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giovedì 5 gennaio 2012

NDAA - torneranno i campi di concentramento in America?





La mia amministrazione non autorizzerà la detenzione militare a tempo indeterminato senza processo di cittadini americani. Una cosa del genere violerebbe le tradizioni e i valori più importanti della nostra nazione
B.H. Obama

Nel terzo millennio nessuno dovrebbe più subire il trattamento riservato a decine di migliaia di Giapponesi, Italiani e Tedeschi negli Stati Uniti e in Canada:
Ma d’altra parte il fatto che gli Stati Uniti si fregino del primato di possedere un quarto della popolazione carceraria del mondo non è un buon segno (con il 5% della popolazione totale mondiale):
E certi disegni di legge attualmente al vaglio delle commissioni competenti sono a dir poco minacciosi:

Alla fine del 2011 Obama ha controfirmato una legge (National Defense Authorization Act) che trasferisce all’esercito buona parte delle competenze in materia di operazioni anti-terroristiche e prevede la possibilità di imprigionare i sospetti terroristi a tempo indeterminato e senza processo.
versione della Camera dei Rappresentanti passata con 322 voti a 96:
versione definitiva
[283-136 alla Camera e 86-13 al Senato]
Inizialmente avevo preso per buono l’allarme lanciato dalla ABC con questo articolo:
che dichiarava senza mezzi termini che l’esercito avrebbe potuto arrestare cittadini americani sulla scorta di sospetti, tenendoli reclusi fino a data da destinarsi.
Poi qualcuno mi ha fatto notare che la sezione 1021 [“AFFIRMATION OF AUTHORITY OF THE ARMED FORCES OF THE UNITED STATES TO DETAIN COVERED PERSONS”], sottosezione e) recita “Nothing in this section shall be construed to affect existing law or authorities relating to the detention of United States citizens, lawful resident aliens of the United States, or any other persons who are captured or arrested in the United States.”
Dunque sembrerebbe che lo stato di diritto antecedente alla legge non possa essere in alcun modo compromesso.
Ma allora perché la ABC aveva stravolto il significato di questa legge, demonizzando Obama, senza sentirsi in dovere di togliere un articolo menzognero? Mi ero persino convinto che la ABC stesse deliberatamente sabotando la campagna di ri-elezione di Obama – un’idea abbastanza sciocca, visto che gli sfidanti repubblicani sono quasi tutti più autoritari e radicali di Obama, che resta un moderato, al loro confronto.
Mi sono preso il tempo di esaminare meglio la questione e devo ammettere che non so cosa pensare. C’è troppa confusione e su una materia così delicata non dovrebbe essercene. Troppi giuristi sembrano minimizzare la portata della legge asserendo che ufficializza pratiche già adottate in precedenza e che l’amministrazione Obama si è espressa in toni rassicuranti.
Ma quando Obama avrà lasciato il posto a qualcun altro? E se ci dovesse essere un altro 11 settembre, magari con una bomba sporca? E nel caso di un conflitto esteso scatenato da un attacco all’Iran? E perché il fatto che queste procedure siano adottate con estrema gradualità dovrebbe rassicurarmi? Non è proprio la gradualità del riscaldamento dell’acqua che impedisce alla rana di sapere che sta per essere bollita?

Tanto per cominciare ho constatato che non è stata unicamente la redazione della ABC a denunciare questa legge, ma anche il New York Times, normalmente molto pro-Obama, con un devastante editoriale che lo definisce maldestro e descrive il testo approvato come “così pieno di elementi discutibili che non c’è lo spazio per esaminarli tutti”, con il potenziale di “conferire ai futuri presidenti l’autorità di imprigionare a vita dei cittadini americani senza una formale accusa e senza un processo” e “nuove, terribili misure che renderanno la detenzione a tempo indefinito e i tribunali militari un aspetto permanente della legge americana”. In sintesi, “una deviazione dall’immagine che che questa nazione si è fatta di se stessa, ossia di un luogo in cui le persone che hanno a che fare con lo stato o sono sottoposti ad un’accusa formale oppure restano a piede libero”.
David Cole, docente di giurisprudenza al Georgetown University Law Center, sempre sul NYT, ha avvalorato la posizione del quotidiano:

Perché mai un quotidiano così importante dovrebbe assumere una posizione così estrema, se non avesse delle solide ragioni per farlo?
Il direttore dell’FBI Robert Mueller, il Segretario alla Difesa Leon Panetta ed il Direttore della National Intelligence, James Clapper, erano anche loro contrari a questa legge perché gli arrestati, sapendo di rischiare una detenzione militare, non avrebbero mai collaborato con le indagini e perché la misura comportava un significativo esautoramento delle funzioni dell'FBI e delle altre agenzie investigative:
Sembra siano stati parzialmente accontentai con un emendamento che consente alle suddette agenzie di interrogare i sospettati detenuti dalle autorità militari: “Nothing in this section shall be construed to affect the existing criminal enforcement and national security authorities of the Federal Bureau of Investigation or any other domestic law enforcement agency with regard to a covered person, regardless whether such covered person is held in military custody”.
Un gruppo di ventisei generali ed ammiragli in pensione che si era già impegnato per proibire la tortura ha scritto ai rispettivi senatori spiegando che questa è una legge che arreca più danni che benefici
Trentadue parlamentari democratici hanno inviato le loro lettere di protesta alle due camere, temendo che la legge minerà alle fondamenta il quarto, quinto, sesto, settimo ed ottavo emendamento della Costituzione.
Altre critiche severe sono arrivate dall’American Civil Liberties Union (ACLU), da Human Rights Watch e da un articolo di Forbes, che la descrive come “la più grave minaccia alle libertà civili degli Americani”.
Quel che è certo è che le disposizioni contenute in questa legge si fanno beffe delle convenzioni di Ginevra e violano gli articoli 8, 9, 10 e 11 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, sulla scia del vergognoso Patriot Act, un cavallo di Troia che sta abbattendo dall’interno le difese costituzionali dei cittadini americani:
Non solo il campo di concentramento di Guantánamo non è stato chiuso, come promesso da Obama, ma questa legge in pratica rende impossibile chiuderlo (sezioni 1026 e 1027) nonostante Obama abbia dichiarato che “il carcere di Guantánamo Bay compromette la sicurezza nazionale e la nostra nazione sarà più sicura il gorno in cui questa prigione sarà finalmente e responsabilmente chiusa” [“the prison at Guantánamo Bay undermines our national security, and our nation will be more secure the day when that prison is finally and responsibly closed]
Anzi, ne richiederà l’espansione, così come quella dell’altro campo di concentramento di Bagram, in Afghanistan
Gli Stati Uniti non sono più nella posizione di insegnare a nessuno il significato della democrazia ed il rispetto dei diritti, costituiscono ormai un esempio nefasto per tutte le altre nazioni ed espongono i loro stessi cittadini ad un medesimo trattamento in paesi con i quali sono ai ferri corti (es. accuse di sabotaggio alle infrastrutture iraniane)

