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giovedì 26 gennaio 2012

I Libici (specialmente quelli neri) sentitamente ringraziano il PD e Napolitano




Che il PD abbia tradito praticamente tutti i valori per cui si batterono i partigiani non è una novità. È un partito di affaristi, sostenitori di un primo ministro neoliberista e di guerre che di umanitario non hanno nulla:
LIBIA
KOSOVO

Sciaguratamente, milioni di italiani continuano a votare per un partito complice del crimine perpetrato in Libia dall’Occidente e che, ci si augura, raccoglierà quel che ha seminato (non resta che invocare la giustizia karmica sugli stolti e sugli infami):

La Libia è nel caos. Quello che era uno dei paesi più prosperi dell’Africa è ora nelle mani dei fondamentalisti e delle multinazionali occidentali:
La NATO ha assistito la presa del potere di ex-Gheddafiani che si sono riciclati democratici ed hanno ingannato quei sempliciotti dei cittadini occidentali ma non certo i Libici, che infatti hanno preso d’assalto, armi alla mano, la sede del CNT proprio di Bengasi, già capitale degli insorti, aggredendo lo stesso Mustafa Abdel Jalil:
Anche il numero due del CNT è stato aggredito:
Nel frattempo la tribù dei Warfalla ha attaccato ed occupato Beni Walid, mandando un chiaro messaggio al CNT:
che ora minimizza:
I messaggi che provengono dalle milizie del CNT e che sono rivolti ai libici di pelle scura sono invece di ben diverso tenore. I neri libici sono perseguitati da anni e Gheddafi era l’unico baluardo contro linciaggi e torture. Ora i razzisti hanno campo libero e le atrocità non si contano, come testimoniano gli osservatori di Human Rights Watch:
e ricevono persino il supporto aereo NATO quando si tratta di espellere i 30mila abitanti di colore della cittadina di Tawergha, un altro potenziale crimine contro l’umanità:
Molte delle 7mila persone detenute illegalmente e torturate o sottoposte a sevizie sono di pelle scura:
Un altro singolare accidente del caso è che il più importante comandante militare della Libia post-Gheddafi, Abdel Hakim Belhaj, che presiede il Consiglio Militare di Tipoli, sia un fondamentalista islamico, come peraltro molti altri dirigenti della Libia “democratica”:
essendo però, in aggiunta a questo, anche il fondatore di un gruppo di guerriglieri islamici che hanno costituito il cuore dell’insurrezione contro Gheddafi e che il governo inglese ha classificato come estremisti islamici ispirati da Al Qaeda
e le Nazioni Unite descrivono come “affiliati ad Al-Qaeda”:
Dunque la NATO combatte Al-Qaeda in Pachistan, mettendo a repentaglio la stabilità di una potenza nucleare con gli eccidi indiscriminati dei suoi droni, ma l’appoggia in Libia!

Complimenti vivissimi ai “Democratici” (tra l’altro, quanta tracotanza/hybris in questa auto-denominazione) per la splendida performance. Dormite pure sonni tranquilli, fino alla prossima guerra umanitaria:

giovedì 5 gennaio 2012

NDAA - torneranno i campi di concentramento in America?





La mia amministrazione non autorizzerà la detenzione militare a tempo indeterminato senza processo di cittadini americani. Una cosa del genere violerebbe le tradizioni e i valori più importanti della nostra nazione
B.H. Obama

Nel terzo millennio nessuno dovrebbe più subire il trattamento riservato a decine di migliaia di Giapponesi, Italiani e Tedeschi negli Stati Uniti e in Canada:
Ma d’altra parte il fatto che gli Stati Uniti si fregino del primato di possedere un quarto della popolazione carceraria del mondo non è un buon segno (con il 5% della popolazione totale mondiale):
E certi disegni di legge attualmente al vaglio delle commissioni competenti sono a dir poco minacciosi:

Alla fine del 2011 Obama ha controfirmato una legge (National Defense Authorization Act) che trasferisce all’esercito buona parte delle competenze in materia di operazioni anti-terroristiche e prevede la possibilità di imprigionare i sospetti terroristi a tempo indeterminato e senza processo.
versione della Camera dei Rappresentanti passata con 322 voti a 96:
versione definitiva
[283-136 alla Camera e 86-13 al Senato]
Inizialmente avevo preso per buono l’allarme lanciato dalla ABC con questo articolo:
che dichiarava senza mezzi termini che l’esercito avrebbe potuto arrestare cittadini americani sulla scorta di sospetti, tenendoli reclusi fino a data da destinarsi.
Poi qualcuno mi ha fatto notare che la sezione 1021 [“AFFIRMATION OF AUTHORITY OF THE ARMED FORCES OF THE UNITED STATES TO DETAIN COVERED PERSONS”], sottosezione e) recita “Nothing in this section shall be construed to affect existing law or authorities relating to the detention of United States citizens, lawful resident aliens of the United States, or any other persons who are captured or arrested in the United States.”
Dunque sembrerebbe che lo stato di diritto antecedente alla legge non possa essere in alcun modo compromesso.
Ma allora perché la ABC aveva stravolto il significato di questa legge, demonizzando Obama, senza sentirsi in dovere di togliere un articolo menzognero? Mi ero persino convinto che la ABC stesse deliberatamente sabotando la campagna di ri-elezione di Obama – un’idea abbastanza sciocca, visto che gli sfidanti repubblicani sono quasi tutti più autoritari e radicali di Obama, che resta un moderato, al loro confronto.
Mi sono preso il tempo di esaminare meglio la questione e devo ammettere che non so cosa pensare. C’è troppa confusione e su una materia così delicata non dovrebbe essercene. Troppi giuristi sembrano minimizzare la portata della legge asserendo che ufficializza pratiche già adottate in precedenza e che l’amministrazione Obama si è espressa in toni rassicuranti.
Ma quando Obama avrà lasciato il posto a qualcun altro? E se ci dovesse essere un altro 11 settembre, magari con una bomba sporca? E nel caso di un conflitto esteso scatenato da un attacco all’Iran? E perché il fatto che queste procedure siano adottate con estrema gradualità dovrebbe rassicurarmi? Non è proprio la gradualità del riscaldamento dell’acqua che impedisce alla rana di sapere che sta per essere bollita?

Tanto per cominciare ho constatato che non è stata unicamente la redazione della ABC a denunciare questa legge, ma anche il New York Times, normalmente molto pro-Obama, con un devastante editoriale che lo definisce maldestro e descrive il testo approvato come “così pieno di elementi discutibili che non c’è lo spazio per esaminarli tutti”, con il potenziale di “conferire ai futuri presidenti l’autorità di imprigionare a vita dei cittadini americani senza una formale accusa e senza un processo” e “nuove, terribili misure che renderanno la detenzione a tempo indefinito e i tribunali militari un aspetto permanente della legge americana”. In sintesi, “una deviazione dall’immagine che che questa nazione si è fatta di se stessa, ossia di un luogo in cui le persone che hanno a che fare con lo stato o sono sottoposti ad un’accusa formale oppure restano a piede libero”.
David Cole, docente di giurisprudenza al Georgetown University Law Center, sempre sul NYT, ha avvalorato la posizione del quotidiano:

Perché mai un quotidiano così importante dovrebbe assumere una posizione così estrema, se non avesse delle solide ragioni per farlo?
Il direttore dell’FBI Robert Mueller, il Segretario alla Difesa Leon Panetta ed il Direttore della National Intelligence, James Clapper, erano anche loro contrari a questa legge perché gli arrestati, sapendo di rischiare una detenzione militare, non avrebbero mai collaborato con le indagini e perché la misura comportava un significativo esautoramento delle funzioni dell'FBI e delle altre agenzie investigative:
Sembra siano stati parzialmente accontentai con un emendamento che consente alle suddette agenzie di interrogare i sospettati detenuti dalle autorità militari: “Nothing in this section shall be construed to affect the existing criminal enforcement and national security authorities of the Federal Bureau of Investigation or any other domestic law enforcement agency with regard to a covered person, regardless whether such covered person is held in military custody”.
Un gruppo di ventisei generali ed ammiragli in pensione che si era già impegnato per proibire la tortura ha scritto ai rispettivi senatori spiegando che questa è una legge che arreca più danni che benefici
Trentadue parlamentari democratici hanno inviato le loro lettere di protesta alle due camere, temendo che la legge minerà alle fondamenta il quarto, quinto, sesto, settimo ed ottavo emendamento della Costituzione.
Altre critiche severe sono arrivate dall’American Civil Liberties Union (ACLU), da Human Rights Watch e da un articolo di Forbes, che la descrive come “la più grave minaccia alle libertà civili degli Americani”.
Quel che è certo è che le disposizioni contenute in questa legge si fanno beffe delle convenzioni di Ginevra e violano gli articoli 8, 9, 10 e 11 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, sulla scia del vergognoso Patriot Act, un cavallo di Troia che sta abbattendo dall’interno le difese costituzionali dei cittadini americani:
Non solo il campo di concentramento di Guantánamo non è stato chiuso, come promesso da Obama, ma questa legge in pratica rende impossibile chiuderlo (sezioni 1026 e 1027) nonostante Obama abbia dichiarato che “il carcere di Guantánamo Bay compromette la sicurezza nazionale e la nostra nazione sarà più sicura il gorno in cui questa prigione sarà finalmente e responsabilmente chiusa” [“the prison at Guantánamo Bay undermines our national security, and our nation will be more secure the day when that prison is finally and responsibly closed]
Anzi, ne richiederà l’espansione, così come quella dell’altro campo di concentramento di Bagram, in Afghanistan
Gli Stati Uniti non sono più nella posizione di insegnare a nessuno il significato della democrazia ed il rispetto dei diritti, costituiscono ormai un esempio nefasto per tutte le altre nazioni ed espongono i loro stessi cittadini ad un medesimo trattamento in paesi con i quali sono ai ferri corti (es. accuse di sabotaggio alle infrastrutture iraniane)

I problemi interpretativi cominciano con la sezione 1021 (precedentemente 1031), che contempla la detenzione a tempo indefinito, senza un giusto processo, di persone ACCUSATE di essere stati o essere membri o di aver appoggiato in misura sostanziale al-Qaeda, i Talebani o forze ad essi associate in stato di belligeranza con gli Stati Uniti ed i loro alleati.
Dunque anche la resistenza palestinese, siriana e libanese all’occupazione israeliana? Saddam Hussein era stato falsamente collegato ad Al-Qaeda, pur essendone un nemico dichiarato: cosa succederà ai cittadini iraniani, siriani, palestinesi, libanesi, somali, yemeniti, pachistani, indonesiani, venezuelani, brasiliani, cubani?
E perché proprio ora che si afferma che Al Qaeda è stata virtualmente smantellata?
e gli Stati Uniti stanno negoziando con i Talebani?
L’interpretazione delle disposizioni di legge è tutto. L’amministrazione Bush è sempre stata molto elastica nella sua lettura di quel che era autorizzata o meno a fare
e varie corti, in diversi gradi di giudizio, hanno simpatizzato con questo approccio che erodeva i diritti degli accusati/imputati. (cf. Matteo TONDINI, "Hamdan v. Rumsfeld. Se il diritto si svuota dei suoi contenuti": "In conclusione, la sentenza prospetta evidenti elementi di censurabilità sul piano del diritto sostanziale e, più in generale, mette in evidenza un ulteriore problema irrisolto, ovvero l'effettivo accesso alle garanzie previste dal diritto dei conflitti armati e, generalmente, dai diritti umani da parte di coloro che si ritrovano imprigionati in vuoti giuridici, creati appositamente per scavalcare quelle garanzie processuali che trovano fondamento nell'acclaramento della verità (processuale), e non nella messa in libertà dei colpevoli").
ACLU e HRW sostengono che l’ultima volta che poteri di detenzione così ampi sono stati conferiti allo stato è stato al tempo di McCarthy, con l’Internal Security Act. Secondo Jonathan Hafetz, avvocato ed uno dei massimi esperti di questo ambito giuridico, questa è la prima volta nella storia americana che si autorizza per legge l’incarcerazione militare illimitata e senza processo:
La sezione 1021 precisa che, nel suo ambito, non è estendibile ai cittadini americani – “Nothing in this section shall be construed to affect existing law or authorities relating to the detention of United States citizens, lawful resident aliens of the United States, or any other persons who are captured or arrested in the United States” (e i cittadini americani all’estero?).
Il giudizio dell’amministrazione Obama sulla sezione 1022 è stato il seguente: “mal concepita, non servità a migliorare la sicurezza degli Stati Uniti…superflua, rischia di creare incertezza”
La lettera b della sezione 1022 specifica che la detenzione militare non è obbligatoria per i cittadini degli Stati Uniti: “The requirement to detain a person in military custody under this section does not extend to citizens of the United States”. Di conseguenza, par di capire, gli stranieri sospettati devono per forza essere arrestati, mentre i cittadini americani potrebbero essere arrestati, pur non sussistendo un obbligo di farlo. In ogni caso non è chiaro se la legge stabilisca che questa possibilità è esclusa categoricamente, specialmente alla luce del Patriot Act e dei precedenti Padilla:
e al-Marri:
Robert M. Chesney (University of Texas) ha criticato la scelta di non fare chiarezza, lasciando il testo in termini così vaghi da consentire interpretazioni restrittive e radicali:
Anche prendendo per buona l’interpretazione più rigida, quella che esclude i cittadini americani e che è stata esplicitamente fatta propria dall’amministrazione Obama – “per quanto concerne i cittadini statunitensi coinvolti in attività connesse al terrorismo, che siano arrestati all’estero o in patria, saranno processati dal nostro sistema penale” [“when it comes to U.S. citizens involved in terrorist-related activity, whether they are captured overseas or at home, we will prosecute them in our criminal justice system”] –, resta il fatto che questa disposizione viola l'articolo 7 della Dichiarazione universale dei diritti umani: “Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione”. Ora esiste un obbligo di detenzione militare per cittadini non-americani, inclusi quelli arrestati sul suolo americano. Dunque esiste un obbligo di approntamento di una rete di centri di detenzione militari sul suolo americano. Perciò sì, la mia risposta è che esistono le premesse perché negli Stati Uniti si ripeta quel che accadde tra il 1941 ed il 1945.

Che ci sia qualcosa che non torna è un’impressione rafforzata dal rifiuto dell’emendamento proposto dal senatore Feinstein, che esentava in modo esplicito i cittadini statunitensi, senza lasciare adito ad alcun dubbio:
Poiché, quasi senza eccezione, chi arriva al potere tende a fare il massimo uso possibile delle sue prerogative, il rifiuto del suddetto emendamento è estremamente significativo. Obama, o chi gli succederà, avrà una discrezionalità interpretativa senza precedenti nella storia americana
Qualche blogger ha suggerito che si possa trattare di una trappola preparata per forzare la mano ad Obama, che non poteva porre il veto su una sezione senza respingere l’intera legge, la quale però è essenziale per poter rifinanziare le forze armate, inclusi i salari delle reclute e l’indotto delle basi militari negli Stati Uniti, dai quali dipende l’esistenza di milioni di persone e l’economia statunitense (e globale).
Obama è stato certamente molto critico e ha minacciato di usare il suo potere di veto. Ha anche assicurato che “l’esercito non pattuglia le nostre strade e non fa rispettare le nostre leggi – né lo dovrebbe fare” [“our military does not patrol our streets or enforce our laws—nor should it”].
Sembra però che stia cercando di salvare il salvabile, essendo da tempo su posizioni difensive. Non so quanto potere realmente eserciti, non conosco le sue reali intenzioni. 

sabato 10 dicembre 2011

Cuba, Venezuela, Brasile, Messico e il nuovo 11 Settembre (atomico?)



Il 6 dicembre il vice primo ministro israeliano e ministro per gli Affari Strategici, Moshe Yaalon, in visita in Uruguay, ha accusato l’Iran di introdurre il terrorismo in America Latina, con l’appoggio di Chávez, per poter colpire gli Stati Uniti e gli interessi israeliani e dei loro alleati, attraverso un'infrastruttura che rimanga dormiente per un certo periodo, prima di attaccare.
Yaalon cita il caso del fallito attentato all’ambasciatore saudita negli Stati Uniti. Per inciso, pochi credono ancora a quella sciocchezza. Juan Cole (Richard P. Mitchell Collegiate Professor of History at the University of Michigan) elenca le ragioni per cui "costui non può essere la risposta iraniana a 007":
10. Arbabsiar era conosciuto a Chorpus Christi, in Texas, “per essere un ridicolo demente”;
9. Probabilmente a causa di un accoltellamento subito nel 1982, soffriva di un disturbo della memoria a breve termine;
8. Perdeva continuamente il suo telefono cellulare;
7. Non trovava mai le chiavi;
6. Dimenticava continuamente il borsello e i documenti nei negozi;
5. Era “praticamente disorganizzato”, ha sottolineato un suo ex socio d’affari;
4. Nella sua attività di co-titolare di una rivendita di auto usate, perdeva sempre i documenti di proprietà dei veicoli;
3. Arbabsiar, ben lungi dall’essere un fondamentalista islamico sciita, pare sia stato un alcolista; il suo soprannome è “Jack” per la sua passione per il whisky Jack Daniels;
2. Arbabsiar non solo abitualmente beveva all’eccesso, ma si faceva di canne e andava a prostitute. Una volte disse ad alta voce in un ristorante che sarebbe tornato in Iran, dove avrebbe potuto avere una ragazza per soli 50 dollari. Era un uomo rozzo e fu anche sbattuto fuori da alcuni locali;
1. Tutte le sue imprese d’affari sono fallite, una dopo l’altra.
Sempre stando alla affermazioni di Yaalon, l’Iran starebbe cercando di esportare la rivoluzione iraniana nei paesi limitrofi, in Libano, in Palestina e poi in Occidente, avvalendosi delle reti di narcotrafficanti. Agli Iraniani non serve il passaporto per entrare in Venezuela e ciò faciliterebbe il compito dei terroristi in tutto il Sudamerica. Yaalon non capisce perché il Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) vogliano stringere accordi commerciali con la Palestina, che “esporta solo terrorismo e missili”; vede nell’attacco all’ambasciata inglese a Teheran la prova che l’Iran è una minaccia non solo per Israele, ma per il mondo intero; avverte che se l’Iran non annullerà il suo programma nucleare dovrà decidere se “preferire la bomba nucleare oppure continuare ad esistere come stato”.  
Infine ha paragonato la vittoria alle elezioni egiziane degli islamici alla rivoluzione iraniana del 1979:

La vicenda va inquadrata nell’ambito delle attività propagandistiche dell’American Enterprise Institute, una fondazione ultrareazionaria che ha modellato la politica estera dell’amministrazione Bush direttamente o indirettamente, attraverso commissioni e consigli. Oltre ad Oriana Fallaci, che ad esso era legata non-ufficialmente, tra i nomi di spicco figurano una serie di falchi:  John Bolton, Lynne Ann Cheney, moglie di Dick Cheney, ex vicepresidente di George W. Bush, Newt Gingrich, uno dei due favoriti per la candidatura a sfidante repubblicano di Obama, Paul Wolfowitz, ex segretario alla Difesa e presidente della Banca Mondiale e Irving Kristol, forse l’intellettuale di destra più influente negli Stati Uniti:
Ennio Emanuele Piano ha riassunto molto bene i punti chiave della posizione dell’AEI sui rapporti tra Iran, Hezbollah e Venezuela:
“Il protagonismo del gruppo terrorista sciita in Sud America risale ai primissimi anni di esistenza, quando la leadership del movimento decise di impegnare parte delle sue energie nella "tri-border area", ovvero la zona in cui si incontrano i confini di Argentina, Paraguay e Brasile. Scopo di questa presenza era quello di creare delle cellule tendenzialmente indipendenti che avrebbero dovuto adoperarsi nella raccolta di denaro da inviare in Medio Oriente per il finanziamento delle attività terroristiche del gruppo. Per il raggiungimento di tale scopo gli uomini di Hezbollah hanno iniziato ad operare in ogni ambito della criminalità organizzata, dal riciclaggio di denaro sporco ai vari traffici illeciti, tra i quali naturalmente quello di stupefacenti. Nel giro di vent'anni le poche cellule iniziali si sono moltiplicate fino a raggiungere il numero di 460 (secondo una stima riportata dallo studio), e sono oramai capaci di garantire al quartier generale in Libano finanziamenti per una cifra tra i trecento e i cinquecento milioni di dollari all'anno.
Quello della raccolta di finanziamenti non è però l'unico ambito in cui queste cellule si muovono. Al contrario per esse hanno pari importanza altre due attività che mostrano come l'Iran veda nel continente sudamericano un fondamentale campo di battaglia nella guerra globale agli Stati Uniti: la prima è la fondazione di moschee di culto sciita dove propagandare il messaggio Khomehinista: la seconda riguarda invece "logistica, pianificazione, sorveglianza ed esecuzione delle missioni" di stampo terroristico. Per i due autori "la crescente presenza di Hezbollah nell'Emisfero Occidentale può essere compresa unicamente nel contesto della realizzazione degli obiettivi strategici del suo mandante, l'Iran", che non a caso negli ultimi anni ha lavorato diplomaticamente per la creazione di un fronte comune in funzione antiamericana assieme ai Paesi dell'ALBA, il gruppo dei regimi d'ispirazione bolivariana voluto e politicamente guidato dal caudillo Hugo Chavez. A conferma del suddetto impegno diplomatico basti il dato seguente: negli ultimi sei anni l'Iran ha aperto nel continente sudamericano quattro ambasciate che si aggiungono alle sole sei precedentemente operanti. In questo modo, grazie anche al protagonismo di Mahmoud Ahmadinejad, il regime di Teheran è riuscito a rompere l'isolamento internazionale che lo caratterizzava da decenni, trovando inoltre alleati pronti ad opporsi, all'interno del consesso internazionale, alle pesanti sanzioni politiche, economiche e finanziarie contro il regime dei Mullah. Oltretutto i legami con Caracas hanno garantito alla Repubblica islamica di insediare nel bel mezzo dell'Oceano, sulla venezuelana isola Margarita, il principale centro di comando di Hezbollah nella regione.
[…].
Altro particolare di non poca importanza che caratterizza il "Network Rabbani" è rappresentato dal rapporto instauratosi con l'imam sunnita radicale della moschea di San Paolo, Taki Eldyn, già uomo legato ad Al Qaeda, tanto che nel 1995 incontrò in Argentina il prigioniero di Guantanamo ed ex braccio destro di Bin Laden, Khaled Sheyk Mohammed. Sebbene si sia trasferito in Iran, Rabbani continua ad operare in prima persona nella regione, naturalmente sotto copertura e grazie a falsi documenti (secondo l'Interpol), ed in particolare in Brasile (con l'aiuto del succitato Eldyn), lo stato latinoamericano con la più numerosa comunità islamica, stimata attorno al milione di persone, bacino di importanza strategica per il proselitismo jihadista.
Noriega e Càrdenas dedicano buona parte dello studio ai movimenti del Partito di Dio e dei Servizi iraniani nel Messico sottolineando quanto stretto sia il rapporto tra questi ed i cartelli della droga locali. "Francamente -scrivono i due autori- sarebbe molto sorprendente se non ci fosse collaborazione alcuna tra Hezbollah e Cartelli messicani, visti gli ovvi benefici per entrambi i gruppi. I cartelli hanno la possibilità di entrare nei traffici di Hezbollah e approfittare dei suoi esperti di esplosivi e dei legami con i trafficanti di droga in Medio Oriente e Asia del Sud. Hezbollah ha invece la possibilità di insediarsi in un ambiente incontrollato e con largo accesso al confine degli Stati Uniti, ed allo stesso tempo promuovere azioni dannose per minare la pace sociale degli statunitensi". Una volta penetrati negli States, difatti, i membri di Hezbollah si mettono in contatto con le comunità sciite presenti nel territorio e si adoperano nella propaganda Jihadista e nella raccolta di fondi, proprio come nei Paesi sudamericani, con la piccola differenza del trovarsi proprio nella pancia del nemico, con tutte le pericolose conseguenze che questo comporta per la sicurezza nazionale del "Grande Satana". Che la questione non sia da prendere sottogamba l'hanno capito anche a Washington, dove la Repubblicana del Sud Carolina Sue Myrick, membro della Commissione Intelligence della Camera, ha chiesto formalmente al Segretario della Sicurezza Nazionale la creazione di una "Task Force" con la partecipazione delle autorità messicane per monitorare e contrastare la presenza di Hezbollah lungo il confine.
Nelle conclusioni i due analisti dell'AEI tracciano un quadro d'insieme a tinte molto fosche dal quale si evince chiaramente come la strategia iraniana nell'"Emisfero Occidentale" sia tesa a colpire gli interessi statunitensi nella regione e creare una sorta di Polo Antiamericano assieme ai membri dell'ALBA (Ecuador, Bolivia, Venezuela cui va aggiunta anche la Cuba dei fratelli Castro) ed ai gruppi più volenti che operano nel campo della criminalità organizzata. Difficile non vedere in questo "accerchiamento" anche un piano iraniano per assicurarsi contro eventuali interventi militari USA in Persia (la qual cosa è stata confermata pubblicamente da un alto esponente delle forze armate della Repubblica islamica durante un viaggio in Bolivia lo scorso maggio), quasi a ricalcare i movimenti sovietici per il Sud America durante la Guerra Fredda:
L’ex inviato negli Stati Uniti per Radio Vaticana, Paolo Mastrolilli, sulla Stampa, ha ripreso questo “quadro accusatorio” dell’AEI in un articolo intitolato "Le basi in Sud America di Hezbollah e Pasdaran", poi rimosso. È riportato qui:
Ecco i passi salienti: “Dietro il tentativo di assassinio dell’ambasciatore saudita negli Stati Uniti c’è il «Piano Orizzonte», ovvero il tentativo delle Guardie rivoluzione iraniane e degli Hezbollah libanesi alleati di Teheran di insediarsi nell’emisfero occidentale per poter colpire con più facilità gli interessi di Washington. «Afaq» (Orizzonte) è il nome di un piano d’azione redatto da Hassan Nasrallah, sceicco degli Hezbollah a Beirut, per creare delle centrali operative in Messico, Cuba e Venezuela dove far confluire agenti, reclutare localmente nelle comunità sciite ed accumulare informazioni su possibili obiettivi avversari al fine di consentire alla «Forza Al Quds», emanazione all’estero delle Guardia della rivoluzione iraniana che risponde agli ordini della Guida Suprema Alì Khamenei, di poter realizzare azioni spettacolari. Disporre di un tale «network» punta a consentire a Teheran di poter minacciare rappresaglie dirette contro il territorio degli Stati Uniti in caso di un crisi militare nel Golfo Persico.
A svelare l’esistenza del «Piano Orizzonte» sono documenti di servizi di intelligence occidentali che «La Stampa» ha potuto visionare, relativi all’allarme per l’imminente arrivo in America Latina di un imprecisato numero di «inviati» degli Hezbollah in coincidenza con la festa musulmana di «Id al-Adha», dal 6 al 9 novembre, che consente di giustificare arrivi e partenze con la cooperazione religiosa a favore di numerose moschee sciite in più nazioni. Il network si basa su tre tasselli: ambasciate iraniane, agenti di Hezbollah in arrivo dal Medio Oriente e moschee sciite che li attendono per svolgere attività apparentemente di tipo religioso. Al centro del tentativo di insediamento nell’emisfero occidentale c’è il Messico e in particolare la città di Tijuana, alle porte degli Stati Uniti, dove la struttura degli Hezbollah ruoterebbe attorno ad un designer grafico di nome Ali Jamil Nasser, di circa 30 anni, che avrebbe ricevuto negli ultimi mesi messaggi e comunicazioni direttamente da Mustafa Badr al-Din, il capo delle operazioni all’estero di Hezbollah che ha sostituito in questo incarico il super-terrorista Imad Mughniyah dopo la sua uccisione a Damasco. Nel 2010 l’intelligence messicana, in cooperazione con altri servizi occidentali, era riuscita a smantellare una rete informativa degli Hezbollah che operava proprio nella regione di Tijuana, ed ora la volontà di tornare a renderla operativa in tempi così stretti coincide con le rivelazioni del dipartimento di Giustizia americano sul fatto che il complotto per assassinare l’ambasciatore saudita a Washington è passato proprio attraverso il Messico.
I servizi di intelligence occidentali ritengono che la «piattaforma messicana» sia stata identificata da Hezbollah e Forza Al Quds come un indispensabile canale logistico per spostare velocemente uomini, informazioni e materiali fra l’America del Nord e del Sud, rendendo possibili operazioni su entrambi i fronti. Ad alimentare la piattaforma messicana, secondo i documenti, è il «ramo caraibico» di «Piano Orizzonte», ovvero i progetti per insediare in più località dell’isola di Cuba elementi di un’unità degli Hezbollah dipendente direttamente da Badr al-Din e dal suo stretto collaboratore Talal Hamia. Lo schema immaginato prevede che la base cubana divenga il posto dove gli agenti in arrivo dal Medio Oriente possono fare tappa per essere riforniti di valuta dei Paesi dove andranno ad operare e dei relativi documenti di identità, ovvero passaporti brasiliani, argentini, colombiani e paraguaiani, ma anche, se necessario, di Paesi europei. L’ultimo tassello è il Venezuela di Hugo Chavez - dove i cittadini iraniani possono entrare senza visto -, identificato come la base di partenza delle operazioni degli inviati Hezbollah in America del Sud ed anche come possibile luogo di rifugio per gli agenti bisognosi di protezione dopo aver realizzato azioni contro gli interessi americani".

Qui il rapporto in inglese dell’AEI:
http://www.aei.org/article/foreign-and-defense-policy/regional/latin-america/the-mounting-hezbollah-threat-in-latin-america/

giovedì 8 dicembre 2011

La polizia londinese accomuna gli indignati ad Al-Qaeda!



I giovani di Occupy Wall Street London sono, ufficialmente, una minaccia per lo Stato e la Società. 
Chi protesta contro gli eccessi del capitalismo e della alta finanza è inserito nella categoria TERRORISMO/ESTREMISMO, assieme ai terroristi islamici ed alle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia.
Basterà a scuotere le coscienze e le menti di chi ancora crede di essere al sicuro nelle nostre Democrazia Avanzate? 
A proposito, "Democrazie Avanzate" ricorda un po' "Tecniche di Interrogatorio Avanzate", uno scaltro eufemismo per tortura.