Non ne ha bisogno, perché sa di
cosa sta parlando e perché non ha mai nascosto che cosa auspichi (a differenza,
ad esempio di Monti, Lagarde, Merkel, Napolitano, ecc.). Osserva gli indicatori
socio-economici, i dati sul commercio e ne trae delle conclusioni che sono
ineludibili, ossia che i candidati francesi alle presidenziali stanno
nascondendo ai loro elettori la verità, ignorando sistematicamente e
deliberatamente le questioni di cui dovrebbero discutere. Un fenomeno che non è
limitato alla Francia, come ben sappiamo noi Italiani.
Ecco le 4 questioni
fondamentali:
1. I volumi del
traffico internazionale di merci sono in vistosa diminuzione e sono ritornati
ai livelli del 2002 (cf. Baltic Dry Index), in prossimità del collasso del
2008. Ciò significa che l’economia globale sta per rallentare e non sorpasserà
la soglia di una crescita del 3%, il livello più basso da una dozzina di anni,
con l’eccezione del 2009. Infatti la crescita è rallentata in Cina, India,
Brasile e Africa. Attali osserva che anche
le nazioni più dinamiche non saranno in grado di creare abbastanza posti di
lavoro per i loro giovani. L’Europa, dal canto suo, andrà in recessione.
Sarà più difficile esportare e si dovrà scegliere tra protezionismo e un vasto
piano di rilancio dell’economia mondiale.
2. In
Europa, nonostante il massiccio, epocale intervento della BCE, che potrà dare
l’impressione che la crisi sia in remissione, la situazione debitoria della maggior parte delle nazioni sarà presto
insostenibile: per ridurre questo debito si vareranno altri programmi di
austerità e la loro simultaneità non farà altro che peggiorare la recessione,
riducendo il gettito fiscale ed aumentando le spese sociali. O si
intraprendono grandi progetti europeo si abbandona l’euro. O si opta per un
federalismo democratico o si abbandona la Banca Centrale Europea.
N.B.
Attali è un globalista, a favore degli Stati Uniti d’Europa e del governo
mondiale, io no, per le seguenti ragioni:
3. Negli
Stati Uniti, terminata l’euforia per la massa monetaria immessa nel sistema
pre-elettoralmente (leggi: la Federal
Reserve sta aiutando Obama a vincere le elezioni sulla scia di una ripresa
fittizia), si capirà che chiunque vinca le elezioni dovrà fronteggiare
delle enormi difficoltà. Se Obama vince non avrà comunque una maggioranza al
Congresso e non potrà aumentare le tasse per tenere sotto controllo la crescita
del debito pubblco. Se perde, il suo successore repubblicano sarà costretto a
tener fede alla sua promessa di ridurre le tasse. In entrambi i casi il dollaro crollerà e renderà ancora più improbabile
la crescita europea. Attali si domanda: come si possono convincere gli
Americani ad essere rigorosi quanto si aspettano che lo siano gli Europei?
4. Il
mondo musulmano si trova di fronte a scelte colossali. L’Egitto ha solo tre mesi di risorse a disposizione per importare
quello di cui ha bisogno prima che la sua economia collassi. La Tunisia non è
messa meglio. La Siria è martirizzata. La
scelta iraniana di proseguire con il programma nucleare rende più probabile un
intervento militare prima o dopo le elezioni presidenziali americane. Lavarsene
le mani o aiutarli? E come?
Non si è semplicemente gridato
alla democrazia sospesa, o interrotta, e al colpo di stato. Media nazionali ed esteri hanno raccolto
molti elementi indizi che l’impennata dello spread, la deposizione di
Berlusconi, la nomina di Monti, l’instaurazione del suo governo etc. siano
l’esecuzione di un piano preordinato, in cui la Germania ha giocato un ruolo
chiave, da un lato mettendosi a vendere massicciamente i btp per farne
impennare il rendimento, e dall’altra esigendo la sostituzione di governo
mediante un colpo di palazzo. Un’estorsione politica internazionale,
insomma. Molti vanno accusando Monti,
e talvolta anche Napolitano come suo mentore e spalla, di tradire gli interessi
nazionali perché fa una politica recessiva, diretta all’avvitamento fiscale,
insostenibile già nel medio termine, e di tutto favore della Germania. Mi
giunge persino voce che qualcuno abbia sporto denunce penali contro Monti e
forse anche contro Napolitano, vagheggiando addirittura l’alto tradimento.
Vorrei qui chiarire le ragioni per le quali non ho mai aderito a tali accuse né a tale prospettazione dei fatti,
che reputo insieme ingenue e ingiuste, perché non tengono conto dei
reali (sia pur non pubblicamente riconoscibili) rapporti di forza
internazionali, tra paesi “amici”. E dell’assenza di libertà di scelta. E del ruolo obbligato che il capo dello stato di
un paese a sovranità limitata (perché vinto e occupato da 130 basi militari)
svolge, nell’ordinamento internazionale, soprattutto in quello militare e
finanziario, ossia quello di assicurare che il paese a sovranità limitata
ottemperi ai suoi doveri verso paesi e potentati finanziari gerarchicamente
sovrastanti. Un ruolo che va svolto
per garantire l’unica forma realmente possibile di relativa autonomia e
relativo benessere o non malessere. E soprattutto per preservare la pace, la
stabilità in primis rispetto al rischio di una destabilizzazione interna.
