martedì 22 novembre 2011

Complottisti ed anticomplottisti sono una piaga sociale




I complottisti vedono complotti ovunque, anche nelle catastrofi naturali. Gli anticomplottisti non tengono in nessun conto l’ovvia constatazione che il potere corrompe ed il potere assoluto corrompe assolutamente. I complottisti si rendono ridicoli da soli, ma rendono anche un importante servizio a chi i complotti li ordisce veramente, perché generano confusione e la confusione facilita il compito di chi trama e di chi si propone come soluzione ai problemi che genera. Gli anticomplottisti godono del tacito appoggio della massa, spinta a farlo dai naturali meccanismi di difesa della psiche (nessuno vuole immaginare che ci sia qualcuno che ce l’ha con lui e che sia molto più potente di lui – meglio classificare il tutto come “paranoia”). Gli anticomplottisti sono, volenti o nolenti, i migliori puntelli dello status quo. Qui mi occupo soprattutto di loro.


La gente che non crede ai complotti è un po’ come il terrestre che crede di essere l’unico essere vivente intelligente nell’universo, a prescindere (questa cosa fa davvero ridere: si può essere più narcisisticamente antropocentrici di così? Che futuro ci può essere per una specie così infantile?). Ecco un altro utile paragone: il complottista è il fedele che crede a-prioristicamente all'esistenza di Dio, l'anticomplottista è l’ateo che crede aprioristicamente alla non-esistenza di Dio e si ritiene, goffamente, intellettualmente superiore rispetto al credente. Entrambi sbagliano, com'è abbastanza evidente a chi si soffermi un po' a pensare alla questione: l’unica posizione ragionevole è l’agnosticismo, ossia lo scetticismo, in particolare nei rapporti con il potere, dato che maggiore è il potere, maggiore sarà la corruzione.


Il termine "dietrologia" è diventato una coperta di Linus: la realtà non può essere così spaventosa come minaccia di essere. Non potremmo psicologicamente reggere l'impatto di una tale verità. Preferiamo credere che certi scenari siano dietrologie e che certi atti siano quelli di un pazzo o comunque di un fanatico, che sono ormai sinonimi. Lo riteniamo un folle però, bizzarramente e contraddittoriamente, crediamo alla sua versione dei fatti, perché corrisponde esattamente a ciò che vogliamo credere. Tutte le contraddizioni, menzogne ed aporie vengono spazzate sotto il tappeto dell'angelismo (“le autorità non farebbero mai certe cose”, “se non hai fatto nulla di male non hai niente da temere”, “tutto si sistemerà”, “è nell’interesse di tutti che sia ristabilito l’ordine”, “siamo tutti nella stessa barca”, “ciascuno riceve ciò che merita”, ecc.), perché ci irritano, sono un'offesa alla nostra ragione/psiche, o per meglio dire al nostro ego. Ho purtroppo l’impressione di vivere in una società essenzialmente codarda ed illusa, per di più incapace di prenderne coscienza:
"All'immagine di un male banale ma contagioso ed epidemico Rumiz affianca quella di un bene ingenuo e cieco, di un bene imbecille e infermo che ha il pericoloso difetto di non saper fiutare il pericolo. Egli sottolinea, da questo punto di vista, come sia molto rischioso continuare a parlare di integrazione, di convivenza in Europa solamente a livello retorico, “nella beata ignoranza dei meccanismi della disintegrazione”. Nel suo “Maschere per un massacro” Rumiz ha insistito molto su questo aspetto, sottolineando che tutte le mosse preparatorie del conflitto in Bosnia si sono svolte in gran parte alla luce del sole, e che nonostante questo la maggioranza delle persone fino all'ultimo non voleva credere che l'efferatezza potesse scatenarsi tra di loro. "La velocità impressionante della pulizia etnica fu resa possibile non solo dalla sua lunga, meticolosa preparazione, ma anche da questa incredulità delle vittime e della gente in generale. Non esiste prova migliore, forse, che la Bosnia non è stata distrutta dall'odio - come fa comodo a troppi supporre - ma da una diffusa ignoranza dell'odio" (Rumiz, 1996, p. 7). Paradossalmente, racconta Rumiz, a Sarajevo è la "piccola criminalità" a fiutare prima l'arrivo della guerra e organizzare un minimo di difesa perché più consapevole delle possibilità e dei meccanismi del male e della violenza. […]. Riprendendo l'intuizione di Rumiz, l'insegnamento che ci viene dall'esperienza balcanica è che ciò che ci trasforma in carne da cannone è lo stesso imbonimento, la stessa inerte apatia, la stessa acquiescenza che ci porta a seguire tutti lo stesso programma televisivo, o a comprare lo stesso prodotto reclamizzato, o a votare in massa il primo pagliaccio che scende in campo promettendoci di risolvere tutti i nostri problemi se solo acconsentiamo ad affidargli un po' più di potere" (Marco Deriu, “Dizionario critico delle nuove guerre”, 2005, pp. 66-68).

*****

Prendiamo come esempio tre noti complotti: Quello di Hitler per uccidere gli Ebrei; quello di Bush e Blair per invadere l’Iraq (armi di distruzione di massa – legami Hussein/Bin Laden); quello serbo per realizzare un genocidio in Kosovo. I primi due sono veri, il terzo è falso, come spiego qui:
Dunque l’opinione pubblica è più complottista dei presunti complottisti e diversi “complottisti” (scettici) sono più informati e più lucidi di chi li ritiene dei lunatici o dei babbei. Di più, gli anti-complottisti (quelli per partito preso, quelli del “sei un dietrologo, non ha senso prenderti sul serio”) sono convinti che la loro parte sia quella buona e non farebbe mai certe cose e, contemporaneamente, che gli “altri” (i terroristi, i cinesi, i russi, gli iraniani, ecc.) sono pronti a tutto. In questo senso sono iper-complottisti e per di più troppo pigri o non sufficientemente coraggiosi per informarsi adeguatamente. Al contrario, molti “complottisti” (scettici) partono dall’ipotesi, del tutto realistica, che la propaganda, la disinformazione e la manipolazione abbondino ovunque, ad ogni livello.
In genere, gli anti-complottisti pretendono dai “complottisti” un’analisi completa di un evento, non si accontentano di considerare le contraddizioni, omissioni, bizzarrie, ecc. della versione ufficiale, come dovrebbe fare qualunque individuo dotato di senso critico.
Allo stesso tempo, però, gli anti-complottisti sono inclini ad accettare le analisi incomplete fornite dalle autorità, dimostrando una considerevole dose di grullaggine ed una preoccupante tendenza ad imitare le tre scimmiette, chiudendo occhi, orecchi e bocca.
I “complottisti” hanno il coraggio di esporsi ai lazzi e derisioni dei “benpensanti”, mentre gli anti-complottisti hanno le spalle coperte dall’establishment, dalla maggioranza e dall’autocensura del politicamente corretto e della paura di fare brutta figura. Essere anti-complottisti è facile, molto facile.
Il brutto è che gli anti-complottisti, accettando la lettura della realtà divulgata dai potenti diventano complici, volenti o nolenti, di tutto quel che accade in conseguenza della loro tacita o convinta accettazione delle strategie dei potenti.  
La verità, che ci piaccia o meno, è che la storia è costellata di piccole e grandi cospirazioni. C’è chi ritiene che i complotti servano a consolare quelli che trovano la realtà troppo noiosa e complicata se non è condita con qualche trama occulta. C’è chi preferisce pensare che, in una società secolarizzata, i complottismi servano a soddisfare il disperato bisogno di fare chiarezza nel caos. La cosa interessante è che questa stessa analisi è applicabile agli anti-complottisti. È piacevole e consolante credere che il nostro destino è determinato dall’incompetenza e dagli errori e che le cose sono più o meno come sono. Ci si sente meglio nel pensare che non siamo così fessi da farci fregare dalle epopee dei rettiliani, degli Illuminati e altre sciocchezze. Siamo razionalisti, persone che non hanno tempo da perdere con il pensiero magico, persone che ci tengono alla loro igiene mentale, persone che scelgono di non prendere in considerazione la documentazione della storiografia ufficiale che prova il coinvolgimento della CIA nel sovvertimento di regimi stranieri non collaborativi, da Allende a Jacobo Árbenz nel Guatemala (1954). Se la CIA dice che non l’ha fatto allora non l’ha fatto. Se uno preferisce credere di non potersi perdere nell’intrico di petrolio, narcotraffico, denaro, crimine organizzato, imperialismo, istituzioni, religione e società civile che circonda l’11 settembre ha tutto il diritto di farlo, ma ciò presuppone una conoscenza di come funziona il mondo che nessuno possiede. Forse l’11 settembre è davvero la perfetta esecuzione di un piano incredibilmente complicato portato a termine in circostanze fenomenalmente avverse e che non è stato rovinato da incompetenze ed errori; o forse no. Ma il risibile tentativo di collegare Saddam Hussein e Al-Qaeda per giustificare l’invasione dell’Iraq era un complotto governativo reale (non particolarmente ben riuscito): uno scenario paranoide prodotto dalle migliori menti al servizio del presidente degli Stati Uniti per ingannare l’opinione pubblica americana ed internazionale. Una vera cospirazione mirata a promuovere una falsa cospirazione nell’intento di invadere illegalmente una nazione (e distruggere le vite di centinaia di migliaia di persone). È probabile che queste stesse persone stiano dandosi da fare per convincerci che l’Iran costituisca una minaccia per le altre nazioni pacifiche del mondo.
"L'esito finale di questa deriva sarà probabilmente un conflitto con l'Iran e con gran parte del mondo islamico. Uno scenario plausibile di uno scontro militare con l'Iran presuppone il fallimento [del governo] iracheno nell’adempiere ai requisiti [stabiliti dall’amministrazione statunitense], con il seguito di accuse all’Iran di essere responsabile del fallimento, e poi, una qualche provocazione in Iraq o un atto terroristico negli Stati Uniti che sarà attribuito all’Iran, [il tutto] culminante in un’azione militare “difensiva” degli Stati Uniti contro l’Iran[Zbigniew Brzezinski, uno dei massimi esperti di politica internazionale (1 febbraio 2007):
"Al Pentagono, nel novembre del 2001, feci una chiacchierata con uno degli ufficiali superiori. Sì, stavamo ancora progettando la guerra contro l’Iraq, ma c’era anche altro. Quel progetto faceva parte di un piano quinquennale di campagne militari che comprendeva sette nazioni: a partire dall’Iraq, per continuare con la Siria, il Libano, la Libia, l’Iran, la Somalia e il Sudan. Il tono era indignato e quasi incredulo […] Cambiai discorso, non erano cose che volevo sentire" [Wesley Clark, ex comandante generale dell'US European Command, che comprende tutte le attività militari americane in Europa, Africa e Medio Oriente – “Winning Modern Wars”, p. 130:
Dunque non è per nulla sorprendente che una maggioranza di abitanti di questo pianeta non creda alla versione ufficiale dei fatti dell’11 settembre:

