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martedì 3 gennaio 2012

La Siria e l'infinocchiamento perpetuo - com'è possibile che così tante persone si facciano fregare ogni volta?



Anche se è difficile prevedere con precisione il momento della caduta, la tendenza è evidente. E' questione di poche settimane.
Ehud Barak su Assad, 2 gennaio 2012

La Lega Araba deve rimettersi alle Nazioni Unite e bisogna creare una No-Fly Zone…si dovrà costituire una forza congiunta con la Turchia.
Saad Hariri, ex primo ministro libanese (sunnita ed educato in Arabia Saudita e Stati Uniti), 2 gennaio 2012

Si dice che puoi farne fesso uno tante volte, molti una volta, ma mai tutti tutte le volte. Però l’umanità è quella che è e moltissime persone hanno il vizio di farsi infinocchiare con una regolarità che ha dell’incredibile.
L’ultimo, entusiasmante, inganno è quello della “guerra sexy”, la guerra bella, buona e giusta. Le guerre umanitarie vanno per la maggiore, sono quelle più trendy. Non si è una nazione seria se non si è preso parte ad una sana, virile, nobile guerra umanitaria. Il rischio, come per tutte le cose eccitanti, è quello della dipendenza: se non ne riusciamo a fare almeno una ogni 2-3 anni, ci resta l’amaro in bocca, un desiderio inappagato.
Ogni volta si sostiene che senza una guerra umanitaria le cose degenereranno ed ogni volta la guerra umanitaria non solo causa colossali distruzioni, migliaia di morti (a volte centinaia di migliaia di morti) e milioni di rifugiati/profughi, gravando drammaticamente sui bilanci delle nazioni occidentali, ma getta intere nazioni in uno stato di caos permanente. È successo in Somalia, nel Kosovo:
in Afghanistan e Pachistan:
in Iraq, Yemen, Libia:
e ora tocca alla Siria:
Il fatto è che non ne possiamo fare a meno e prendiamo per buono l’aforisma di Oscar Wilde che l’unico modo per  liberarsi di una tentazione è cedervi.
Appoggiamo le guerra a certi tiranni mentre altri tiranni sostenuti dall’occidente sono invece liberi di sedare le rivolte nel sangue senza preoccuparsi delle conseguenze e senza che i media occidentali se ne occupino.
Chi denuncia questa infame crociata viene bollato come complottista - una volta l’appellativo era “comunista”: l’importante è che lo scettico sia inquadrato nella categoria delle patologie mentali: fanatico, paranoico, autoritario, masochista, mitomane, ecc.
Però nel caso delle due autobombe esplose in Siria qualche giorno fa i media occidentali hanno subito insinuato che si trattasse di un autoattentato del governo siriano. Quindi la logica è che il complottismo è legittimo quando si è schierati dalla parte giusta, ovvero quella della NATO. Il complottismo è logico anche quando presuppone che un governo laico riesca a convincere degli attentatori suicidi a farsi saltare in aria tra i loro concittadini per dare l’impressione di stare difendendosi. Il complottismo è, al contrario, dissennato quando esamina la geopolitica dello scontro tra Arabia Saudita ed Israele (che occupa le alture siriane del Golan ed è ufficialmente in guerra con la Siria) da un lato e l’Iran (miglior alleato della Siria) dall’altro. L’interpretazione più improbabile è quella fatta propria dai media, quella più ponderata è ignorata o irrisa.
Ci sono tiranni buoni (utili all’Occidente – es. Gheddafi fino all’inizio del 2011) e tiranni cattivi (non-allineati o sacrificabili – es. il Gheddafi linciato e sodomizzato con un bastone, uno dei momenti più alti della storia dell’esportazione della democrazia con la forza).
Ci sono lapidazioni, decapitazioni e fustigazioni buone (Arabia Saudita) e cattive (Iran, dove la lapidazione è sospesa per legge).
Ci sono giunte militari buone (Egitto) e democrazie cattive (Bolivia, Argentina, Costa d’Avorio, Pachistan, ecc.).
Ci sono violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale buone (USA, Turchia, Israele, Sudafrica dell’apartheid, ecc. - Guantánamo, rete di prigioni segrete, Fallujah, Afghanistan, Diego Garcia, Gaza, Libano, ecc.) e cattive (paesi non-NATO).
Ci sono brogli buoni (Bush) e brogli cattivi (Putin).
C’è la tortura buona (tecniche di interrogatorio avanzate) e quella cattiva (tortura).
Invece ogni intervento occidentale è sempre umanitario ed il fine giustifica ogni mezzo (inclusi gli ordigni all’uranio impoverito o, nel caso dell’Iran, le bombe atomiche “tascabili”).
I jihadisti salafiti e i mujaheddin che hanno combattuto prima in Afghanistan, poi in Iraq e infine in Libia sono ora in Siria: “Viene intanto confermato che truppe americane e della Nato stanno addestrando le milizie dell'opposizione siriana al presidente Bashar al-Assad nella citta' di Hakkari, nel sud est della Turchia, vicino al confine siriano. E' quanto ha svelato un'ex impiegata dell'Fbi, Sibel Edmonds, citando fonti turche e statunitensi. Secondo quanto riporta il quotidiano turco 'Milliyet', per la Edmonds l'addestramento dei ribelli siriani, che sotto il colonnello disertore Riad al-Assad hanno formato l'Esercito siriano libero, è iniziato a maggio. La Edmonds ha quindi aggiunto che gli Stati Uniti sono coinvolti nel traffico di armi verso la Siria dalla base militare di Incirlik in Turchia. Washington, ha aggiunto, provvede anche a fornire un supporto finanziario ai ribelli impegnati a rovesciare l'attuale regime di Damasco”.
Il primo ministro turco Erdogan ha provveduto a congelare i conti bancari dell’Esercito della Siria Libera per costringerlo a piegarsi all’autorità del Consiglio Nazionale Siriano, un’emanazione della fratellanza musulmana:
Se uno fosse dotato di una modica quantità di discernimento potrebbe quasi pensare che i fondamentalisti islamici facciano gli interessi dell’Occidente, quasi fossero più o meno consapevolmente coinvolti nel Progetto per un Nuovo Secolo Americano, che prevede, guarda caso, la sottomissione dei succitati paesi:
Arriviamo al punto. Perché la gente si fa fregare così facilmente?
Ho già affrontato questa questione in due articoli:
Ma c’è un testo che mi pare fornisca un quadro completo. È l’eccellente “Fraudologia: teoria e tecniche della truffa” di Matteo Rampin, Ruben Caris (2010). Da questo studio apprendiamo che i truffatori sfruttano i vizi capitali: superbia (narcisismo), avarizia (possesso), lussuria (edonismo sessuale), ira (aggressività), gola (edonismo alimentare), invidia (competizione), accidia (passività). Ricorrono ai beni materiali come fonte illusoria di certezze (anche amuleti), a dipendenze da piaceri ed appetiti, al desiderio di essere amati ed apprezzati/valorizzati/riconosciuti nei nostri meriti, di essere al centro dell’attenzione, di vedere la propria visione del mondo confermata (stabilizzazione e coerenza interna: è sufficiente assecondare le credenze della vittima), di nutrire speranze, di ricevere consolazione, al rimorso, al senso di colpa, al timore della punizione o di un “imminente stravolgimento cosmico (sic!). 
La gente ha paura di perdere quel che ha e di non ottenere quel che desidera. La gente ha anche paura delle complicazioni, della confusione, dell’imprevedibilità. Uno dei riduttori della complessità è la tendenza a pensare che il mondo sia complessivamente ordinato secondo giustizia e che i cattivi saranno puniti ed i buoni premiati (le disgrazie accadono a chi se le cerca). Ogni evidenza che indica il nostro errore viene squalificata o ignorata. Rifiutiamo ciò che non si adatta ai nostri sistemi di credenze e accettiamo le menzogne più incredibili, se ci piacciono. Decidiamo di credere ad una cosa e continuiamo a farlo anche di fronte all’evidenza del contrario.
A questo punto è sufficiente che i truffatori ci costringano a costringere la nostra convinzione da attacchi esterno per consolidarla e farla fruttare. La situazione ideale è quando uno crede di essersi persuaso da sé senza immaginare che non è così e poi desidera fortemente che la “sua” costruzione della realtà sia vera, il che accade specialmente se ci si sente minacciati.
Altri fattori che spianano la strada del truffatore sono la bellezze e la piacevolezza (una guerra umanitaria è bella e piacevole). La spettacolarizzazione  (un evento sorprendente) indirizza la mente, supera le difese che allarmerebbero la vittima (sensazionalismo mediatico). Le persone tendono ad evitare il dolore e cercare il piacere. Per questo i governi truffaldini evitano di rispondere ad un’obiezione, cosicché alcuni scettici meno determinati e sicuri reagiscono sentendosi in colpa per aver sollevato una questione indegna di essere presa in considerazione.
Una strategia semplice ed efficacissima è quella del poliziotto buono (una figura genitoriale rassicurante come la mamma) che collabora con il poliziotto cattivo (castrante ed aggressivo come papà).
La gente si fa fregare anche perché sente il bisogno di appartenere ad un gruppo e teme di esserne escluso. L’autostima, l’orgoglio la vanità impediscono di mettersi in gioco, di gridare che il re è nudo.
Un’altra brillante metodica è quella di creare il problema e poi fornire la soluzione desiderata (dal truffatore). Ad esempio si genera una crisi:
per trarre vantaggio dal bisogno di senso di fronte all’assurdo.
I governi truffaldini, per rinforzare gli effetti di una crisi, sfruttano la suggestionabilità dei cittadini ed i momenti in cui sono più vulnerabili, il senso di solitudine, la fame, l’assonnamento, la spossatezza fisica e psicologica. Un truffatore infonderà sempre un senso di urgenza e agirà in situazioni che producono confusione: incoerenza, sorpresa, incomprensibilità, sovraccarico sensoriale, inclassificabilità dell’evento nel repertorio delle conoscenze della persona, sovraccarico emotivo. Tutti questi frangenti spengono le facoltà di comprensione della realtà delle persone e spingono ad aggrapparsi ad un’ancora di salvezza, che invece è la tana del lupo.
Lupo che non è avvertito come tale perché si traveste da agnello e/o da pastore e per via della propensione ad accettare un ordine imposto dall’alto, dell’istinto gregario-gregge, della acquiescenza nei confronti di persone percepite come autorevoli, formidabili o autoritarie.
Il depistaggio dell’attenzione della vittima si realizza anche con false esche: costruendo ricordi fittizi (ricostruendo la storia), scenari futuri fittizi, eventi apparentemente casuali; rendendo apparentemente essenziali cose che non lo sono, creando problemi inesistenti e poi proponendosi di risolverli, prospettando due sole alternative (libertà di scelta ristretta, una sola opzione attraente), ben sapendo che una sarà rifiutata, oppure prospettando tante scelte ma poco diverse tra loro.
L’obiettivo del lupo è quello di mettere la vittima con le spalle al muro; deve fuggire solo nella direzione prestabilita: firma qui! Dai pure a me! Vedrai che se fai così tutto si risolverà! È tempo di agire! Questi sacrifici non saranno inutili!
I governanti truffaldini usano frasi fatte e luoghi comuni che fanno appello alla pigrizia cognitiva semplificatoria, oltre alle manipolazioni semantiche del tipo costoso = esclusivo, aborto = interruzione di gravidanza, guerra = conflitto.
Nel caso della Siria e dell’Iran entra in gioco anche la tendenza al completamento, ossia il bisogno di finire una cosa iniziata (primavera araba).

martedì 22 novembre 2011

Complottisti ed anticomplottisti sono una piaga sociale




I complottisti vedono complotti ovunque, anche nelle catastrofi naturali. Gli anticomplottisti non tengono in nessun conto l’ovvia constatazione che il potere corrompe ed il potere assoluto corrompe assolutamente. I complottisti si rendono ridicoli da soli, ma rendono anche un importante servizio a chi i complotti li ordisce veramente, perché generano confusione e la confusione facilita il compito di chi trama e di chi si propone come soluzione ai problemi che genera. Gli anticomplottisti godono del tacito appoggio della massa, spinta a farlo dai naturali meccanismi di difesa della psiche (nessuno vuole immaginare che ci sia qualcuno che ce l’ha con lui e che sia molto più potente di lui – meglio classificare il tutto come “paranoia”). Gli anticomplottisti sono, volenti o nolenti, i migliori puntelli dello status quo. Qui mi occupo soprattutto di loro.


La gente che non crede ai complotti è un po’ come il terrestre che crede di essere l’unico essere vivente intelligente nell’universo, a prescindere (questa cosa fa davvero ridere: si può essere più narcisisticamente antropocentrici di così? Che futuro ci può essere per una specie così infantile?). Ecco un altro utile paragone: il complottista è il fedele che crede a-prioristicamente all'esistenza di Dio, l'anticomplottista è l’ateo che crede aprioristicamente alla non-esistenza di Dio e si ritiene, goffamente, intellettualmente superiore rispetto al credente. Entrambi sbagliano, com'è abbastanza evidente a chi si soffermi un po' a pensare alla questione: l’unica posizione ragionevole è l’agnosticismo, ossia lo scetticismo, in particolare nei rapporti con il potere, dato che maggiore è il potere, maggiore sarà la corruzione.


Il termine "dietrologia" è diventato una coperta di Linus: la realtà non può essere così spaventosa come minaccia di essere. Non potremmo psicologicamente reggere l'impatto di una tale verità. Preferiamo credere che certi scenari siano dietrologie e che certi atti siano quelli di un pazzo o comunque di un fanatico, che sono ormai sinonimi. Lo riteniamo un folle però, bizzarramente e contraddittoriamente, crediamo alla sua versione dei fatti, perché corrisponde esattamente a ciò che vogliamo credere. Tutte le contraddizioni, menzogne ed aporie vengono spazzate sotto il tappeto dell'angelismo (“le autorità non farebbero mai certe cose”, “se non hai fatto nulla di male non hai niente da temere”, “tutto si sistemerà”, “è nell’interesse di tutti che sia ristabilito l’ordine”, “siamo tutti nella stessa barca”, “ciascuno riceve ciò che merita”, ecc.), perché ci irritano, sono un'offesa alla nostra ragione/psiche, o per meglio dire al nostro ego. Ho purtroppo l’impressione di vivere in una società essenzialmente codarda ed illusa, per di più incapace di prenderne coscienza:
"All'immagine di un male banale ma contagioso ed epidemico Rumiz affianca quella di un bene ingenuo e cieco, di un bene imbecille e infermo che ha il pericoloso difetto di non saper fiutare il pericolo. Egli sottolinea, da questo punto di vista, come sia molto rischioso continuare a parlare di integrazione, di convivenza in Europa solamente a livello retorico, “nella beata ignoranza dei meccanismi della disintegrazione”. Nel suo “Maschere per un massacro” Rumiz ha insistito molto su questo aspetto, sottolineando che tutte le mosse preparatorie del conflitto in Bosnia si sono svolte in gran parte alla luce del sole, e che nonostante questo la maggioranza delle persone fino all'ultimo non voleva credere che l'efferatezza potesse scatenarsi tra di loro. "La velocità impressionante della pulizia etnica fu resa possibile non solo dalla sua lunga, meticolosa preparazione, ma anche da questa incredulità delle vittime e della gente in generale. Non esiste prova migliore, forse, che la Bosnia non è stata distrutta dall'odio - come fa comodo a troppi supporre - ma da una diffusa ignoranza dell'odio" (Rumiz, 1996, p. 7). Paradossalmente, racconta Rumiz, a Sarajevo è la "piccola criminalità" a fiutare prima l'arrivo della guerra e organizzare un minimo di difesa perché più consapevole delle possibilità e dei meccanismi del male e della violenza. […]. Riprendendo l'intuizione di Rumiz, l'insegnamento che ci viene dall'esperienza balcanica è che ciò che ci trasforma in carne da cannone è lo stesso imbonimento, la stessa inerte apatia, la stessa acquiescenza che ci porta a seguire tutti lo stesso programma televisivo, o a comprare lo stesso prodotto reclamizzato, o a votare in massa il primo pagliaccio che scende in campo promettendoci di risolvere tutti i nostri problemi se solo acconsentiamo ad affidargli un po' più di potere" (Marco Deriu, “Dizionario critico delle nuove guerre”, 2005, pp. 66-68).

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Prendiamo come esempio tre noti complotti: Quello di Hitler per uccidere gli Ebrei; quello di Bush e Blair per invadere l’Iraq (armi di distruzione di massa – legami Hussein/Bin Laden); quello serbo per realizzare un genocidio in Kosovo. I primi due sono veri, il terzo è falso, come spiego qui:
Dunque l’opinione pubblica è più complottista dei presunti complottisti e diversi “complottisti” (scettici) sono più informati e più lucidi di chi li ritiene dei lunatici o dei babbei. Di più, gli anti-complottisti (quelli per partito preso, quelli del “sei un dietrologo, non ha senso prenderti sul serio”) sono convinti che la loro parte sia quella buona e non farebbe mai certe cose e, contemporaneamente, che gli “altri” (i terroristi, i cinesi, i russi, gli iraniani, ecc.) sono pronti a tutto. In questo senso sono iper-complottisti e per di più troppo pigri o non sufficientemente coraggiosi per informarsi adeguatamente. Al contrario, molti “complottisti” (scettici) partono dall’ipotesi, del tutto realistica, che la propaganda, la disinformazione e la manipolazione abbondino ovunque, ad ogni livello.
In genere, gli anti-complottisti pretendono dai “complottisti” un’analisi completa di un evento, non si accontentano di considerare le contraddizioni, omissioni, bizzarrie, ecc. della versione ufficiale, come dovrebbe fare qualunque individuo dotato di senso critico.
Allo stesso tempo, però, gli anti-complottisti sono inclini ad accettare le analisi incomplete fornite dalle autorità, dimostrando una considerevole dose di grullaggine ed una preoccupante tendenza ad imitare le tre scimmiette, chiudendo occhi, orecchi e bocca.
I “complottisti” hanno il coraggio di esporsi ai lazzi e derisioni dei “benpensanti”, mentre gli anti-complottisti hanno le spalle coperte dall’establishment, dalla maggioranza e dall’autocensura del politicamente corretto e della paura di fare brutta figura. Essere anti-complottisti è facile, molto facile.
Il brutto è che gli anti-complottisti, accettando la lettura della realtà divulgata dai potenti diventano complici, volenti o nolenti, di tutto quel che accade in conseguenza della loro tacita o convinta accettazione delle strategie dei potenti.  
La verità, che ci piaccia o meno, è che la storia è costellata di piccole e grandi cospirazioni. C’è chi ritiene che i complotti servano a consolare quelli che trovano la realtà troppo noiosa e complicata se non è condita con qualche trama occulta. C’è chi preferisce pensare che, in una società secolarizzata, i complottismi servano a soddisfare il disperato bisogno di fare chiarezza nel caos. La cosa interessante è che questa stessa analisi è applicabile agli anti-complottisti. È piacevole e consolante credere che il nostro destino è determinato dall’incompetenza e dagli errori e che le cose sono più o meno come sono. Ci si sente meglio nel pensare che non siamo così fessi da farci fregare dalle epopee dei rettiliani, degli Illuminati e altre sciocchezze. Siamo razionalisti, persone che non hanno tempo da perdere con il pensiero magico, persone che ci tengono alla loro igiene mentale, persone che scelgono di non prendere in considerazione la documentazione della storiografia ufficiale che prova il coinvolgimento della CIA nel sovvertimento di regimi stranieri non collaborativi, da Allende a Jacobo Árbenz nel Guatemala (1954). Se la CIA dice che non l’ha fatto allora non l’ha fatto. Se uno preferisce credere di non potersi perdere nell’intrico di petrolio, narcotraffico, denaro, crimine organizzato, imperialismo, istituzioni, religione e società civile che circonda l’11 settembre ha tutto il diritto di farlo, ma ciò presuppone una conoscenza di come funziona il mondo che nessuno possiede. Forse l’11 settembre è davvero la perfetta esecuzione di un piano incredibilmente complicato portato a termine in circostanze fenomenalmente avverse e che non è stato rovinato da incompetenze ed errori; o forse no. Ma il risibile tentativo di collegare Saddam Hussein e Al-Qaeda per giustificare l’invasione dell’Iraq era un complotto governativo reale (non particolarmente ben riuscito): uno scenario paranoide prodotto dalle migliori menti al servizio del presidente degli Stati Uniti per ingannare l’opinione pubblica americana ed internazionale. Una vera cospirazione mirata a promuovere una falsa cospirazione nell’intento di invadere illegalmente una nazione (e distruggere le vite di centinaia di migliaia di persone). È probabile che queste stesse persone stiano dandosi da fare per convincerci che l’Iran costituisca una minaccia per le altre nazioni pacifiche del mondo.
"L'esito finale di questa deriva sarà probabilmente un conflitto con l'Iran e con gran parte del mondo islamico. Uno scenario plausibile di uno scontro militare con l'Iran presuppone il fallimento [del governo] iracheno nell’adempiere ai requisiti [stabiliti dall’amministrazione statunitense], con il seguito di accuse all’Iran di essere responsabile del fallimento, e poi, una qualche provocazione in Iraq o un atto terroristico negli Stati Uniti che sarà attribuito all’Iran, [il tutto] culminante in un’azione militare “difensiva” degli Stati Uniti contro l’Iran[Zbigniew Brzezinski, uno dei massimi esperti di politica internazionale (1 febbraio 2007):
"Al Pentagono, nel novembre del 2001, feci una chiacchierata con uno degli ufficiali superiori. Sì, stavamo ancora progettando la guerra contro l’Iraq, ma c’era anche altro. Quel progetto faceva parte di un piano quinquennale di campagne militari che comprendeva sette nazioni: a partire dall’Iraq, per continuare con la Siria, il Libano, la Libia, l’Iran, la Somalia e il Sudan. Il tono era indignato e quasi incredulo […] Cambiai discorso, non erano cose che volevo sentire" [Wesley Clark, ex comandante generale dell'US European Command, che comprende tutte le attività militari americane in Europa, Africa e Medio Oriente – “Winning Modern Wars”, p. 130:
Dunque non è per nulla sorprendente che una maggioranza di abitanti di questo pianeta non creda alla versione ufficiale dei fatti dell’11 settembre:

sabato 19 novembre 2011

In difesa degli Indignati e di Occupy Wall Street



Dan Hind, "Lo spettro dell’estremismo", Al Jazeera, 16 Nov 2011

“Non appena qualcuno si mette a parlare in pubblico degli eccessi del settore finanziario, volano le accuse di estremismo. MJ Rosenberg, in un articolo per Al Jazeera “Occupy protest critics exploit anti-Semitism” 16 Oct 2011), ha scritto di come alcuni critici di Occupy Wall Street hanno cercato di collegarlo all’anti-semitismo. Una cosa che ricorre di frequente nella storia. Gli estremisti di destra si sono spesso scagliati contro il sistema bancario, perciò non è difficile trovare un’analoga retorica proveniente dalla sponda dei critici moralmente integri della finanza e da quella dei militanti che disseminano fantasie su un ipotetico complotto ebraico o massonico per governare il mondo. E naturalmente non sono solo le occupazione ad essere state etichettate come bigotte. Gli attivisti del Tea Party sono incorsi nell’accusa di razzismo quando la maggior parte di loro voleva solo denunciare gli sprechi e l’incostituzionalità del governo federale. Ci si trova tra l’incudine e il martello. Se si rifiuta il capitalismo nella sua interezza si viene liquidati come idealisti senza costrutto, oppure stalinisti. Se ci si limita a lamentarsi dello strapotere del potere bancario, ci si chiama addosso l’osservazione che…l’enfasi sul capitale finanziario come radice di tutti i mali ha un passato inquietante, essendo stato per lungo tempo indice di populismo di destra. È come se, al momento, qualunque obiezione allo status quo fosse rigettata perché estremista. Nella gran parte dei casi le proteste contro le pratiche criminali di Wall Street o della City di Londra non sono velate allusioni a cospirazioni ebraiche o massoniche. Sono proteste contro pratiche criminali. Analogamente, la maggior parte di coloro i quali vogliono la fine del capitalismo non intendono sostituirlo con un Comitato Centrale in stile Grande Fratello. Ma quello dell’estremismo è un randello con cui si possono utilmente picchiare i critici dell’ordine precostituito. I discorsi sulle teorie del complotto hanno un fine del tutto similare
Fermiamoci un attimo a riflettere su quel che sta succedendo. Se qualcuno nota che certe persone e gruppi provano a foggiare a loro vantaggio leggi, regolamentazioni e trattati, diventa un complottista che fa il gioco degli estremisti. In un ambiente in cui questo tipo di argomentazioni è considerato accettabile non è una buona idea segnalare che queste stesse persone e gruppi operano, con notevole successo, in modo tale da modulare la copertura mediatica ed il dibattito accademico concernenti le questioni che li riguardano. E la propria reputazione di persona sana di mente e di buon senso sarà messa a repentaglio nel momento in cui si faranno i nomi di quelle organizzazioni che coordinano questi sforzi. Se si ama il quieto vivere, è meglio restare sul vago, riferendosi a “processi” e “forze” ed omettendo di parlare di chi fa cosa, con chi e perché. Il prezzo della rispettabilità è una disciplinata imbecillità. Si dedicano grandi attenzioni alla paranoia ed all’estremismo tra chi è escluso dall’establishment politico ed economico. Eppure i potenti, per tradizione, hanno sempre incoraggiato le scempiaggini estremiste tra gli sprovveduti, finendo per soccombervi loro stessi…Durante la Guerra Fredda, per esempio, la CIA mise in circolazione teorie cospirative che vennero poi impiegate dai suoi critici in patria come evidenza del fatto che erano troppo concilianti nei confronti della minaccia sovietica. Più recentemente, gli attacchi terroristici del settembre del 2001 hanno scatenato tra politici e principali mezzi di informazione ogni sorta di esternazioni sconsiderate riguardo allo scontro di civiltà tra Islam e Occidente. L’estrema destra ha subito datto suo questo linguaggio per intensificare le tensioni tra cittadini in diverse nazioni, inclusa la Gran Bretagna. E chi ha cercato di assicurare il sostegno popolare per l’invasione americana dell’Iraq hanno entusiasticamente diffuso teorie complottistiche sui legami tra Saddam Hussein e Al Qaeda, quando non erano troppo impegnati a parlare delle sue inesistenti armi di distruzione di massa.
Parlamentari, funzionari governativi, dirigenti di grandi aziende e prestigiosi accademici non se la sono cavata troppo bene con l’estremismo anche per certi altri versi. L’ortodossia economica dell’ultima generazione – quella serie di nozioni alle quali occorreva credere se si voleva essere presi sul serio ed essere considerati “svegli” – è stata palesata per quel che non ha mai smesso di essere, un’accozzaglia di stravaganze annotate che può reggere il confronto con le esternazioni della società John Birch (nazionalisti e razzisti, NdT). Ciò nonostante, e a dispetto del crollo del consenso intellettuale e del settore finanziario, chi ha tratto vantaggio da queste sciocchezze resta stupefacentemente impermeabile alla realtà.
Se prendiamo davvero sul serio l’estremismo e la paranoia che lo alimenta ci sono alcune cose che possiamo fare. Tanto per cominciare, i potenti potrebbero smetterla di essere paranoici ed estremisti. Potrebbero altresì cessare di finanziare l’estremismo violento. Al momento attuale gruppi dell’estrema sinistra e dell’estrema destra agiscono congiuntamente con i servizi di sicurezza. Chiunque, negli ultimi tempi, abbia preso parte ad una protesta in Gran Bretagna, si sarà meravigliato della familiarità tra forze dell’ordine ed alcuni degli elementi più teatralmente devastatori tra i manifestanti. I potenti potrebbero anche finirla di screditare chi non crede più alle assurdità dell’economia e della politica. Il movimento di occupazione ed assemblea non è estremista o paranoica. Chi vi partecipa sta cercando di capire come mettere in piedi una società più autenticamente equa e prospera e lo fa in uno spirito di rispetto reciproco. Come sostengono gli autori di un recente studio sul populismo,
il modo migliore di prosciugare il sostegno ai gruppi violenti e paranoici è creare opportunità per un coinvolgimento politico pacifico. Le occupazioni forniscono precisamente quel tipo di opportunità.
I cittadini e le organizzazioni della società civile che vogliono veramente portare avanti una risposta moderata e democratica alla crisi economica devono avere le idee chiare sulle cause ultime dell’estremismo e sulla sua natura. Una risposta moderata alla crisi apparirà come estrema agli occhi di molti potenti gruppi d’interesse. Ma questi stessi gruppi sono stati spesso direttamente responsabili di aver fomentato estremismo e, a questo punto, sono scarsamente a contatto con la realtà. Le assemblee sono dei luoghi in cui una risorta società civile può ritrovare se stessa. Chi s’incarica di promuovere la democrazia ed i valori liberali dovrebbe procurare a questo movimento tutto il supporto materiale che sia possibile mettere insieme, il prima possibile. Se non lo farà, non dovrà poi lamentarsi dell’efficacia politica della destra conservatrice e populista.
La crisi economica sta intensificando le ansie relative all’estremismo…Ma l’estremismo di cui ci dovremmo preoccupare non lo si trova tra chi occupa e neppure tra gli agitatori violenti che attaccano le occupazioni. Un ex dipendente della Goldman Sachs è appena diventato il nuovo presidente della Banca Centrale Europea. Tecnocrati con affascinanti CV sono stati nominati primi ministri di Grecia ed Italia per tranquillizzare banchieri e ricchi investitori. In queste circostanze non ci possiamo permettere di farci persuadere da storielle rassicuranti in cui gli estremisti recitano esclusivamente la parte di una facilmente identificabile minaccia esterna per un ordine politico ed economico altrimenti essenzialmente valido. Fino a questo momento, gli estremisti che hanno beneficiato maggiormente da questa crisi sono stati gli stessi estremisti che hanno permesso che avesse luogo.

Verso gli Stati Uniti d'Europa



Non dobbiamo sorprenderci che l'Europa abbia bisogno di crisi, e di gravi crisi, per fare passi avanti.
 I passi avanti dell'Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello comunitario.

 È chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale, possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c'è una crisi in atto, visibile, conclamata. In questo siamo come il G20…Abbiamo bisogno di crisi per fare passi avanti. Ma quando una crisi sparisce, rimane un sedimento, perché si sono messe in opera istituzioni, leggi, ecc. per cui non è pienamente reversibile.
Mario Monti


Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che fanno del male, ma a causa di coloro che guardano senza fare niente.
Albert Einstein (o chi per lui, poco importa)


Angela Merkel, una statista dal passato ambiguo…
…dopo aver sciaguratamente paragonato la situazione attuale a quella del Regno Unito alle prese con Hitler – o forse è involontaria autoironia? –, chiede che l’Europa passi dall’unione monetaria a quella politica, ossia agli Stati Uniti d’Europa, rinunciando ad una grossa fetta della sua sovranità, quasi 22 anni dopo la riunificazione. 
Prima di proseguire sarebbe utile dare un’occhiata a questi due articoli:
Uno dei temi principali di cui mi occupo in questo blog è la minaccia costituita da un gruppo di politici e finanzieri privi di scrupoli ed interessati unicamente al potere che hanno preso in ostaggio il disegno europeista delle origini per tramutarlo in un programma di progressiva demolizione della democrazia, per mezzo di una depressione economica generata, come quella annunciata qualche tempo fa:
Nessuno si è mai svegliato un mattino e si è ritrovato in una dittatura. Ci si accorge sempre troppo tardi del tipo di società in cui si vive, dei compromessi che si sono accettati turandosi il naso, delle rinunce che non ci si immaginava di poter fare. È un processo graduale e va interrotto prima che sia troppo tardi, prima che il veleno faccia effetto, prima che la mitridatizzazione ci renda insensibili. C’è chi sta curiosamente alludendo a complotti intergenerazionali di nostalgici del nazismo intenti a recuperare il progetto del Terzo Reich. Personalmente trovo che questa ipotesi sia completamente superflua. Qui mostro come il nazismo sia un’ideologia eterna, pre-esistente ad Hitler, congenita alla specie umana:
È altrettanto inutile parlare di un complotto imperialista statunitense incentrato sulla volontaria collaborazione di Angela Merkel. Quale vantaggio trarrebbero gli Americani dalla creazione degli Stati Uniti d’Europa (SUE), una realtà geopolitica che per sua natura tenderebbe ad emanciparsi dall’ombrello NATO e fare accordi separati con la Russia, la Cina e i paesi arabi?
Qualcuno si ricorda se abbiamo eletto noi il presidente del Consiglio Europeo, Herman Van Rompuy, il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, il presidente della Commissione Europea Jose Manuel Barroso, o uno qualunque dei vari commissari europei? Ai cittadini europei non è stata data la possibilità di decidere se sono disposti a lasciarsi alle spalle i tradizionali stati-nazione che, con tutti i loro difetti, si erano comunque fatti garanti dei diritti dei cittadini (cf. Arendt sugli Ebrei resi apolidi per poterli rimuovere dal corpo sociale). Gli Inglesi si opporrebbero in massa e così, date le circostanze, farebbero quasi tutti gli Europei. Per questo la strategia punta sulle crisi generate e sulla nomina di tecnocrati che completino il traghettamento senza consultare l’elettorato. Questa è l’essenza del “capitalismo del disastro”. Chi minimizza tutto questo bollandolo come “complottiamo” e liquida la storia socio-economica del secolo scorso come un dettaglio o è in mala fede, o è una persona troppo accecata dai suoi desideri e paure per essere in grado di esaminare obiettivamente la realtà. L’anticomplottista vede in ogni scettico un complottista, un imbecille che crede che lo sbarco sulla luna non sia mai avvenuto e che la regina d’Inghilterra sia un rettiliano. Dipingendo tutti gli scettici a tinte complottiste, l’anticomplottista disumanizza chi non la pensa come lui, riducendolo ad un unico comune denominatore, così innocuo nella sua risibilità. In fondo l'anticomplottista è marcatamente simile a quello che ritiene l'oggetto dei suoi strali.
Queste persone non troveranno quello che cercano o di cui hanno bisogno in questo blog.
Un’intervista a Éric Toussaint (presidente del Comitato per l'Annullamento del Debito del Terzo Mondo) può essere utile per fare luce sulla trama che si sta dipanando: “Si applicano in Europa le stesse misure del Congresso di Washington. In che consistono queste misure? Riduzione della spesa pubblica, licenziamenti massicci di funzionari, forti privatizzazioni, aumento delle imposte indirette come l’IVA, riforme del mercato del lavoro e dei sistemi pensionistici (questo fu il caso di parecchi paesi dell’America latina, mentre in Africa non c’è mai stato un sistema previdenziale). È esattamente lo stesso schema, che produce un degrado delle condizioni di vita e pietosi risultati economici in termini di crescita…Gli accordi imposti dalla troika (CE, FMI, BCE) alla Grecia, al Portogallo, all’Irlanda implicano misure simili a quelle applicate all’America Latina all’epoca del mandato di Carlos Menem in Argentina, che portarono alla fine al disastro e alla ribellione del 2001, il corralito…In Spagna il debito pubblico rappresenta solo il 17% del debito totale. È chiaro che la tendenza è quella del trasferimento del debito privato al governo spagnolo, come nel caso emblematico dell’Irlanda, paese modello con un deficit pari a zero e un tasso di disoccupazione nullo, che si ritrova oggi, in seguito al fallimento delle banche e all’esposizione alla bolla immobiliare, con un debito pubblico notevole perché il Tesoro si è sobbarcato il costo del salvataggio bancario. Questo processo è in corso in Spagna. Noi viviamo la messa in pratica della strategia descritta da Naomi Klein, la “strategia dello choc”. Per esempio, qualche giorno fa, il quotidiano Il Corriere della Sera ha rivelato il contenuto esatto della lettera che la BCE ha trasmesso all’Italia agli inizi d’agosto. È la descrizione esatta della “strategia dello choc”. Più che di raccomandazioni, si trattava di diktat su temi che non sono per nulla di competenza della BCE…”
Questa è la realtà di ciò che sta accadendo. Chi chiude gli occhi ora non potrà farlo per sempre e sarà responsabile di non aver provato ad ostacolare questo progetto, mettendosi in gioco. Ci sono i giusti:
E ci sono gli ignavi, i complici di ogni tirannia.
Presumo che la tappa finale di questo processo sarà un Governo Mondiale ben diverso da quello, autenticamente democratico, auspicato da chi scrive, o da Jacques Attali (se è in buona fede):
Schäuble (ministro delle finanze) e Merkel vogliono gli Stati Uniti d’Europa, ma per conseguire questo obiettivo devono disfarsi della costituzione tedesca e redigerne una nuova. Per il momento la Corte Costituzionale tedesca costituisce un impedimento per i Grandi Timonieri. Andreas Vosskuhle, presidente della corte costituzionale, in un’intervista al quotidiano “Frankfurter Allgemeine” ha precisato che: “C’è poco spazio di manovra per poter attribuire i poteri degli stati centrali all’UE. Se si volesse andare oltre questi limiti – che potrebbe essere politicamente legittimo e desiderabile – allora la Germania dovrebbe darsi una nuova costituzione. Sarebbe necessario un referendum. Tutto ciò non può essere fatto senza il popolo. La sovranità dello stato tedesco è inviolata ed è ancorata in modo perpetuo alla leggi fondamentali. Non può essere accantonata dal parlamento, anche con i suoi poteri di emendare la costituzione”. [Fonte: The dangerous subversion of Germany's democracy, 28 settembre 2011.
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE]
Herfried Münkler, autore di un istruttivo editoriale apparso su Der Spiegel, spiega che ogni tentativo di democratizzare l’Europa è controproducente. L’Unione Europea è come il Belgio, troppo eterogenea per potersi accordare e prendere anche le decisioni più basilari. Spingere il pedale della democratizzazione rischia di portare alla disintegrazione dell’edificio europeo. La forte astensione dell’elettorato in occasioni delle elezioni per il Parlamento Europeo, unita alla preferenza per candidati populisti lo rende ancora più scettico. Se vogliamo ricostruire l’Europa, spiega questo campione del pensiero antidemocratico, serve un forte nucleo centrale dotato di poteri importanti. La democrazia diretta darebbe un potere plebiscitario agli anti-europeisti moltiplicando il numero dei veti a Bruxelles. Münkler si riferisce a populisti come Jörg Haider (morto in un incidente d’auto), Pim Fortuyn (ucciso da un fanatico), Giorgio Panto (morto in un incidente aereo) o Lech Kaczyński (morto in un incidente aereo).
Polemiche, sospetti incrociati, rifiuto di sondare il parere dei cittadini, nella più classica tradizione eurocratica:
http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9362
La dirigenza tedesca pensa di potercela fare entro la fine del 2012, per via parlamentare (articolo 23) o referendaria (articolo 146):
http://www.spiegel.de/international/europe/0,1518,797584,00.html



INTEGRAZIONE A CURA DI MARIO GIULIANO
Il processo di integrazione europea che si sta implementando ha natura costituzionale, pertanto dovrebbe seguire l'unica forma ammissibile dell'assemblea costituente (non certo attraverso una ratifica formale di un trattato internazionale). Non lo si è fatto asseritamente per ragioni pratiche, mentre la realtà è che si vuole farlo contro la volontà dei popoli.
Che siano ipotizzabili i reati di alto tradimento e attentato alla Costituzione non sono l'unico a pensarlo.
Quei reati partono da molto prima della nomina di Monti e coinvolgono molte più persone. Nel 2005 i referendum di Francia e Olanda affondano la Costituzione Europea, la quale peraltro aveva avuto una genesi discutibile dal momento che non era mai stata eletta una vera e propria assemblea costituente (che è l'unico modo per poter fare legittimamente una costituzione). All'inizio del 2006 inizia il golpe con la legge 24 febbraio 2006 n. 85 che, sotto l'ingannevole titolo "Modifiche in tema di reati d'opinione", in realtà depenalizza molti reati contro la personalità dello stato prevedendo che le relative condotte siano punibili solo se poste in essere con violenza, che gli insider possono anche non aver bisogno di esercitare, potendo avvalersi di mezzi (pseudo)legali. Anche le relative pene vengono drasticamente ridotte. Vi è traccia nello stenografico della discussione parlamentare di qualcuno che obiettò che i reati contro la personalità dello stato non sono reati d'opinione e che la riforma andava oltre il segno in modo pericoloso (qualche mosca bianca c'è - per la cronaca mi pare che era uno di AN, adesso non ricordo il nome). La legge spiana la strada alla firma del Trattato di Lisbona, che altrimenti avrebbe integrati diversi reati contro la personalità dello stato. Firma che tuttavia a mio parere integra comunque il reato di attentato alla costituzione, che essendo previsto nella stessa carta, non è stato modificato. Infatti D'Alema, che non è fesso, a Lisbona non è andato, mandando un sottosegretario, e nelle foto di rito si vede benissimo che Prodi è sulle spine. Quindi la commissione di reati contro la personalità dello stato, nella vicenda di Lisbona come in quella attuale del governo tecnico, sono ipotizzabili solo se si considera nulla la legge 24 febbraio 2006, in quanto frutto di un attentato alla costituzione, operazione giuridicamente piuttosto ardita, ma del resto qui siamo totalmente al di fuori della legalità e in una situazione di emergenza costituzionale, anche in considerazione dell'alto numero di parlamentari coinvolti, di questa e della precedente legislatura.