In effetti la Germania è ben contenta che l’Italia resti nell’Euro, che si
sveni per raggiungere i parametri che essa stessa le pone come condizione per
restare nell’Euro. “Restate nell’Euro,
maccheroni, e per farlo tagliate i redditi, colpite il risparmio, svenate
l’economia reale, andate in recessione, come gli altri popoli inferiori, mentre
noi alle nostre imprese diamo credito a basso costo per fare investimenti,
espansione, innovazione e prenderci le fette di mercato che le vostre imprese
lasciano libere, cessando l’attività per eccesso di tasse, di insoluti, di
interessi passivi. La Germania resterà l’unica potenza industriale del
continente, controllando anche l’industria francese che essa finanzia col suo
attivo commerciale.” E ieri: “Bravo Monti, hai fatto fare all’Italia salti
mortali, torna presto a Berlino, quando tutto sarà finito ti daremo la Croce di
Ferro. Intanto ti diamo un poco di
ossigeno per il Fondo Salvastati, ti abbassiamo un poco lo spread, ti
esoneriamo dall’obbligo di ridurre del 20% l’anno la quota di debito pubblico
eccedente il 60% del pil, però in cambio le nostre banche, finanziandosi all’1%
presso la BCE, comperano i btp che rendono a noi, e costano a voi, il 5,6, 7 %,
così vi dreniamo tutto il reddito che altrimenti potreste usare per risollevare
la testa, voi popolo inferiore, negri bianchi! ”
Eh già, proprio questo è il
risultato dell’incontro berlinese Monti-Merkel: il Nostro, con la sua manovra, ha tagliato i garretti all’economia
italiana, così che la Germania è rassicurata che essa non possa risollevarsi e
farle concorrenza o semplicemente recuperare una qualche autonomia strategica.
Ottenuto ciò, la Merkel concede fondi per sostenere il btp, e insieme solleva
la mannaia del vincolo di riduzione forzata del debito. In questo modo tiene in
vita il governo italiano, evita che la situazione precipiti, per l’Italia,
ossia che lo spread rimanga troppo alto, insostenibile, e che Monti debba fare
manovre da 40 – 45 miliardi l’anno per ottemperare all’obbligo di riduzione del
debito. La Merkel non ha concesso un
aiuto all’Italia, ma ha semplicemente dato ossigeno al governo per consentirgli
di portare a termine una politica che, col pretesto del rigore di bilancio, sta
deindustrializzando l’Italia e così facendo gioco alle mire di Berlino.
E presto, per far cassa, dovrà aggredire ulteriormente i risparmi delle
categorie non forti. Perché l’Italia
in recessione potrà tirare avanti entro l’Euro solo mangiandosi il risparmio
con le tasse, e vendendo i beni e le aziende di pubblica proprietà.
Se si fosse andati avanti con lo spread in salita nonostante i tagli e le
tasse, e in più con un’ulteriore manovra di 40 – 45 miliardi, in fase già
recessiva, il paese si troverebbe, in pochi mesi, sottoposto a tali traumi e a
tali minacce, che potrebbe insorgere ed esigere l’uscita dall’euro prima che
sia ultimato il processo di eliminazione dell’industria nazionale, esigere il
ritorno alla sovranità monetaria nazionale nel senso di una Banca d’Italia come
era prima del 1982, ossia tenuta a comperare il debito pubblico a rendimenti
modici e sostenibili, proteggendoci sia dall’aggiotaggio (speculazione
ribassista) internazionale, come quello fatto da banche tedesche per scatenare
l’impennata dello spread, che dal peso di tassi come quelli che paghiamo
adesso. E potrebbe spingersi a pretendere che la banca centrale nazionale fosse
pubblica, anziché privata. E poi naturalmente potrebbe fare come gli islandesi,
ossia imporre di non pagare i debiti verso gli speculatori stranieri. Non so se sia chiaro, ma le nostre
imprese stanno chiudendo a raffica, mandano una pioggia denunce di cessazione
ai Comuni… dall’Euro usciremo in ogni caso, ma se usciamo adesso, usciamo con
una struttura produttiva abbastanza consistente, mentre se ci sottoponiamo alla
chemioterapia di Monti per restare nell’Euro, tireremo avanti ancora per
qualche anno, poi ne cadremo fuori senza più un tessuto produttivo decente e
vitale.
Ma lo sapete quale sarebbe la rata annuale di pagamento (ammortamento) del
debito pubblico di 2.000 miliardi in 20 anni al tasso del 5%? Sarebbe di circa
180 miliardi! Cercate nel web un sito che faccia il calcolo del piano di
ammortamento di un mutuo. E’ questo che non i media e le istituzioni non dicono
MAI: che rimborsare il debito
pubblico è impossibile – a meno di una brutale svalutazione dell’Euro. Il debito sovrano dell’eurozona non può
essere ridotto, ma solo trasferito su paesi più deboli, che dovranno dar fondo
ai loro redditi e ai loro risparmi per pagare non il capitale, ma gli interessi
– per far quadrare i conti. Fino ad esaurimento. L’unica via di uscita è il ripudio del debito pubblico (e privato)
detenuto dagli speculatori, in quanto ingiusto. Tutte le pompose storie
di virtuosità, di rigore di bilancio, di tasse eque, vanno in pezzi, come
frottole, davanti alla verità matematica. E con essa va in pezzi la credibilità
delle “Autorità” che le gabellano.
Monti potrebbe fare altro da ciò che sta facendo? Napolitano poteva fare altro?
Semplicemente, no. Il vertice della piramide dei poteri aveva già deciso e
pianificato: la Fed (vedi audit GAO) aveva già messo a disposizione delle
banche che ne sono proprietarie molte migliaia di miliardi di dollari a tasso
pressoché nullo e senza scadenza di rimborso, in modo da consentire loro di
comperare a costo zero gli asset (anche) europei, (anche) italiani, come
confermava che stanno facendo il N.Y. Times del 26.12.11. Ossia, possono comperare a costo zero beni
reali, redditizi, come aziende, impianti, immobili, btp, che a noi sono costati
lavoro e tasse. E poi ne ricavano un reddito, in parte pagato da noi. Comperano
a costo zero, per esempio, i nostri btp che rendono il 7%. Quindi si prendono
una parte del nostro reddito nazionale. La Germania domina le istituzioni
comunitarie, in cui ab origine la maggioranza assoluta dei funzionari sono
tedeschi. Le sue banche sono in grado di mettere in ginocchio e
ricattare ogni governo italiano alzandogli i rendimenti e agendo via BCE. Ecco:
di fronte a questi evidenti rapporto di forza, del tutto impari e
irresistibile, e di fronte a tali volumi di fuoco monetario, a simili piani di
potenza e – diciamolo pure – di imperialismo, come si può pensare che un
governo o un capo dello stato italiano abbia la possibilità di opporsi, o abbia
un’autonomia? Al massimo potrà cercare di ottenere un minimo. Un paese come la Germania può ottenere
qualcosa di più, ossia di collocarsi, nella catena alimentare, uno scalino
sopra paesi come l’Italia, la Grecia e la stessa Francia. Ed è quello che
succede.
Certo, in teoria Monti poteva tagliare i
grandi sprechi della spesa pubblica, i carrozzoni inutili, l’assistenzialismo,
le 25.000 poltrone di amministratori di società partecipate, gli sprechi della
politica, di grande elusione fiscale, etc.; poteva destinare una parte del
risparmiato a ridurre lo stock di debito, e una parte a finanziare la ripresa,
lanciando in tal modo un segnale forte e strutturale – ma nella realtà ciò non
si può fare perché altrimenti si perde il consenso, il sostegno e il voto di
milioni di elettori e della partitocrazia, tutta o quasi. Potrebbe farlo
soltanto un vero dittatore, che non avesse bisogno del consenso o non-dissenso
partitico, clericale, mafioso, che si appoggiasse direttamente al popolo e alle
forze armate. Ma questo è impensabile. Nella morsa dei due vincoli – quello dei
potentati stranieri dominanti, e quello delle caste interne condizionanti –
l’Italia e i suoi governanti non hanno scelta, e il paese, irriformabile, è
condannato al marasma e alla liquidazione.
N.B. non può esistere un dittatore/monarca che non sia legato a filo doppio ai potentati. Chi continua a credere a questa fola lo può fare solo per ignoranza o stoltezza e questo blog non fa per lui o lei. Si rivolga altrove!
1. Partiamo
subito dal suo libro. E’ felice autore di “Oligarchie per popoli superflui”
della casa editrice Koinè. In che senso superflui? Almeno detengono qualche
minimo potere?
R. – Che potere
vuole che detengano i popoli, dato che gran parte delle decisioni importanti
sono prese a porte chiuse, che gran parte della ricerca scientifica,
tecnologica e militare si fa in segreto, che la metà della popolazione non è in
grado di capire un articolo di giornale di media difficoltà, che sì e no il 7%
della gente legge libri, e forse l’1% si documenta in qualche modo sui fatti
economici e geostrategici rilevanti? E che dire dell’Italia, che ha un livello
culturale particolarmente basso e una scuola particolarmente degradata?
Il potere
reale è in mano ai grandi cartelli della moneta, del credito, delle materie
prime, dell’informazione, della tecnologia. E’ sociologicamente acquisito,
oltreché empiricamente evidente, che non esistono e non sono mai esistiti,
nelle società strutturate, sistemi di potere governati dal basso, ossia
sostanzialmente (e non solo formalmente) democratici. Negli USA, ad esempio, il
potere è in mano a quella che la sociologia definisce power élite, formata dai
vertici della finanza, della politica e delle forze armate. In essa si entra
soltanto per cooptazione. Gli atti e i programmi di questo potere vengono
decisi dietro porte chiuse, non pubblicamente, e sovente nemmeno in forma
scritta. Tra il luglio 2003 e il luglio 2007 la Fed ha creato liquidità per
16.000 miliardi di dollari senza nemmeno dirlo (Audit GAO 2011).
[qui è
possibile che ci sia un errore cronologico. Rimando alla nota a conclusione dell'articolo perché la questione è particolarmente interessante e a dir poco sconvolgente*]
La BCE non
rilascia il dato sui prestiti che concede. Nelle elezioni popolari, solo
piccole frazioni di potere reale vengono messe in gioco. Le decisioni di
politica economica, i grandi indirizzi, le grandi manovre che interessano la
vita della gente, sono stabilite segretamente e portate avanti da organismi non
elettivi, non responsabili, non trasparenti, come i direttorii delle banche
centrali, i vari G2, G7, G8, G20. O i Gatt e Gats, il FMI, il WTO…
Ciò premesso,
nel corso dell’ultimo centennio è avvenuto un cambiamento fondamentale nel
sistema di potere: oggi, il potere non è più suddiviso tra molte oligarchie
nazionali e territoriali, ma concentrato in poche organizzazioni globali,
monopolistiche di risorse primarie, come la moneta, il credito, le commodities.
Non è più legato a territori specifici o popoli specifici, ma è extraterritoriale,
smaterializzato, informatizzato, finanziarizzato. Non ha più bisogno di grandi
masse di combattenti, agricoltori, operai, coloni, elettori. In questo senso, i
popoli sono divenuti superflui, sostituibili, expendable [sacrificabili]. Anzi,
sono un problema ecologico, in termini di inquinamento ed esaurimento delle
risorse, ma anche di instabilità, dovuta ai conflitti per il possesso dell’acqua
e di altre risorse sempre più scarse.
2. Crisi di
liquidità: Lei dichiara che gli interventi montiani significano fare un
salasso a una persona che sta morendo di anemia. Afferma che
questa sia prodotta in modo mirato e strategico manovrando le leve del rating
etc. Per fare cosa? Quale è il fine?
R.
Effettivamente il sistema-paese sta collassando, economicamente, non per
mancanza di fattori di produzione, ma perché gli è stata deliberatamente
tolta liquidità attraverso la restrizione dei criteri del credito, la
politica riduttiva dei redditi, gli alti tassi di interesse, la pressione degli
interessi passivi e delle tasse, che in buona parte pure vanno a pagare il
servizio del debito pubblico, e ovviamente i tagli della spesa pubblica. Carenza
di liquidità che produce anche carenza di investimenti, quindi di
infrastrutturazione e aggiornamenti necessari a mantenere la competitività.
Ciò premesso, da più parti si fa notare che la recente manovra del governo va
nel senso di aggravare tale situazione di “anemia”, perché drena la poca
liquidità residua nel sistema aumentando le tasse, colpendo le pensioni, i
consumi, mettendo in fuga i capitali verso l’estero; inoltre colpisce duramente
il settore dell’edilizia, che è quello che innesca le fasi di recupero nel
ciclo economico, e ha depresso il morale della popolazione e la sua propensione
agli acquisti: già a natale abbiamo avuto un crollo.Rispetta
invece tutte le rendite parassitarie, i privilegi e gli sprechi di politica e
amministrazione, mentre programma grandi acquisti di cacciabombardieri, a
vantaggio degli industriali stranieri che li costruiscono. Il recente
rifinanziamento delle pericolanti banche italiane, peraltro dovuto più a Draghi
che a Monti, non sta apportando credito nell’economia reale, anche perché il
governo, nel concedere loro la sua garanzia, non le ha vincolate ad immettere
moneta nel sistema. Le misure per il rilancio della fase due appaiono
semplicemente derisorie. Insomma, il governo sembra far di tutto per
impedire una ripresa economica, limitandosi ad aggiustare i conti sulla
carta nel brevissimo termine, ma a spese della possibilità di recupero dell’economia
reale, le cui prospettive a 3 anni e oltre sono perciò valutate negativamente
dai mercati finanziari (aste 28-29.12.11), sui quali lo spread del btp rimane
altissimo.
La storia
economica recente ha, del resto, ripetutamente mostrato che le politiche
di tagli e tasse, giustificate con l’affermazione di voler risanare i conti,
hanno prodotto, nel giro di qualche anno, effetti contrari, con aumento del
debito pubblico, recessione, avvitamento fiscale. Così pure sta
avvenendo in Grecia, e il FMI ha sostanzialmente ammesso l’errore della ricetta
imposta a quel paese. In base a tali osservazioni sorge il legittimo
quesito: perché mai Monti fa tutto ciò, dato che non può non sapere che
gli effetti di ciò che fa saranno controproducenti, tale da produrre una crisi
recessiva, occupazionale, sociale? In che strategia si colloca la sua azione?
Persegue forse un fine più ampio, sacrificando ad esso l’economia nazionale,
perlomeno nel breve e medio termine? E nell’interesse di chi? Forse dei
poteri forti finanziari, di cui Monti nega di essere emissario?
In realtà Monti
non ha introdotto una variazione di rotta, ma solo un’accelerazione, con in più
una tutela specifica per gli interessi delle banche. La sua politica
non è una cosa nuova, ma sta semplicemente continuando ciò che i precedenti
governi hanno fatto in Italia, e non solo in Italia. Le accuse mosse a Monti e
al suo governo di essere emanazioni dei poteri forti che si sono impadroniti,
con essi, dello stato, non considerano che Monti, in sostanza, fa quello che
han fatto gli altri. Sul piano oggettivo, infatti, la storia italiana, da
un trentennio circa, è caratterizzata da un grande ed evidente processo,
che avanza su due gambe.
La prima è la
sistematica cessione (con la giustificazione della riduzione del debito
pubblico e della maggiore efficienza della gestione privata) degli assets
strategici (grandi mercati, grande industria, industria capace di ricerca e
alta formazione, banche strategiche, servizi pubblici con connesse posizioni di
monopolio) a potentati finanziari privati, quasi interamente stranieri.
La seconda è il
trasferimento di poteri politici, delle funzioni sovrane, compresa la sovranità
monetaria, comprese le funzioni di bilancio, compresa la politica fiscale),
compresi – per finire – i cordoni della borsa, a organismi decisionali
tecnocratici, che fanno capo alla BCE e al sistema bancario, quindi sempre ai
predetti potentati finanziari privati.
La prima gamba
viene presentata come processo di liberalizzazione, ma si è risolta sinora in privatizzazioni
di posizioni monopolistiche o simili; la seconda come processo di
integrazione europea, ovviamente, quegli organismi di europeo hanno solo il
nome, essendo essenzialmente “apolidi” e non solidali coi popoli.
Giuseppe De
Rita, nel suo recentissimo saggio L’eclissi della borghesia, spiega che le
privatizzazioni delle industrie di stato sono state controproducenti anche al
fine di ridurre il debito pubblico, perché hanno fruttato 147 miliardi che sono
stati usati per pagare interessi passivi, e sono costate perdite di posti di
lavoro, di centri di ricerca e di formazione sia tecnica che manageriale unici
in Italia, quindi un decadimento delle competenze, oltre a un incremento della
dipendenza strutturale dal capitale straniero. Una nuova stagione di
tali privatizzazioni servirebbe solo a completare la riduzione dell’Italia in
una condizione di totale asservimento e subordinazione anche culturale e
manageriale.
Il risultato
tendenziale dell’avanzata di queste due gambe, è il superamento dello
stato nazionale, la riorganizzazione del sistema di potere reale a livello
soprannazionale, tendenzialmente globale, con lo svuotamento dello stato
nazionale, sia come organismo politico, sia come sistema-paese, di ogni sua
autonomia (monetaria, finanziaria, economica, politica, giuridica), e la sua
sottoposizione, quale provincia privata di autonomia e dipendente per tutto, a
gestori sovrannazionali. Questi organismi-gestori hanno carattere
tecnocratico, autoreferenziale, non trasparente, non “accountable”, non
partecipato dal basso, esente da controlli e condizionamenti da parte di
organismi rappresentativi della popolazione, non sottoponibili nemmeno al
controllo giudiziario.
Gli statuti
della BCE, della BIS, del MES sono chiarissimi esempi di ciò. Si unificano gli
stati, riducendoli a province senza autonomia, e sottoponendoli a un governo
centralizzato. Questo processo, che realizza operativamente il primato
della finanza speculativa sull’economia reale, e si accompagna all’eliminazione
della classe intermedia nonché a una graduale ma profonda
attenuazione dei diritti partecipativi, politici e civici, compresi quelli
afferenti alla privacy e alla condizione di lavoratori, di contribuenti, di
utenti dei pubblici servizi.
Il progetto in
esame, avviato negli anni ’80, col programma di privatizzazione della sovranità
monetaria e di finanziarizzazione dei debiti pubblici, è in fase avanzata di
realizzazione. Maastricht, la BCE, Lisbona ne sono state ulteriori tappe
importanti. Per far accettare ai vari popoli, sindacati, partiti
politici, i vari passaggi, sempre più dolorosi e compressivi, di questa via
crucis – la perdita di indipendenza, di diritti, di sicurezze, di reddito, di
dignità – sembra che si stia ricorrendo a una serie incalzante e incessante di
crisi, shock, allarmi, creati ad hoc, che rendono i popoli stessi più
arrendevoli e malleabili, come spiegato da Monti stesso nella famosa intervista
alla Luiss:
dove afferma
che abbiamo bisogno delle crisi per far progredire il processo di
integrazione – ovviamente, un progetto generato e deciso dall’alto, non dal
basso, democraticamente. Anzi, neanche reso noto al popolo su cui esso
si compie.
Ecco allora
che anche la crisi, l’emergenza, verso cui le politiche lacrime e sangue, tagli
e tassi, portano non solo l’Italia ma anche altri paesi, possono avere questa
funzione: vincere le resistenze. Questa può essere una spiegazione del
perché mai si fanno manovre che avranno, con virtuale certezza, un effetto
recessivo sull’economia, e che quindi produrranno crisi, allarme, emergenza. Si
tratta di applicazione del metodo shock-and-awe, che trovate
analizzato nel saggio mio e di Paolo Cioni sulla manipolazione mentale, Neuroschiavi
[libro che consiglio di leggere].
La gente non
ci pensa, i mass media non lo mettono in evidenza, ma proprio adesso si
sta procedendo alla sottrazione ai singoli paesi dei poteri di bilancio, di
politica economica, di imposizione tributaria e al loro conferimento ad
organismi autocratici, non eletti, non responsabili – quindi con caratteri
contrari alla civilizzazione europea, e tipici piuttosto delle autocrazie
asiatiche. Organismi che fanno gli interessi dei soggetti più forti, a
spese degli altri.
Tra questi organismi
spicca il MES, o Meccanismo Europeo di Stabilità (controllare per
credere il sito:
in corso di approvazione dai vari parlamenti, nel totale silenzio dei media –
silenzio quanto mai opportuno, perché il MES costa moltissimo: l’Italia dovrà
sborsare circa 130 miliardi, che verranno prelevati con prossime manovre, e poi
sarà il MES a fare le manovre fiscali, dal prossimo Marzo. Vi è un altro
aspetto, concernente quella che ho definito “la prima gamba”: il decreto “Salvitalia”,
come ha giustamente detto Piergiorgio Odifreddi il 28.12, intervistato da
RaiNews 24 a Cortina Incontra, porterà l’Italia in condizioni di dover
vendere o svendere, per far cassa e ottenere aiuti ottemperando a “condizionalità”,
il patrimonio pubblico e i servizi pubblici al capitale privato di quella
grande finanza – nel che qualcuno potrebbe ravvisare conflitti di interessi del
governo dei banchieri, del tipo di quelle che si rimproveravano a Berlusconi in
relazione alle sue aziende.
3. Ma la
classe politica italiana, che può fare, in questo contesto?
R. I partiti
politici possono esigere che il governo “tecnico”, in cambio del loro voto che
gli dà la necessaria copertura “democratica”, non tocchi le loro clientele, le
loro poltrone e prebende (compreso il finanziamento pubblico), che non faccia
la spending review e non introduca le best practices, ma che riempia la loro
mangiatoia di soldi spremuti con le nuove tasse. La Chiesa può esigere che, in
cambio dei voti che controlla, e del controllo delle coscienze che le rimane,
il governo non tocchi i suoi privilegi fiscali, l’otto per mille, i sussidii.
Le mafie possono esigere che il governo non metta in vendita i 25 miliardi di
beni confiscati loro dallo Stato, e che non disturbi troppo i loro traffici con
droga, immigrazione e appalti. Berlusconi può esigere che il governo, in cambio
del suo sostegno, mantenga i privilegi di Mediaset. I parlamentari nominati
possono dirgli: “Noi ti diamo il voto, se tu non tocchi i nostri stipendi di
16.000 Euro al mese anche se la gente protesta.”I banchieri possono
semplicemente dire: “Bravo, continua così!”. Insomma, si può realizzare
un’alleanza degli interessi delle caste nazionali e di quelli del grande
capitale internazionale.
4.
Monti-Napolitano. Lei ci ha visto un asse…
R. Si potrebbe
dire, per battuta, che Napolitano collabora a quel piano di dissoluzione dello
stato nazionale italiano proprio mentre assai enfaticamente ne celebra il
centocinquantenario della nascita. Ma non dobbiamo vedere le scelte
politiche di questo o quel governo o capo di stato come frutto di iniziative di
Napolitano od Obama o Berlusconi o Sarkozy o Draghi o, in generale, di persone
specifiche. Non vi sono iniziative e responsabilità personali, o di una
maggioranza di governo, perché non vi è libertà di scelta politica di
fondo, nell’area del Dollaro e del FMI. Né, ancor prima, di modello
macroeconomico di riferimento. Oramai la politica economica, quindi la
politica tout court, è unificata, dettata dal cartello mondiale monopolista
della moneta, e guidata dal medesimo modello mondializzato, quello della
grande finanza, del Bilderberg, della Trilateral, della Goldman Sachs.
Nella
costituzione reale dell’Italia, che non è ovviamente quella formale e
dichiarata, ma che regola innanzitutto il ruolo e gli obblighi dell’Italia come
paese vinto e tributario, sottomesso al vincitore, quindi a sovranità
limitata, con oltre 130 basi americane – in questa costituzione reale, il
capo della stato può avere la funzione di assicurare (usando i suoi fortissimi
poteri di pressione, legittimazione, delegittimazione) che il governo e il
parlamento italiani ottemperino alle richieste della potenza dominante, persino
partecipando alle sue guerre, problematicamente rispetto all’art. 11 della
Costituzione. La potenza dominante, vincitrice dell’ultima guerra
mondiale, è il cartello finanziario angloamericano, quello che ha imposto
Bretton Woods, il Gatt, il Gats e molte altre cose, in primis il modello
interpretativo generale dell’economia, quello della Scuola di Chicago.
Però il
superstato europeo è così radicalmente non-europeo, proprio perché autocratico,
simile alle autocrazie orientali di cui l’Europa ha sempre avuto un profondo
orrore e disprezzo, che non è nemmeno detto che riesca a imporsi o che resista.
La sua minaccia, ormai percepita, può risvegliare proprio quello spirito di
lotta per la libertà, tipicamente europeo, che ripetutamente ha vinto contro
forze immensamente superiori: lo spirito che ritroviamo nelle Guerre Persiane
narrate da Erodoto, nell’impresa di Leonida cantata da Simonide, nella morte di
Socrate, Zenone, Seneca, o recentemente in quella di Ian Palak; nella lenta
resurrezione del pensiero critico, filosofico, scientifico dai secoli di
repressione dogmatica da parte di un’istituzione religiosa pure profondamente
asiatica per origini e ordinamento. E ancora nella lotta degli empiristi e dei
Lumi contro l’assolutismo, nella rivoluzione francese, nella resistenza
liberale ai tre totalitarismi del secolo scorso. Il risveglio di questo spirito
coraggioso e libertario sarà vieppiù probabile, se il superstato europeo sarà
percepito come un Quarto Reich germanico.
5. Quali le
differenze tra Berlusconi e Monti e tra il governo Berlusconi e il governo
Monti?
R. Poche,
oggettivamente. Monti, Tremonti, Berlusconi, Merkel, Sarkozy e molti altri –
praticamente tutto il mondo che sta nel sistema del Dollaro, come ho già detto –
hanno il medesimo modello macroeconomico di riferimento, neomonetarista,
neoliberista, finanziarizzante. Quindi anche ricette simili. Che non hanno
affatto prodotto i vantaggi promessi, ossia l’ottimale distribuzione delle
risorse e dei redditi assieme alla prevenzione o al rapido riequilibrio delle
crisi, bensì hanno prodotto fortissimi vantaggi per una ristretta élite,
impoverimento e insicurezza per gli altri. In quanto alle manovre, come già
detto, si sono rivelate recessive, distruttive per le capacità industriali,
peggiorative per i conti pubblici, per il rating, per la borsa, e foriere di
avvitamento fiscale. Ciò che è cambiato nel passaggio da Berlusconi a
Monti e al suo governo di banchieri, è che adesso il cartello bancario sta
mettendo la faccia nel governo del paese, ossia assume direttamente, attraverso
i suoi uomini, il governo del paese. Così anche in Grecia, col passaggio da
Papandreou a Papademos. E che sta accelerando il collasso del paese.
6. Si può
pensare di uscire dall’euro? O è meglio resistere?
R. Da
quest’anno siamo tenuti, secondo le norme “europee”, a ridurre lo stock di
debito pubblico di 45 miliardi ogni anno – cosa non fattibile, che
comporterebbe una recessione mortale.
Pensate invece
a un’Italia che poteva essere, e a cui si è rinunciato. A un’Italia
pre-1983, pre-divorzio tra lo stato e Bankitalia. Libera da Maastricht, con
un debito pubblico non finanziarizzato, quindi non ricattabile. Il debito
pubblico italiano esplose dopo quel divorzio e proprio per effetto della
finanziarizzazione, che ci rende ricattabili sia dai baroni-predoni della
finanza internazionale che da modesti politici borniert e bornés,
elettoralmente perdenti. Potevamo continuare col mix del successo italiano
(compresi deficit vantaggiosamente finanziato da Bankitalia e ampia evasione
fiscale che manteneva il frutto del lavoro nel circuito produttivo anziché in
quello sterile dello stato), aggiornandolo con più ricerca e innovazione
tecnologica. Vi immaginate quante imprese avremmo attirato, di quelle che dall’Europa
occidentale sono emigrate a Est e a Sud? E quante imprese italiane sarebbero
ancora vive e in Italia? Oggi potremmo entrare nell’eurosistema dettando le
condizioni, anziché subirle e finire in una posizione di subordinazione e
sfruttamento. Era il vecchio sistema, che consentiva allo stato di farsi
propulsore e protagonista dell’economia, quindi permetteva all’Italia di
crescere e di vivere bene, pur avendo un meridione e un apparato statale molto
inefficienti e costosi. Dopo la finanziarizzazione del debito pubblico, la
globalizzazione, le privatizzazioni, i vincoli di bilancio, la cessione della
moneta e della sovranità, non è più possibile perseguire lo sviluppo. I
settori produttivi non riescono più a sostenere il resto del paese. Si può solo
prelevare con le tasse la ricchezza accumulata e usarla per far quadrare i
conti ancora per un anno o due, fino ad esaurimento, senza prospettive. Si
diceva che i vincoli di bilancio e la moneta unica avrebbero costretto l’Italia
ad adeguarsi all’efficienza e alla correttezza europee, ponendo fine agli
sprechi e alla corruzione. Così non è stato e non poteva essere, perché il
clientelismo, il parassitismo, è una mentalità, un’abitudine sociale
inveterata, che non si cambia se non in diverse generazioni oppure attraverso
sconvolgimenti radicali. I governi italiani hanno approfittato dei primi
anni dell’Euro, in cui si pagavano bassissimi interessi sul debito pubblico e
non vi era l’attacco speculativo, non per ridurre lo stock di debito pubblico e
fare investimenti, ma per alimentare la spesa clientelare e a spreco, perché è
da essa che i partiti traggono consenso, potere e profitti.
Dopo questo
fallimento, come si può credere che un paese efficiente come la Germania,
capace di integrare la DDR, capace di crescere nella crisi mondiale, rispettoso
delle regole, accetti di integrarsi con un paese come l’Italia, da quasi vent’anni
in declino, retto da una partitocrazia incompetente e corrotta, permanentemente
incapace di correggere le proprie storture, di cui un’ampia parte sopravvive
grazie a sussidii e non è nemmeno in grado di smaltire i rifiuti solidi urbani?
Fare sacrifici per integrarsi con la Germania è assurdo: quell’integrazione
non avverrà mai. La Germania punta a neutralizzare l’Italia come concorrente sui
mercati internazionali, e a liberarsi dal debito pubblico italiano. Leggete
Sommella a pag. 3 di MF del 3 Gennaio: lo spiega benissimo. Monti è l’uomo
che la Merkel ha voluto a questo scopo, dopo che le banche tedesche avevano
provocato l’impennata dello spread vendendo massicciamente i btp.
Uscire dai trattati istitutivi dell’eurosistema è
giuridicamente possibile, e secondo me è meglio uscire sia da esso che dall’UE,
che continuare su questa strada, per diverse ragioni, e non solo per il fatto
che il prezzo che dobbiamo pagare, per restarci, e sempre più alto, sia in
termini economici, sia di perdita di libertà rispetto al sistema bancario e
alle sue emanazioni politiche come le c.d. istituzioni europee e i governi
commissariali. Sempre più alto, e non si vede limite al suo innalzamento, che
sembra prodotto artatamente, per prenderci tutto, emergenza dopo emergenza,
senza nulla dare, se non boccate d’aria per proseguire su quel cammino di
assoggettamento.
Ulteriori
ragioni per uscire dall’eurosistema sono che la BCE non è una banca
centrale, perché non è autorizzata ad assicurare l’acquisto dei titoli del
debito pubblico dei paesi aderenti in modo idoneo a sottrarli all’aggiotaggio
dei grandi predoni finanziari. Se avessimo una vera banca centrale, questa
potrebbe farlo, come fa la Fed, la banca centrale nipponica, quella britannica.
E come la Banca d’Italia prima del 1981! Se la massa monetaria dell’euro
deve essere coperta da titoli americani, dollar-backed, allora la BCE è come
uno switch-board sottoposto alla Fed, non una banca centrale di emissione al
servizio dell’Europa, bensì un qualcosa di imposto imperialisticamente per
impedire che gli europei abbiano una banca centrale effettiva propria, in modo che
l’euro dipenda dal dollaro e non gli contenda il ruolo di moneta
internazionale. Inoltre, l’euro non è una moneta, ma un insieme di cambi fissi,
analogo al già fallito SME, tra monete nazionali che sostanzialmente ancora
esistono in relazione ai rispettivi e separati debiti sovrani. Aree che hanno
livelli di produttività-competitività molto diversi, hanno quindi bisogno di
monete diverse, di cambi diversi, per poter esportare, attrarre investimenti e
turismo, crescere e infrastrutturarsi, mentre confini nazionali e monetari
dovrebbero circoscrivere aree di produttività simile. Altrimenti si ha che le
aree più forti approfittano del loro dominio sul comune sistema monetario per
usarlo a proprio vantaggio e a danno dei paesi più deboli, come la classe dirigente
della Germania fece con lo SME e come sta facendo ora con l’euro, in modo
imperialistico e violento, e in minor misura lo fa la Francia. Per esempio:
le banche tedesche e francesi prendono denaro al 2% grazie al loro rating, e
lo usano per comperare btp italiani che rendono il 6-7%. In questo modo, vampirizzano l’Italia, in quanto
da un lato si procurano liquidità per finanziare le loro economie, dall’altro
sottraggono liquidità dall’economia italiana, cioè sottraggono i mezzi sia per
gli investimenti che per i pagamenti, e spingono in su i tassi dei prestiti
bancari.
Quale capo
della BCE, Mario Draghi si è messo a finanziare, con la BCE, le banche italiane
affinché comperino il debito pubblico italiano, togliendo il boccone a quelle
francesi e tedesche – che quindi ora rischiano il downgrading, e le economie
francese e tedesca avranno meno facilità a finanziarsi. Ma la BCE presta alle
banche all’1% il denaro che queste usano per comperare btp al 7%! Perché allora
la BCE non compera il btp al 2%? Per fare gli interessi delle banche private,
che lucrano il 5% dalle tasche dei contribuenti? O perché la Fed non permette
che, nella sua area, vi sia una banca centrale concorrente? Come che sia, da
quanto sopra dovremmo imparare che i
nostri vicini europei e i nostri liberatori USA non sono amici, ma perlopiù
avversari controinteressati e sfruttatori, e che non c’è nulla di più stupido
che trasferire i poteri politici, soprattutto in materia finanziaria, ad
organismi dominati da loro, perché li usano per sfruttarci, approfittando del
fatto di essere assai più forti.
7. In
relazione alla decisione di Draghi che ha menzionato ora, ritiene che la
situazione potrebbe cambiare, che la BCE potrebbe iniziare ad agire nell’interesse
dell’Europa, dell’Italia?
[...]
8. Destra
contro sinistra è una vecchia storia. La nuova politica potremmo pensarla così:
mondialisti contro nazionalisti, ultraliberisti contro sociali. E’ d’accordo?
R. Le etichette “destra” e “sinistra” fanno ancora
presa sulla mente popolare, quindi si usano nella propaganda. Le etichette si
usano perché funzionano, non perché veridiche. Molti oggettivi
conflitti tra classi, culture, interessi persistono come in passato, ma è
divenuto primario il conflitto di
interessi tra, da un lato, l’oligarchia globale, che dispone di strumenti,
reti, monopoli globali, e soprattutto dispone del monopolio della moneta e del
credito, quindi del potere politico e militare; e, dall’altro lato, la società
che produce la ricchezza reale (lavoratori autonomi, dipendenti, imprenditori),
le popolazioni nazionali, regionali, locali, che dipendono sempre più da questi
strumenti, reti, monopoli, e che quindi sono sempre più dominate, sfruttate,
schiacciate, violentate – anche attraverso l’imposizione di emigrare in massa o
di accettare immigrazioni di massa tali da alterare la composizione e gli
equilibri dei corpi sociali.
Il conflitto
di classe, oggettivamente, non è tra imprenditore e prestatore d’opera, i quali
entrambi sono esposti alla concorrenza e producono ricchezza reale; ma tra essi
e il monopolista della moneta e del credito, e lo speculatore finanziario, i
quali si prendono ricchezza dalla società senza produrne e darne in cambio,
anzi arrecandole molti danni e togliendole libertà e sicurezza. In Italia, i
partiti della sinistra c.d. moderata si sono alleati con gli interessi della
grande finanza e apportano all’agenda politica di questa il consenso del loro
elettorato, in danno di questo stesso. Vi è però anche una sinistra
vera, quella di un Paolo Ferrero e di un Marco Ferrando, che cerca di
diffondere la consapevolezza del vero conflitto di classe.
[...]
11. Ci
descriva un possibile scenario nazionale, politico ed economico, tra 10 anni,
se si continuerà lungo questa strada…
R. Previsioni
a dieci anni non sono possibili perché il divenire storico è legato a fattori
impredicibili, come le innovazioni tecnologiche, che hanno ripercussioni molto
vaste e profonde, come potrebbe averne il raggiungimento dei limiti fisici
dello sviluppo (esaurimento delle risorse, squilibri ecologici). Ipotizzando che i fattori non cambino, mi
aspetto che l’Italia, tra un decennio, sia una provincia impoverita di uno
stato mondiale orwelliano, con qualche autonomia politica di facciata, ma
strettamente diretta da organismi sovrannazionali autocratici. Priva o quasi di
una classe dirigente e tecnico-scientifica qualificata, è gestita
prevalentemente da managers stranieri per capitali stranieri.
La gente è
incalzata dalle esigenze pratiche quotidiane, partecipa pochissimo alla vita
politica. Lavora per le necessità primarie (compresi i servizi pubblici) e per
pagare gli interessi sul debito pubblico e privato accumulato dalle precedenti
generazioni, e lo trova normale, perché ha introiettato questo compito come
scontato, e perché la controinformazione è repressa come crimine di
sedizione. Il cittadino-consumatore-lavoratore-contribuente-utente non ha quasi
più possibilità di negoziare con le sue controparti: deve accettare salari,
tariffe, tasse come gli sono fissati. Il metodo contributivo viene esteso
alla sanità pubblica: ti curano fino all’esaurimento dei tuoi versamenti per la
salute. Gli strumenti informatici consentono alla classe dirigente parassitaria
di conoscere e aggredire capillarmente i redditi e i risparmi dei cittadini col
prelievo fiscale.
A mio avviso, invece, le cose andranno molto diversamente:
* Della Luna indica il periodo
2003 – 2007 che però è quello in cui Alan Greenspan ha gettato le basi
dell’attuale crisi, fingendo di credere che le bolle si possano sanare con
altre bolle (più grandi e più numerose) e decidendo di tenere i tassi di
interesse artificiosamente bassi. L’esempio negativo della banca
centrale giapponese doveva mostrargli che la cosa non poteva funzionare;
quindi, siccome è tutt’altro che un imbecille, le sue reali intenzioni dovevano
erano diverse da quelle da lui espresse pubblicamente.
Qui ci sono diversi pareri sulle
sue responsabilità:
Il periodo che va dal 2007 al 2010 è
invece quello in cui si può collocare la cifra astronomica di16.000
miliardi di dollari, pari all’ammontare di una possibile (molto probabile) megatruffa internazionale ordita dalla
Federal Reserve e denunciata da quattro parlamentari statunitensi:
L'Italia ce la farà a
uscire dal tunnel della crisi, usando l'arma vincente della coesione sociale e
nazionale.
Giorgio Napolitano,
presidente della Repubblica, 24 dicembre 2011.
Il rischio è quello di
ritrovarci negli anni '30 come durante la grande depressione che colpì il mondo
prima della guerra. Nessuna economia al mondo, sia dei paesi a basso reddito,
dei mercati emergenti a medio reddito, o delle economie super-avanzate sarà
immune dalla crisi, che non si sta solo sviluppando, ma è in escalation.
Christine Lagarde, presidente
del Fondo Monetario Internazionale, 24 dicembre 2011.
Uno dei due farà la figura
del pirla e non è difficile immaginare chi.
Sta per scoppiare la più
immensa bolla finanziaria della storia e, in Italia, la più provinciale ed
egocentrica tra le potenze economiche, sembra quasi che il problema sia
unicamente italiano, anche a causa della monotonia delle esternazioni della
coppia Monti-Napolitano. Una coppia tanto antiquata da credere ancora che i
salassi possano curare i pazienti, quando persino Olivier Blanchard, il capo
economista al FMI – un’istituzione più volte accusata di stritolare le economie
per favorire regimi finanziari oligopolistici (anche da un premio Nobel come
Stiglitz) – constata che i programmi di austerità sono controproducenti:
Non è forse tipico degli
strozzini prestare a chi non si può permettere di restituire per poi spolpare
il debitore insolvente, non lasciandogli neanche le lacrime da piangere? E non
è forse quello che sta succedendo, a colpi di austerità e salassi?
Intanto il prezzo del
petrolio cresce, il mercato dei derivati si espande ed è più tossico che mai,
gli indebitamenti si gonfiano, la crescita ristagna, la disoccupazione aumenta
(anche negli Stati Uniti, solo che lì le statistiche non includono i milioni di
americani che hanno gettato la spugna e perciò sono stati espulsi dal dato
riguardante la forza lavoro), gli investitori abbandonano i mercati borsistici,
la Cina non esporta più e sta per affrontare l’esplosione della sua bolla
speculativa, Francia, Belgio, Italia, Spagna, Irlanda, Slovenia e Cipro stanno
per subire un abbassamento del rating.
Non è dunque per caso che
la Banca Centrale Europea ha pensato bene di fare l’ennesimo favore alle
banche, che potranno prendere a prestito dalla BCE ad un ridicolo tasso dell’1%
e prestare agli stati ad un interesse del 6%. «Il rischio di credito per le
banche è pressoché nullo», ha detto l'economista Luigi Zingales. «Se il Tesoro
italiano dovesse dichiarare bancarotta, le banche sono insolventi in ogni caso,
quindi il rischio aggiuntivo se lo prende la Bce. Si tratta di un regalo tanto
enorme che vorrei anche io essere una banca»:
Babbo Natale non è mai
stato così generoso! E conviene a tutti: ai narcotrafficanti (BCE), ai pusher
(banche e politici), ai cittadini che per qualche tempo ancora potranno negare
di essere dei tossicodipendenti: