dominio pubblico che gli investimenti della Brown Brothers nella Germania nazista ebbero luogo con i servizi della famiglia Bush.
Quando scoppiò la guerra Prescott Bush venne colpito da un caso di morbo di Waldheimer, un'improvvisa amnesia del suo passato nazista? Oppure egli credeva veramente che i nostri benevoli alleati olandesi possedessero la Union Banking Corporation e la sua società madre di Rotterdam? Dovrebbe essere ricordato che nel gennaio del 1937 egli assunse Allen Dulles per "coprire" i suoi conti. Ma coprire da chi? Si aspettava che la piccola felice Olanda dichiarasse guerra all'America? L'operazione di copertura aveva senso solamente come anticipazione di una possibile guerra con la Germania nazista. Se la Union Bank non era il condotto per riciclare gli investimenti nazisti di Rockefeller in America, allora come avrebbe potuto la Chase Manhattan Bank controllata da Rockefeller finire a possedere dopo la guerra il 31% del gruppo Thyssen?
Si dovrebbe notare che il gruppo Thyssen (TBG) ora è la maggiore conglomerata industriale della Germania, e, con un patrimonio netto di più di 50 miliardi di dollari, una delle più ricche società al mondo. La TBG è talmente ricca che ha persino acquistato le società della famiglia Krupp, famoso fabbricante di armi di Hitler, lasciando i Thyssen gli indiscussi campioni di sopravvivenza del Terzo Reich. Dove hanno preso i Thyssen il denaro per partire con la ricostruzione del loro impero con tale velocità dopo la II G.M.?
Le enormi somme di denaro depositate nella Union Bank prima del 1942 sono la migliore prova che Prescott Bush servì consapevolmente da riciclatore del denaro per i nazisti. Tenete a mente che i libri ed i conti della Union Bank nel 1942 vennero congelati dall'Alien Property Custodian USA e non vennero restituiti alla famiglia Bush fino al 1951. A quel tempo, le azioni della Union Bank, che rappresentavano il valore di milioni di dollari di azioni industriali e di obbligazioni, vennero sbloccate per la circolazione. La famiglia Bush credeva realmente che tali enormi somme provenissero da aziende olandesi? Si potrebbero vendere bulbi di tulipano e scarpe di legno per secoli e non raggiungere quelle somme. Una fortuna di questa misura poteva essere arrivata solamente dai profitti che Thyssen fece riarmando il Terzo Reich e quindi nascosti, prima dagli ispettori fiscali nazisti e poi dagli Alleati. I Bush sapevano perfettamente bene che la Brown Brothers era il canale del denaro americano nella Germania nazista, e che la Union Bank era la conduttura segreta per riportare dall'Olanda in America il denaro nazista. I Bush dovevano aver saputo di come funzionava il circuito segreto del denaro poiché essi erano nel consiglio di amministrazione in entrambe le direzioni: fuori dalla Brown Brothers, dentro la Union Bank.  
Inoltre, la misura del loro compenso è commensurata con il loro rischio come riciclatori del denaro nazista. Nel 1951 Prescott Bush e suo suocero ricevettero una quota delle azioni della Union Bank, ciascuna del valore di 750.000 dollari. Un milione e mezzo di dollari erano un sacco di soldi nel 1951. Ma allora, dal punto di vista di Thyssen, comprare i Bush era stato il miglior affare della guerra.
Il punto decisivo è grave: E' abbastanza disdicevole che la famiglia Bush abbia aiutato a raccogliere per Thyssen il denaro da dare a Hitler per il suo avvio negli anni '20, ma dare aiuto e sostegno al nemico in tempo di guerra è tradimento. La banca di Bush aiutò i Thyssen a fabbricare l'acciaio che uccideva i soldati alleati. Per quanto possa sembrare negativo aver finanziato la macchina bellica nazista, aver aiutato ed assistito l'Olocausto era peggiore. Le miniere di carbone di Thyssen utilizzavano schiavi ebrei come se fossero materiali usa e getta. Vi sono sei milioni di scheletri nell'armadio della famiglia Thyssen, ed una miriade di domande criminali e storiche cui deve essere data risposta sulla complicità della famiglia Bush.
IN INGLESE:
Il quotidiano britannico Guardian corrobora la veridicità di queste inchieste: http://www.guardian.co.uk/world/2004/sep/25/usa.secondworldwar.
Fox News riporta alcuni risultati dell'inchiesta:
http://www.foxnews.com/story/0,2933,100474,00.html.
Analisi ancora più approfondita (utili anche i commenti del forum):
Diagramma della rete di business:
VIDEO INTEGRATIVO (in inglese americano):

BIBLIOGRAFIA SUPPLEMENTARE
Edwin Black, War Against the Weak: Eugenics and America's Campaign to Create a Master  Race. New York: Basic Books, 2003.
Edwin Black, Nazi Nexus: America's Corporate Connections to Hitler's Holocaust. Washington, DC: Dialog Press, 2009.

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ALTRI LINK UTILI:

sabato 29 ottobre 2011

Complottisti al Potere








Che cosa sanno le persone che ci governano? Come possono permettersi di denunciare future crisi artificiali, create presumibilmente da altre fazioni con le quali dissentono, senza sollevare dubbi sulla loro lealtà nei confronti dell'elettorato? Perché non hanno svuotato il sacco, fatto i nomi e spiegato ai cittadini dell'intero pianeta che esistono forze oscure che considerano la popolazione mondiale un gregge da tosare e macellare con le loro "crisi generate"? Non l'hanno fatto per salvarsi la pelle? Eppure rivelando certe trame sovversive hanno comunque rischiato grosso. Dunque l'unica conclusione possibile è che siano al sicuro e se sono al sicuro è perché non sono nemici dei responsabili delle "crisi generate". Sono forse complici con idee diverse sulla più opportuna tempistica delle suddette "crisi generate"? Oppure c'è un accordo di non-belligeranza in vista di una qualche Grande Trasformazione che riguarda tutti e non può essere evitata?
Molte domande, nessuna risposta certa.

Consideriamo dunque le tre dichiarazioni pubbliche risalenti al 2008, in piena campagna presidenziale americana.
La prima è di Joe Biden, vice-presidente: "It will not be six months before the world tests Barack Obama like they did John Kennedy. … We're gonna have an international crisis, a GENERATED crisis, to test the mettle of this guy. If he’s gonna have to make some really tough – I don’t know what the decisions gonna be – but I promise you it will occur.… It's not gonna be apparent initially, it's not gonna be apparent that we're right." (20 ottobre, 2008)
La seconda è di Colin Powell (20 ottobre, 2008): "The problems will always be there and there's going to be a crisis which will come along on the 21st, 22nd of January that we don't even know about right now. So I think what the President has to start to do is to start using the power of the oval office and the power of his personality to convince the American people and convince the world that America is solid, that America is going to move forward, we are going to fix our economic problems, we're going to meet out overseas obligations."
La terza arriva in serata, è di Madeleine Albright, alla quale si chiede di commentare quanto detto da Biden: “Well I think it is a, it’s just a statement of fact frankly…”
Qui i videoclip che documentano queste dichiarazioni:
Infine c'è il solito Zbigniew Brzezinski, uno dei pezzi grossi della politica internazionale americana che, qualche giorno dopo, conferma la linea degli altri tre: “I think what is going on right now -- which is nothing less than a global crisis of American leadership, nothing less than that -- I think the president-elect, whoever he is -- and I have my own preference -- will have to start sending signals right away, and will have to get ready to deal with some imminent problems”. 

LINK UTILI

Hani Hanjour, l'uomo che non c'era (11 settembre 2001)




Hani Hanjour, definito "il miglior pilota a disposizione di Al-Qaeda", un’organizzazione che ha portato a termine con successo il più incredibile attacco terroristico coordinato della storia nel paese più potente della storia, non è una cima. 
Risiede per 38 mesi (!) negli Stati Uniti e non riesce ad imparare la lingua abbastanza da farsi capire e da passare il test per una patente di guida, poche settimane prima dell’11 settembre – il 2 agosto 2001 –, a causa del suo pessimo inglese. Curioso che Al-Qaeda non riesca a munirsi di un tizio più atto all’uopo, che invece di impegnarsi a fondo, dopo aver constatato la sua imperizia linguistica e tecnica, preferiva uscire a divertirsi e andare a Las Vegas a vedere gli striptease (ma non era un fondamentalista pronto al suicidio?). Nell’ultimo mese prima dell’attacco al Pentagono fa poca di pratica di volo, su un CESSNA, ed il suo inglese è ancora pessimo (giusto per non dare nell’occhio!). 

Comunque procediamo con l’analisi del personaggio e della sua avventura.
 
Nel 1996 Hanjour lascia la prima scuola di volo (Sierra Academy of Aeronautics, Oakland) dopo poche lezioni. Si rivolge alla Cockpit Resource Management (CRM), a Scottsdale, Arizona,  il cui proprietario, dopo tre mesi, lo descrive come “uno studente scarso” (weak) che “ci fa sprecare tempo prezioso” (“wasting our resources”)
[Goldstein, Amy, Lena H. Sun, and George Lardner Jr. 2001. “Hanjour an unlikely terrorist.” Cape Cod Times. 21 October. http://www.capecodonline.com/apps/pbcs.dll/article?AID=/20011021/NEWS01/310219983.]
Hanjour, comprensibilmente, se ne va, ma ritorna nel 1997 per un altro breve periodo. Nei successivi tre anni telefona un paio di volte all’anno per riprendere corsi che abbandona regolarmente. Finché il proprietario, tale Hastie, si stufa e lo liquida dicendogli: “non ce la farai mai!” [ibidem].
Nella primavera del 2000 ci proverà un’altra volta e riceverà l’ennesimo rifiuto, perché al CRM, visti i disastrosi precedenti, non ritengono sia assolutamente in grado di migliorare. [http://www.washingtonpost.com/ac2/wp-dyn?pagename=article&contentId=A46892-2001Sep29&notFound=true]. Non solo, l’impressione generale è che non si impegni come uno davvero interessato ad imparare a volare con un aereo [“The conspirators with borrowed names blended in, trading one seedy room for the next. They took flying lessons--and plotted. By Carol J. Williams, John-Thor Dahlburg And H.G. Reza, Times Staff Writers, September 27, 2001, http://911review.org/brad.com/archives/HIJACK_flight_school_names.html].
Dopo il gran rifiuto di CRM, Hanjour ci prova alla Sawyer Aviation, sempre in Arizona. L’istruttore Wes Fults (per voli simulati) ammette che si tratta dell’ultima spiaggia, per chi proprio non ce l’ha fatta altrove: “era noto a tutti che se fallivi da qualunque altra parte, saresti andato alla Sawyer” [ibidem]. Infatti giudica Hanjour un esordiente  (“a neophyte”), che si perdeva d’animo di fronte alla strumentazione del simulatore di volo (“got overwhelmed with the instruments”) e aveva la più rudimentale comprensione sulle funzioni dei vari strumenti (“He had only the barest understanding of what the instruments were there to do”). Non a caso, dopo 3 o 4 tentativi, se ne va (“disappeared like a fog”).
Per ottenere un brevetto di pilota serviva una minima conoscenza dell’inglese, ma non ce l’avrebbe mai fatta senza una falla del sistema. Federal Aviation Administration (FAA) delega a privati (che hanno un diretto interesse a non essere troppo rigidi) il compito di approvare l’attribuzione delle licenze di volo. Così, nell’aprile del 1999, Daryl Strong, uno dei 20mila esaminatori ufficiali, lo fa passare dopo averlo testato su un Piper Apache http://en.wikipedia.org/wiki/Piper_PA-23.
Ottenuto il suo sudato brevetto, “rientra in Arabia, dove tenta di continuare la sua carriera aeronautica, senza successo: la scuola di volo di Jeddah respinge la sua istanza di ammissione” [http://www.scribd.com/doc/51748017/Crono9111].
Ma una scuola di volo, la Jet Tech (sempre a Phoenix), nel febbraio del 2001, è così perplessa, che sospetta si tratti di una falsa licenza. Peggy Chevrette, della Jet Tech, spiegava alla Fox News: “non potevo credere che avesse ottenuto un brevetto di qualunque genere” (“I couldn’t believe that he had a license of any kind with the skills that he had”) [Associated Press2002. “FAA Probed, Cleared Sept. 11 Hijacker in Early 2001.” 10 May. http://foxnews.com/story/0,2933,52408,00.html.].
 
Marilyn Ladner, vice presidente della Pan Am International Flight Academy proprietaria di JetTech, espresse una certa preoccupazione in merito alle capacità tecniche ed alle competenze linguistiche di Hanjour alla Federal Aviation Administration (FAA) ("We did have skill level concerns and a bit of language fluency concern and we did mention it to our FAA training center official" - ibidem) tanto da indurla a concludere: “non dovresti volare” (‘you really shouldn’t be in the air” [Yardley, Jim. 2002. “A trainee noted for incompetence.” New York Times. 4 May.
http://www.nytimes.com/2002/05/04/national/04ARIZ.html]). Lo segnalò 5 volte alla FAA per fargli togliere la licenza di volo [http://www.cbsnews.com/stories/2002/05/10/attack/main508656.shtml.]. L’incaricato della FAA, John Anthony, constatò la limitata conoscenza di come volare (“Hani's limited knowledge of flying"), si peritò di controllare che la certificazione fosse autentica, scoprendo che era valida e consigliò alla JetTech di assumere un interprete per assisterlo (violando così le norme della FAA!!! – [“FAA Probed, Cleared Sept. 11 Hijacker in Early 2001,” FOX News, May 10, 2002]). In ogni caso Hanjour abbandonò anche JetTech ed un dipendente tirò un sospiro di sollievo per poi affermare di essere rimasto estremamente sorpreso che Hanojur potesse aver fatto schiantare il Boeing nel Pentagono: “non aveva idea di come si volasse” (“He could not fly at all” – [http://www.nytimes.com/2002/05/04/national/04ARIZ.html.]
È il MARZO DEL 2001. L’istruttore di quella scuola di volo per i Boeing 737 scriveva nel suo rapporto: “lo studente ha commesso numerosi errori e ha dimostrato di non capire i concetti fondamentali. È successo lo stesso durante la valutazione della sua conoscenza dei sistemi…dubito che possa riuscire a superare un esame orale della FAA per un Boeing 737, ora o nel prossimo futuro. Avrà bisogno di fare molta più esperienza su aerei più piccoli prima di poter pilotare grandi jet” [Training Records, Hani Hanjour, B-737 Initial Ground Training, Class 01-3-021, Date: 2/8/01, Jet Tech International,http://www.vaed.uscourts.gov/notablecases/moussaoui/exhibits/prosecution/PX00021.pdf].
Lo stesso rapporto della Commissione sull’11 settembre [The 9/11 Commission Report, Final Report of the National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States, W.W. Norton & Co., New York, 2004, pp. 226-227] riporta che le sue performance al simulatore di un 737 erano inadeguate e l’istruttore gli consigliò di desistere  (“In early 2001, he started training on a Boeing 737 simulator at Pan Am International Flight Academy in Mesa. An instructor there found his work well below standard and discouraged him from continuing” – [http://web.archive.org/web/20041020144854/http://www.decloah.com/mirrors/9-11/911_Report.txt.]), ma ritiene nonostante tutto che potesse pilotare un 757 (!!!).
Nei mesi che precedettero l’attacco Hani Hanjour noleggiò diversi aerei (tipo Cessna) in alcuni piccoli aeroporti alla periferia di New York e Washington. La Commissione ritiene che lo abbia fatto per ispezionare il terreno. Ma l’istruttore di volo che lo accompagnò la prima volta si rifiutò di ripetere l’esperienza, a causa delle sue scadenti capacità di volo (“because of Hanjour’s poor piloting skills” – 30 maggio 2001 [http://911myths.com/images/2/2a/PENTTBOM_About_Hanjour.pdf]. In un altro tentativo senza istruttore danneggia l’aereo noleggiato.
L’unica fonte che suggerisce la possibilità che Hanjour si sia recato ancora una volta in Arizona per addestrarsi con i simulatori è citata anonimamente in un rapporto dell’FBI. Non si sa nulla di questa persone e del luogo in cui avvenne questo considerevole salto di qualità al simulatore, in poche settimane (“quasi tutto giugno”, riporta la Commissione d’Inchiesta, che non ha ritenuto di dover interrogare questo testimone).  
Sia come sia, il 19 giugno del 2001 non è in Arizona perché deve sostenere un test per ottenere la licenza per il volo notturno. Fallisce.
Il 16-17 agosto 2001 prova a noleggiare un Cessna 172  a Freeway Airport, Bowie, Maryland, a 20 miglia da Washington. Non lo lasciano volare da solo e gli impongono degli istruttori. Compie tre voli e gli istruttori Sheri Baxter e Ben Conner confermano i giudizi dei loro predecessori: non riesce a controllare il velivolo [“Hanjour could not handle basic air maneuvers”] e non sa come atterrare. [Williams, Dahlburg, Reza, http://911review.org/brad.com/archives/HIJACK_flight_school_names.html – la sua incapacità di controllare un Cessna monomotore è confermata qui:http://web.archive.org/web/20041208221914/http://www.newsday.com/ny-usflight232380680sep23.story.]
Per questo si rifiutano di accompagnarlo se prima non fosse ritornato per ricevere ulteriore addestramento. A MENO DI UN MESE DALL’ATTACCO AL PENTAGONO, il responsabile degli istruttori di volo a Freeway, Marcel Bernard, che dopo l’attacco lo descrisse come “molto tranquillo, di capacità medie o sotto la media, il suo inglese era davvero scarso”, gli proibisce di noleggiare un CESSNA (non un Boeing) per un volo non accompagnato, perché non sa manovrarlo [Frank, Thomas. 2001. “America's ordeal: Tracing trail of hijackers.” Newsday. 23 September.http://web.archive.org/web/20020405020924/http://www.newsday.com/ny-usflight232380680sep23.storyConfermato negli atti ufficiali qui: http://www.scribd.com/doc/15103091/Contents-of-John-Tamm-Memos-Folder-Memos-Notes-and-Withdrawal-Notices.].
The Prince George Journal, del Maryland, che è stato chiuso il 1 febbraio del 2005, il 18 settembre riportava le dichiarazioni degli istruttori di Hanjour : “Alcuni istruttori della scuola dissero a Bernard che, dopo tre voli soltanto, non lo ritenevano in grado di volare da solo, al che Hanjour sembrò molto contrariato […]. Bernard precisò che, nel suo giornale di bordo, Hanjour aveva 600 ore di volo registrate, e che gli istruttori si erano sorpresi che non sapesse pilotare meglio, data quell’esperienza”
Il rapporto della Commissione di inchiesta sull’11 settembre non trova nulla di degno di nota nel fatto che gli istruttori avessero ripetutamente raccomandato a Hanjour di gettare la spugna e abbandonare l’idea di diventare un pilota [The 9/11 Commission Report, pp. 226-227] e lo descrive come IL PILOTA PIU’ ESPERTO A DISPOSIZIONE DI AL-QAEDA (“the [al Qaeda] operation’s most experienced pilot”http://web.archive.org/web/20041020144854/http://www.decloah.com/mirrors/9-11/911_Report.txt.].
Stando unicamente a quando viene affermato dalla Commissione d’Inchiesta dell’11 settembre, dopo Freeway si presenta al Congressional Air Charters, all’aeroporto di Gaithersburg, Washington. Prova ancora una volta a volare da solo un Cessna 172, ma gli assegnano un istruttore. È in quest’occasione che passa il test brillantemente e la testimonianza del suo istruttore è decisiva per la Commissione d’Inchiesta. A parte l’istruttore, non esiste alcun testimone che confermi che ciò sia avvenuto, non esistono tracce della sua brillante performance e dell’avvenuto conferimento del brevetto. [http://www.historycommons.org/context.jsp?item=a0401hanjourmoretraining#a0401hanjourmoretraining.]
Anzi, gli atti del processo a Moussaui dimostrano che la Commissione ha manipolato i presunti fatti. Non di un esame di brevetto, si trattava, ma di un semplice test assicurativo per poter noleggiare un Cessna [http://www.vaed.uscourts.gov/notablecases/moussaoui/exhibits/prosecution/ST00001A.pdf.]. Gli atti del medesimo processo mostrano anche che, ben lungi dall’essere il provetto pilota descritto dall’istruttore , il 26 agosto, dopo aver “brillantemente superato l’esame” Hanjour richiese di poter noleggiare un Cessna, ma con a fianco un istruttore (!!!!).
Il nome di questo istruttore viene menzionato una sola volta, in una nota in fondo al testo che recita quanto segue: “Hanjour ha superato con successo un difficile volo per l’ottenimento del brevetto sotto la supervisione di un istruttore del Congressional Air Charter of Gaithersburg, nel Maryland, atterrando in un piccolo aeroporto con un difficile avvicinamento. L’istruttore ritiene che Hanjour possa aver ricevuto un addestramento militare perché ha impiegato un sistema di guida con riconoscimento del terreno. [Intervista a Eddie Shalev (9 aprile 2004), The 9/11 Commission Report, p. 531, nota 170]. Il rapporto non aggiunge altro su Shalev, il che stupisce, vista la totale discrepanza tra la sua descrizione di Hanjour e quella di tutti i suoi colleghi. La sua identità resta un mistero fino al gennaio del 2009, quando vengono resi pubblici gli archivi dell’11 settembre [http://media.nara.gov/9-11/MFR/t-0148-911MFR-00551.pdf.]. Il file dell’FBI mostra che non è mai stato addestrato per pilotare un Boeing 757 e ha fatto solo alcune sessioni di simulatore per il 737, con risultati imbarazzanti, stando ai resoconti sopra riportati. Ma anche se fosse stato un asso del 737, ciò non gli avrebbe permesso di compiere le manovre effettuate sulla rotta verso il Pentagono, stando alle considerazioni di 250 tra piloti ed esperti di aviazione raccolte qui: http://www.patriotsquestion911.com/pilots.html. Philip Marshall, un pilota veterano afferma: “colpire un bersaglio di 27 metri con un 757 a 800 km all’ora è estremamente difficile, assolutamente impossibile per chi pilota un aereo del genere la prima volta”. [http://www.amazon.com/False-Flag-911-Created-Post-911/dp/1439202648– tra i commentatori anche piloti veterani che hanno provato ad individuare bersagli di quelle dimensioni e si sono resi conto della grande difficoltà nel farlo]. Per questo ipotizza un addestramento specifico, militare, da parte dei sauditi, coinvolgendoli nel complotto. Però abbiamo visto che la versione dei fatti degli istruttori precedenti a Shalev lascia pochi dubbi sul fatto che Hanjour non era un professionista. Bernard, che non volò mai con lui (furono i suoi dipendenti a farlo), gli impedì di noleggiare un Cessna a Freeway e determinò la sua inabilità a passare il test di valutazione delle sue capacità di pilota, dichiarò poi alla CNN che Hanjour era in grado di indirizzare un aereo e di puntarlo verso il Pentagono [http://transcripts.cnn.com/TRANSCRIPTS/0110/20/cp.00.html.].
Torniamo agli istruttori che hanno fornito un giudizio positivo su Hanjour: c’è Daryl Strong, il cui operato fu messo in dubbio 5 volte dalla Jet Tech. C’è un anonimo istruttore di un’anonima scuola di volo e infine c’è Eddie Shalev. Il fantomatico Eddie Shalev, l’uomo che consente ad Hanjour di noleggiare un Cessna tre giorni dopo che Bernard glielo aveva rifiutato e che ne magnifica le virtù aviatorie affermando, come Philip Marshall (v. sopra), che doveva aver ricevuto un addestramento militare. L’uomo che permette alla Commissione di “chiudere il caso” senza chiedere agli altri istruttori di sedere sul banco dei testimoni. Nell’aprile del 2004 viene intervistato da Quinn John Tamm per la commissione d’inchiesta. Shalev è un ex parà israeliano che faceva saltare gli altri parà da un Boeing C-130. Arriva a Gaithersburg nell’aprile del 2001 e la sua assunzione fu sponsorizzata (“was sponsored for employment”: frase alquanto sibillina) da Congressional Air Charters, poi subito fallita. Eddie Shalev non è mai stato chiamato a testimoniare, sebbene la sua dichiarazione del 2004 sia stata di importanza fondamentale.
Dinamica dell’attacco: mentre l’aereo sembra destinato a colpire al Casa Bianca, compie una virata di 270 gradi sulla destra per avvicinarsi al Pentagono da ovest e scompare dai radar. Circa un’ora dopo l’attacco alle torri gemelle anche il Pentagono viene colpito. I controllori radar riferirono a Marc Fisher e Don Phillips del Washington Post che “l’aereo era stato pilotato con perizia straordinaria, il che rendeva altamente probabile che al comando ci fosse un pilota professionista” [On Flight 77: 'Our Plane Is Being Hijacked', By Marc Fisher and Don Phillips, Washington Post, September 12, 2001;http://www.washingtonpost.com/ac2/wp-dyn/A14365-2001Sep11.] L’articolo prosegue spiegando che anche la disattivazione del transponder era un’azione tutt’altro che ovvia. Michelle Heidenberger, del personale sul aereo, era stata addestrata ad impedire in ogni modo che qualcuno entrasse nella cabina di pilotaggio, anche fingendo di non avere la chiave per l’accesso. [ibidem]. Ci sarebbe anche da capire perché nessuno nella cabina di pilotaggio abbia inviato un segnale di dirottamento in corso, un’operazione pressoché istantanea.  
Una fonte che ha scelto di restare anonima e che viene descritta dal Washington Post come “top aviation source” (ossia una persona la cui competenza a giudicare è indiscutibile) riferisce che la manovra fu una “virata bella e coordinata”. [http://www.washingtonpost.com/ac2/wp-dyn?pagename=article&contentId=A46892-2001Sep29&notFound=true.]. Detroit News riporta che gli inquirenti sono rimasti “particolarmente impressionati dal pilota che ha lanciato il suo aereo contro il Pentagono e che, proprio prima dell’impatto, ha compiuto una virata ben controllata di 270 gradi a bassa altitudine quasi con precisione militare” (“Investigators are particularly impressed with the pilot who slammed into the Pentagon and, just before impact, performed a tightly banked 270-degree turn at low altitude with almost military precision") [il link del 13 settembre 2001 non è più accessibile].
Un altro esperto aeronautico riferisce alla CBS che “i dirottatori devono essere stati degli aviatori estremamente esperti e capaci” [Hijackers 'knew what they were doing' [September 12, 2001 -http://edition.cnn.com/2001/US/09/12/hijackers.skills/.]
Danielle O'Brian, responsabile della sala radar all’aeroporto Dulles il giorno dell’attacco al Pentagono, riferì alla ABC:  “La velocità, la manovrabilità, il modo in cui ha girato, pensammo tutti nella stanza dei radar, tutti noi che siamo controllori di volo esperti, che quello era un aereo militare. Non piloti un 757 in quel modo. È rischioso” ("The speed, the maneuverability, the way that he turned, we all thought in the radar room, all of us experienced air traffic controllers, that that was a military plane," says O'Brien. "You don't fly a 757 in that manner. It's unsafe”). E fin qui niente di male, ma la citazione continua: “improvvisamente l’aereo si allontanò e tirammo un sospiro di sollievo. Doveva essere un cacciabombardiere…ma l’aereo continuò e fece una virata di 360 gradi” (era in realtà di 270 gradi e non si capisce perché Hanjour sia sufficientemente competente da compierla e non sufficientemente competente da mirare dritto al Pentagono, un bersaglio così grosso, e senza volare raso terra per centinaia di metri, una manovra molto ma molto più facile) (“all of a sudden the plane turned away. In the room, it was almost a sense of relief. This must be a fighter…But the plane continued to turn right until it had made a 360-degree maneuver.") - “’Get these planes on the ground': Air traffic controllers recall Sept. 11” ABC News. 24 Ottobre 2001. Questa è la famosa citazione completa della O’Brien, che indica che in quel momento era plausibile l’ipotesi che si trattasse di un aereo militare, ossia che Hanjour fosse in grado di manovrare un 757 come se fosse un cacciabombardiere.
Un esperto di aviazione
 
La manovra di Hanjour è stata descritta come segue da vari esperti di aviazione: “un grande talento…una virata ed atterraggio da manuale” [“Suicide Pilot's Conversion to Radical Islam Remains Obscure” by Steve Fainaru and Alia Ibrahim
The Washington Post - September 10, 2002 - http://s3.amazonaws.com/911timeline/2002/wpost091002b.html.]
Giudizio di Markus Kirschneck, di un‘associazione piloti tedesca Kirschneck, Pilotenvereinigung Cockpit: "Bei dem Flugmanöver ins Pentagon handelt es sich um eins der schwierigsten Flugmanöver, die überhaupt mit so einem Verkehrsflugzeug durchzuführen sind." (“Una delle manovre più difficili che si possano compiere con un aereo passeggeri”) [http://www.arbeiterfotografie.com/galerie/kein-krieg/hintergrund/index-rezension-3.html.]
Un ex generale e pilota della marina militare americana, Ralph Kolstad: “al Pentagono, il pilota del 757 ha compiuto una vera impresa. Ho 6mila ore di volo con 757 e 767 e non avrei saputo volare lungo quella traiettoria. Son anche stato un pilota da caccia della marina ed un istruttore di combattimento aereo e ho fatto esperienza di voli a bassa quota ed alta velocità. Non avrei saputo fare quel che hanno fatto quei principianti” (“At the Pentagon, the pilot of the Boeing 757 did quite a feat of flying. I have 6,000 hours of flight time in Boeing 757’s and 767’s and I could not have flown it the way the flight path was described. I was also a Navy fighter pilot and Air Combat Instructor and have experience flying low altitude, high speed aircraft. I could not have done what these beginners did”) –http://www.opednews.com/articles/genera_alan_mil_070905_u_s__navy__top_gun__.htm.
Il comandante Ted Muga spiega le difficoltà tecniche a questo link (non ho tempo di tradurre tutto): http://www.patriotsquestion911.com/#Muga.
Le corrobora il celebre Niki Lauda, pilota d’aviazione e proprietario di una compagnia aerea: http://www.indymedia.org.uk/media/2005/07/317436.pdf.
Il comandante-pilota Alitala Claudio Galavotti: “volare con un 757 alla massima velocità alla quale può volare, con i motori alla massima spinta, gli interventi sulla cloche sono minimi e comportano grossi spostamenti. […].il Pentagono è molto grande e quindi il fatto di arrivare su un punto preciso e... a... e non avere nessun segno sul terreno prima eh... dell'impatto è veramente eh... una cosa fortunosa, nel senso eh...che l'unico modo per impattare sul Pentagono e non avere tracce sul terreno significa arrivare a questa distanza e poi per un qualunque motivo cominciare a cabrare, quindi infilarsi esattamente con l'aeroplano che non tocca terra e allo stesso identico modo non distrugge le finestre… siamo in un campo di ipotesi veramente difficile da spiegare.” Gli domandano: Lei, che ha tante ore di esperienza di volo, riuscirebbe a portare questo aereo negli ultimi cinquecento metri, da qui a qui [indica la distanza fra la zona antistante il Pentagono e la sua facciata sul modellino – in realtà il primo palo abbattuto dall’aereo è a 315 metri e prima c’è un prato, quindi quella di 500 metri è una stima] a 850 chilometri all'ora? Risposta di GALAVOTTI: “Eh, dovrei metterci veramente tanto, tanto impegno, perché non è una cosa semplice dal mio punto di vista. Credo che... chi ha fatto... ah... eh... questa attività eh... possa capire cosa vuol dire stare a 10 metri da terra, 5 metri da terra con un aeroplano che pesa 110-120 tonnellate lanciato a 900 chilometri all'ora. Basta toccare la cloche e schizza via, ma schizza facendo variazioni di 100 metri, non di 10 metri”.
Darryl Jenkins, direttore dell’Istituto di Aviazione alla George Washington University, conferma al New York Times che dovevano essere piloti molto esperti: http://www.nytimes.com/2001/09/13/us/after-attacks-method-terrorists-were-well-trained-but-not-necessarily-flying.html.
Hosni Mubarak, l’ex presidente egiziano:  "Nessun servizio segreto al mondo avrebbe potuto dire che i terroristi hanno preso aerei di linea con passeggeri a bordo per schiantarsi contro le Torri Gemelle e contro il Pentagono. Quelli che l'hanno fatto, dovevano aver prima sorvolato a lungo la zona, per esempio. Il Pentagono non è molto alto e un pilota che vuole prenderlo di mira per colpirlo deve aver sorvolato spesso la zona per rendersi conto degli ostacoli a cui sarebbe andato incontro, volando a una quota così bassa con un grsso aereo di linea per colpire l'obbiettivo da una posizione ben precisa. Qualcuno ha studiato molto bene la cosa, qualcuno ha sorvolato spesso quella zona". Giornalista della CNN: " Lei intenderebbe insinuare che possa trattarsi di un insider job, un'operazione tutta interna agli USA? Posso chiederle chi pensa ci sia dietro"? Mubarak: " Parlando francamente non voglio arrivare a rapide conclusioni....Una cosa simile, fatta negli USA, non è facile per i piloti formati in Florida; in tanti vanno a esercitarsi, giusto per volare e prendere il brevetto, ma ciò può significare che sarebbero capaci di fare queste azioni terroristiche? Le parlo da vecchio pilota, conosco molto bene queste cose; ho pilotato aerei molto grandi, ho guidato i caccia, conosco molto bene queste cose, non sono così facili, ed è per questo che non dobbiamo arrivare a conclusioni affrettate".
MA HANI HANJOUR ERA SU QUELL’AEREO?
Non appare sulla prima lista presentata dai media, quella della CNN; al suo posto un tale Mosear Caned.
Sulla lista ufficiale dell’FBI, apparsa 4 ore dopo, al posto di Caned c’è Hanjour. Come poteva la CNN essere in possesso di una lista con un nome, quello di Caned, che NON FIGURAVA NELLA LISTA DEI PASSEGGERI? Da dov’è sbucato quel nome e perché non è più stato tirato in ballo nell’inchiesta?
 
*****
 
L’operazione Northwoods prevede proprio il genere di scenario complottista chiamato in causa per spiegare l’accaduto:
“L'uso di caccia di produzione sovietica pilotati da aviatori americani potrebbe fornire ulteriori provocazioni. Il disturbo dell'aeronautica civile, l'attacco a vascelli di superficie e la distruzione di un aereo telecomandato americano da parte di MiG sarebbe utile come azione complementare. Un F-86 adeguatamente riverniciato potrebbe convincere i passeggeri di aver visto un MIG, a maggior ragione se il pilota dovesse annunciare l'evento. L'inconveniente principale di questa ipotesi è il rischio implicito nel reperimento o nella modifica dell'aereo. Tuttavia, copie credibili di MiG possono essere realizzate negli Stati Uniti in tre mesi”.
NOTA BENE: “Un aereo della base aerea di Eglin AFB verrebbe riverniciato e rinumerato come un duplicato esatto di un aereo civile, di proprietà di una organizzazione facente capo alla CIA nell'area di Miami. Al momento previsto, il duplicato sostituirebbe l'aereo originale e vi sarebbero imbarcati i passeggeri prescelti, tutti con identità opportunamente preparate. L'aereo originale verrebbe sostituito da un velivolo radiocomandato”.
Secondo James Bamford nel suo libro Body of Secrets:
 
« L'Operazione Northwoods, che aveva l'approvazione per iscritto del Capo e di tutti i membri degli Stati Maggiori Riuniti (degli USA, N.d.T.), richiedeva che si sparasse a persone innocenti nelle strade d'America; che si affondassero in alto mare barche cariche di rifugiati in fuga da Cuba; che si scatenasse un'ondata di terrorismo violento a Washington, D.C., Miami e altrove. Degli innocenti sarebbero stati incastrati (arrestati e accusati di crimini, N.d.T.) per attentati dinamitardi che non avevano commesso; degli aerei sarebbero stati dirottati. »
L'uso di caccia di produzione sovietica pilotati da aviatori americani potrebbe fornire ulteriori provocazioni. Il disturbo dell'aeronautica civile, l'attacco a vascelli di superficie e la distruzione di un aereo telecomandato americano da parte di MiG sarebbe utile come azione complementare. Un F-86 adeguatamente riverniciato potrebbe convincere i passeggeri di aver visto un MIG, a maggior ragione se il pilota dovesse annunciare l'evento.
Per poter stare in piedi, la versione ufficiale degli eventi ha bisogno che due premesse siano valide contemporaneamente:
  1. Che nonostante la pressione (paese ostile e potentissimo, intelligence forse alle calcagna, difese in allarme, velivolo di “non facile controllo”, per usare un eufemismo, con equipaggio e passeggeri ostili a bordo), l’agitazione, la confusione, l’incompetenza (o parziale competenza) tecnica e linguistica, i mille inconvenienti che dei giovani arabi negli USA possono aver incontrato sulla loro strada in anni in cui gli Stati Uniti erano in guerra con il terrorismo islamico (dal 1993: http://www.repubblica.it/online/mondo/ambasciatadue/guerrasanta/guerrasanta.html.), questi siano riusciti a mettere a segno 3 hits perfette (o comunque 2 perfette e 1 egregia) su 4 (con l’UA-93 che va a farsi un giro in Ohio senza sapere bene cosa fare quando avrebbe potuto buttarsi su una qualunque città, in mancanza di meglio: difficile mancare una città ;o)
  2. Che nonostante gli USA e i loro alleati, con i rispettivi servizi di intelligence, fossero in guerra con i terroristi da anni e sapessero di possibili attacchi sul suolo americano, CIA e FBI abbiano interferito tra loro e la difesa americana abbia dimostrato una preoccupante impreparazione (e non entro nella questione delle simulazioni per l’esercitazione che ha messo fuori gioco il NORAD). 
 
LINK UTILI: 

Bertrand Russell contesta la versione ufficiale dell'omicidio Kennedy



"16 Questions On the Assassination è un articolo di Bertrand Russell, pubblicato il 6 settembre 1964. Bertrand Russell, già novantenne, scrisse l'articolo per mettere in dubbio le conclusioni della Commissione Warren sull'assassinio del Presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy, che indicarono in Lee Harvey Oswald il solo assassino.
L'articolo inizia così:
« La versione ufficiale dell'omicidio del Presidente Kennedy è così piena di contraddizioni che è stata abbandonata e riscritta almeno tre volte. Delle montature sfacciate hanno avuto una vastissima copertura dei mass media, mentre le smentite di quelle stesse bugie non sono mai state pubblicate. Fotografie, prove e affidavit sono stati manipolati a tal punto da essere irriconoscibili. Alcuni degli aspetti più importanti del caso contro Lee Harvey Oswald sono stati completamente cancellati. Nel frattempo, l'FBI, la polizia e i Servizi segreti hanno indotto al silenzio alcuni testimoni chiave o li hanno istruiti su cosa dire. Altri che erano coinvolti sono scomparisi o morti in circostanze straordinarie. »

Le sedici domande
  1. Perché tutti i membri della Commissione Warren erano molto vicini al Governo degli Stati Uniti?
  2. Se, come ci è stato detto, Lee Harvey Oswald era l'unico assassino, dov'è il problema per la sicurezza nazionale?
  3. Se il Governo è così sicuro dei suoi argomenti, perché ha condotto tutte le inchieste nel più stretto riserbo?
  4. Perché la Commissione Warren non ha costituito una giuria per rispondere alla domanda di chi ha ucciso il Presidente John F. Kennedy?
  5. Perché così tanti liberali hanno affidato le proprie responsabilità ad una commissione di cui si sono rifiutati di esaminare le condizioni?
  6. Com'è stato possibile che le autorità abbiano seguito così tante persone come potenziali assassini, e non siano riusciti a osservare l'ingresso di Oswald nello stabile adibito a magazzino di libri (Texas School Book Depository) mentre dicono che portasse con sé un fucile lungo più di tre piedi?[1]
  7. Perché il percorso del Presidente fu cambiato all'ultimo minuto per permettergli di passare davanti al luogo di lavoro di Oswald?
  8. Perché le prove mediche riguardanti la morte del Presidente sono state alterate fino a renderle irriconoscibili?
  9. Qual è l'evidenza per dimostrare l'ipotesi che il Presidente sia stato colpito da dietro?
  10. Perché l'FBI ha rifiutato di pubblicare quelle che avrebbero potuto essere le prove più certe nell'intero caso?
  11. Com'é possibile che milioni di persone siano state fuorviate da enormi falsificazioni della stampa?
  12. Perché il risultato del test con la paraffina è stato alterato prima che venisse annunciato dalle autorità?
  13. Perché l'unica descrizione dell'omicida di Tippitt è stata deliberatamente omessa dalla polizia dal racconto dell'unico testimone oculare?
  14. Perché la descrizione di Oswald in relazione alla morte del poliziotto Tippitt era stata trasmessa via radio dalla polizia di Dallas alle ore 12:23 del 22 novembre, mentre a Tippitt non fu sparato prima delle 13:06?
  15. Com'è stato possibile per Earl Warren prevedere che la testimonianza di Marina Oswald sarebbe stata l'esatto contrario di quanto lei stessa aveva detto in precedenza?
  16. Com'è possibile che un procuratore distrettuale di grande esperienza come Henry Wade ignori tutti gli straordinari cambiamenti di prove e di testimonianze che lui stesso ha raccontato durante il caso Oswald?"