14 commenti:

l'[Alter] ha detto...

Mi piace questa tua analisi, la condivido pienamente, soprattutto perché metti in evidenza la pigra ignoranza (o disinformazione) delle masse e quindi dell'opinione pubblica.

Sor Capanna ha detto...

Non penso che l'anticomplottismo esista. Ovvero non lo vedo in giro né lo leggo nelle opinioni di chi come me non crede a tutti i complotti.

Esiste invece il complottismo. Ovvero un atteggiamento che si legge in quelle persone che con estrema facilità mischiano l'11 settembre, i cerchi nel grano, l'energia gratis di Tesla, il software libero, il club bilderberg, il progetto HAARP, il contrasto alle auto elettriche, ecc.

Io non sono un complottista. Credo invece negli interessi economici che animano le azioni di molte persone potenti, ma anche di quelle più umili. Sono azioni che spesso non sono coordinate da altro se non dalla comune forza di gravità rappresentata dal denaro.

Stefano Fait ha detto...

Bene, Sor Capanna, e questa è probabilmente la ragione per cui lei non è a capo degli Stati Uniti o di qualche altra nazione (o almeno me lo auguro per il bene di tutti noi):
http://fanuessays.blogspot.com/2011/10/complottisti-al-potere.html
La sua è un'innocenza cronica che in politica non paga, anzi. E non solo in politica:
http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/climategate-la-farsa-e-finita-il-re-e.html

Michele Gardini ha detto...

Articolo che dal titolo e dall'ottimo attacco vorrebbe proporsi come un punto di vista equilibrato, ma fallisce da subito. Peccato, perché effettivamente questo è un tema interessante, e risulterebbe molto utile per analizzare il delirio dei tempi che stiamo vivendo. Ma il voler caratterizzare l'anticomplottismo come una corrente ben definita di buonismo bambacione utile al mainstream (che ordisca o meno complotti) sembra l'obbiettivo unico, e come tutte le riflessioni a tesi, toglie forza a ogni riflessione approfondita. Peccato, perché l'analisi dei dati statistici di wiki da sola permetterebbe riflessioni interessanti. Ma renderebbe meno forte la tesi che alla gran massa risulti preferibile l'ipotesi anticomplottista. Mentre alcune delle indagini citate, oltre a riflettere il grado di influenza locale e temporale sulle opinioni, mostrano che a livello di massa, l'ipotesi complotto riscuote invece molto successo, successo che va aumentando. Perché non esiste solo la volontà della massa di essere rassicurati (che comunque è pure soddisfatta dall'ipotesi complottista: se a produrre danni al mondo sono un ristretto circolo di psicopatici ultrapotenti, e non la tendenza umana all'egoismo e alla stupidità, allora noi non abbiamo colpe...). Esiste un'altra tendenza umana estremamente potente: quella ipnotica. Millenni di successo di religioni, ideologie e letteratura (e a volte differenziare è arduo) dimostrano che la gente vuole credere e sognare, amano le storie avventurose e affascinanti e apprezzano l'idea che la loro vita abbia, se non un finalismo, quanto meno una regia, maglio ancora se da film holliwoodiano. L'idea che al fondo di tutto ci sia principalmente, se non esclusivamente, il caso, o peggio il caos probabilistico, è troppo agghiacciante, richiede di affacciarsi al grande vuoto, e questa è la realtà così spaventosa più temuta dalla maggioranza. Non può essere, ci deve essere qualcosa...

Michele Gardini

Stefano Fait ha detto...

La ringrazio molto di aver voluto condividere il suo punto di vista, Michele Gardini, ma mi pare che anche la sua sia una "riflessione a tesi" che "toglie forza a ogni riflessione approfondita".
Saranno gli eventi futuri a stabilire chi si è avvicinato di più al bersaglio e chi ha peccato di ingenuità, non certo io o lei (per fortuna).

Michele Gardini ha detto...

Certo, io ho le mie opinioni, so che l'obiettività assoluta è ipotesi puramente teorica. Ma non ho certezze da condividere, e per questo non mi serve dare etichette al pensiero altrui, ipersemplificando concetti ed opinioni. Operazione che conduce alla solita ed inutile logica a somma zero. Esiste il probabile e l'improbabile, con molteplici sfumature (a volte assurde fino al ridicolo, vedi assassini di Lincoln e Kennedy), e sta a noi accettare e distinguere, valutando prove e ipotesi, per arrivare a giudizi che sempre soggettivi rimangono. Per cui alla fine rimarremo comunque io e Lei a decidere chi si è avvicinato di più al bersaglio e chi ha peccato di ingenuità (poi, su cosa?). Il futuro aggiunge e toglie, a volte toglie i dubbi e aggiunge certezze, a volte il contrario, ed i complotti rimangono spesso ipotesi, fonti di opinioni diverse, e, ahnoi, di pessima letteratura, ma di grande successo.

Michele Gardini

Stefano Fait ha detto...

Manco a farlo apposta, lei ha inviato il suo commento in cui cita l'assassinio di Kennedy proprio mentre io preparavo un articolo sul medesimo argomento. Casca proprio a puntino! Siamo in sintonia pur nella netta divergenza ;o)
http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/arduo-da-vedere-illato-oscuro-e.html

Michele Gardini ha detto...

L'omicidio Kennedy è un esempio che cito spesso come caso di complotto rivelatosi molto più probabile della inconsistente versione ufficiale, visto la presenza da subito di prove piuttosto forti contro l'ipotesi dell'attentatore unico. Però non mi riferivo a questo, quanto alle incredibili coincidenze tra l'omicidio Kennedy e quello Lincoln (anni di nascita, nomi, luoghi....), coincidenze che non possono essere che casuali, ma che dimostrano come l'improbabile nei fatti umani sia più la norma che l'eccezione. Comunque, la divergenza tra le nostre opinioni potrebbe essere meno netta di quello che crede. Anche il sottoscritto ritiene a dir poco sospetto il ruolo dei servizi segreti americani ed isaraeliani nei fatti dell'11 settembre. Ma proprio per questo provo molto fastidio quando sento parlare di torri fatte saltare con la termite, o quando saltano fuori rettiliani e scie chimiche. L'impressione è che gente che ragiona su questo livello finisca per essere la migliore alleata di chi vuole impedire l'analisi seria di fatti complessi, che richiedono serietà e competenza. E per questo stesso motivo mi lascia perplesso questo suo nuovo articolo, nel trovare messi insieme Kennedy, Malcom X (che era tutto tranne che pacifista), Aldo Moro e Jimmy Carter (dimenticando un certo Gandhi, che forse centrava anche di più). Non mancano nemmeno Giorgio Panto ed un integralista nazionalista come Lech Kaczyński, a questo punto ci stavano pure Togliatti e Hitler. E rimango perplesso perché l'articolo per il resto è davvero buono e devo dire che oltretutto rispecchia la mia idea sul fatto che il filo che lega tutto questo è la tendenza umana all'egoismo e alla stupidità, che in alcuni soggetti può essere tanto sviluppata da riferire al campo delle psicopatie (interessante anche il suo articolo in proposito), attitudini blandite e promosse dal nostro modello attuale di sviluppo. Il volere infilarci mezzo secolo di scandali ed omicidi di personalità così diverse porta facilmente all'effetto Pendolo di Focault, togliendo forza alla tesi, su cui anche mi ritrovo, della necessità di porre un freno ai poteri sovranazionali che a livello globale cercano (e purtroppo ci riescono) di limitare in modo subdolo le possibilità di scelta dei singoli, imponendo una sorta di via di mezzo tra il Grande fratello orwelliano e la società di Huxley. Immagino conosca il passo di Alexis de Tocqueville al riguardo. Ecco, se dobbiamo combattere questo, penso sia più utile lavorare sulla qualità, non sulla quantità. Magari però mi sbaglio, ed alla fine il suo è il metodo giusto. Comunque, buon lavoro. Ne abbiamo bisogno.

Michele Gardini

Stefano Fait ha detto...

Sono contento che i punti di contatto si moltiplichino, però mi stupisce che lei condivida la tesi del colpo di stato americano avvenuta con l'uccisione di Kennedy, (perché di un colpo di stato si trattò) e si dica scettico nei confronti della versione ufficiale dei fatti dell'11 settembre, ma esiti a trarre le conclusioni che a me pare siano ineludibili, ossia che certi Poteri sono così forti da fare il bello ed il cattivo tempo su questo pianeta: uccidono presidenti americani, uccidono attivisti politici di profilo globale, forse hanno pure ucciso un segretario delle Nazioni Unite http://www.guardian.co.uk/world/2011/aug/17/dag-hammarskjold-un-secretary-general-crash
e neppure i papi possono dirsi al sicuro.
Però fatica ad immaginare, per esempio, che la morte in pochi anni dei maggiori contestatori dell'impianto eurocratico possa non essere accidentale.
Se avesse letto con più attenzione quel passaggio avrebbe notato che il parallelo non riguarda certo gli ideali, ma l'opposizione all'establishment (parlo di longevità accorciata come denominatore comune) e il suo commento liquidatorio (togliatti, hitler) non rende giustizia alle restanti riflessioni che ha voluto condividere con chi legge questo blog.
Ha per caso visto il documentario di Winterbottom sulle ricerche di Naomi Klein?
Saprà certamente che le agenzie di rating hanno deliberatamente ingannato e spedito sul lastrico milioni di persone mantenendo le valutazioni massime per AIG, Merrill Lynch, Lehman fino a poco prima del loro crollo e che lo stesso hanno fatto le autorità europee con le banche irlandesi e la Dexia (tra le altre).
Saprà anche, dopo i due scandali Climategate, che la tanto pompata teoria del riscaldamento globale causato dall'uomo è stata tenuta in vita con l'inganno e la manipolazione di dati e dell'opinione pubblica e che quasi certamente si tratta di un fenomeno ciclico che dovremo subire, ovunque esso ci condurrà.
Perché allora trova così arduo fare quell'ulteriore passo ed accettare l'idea che, ad esempio, Obama non è il comandante del bastimento, che l'epidemia di autorità europee con un passato alla Goldman Sachs non è una pura coincidenza e che, faccio un altro esempio, la NATO colloca armamenti in Polonia perché prevede una guerra con la Russia, non (solo) con l'Iran?
Oppure è in gran parte d'accordo anche su questi punti?
Infine:
1. Gandhi non è una figura per la quale simpatizzo. Sia Orwell sia Rushdie, per via delle loro entrature in certi ambienti, hanno suggerito che fosse un burattino nelle mani degli inglesi. Io ho scritto un articolo sul Gandhi padre di famiglia che ne rivela tratti a dir poco spiacevoli.
http://fanuessays.blogspot.com/2011/10/il-vero-gandhi-nulla-di-cui-essere.html
Un discorso analogo si potrebbe fare per Tolstoj, pessimo padre e pessimo marito.
2. Non serve chiamare in causa degli ipotetici rettiliani per spiegare l'11 settembre, ma ciò non significa che si possa escludere a priori (questo "a priori" è importante) che l'umanità sia inconsapevole bestiame allevato (nella maniera in cui i nostri bovini, suini ed ovini sono inconsapevolmente allevati dagli umani per fini a loro presumibilmente poco graditi).
Solo il nostro fenomenale antropocentrismo ci spinge ad escluderlo categoricamente. Detesto le esclusioni categoriche, perché sono la trappola in cui cadono complottisti, anticomplottisti e fanatici più in generale.
Troverà una disamina (introduttiva) anche di questa tematica nel mio blog, qui:
http://fanuessays.blogspot.com/2011/10/alieni-una-modesta-proposta.html

Un caro saluto

Stefano Fait

Michele Gardini ha detto...

Studio ed esperienza mi hanno portato a sviluppare una mia base razionalista scettica, in cui ha il dovuto peso il rasoio di Occam. Con la derivata legge di Hanlon: non attribuire mai alla sottigliezza quello che è sufficientemente spiegato dalla stupidità. Questo per evitare il rischio reale di ritrovarsi ad abbracciare cavalli, vedere veleno nei cibi o trovare messaggi criptati dagli extraterrestri o di credersi imperatore dell'Antartide. Ipotizzare una comune regia occulta nella tendenza plurimillenaria che condanna i personaggi scomodi a venire eliminati (Socrate e un certo Ben Yeoshuà insegnano) mi sembra appunto inutile e ci fa ricadere nel capitolo Pendolo di Focault. Che esistano organizzazioni potenti dietro questi avvenimenti è indubbio, che questi fantomatici "poteri forti" (che hanno comunque un nome: servizi segreti, mafia, religioni, potentati economici, gruppi bancari, multinazionali, talvolta in combutta tra loro ma sempre piuttosto gelose dei rispettivi ruoli) rispondano ad un disegno coordinato ed organizzato diverso dalla stupidità e avidità (condensabili nel concetto di sete di potere) ci porta a complicazioni inutili e livelli di improbabilità eccessiva. Nel mio sistema di valutazione il troppo complicato vale per improbabile. Non impossibile, sia chiaro, ma richiede prove solide. Ad esempio alcune delle morti citate possono essere inserite tra le sospette solo con evidenti forzature, vedi quella di Panto (era conosciuta anche dai figli la sua propensione alle manovre aeree azzardate, e loro erano presenti all'incidente) e Kaczyński (sua la scelta di atterrare malgrado le condizioni proibitive). Per cui rimango della mia idea: esiste un filo che le collega, ma allo stato dei fatti ritengo sia di carattere culturale. Questo fino a prova contraria.

Quanto al resto, per il clima, ho notizie decisamente diverse: il riscaldamento globale è per la maggioranza dei climatologi troppo rapido per essere motivato da cambiamenti diversi dal fattore umano (nessuna variazione significativa dei cicli solari, nessuna emissione anomala da vulcani o altre fonti esogene o endogene). E se tentativo di manipolazione c'è stato, è quello in atto da parte delle compagnie petrolifere ed automobilistiche per negarlo. Mai sentito parlare di un certo Philip Cooney? Ecco. Che poi si sia in grado di evitarlo, anche io ho oramai serissimi dubbi, come ne ho oramai sul fatto di potere porre un argine alla catastrofe a cui andiamo incontro continuando a farci guidare da un sistema la cui logica è il profitto. Leggere Jared Diamond. Quanto a ufo e alieni, rispunta Occam: non trovo molto probabile che alieni si facciano viaggi interstellari (che, a meno di ipotizzare falle nella teoria relativistica ben maggiori di quelle recenti dei neutrini o del paradosso Epr, richiederebbe tempi decisamente eccessivi) solo per giocare a Civilization con noi. Ho amato molto da ragazzo i libri di Kolosimo e di Agatha Christie. Poi sono cresciuto, ed ho scoperto che l'assassino è effettivamente quasi sempre il maggiordomo.

ps: Einstein è stato un marito orribile, ed un pessimo padre. Succede. Non vedo cosa centri la simpatia all'interno di un discorso logico.

Michele Gardini

Stefano Fait ha detto...

Il Rasoio di Occkham serve troppo spesso per eseguire autolobotomizzazioni, specialmente tra le persone inclini al dogmatismo/dottrinalismo (es. è un mantra dei difensori della versione ufficiale del 11 settembre e già questo dovrebbe farla riflettere).
Non ha alcun senso invocarlo come uno strumento di salvaguardia dell'igiene mentale se serve solo a semplificare indebitamente la realtà allo scopo più o meno consapevole di tutelare la propria psiche da verità scomode/spiacevoli/inquietanti: si chiama viltà e non è un'accusa che le sto rivolgendo - veda oltre -, ma semplicemente la constatazione dell'assillante presenza di una caratteristica umana universale con la quale si devono fare i conti.
Nel caso del riscaldamento globale, potrebbe cominciare ad informarsi qui, se lo desidera (non mi pare che lei abbia letto il post sul Climategate II, altrimenti sospetto che il suo giudizio sarebbe stato più cauto):
http://fanuessays.blogspot.com/2011/10/il-riscaldamento-globale-e-solo-in.html
(da lì può seguire le etichette/tag)
Quanto alla regia occulta della morte di alcuni tra i migliori esseri umani (e alcuni tra i peggiori, ma scomodi), non serve che sia globale, millenaria, o extraterrestre: il potere corrompe chiunque lo accumuli, specialmente se già il soggetto in questione è deficitario in termini di empatia, e lei questo lo ha già accolto come una dimensione importante della questione.
Ho l'impressione che lei abbia fatto troppe concessioni all'"altra parte" - e questo le fa onore - per poter ancora difendere con successo il suo titolo di scettico. E siccome non mi pare di poter dire che da parte sua ci sia viltà - altrimenti non avrebbe fatto tali concessioni - devo concludere che potrebbe trattarsi di mera pigrizia. In altre parole non ha tempo e voglia di approfondire e vagliare certe questioni e giustifica questo suo atteggiamento sbandierando la sua olimpica condizione di Scettico con al s maiuscola.
Non c'è niente di male in questo, ognuno deve stabilire una scala di priorità e il mondo in cui viviamo certamente non agevola l'approfondimento, anzi. Però lei si è andato a cercare dettagli biografici sugli antieuropeisti e questo mi fa ben sperare ;o)

Stefano Fait ha detto...

Non mi sono espresso in modo sufficientemente chiaro e incisivo: quando mi riferisco alle sue "concessioni" intendo dire che se lei davvero ritiene che JFK possa essere stato ucciso da un complotto, che l'11 settembre non sia andato come ci vogliono far credere e che Biden-Powell-Albright-Brzezinski non sono dei mitomani, allora non vedo come lei possa evitare di giungere alla conclusione che tutto è letteralmente possibile e niente può essere escluso a priori.
Oppure crede che il Male si annidi esclusivamente nei demoniaci Stati Uniti? (è chiaro che non è così, la mia è una domanda provocatoria)

Michele Gardini ha detto...

Ohibò, ora entra pure in gioco la viltà, manco fossimo in una tenzone cavalleresca. Mi sembra che ci si stia infilando in un vicolo cieco, io parlo di probabilità e possibilità, perché effettivamente niente escludo, e mi si accusa prima di non voler accettare verità scomode, e subito dopo di non accettare che tutto è possibile :P. Il rasoio di Occam è uno strumento effettivamente grezzo, tanto da risultare oramai inutilizzabile nei campi scientifici specialistici (ad esempio nella fisica il criterio di semplicità è definitivamente svanito), ma rimanendo nel campo prettamente epistemologico e nelle scienze applicate non trovo sia superato, quando mancano elementi solidi contrari. Ed effettivamente alla salute mentale tengo abbastanza, visto che l'alternativa non mi sembra poi così simpatica,e non parlo dell'esclusione sociale, ma del solipsismo, la condanna peggiore per una mente umana. Se Lei non condivide questo mio timore, ecco che abbiamo probabilmente trovato la base del nostro disaccordo, e temo sia insuperabile. La chiami viltà se vuole, ma rimango un medico, salute e patologia sono concetti importanti. La consideri quindi una deformazione professionale. In riferimento ai cambiamenti climatici, che ci siano scienziati che stanno cavalcando le paure è più che probabile, che il mainstream abbia torto è possibile (è già successo), trovo anzi molto plausibile il fatto che la componente umana sia sovrastimata, ma che sia inesistente, quello mi sembra assai improbabile. E comunque le manipolazioni di chi cerca di metterlo in dubbio, col sostegno tangibile di alcuni dei maggiori gruppi di potere economico globale inducono a qualche riflessione su chi sta influenzando chi. Tuttavia, questa rischia di essere discussione accademica, visto che i cambiamenti sono in atto, e nessuno sembra volere o potere impegnarsi davvero per tentare di limitare o bloccare la tendenza, cosa possibile con mezzi diversi (sui rapporti costi-benefici si può discutere, ma direi che il prezzo in vite umane rischia di essere altino). Al momento sembra sicuro che faremo tutti parte di questo esperimento, sicuramente interessante, probabilmente anche troppo. Auguri a tutti noi, se per esempio davvero la circolazione termoalina dovessse bloccarsi, o anche solo alterarsi parzialmente. Leggere il capitolo 17 e 18 del fenomenale "Breve storia di (quasi) tutto", per riferimenti.

ps: non è affatto strano che Von Neumann avesse preso una grossa cantonata usando i computer per i modelli climatici. Si basava su sistemi deterministici, ancora non sapeva che cosa fosse la teoria del caos. Un certo Lorenz la avrebbe poco dopo scoperta, per ironia della sorte, studiando primitive simulazioni climatiche sul proprio computer.

Michele Gardini

Stefano Fait ha detto...

"ma che [la componente umana] sia inesistente, quello mi sembra assai improbabile".
Sottoscrivo, ma reputo che la nostra ossessione antropocentrica ci spinga a ritenerci responsabili di tutto, nel bene e nel male. A questo si somma la paura di forze incontrollabili (cicliche?), che lei vede in certo complottismo (il complottismo che non piace neppure a me) e io vedo in certo anticomplottismo.
Sulla viltà, intendevo qualcosa di simile a quanto lasciato scritto da Nietzsche (pensatore che ammiro pur detestandolo): "Soltanto di rado anche il più coraggioso tra noi possiede il coraggio di ciò che veramente sa...".
E da Camus (pensatore che ammiro in tutti i sensi): "Solo tardivamente guadagnamo il coraggio di ammettere quello che sappiamo".
Quindi era un giudizio che includeva anche il sottoscritto, che ci ha messo molto, troppo tempo tempo per accettare la propria precarietà e la spiacevolezza delle cose del mondo (sono umano, troppo umano).
Tornando alla questione del riscaldamento globale (che è un fatto), non riesco ad immaginare uno sviluppo diverso da quello ipotizzato dall'inchiesta commissionata dal Pentagono, ossia una repentina glaciazione (interruzione del periodo interglaciale):
http://fanuessays.blogspot.com/2011/10/le-attivita-umane-hanno-solo-accentuato.html
Saranno sicuramente anni interessanti (nell'accezione dell'"augurio" cinese), quelli che ci attendono.

Stefano