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lunedì 9 gennaio 2012

11 settembre 2001: quando la finzione anticipa la realtà - il celebre episodio di Lone Gunmen (4 marzo 2011 - sottotitolato in italiano)




L'attacco terroristico dell'11 settembre fu illustrato oltre 6 mesi prima che avvenisse nell'episodio pilota della serie Lone Gunmen, uno spin-off (serie figlia) di X-Files. Nell’episodio trasmesso il 4 MARZO del 2001 la trama si sviluppa attorno alla scoperta e al tentativo di sabotaggio di un piano congegnato da una fazione all’interno del governo americano e che prevede l’esecuzione di un auto-attentato (false flag) per giustificare una guerra e rilanciare i proventi derivati dall’indotto dell’industria bellica. Un aereo di linea radiocomandato andrà a sbattere contro il World Trade Center.

BYERS (to his father): 'We know it's a wargame scenario, that it has to do with airline counter-terrorism. Why is it important enough to kill for?'
MR. BYERS: 'Because it is no longer a game.'
BYERS: 'If some terrorist group wants to act out this scenario, why target you for assassination?'
MR. BYERS: 'Depends on who your terrorists are.'
BYERS: '...The men who conceived of it in the first place. You're saying OUR GOVERNMENT PLANS TO COMMIT A TERRORIST ACT AGAINST A DOMESTIC AIRLINE...'
MR. BYERS: 'There you go...indicting the entire government as usual. It's a faction, a small faction.'
BYERS: 'For what possible gain?'
MR. BYERS: 'The Cold War is over, John. But with no clear enemy to stockpile against, the arm's market's flat. But, bring down a fully-loaded 727 into the middle of New York City and you'll find a dozen tin-pot dictators all over the world just clammering to take responsibility and begging to be smart-bombed.'
BYERS: 'I can't believe it. This is about increasing arms sales?.
BYERS: 'You absolutely sure that this is the targeted flight?'
MR. BYERS: 'This flight was chosen primarily for its visibility. It's scheduled to pass over Manhattan on its way to Boston.'
BYERS: 'You said they intend to bring this down in the middle of New York City. What if there isn't a bomb?'
MR. BYERS: 'Then, how are they going to bring it down?'
BYERS: 'The same way a dead man can drive a car.'
LANGLY: 'Remote access.  Somebody on the ground is flying your plane...Your flight is going to make an unscheduled stop.'
FROHIKE: 'Corner of Liberty and Washington. Lower Manhattan.'
BYERS: 'World Trade Center. They're going to crash the plane into the World Trade Center!'



sabato 10 dicembre 2011

Cuba, Venezuela, Brasile, Messico e il nuovo 11 Settembre (atomico?)



Il 6 dicembre il vice primo ministro israeliano e ministro per gli Affari Strategici, Moshe Yaalon, in visita in Uruguay, ha accusato l’Iran di introdurre il terrorismo in America Latina, con l’appoggio di Chávez, per poter colpire gli Stati Uniti e gli interessi israeliani e dei loro alleati, attraverso un'infrastruttura che rimanga dormiente per un certo periodo, prima di attaccare.
Yaalon cita il caso del fallito attentato all’ambasciatore saudita negli Stati Uniti. Per inciso, pochi credono ancora a quella sciocchezza. Juan Cole (Richard P. Mitchell Collegiate Professor of History at the University of Michigan) elenca le ragioni per cui "costui non può essere la risposta iraniana a 007":
10. Arbabsiar era conosciuto a Chorpus Christi, in Texas, “per essere un ridicolo demente”;
9. Probabilmente a causa di un accoltellamento subito nel 1982, soffriva di un disturbo della memoria a breve termine;
8. Perdeva continuamente il suo telefono cellulare;
7. Non trovava mai le chiavi;
6. Dimenticava continuamente il borsello e i documenti nei negozi;
5. Era “praticamente disorganizzato”, ha sottolineato un suo ex socio d’affari;
4. Nella sua attività di co-titolare di una rivendita di auto usate, perdeva sempre i documenti di proprietà dei veicoli;
3. Arbabsiar, ben lungi dall’essere un fondamentalista islamico sciita, pare sia stato un alcolista; il suo soprannome è “Jack” per la sua passione per il whisky Jack Daniels;
2. Arbabsiar non solo abitualmente beveva all’eccesso, ma si faceva di canne e andava a prostitute. Una volte disse ad alta voce in un ristorante che sarebbe tornato in Iran, dove avrebbe potuto avere una ragazza per soli 50 dollari. Era un uomo rozzo e fu anche sbattuto fuori da alcuni locali;
1. Tutte le sue imprese d’affari sono fallite, una dopo l’altra.
Sempre stando alla affermazioni di Yaalon, l’Iran starebbe cercando di esportare la rivoluzione iraniana nei paesi limitrofi, in Libano, in Palestina e poi in Occidente, avvalendosi delle reti di narcotrafficanti. Agli Iraniani non serve il passaporto per entrare in Venezuela e ciò faciliterebbe il compito dei terroristi in tutto il Sudamerica. Yaalon non capisce perché il Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) vogliano stringere accordi commerciali con la Palestina, che “esporta solo terrorismo e missili”; vede nell’attacco all’ambasciata inglese a Teheran la prova che l’Iran è una minaccia non solo per Israele, ma per il mondo intero; avverte che se l’Iran non annullerà il suo programma nucleare dovrà decidere se “preferire la bomba nucleare oppure continuare ad esistere come stato”.  
Infine ha paragonato la vittoria alle elezioni egiziane degli islamici alla rivoluzione iraniana del 1979:

La vicenda va inquadrata nell’ambito delle attività propagandistiche dell’American Enterprise Institute, una fondazione ultrareazionaria che ha modellato la politica estera dell’amministrazione Bush direttamente o indirettamente, attraverso commissioni e consigli. Oltre ad Oriana Fallaci, che ad esso era legata non-ufficialmente, tra i nomi di spicco figurano una serie di falchi:  John Bolton, Lynne Ann Cheney, moglie di Dick Cheney, ex vicepresidente di George W. Bush, Newt Gingrich, uno dei due favoriti per la candidatura a sfidante repubblicano di Obama, Paul Wolfowitz, ex segretario alla Difesa e presidente della Banca Mondiale e Irving Kristol, forse l’intellettuale di destra più influente negli Stati Uniti:
Ennio Emanuele Piano ha riassunto molto bene i punti chiave della posizione dell’AEI sui rapporti tra Iran, Hezbollah e Venezuela:
“Il protagonismo del gruppo terrorista sciita in Sud America risale ai primissimi anni di esistenza, quando la leadership del movimento decise di impegnare parte delle sue energie nella "tri-border area", ovvero la zona in cui si incontrano i confini di Argentina, Paraguay e Brasile. Scopo di questa presenza era quello di creare delle cellule tendenzialmente indipendenti che avrebbero dovuto adoperarsi nella raccolta di denaro da inviare in Medio Oriente per il finanziamento delle attività terroristiche del gruppo. Per il raggiungimento di tale scopo gli uomini di Hezbollah hanno iniziato ad operare in ogni ambito della criminalità organizzata, dal riciclaggio di denaro sporco ai vari traffici illeciti, tra i quali naturalmente quello di stupefacenti. Nel giro di vent'anni le poche cellule iniziali si sono moltiplicate fino a raggiungere il numero di 460 (secondo una stima riportata dallo studio), e sono oramai capaci di garantire al quartier generale in Libano finanziamenti per una cifra tra i trecento e i cinquecento milioni di dollari all'anno.
Quello della raccolta di finanziamenti non è però l'unico ambito in cui queste cellule si muovono. Al contrario per esse hanno pari importanza altre due attività che mostrano come l'Iran veda nel continente sudamericano un fondamentale campo di battaglia nella guerra globale agli Stati Uniti: la prima è la fondazione di moschee di culto sciita dove propagandare il messaggio Khomehinista: la seconda riguarda invece "logistica, pianificazione, sorveglianza ed esecuzione delle missioni" di stampo terroristico. Per i due autori "la crescente presenza di Hezbollah nell'Emisfero Occidentale può essere compresa unicamente nel contesto della realizzazione degli obiettivi strategici del suo mandante, l'Iran", che non a caso negli ultimi anni ha lavorato diplomaticamente per la creazione di un fronte comune in funzione antiamericana assieme ai Paesi dell'ALBA, il gruppo dei regimi d'ispirazione bolivariana voluto e politicamente guidato dal caudillo Hugo Chavez. A conferma del suddetto impegno diplomatico basti il dato seguente: negli ultimi sei anni l'Iran ha aperto nel continente sudamericano quattro ambasciate che si aggiungono alle sole sei precedentemente operanti. In questo modo, grazie anche al protagonismo di Mahmoud Ahmadinejad, il regime di Teheran è riuscito a rompere l'isolamento internazionale che lo caratterizzava da decenni, trovando inoltre alleati pronti ad opporsi, all'interno del consesso internazionale, alle pesanti sanzioni politiche, economiche e finanziarie contro il regime dei Mullah. Oltretutto i legami con Caracas hanno garantito alla Repubblica islamica di insediare nel bel mezzo dell'Oceano, sulla venezuelana isola Margarita, il principale centro di comando di Hezbollah nella regione.
[…].
Altro particolare di non poca importanza che caratterizza il "Network Rabbani" è rappresentato dal rapporto instauratosi con l'imam sunnita radicale della moschea di San Paolo, Taki Eldyn, già uomo legato ad Al Qaeda, tanto che nel 1995 incontrò in Argentina il prigioniero di Guantanamo ed ex braccio destro di Bin Laden, Khaled Sheyk Mohammed. Sebbene si sia trasferito in Iran, Rabbani continua ad operare in prima persona nella regione, naturalmente sotto copertura e grazie a falsi documenti (secondo l'Interpol), ed in particolare in Brasile (con l'aiuto del succitato Eldyn), lo stato latinoamericano con la più numerosa comunità islamica, stimata attorno al milione di persone, bacino di importanza strategica per il proselitismo jihadista.
Noriega e Càrdenas dedicano buona parte dello studio ai movimenti del Partito di Dio e dei Servizi iraniani nel Messico sottolineando quanto stretto sia il rapporto tra questi ed i cartelli della droga locali. "Francamente -scrivono i due autori- sarebbe molto sorprendente se non ci fosse collaborazione alcuna tra Hezbollah e Cartelli messicani, visti gli ovvi benefici per entrambi i gruppi. I cartelli hanno la possibilità di entrare nei traffici di Hezbollah e approfittare dei suoi esperti di esplosivi e dei legami con i trafficanti di droga in Medio Oriente e Asia del Sud. Hezbollah ha invece la possibilità di insediarsi in un ambiente incontrollato e con largo accesso al confine degli Stati Uniti, ed allo stesso tempo promuovere azioni dannose per minare la pace sociale degli statunitensi". Una volta penetrati negli States, difatti, i membri di Hezbollah si mettono in contatto con le comunità sciite presenti nel territorio e si adoperano nella propaganda Jihadista e nella raccolta di fondi, proprio come nei Paesi sudamericani, con la piccola differenza del trovarsi proprio nella pancia del nemico, con tutte le pericolose conseguenze che questo comporta per la sicurezza nazionale del "Grande Satana". Che la questione non sia da prendere sottogamba l'hanno capito anche a Washington, dove la Repubblicana del Sud Carolina Sue Myrick, membro della Commissione Intelligence della Camera, ha chiesto formalmente al Segretario della Sicurezza Nazionale la creazione di una "Task Force" con la partecipazione delle autorità messicane per monitorare e contrastare la presenza di Hezbollah lungo il confine.
Nelle conclusioni i due analisti dell'AEI tracciano un quadro d'insieme a tinte molto fosche dal quale si evince chiaramente come la strategia iraniana nell'"Emisfero Occidentale" sia tesa a colpire gli interessi statunitensi nella regione e creare una sorta di Polo Antiamericano assieme ai membri dell'ALBA (Ecuador, Bolivia, Venezuela cui va aggiunta anche la Cuba dei fratelli Castro) ed ai gruppi più volenti che operano nel campo della criminalità organizzata. Difficile non vedere in questo "accerchiamento" anche un piano iraniano per assicurarsi contro eventuali interventi militari USA in Persia (la qual cosa è stata confermata pubblicamente da un alto esponente delle forze armate della Repubblica islamica durante un viaggio in Bolivia lo scorso maggio), quasi a ricalcare i movimenti sovietici per il Sud America durante la Guerra Fredda:
L’ex inviato negli Stati Uniti per Radio Vaticana, Paolo Mastrolilli, sulla Stampa, ha ripreso questo “quadro accusatorio” dell’AEI in un articolo intitolato "Le basi in Sud America di Hezbollah e Pasdaran", poi rimosso. È riportato qui:
Ecco i passi salienti: “Dietro il tentativo di assassinio dell’ambasciatore saudita negli Stati Uniti c’è il «Piano Orizzonte», ovvero il tentativo delle Guardie rivoluzione iraniane e degli Hezbollah libanesi alleati di Teheran di insediarsi nell’emisfero occidentale per poter colpire con più facilità gli interessi di Washington. «Afaq» (Orizzonte) è il nome di un piano d’azione redatto da Hassan Nasrallah, sceicco degli Hezbollah a Beirut, per creare delle centrali operative in Messico, Cuba e Venezuela dove far confluire agenti, reclutare localmente nelle comunità sciite ed accumulare informazioni su possibili obiettivi avversari al fine di consentire alla «Forza Al Quds», emanazione all’estero delle Guardia della rivoluzione iraniana che risponde agli ordini della Guida Suprema Alì Khamenei, di poter realizzare azioni spettacolari. Disporre di un tale «network» punta a consentire a Teheran di poter minacciare rappresaglie dirette contro il territorio degli Stati Uniti in caso di un crisi militare nel Golfo Persico.
A svelare l’esistenza del «Piano Orizzonte» sono documenti di servizi di intelligence occidentali che «La Stampa» ha potuto visionare, relativi all’allarme per l’imminente arrivo in America Latina di un imprecisato numero di «inviati» degli Hezbollah in coincidenza con la festa musulmana di «Id al-Adha», dal 6 al 9 novembre, che consente di giustificare arrivi e partenze con la cooperazione religiosa a favore di numerose moschee sciite in più nazioni. Il network si basa su tre tasselli: ambasciate iraniane, agenti di Hezbollah in arrivo dal Medio Oriente e moschee sciite che li attendono per svolgere attività apparentemente di tipo religioso. Al centro del tentativo di insediamento nell’emisfero occidentale c’è il Messico e in particolare la città di Tijuana, alle porte degli Stati Uniti, dove la struttura degli Hezbollah ruoterebbe attorno ad un designer grafico di nome Ali Jamil Nasser, di circa 30 anni, che avrebbe ricevuto negli ultimi mesi messaggi e comunicazioni direttamente da Mustafa Badr al-Din, il capo delle operazioni all’estero di Hezbollah che ha sostituito in questo incarico il super-terrorista Imad Mughniyah dopo la sua uccisione a Damasco. Nel 2010 l’intelligence messicana, in cooperazione con altri servizi occidentali, era riuscita a smantellare una rete informativa degli Hezbollah che operava proprio nella regione di Tijuana, ed ora la volontà di tornare a renderla operativa in tempi così stretti coincide con le rivelazioni del dipartimento di Giustizia americano sul fatto che il complotto per assassinare l’ambasciatore saudita a Washington è passato proprio attraverso il Messico.
I servizi di intelligence occidentali ritengono che la «piattaforma messicana» sia stata identificata da Hezbollah e Forza Al Quds come un indispensabile canale logistico per spostare velocemente uomini, informazioni e materiali fra l’America del Nord e del Sud, rendendo possibili operazioni su entrambi i fronti. Ad alimentare la piattaforma messicana, secondo i documenti, è il «ramo caraibico» di «Piano Orizzonte», ovvero i progetti per insediare in più località dell’isola di Cuba elementi di un’unità degli Hezbollah dipendente direttamente da Badr al-Din e dal suo stretto collaboratore Talal Hamia. Lo schema immaginato prevede che la base cubana divenga il posto dove gli agenti in arrivo dal Medio Oriente possono fare tappa per essere riforniti di valuta dei Paesi dove andranno ad operare e dei relativi documenti di identità, ovvero passaporti brasiliani, argentini, colombiani e paraguaiani, ma anche, se necessario, di Paesi europei. L’ultimo tassello è il Venezuela di Hugo Chavez - dove i cittadini iraniani possono entrare senza visto -, identificato come la base di partenza delle operazioni degli inviati Hezbollah in America del Sud ed anche come possibile luogo di rifugio per gli agenti bisognosi di protezione dopo aver realizzato azioni contro gli interessi americani".

Qui il rapporto in inglese dell’AEI:
http://www.aei.org/article/foreign-and-defense-policy/regional/latin-america/the-mounting-hezbollah-threat-in-latin-america/

martedì 18 ottobre 2011

Guerra all'Iran o guerra ad Israele? Cosa faranno gli Stati Uniti?




1. vi è un risibile complotto di stampo hollywoodiano attribuito all'Iran, con tanto di coinvolgimento del narcotraffico messicano (che evidentemente non ha niente di meglio da fare che dichiarare guerra agli Stati Uniti), per uccidere un diplomatico di importanza trascurabile e che poteva essere ucciso in mille altri luoghi più agevoli e mille altri modi meno compromettenti;
2. Vi è l'improvviso voltafaccia dell'agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea),
che fino a maggio (pochi mesi fa) escludeva categoricamente che si potesse stabilire un uso bellico del programma atomico iraniano:
3. vi è la dichiarazione davanti ad una commissione del senato americano (1 febbraio 2007) di Zbigniew Brzezinski, uno dei massimi esperti di politica internazionale, che: «L'esito finale di questa deriva sarà probabilmente un conflitto con l'Iran e con gran parte del mondo islamico. Uno scenario plausibile di uno scontro militare con l'Iran presuppone il fallimento [del governo] iracheno nell’adempiere ai requisiti [stabiliti dall’amministrazione statunitense], con il seguito di accuse all’Iran di essere responsabile del fallimento, e poi, una qualche provocazione in Iraq o un atto terroristico negli Stati Uniti che sarà attribuito all’Iran, [il tutto] culminante in un’azione militare “difensiva” degli Stati Uniti contro l’Iran»
4. vi è la dichiarazione del generale Wesley Clark, l'ex comandante generale dell'US European Command, che comprendeva tutte le attività militari americane in Europa, Africa e Medio Oriente: “Al Pentagono, nel novembre del 2001, feci una chiacchierata con uno degli ufficiali superiori. Sì, stavamo ancora progettando la guerra contro l’Iraq, ma c’era anche altro. Quel progetto faceva parte di un piano quinquennale di campagne militari che comprendeva sette nazioni: a partire dall’Iraq, per continuare con la Siria, il Libano, la Libia, l’Iran, la Somalia e il Sudan. Il tono era indignato e quasi incredulo […] Cambiai discorso, non erano cose che volevo sentire” (Wesley K. Clark, Winning Modern Wars, p. 130).

Questa guerra, programmata già da lungo tempo, avrà certamente conseguenze devastanti: per le nubi radioattive che genererà (altro che Fukushima!), per il blocco del Golfo Persico e delle forniture di petrolio (morte dell'economia occidentale, giapponese e cinese), per il coinvolgimento di un numero imprevedibile di nazioni e le reazioni altrettanto imprevedibili del mondo arabo, specialmente in Israele, Egitto e Turchia.

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Articolo del Washington Post che rende sempre più improbabile l'ipotesi del complotto iraniano. Curioso, visto che si tratta del quotidiano dell'establishment per antonomasia. A questo punto mi pare di poter dire che Obama e la Clinton stiano facendo la figura dei fessi. Era questo l'obiettivo?

Juan Cole (Richard P. Mitchell Collegiate Professor of History at the University of Michigan) elenca le ragioni per cui "costui non può essere la risposta iraniana a 007":
◦10. Arbabsiar era conosciuto a Chorpus Christi, in Texas, “per essere un ridicolo demente”;
◦9. Probabilmente a causa di un accoltellamento subito nel 1982, soffriva di un disturbo della memoria a breve termine;
◦8. Perdeva continuamente il suo telefono cellulare;
◦7. Non trovava mai le chiavi;
◦6. Dimenticava continuamente il borsello e i documenti nei negozi;
◦5. Era “praticamente disorganizzato”, ha sottolineato un suo ex socio d’affari;
◦4. Nella sua attività di co-titolare di una rivendita di auto usate, perdeva sempre i documenti di proprietà dei veicoli;
◦3. Arbabsiar, ben lungi dall’essere un fondamentalista islamico sciita, pare sia stato un alcolista; il suo soprannome è “Jack” per la sua passione per il whisky Jack Daniels;
◦2. Arbabsiar non solo abitualmente beveva all’eccesso, ma si faceva di canne e andava a prostitute. Una volte disse ad alta voce in un ristorante che sarebbe tornato in Iran, dove avrebbe potuto avere una ragazza per soli 50 dollari. Era un uomo rozzo e fu anche sbattuto fuori da alcuni locali;
◦1. Tutte le sue imprese d’affari sono fallite, una dopo l’altra.

Scrive Amedeo Ricucci:
"Puzza da morire questa storia del presunto complotto iraniano per uccidere l’ambasciatore dell’Arabia Saudita a Washington. E stonano sia l’allarmismo con cui la notizia è stata lanciata dai media mainstream, sia i toni duri con cui è stata commentata, negli Stati Uniti e fra i suoi alleati sunniti nel Golfo Persico. Non va infatti dimenticato che l’Iran è nel mirino delle potenze occidentali da anni e rappresenta anzi il Nemico Perfetto su cui scaricare ogni tipo di tensioni. Solo che, se serviva un pretesto per un’escalation (anche militare) nei confronti di Teheran, forse bisognava cercare una smoking gun più credibile.

Ad esprimere seri dubbi sul complotto sventato dall’FBI è anche l’esperto di Iran attualmente più accreditato, Vali Nasr, intervistato oggi da Vanna Vannuccini per Repubblica. Questa storia, dice Nasr, contraddice totalmente la politica iraniana degli ultimi dieci, quindici anni; una politica che non è mai stata aggressiva, che non si è mai servita del terrorismo e che anche su un dossier spinoso come quello nucleare ha dato prova di cautela. “E ora – si chiede Nasr - l’Iran avrebbe preparato un attacco contro un target così sensibile come l’ambasciatore saudita, che per di più è un uomo molto vicino al re? Sembra strano ed è chiaro che dietro c’è la volontà di far salire il livello del conflitto”. Nasr ha scritto il miglior libro in circolazione sulla Mezzaluna Sciita, LA RIVINCITA SCIITA, ed è stato per anni consulente dell’Amministrazione Buh, non sospettabile perciò di simpatie per il regime dei mullah.

Dalle informazioni al momento disponibili – si legga il dossier - la storia fa acqua da diverse parti. E sorge il sospetto che serva solo a rilanciare la paura dell‘Iran, che ultimamente pare in forte calo. Potrebbe essere ad esempio una ritorsione saudita (o un avvertimento) contro l’aiuto che Tehran ha dato nei mesi scorsi e sta ancora dando ai fratelli sciiti che si sono rivoltati a Ryad, in Bahrein ed in altri Paesi del Golfo. E’ questa l’ipotesi più credibile. Ma ce ne sono altre che non vanno scartate: da quella israeliana – per uscire dall’isolamento in cui si trova, Tel Aviv deve spostare l’attenzione sui propri nemici – a quella interna all’amministrazione USA, che lavora da tempo per far precipitare la crisi con Tehran. Tutto è possibile. Tanto l’Iran è il Nemico Perfetto".

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"The only people that would benefit from this would be the Israeli's and the Saudis... and I think if I was looking at a counter intelligence operation to decide where this information came from I'd be very interested to see if I could find an Israeli hand, or Saudi hand... because in the long run Judge, BOTH ISRAEL AND SAUDI ARABIA ARE MUCH MORE DANGEROUS ENEMIES THAN THE IRANIANS ARE. The congress is crazy for war with Iran... listen to senator Graham, and senator McCain and Joe Lieberman... they are owned by the Israeli's... the Saudi's are very influential so when you look at these kind of things you have to ask who would benefit from the war? THE ISRAELI'S AND THE SAUDI'S WOULD LOVE TO SEE OUR MONEY AND OUR YOUNG MEN AND WOMEN BEING KILLED TO FIGHT THEIR ENEMIES IN IRAN."
Michael Scheuer, ex CIA, storico alla Georgetown University - 2011-10-13 su Fox News: