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mercoledì 7 dicembre 2011

Come si esporta la democrazia tra i selvaggi (1953-...)




1953: Mohammad Mosaddeq, primo ministro iraniano democraticamente eletto viene abbattuto da un colpo di stato ordito dalla CIA e servizi segreti inglesi, per essersi azzardato a nazionalizzare l’industria petrolifera iraniana. Al suo posto il classico tiranno burattino dell’occidente, lo Shah:

Obama si “scusa” con l’Iran:

1963: il partito Ba’ath (quello di Saddam Hussein) prende il potere in Iraq con un colpo di stato appoggiato dagli Stati Uniti:

1977: colpo di stato in Pachistan. Muhammad Zia-ul-Haq instaura una dittatura militare. Reagan lo prende sotto la sua ala protettiva e così nascono i talebani (in funzione anti-sovietica), quelli che stiamo combattendo da un decennio:

1996 i talebani prendono il potere in Afghanistan. Il loro governo è riconosciuto ufficialmente da Arabia Saudita e Pachistan (entrambi nostri alleati nella Guerra al Terrore)

2011: Mohammar Gheddafi ennesimo tiranno alleato dell’Occidente nella Guerra al Terrore fronteggia un’insurrezione armata organizzata dalla CIA e dall’Arabia Saudita:

giovedì 1 dicembre 2011

Emmanuel Assange - Julian Goldstein



Wikileaks è diventata l'interfaccia perfetta tra qualche servizio segreto e l'opinione pubblica mondiale. L'informazione in rete viene usata con licenza d'uccidere.

Fabio Ghioni, hacker

Emmanuel Goldstein è un personaggio letterario, il nemico del Partito che governa l'Oceania nel libro di George Orwell 1984. A causa della sua opposizione al Grande Fratello, ogni giorno, a partire dalle 11.00 in ogni ufficio e luogo pubblico si tengono manifestazioni di isteria collettiva contro di lui: i famosi "Due minuti d'odio". Il lettore, comunque, capirà in seguito che Goldstein e il suo gruppo non sono altro se non un sistema che il Partito usa per controllare le coscienze, al punto che la loro stessa esistenza non è decidibile con certezza.

I grandi banchieri, muovendo alcune semplici leve che controllano il flusso del denaro, possono determinare il successo o il fallimento dell’economia di un paese. Controllandone i comunicati stampa sulle strategie economiche che demarcano le tendenze nazionali, l’élite è capace non solo di prendere in mano le redini del potere della struttura economica di tale nazione ma anche di estendere il controllo su tutto il mondo.
Aldous Huxley

Anna Stepanovna Politkovskaja, morta
Enzo Baldoni, morto
Ilaria Alpi, morta
Julian Assange, arrestato per non aver indossato un profilattico
Se Assange fosse una vera minaccia per l’establishment sarebbe ancora vivo? Io credo, piuttosto, che avrebbe fatto la fine di questi altri:

Assange ha negato che dietro l’11 settembre ci sia un qualunque complotto diverso da quello di Osama Bin Laden
Assange ammira Benjamin Netanyahu
"Mendax" (ingannatore, mentitore, mendace) è lo pseudonimo usato da Julian Assange quando faceva l'hacker.
Non sarebbe la prima volta che succede:

"Chi proprio non crede alla parabola di Wikileaks è Fabio Ghioni, l’hacker più famoso d’Italia condannato per lo scandalo dei dossier Telecom. Sono almeno tre le cose che secondo Ghioni non tornano: la natura riservata delle notizie diffuse, le dimensioni degli investimenti finanziari necessari e i reati commessi. “La violazione del segreto di Stato in America è punita con la pena di morte e se gli Usa volessero veramente l’estradizione di Assange, la otterrebbero senza nessun problema”. L’ex numero uno del Tiger team di Telecom sostiene che dietro a Wikileaks ci sia qualche servizio segreto. “Per fare un’operazione del genere ci vuole un budget di almeno tre milioni di euro l’anno”. Insomma, secondo lui, qualche barba finta è andata da Assange e gli ha detto: “Ti passo le informazioni riservate, ti do un posto dove metterle, ti copro di milioni e ti garantisco fama e successo ma soprattutto impunità”. Un’offerta difficile da rifiutare.
A sostegno della sua tesi Ghioni cita la storia del soldato Manning. La persona che, secondo gli inquirenti statunitensi, è entrata nel database Siprnet, da cui provengono i cable diplomatici, per poi passarli ad Assange. “Questa è una storia comica. I computer che si possono collegare al sistema sono monitorati costantemente. Dai movimenti del mouse a quello che uno digita sulla tastiera. Ma vi immaginate un soldato che si connette e scarica centinaia di migliaia di dati? – continua Ghioni che a sostegno della sua tesi cita il caso della sicurezza informatica della sua ex azienda – Nei computer connessi alla banca dati di Telecom non puoi inserire neanche una chiavetta usb, non puoi scaricare nessun documento. Vogliamo pensare che i servizi segreti e il dipartimento di Stato americani hanno una policy sulla sicurezza informatica inferiore a quella di Telecom? Non scherziamo”.
"Violarlo e rubarne i segreti è stato un gioco da ragazzi, spiega Manning in chat a un amico hacker: “Mi sono avvicinato al computer con un cd di Lady GaGa, ho cancellato la musica e scritto un file compresso. Nessuno ha sospettato nulla. Mentre facevo finta di ascoltare e cantare Telephone (una delle hit di Lady GaGa, ndr) ho scaricato quella che verosimilmente è la più grande sottrazione di dati riservati della storia americana”.
Ecco la sintesi di un blogger, che evidenzia l'assurdità di questa versione dell'accaduto:
"un tale manning, stufo di vedere massacrati i civili irakeni decide di rubare dei file che si scambiano i diplomatici (e perchè mai? che c'entra? boh). Andiamo avanti. Questo manning entra con un cd di lady gaga e una penna usb, accede all'archivio e mentre fa finta di ascoltare il cd di lady gaga copia tutti i file... Praticamente un genio. Certo, deve essere un genio uno che riesce a copiare qualcosa su un cd musicale (che non è riscrivibile) un archivio così immenso (però forse era un dvd...). E la penna usb a cosa gli sarà servita? A sbloccare il cd musicale e farlo diventare dvd riscrivibile? Ma questi pensano che le persone sane di mente ci caschino? Io dico di sì, a giudicare dall'isteria collettiva su questi file".

Intervista a Fabio Ghioni (1 dicembre 2010):
Wikileaks sta diventando uno strumento di potere e in quanto tale, una struttura d'intelligence valuterebbe innanzitutto la sua utilità operativa come strumento di infowar o di ricatto verso persone o strutture scomode…La mia esperienza mi ha insegnato che ogni cosa che ci viene comunicata va sempre considerata con un sopracciglio alzato. Assange potrebbe essere in buona fede e allora potrei dire che il mandato internazionale è il modo più semplice di bloccare una persona. Se però non è in buona fede ed è uno strumento nelle mani di una struttura di infowar o intelligence, allora direi che il mandato internazionale è una copertura perfetta soprattutto se ha risonanza mediatica.

«Dietro a quel sito c’è qualche 007»
Intervista a Fabio Ghioni:
Assange e Wikileaks fanno tutti da soli o c’è qualcuno dietro?
«Non scherziamo. È impossibile che facciano tutto da soli, come paladini della trasparenza. Basta dare un’occhiata alla mole di documenti raccolti e resi pubblici. Stiamo parlando di intere banche dati. Dietro a tutto c’è qualcuno interessato a fare uscire queste informazioni in maniera chirurgica e a senso unico».
Cosa intende dire?
«Quando solo pochi conoscevano Wikileaks, ricordo che Assange boccheggiava e non riusciva a pagare neppure le bollette del sito. Poi sono esplosi. Qualche servizio segreto deve essersi reso conto della potenzialità di uno strumento del genere per campagne di disinformazione e propaganda mirata. Questo non significa che i documenti rivelati siano falsi. Finora, però, sono usati a senso unico, contro l’Occidente. Una specie di schema stile “divide et impera” per seminare divisioni nei rapporti fra alleati. Mi sembra una tattica fin troppo chiara e mirata, che ha poco a che fare con la trasparenza».
Quali sarebbero i servizi segreti coinvolti?
«Esistono organizzazioni cybercriminali come Russian business network, che secondo documenti americani è collegata all’Fsb, intelligence russa. Non escludo neppure che ci sia lo zampino di qualche struttura occidentale. È significativo che Wikileaks non abbia mai pubblicato documenti della Cia, ma solo del Pentagono e del Dipartimento di Stato, per ora. Non penso che Pechino e Teheran passino informazioni ad Assange. Però è plausibile che un colosso come la Cina finanzi Wikileaks, senza farlo sapere, trattandosi di uno strumento che sta provocando caos nel cuore dell’Occidente».
È stato arrestato un militare dell’intelligence Usa come gola profonda di Assange. Può essere che ci sia solo lui?
«È impossibile, inverosimile. Probabilmente ci sarà più di qualcuno al Pentagono o al Dipartimento di Stato Usa, che ha passato documenti e informazioni pensando di migliorare il mondo con la denuncia di qualche magagna occidentale. Penso che le fonti idealiste di Wikileaks siano il 5%, ma non può essere il singolo a passare banche dati intere».
Costa molto una struttura come Wikileaks?
«Il costo è elevato e si potrebbe aggirare su milioni di euro. La storia delle donazioni è ridicola. Che il sito renda pubblici i bilanci e poi faremo i conti. Assange è sempre in viaggio e non bastano i punti Mille miglia. Da dove arrivano i soldi?».
Il fondatore di Wikilekas continua a presentarsi come paladino della trasparenza. Cosa ne pensa?
«Non metto in dubbio che abbia iniziato spinto da gradi ideali, che condivido, ma poi la faccenda gli ha preso la mano. Il sito stava per chiudere per mancanza di fondi, poi è resuscitato. Mi piacerebbe credere che questa storia derivi da cittadini paladini delle libertà, ma purtroppo non è così».

Il Mossad accusato di complotto: «Le notizie di Wikileaks avvantaggiano Israele»
di Eric Salerno
ROMA (3 dicembre 2010) - A chi fa gioco il gioco di Wikileaks? Finora poco più di seicento di 251.287 messaggi diplomatici americani “rubati” sono apparsi in rete ma c’è già chi parla di complotto. Due sono le direttrici indicate: Julian Assange e i suoi collaboratori si vogliono arricchire oppure stanno lavorando per favorire la politica di un governo. Le teorie complottiste abbondano sul web. Nel mirino, quasi sempre, Stati Uniti e Israele. E anche questa volta, in prima linea tra gli accusati, i due Paesi.
In un’intervista alla rivista americana Time il fondatore di Wilkileaks ha fatto le lodi di Netanyahu che, ha detto, è convinto che le rivelazioni aiuteranno la ricerca della pace in Medio Oriente. «Il premier israeliano sostiene che i leader devono parlare in pubblico come parlano nel privato». I documenti classificati finora pubblicati giocano sicuramente a favore di Tel Aviv. Sia quando i diplomatici americani raccontano come molti leader arabi sono preoccupati per la politica di Teheran, sia quando spiegano che nonostante lo stato formale di belligeranza tra arabi e Israele, esistono ottimi rapporti tra molti paesi del Golfo e il “nemico”.
Wikileaks è nato nel dicembre 2006 e sostiene di «essere stato fondato da dissidenti cinesi, giornalisti, matematici ed esperti di informatica dagli Stati Uniti, Taiwan, Europa, Australia e Sud Africa». E anche se oggi c’è chi sospetta un ruolo dei cinesi nella raccolta e disseminazione dei documenti, molti cinesi vicini al regime sono convinti che Assange e i suoi siano in qualche modo collegati al Mossad, il servizio segreto di Tel Aviv.
Su un sito britannico qualcuno ha trovato “intrigante” una frase di un articolo del giornalista israeliano Yossi Melman, pubblicato sul quotidiano The Independent. Melman mette insieme tre eventi «apparentemente non collegati tra loro». Il primo, la pubblicazione dei documenti molti dei quali riguardano le preoccupazioni del mondo con il programma nucleare iraniano; il secondo, l’assassinio misterioso a Teheran del più importante scienziato nucleare iraniano e il ferimento di un altro; e infine la nomina di Tamir Pardo come nuovo capo del Mossad. «Ma c’è un legame tra di loro. Sono parte dello sforzo interminabile dell’Intelligence israeliana, insieme con le loro controparti in Occidente compreso l’M16 britannico e la Cia americana, per sabotare, ritardare e se possibile per impedire all’Iran di raggiungere il suo scopo di ottenere la sua prima bomba nucleare». Melman non ha voluto chiarire oltre il suo pensiero.
Accuse al Mossad, dopo quelle scontate di Ahmadinejad, sono arrivate ieri anche dalla Turchia, vecchio alleato strategico di Israele ora su posizioni nettamente contrarie alla politica del governo Netanyahu. Huseyin Celik, numero due del partito del premier Erdogan ha indicato che «Israele è soddisfatto» per le rivelazioni. «Ancora prima che i documenti fossero diffusi, già dicevano che “Israele non avrà problemi”».

Wikileaks: Tarpley, è strip-tease CIA per colpire nemici. A partire da Berlusconi-Putin. lo dice giornalista investigativo (ansa) - Roma, 7 dic 2010
Le rivelazioni di Wikileaks? "Sono uno strip-tease della Cia per colpire i suoi nemici, a cominciare da Berlusconi-Putin": lo sostiene il celebre giornalista investigativo Usa, Webster Tarpley all'ANSA. Il rapporto Roma-Mosca "vuol dire fra le altre cose l'oleodotto Southstream, oggetto di odio feroce da parte della CIA. Nessun fantoccio di Washington viene criticato", ha aggiunto.
I documenti pubblicati rivelano "cose già note da un pezzo, come il desiderio dei Sauditi di colpire l'Iran. Assange dice bene della CIA mostrando di dire male", aggiunge Tarpley, convinto che "il prossimo passo sarà un ripulisti generale dell'internet, chiudendo tanti siti critici, utilizzando come pretesto dei segreti spifferati da Assange". Il giornalista non è l'unico ad accusare Assange di fare gli interessi di gruppi occulti: nella schiera dei critici c'é anche John Young, co-fondatore di Wikileaks e ora con un proprio sito indipendente.
Per capire Assange, bisogna rifarsi a Paolo Sarpi, il maestro veneziano dei servizi segreti, il quale ha teorizzato il limited hangout o self-exposure praticato dalla CIA gia' quattro secoli prima di Assange nel suo parere "Del confutar scritture malediche," scritto per il Senato il 29 gennaio 1620. (Opere, edizione Cozzi, Milano: Ricciardi, 1969)
Notiamo in questo contesto che e' stato proprio Cass Sunstein a menzionare Wikileaks per la prima volta (ch'io sappia) nella grande stampa americana, scrivendo sul Washington Post del 24 febbraio 2007: "Wikileaks.org, founded by dissidents in China and other nations, plans to post secret government documents and to protect them from censorship with coded software." [Trad: “Wikileaks.org, fondato da dissidenti in Cina e in altre nazioni, intende pubblicare documenti governativi segreti proteggendoli dalla censura con software criptato”].
Era il primo successo pubblicitario per il gruppo di Assange, e veniva grazie a Cass Sunstein personalmente.
Su Cass Sunstein:

Fino a qualche mese fa l’unico avvocato difensore di Julian Assange era Mark Stephens, della Finers Stephens Innocent, consulenti legali del Waddesdon Trust (famiglia Rothschild):

Vale la pena ricapitolare gli indizi che dovrebbero portarci a concludere che non sia quello che dice di essere.
Da quando Assange è diventato il responsabile unico di wikileaks, scacciando o agevolando l’uscita di chi non la pensava come lui, le “fughe di notizie” hanno rivelato che:
* le armi di distruzioni di massa in Iraq esistevano veramente (!!!);
* l’Iran è una potenza regionale destabilizzatrice e va fermata con le buone o con le cattive;
* Nicola Calipari è morto a causa della sua negligenza;
* il numero di vittime della guerra in Iraq corrisponde al dato fornito dall’amministrazione Bush-Cheney, è drasticamente inferiore rispetto alle stime di tutte le organizzazioni indipendenti e i responsabili del macello sono soprattutto gli iracheni stessi e non le forze di invasione;
* la condotta di Israele e di Tony Blair è impeccabile;
Una curiosa convergenza rispetto alle posizioni dei falchi della precedente amministrazione statunitense e dell’attuale governo israeliano.
La seconda razione di fughe di notizia ha rivelato che:
* gli Stati Uniti spiano i loro alleati e le Nazioni Unite (sorpresona!);
* L’Arabia Saudita e tutti i paesi suoi alleati nel Golfo si preoccupano dell’ascesa dell’Iran;
* Ahmadinejad è descritto come il “nuovo Hitler” e Hugo Chavez come un folle;
* l’Iran riceve missili dalla Corea del Nord;
* gli Stati Uniti temono che le armi nucleari pachistane finiscano nelle mani sbagliate;
* il governo russo fa affari con la mafia russa;
* Gheddafi è (era) mentalmente labile e potrebbe (avrebbe potuto) fare di tutto;
Guarda caso, i principali bersagli sono ancora una volta i maggiori avversari e critici degli Stati Uniti e di Israele che anche questa volta se la cava brillantemente, con nulla a suo carico.
D’altronde lo stesso Assange ha affermato in due occasioni che il bersaglio di Wikileaks sarebbero stati i regimi oppressivi asiatici, Russia e Cina in primis:

In cambio, tra le tante cose, non scopriamo nulla di più di quel che ci hanno già detto i migliori giornalisti d’inchiesta riguardo al coinvolgimento delle forze NATO nel narcotraffico afghano, agli omicidi eccellenti commissionati dal governo israeliano, né sul comportamento terroristico dei mercenari assoldati dalle multinazionali in Iraq, agli eventi di Fallujah.
A che gioco sta giocando Assange? Perché ha ammesso pubblicamente che gli Americani gli passano documenti scottanti? Perché dovrebbero aiutarlo se è così temuto e detestato?
Hillary Clinton ha subito usato le wikileaks per dimostrare che le preoccupazioni americane nei confronti dell’Iran sono fondate ed ampiamente condivise.
I commenti nei forum dei quotidiani britannici che ci preparano alla guerra con l’Iran, ossia alla Terza Guerra Mondiale, si sprecano:
È un incubo per gli anti-israeliani. Ora non possono dare la colpa ad Israele se l’America attaccherà l’Iran a causa delle pressioni saudite
WikiLeaks ha anticipato il giorno in cui gli USA agiranno finalmente per estirpare gli impianti nucleari dello stato del terrore iraniano. Chi ama la pace dovrebbe rallegrarsene e nominare Wiki per il premio Nobel per la pace
Allora non sono solo i “malvagi” israeliani che esortano a colpire l’Iran, ma più o meno tutti i paesi del Medio Oriente. E’ quasi troppo bello per essere vero. Non che non lo si sapesse prima, ma ora nessuno potrà negarlo”.
Così se ci sarà una guerra contro l’Iran potremmo per favore astenerci dal dire che è solo per il petrolio, visto che sono i produttori di petrolio che spingono per l’attacco all’Iran?
Sarà molto difficile per la gente condannare l’America quando vedono che ogni sceicco la implora di bombardare i loro ‘fratelli’

La vicenda di Gary McKinnon è molto istruttiva. Rischia di ricevere lo stesso trattamento penale di un terrorista, senza neppure essere un hacker di prima classe e senza aver neppure commesso una minuscola frazione di quel che ha fatto Assange ("un tentativo irresponsabile di destabilizzare la sicurezza globale", è come il Pentagono ha descritto le rivelazioni di wikileaks).
Però Assange è ricercato dall'interpol per non aver usato un profilattico, non per aver messo a repentaglio la sicurezza internazionale!
Curioso, no?

mercoledì 23 novembre 2011

Lo stratega che piace tanto a David H. Petraeus (CIA-US Central Command)




Thomas P. M. Barnett è uno stratega militare molto stimato dal generale David H. Petraeus, che ha dichiarato di seguire attentamente il suo blog e che, fino all’anno scorso, molti volevano come candidato anti-Obama per le presidenziali del 2012 (un generale!):
Oggi Petraeus dirige la CIA!
Qual è il pensiero dello stratega che piace all’attuale direttore della CIA, già Comandante dello U.S. Central Command, che prevede la responsabilità strategica di tutto il teatro medio-orientale?
Barnett descrive il rimodellamento del pianeta come un Brave New World huxleyano in cui una parte del mondo (Il Nocciolo, The Core) gode di tutti i privilegi e vantaggi della Pax Americana e l’altra (la periferia dei Selvaggi) è lasciata ai margini - nel sottosviluppo e nella violenza -, purché consenta lo sfruttamento delle sue risorse a chi sa come servirsene. La Russia e, in prospettiva, la Cina farebbero parte del Nocciolo, con una progressiva estensione della NATO. Ci sarà una contrapposizione tra zona stabile e zona caotica, che comprende i Balcani, buona parte dell’America Latina, l’Africa quasi nella sua interezza, l’Asia Centrale, il Medio Oriente, il Sud-est asiatico: quasi il 40% della popolazione mondiale (socialisti, neri, slavi del sud e musulmani). La zona caotica contiene le zone di sfruttamento da tenere d’occhio, intervenendo con dei raid laddove si renda necessario distruggere ogni possibilità di resistenza. Il mancato sostegno alle rivoluzioni in Tunisia ed Egitto, la partizione del Sudan prima e della Libia poi, l’intervento francese in Costa d’Avorio sono da leggere in questa direzione. Si dovranno erigere dei muri per impedire che l’umanità negletta voglia far parte del Nocciolo. L’America può fare quel che le pare al di fuori del nocciolo e le nazioni che non si vogliono integrare sono automaticamente nel torto: la loro sovranità nazionale è solo virtuale. Ci si potrebbe domandare quale sarà la sorte di quei residenti nel Nocciolo che non sono fedeli alla linea.
Negli anni Trenta il Giappone imperialista aveva sviluppato una dottrina egemonica che si chiamava “Sfera della Co-Prosperità” e che presupponeva il dominio giapponese sull’Estremo Oriente a beneficio di tutti, come il padre governa i figli per il loro bene. Quel progetto, come lo schema di Barnett, rassomiglia molto da vicino all’Impero di Guerre Stellari, o alla propaganda del “linguaggio doppio” (doublespeak) di Orwell: “La guerra è pace, La libertà è schiavitù e L'ignoranza è forza”. Barnett, che era a favore dell’intervento in Iraq, definisce il ruolo futuro degli Stati Uniti come quello del Leviatano. Vale la pena di notare che, nel Leviatano, Hobbes sanciva il diritto dello Stato a distruggere qualunque cittadino che si opponesse alla sua autorità, in nome del diritto del più forte.
Il Nostro raccomanda che il principio centrale della dottrina estera sia quello di comprimere la sfera dei selvaggi, ma non spiega qual è un numero accettabile di vittime che possono essere sacrificate alle esigenze dei "superuomini" del Nocciolo. “Abbiamo vinto la Guerra Fredda solo per fare un passo indietro e lasciare che il mondo si governi da solo?”. E' convinto che le regole riducono i conflitti e la violenza e quindi servano più regole vincolanti, assieme alla forza per farle rispettare (regole stabilite da chi? Dalla nazione che da sola, nel comparto militare, spende come tutte le altre nazioni messe assieme?). 
Afferma che nei prossimi anni gli Stati Uniti aggiungeranno altri membri alla federazione (Canada? Messico?).

LINK UTILI

martedì 22 novembre 2011

Complottisti ed anticomplottisti sono una piaga sociale




I complottisti vedono complotti ovunque, anche nelle catastrofi naturali. Gli anticomplottisti non tengono in nessun conto l’ovvia constatazione che il potere corrompe ed il potere assoluto corrompe assolutamente. I complottisti si rendono ridicoli da soli, ma rendono anche un importante servizio a chi i complotti li ordisce veramente, perché generano confusione e la confusione facilita il compito di chi trama e di chi si propone come soluzione ai problemi che genera. Gli anticomplottisti godono del tacito appoggio della massa, spinta a farlo dai naturali meccanismi di difesa della psiche (nessuno vuole immaginare che ci sia qualcuno che ce l’ha con lui e che sia molto più potente di lui – meglio classificare il tutto come “paranoia”). Gli anticomplottisti sono, volenti o nolenti, i migliori puntelli dello status quo. Qui mi occupo soprattutto di loro.


La gente che non crede ai complotti è un po’ come il terrestre che crede di essere l’unico essere vivente intelligente nell’universo, a prescindere (questa cosa fa davvero ridere: si può essere più narcisisticamente antropocentrici di così? Che futuro ci può essere per una specie così infantile?). Ecco un altro utile paragone: il complottista è il fedele che crede a-prioristicamente all'esistenza di Dio, l'anticomplottista è l’ateo che crede aprioristicamente alla non-esistenza di Dio e si ritiene, goffamente, intellettualmente superiore rispetto al credente. Entrambi sbagliano, com'è abbastanza evidente a chi si soffermi un po' a pensare alla questione: l’unica posizione ragionevole è l’agnosticismo, ossia lo scetticismo, in particolare nei rapporti con il potere, dato che maggiore è il potere, maggiore sarà la corruzione.


Il termine "dietrologia" è diventato una coperta di Linus: la realtà non può essere così spaventosa come minaccia di essere. Non potremmo psicologicamente reggere l'impatto di una tale verità. Preferiamo credere che certi scenari siano dietrologie e che certi atti siano quelli di un pazzo o comunque di un fanatico, che sono ormai sinonimi. Lo riteniamo un folle però, bizzarramente e contraddittoriamente, crediamo alla sua versione dei fatti, perché corrisponde esattamente a ciò che vogliamo credere. Tutte le contraddizioni, menzogne ed aporie vengono spazzate sotto il tappeto dell'angelismo (“le autorità non farebbero mai certe cose”, “se non hai fatto nulla di male non hai niente da temere”, “tutto si sistemerà”, “è nell’interesse di tutti che sia ristabilito l’ordine”, “siamo tutti nella stessa barca”, “ciascuno riceve ciò che merita”, ecc.), perché ci irritano, sono un'offesa alla nostra ragione/psiche, o per meglio dire al nostro ego. Ho purtroppo l’impressione di vivere in una società essenzialmente codarda ed illusa, per di più incapace di prenderne coscienza:
"All'immagine di un male banale ma contagioso ed epidemico Rumiz affianca quella di un bene ingenuo e cieco, di un bene imbecille e infermo che ha il pericoloso difetto di non saper fiutare il pericolo. Egli sottolinea, da questo punto di vista, come sia molto rischioso continuare a parlare di integrazione, di convivenza in Europa solamente a livello retorico, “nella beata ignoranza dei meccanismi della disintegrazione”. Nel suo “Maschere per un massacro” Rumiz ha insistito molto su questo aspetto, sottolineando che tutte le mosse preparatorie del conflitto in Bosnia si sono svolte in gran parte alla luce del sole, e che nonostante questo la maggioranza delle persone fino all'ultimo non voleva credere che l'efferatezza potesse scatenarsi tra di loro. "La velocità impressionante della pulizia etnica fu resa possibile non solo dalla sua lunga, meticolosa preparazione, ma anche da questa incredulità delle vittime e della gente in generale. Non esiste prova migliore, forse, che la Bosnia non è stata distrutta dall'odio - come fa comodo a troppi supporre - ma da una diffusa ignoranza dell'odio" (Rumiz, 1996, p. 7). Paradossalmente, racconta Rumiz, a Sarajevo è la "piccola criminalità" a fiutare prima l'arrivo della guerra e organizzare un minimo di difesa perché più consapevole delle possibilità e dei meccanismi del male e della violenza. […]. Riprendendo l'intuizione di Rumiz, l'insegnamento che ci viene dall'esperienza balcanica è che ciò che ci trasforma in carne da cannone è lo stesso imbonimento, la stessa inerte apatia, la stessa acquiescenza che ci porta a seguire tutti lo stesso programma televisivo, o a comprare lo stesso prodotto reclamizzato, o a votare in massa il primo pagliaccio che scende in campo promettendoci di risolvere tutti i nostri problemi se solo acconsentiamo ad affidargli un po' più di potere" (Marco Deriu, “Dizionario critico delle nuove guerre”, 2005, pp. 66-68).

*****

Prendiamo come esempio tre noti complotti: Quello di Hitler per uccidere gli Ebrei; quello di Bush e Blair per invadere l’Iraq (armi di distruzione di massa – legami Hussein/Bin Laden); quello serbo per realizzare un genocidio in Kosovo. I primi due sono veri, il terzo è falso, come spiego qui:
Dunque l’opinione pubblica è più complottista dei presunti complottisti e diversi “complottisti” (scettici) sono più informati e più lucidi di chi li ritiene dei lunatici o dei babbei. Di più, gli anti-complottisti (quelli per partito preso, quelli del “sei un dietrologo, non ha senso prenderti sul serio”) sono convinti che la loro parte sia quella buona e non farebbe mai certe cose e, contemporaneamente, che gli “altri” (i terroristi, i cinesi, i russi, gli iraniani, ecc.) sono pronti a tutto. In questo senso sono iper-complottisti e per di più troppo pigri o non sufficientemente coraggiosi per informarsi adeguatamente. Al contrario, molti “complottisti” (scettici) partono dall’ipotesi, del tutto realistica, che la propaganda, la disinformazione e la manipolazione abbondino ovunque, ad ogni livello.
In genere, gli anti-complottisti pretendono dai “complottisti” un’analisi completa di un evento, non si accontentano di considerare le contraddizioni, omissioni, bizzarrie, ecc. della versione ufficiale, come dovrebbe fare qualunque individuo dotato di senso critico.
Allo stesso tempo, però, gli anti-complottisti sono inclini ad accettare le analisi incomplete fornite dalle autorità, dimostrando una considerevole dose di grullaggine ed una preoccupante tendenza ad imitare le tre scimmiette, chiudendo occhi, orecchi e bocca.
I “complottisti” hanno il coraggio di esporsi ai lazzi e derisioni dei “benpensanti”, mentre gli anti-complottisti hanno le spalle coperte dall’establishment, dalla maggioranza e dall’autocensura del politicamente corretto e della paura di fare brutta figura. Essere anti-complottisti è facile, molto facile.
Il brutto è che gli anti-complottisti, accettando la lettura della realtà divulgata dai potenti diventano complici, volenti o nolenti, di tutto quel che accade in conseguenza della loro tacita o convinta accettazione delle strategie dei potenti.  
La verità, che ci piaccia o meno, è che la storia è costellata di piccole e grandi cospirazioni. C’è chi ritiene che i complotti servano a consolare quelli che trovano la realtà troppo noiosa e complicata se non è condita con qualche trama occulta. C’è chi preferisce pensare che, in una società secolarizzata, i complottismi servano a soddisfare il disperato bisogno di fare chiarezza nel caos. La cosa interessante è che questa stessa analisi è applicabile agli anti-complottisti. È piacevole e consolante credere che il nostro destino è determinato dall’incompetenza e dagli errori e che le cose sono più o meno come sono. Ci si sente meglio nel pensare che non siamo così fessi da farci fregare dalle epopee dei rettiliani, degli Illuminati e altre sciocchezze. Siamo razionalisti, persone che non hanno tempo da perdere con il pensiero magico, persone che ci tengono alla loro igiene mentale, persone che scelgono di non prendere in considerazione la documentazione della storiografia ufficiale che prova il coinvolgimento della CIA nel sovvertimento di regimi stranieri non collaborativi, da Allende a Jacobo Árbenz nel Guatemala (1954). Se la CIA dice che non l’ha fatto allora non l’ha fatto. Se uno preferisce credere di non potersi perdere nell’intrico di petrolio, narcotraffico, denaro, crimine organizzato, imperialismo, istituzioni, religione e società civile che circonda l’11 settembre ha tutto il diritto di farlo, ma ciò presuppone una conoscenza di come funziona il mondo che nessuno possiede. Forse l’11 settembre è davvero la perfetta esecuzione di un piano incredibilmente complicato portato a termine in circostanze fenomenalmente avverse e che non è stato rovinato da incompetenze ed errori; o forse no. Ma il risibile tentativo di collegare Saddam Hussein e Al-Qaeda per giustificare l’invasione dell’Iraq era un complotto governativo reale (non particolarmente ben riuscito): uno scenario paranoide prodotto dalle migliori menti al servizio del presidente degli Stati Uniti per ingannare l’opinione pubblica americana ed internazionale. Una vera cospirazione mirata a promuovere una falsa cospirazione nell’intento di invadere illegalmente una nazione (e distruggere le vite di centinaia di migliaia di persone). È probabile che queste stesse persone stiano dandosi da fare per convincerci che l’Iran costituisca una minaccia per le altre nazioni pacifiche del mondo.
"L'esito finale di questa deriva sarà probabilmente un conflitto con l'Iran e con gran parte del mondo islamico. Uno scenario plausibile di uno scontro militare con l'Iran presuppone il fallimento [del governo] iracheno nell’adempiere ai requisiti [stabiliti dall’amministrazione statunitense], con il seguito di accuse all’Iran di essere responsabile del fallimento, e poi, una qualche provocazione in Iraq o un atto terroristico negli Stati Uniti che sarà attribuito all’Iran, [il tutto] culminante in un’azione militare “difensiva” degli Stati Uniti contro l’Iran[Zbigniew Brzezinski, uno dei massimi esperti di politica internazionale (1 febbraio 2007):
"Al Pentagono, nel novembre del 2001, feci una chiacchierata con uno degli ufficiali superiori. Sì, stavamo ancora progettando la guerra contro l’Iraq, ma c’era anche altro. Quel progetto faceva parte di un piano quinquennale di campagne militari che comprendeva sette nazioni: a partire dall’Iraq, per continuare con la Siria, il Libano, la Libia, l’Iran, la Somalia e il Sudan. Il tono era indignato e quasi incredulo […] Cambiai discorso, non erano cose che volevo sentire" [Wesley Clark, ex comandante generale dell'US European Command, che comprende tutte le attività militari americane in Europa, Africa e Medio Oriente – “Winning Modern Wars”, p. 130:
Dunque non è per nulla sorprendente che una maggioranza di abitanti di questo pianeta non creda alla versione ufficiale dei fatti dell’11 settembre:

sabato 19 novembre 2011

In difesa degli Indignati e di Occupy Wall Street



Dan Hind, "Lo spettro dell’estremismo", Al Jazeera, 16 Nov 2011

“Non appena qualcuno si mette a parlare in pubblico degli eccessi del settore finanziario, volano le accuse di estremismo. MJ Rosenberg, in un articolo per Al Jazeera “Occupy protest critics exploit anti-Semitism” 16 Oct 2011), ha scritto di come alcuni critici di Occupy Wall Street hanno cercato di collegarlo all’anti-semitismo. Una cosa che ricorre di frequente nella storia. Gli estremisti di destra si sono spesso scagliati contro il sistema bancario, perciò non è difficile trovare un’analoga retorica proveniente dalla sponda dei critici moralmente integri della finanza e da quella dei militanti che disseminano fantasie su un ipotetico complotto ebraico o massonico per governare il mondo. E naturalmente non sono solo le occupazione ad essere state etichettate come bigotte. Gli attivisti del Tea Party sono incorsi nell’accusa di razzismo quando la maggior parte di loro voleva solo denunciare gli sprechi e l’incostituzionalità del governo federale. Ci si trova tra l’incudine e il martello. Se si rifiuta il capitalismo nella sua interezza si viene liquidati come idealisti senza costrutto, oppure stalinisti. Se ci si limita a lamentarsi dello strapotere del potere bancario, ci si chiama addosso l’osservazione che…l’enfasi sul capitale finanziario come radice di tutti i mali ha un passato inquietante, essendo stato per lungo tempo indice di populismo di destra. È come se, al momento, qualunque obiezione allo status quo fosse rigettata perché estremista. Nella gran parte dei casi le proteste contro le pratiche criminali di Wall Street o della City di Londra non sono velate allusioni a cospirazioni ebraiche o massoniche. Sono proteste contro pratiche criminali. Analogamente, la maggior parte di coloro i quali vogliono la fine del capitalismo non intendono sostituirlo con un Comitato Centrale in stile Grande Fratello. Ma quello dell’estremismo è un randello con cui si possono utilmente picchiare i critici dell’ordine precostituito. I discorsi sulle teorie del complotto hanno un fine del tutto similare
Fermiamoci un attimo a riflettere su quel che sta succedendo. Se qualcuno nota che certe persone e gruppi provano a foggiare a loro vantaggio leggi, regolamentazioni e trattati, diventa un complottista che fa il gioco degli estremisti. In un ambiente in cui questo tipo di argomentazioni è considerato accettabile non è una buona idea segnalare che queste stesse persone e gruppi operano, con notevole successo, in modo tale da modulare la copertura mediatica ed il dibattito accademico concernenti le questioni che li riguardano. E la propria reputazione di persona sana di mente e di buon senso sarà messa a repentaglio nel momento in cui si faranno i nomi di quelle organizzazioni che coordinano questi sforzi. Se si ama il quieto vivere, è meglio restare sul vago, riferendosi a “processi” e “forze” ed omettendo di parlare di chi fa cosa, con chi e perché. Il prezzo della rispettabilità è una disciplinata imbecillità. Si dedicano grandi attenzioni alla paranoia ed all’estremismo tra chi è escluso dall’establishment politico ed economico. Eppure i potenti, per tradizione, hanno sempre incoraggiato le scempiaggini estremiste tra gli sprovveduti, finendo per soccombervi loro stessi…Durante la Guerra Fredda, per esempio, la CIA mise in circolazione teorie cospirative che vennero poi impiegate dai suoi critici in patria come evidenza del fatto che erano troppo concilianti nei confronti della minaccia sovietica. Più recentemente, gli attacchi terroristici del settembre del 2001 hanno scatenato tra politici e principali mezzi di informazione ogni sorta di esternazioni sconsiderate riguardo allo scontro di civiltà tra Islam e Occidente. L’estrema destra ha subito datto suo questo linguaggio per intensificare le tensioni tra cittadini in diverse nazioni, inclusa la Gran Bretagna. E chi ha cercato di assicurare il sostegno popolare per l’invasione americana dell’Iraq hanno entusiasticamente diffuso teorie complottistiche sui legami tra Saddam Hussein e Al Qaeda, quando non erano troppo impegnati a parlare delle sue inesistenti armi di distruzione di massa.
Parlamentari, funzionari governativi, dirigenti di grandi aziende e prestigiosi accademici non se la sono cavata troppo bene con l’estremismo anche per certi altri versi. L’ortodossia economica dell’ultima generazione – quella serie di nozioni alle quali occorreva credere se si voleva essere presi sul serio ed essere considerati “svegli” – è stata palesata per quel che non ha mai smesso di essere, un’accozzaglia di stravaganze annotate che può reggere il confronto con le esternazioni della società John Birch (nazionalisti e razzisti, NdT). Ciò nonostante, e a dispetto del crollo del consenso intellettuale e del settore finanziario, chi ha tratto vantaggio da queste sciocchezze resta stupefacentemente impermeabile alla realtà.
Se prendiamo davvero sul serio l’estremismo e la paranoia che lo alimenta ci sono alcune cose che possiamo fare. Tanto per cominciare, i potenti potrebbero smetterla di essere paranoici ed estremisti. Potrebbero altresì cessare di finanziare l’estremismo violento. Al momento attuale gruppi dell’estrema sinistra e dell’estrema destra agiscono congiuntamente con i servizi di sicurezza. Chiunque, negli ultimi tempi, abbia preso parte ad una protesta in Gran Bretagna, si sarà meravigliato della familiarità tra forze dell’ordine ed alcuni degli elementi più teatralmente devastatori tra i manifestanti. I potenti potrebbero anche finirla di screditare chi non crede più alle assurdità dell’economia e della politica. Il movimento di occupazione ed assemblea non è estremista o paranoica. Chi vi partecipa sta cercando di capire come mettere in piedi una società più autenticamente equa e prospera e lo fa in uno spirito di rispetto reciproco. Come sostengono gli autori di un recente studio sul populismo,
il modo migliore di prosciugare il sostegno ai gruppi violenti e paranoici è creare opportunità per un coinvolgimento politico pacifico. Le occupazioni forniscono precisamente quel tipo di opportunità.
I cittadini e le organizzazioni della società civile che vogliono veramente portare avanti una risposta moderata e democratica alla crisi economica devono avere le idee chiare sulle cause ultime dell’estremismo e sulla sua natura. Una risposta moderata alla crisi apparirà come estrema agli occhi di molti potenti gruppi d’interesse. Ma questi stessi gruppi sono stati spesso direttamente responsabili di aver fomentato estremismo e, a questo punto, sono scarsamente a contatto con la realtà. Le assemblee sono dei luoghi in cui una risorta società civile può ritrovare se stessa. Chi s’incarica di promuovere la democrazia ed i valori liberali dovrebbe procurare a questo movimento tutto il supporto materiale che sia possibile mettere insieme, il prima possibile. Se non lo farà, non dovrà poi lamentarsi dell’efficacia politica della destra conservatrice e populista.
La crisi economica sta intensificando le ansie relative all’estremismo…Ma l’estremismo di cui ci dovremmo preoccupare non lo si trova tra chi occupa e neppure tra gli agitatori violenti che attaccano le occupazioni. Un ex dipendente della Goldman Sachs è appena diventato il nuovo presidente della Banca Centrale Europea. Tecnocrati con affascinanti CV sono stati nominati primi ministri di Grecia ed Italia per tranquillizzare banchieri e ricchi investitori. In queste circostanze non ci possiamo permettere di farci persuadere da storielle rassicuranti in cui gli estremisti recitano esclusivamente la parte di una facilmente identificabile minaccia esterna per un ordine politico ed economico altrimenti essenzialmente valido. Fino a questo momento, gli estremisti che hanno beneficiato maggiormente da questa crisi sono stati gli stessi estremisti che hanno permesso che avesse luogo.