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mercoledì 25 gennaio 2012

Le 4 principali sfide dei prossimi anni secondo Jacques Attali






Jacques Attali, uno degli economisti ed intellettuali europei più influenti del nostro tempo (ex eminenza grigia di Mitterrand - vedi foto),
non è uno di quelli che si astiene dal dire quel che pensa per paura di fare la figura del pirla:
Non ne ha bisogno, perché sa di cosa sta parlando e perché non ha mai nascosto che cosa auspichi (a differenza, ad esempio di Monti, Lagarde, Merkel, Napolitano, ecc.). Osserva gli indicatori socio-economici, i dati sul commercio e ne trae delle conclusioni che sono ineludibili, ossia che i candidati francesi alle presidenziali stanno nascondendo ai loro elettori la verità, ignorando sistematicamente e deliberatamente le questioni di cui dovrebbero discutere. Un fenomeno che non è limitato alla Francia, come ben sappiamo noi Italiani.
Ecco le 4 questioni fondamentali:
1. I volumi del traffico internazionale di merci sono in vistosa diminuzione e sono ritornati ai livelli del 2002 (cf. Baltic Dry Index), in prossimità del collasso del 2008. Ciò significa che l’economia globale sta per rallentare e non sorpasserà la soglia di una crescita del 3%, il livello più basso da una dozzina di anni, con l’eccezione del 2009. Infatti la crescita è rallentata in Cina, India, Brasile e Africa. Attali osserva che anche le nazioni più dinamiche non saranno in grado di creare abbastanza posti di lavoro per i loro giovani. L’Europa, dal canto suo, andrà in recessione. Sarà più difficile esportare e si dovrà scegliere tra protezionismo e un vasto piano di rilancio dell’economia mondiale.
2. In Europa, nonostante il massiccio, epocale intervento della BCE, che potrà dare l’impressione che la crisi sia in remissione, la situazione debitoria della maggior parte delle nazioni sarà presto insostenibile: per ridurre questo debito si vareranno altri programmi di austerità e la loro simultaneità non farà altro che peggiorare la recessione, riducendo il gettito fiscale ed aumentando le spese sociali. O si intraprendono grandi progetti europeo si abbandona l’euro. O si opta per un federalismo democratico o si abbandona la Banca Centrale Europea.
N.B. Attali è un globalista, a favore degli Stati Uniti d’Europa e del governo mondiale, io no, per le seguenti ragioni:
3. Negli Stati Uniti, terminata l’euforia per la massa monetaria immessa nel sistema pre-elettoralmente (leggi: la Federal Reserve sta aiutando Obama a vincere le elezioni sulla scia di una ripresa fittizia), si capirà che chiunque vinca le elezioni dovrà fronteggiare delle enormi difficoltà. Se Obama vince non avrà comunque una maggioranza al Congresso e non potrà aumentare le tasse per tenere sotto controllo la crescita del debito pubblco. Se perde, il suo successore repubblicano sarà costretto a tener fede alla sua promessa di ridurre le tasse. In entrambi i casi il dollaro crollerà e renderà ancora più improbabile la crescita europea. Attali si domanda: come si possono convincere gli Americani ad essere rigorosi quanto si aspettano che lo siano gli Europei?
4. Il mondo musulmano si trova di fronte a scelte colossali. L’Egitto ha solo tre mesi di risorse a disposizione per importare quello di cui ha bisogno prima che la sua economia collassi. La Tunisia non è messa meglio. La Siria è martirizzata. La scelta iraniana di proseguire con il programma nucleare rende più probabile un intervento militare prima o dopo le elezioni presidenziali americane. Lavarsene le mani o aiutarli? E come?   


lunedì 16 gennaio 2012

Della Luna sulla catena alimentare che vede la Germania un gradino sopra l'Italia




Non si è semplicemente gridato alla democrazia sospesa, o interrotta, e al colpo di stato. Media nazionali ed esteri hanno raccolto molti elementi indizi che l’impennata dello spread, la deposizione di Berlusconi, la nomina di Monti, l’instaurazione del suo governo etc. siano l’esecuzione di un piano preordinato, in cui la Germania ha giocato un ruolo chiave, da un lato mettendosi a vendere massicciamente i btp per farne impennare il rendimento, e dall’altra esigendo la sostituzione di governo mediante un colpo di palazzo. Un’estorsione politica internazionale, insomma. Molti vanno accusando Monti, e talvolta anche Napolitano come suo mentore e spalla, di tradire gli interessi nazionali perché fa una politica recessiva, diretta all’avvitamento fiscale, insostenibile già nel medio termine, e di tutto favore della Germania. Mi giunge persino voce che qualcuno abbia sporto denunce penali contro Monti e forse anche contro Napolitano, vagheggiando addirittura l’alto tradimento.

Vorrei qui chiarire le ragioni per le quali non ho mai aderito a tali accuse né a tale prospettazione dei fatti, che reputo insieme ingenue e ingiuste, perché non tengono conto dei reali (sia pur non pubblicamente riconoscibili) rapporti di forza internazionali, tra paesi “amici”. E dell’assenza di libertà di scelta. E del ruolo obbligato che il capo dello stato di un paese a sovranità limitata (perché vinto e occupato da 130 basi militari) svolge, nell’ordinamento internazionale, soprattutto in quello militare e finanziario, ossia quello di assicurare che il paese a sovranità limitata ottemperi ai suoi doveri verso paesi e potentati finanziari gerarchicamente sovrastanti. Un ruolo che va svolto per garantire l’unica forma realmente possibile di relativa autonomia e relativo benessere o non malessere. E soprattutto per preservare la pace, la stabilità in primis rispetto al rischio di una destabilizzazione interna.