I problemi interpretativi cominciano con la sezione 1021 (precedentemente 1031), che contempla la detenzione a tempo indefinito, senza un giusto processo, di persone ACCUSATE di essere stati o essere membri o di aver appoggiato in misura sostanziale al-Qaeda, i Talebani o forze ad essi associate in stato di belligeranza con gli Stati Uniti ed i loro alleati.
Dunque anche la resistenza palestinese, siriana e libanese all’occupazione israeliana? Saddam Hussein era stato falsamente collegato ad Al-Qaeda, pur essendone un nemico dichiarato: cosa succederà ai cittadini iraniani, siriani, palestinesi, libanesi, somali, yemeniti, pachistani, indonesiani, venezuelani, brasiliani, cubani?
E perché proprio ora che si afferma che Al Qaeda è stata virtualmente smantellata?
e gli Stati Uniti stanno negoziando con i Talebani?
L’interpretazione delle disposizioni di legge è tutto. L’amministrazione Bush è sempre stata molto elastica nella sua lettura di quel che era autorizzata o meno a fare
e varie corti, in diversi gradi di giudizio, hanno simpatizzato con questo approccio che erodeva i diritti degli accusati/imputati. (cf. Matteo TONDINI, "Hamdan v. Rumsfeld. Se il diritto si svuota dei suoi contenuti": "In conclusione, la sentenza prospetta evidenti elementi di censurabilità sul piano del diritto sostanziale e, più in generale, mette in evidenza un ulteriore problema irrisolto, ovvero l'effettivo accesso alle garanzie previste dal diritto dei conflitti armati e, generalmente, dai diritti umani da parte di coloro che si ritrovano imprigionati in vuoti giuridici, creati appositamente per scavalcare quelle garanzie processuali che trovano fondamento nell'acclaramento della verità (processuale), e non nella messa in libertà dei colpevoli").
ACLU e HRW sostengono che l’ultima volta che poteri di detenzione così ampi sono stati conferiti allo stato è stato al tempo di McCarthy, con l’Internal Security Act. Secondo Jonathan Hafetz, avvocato ed uno dei massimi esperti di questo ambito giuridico, questa è la prima volta nella storia americana che si autorizza per legge l’incarcerazione militare illimitata e senza processo:
La sezione 1021 precisa che, nel suo ambito, non è estendibile ai cittadini americani – “Nothing in this section shall be construed to affect existing law or authorities relating to the detention of United States citizens, lawful resident aliens of the United States, or any other persons who are captured or arrested in the United States” (e i cittadini americani all’estero?).
Il giudizio dell’amministrazione Obama sulla sezione 1022 è stato il seguente: “mal concepita, non servità a migliorare la sicurezza degli Stati Uniti…superflua, rischia di creare incertezza”
La lettera b della sezione 1022 specifica che la detenzione militare non è obbligatoria per i cittadini degli Stati Uniti: “The requirement to detain a person in military custody under this section does not extend to citizens of the United States”. Di conseguenza, par di capire, gli stranieri sospettati devono per forza essere arrestati, mentre i cittadini americani potrebbero essere arrestati, pur non sussistendo un obbligo di farlo. In ogni caso non è chiaro se la legge stabilisca che questa possibilità è esclusa categoricamente, specialmente alla luce del Patriot Act e dei precedenti Padilla:
e al-Marri:
Robert M. Chesney (University of Texas) ha criticato la scelta di non fare chiarezza, lasciando il testo in termini così vaghi da consentire interpretazioni restrittive e radicali:
Anche prendendo per buona l’interpretazione più rigida, quella che esclude i cittadini americani e che è stata esplicitamente fatta propria dall’amministrazione Obama – “per quanto concerne i cittadini statunitensi coinvolti in attività connesse al terrorismo, che siano arrestati all’estero o in patria, saranno processati dal nostro sistema penale” [“when it comes to U.S. citizens involved in terrorist-related activity, whether they are captured overseas or at home, we will prosecute them in our criminal justice system”] –, resta il fatto che questa disposizione viola l'articolo 7 della Dichiarazione universale dei diritti umani: “Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione”. Ora esiste un obbligo di detenzione militare per cittadini non-americani, inclusi quelli arrestati sul suolo americano. Dunque esiste un obbligo di approntamento di una rete di centri di detenzione militari sul suolo americano. Perciò sì, la mia risposta è che esistono le premesse perché negli Stati Uniti si ripeta quel che accadde tra il 1941 ed il 1945.

Che ci sia qualcosa che non torna è un’impressione rafforzata dal rifiuto dell’emendamento proposto dal senatore Feinstein, che esentava in modo esplicito i cittadini statunitensi, senza lasciare adito ad alcun dubbio:
Poiché, quasi senza eccezione, chi arriva al potere tende a fare il massimo uso possibile delle sue prerogative, il rifiuto del suddetto emendamento è estremamente significativo. Obama, o chi gli succederà, avrà una discrezionalità interpretativa senza precedenti nella storia americana
Qualche blogger ha suggerito che si possa trattare di una trappola preparata per forzare la mano ad Obama, che non poteva porre il veto su una sezione senza respingere l’intera legge, la quale però è essenziale per poter rifinanziare le forze armate, inclusi i salari delle reclute e l’indotto delle basi militari negli Stati Uniti, dai quali dipende l’esistenza di milioni di persone e l’economia statunitense (e globale).
Obama è stato certamente molto critico e ha minacciato di usare il suo potere di veto. Ha anche assicurato che “l’esercito non pattuglia le nostre strade e non fa rispettare le nostre leggi – né lo dovrebbe fare” [“our military does not patrol our streets or enforce our laws—nor should it”].
Sembra però che stia cercando di salvare il salvabile, essendo da tempo su posizioni difensive. Non so quanto potere realmente eserciti, non conosco le sue reali intenzioni. 

martedì 13 dicembre 2011

Lo slittamento giuridico verso il Quarto Reich - A che gioco sta giocando Obama?




All’improvviso è lì, l’ospite di un altro mondo. Potrebbe venire tra mille anni, o anche domani. Che cosa faremo allora? Come ci proteggeremo da noi stessi, se assumerà ancora una volta la forma di un essere umano – uno che ovviamente non rassomiglierà per nulla ad Hitler, ma che potrebbe ad esempio essere calvo, con una lunga barba ed una voce paterna? Oppure giovane e in forma, dall’aspetto sveglio ed irresistibile? […]. Sedurrà la gente dalla testa ai piedi, come fece Hitler, e non solo la testa come fa il marxismo, o la pancia come fa il capitalismo. Gli crederanno, come credono in un dio, e saranno disposti a morire per lui, al fianco delle sue vittime, sentendosi finalmente vivi.
Harry Mulisch, “Criminal Case 40/61, the Trial of Adolf Eichmann - An Eyewitness Account”, 2005, pp. 149-150.

L’hanno fatto in passato e probabilmente lo rifaranno anche in futuro.
Robert Servatius, avvocato difensore di Adolf Eichmann.

Chi ha amici negli Stati Uniti farebbe meglio a prendere coscienza di quel che sta accadendo in quel paese ed avvertirli - se già non se ne sono accorti per conto loro -, prima che sia troppo tardi.

Nel giugno del 2010, il senatore israelo-americano Joseph Lieberman – ex candidato alla vicepresidenza degli Stati Uniti – ed il senatore Scott Brown hanno presentato una proposta di legge – Terrorist Expatriation Act, S.3327, HR 5237 – che priverebbe della cittadinanza americana chiunque sia SOSPETTATO di appoggiare il terrorismo o una nazione in guerra con gli Stati Uniti, senza potersi avvalere del giusto processo e delle altre forme di tutela specificate dalla Costituzione (cf. Miranda: l’insieme dei diritti costituzionali di cui si viene informati al momento dell'arresto nel diritto statunitense). Questo disegno di legge è motivato, così si sostiene, dalla necessità di impedire a cittadini come Faisal Shahzad, l’aspirante terrorista di Times Square, di fruire della protezione delle leggi americane, essendo un traditore. A parte il fatto che la possibilità di togliere la nazionalità escludendo un cittadino dei suoi diritti svuoterebbe di ogni significato lo stato di diritto e i principi sanciti dalla Costituzione Americana, la proposta di legge è così generica che potrebbe essere applicabile a migliaia di cittadini sospettati di “legami” con gruppi terroristici o nazioni ostili, che scomparirebbero letteralmente in una rete di centri di detenzione militare, senza che i loro avvocati possano rintracciarli e difenderli. Sarebbe la prosecuzione delle logica adottata in passato, quando migliaia di cittadini di origine giapponese, italiana e tedesca furono internati per il tutto il corso della guerra, violando la Costituzione:
È incredibile che Joe Lieberman non si renda conto che una tale normativa, un giorno non troppo lontano, potrebbe giustificare la detenzione di decine, forse centinaia di migliaia di cittadini americani di religione ebraica, o ex coscritti nell’esercito israeliano, o titolari della doppia cittadinanza israelo-americana, come appunto lui. È semplicemente un perfetto idiota oppure è il più spregevole traditore del “suo” popolo?
*****
A questa minacciosa proposta di legge si aggiunge quella promossa dal senatore John McCain, già candidato alla presidenza degli Stati Uniti e sconfitto da Obama, presentata assieme al recidivo Joseph Lieberman e al senatore James Inhofe, uno dei più influenti membri di questo movimento elitario cripto-fascista che sta per prendere il potere negli Stati Uniti:
La proposta S.3081 del 4 marzo – “Enemy Belligerent Interrogation, Detention, and Prosecution Act” – annullerebbe l’habeas corpus (la fondamentale tutela da un arresto illegittimo) agli Americani considerati “nemici belligeranti” (enemy combatants), in teoria, vista la vaghezza e quindi l’interpretabilità del testo, anche solo per aver apprezzato azioni di natura bellica contrarie agli interessi americani. Questi cittadini non avrebbero diritto ad un avvocato o a un giusto processo e sarebbero sottoposti a detenzione a tempo indeterminato in un centro di internamento militare. Queste due proposte, assieme al Patriot Act (prolungato quest’anno da Obama
ed al Military Commissions Act del 2006, fanno a pezzi la Bill of Rights americana allo stesso modo in cui la legislazione nazista preparava la strada ai campi di concentramento per i nemici del Terzo Reich. Nessuno, a quel tempo, immaginava che cosa sarebbe avvenuto in seguito, allo stesso modo in cui quasi nessuno, al giorno d’oggi, potrebbe immaginarsi che il destino degli Stati Uniti sia quello di trasformarsi in una tirannia che incarcera arbitrariamente migliaia di cittadini e li fa processare da tribunali militari per aver osato opporsi alle politiche statunitensi. Questa incapacità anche solo di concepire un tale sviluppo è essenzialmente dovuta ad ignoranza o attenzione selettiva. Entro la fine del 2012 ci saranno tutte le precondizioni per una svolta autoritaria negli Stati Uniti:
Sarà sufficiente un nuovo 11 settembre:
Ed una rappresaglia contro l’Iran
Il resto verrà da sé: guerra totale e arresti di massa senza alcun processo e con detenzione a tempo indeterminato di dimostranti contro la guerra, considerati automaticamente come colpevoli di collusione con i nemici (Iran, Russia, Venezuela, ecc.) e di alto tradimento.
I due disegni di legge, che hanno incontrato il favore di Hillary Clinton, se convertiti in legge, conferirebbero al presidente degli Stati Uniti poteri straordinari, pressoché dittatoriali – incluso l’uso di tribunali militari, che non sono autorizzati a giudicare cittadini americani, finché a questi ultimi non viene tolta la cittadinanza – che si sommerebbero a quelli già previsti in seguito all’11 settembre. Nessun cittadino americano che dissentisse dalle decisioni del governo potrebbe dirsi al sicuro. Con il Patriot Act serviva una giusta causa, ora sarebbe sufficiente il mero sospetto, ossia l’insinuazione, un castello accusatorio fittizio fondato su un’arbitraria definizione di affiliazione ad un’organizzazione terroristica, che nessuna procedura processuale civile potrebbe smontare. Lo stesso Patriot Act, la cui bozza conteneva misure analoghe a quelle proposte da Lieberman ma che, alla fine, molto saggiamente, non furono approvate, fino al 2009 aveva già portato all’incarcerazione di oltre 200 passeggeri aerei per “cattive maniere”:
*****
Oltre all’inutilità di proposte di legge avversate perfino dall’FBI (!), che non servirebbero a vincere la Guerra al Terrore ma solo ad introdurre la tortura e i campi di concentramento, come nel Cile di Pinochet e nell’Argentina di Videla (dittature che godettero dell’approvazione degli Stati Uniti), la dimostrazione più lampante che è in corso un’involuzione anti-democratica negli Stati Uniti è data dal comportamento dell’ACLU (American Civil Liberties Union). Essa ha promosso una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica americana mirata a fare pressioni sul Senato affinché fossero approvati gli emendamenti SA 1112 e SA 1113 al contestatissimo disegno di legge S.1867 (“New National Defense Authorization Act”), sempre in materia di sicurezza interna, sostenendo che questi emendamenti, proposti da Mark Udall, senatore democratico molto sensibile alle richieste dell’industria militare statunitense, avrebbero mitigato il potenziale liberticida della legge. Gli emendamenti erano appoggiati anche dall’amministrazione Obama.
La verità è che le sezioni 1031 e 1032 del suddetto disegno di legge lo rendevano inapplicabile ai cittadini americani – “The requirement to detain a person in military custody under this section does not extend to citizens of the United States”/ “The requirement to detain a person in military custody under this section does not extend to a lawful resident alien of the United States” – mentre gli emendamenti consentirebbero di includere tutti i cittadini americani in un eventuale programma di detenzione militare. Udall è stato battuto ma quel che conta è che, poiché è impossibile che dei giuristi specializzati come quelli della ACLU e dell’amministrazione Obama possano non aver letto o non aver compreso le implicazioni di questi emendamenti, l’unica conclusione plausibile è che l’obiettivo luciferino fosse quello di manipolare i cittadini americani spingendoli a pretendere di poter perdere i propri diritti costituzionali
In altre parole, la ACLU è stata infiltrata ed è ora controllata da agenti intenti ad implementare un disegno autoritario, come Mark Udall, presumibilmente per conto di forze oscure come queste:
La manovalanza sta già facendo pratica:
Gli sfidanti repubblicani di Obama sono sostenitori della legittimità della tortura:
E il fatto che il governo americano abbia avallato la proposta di Udall e i disegni di leggi di Lieberman e di McCain dovrebbe aprire gli occhi a tutti: dobbiamo prepararci al peggio!
Obama non ha chiuso il campo di concentramento di Guantánamo Bay, come aveva ripetutamente promesso di voler fare, non ha bloccato le deportazioni illegali (extraordinary renditions), non ha soppresso i tribunali militari speciali istituiti da Bush, ha esteso la rete globale di prigioni segrete americane e la sua amministrazione è stata ancora più ostile all’habeas corpus della Bush-Cheney.
Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. Dai loro frutti li riconoscerete” (Matteo 7, 15). 
Obama è una persona malvagia, o un burattino. In entrambi i casi è pericoloso.
CONSIGLIATE AI VOSTRI AMICI STATUNITENSI DISSENZIENTI DI LASCIARE IL PAESE FINCHÉ È POSSIBILE FARLO!  

FONTI

mercoledì 23 novembre 2011

In Italia la tortura non è un reato (e presto non lo sarà negli USA)




Nessun individuo dovrà essere sottoposto a tortura o trattamenti o punizioni crudeli, inumani e degradanti
Articolo 5, Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 Dicembre 1948.

È giusto riconoscere che qualcuno sbagliò commettendo degli eccessi. Lo afferma la sentenza 57 della Prima Corte di Assise di Milano del 1964. Chi lo nega, o è in malafede o è ignorante. Credo piuttosto che ogni atto di violenza debba essere denunciato e condannato, anche in rispetto di tutti coloro che sono morti in quegli anni e che hanno onorato la divisa con spirito di sacrificio. Non vorrei che i Consiglieri Urzì e Seppi, e quei pochi accoliti che li seguono come scodinzolatori professionisti, giustificassero gli atti di violenza, perché con questo metro di giudizio giustificherebbero anche gli attentatori.
Mauro Minniti (PDL), presidente del Consiglio della Provincia autonoma di Bolzano.

Per alcuni politici la tortura è quasi un gioco, una cosa da poco. In Italia la tortura non è un reato, in particolare per l'opposizione della Lega Nord
Nel dibattito tra i candidati repubblicani alle presidenziali statunitensi del novembre 2012 Michelle Bachmann hanno sostenuto la legittimità della tortura, definendola una “tecnica di interrogatorio potenziata” (enhanced interrogation technique). Gli assistenti di Mitt Romney, il candidato favorito, nonché il più moderato, hanno spiegato alla CNN che neanche lui considera il waterboarding (annegamento controllato) come una tortura. Il presidente Obama ha replicato che il waterboarding è tortura e che chiunque si sia informato e abbia compreso di cosa si tratta la chiamerebbe tortura, “e questa non è una cosa che noi facciamo. Punto e basta”.
È curioso che dei possibili futuri presidenti degli Stati Uniti non considerino tortura la stessa tecnica usata dai Giapponesi ai danni dei prigionieri di guerra americani e per cui i leader militari giapponesi furono condannati e giustiziati in quanto criminali di guerra. D’altra parte l’annegamento controllato fu sdoganato già al tempo dell’amministrazione Bush-Cheney, da John Yoo. Se avessero perso una guerra sarebbero stati giudicati come criminali di guerra. Invece sono a piede libero: Yoo insegna diritto a Berkeley! Obama ha scelto di non aprire un’inchiesta. David H. Petraeus, già comandante dello U.S. Central Command, che prevede la responsabilità strategica di tutto il teatro medio-orientale, e attuale direttore della CIA, la pensa come Cain, Bachmann e Romney. Fino all’anno scorso lo si riteneva un virtuale candidato repubblicano alla presidenza. Dunque pare che, tra i Repubblicani, per poter essere un valido candidato alla presidenza degli Stati Uniti, si debba per forza essere favorevoli alla tortura.

Ho già scritto altrove cosa penso della tortura:
Qui mi limito a ricapitolare le riflessioni di Jeremy Waldron, docente di giurisprudenza alla New York University School of Law e di teoria politica e sociale a Oxford, contenute in un suo scritto intitolato “Torture and Positive Law: Jurisprudence for the White House”, che potete leggere qui:
Per Waldron la proibizione della tortura è un archetipo legale, ossia una misura che esemplifica una più generale vocazione alla non-brutalità nell’ambito del sistema legale e che comprende considerazioni di onorabilità. Abu Ghraib ha disonorato gli Stati Uniti nel 2004, come li ha disonorati la rivelazione che quelle pratiche non erano limitate a quel carcere. La tortura è tornata tra noi a distanza di un secolo dall’edizione del 1911 dell’Enciclopedia Britannica, che descriveva la tortura come “un argomento che ha unicamente un interesse storico per quanto concerne l’Europa”. Finora è rimasta relegata alle colonie: Algeria (Francia), Irlanda del Nord (Regno Unito), Territori Occupati (Israele), Iraq, Afghanistan e Guantánamo (Stati Uniti). Ma la paura, una paura acuta, palpabile, permanente, è tornata ad essere la forma più comune di controllo sociale [cf. Judith Shklar, The Liberalism of Fear in “Liberalism and the moral life”, a cura di Nancy Rosenblum, 1989]
John Yoo, docente a Berkeley, è l’autore di un memorandum del gennaio 2002 che razionalizzava la violazione delle Convenzioni di Ginevra sul trattamento dei prigionieri. Alan Dershowitz insegna alla Harvard Law School ed ha pubblicato due libri in cui sdogana la tortura. Jay Bybee era professore di diritto alla Louisiana State University ed alla University of Nevada. [Ora è un giudice federale!]. Tra il 2001 ed il 2003 era direttore dell’Office of Legal Counsel al Dipartimento di Giustizia e scrisse a sua volta un memorandum in cui restringeva la definizione di tortura per poterla rendere legittima.
Sono esperti che hanno scelto deliberatamente di derubricare la tortura come reato. Su quali basi? Il positivismo giuridico insegna che la legge va rivista a seconda delle circostanze. Però, si chiede Waldron, come mai sentiamo che c’è qualcosa di sacro che viene violato dalle considerazioni di Bybee, Yoo e Dershowitz? Che significato possiamo attribuire alla nozione di “sacralità” in una civiltà principalmente laica? Nei lavori preliminari della Convenzione Europea sui Diritti Umani, nel 1949, il delegato britannico, Seymour Cocks, propose l’approvazione della seguente mozione: “L’assemblea consultiva coglie l’opportunità per dichiarare che tutte le forme di tortura…sono incompatibili con una società civile, sono offese al cielo ed all’umanità e vanno proibite. Dichiara altresì che questa proibizione deve essere assoluta e che la tortura non può essere autorizzata in nessun caso, né per estrarre informazioni, né per salvare vite e neppure per la sicurezza dello Stato. Essa ritiene che sarebbe meglio che una società perisse piuttosto che consentire a questo residuo di barbarie di continuare ad esistere”. A titolo personale, Cocks aggiunse: “è un crimine contro il cielo e contro lo spirito santo nell’uomo. Affermo che sia un peccato contro lo Spirito Santo per cui non si può essere perdonati”. Queste sue parole non furono inserite nella stesura finale del rapporto, perché non conforme al linguaggio giuridico.
Purtroppo la nostra società non è più in grado di concepire alcun assoluto morale. Diamo per scontato che quando il gioco si fa realmente duro e c’è moltissimo in ballo certe inibizioni morali devono essere tralasciate. Le situazioni estreme ci fanno sembrare ridicoli certi assoluti morali e nessuno di noi vuol sembrare ridicolo. Ma a quel punto possiamo giustificare tutto ricorrendo ad un semplice computo aritmetico che dipinga la situazione nei toni più catastrofistici possibili. Al cospetto di una catastrofe sufficientemente grande, ogni azione di governo sarebbe implicitamente permessa. Se il numero di vite che può essere salvato è il doppio di quello dei torturati, perché limitarsi alle tecniche di tortura non-letale? Perché non stupri legalizzati e persino azioni terroristiche? Siamo davvero sicuri che delle autorizzazioni alla tortura [le richiede Dershowitz] non sarebbero abusate, che nessuno mentirà sulla disponibilità di informazioni e sulla drammaticità della situazione, che certe pratiche non si applicheranno più estesamente di quel che era stato preventivato, che non nascerà una categoria di torturatori professionisti interessati a trovare un pronto impiego? Esistono chiare indicazioni storiche del carattere metastatico della tortura, che si espande come un tumore maligno in un corpo altrimenti sano. Basti pensare ad Abu Ghraib, dove non esistevano le condizioni minime per alcuna autorizzazione ufficiale e non ufficiale a torturare i prigionieri.
Quello della tortura non è un ambito in cui ci si possa fidare delle motivazioni umane. Sadismo, dispotismo, brama di potere, godimento nelle altrui umiliazioni vengono amplificate in circostanze dominate dalla paura, dalla rabbia, dallo stress, dal pericolo, dal panico e dal terrore.
Ci sono cose che possiamo immaginare di giustificare in teoria ma che, se permesse, avrebbero un impatto devastante sul sistema giuridico tale da indurci a non imboccare quella strada.
Cosa intende Waldron per “archetipo giuridico”? Una disposizione che ha un significato che va ben oltre il suo contenuto normativo perché illumina ed incapsula un principio o un’intera area giuridica. Nel caso della tortura la funzione archetipica della sua proibizione definisce il concetto chiave che la legge non è brutale nelle sue applicazioni, la legge non è selvaggia, non umilia, non terrorizza, non mutila la dignità degli esseri umani. L’idea è che anche laddove si impiega la forza, anche laddove la gente è costretta a fare delle cose contro la sua volontà e soggiornare in luoghi spiacevoli, gli uomini non vanno trattati come bestiame, non vanno domati, picchiati, trattati come corpi da manipolare.
Secondo Waldron il rischio è quello del piano inclinato a rovescio: il problema non è che se si rendono flessibili i principi costituzionali si apre la strada all’abominio della tortura, ma che se si consente la tortura sarà poi difficile difendere i divieti che ci sembrano meno stringenti, come frustare i carcerati, estorcere confessioni, brutalizzare un delinquente. Siamo contrari a certe pratiche perché la loro malvagità ed immoralità è resa manifesta nella tortura. Quel che è sbagliato nella tortura ci aiuta a capire cosa sia sbagliato in altre pratiche, è un punto di riferimento morale importante, il nord della nostra bussola morale. È lo sganciamento della bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki che ci ha scioccato a tal punto da farci interrogare, ex post, a proposito della liceità di radere al suolo Dresda e Tokyo con le bombe incendiarie.
Il potere ci corrompe, dobbiamo essere scettici e circospetti, dobbiamo temere il peggio dagli esseri umani, perché la storia ci ha insegnato che a misura che il potere si accentra, si moltiplicano gli abusi, le infamie e le atrocità. Lo Stato, nel ventesimo secolo e ora nel ventunesimo secolo, ha dimostrato che, appena può, non esita a seviziare e far scomparire i suoi nemici interni. Lo Stato fa paura perché dispone di un potere immenso e solo le norme a tutela delle dignità umana possono inibire il pieno impiego di tale potere nella direzione della barbarie, della bestialità e del terrore. Si ripudia la brutalità per dare un esempio al mondo, per rendere il mondo meno disumano.