In effetti la Germania è ben contenta che l’Italia resti nell’Euro, che si sveni per raggiungere i parametri che essa stessa le pone come condizione per restare nell’Euro. “Restate nell’Euro, maccheroni, e per farlo tagliate i redditi, colpite il risparmio, svenate l’economia reale, andate in recessione, come gli altri popoli inferiori, mentre noi alle nostre imprese diamo credito a basso costo per fare investimenti, espansione, innovazione e prenderci le fette di mercato che le vostre imprese lasciano libere, cessando l’attività per eccesso di tasse, di insoluti, di interessi passivi. La Germania resterà l’unica potenza industriale del continente, controllando anche l’industria francese che essa finanzia col suo attivo commerciale.” E ieri: “Bravo Monti, hai fatto fare all’Italia salti mortali, torna presto a Berlino, quando tutto sarà finito ti daremo la Croce di Ferro. Intanto ti diamo un poco di ossigeno per il Fondo Salvastati, ti abbassiamo un poco lo spread, ti esoneriamo dall’obbligo di ridurre del 20% l’anno la quota di debito pubblico eccedente il 60% del pil, però in cambio le nostre banche, finanziandosi all’1% presso la BCE, comperano i btp che rendono a noi, e costano a voi, il 5,6, 7 %, così vi dreniamo tutto il reddito che altrimenti potreste usare per risollevare la testa, voi popolo inferiore, negri bianchi! ”

Eh già, proprio questo è il risultato dell’incontro berlinese Monti-Merkel: il Nostro, con la sua manovra, ha tagliato i garretti all’economia italiana, così che la Germania è rassicurata che essa non possa risollevarsi e farle concorrenza o semplicemente recuperare una qualche autonomia strategica. Ottenuto ciò, la Merkel concede fondi per sostenere il btp, e insieme solleva la mannaia del vincolo di riduzione forzata del debito. In questo modo tiene in vita il governo italiano, evita che la situazione precipiti, per l’Italia, ossia che lo spread rimanga troppo alto, insostenibile, e che Monti debba fare manovre da 40 – 45 miliardi l’anno per ottemperare all’obbligo di riduzione del debito. La Merkel non ha concesso un aiuto all’Italia, ma ha semplicemente dato ossigeno al governo per consentirgli di portare a termine una politica che, col pretesto del rigore di bilancio, sta deindustrializzando l’Italia e così facendo gioco alle mire di Berlino. E presto, per far cassa, dovrà aggredire ulteriormente i risparmi delle categorie non forti. Perché l’Italia in recessione potrà tirare avanti entro l’Euro solo mangiandosi il risparmio con le tasse, e vendendo i beni e le aziende di pubblica proprietà.

Se si fosse andati avanti con lo spread in salita nonostante i tagli e le tasse, e in più con un’ulteriore manovra di 40 – 45 miliardi, in fase già recessiva, il paese si troverebbe, in pochi mesi, sottoposto a tali traumi e a tali minacce, che potrebbe insorgere ed esigere l’uscita dall’euro prima che sia ultimato il processo di eliminazione dell’industria nazionale, esigere il ritorno alla sovranità monetaria nazionale nel senso di una Banca d’Italia come era prima del 1982, ossia tenuta a comperare il debito pubblico a rendimenti modici e sostenibili, proteggendoci sia dall’aggiotaggio (speculazione ribassista) internazionale, come quello fatto da banche tedesche per scatenare l’impennata dello spread, che dal peso di tassi come quelli che paghiamo adesso. E potrebbe spingersi a pretendere che la banca centrale nazionale fosse pubblica, anziché privata. E poi naturalmente potrebbe fare come gli islandesi, ossia imporre di non pagare i debiti verso gli speculatori stranieri. Non so se sia chiaro, ma le nostre imprese stanno chiudendo a raffica, mandano una pioggia denunce di cessazione ai Comuni… dall’Euro usciremo in ogni caso, ma se usciamo adesso, usciamo con una struttura produttiva abbastanza consistente, mentre se ci sottoponiamo alla chemioterapia di Monti per restare nell’Euro, tireremo avanti ancora per qualche anno, poi ne cadremo fuori senza più un tessuto produttivo decente e vitale.

Ma lo sapete quale sarebbe la rata annuale di pagamento (ammortamento) del debito pubblico di 2.000 miliardi in 20 anni al tasso del 5%? Sarebbe di circa 180 miliardi! Cercate nel web un sito che faccia il calcolo del piano di ammortamento di un mutuo. E’ questo che non i media e le istituzioni non dicono MAI: che rimborsare il debito pubblico è impossibile – a meno di una brutale svalutazione dell’Euro. Il debito sovrano dell’eurozona non può essere ridotto, ma solo trasferito su paesi più deboli, che dovranno dar fondo ai loro redditi e ai loro risparmi per pagare non il capitale, ma gli interessi – per far quadrare i conti. Fino ad esaurimento. L’unica via di uscita è il ripudio del debito pubblico (e privato) detenuto dagli speculatori, in quanto ingiusto. Tutte le pompose storie di virtuosità, di rigore di bilancio, di tasse eque, vanno in pezzi, come frottole, davanti alla verità matematica. E con essa va in pezzi la credibilità delle “Autorità” che le gabellano.

Monti potrebbe fare altro da ciò che sta facendo? Napolitano poteva fare altro? Semplicemente, no. Il vertice della piramide dei poteri aveva già deciso e pianificato: la Fed (vedi audit GAO) aveva già messo a disposizione delle banche che ne sono proprietarie molte migliaia di miliardi di dollari a tasso pressoché nullo e senza scadenza di rimborso, in modo da consentire loro di comperare a costo zero gli asset (anche) europei, (anche) italiani, come confermava che stanno facendo il N.Y. Times del 26.12.11. Ossia, possono comperare a costo zero beni reali, redditizi, come aziende, impianti, immobili, btp, che a noi sono costati lavoro e tasse. E poi ne ricavano un reddito, in parte pagato da noi. Comperano a costo zero, per esempio, i nostri btp che rendono il 7%. Quindi si prendono una parte del nostro reddito nazionale. La Germania domina le istituzioni comunitarie, in cui ab origine la maggioranza assoluta dei funzionari sono tedeschi. Le sue banche sono in grado di mettere in ginocchio e ricattare ogni governo italiano alzandogli i rendimenti e agendo via BCE. Ecco: di fronte a questi evidenti rapporto di forza, del tutto impari e irresistibile, e di fronte a tali volumi di fuoco monetario, a simili piani di potenza e – diciamolo pure – di imperialismo, come si può pensare che un governo o un capo dello stato italiano abbia la possibilità di opporsi, o abbia un’autonomia? Al massimo potrà cercare di ottenere un minimo. Un paese come la Germania può ottenere qualcosa di più, ossia di collocarsi, nella catena alimentare, uno scalino sopra paesi come l’Italia, la Grecia e la stessa Francia. Ed è quello che succede.

Certo, in teoria Monti poteva tagliare i grandi sprechi della spesa pubblica, i carrozzoni inutili, l’assistenzialismo, le 25.000 poltrone di amministratori di società partecipate, gli sprechi della politica, di grande elusione fiscale, etc.; poteva destinare una parte del risparmiato a ridurre lo stock di debito, e una parte a finanziare la ripresa, lanciando in tal modo un segnale forte e strutturale – ma nella realtà ciò non si può fare perché altrimenti si perde il consenso, il sostegno e il voto di milioni di elettori e della partitocrazia, tutta o quasi. Potrebbe farlo soltanto un vero dittatore, che non avesse bisogno del consenso o non-dissenso partitico, clericale, mafioso, che si appoggiasse direttamente al popolo e alle forze armate. Ma questo è impensabile. Nella morsa dei due vincoli – quello dei potentati stranieri dominanti, e quello delle caste interne condizionanti – l’Italia e i suoi governanti non hanno scelta, e il paese, irriformabile, è condannato al marasma e alla liquidazione.

Marco Della Luna
12.01.2012

N.B. non può esistere un dittatore/monarca che non sia legato a filo doppio ai potentati. Chi continua a credere a questa fola lo può fare solo per ignoranza o stoltezza e questo blog non fa per lui o lei. Si rivolga altrove! 

venerdì 6 gennaio 2012

Quel che c'è da sapere sulla crisi - illuminante intervista a Marco Della Luna





La considero un'analisi esemplare della nostra situazione e osservo con piacere che collima in gran parte con la ricostruzione che ne ho fatto io: 
http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/super-mario-e-il-mago-lo-spauracchio.html
http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/crisi-generate-e-colpi-di-stato-soft.html
http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/i-147-padroni-del-pianeta-terra.html
http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/parassiti-al-potere-la-crescente.html
http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/sicari-delleconomia-becchini-della.html
http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/che-cosa-sta-succedendo-in-grecia-1.html
http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/mario-monti-ovvero-la-parodia-vivente.html
http://www.informarexresistere.fr/2011/12/16/labolizione-dei-contanti/#axzz1ifSHEYUD
http://fanuessays.blogspot.com/2011/12/il-denaro-il-debito-le-banche-raccolta.html
http://www.informarexresistere.fr/2011/12/21/la-rana-lo-scorpione-la-gallina-dalle-uova-doro-il-suicidio-assistito-del-capitalismo-e-della-democrazia-non-sara-una-dolce-morte-2012-2013/#axzz1ifSHEYUD



1. Partiamo subito dal suo libro. E’ felice autore di “Oligarchie per popoli superflui” della casa editrice Koinè. In che senso superflui? Almeno detengono qualche minimo potere? 
R. – Che potere vuole che detengano i popoli, dato che gran parte delle decisioni importanti sono prese a porte chiuse, che gran parte della ricerca scientifica, tecnologica e militare si fa in segreto, che la metà della popolazione non è in grado di capire un articolo di giornale di media difficoltà, che sì e no il 7% della gente legge libri, e forse l’1% si documenta in qualche modo sui fatti economici e geostrategici rilevanti? E che dire dell’Italia, che ha un livello culturale particolarmente basso e una scuola particolarmente degradata? 
Il potere reale è in mano ai grandi cartelli della moneta, del credito, delle materie prime, dell’informazione, della tecnologia. E’ sociologicamente acquisito, oltreché empiricamente evidente, che non esistono e non sono mai esistiti, nelle società strutturate, sistemi di potere governati dal basso, ossia sostanzialmente (e non solo formalmente) democratici. Negli USA, ad esempio, il potere è in mano a quella che la sociologia definisce power élite, formata dai vertici della finanza, della politica e delle forze armate. In essa si entra soltanto per cooptazione. Gli atti e i programmi di questo potere vengono decisi dietro porte chiuse, non pubblicamente, e sovente nemmeno in forma scritta. Tra il luglio 2003 e il luglio 2007 la Fed ha creato liquidità per 16.000 miliardi di dollari senza nemmeno dirlo (Audit GAO 2011).
[qui è possibile che ci sia un errore cronologico. Rimando alla nota a conclusione dell'articolo perché la questione è particolarmente interessante e a dir poco sconvolgente*]

La BCE non rilascia il dato sui prestiti che concede. Nelle elezioni popolari, solo piccole frazioni di potere reale vengono messe in gioco. Le decisioni di politica economica, i grandi indirizzi, le grandi manovre che interessano la vita della gente, sono stabilite segretamente e portate avanti da organismi non elettivi, non responsabili, non trasparenti, come i direttorii delle banche centrali, i vari G2, G7, G8, G20. O i Gatt e Gats, il FMI, il WTO… 
Ciò premesso, nel corso dell’ultimo centennio è avvenuto un cambiamento fondamentale nel sistema di potere: oggi, il potere non è più suddiviso tra molte oligarchie nazionali e territoriali, ma concentrato in poche organizzazioni globali, monopolistiche di risorse primarie, come la moneta, il credito, le commodities. Non è più legato a territori specifici o popoli specifici, ma è extraterritoriale, smaterializzato, informatizzato, finanziarizzato. Non ha più bisogno di grandi masse di combattenti, agricoltori, operai, coloni, elettori. In questo senso, i popoli sono divenuti superflui, sostituibili, expendable [sacrificabili]. Anzi, sono un problema ecologico, in termini di inquinamento ed esaurimento delle risorse, ma anche di instabilità, dovuta ai conflitti per il possesso dell’acqua e di altre risorse sempre più scarse.
2. Crisi di liquidità: Lei dichiara che gli interventi montiani significano fare un salasso a una persona che sta morendo di anemia. Afferma che questa sia prodotta in modo mirato e strategico manovrando le leve del rating etc. Per fare cosa? Quale è il fine?
R. Effettivamente il sistema-paese sta collassando, economicamente, non per mancanza di fattori di produzione, ma perché gli è stata deliberatamente tolta liquidità attraverso la restrizione dei criteri del credito, la politica riduttiva dei redditi, gli alti tassi di interesse, la pressione degli interessi passivi e delle tasse, che in buona parte pure vanno a pagare il servizio del debito pubblico, e ovviamente i tagli della spesa pubblica. Carenza di liquidità che produce anche carenza di investimenti, quindi di infrastrutturazione e aggiornamenti necessari a mantenere la competitività. Ciò premesso, da più parti si fa notare che la recente manovra del governo va nel senso di aggravare tale situazione di “anemia”, perché drena la poca liquidità residua nel sistema aumentando le tasse, colpendo le pensioni, i consumi, mettendo in fuga i capitali verso l’estero; inoltre colpisce duramente il settore dell’edilizia, che è quello che innesca le fasi di recupero nel ciclo economico, e ha depresso il morale della popolazione e la sua propensione agli acquisti: già a natale abbiamo avuto un crollo. Rispetta invece tutte le rendite parassitarie, i privilegi e gli sprechi di politica e amministrazione, mentre programma grandi acquisti di cacciabombardieri, a vantaggio degli industriali stranieri che li costruiscono. Il recente rifinanziamento delle pericolanti banche italiane, peraltro dovuto più a Draghi che a Monti, non sta apportando credito nell’economia reale, anche perché il governo, nel concedere loro la sua garanzia, non le ha vincolate ad immettere moneta nel sistema. Le misure per il rilancio della fase due appaiono semplicemente derisorie. Insomma, il governo sembra far di tutto per impedire una ripresa economica, limitandosi ad aggiustare i conti sulla carta nel brevissimo termine, ma a spese della possibilità di recupero dell’economia reale, le cui prospettive a 3 anni e oltre sono perciò valutate negativamente dai mercati finanziari (aste 28-29.12.11), sui quali lo spread del btp rimane altissimo. 
La storia economica recente ha, del resto, ripetutamente mostrato che le politiche di tagli e tasse, giustificate con l’affermazione di voler risanare i conti, hanno prodotto, nel giro di qualche anno, effetti contrari, con aumento del debito pubblico, recessione, avvitamento fiscale. Così pure sta avvenendo in Grecia, e il FMI ha sostanzialmente ammesso l’errore della ricetta imposta a quel paese. In base a tali osservazioni sorge il legittimo quesito: perché mai Monti fa tutto ciò, dato che non può non sapere che gli effetti di ciò che fa saranno controproducenti, tale da produrre una crisi recessiva, occupazionale, sociale? In che strategia si colloca la sua azione? Persegue forse un fine più ampio, sacrificando ad esso l’economia nazionale, perlomeno nel breve e medio termine? E nell’interesse di chi? Forse dei poteri forti finanziari, di cui Monti nega di essere emissario? 
In realtà Monti non ha introdotto una variazione di rotta, ma solo un’accelerazione, con in più una tutela specifica per gli interessi delle banche. La sua politica non è una cosa nuova, ma sta semplicemente continuando ciò che i precedenti governi hanno fatto in Italia, e non solo in Italia. Le accuse mosse a Monti e al suo governo di essere emanazioni dei poteri forti che si sono impadroniti, con essi, dello stato, non considerano che Monti, in sostanza, fa quello che han fatto gli altri. Sul piano oggettivo, infatti, la storia italiana, da un trentennio circa, è caratterizzata da un grande ed evidente processo, che avanza su due gambe. 
La prima è la sistematica cessione (con la giustificazione della riduzione del debito pubblico e della maggiore efficienza della gestione privata) degli assets strategici (grandi mercati, grande industria, industria capace di ricerca e alta formazione, banche strategiche, servizi pubblici con connesse posizioni di monopolio) a potentati finanziari privati, quasi interamente stranieri
La seconda è il trasferimento di poteri politici, delle funzioni sovrane, compresa la sovranità monetaria, comprese le funzioni di bilancio, compresa la politica fiscale), compresi – per finire – i cordoni della borsa, a organismi decisionali tecnocratici, che fanno capo alla BCE e al sistema bancario, quindi sempre ai predetti potentati finanziari privati
La prima gamba viene presentata come processo di liberalizzazione, ma si è risolta sinora in privatizzazioni di posizioni monopolistiche o simili; la seconda come processo di integrazione europea, ovviamente, quegli organismi di europeo hanno solo il nome, essendo essenzialmente “apolidi” e non solidali coi popoli
Giuseppe De Rita, nel suo recentissimo saggio L’eclissi della borghesia, spiega che le privatizzazioni delle industrie di stato sono state controproducenti anche al fine di ridurre il debito pubblico, perché hanno fruttato 147 miliardi che sono stati usati per pagare interessi passivi, e sono costate perdite di posti di lavoro, di centri di ricerca e di formazione sia tecnica che manageriale unici in Italia, quindi un decadimento delle competenze, oltre a un incremento della dipendenza strutturale dal capitale straniero. Una nuova stagione di tali privatizzazioni servirebbe solo a completare la riduzione dell’Italia in una condizione di totale asservimento e subordinazione anche culturale e manageriale. 
Il risultato tendenziale dell’avanzata di queste due gambe, è il superamento dello stato nazionale, la riorganizzazione del sistema di potere reale a livello soprannazionale, tendenzialmente globale, con lo svuotamento dello stato nazionale, sia come organismo politico, sia come sistema-paese, di ogni sua autonomia (monetaria, finanziaria, economica, politica, giuridica), e la sua sottoposizione, quale provincia privata di autonomia e dipendente per tutto, a gestori sovrannazionali. Questi organismi-gestori hanno carattere tecnocratico, autoreferenziale, non trasparente, non “accountable”, non partecipato dal basso, esente da controlli e condizionamenti da parte di organismi rappresentativi della popolazione, non sottoponibili nemmeno al controllo giudiziario
Gli statuti della BCE, della BIS, del MES sono chiarissimi esempi di ciò. Si unificano gli stati, riducendoli a province senza autonomia, e sottoponendoli a un governo centralizzato. Questo processo, che realizza operativamente il primato della finanza speculativa sull’economia reale, e si accompagna all’eliminazione della classe intermedia nonché a una graduale ma profonda attenuazione dei diritti partecipativi, politici e civici, compresi quelli afferenti alla privacy e alla condizione di lavoratori, di contribuenti, di utenti dei pubblici servizi
Il progetto in esame, avviato negli anni ’80, col programma di privatizzazione della sovranità monetaria e di finanziarizzazione dei debiti pubblici, è in fase avanzata di realizzazione. Maastricht, la BCE, Lisbona ne sono state ulteriori tappe importanti. Per far accettare ai vari popoli, sindacati, partiti politici, i vari passaggi, sempre più dolorosi e compressivi, di questa via crucis – la perdita di indipendenza, di diritti, di sicurezze, di reddito, di dignità – sembra che si stia ricorrendo a una serie incalzante e incessante di crisi, shock, allarmi, creati ad hoc, che rendono i popoli stessi più arrendevoli e malleabili, come spiegato da Monti stesso nella famosa intervista alla Luiss: 



dove afferma che abbiamo bisogno delle crisi per far progredire il processo di integrazione – ovviamente, un progetto generato e deciso dall’alto, non dal basso, democraticamente. Anzi, neanche reso noto al popolo su cui esso si compie. 
Ecco allora che anche la crisi, l’emergenza, verso cui le politiche lacrime e sangue, tagli e tassi, portano non solo l’Italia ma anche altri paesi, possono avere questa funzione: vincere le resistenze. Questa può essere una spiegazione del perché mai si fanno manovre che avranno, con virtuale certezza, un effetto recessivo sull’economia, e che quindi produrranno crisi, allarme, emergenza. Si tratta di applicazione del metodo shock-and-awe, che trovate analizzato nel saggio mio e di Paolo Cioni sulla manipolazione mentale, Neuroschiavi [libro che consiglio di leggere]
La gente non ci pensa, i mass media non lo mettono in evidenza, ma proprio adesso si sta procedendo alla sottrazione ai singoli paesi dei poteri di bilancio, di politica economica, di imposizione tributaria e al loro conferimento ad organismi autocratici, non eletti, non responsabili – quindi con caratteri contrari alla civilizzazione europea, e tipici piuttosto delle autocrazie asiatiche. Organismi che fanno gli interessi dei soggetti più forti, a spese degli altri. 
Tra questi organismi spicca il MES, o Meccanismo Europeo di Stabilità (controllare per credere il sito:
in corso di approvazione dai vari parlamenti, nel totale silenzio dei media – silenzio quanto mai opportuno, perché il MES costa moltissimo: l’Italia dovrà sborsare circa 130 miliardi, che verranno prelevati con prossime manovre, e poi sarà il MES a fare le manovre fiscali, dal prossimo Marzo. Vi è un altro aspetto, concernente quella che ho definito “la prima gamba”: il decreto “Salvitalia”, come ha giustamente detto Piergiorgio Odifreddi il 28.12, intervistato da RaiNews 24 a Cortina Incontra, porterà l’Italia in condizioni di dover vendere o svendere, per far cassa e ottenere aiuti ottemperando a “condizionalità”, il patrimonio pubblico e i servizi pubblici al capitale privato di quella grande finanza – nel che qualcuno potrebbe ravvisare conflitti di interessi del governo dei banchieri, del tipo di quelle che si rimproveravano a Berlusconi in relazione alle sue aziende.
3. Ma la classe politica italiana, che può fare, in questo contesto?
R. I partiti politici possono esigere che il governo “tecnico”, in cambio del loro voto che gli dà la necessaria copertura “democratica”, non tocchi le loro clientele, le loro poltrone e prebende (compreso il finanziamento pubblico), che non faccia la spending review e non introduca le best practices, ma che riempia la loro mangiatoia di soldi spremuti con le nuove tasse. La Chiesa può esigere che, in cambio dei voti che controlla, e del controllo delle coscienze che le rimane, il governo non tocchi i suoi privilegi fiscali, l’otto per mille, i sussidii. Le mafie possono esigere che il governo non metta in vendita i 25 miliardi di beni confiscati loro dallo Stato, e che non disturbi troppo i loro traffici con droga, immigrazione e appalti. Berlusconi può esigere che il governo, in cambio del suo sostegno, mantenga i privilegi di Mediaset. I parlamentari nominati possono dirgli: “Noi ti diamo il voto, se tu non tocchi i nostri stipendi di 16.000 Euro al mese anche se la gente protesta.”I banchieri possono semplicemente dire: “Bravo, continua così!”. Insomma, si può realizzare un’alleanza degli interessi delle caste nazionali e di quelli del grande capitale internazionale.
4. Monti-Napolitano. Lei ci ha visto un asse…
R. Si potrebbe dire, per battuta, che Napolitano collabora a quel piano di dissoluzione dello stato nazionale italiano proprio mentre assai enfaticamente ne celebra il centocinquantenario della nascita. Ma non dobbiamo vedere le scelte politiche di questo o quel governo o capo di stato come frutto di iniziative di Napolitano od Obama o Berlusconi o Sarkozy o Draghi o, in generale, di persone specifiche. Non vi sono iniziative e responsabilità personali, o di una maggioranza di governo, perché non vi è libertà di scelta politica di fondo, nell’area del Dollaro e del FMI. Né, ancor prima, di modello macroeconomico di riferimento. Oramai la politica economica, quindi la politica tout court, è unificata, dettata dal cartello mondiale monopolista della moneta, e guidata dal medesimo modello mondializzato, quello della grande finanza, del Bilderberg, della Trilateral, della Goldman Sachs
Nella costituzione reale dell’Italia, che non è ovviamente quella formale e dichiarata, ma che regola innanzitutto il ruolo e gli obblighi dell’Italia come paese vinto e tributario, sottomesso al vincitore, quindi a sovranità limitata, con oltre 130 basi americane – in questa costituzione reale, il capo della stato può avere la funzione di assicurare (usando i suoi fortissimi poteri di pressione, legittimazione, delegittimazione) che il governo e il parlamento italiani ottemperino alle richieste della potenza dominante, persino partecipando alle sue guerre, problematicamente rispetto all’art. 11 della Costituzione. La potenza dominante, vincitrice dell’ultima guerra mondiale, è il cartello finanziario angloamericano, quello che ha imposto Bretton Woods, il Gatt, il Gats e molte altre cose, in primis il modello interpretativo generale dell’economia, quello della Scuola di Chicago
Però il superstato europeo è così radicalmente non-europeo, proprio perché autocratico, simile alle autocrazie orientali di cui l’Europa ha sempre avuto un profondo orrore e disprezzo, che non è nemmeno detto che riesca a imporsi o che resista. La sua minaccia, ormai percepita, può risvegliare proprio quello spirito di lotta per la libertà, tipicamente europeo, che ripetutamente ha vinto contro forze immensamente superiori: lo spirito che ritroviamo nelle Guerre Persiane narrate da Erodoto, nell’impresa di Leonida cantata da Simonide, nella morte di Socrate, Zenone, Seneca, o recentemente in quella di Ian Palak; nella lenta resurrezione del pensiero critico, filosofico, scientifico dai secoli di repressione dogmatica da parte di un’istituzione religiosa pure profondamente asiatica per origini e ordinamento. E ancora nella lotta degli empiristi e dei Lumi contro l’assolutismo, nella rivoluzione francese, nella resistenza liberale ai tre totalitarismi del secolo scorso. Il risveglio di questo spirito coraggioso e libertario sarà vieppiù probabile, se il superstato europeo sarà percepito come un Quarto Reich germanico.
5. Quali le differenze tra Berlusconi e Monti e tra il governo Berlusconi e il governo Monti?
R. Poche, oggettivamente. Monti, Tremonti, Berlusconi, Merkel, Sarkozy e molti altri – praticamente tutto il mondo che sta nel sistema del Dollaro, come ho già detto – hanno il medesimo modello macroeconomico di riferimento, neomonetarista, neoliberista, finanziarizzante. Quindi anche ricette simili. Che non hanno affatto prodotto i vantaggi promessi, ossia l’ottimale distribuzione delle risorse e dei redditi assieme alla prevenzione o al rapido riequilibrio delle crisi, bensì hanno prodotto fortissimi vantaggi per una ristretta élite, impoverimento e insicurezza per gli altri. In quanto alle manovre, come già detto, si sono rivelate recessive, distruttive per le capacità industriali, peggiorative per i conti pubblici, per il rating, per la borsa, e foriere di avvitamento fiscale. Ciò che è cambiato nel passaggio da Berlusconi a Monti e al suo governo di banchieri, è che adesso il cartello bancario sta mettendo la faccia nel governo del paese, ossia assume direttamente, attraverso i suoi uomini, il governo del paese. Così anche in Grecia, col passaggio da Papandreou a Papademos. E che sta accelerando il collasso del paese.
6. Si può pensare di uscire dall’euro? O è meglio resistere?
R. Da quest’anno siamo tenuti, secondo le norme “europee”, a ridurre lo stock di debito pubblico di 45 miliardi ogni anno – cosa non fattibile, che comporterebbe una recessione mortale
Pensate invece a un’Italia che poteva essere, e a cui si è rinunciato. A un’Italia pre-1983, pre-divorzio tra lo stato e Bankitalia. Libera da Maastricht, con un debito pubblico non finanziarizzato, quindi non ricattabile. Il debito pubblico italiano esplose dopo quel divorzio e proprio per effetto della finanziarizzazione, che ci rende ricattabili sia dai baroni-predoni della finanza internazionale che da modesti politici borniert e bornés, elettoralmente perdenti. Potevamo continuare col mix del successo italiano (compresi deficit vantaggiosamente finanziato da Bankitalia e ampia evasione fiscale che manteneva il frutto del lavoro nel circuito produttivo anziché in quello sterile dello stato), aggiornandolo con più ricerca e innovazione tecnologica. Vi immaginate quante imprese avremmo attirato, di quelle che dall’Europa occidentale sono emigrate a Est e a Sud? E quante imprese italiane sarebbero ancora vive e in Italia? Oggi potremmo entrare nell’eurosistema dettando le condizioni, anziché subirle e finire in una posizione di subordinazione e sfruttamento. Era il vecchio sistema, che consentiva allo stato di farsi propulsore e protagonista dell’economia, quindi permetteva all’Italia di crescere e di vivere bene, pur avendo un meridione e un apparato statale molto inefficienti e costosi. Dopo la finanziarizzazione del debito pubblico, la globalizzazione, le privatizzazioni, i vincoli di bilancio, la cessione della moneta e della sovranità, non è più possibile perseguire lo sviluppo. I settori produttivi non riescono più a sostenere il resto del paese. Si può solo prelevare con le tasse la ricchezza accumulata e usarla per far quadrare i conti ancora per un anno o due, fino ad esaurimento, senza prospettive. Si diceva che i vincoli di bilancio e la moneta unica avrebbero costretto l’Italia ad adeguarsi all’efficienza e alla correttezza europee, ponendo fine agli sprechi e alla corruzione. Così non è stato e non poteva essere, perché il clientelismo, il parassitismo, è una mentalità, un’abitudine sociale inveterata, che non si cambia se non in diverse generazioni oppure attraverso sconvolgimenti radicali. I governi italiani hanno approfittato dei primi anni dell’Euro, in cui si pagavano bassissimi interessi sul debito pubblico e non vi era l’attacco speculativo, non per ridurre lo stock di debito pubblico e fare investimenti, ma per alimentare la spesa clientelare e a spreco, perché è da essa che i partiti traggono consenso, potere e profitti
Dopo questo fallimento, come si può credere che un paese efficiente come la Germania, capace di integrare la DDR, capace di crescere nella crisi mondiale, rispettoso delle regole, accetti di integrarsi con un paese come l’Italia, da quasi vent’anni in declino, retto da una partitocrazia incompetente e corrotta, permanentemente incapace di correggere le proprie storture, di cui un’ampia parte sopravvive grazie a sussidii e non è nemmeno in grado di smaltire i rifiuti solidi urbani? Fare sacrifici per integrarsi con la Germania è assurdo: quell’integrazione non avverrà mai. La Germania punta a neutralizzare l’Italia come concorrente sui mercati internazionali, e a liberarsi dal debito pubblico italiano. Leggete Sommella a pag. 3 di MF del 3 Gennaio: lo spiega benissimo. Monti è l’uomo che la Merkel ha voluto a questo scopo, dopo che le banche tedesche avevano provocato l’impennata dello spread vendendo massicciamente i btp.

Uscire dai trattati istitutivi dell’eurosistema è giuridicamente possibile, e secondo me è meglio uscire sia da esso che dall’UE, che continuare su questa strada, per diverse ragioni, e non solo per il fatto che il prezzo che dobbiamo pagare, per restarci, e sempre più alto, sia in termini economici, sia di perdita di libertà rispetto al sistema bancario e alle sue emanazioni politiche come le c.d. istituzioni europee e i governi commissariali. Sempre più alto, e non si vede limite al suo innalzamento, che sembra prodotto artatamente, per prenderci tutto, emergenza dopo emergenza, senza nulla dare, se non boccate d’aria per proseguire su quel cammino di assoggettamento
Ulteriori ragioni per uscire dall’eurosistema sono che la BCE non è una banca centrale, perché non è autorizzata ad assicurare l’acquisto dei titoli del debito pubblico dei paesi aderenti in modo idoneo a sottrarli all’aggiotaggio dei grandi predoni finanziari. Se avessimo una vera banca centrale, questa potrebbe farlo, come fa la Fed, la banca centrale nipponica, quella britannica. E come la Banca d’Italia prima del 1981! Se la massa monetaria dell’euro deve essere coperta da titoli americani, dollar-backed, allora la BCE è come uno switch-board sottoposto alla Fed, non una banca centrale di emissione al servizio dell’Europa, bensì un qualcosa di imposto imperialisticamente per impedire che gli europei abbiano una banca centrale effettiva propria, in modo che l’euro dipenda dal dollaro e non gli contenda il ruolo di moneta internazionale. Inoltre, l’euro non è una moneta, ma un insieme di cambi fissi, analogo al già fallito SME, tra monete nazionali che sostanzialmente ancora esistono in relazione ai rispettivi e separati debiti sovrani. Aree che hanno livelli di produttività-competitività molto diversi, hanno quindi bisogno di monete diverse, di cambi diversi, per poter esportare, attrarre investimenti e turismo, crescere e infrastrutturarsi, mentre confini nazionali e monetari dovrebbero circoscrivere aree di produttività simile. Altrimenti si ha che le aree più forti approfittano del loro dominio sul comune sistema monetario per usarlo a proprio vantaggio e a danno dei paesi più deboli, come la classe dirigente della Germania fece con lo SME e come sta facendo ora con l’euro, in modo imperialistico e violento, e in minor misura lo fa la Francia. Per esempio: le banche tedesche e francesi prendono denaro al 2% grazie al loro rating, e lo usano per comperare btp italiani che rendono il 6-7%. In questo modo, vampirizzano l’Italia, in quanto da un lato si procurano liquidità per finanziare le loro economie, dall’altro sottraggono liquidità dall’economia italiana, cioè sottraggono i mezzi sia per gli investimenti che per i pagamenti, e spingono in su i tassi dei prestiti bancari
Quale capo della BCE, Mario Draghi si è messo a finanziare, con la BCE, le banche italiane affinché comperino il debito pubblico italiano, togliendo il boccone a quelle francesi e tedesche – che quindi ora rischiano il downgrading, e le economie francese e tedesca avranno meno facilità a finanziarsi. Ma la BCE presta alle banche all’1% il denaro che queste usano per comperare btp al 7%! Perché allora la BCE non compera il btp al 2%? Per fare gli interessi delle banche private, che lucrano il 5% dalle tasche dei contribuenti? O perché la Fed non permette che, nella sua area, vi sia una banca centrale concorrente? Come che sia, da quanto sopra dovremmo imparare che i nostri vicini europei e i nostri liberatori USA non sono amici, ma perlopiù avversari controinteressati e sfruttatori, e che non c’è nulla di più stupido che trasferire i poteri politici, soprattutto in materia finanziaria, ad organismi dominati da loro, perché li usano per sfruttarci, approfittando del fatto di essere assai più forti.
7. In relazione alla decisione di Draghi che ha menzionato ora, ritiene che la situazione potrebbe cambiare, che la BCE potrebbe iniziare ad agire nell’interesse dell’Europa, dell’Italia?
[...]
8. Destra contro sinistra è una vecchia storia. La nuova politica potremmo pensarla così: mondialisti contro nazionalisti, ultraliberisti contro sociali. E’ d’accordo?
R. Le etichette “destra” e “sinistra” fanno ancora presa sulla mente popolare, quindi si usano nella propaganda. Le etichette si usano perché funzionano, non perché veridiche. Molti oggettivi conflitti tra classi, culture, interessi persistono come in passato, ma è divenuto primario il conflitto di interessi tra, da un lato, l’oligarchia globale, che dispone di strumenti, reti, monopoli globali, e soprattutto dispone del monopolio della moneta e del credito, quindi del potere politico e militare; e, dall’altro lato, la società che produce la ricchezza reale (lavoratori autonomi, dipendenti, imprenditori), le popolazioni nazionali, regionali, locali, che dipendono sempre più da questi strumenti, reti, monopoli, e che quindi sono sempre più dominate, sfruttate, schiacciate, violentate – anche attraverso l’imposizione di emigrare in massa o di accettare immigrazioni di massa tali da alterare la composizione e gli equilibri dei corpi sociali
Il conflitto di classe, oggettivamente, non è tra imprenditore e prestatore d’opera, i quali entrambi sono esposti alla concorrenza e producono ricchezza reale; ma tra essi e il monopolista della moneta e del credito, e lo speculatore finanziario, i quali si prendono ricchezza dalla società senza produrne e darne in cambio, anzi arrecandole molti danni e togliendole libertà e sicurezza. In Italia, i partiti della sinistra c.d. moderata si sono alleati con gli interessi della grande finanza e apportano all’agenda politica di questa il consenso del loro elettorato, in danno di questo stesso. Vi è però anche una sinistra vera, quella di un Paolo Ferrero e di un Marco Ferrando, che cerca di diffondere la consapevolezza del vero conflitto di classe.
[...]
11. Ci descriva un possibile scenario nazionale, politico ed economico, tra 10 anni, se si continuerà lungo questa strada…
R. Previsioni a dieci anni non sono possibili perché il divenire storico è legato a fattori impredicibili, come le innovazioni tecnologiche, che hanno ripercussioni molto vaste e profonde, come potrebbe averne il raggiungimento dei limiti fisici dello sviluppo (esaurimento delle risorse, squilibri ecologici). Ipotizzando che i fattori non cambino, mi aspetto che l’Italia, tra un decennio, sia una provincia impoverita di uno stato mondiale orwelliano, con qualche autonomia politica di facciata, ma strettamente diretta da organismi sovrannazionali autocratici. Priva o quasi di una classe dirigente e tecnico-scientifica qualificata, è gestita prevalentemente da managers stranieri per capitali stranieri
La gente è incalzata dalle esigenze pratiche quotidiane, partecipa pochissimo alla vita politica. Lavora per le necessità primarie (compresi i servizi pubblici) e per pagare gli interessi sul debito pubblico e privato accumulato dalle precedenti generazioni, e lo trova normale, perché ha introiettato questo compito come scontato, e perché la controinformazione è repressa come crimine di sedizione. Il cittadino-consumatore-lavoratore-contribuente-utente non ha quasi più possibilità di negoziare con le sue controparti: deve accettare salari, tariffe, tasse come gli sono fissati. Il metodo contributivo viene esteso alla sanità pubblica: ti curano fino all’esaurimento dei tuoi versamenti per la salute. Gli strumenti informatici consentono alla classe dirigente parassitaria di conoscere e aggredire capillarmente i redditi e i risparmi dei cittadini col prelievo fiscale.  
A mio avviso, invece, le cose andranno molto diversamente:
Ma l'esito finale potrebbe comunque essere quello di una società-alveare à la Visitors:
* Della Luna indica il periodo 2003 – 2007 che però è quello in cui Alan Greenspan ha gettato le basi dell’attuale crisi, fingendo di credere che le bolle si possano sanare con altre bolle (più grandi e più numerose) e decidendo di tenere i tassi di interesse artificiosamente bassi. L’esempio negativo della banca centrale giapponese doveva mostrargli che la cosa non poteva funzionare; quindi, siccome è tutt’altro che un imbecille, le sue reali intenzioni dovevano erano diverse da quelle da lui espresse pubblicamente.
Qui ci sono diversi pareri sulle sue responsabilità:
http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=7830
E qui c’è il mitico Tarpley che stabilisce il collegamento con l'11 settembre 2001 e le sue ragioni di fondo:
Il periodo che va dal 2007 al 2010 è invece quello in cui si può collocare la cifra astronomica di 16.000 miliardi di dollari, pari all’ammontare di una possibile (molto probabile) megatruffa internazionale ordita dalla Federal Reserve e denunciata da quattro parlamentari statunitensi:
http://www.megachip.info/tematiche/beni-comuni/6618-udite-udite.html
Qui alcuni esperti internazionali che la pensano come i parlamentari e come Chiesa:

martedì 27 dicembre 2011

Uno dei due farà la figura del pirla




L'Italia ce la farà a uscire dal tunnel della crisi, usando l'arma vincente della coesione sociale e nazionale.
Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica, 24 dicembre 2011.

Il rischio è quello di ritrovarci negli anni '30 come durante la grande depressione che colpì il mondo prima della guerra. Nessuna economia al mondo, sia dei paesi a basso reddito, dei mercati emergenti a medio reddito, o delle economie super-avanzate sarà immune dalla crisi, che non si sta solo sviluppando, ma è in escalation.
Christine Lagarde, presidente del Fondo Monetario Internazionale, 24 dicembre 2011.

Uno dei due farà la figura del pirla e non è difficile immaginare chi.
Sta per scoppiare la più immensa bolla finanziaria della storia e, in Italia, la più provinciale ed egocentrica tra le potenze economiche, sembra quasi che il problema sia unicamente italiano, anche a causa della monotonia delle esternazioni della coppia Monti-Napolitano. Una coppia tanto antiquata da credere ancora che i salassi possano curare i pazienti, quando persino Olivier Blanchard, il capo economista al FMI – un’istituzione più volte accusata di stritolare le economie per favorire regimi finanziari oligopolistici (anche da un premio Nobel come Stiglitz) – constata che i programmi di austerità sono controproducenti:
Non è forse tipico degli strozzini prestare a chi non si può permettere di restituire per poi spolpare il debitore insolvente, non lasciandogli neanche le lacrime da piangere? E non è forse quello che sta succedendo, a colpi di austerità e salassi?
Intanto il prezzo del petrolio cresce, il mercato dei derivati si espande ed è più tossico che mai, gli indebitamenti si gonfiano, la crescita ristagna, la disoccupazione aumenta (anche negli Stati Uniti, solo che lì le statistiche non includono i milioni di americani che hanno gettato la spugna e perciò sono stati espulsi dal dato riguardante la forza lavoro), gli investitori abbandonano i mercati borsistici, la Cina non esporta più e sta per affrontare l’esplosione della sua bolla speculativa, Francia, Belgio, Italia, Spagna, Irlanda, Slovenia e Cipro stanno per subire un abbassamento del rating.
Solo Napolitano potrebbe pensare che tutto andrà bene.
I consumatori italiani sembrano più lucidi del loro presidente:
Gli economisti italiani sembrano più lucidi del loro primo ministro:
Chi non è avulso dalla realtà sa che siamo messi peggio che nel 2008, l’anno dell’inizio dell’attuale Crisi:
E che sono ancora gli stessi che fanno girare la giostra, senza lasciarci scendere:
Non è dunque per caso che la Banca Centrale Europea ha pensato bene di fare l’ennesimo favore alle banche, che potranno prendere a prestito dalla BCE ad un ridicolo tasso dell’1% e prestare agli stati ad un interesse del 6%. «Il rischio di credito per le banche è pressoché nullo», ha detto l'economista Luigi Zingales. «Se il Tesoro italiano dovesse dichiarare bancarotta, le banche sono insolventi in ogni caso, quindi il rischio aggiuntivo se lo prende la Bce. Si tratta di un regalo tanto enorme che vorrei anche io essere una banca»:
Babbo Natale non è mai stato così generoso! E conviene a tutti: ai narcotrafficanti (BCE), ai pusher (banche e politici), ai cittadini che per qualche tempo ancora potranno negare di essere dei tossicodipendenti: