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mercoledì 7 dicembre 2011

I sondaggi che condannano al suicidio Israele e Stati Uniti




L’impero anglo-americano-israeliano (AAI) ha gli anni contati e la sua caduta sarà tanto fragorosa quanto enormi sono (state) la sua potenza, la sua fama e la sua influenza finanziaria e mediatica. 
Gli scricchiolii sono facilmente udibili. Considerate un attimo l’attivismo di politici e mezzi d’informazione con le loro escalation di allarmismi concernenti lo sviluppo del programma nucleare iraniano. Sono anni che si protrae la campagna di denigrazione di tutto ciò che è iraniano, con l’infaticabile collaborazione di una leadership iraniana sempre in cerca di rogne ed incurante della secolare tradizione pacifista di quella nazione. Eppure i sondaggi indicano che le popolazioni dei paesi NATO sono decisamente mal disposte nei confronti di una guerra con l’Iran, specialmente se questa dovesse scoppiare a breve. 
Questi sono i risultati del sondaggio della Quinnipiac University (campione di 2552 persone), del 23 novembre 2011:
Il 55% dei cittadini Americani pensa che gli Stati Uniti non dovrebbero agire militarmente contro l’Iran finché non si siano esplorate tutte le altre opzioni (il 36% sarebbe a favore). Dopo di che, il 50% non sarebbe comunque favorevole alla guerra con l’Iran.
Se Israele dovesse attaccare l’Iran, il 46% appoggerebbe un intervento militare americano a sostegno di Israele, il 50% no.
Solo il 50% dei Repubblicani approva l’uso della forza in ogni caso.
Oltre un terzo dell’elettorato americano è completamente o abbastanza indifferente a quel che succede in Iran.
Sondaggio israeliano del marzo 2011 (Istituto Dialog: campione di 495 persone):
Il 41 per cento degli Israeliani appoggerebbe un attacco preventivo ai siti nucleari iraniani. Il 39% sarebbe contrario. Questo dato è piuttosto stupefacente, se teniamo conto del fatto che solo Haaretz, tra i maggiori quotidiani, ha assunto una posizione critica:
Sondaggio dell’Università del Maryland sull’orientamento dell’opinione pubblica israeliana riguardo alla denuclearizzazione del Medio Oriente (1 dicembre 2011):
Il 64% degli Israeliani ebrei è a favore di un accordo con l’Iran che preveda la denuclearizzazione di entrambe le nazioni. Il 60% vorrebbe la massima trasparenza ed un sistema internazionale di ispettori per l’intero Medio Oriente che monitorasse i siti dove si potrebbero assemblare o immagazzinare armi atomiche. In caso di attacco israeliano ai siti nucleari iraniani, il 43% lo appoggerebbe, il 41% sarebbe contrario. Sono trascorsi 9 mesi ma l’opinione pubblica israeliana resta divisa:
Qui il questionario con le risposte:
Nella più recente (2011) indagine demoscopica sponsorizzata dal Ministero degli Affari Esteri svedese (ATTENZIONE: UNA DELLE COPIE DEL DOCUMENTO DISPONIBILE ONLINE POTREBBE ESSERE INFETTA!), nella sezione numero quattro (“Sicurezza Transatlantica”) leggiamo che: “sono molto poche le persone in Europa (6%), Stati Uniti (13%) e Turchia (4%) che appoggerebbero un’azione militare contro l’Iran, rispetto ad altre opzioni”. Inoltre, nel corso del 2010, le trepidazioni riguardanti il programma nucleare iraniano si sono affievolite. Negli Stati Uniti la percentuale di cittadini preoccupati è scesa del 10% in un anno, al 76%. Quelli seriamente preoccupati sono scesi dal 69% al 56%, ossia ben 13 punti percentuali in meno.
Direi strabiliante, nonché estremamente scoraggiante per i guerrafondai!
In Europa il calo è stato più modesto ma pur sempre significativo: dal 79% al 75%. Italia e Portogallo alzano notevolmente la media. Al contrario, i paesi dell’Est Europa, quelli che secondo la NATO sono minacciati dai missili iraniani, sono anche i meno preoccupati di tutti. È là che il calo di attenzione è stato più sensibile: tra gli 11 ed i 13 punti percentuali. La stessa Turchia, un bersaglio quasi certo della rappresaglia iraniana, non pare essere molto turbata dal programma nucleare iraniano: solo il 38% si dice preoccupato. Il 51% dei Turchi non lo è particolarmente, non lo è per nulla o è addirittura favorevole. Addirittura un quarto dei Turchi ritiene che la migliore opzione sia che gli Iraniani si dotino dell’arma atomica. Nell’ipotetico scenario in cui tutte le strade fossero state tentate senza successo, senza arrivare a fermare gli Iraniani, il 53% degli Europei escluderebbe comunque l’attacco preliminare mentre, in quel caso, il 54% degli Americani sarebbe favorevole all’azione militare.
Ho già spiegato le ragioni per cui ritengo che una terza guerra mondiale sia imminente (primavera 2012?):
Tuttavia, riflettendoci bene, la ragione principale dell’urgenza di un conflitto che appare comunque come inevitabile, è la sconfitta che i propagandisti stanno subendo a livello di potere persuasivo. Le ombre sull’11 settembre (una maggioranza della popolazione mondiale non crede alla versione ufficiale), le spudorate falsità sulle armi di distruzione di massa irachene e sui legami tra Saddam Hussein e Al-Qaeda, le fandonie sulle fosse comuni libiche, sugli aerei del regime che bombardavano Tripoli, sui 10mila morti tra i manifestanti anti-Gheddafi, la sintonia di vedute tra politici e finanzieri, le frustrazioni generate da un permanente e dispendiosissimo stato di Guerra al Terrore ed agli Stati Canaglia, il collasso del modello capitalista, la constatazione che il sistema di diritti e protezioni sociali delle democrazie occidentali è in via di smantellamento e le imprevedibili complicazioni del cambiamento climatico, tutto questo, dicevo, sta mettendo in crisi le strategie dei potentati. 
Incapaci di contemplare la realtà in modo obiettivo, com’è tipico di narcisisti, psicopatici, avidi, megalomani e meschini vari, hanno optato per una fuga in avanti. Un comportamento irrazionale che si tradurrà in un conto salatissimo (suicida) per tutti i sudditi dell'Impero (noi!). 

martedì 22 novembre 2011

Possiamo e dobbiamo fermare questa guerra demente




Our society is run by insane people for insane objectives. I think we're being run by maniacs for maniacal ends and I think I'm liable to be put away as insane for expressing that. That's what's insane about it.
John Lennon


Probabilmente lo farei. Non m’illudo che [gli Iraniani] lo facciano [procedano con il programma nucleare] a causa di Israele. Si guardano attorno, vedono che l’India è una potenza nucleare, la Cina è una potenza nucleare, il Pachistan è una potenza nucleare, per non parlare dei Russi.
Risposta di Ehud Barak, Ministro della Difesa di Israele, a Charlie Rose (PBS), che gli aveva chiesto se non avrebbe voluto anche lui delle armi atomiche, se fosse stato un ministro del governo iraniano (17 novembre 2011).
Ora contro i guerrafondai potete usare questa citazione.

Se Obama ha ritirato la gran parte delle truppe di occupazione americane in Iraq non è perché è stato insignito del Nobel per la Pace, ma perché sa che la guerra con l’Iran si avvicina e non può permettersi di lasciare decine di migliaia di soldati americani esposti alle rappresaglie iraniane.
Non possiamo fermare i guerrafondai, ma possiamo stroncare questa guerra sul nascere. Come? Con manifestazioni oceaniche e scioperi nazionali ad oltranza. I governanti devono capire che rischiano di essere detronizzati da una rivoluzione in stile 1848. In Egitto la sola minaccia di una rivoluzione è stata sufficiente per spingere il governo di transizione a rassegnare le dimissioni. L'esercito egiziano le ha rifiutate, ma la contesa continua. Possiamo e dobbiamo emulare quel grande e coraggioso popolo, se ci teniamo alla nostra pelle.
Altrimenti:

Un ex ispettore AIEA ha respinto le accuse dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica riguardo all’esistenza in Iran di un contenitore d’acciaio in cui testare le componenti di un ordigno nucleare e simulare un’esplosione.
L’AIEA ha dichiarato che uno scienziato straniero di nome Vyacheslav Danilenko è implicato nella costruzione di una tale camera per test esplosivi. Lo scienziato in questione nega qualunque suo coinvolgimento nega ed un ex capo ispettore della stessa AIEA per l’Iraq, l’ingegnere nucleare Robert Kelley, denuncia l’imputazione a carico dell’Iran riguardo alla camera di contenimento come gravemente fuorviante. Una camera cilindrica progettata per contenere 70kg di esplosivo – questa la descrizione del rapporto AIEA – non potrebbe essere impiegata per quei test idrodinamici al centro della denuncia AIEA. Sarebbe decisamente insufficiente e solo un pazzo condurrebbe quei test in un contenitore quando ci sono metodi più sicuri. Inoltre Danilenko non è un fisico nucleare e non saprebbe come costruire quel tipo di struttura.

Jonathan Steele, Lost in translation, Guardian, 14 June 2006
Le parole di Ahmadinejad sulla distruzione di Israele sono state erroneamente citate per favorire le posizioni dei falchi israeliani ed americani. Non ha mai detto che l’Iran annienterà Israele ma che in futuro il sionismo sarà spazzato via dalle pagine della storia (un auspicio che faccio anche mio, in quanto condanno ogni genere di nazionalismo).

Mehdi Hasan If you lived in Iran, wouldn't you want the nuclear bomb? Thursday 17 November 2011
Immaginate di essere un mullah iraniano e di guardare una mappa del Medio Oriente. Non è un bello spettacolo: il vostro paese è circondato da nazioni ostili o comunque rivali, alcune armate di testate atomiche. A est ci sono gli Americani con 100mila soldati in Afghanistan. A ovest ci sono di nuovo gli Americani, in Iraq. A sud-est c’è la potenza nucleare pachistana, a nord ovest la Turchia che fa parte della NATO, a nord-est il Turkmenistan, che accoglie basi americane. A sud, al di là del Golfo Persico, stati come il Bahrein, che ospita la quinta flotta americana, il Qatar, con la sede avanzata del Comando Centrale statunitense e l’Arabia Saudita, acerrimo nemico storico dell’Iran. Infine, a meno di mille miglia ad occidente, Israele, l’altro nemico mortale, che possiede non-ufficialmente oltre un centinaio di testate nucleari e ha una lunga tradizione di attacchi preventivi contro chi gli si oppone. Come se ciò non bastasse, qualcuno uccide uno dopo l’altro i tuoi scienziati nucleari, il paese è aggredito da virus informatici sofisticatissimi, qualcuno uccide con degli attentati gli alti ufficiali dell’esercito iraniano. Il suddetto mullah è al corrente del fatto che con la Corea del Nord (potenza nucleare), gli Stati Uniti hanno usato l’arma diplomatica, mentre l’Iraq che aveva bloccato il suo programma atomico è stato invaso ed occupato. Perché il mullah in questione dovrebbe astenersi dallo sviluppare la capacità di costruire in breve tempo una bomba atomica, a fini difensivi e di deterrenza, visto che lo stesso governo americano ha ribadito nei suoi documenti di aver optato per la medesima strategia?
In ogni caso, anche il più recente rapporto della AIEA non ha dimostrato la dimensione militare del programma nucleare iraniano.

The Iraq liars target Iran. The same people who lied about Iraq having weapons of mass destruction to start a war are pushing for war on Iran.
MJ Rosenberg 12 Nov 2011
Per 30 anni vari esperti hanno avvertito che l’Iran avrebbe sviluppato armi atomiche entro l’anno successivo. Siamo arrivati quasi al 2012 e le cose non sono cambiate. Dobbiamo ancora ascoltare le stramberie di chi invoca l’attacco preventivo all’Iran, motivandolo con il timore che una volta dotatisi di arma atomica gli Iraniani la useranno immediatamente, quando Pachistan, Russia, Cina, Corea del Nord e India non l’hanno mai fatto e gli unici ad averla usata sono stati proprio, significativamente, gli Stati Uniti. Molti prendono questi falchi sul serio, anche se sono gli stessi che hanno mentito, deliberatamente, sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein.
Un attacco israeliano all’Iran minaccerebbe i rifornimenti energetici occidentali, infliggerebbe un colpo letale all’economia globale, scatenerebbe per rappresaglia una pioggia di missili di Hezbollah su Israele, metterebbe a rischio i contingenti americani nel Medio Oriente, consoliderebbe il regime iraniano, che invece si sta indebolento e, ad ogni buon conto, non potrebbe avere altro risultato che quello di ritardare di qualche anno il programma nucleare iraniano, che a quel punto sarebbe necessariamente bellico.
Quel che servirebbe sarebbero vere negoziazioni che mettano sul tavolo anche il rifiuto israeliano di sottoscrivere il trattato di non-proliferazione nucleare e i tentativi di sovvertire il regime da parte delle potenze occidentali, persino uccidendo scienziati iraniani.
Non ci sono alternative alla diplomazia.

Non possiamo fermare i guerrafondai, per via della loro connaturata condizione umana:
Ma possiamo bloccare la guerra. Anzi, dobbiamo farlo, se vogliamo salvarci la pelle.

giovedì 10 novembre 2011

Operazione Blackjack - quando i giornalisti fanno terrorismo psicologico




Pochi hanno sentito parlare della famigerata Operazione Blackjack, la bufala del 2009, se non del decennio. Il quotidiano britannico Telegraph, nella sua sezione culturale online, pubblicò, inizialmente senza aggiungere alcuna spiegazione, una serie di slide:
E' ancora sul sito del Telegraph:

Queste immagini allarmarono enormemente decine, forse centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo. Molti telefonarono alla polizia, ai servizi segreti, alla redazione del quotidiano per capire che cosa stesse succedendo. Tanti altri programmarono gite fuori porta per non essere in casa il giorno in cui si sarebbe potuta verificare una serie di attacchi nucleari simultanei a Londra e nel Nord America (inclusa l’incolpevole e francamente insignificante Portland), finalizzati ad un generale cambio di regime ed alla costituzione di un’unione nordamericana sotto un governo fascistoide/nazistoide.
La contemporaneità di esercitazioni congiunte USA-Canada (“Ardent Sentry”) per prevenire proprio quello stesso scenario e gestire la situazione conseguente, unita all’autorevolezza del quotidiano seminarono il panico tra chi sapeva che gli attacchi dell’11 settembre e di Londra erano avvenuti proprio il giorno di esercitazioni che simulavano gli attentati che poi avvennero. Personalmente, mi domando ancora con che sadica crudeltà il Telegraph abbia approvato un esperimento psicologico-culturale di questo genere. 
Ci furono oltre 5 milioni di contatti in 2 giorni su quella pagina. Non male da un punto di vista strettamente commerciale. La redazione non diede alcuna risposta e non interruppe il conto alla rovescia sulla sua pagina online. Le chiamate dei cittadini terrorizzati non furono sufficienti a farli desistere da questo gioco spietato.
Ogni immagine recava una scritta che precisava che la cosa era un parto della fantasia della redazione del Telegraph, ma fin dall’inizio si diffuse un metodo per decrittare un codice inserito in un’immagine (quella della tessera bioidentificativa) che, tradotto, avvertiva: “questo non è semplice intrattenimento”.
Fu questo a scatenare gli internauti, attirare gli hackers (e troll di ogni genere). Molti si impegnarono in uno sforzo collaborativo per capire se si trattasse di una beffa, di marketing virale o di una vera soffiata. Alla fine, un giornalista del Telegraph, Justin Williams, confessò di essere il responsabile e di averlo fatto per irridere i complottisti e polverizzare queste manie millenaristiche.
Il problema è che pochi, a parte lui e i troll, si divertirono. In un periodo in cui Iran e Corea del Nord erano in piena crisi, Israele bombardava siti nucleari siriani e minacciava di fare lo stesso con quelli iraniani, mentre le autorità anglo-americane mantenevano il livello di rischio attentati a “severe”, cioè appena un gradino sotto l’allarme massimo (critical: attacco sicuro), è ancora oggi difficile capire perché un quotidiano serio abbia deciso di indulgere in questi giochetti da procurato allarme, non rassicurando i lettori preoccupati e non degnandosi nemmeno di pubblicare un semplice articolo di spiegazioni/scuse.

Rimasero numerosi punti oscuri:
  • Il giornalista in questione era apparso su vari siti per assumersi la responsabilità dell’accaduto circa un quarto d’ora dopo che degli hackers erano riusciti a tracciare l’IP dell’autore del sito (quando ancora non si sapeva del giornalista), aggirando un programma di depistaggio;
  • Perché il giornalista non svelò la verità sul suo sito, sul suo blog o meglio ancora sull’edizione online del Telegraph e iscrisse invece a siti cospirativi per poter calmare le acque?
  • Perché il conto alla rovescia non fu interrotto?
  • Perché dopo che il sito del giornalista fu hackerato apparve un memo in cui Williams parlava di suicidio (sparandosi in bocca) per evitare una sorte peggiore? (memo che fu rimosso solo dopo qualche tempo)
  • Perché la direzione del giornale e i servizi segreti dichiarano di non saper nulla di un “esperimento sociologico” del genere, con rischi potenziali non indifferenti (esistono persone molto suggestionabili)?
  • Perché il primo codice decrittato spiegava che in realtà non si trattava di mero intrattenimento? (non è un reato penalmente perseguibile?)
  • Perché il simbolo prescelto per l’organizzazione terroristica fittizia è un Sole Nero (Schwarze Sonne - SS), associato ad associazioni ultra-reazionarie nazistoidi (nelle immagini si spiega che invece si darà la colpa ad una coalizione di estremisti islamici e cristiani)? Un po’ troppo sofisticato, no?
  • Se doveva essere un esercizio per dimostrare la grullaggine del più vasto pubblico, perché è stato dissimulato dietro una serie di codici che potevano essere decifrati esclusivamente da utenti molto competenti e che rimandavano a citazioni shakespeariane, anch’esse piuttosto ermetiche per chi non è un appassionato?
  • Cosa si è dimostrato se non che la gente si spaventa e che un segmento della popolazione di internauti, non è fatto di grulli, visto che questi hanno creato una collaborazione globale per arrivare alla verità, senza creare allarmismi prematuri?
  • Perché la pagina del Telegraph non fu pubblicizzata fino a un paio di giorni prima della scadenza, se l’intento era esclusivamente didattico?
  • Un sito gemello del Telegraph, apparso immediatamente dopo la “scoperta” del primo, conteneva la seguente scritta: “Always promulgate the conspiracy. The conspiracy is useful. To half of the population it discredits our activities, making us seem as make-believe, things of movies, comic books, and folk-lore. To the other half it makes us appear as god-men, as they attribute random events to our agenda that no human or group of humans could possibly orchestrate. The conspiracy divides the population against itself over the validity of our control, leaving us free to carry on with our purpose. There is no need to hide the conspiracy. Talk about it plainly, some will believe you are insane and dismiss you, the others will know you speak the truth, and they will be seen as insane and dismissed. Either way you will be left to continue your work”. Perché?
  • Nel marzo del 2001 ci fu la serie televisiva The Lone Gunman, cadetta di X-Files, che prefigurava un attacco “terroristico” pianificato da una fazione del governo con la collisione di un Boeing radiocomandato contro le torri gemelle. Poi ci fu la serie Jericho, che riguardava un attacco nucleare agli USA che si rivelava essere un inside job. Poi ci fu Operazione Blackjack.

Come se la realtà non fosse già abbastanza inquietante…

martedì 18 ottobre 2011

Guerra all'Iran o guerra ad Israele? Cosa faranno gli Stati Uniti?




1. vi è un risibile complotto di stampo hollywoodiano attribuito all'Iran, con tanto di coinvolgimento del narcotraffico messicano (che evidentemente non ha niente di meglio da fare che dichiarare guerra agli Stati Uniti), per uccidere un diplomatico di importanza trascurabile e che poteva essere ucciso in mille altri luoghi più agevoli e mille altri modi meno compromettenti;
2. Vi è l'improvviso voltafaccia dell'agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea),
che fino a maggio (pochi mesi fa) escludeva categoricamente che si potesse stabilire un uso bellico del programma atomico iraniano:
3. vi è la dichiarazione davanti ad una commissione del senato americano (1 febbraio 2007) di Zbigniew Brzezinski, uno dei massimi esperti di politica internazionale, che: «L'esito finale di questa deriva sarà probabilmente un conflitto con l'Iran e con gran parte del mondo islamico. Uno scenario plausibile di uno scontro militare con l'Iran presuppone il fallimento [del governo] iracheno nell’adempiere ai requisiti [stabiliti dall’amministrazione statunitense], con il seguito di accuse all’Iran di essere responsabile del fallimento, e poi, una qualche provocazione in Iraq o un atto terroristico negli Stati Uniti che sarà attribuito all’Iran, [il tutto] culminante in un’azione militare “difensiva” degli Stati Uniti contro l’Iran»
4. vi è la dichiarazione del generale Wesley Clark, l'ex comandante generale dell'US European Command, che comprendeva tutte le attività militari americane in Europa, Africa e Medio Oriente: “Al Pentagono, nel novembre del 2001, feci una chiacchierata con uno degli ufficiali superiori. Sì, stavamo ancora progettando la guerra contro l’Iraq, ma c’era anche altro. Quel progetto faceva parte di un piano quinquennale di campagne militari che comprendeva sette nazioni: a partire dall’Iraq, per continuare con la Siria, il Libano, la Libia, l’Iran, la Somalia e il Sudan. Il tono era indignato e quasi incredulo […] Cambiai discorso, non erano cose che volevo sentire” (Wesley K. Clark, Winning Modern Wars, p. 130).

Questa guerra, programmata già da lungo tempo, avrà certamente conseguenze devastanti: per le nubi radioattive che genererà (altro che Fukushima!), per il blocco del Golfo Persico e delle forniture di petrolio (morte dell'economia occidentale, giapponese e cinese), per il coinvolgimento di un numero imprevedibile di nazioni e le reazioni altrettanto imprevedibili del mondo arabo, specialmente in Israele, Egitto e Turchia.

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Articolo del Washington Post che rende sempre più improbabile l'ipotesi del complotto iraniano. Curioso, visto che si tratta del quotidiano dell'establishment per antonomasia. A questo punto mi pare di poter dire che Obama e la Clinton stiano facendo la figura dei fessi. Era questo l'obiettivo?

Juan Cole (Richard P. Mitchell Collegiate Professor of History at the University of Michigan) elenca le ragioni per cui "costui non può essere la risposta iraniana a 007":
◦10. Arbabsiar era conosciuto a Chorpus Christi, in Texas, “per essere un ridicolo demente”;
◦9. Probabilmente a causa di un accoltellamento subito nel 1982, soffriva di un disturbo della memoria a breve termine;
◦8. Perdeva continuamente il suo telefono cellulare;
◦7. Non trovava mai le chiavi;
◦6. Dimenticava continuamente il borsello e i documenti nei negozi;
◦5. Era “praticamente disorganizzato”, ha sottolineato un suo ex socio d’affari;
◦4. Nella sua attività di co-titolare di una rivendita di auto usate, perdeva sempre i documenti di proprietà dei veicoli;
◦3. Arbabsiar, ben lungi dall’essere un fondamentalista islamico sciita, pare sia stato un alcolista; il suo soprannome è “Jack” per la sua passione per il whisky Jack Daniels;
◦2. Arbabsiar non solo abitualmente beveva all’eccesso, ma si faceva di canne e andava a prostitute. Una volte disse ad alta voce in un ristorante che sarebbe tornato in Iran, dove avrebbe potuto avere una ragazza per soli 50 dollari. Era un uomo rozzo e fu anche sbattuto fuori da alcuni locali;
◦1. Tutte le sue imprese d’affari sono fallite, una dopo l’altra.

Scrive Amedeo Ricucci:
"Puzza da morire questa storia del presunto complotto iraniano per uccidere l’ambasciatore dell’Arabia Saudita a Washington. E stonano sia l’allarmismo con cui la notizia è stata lanciata dai media mainstream, sia i toni duri con cui è stata commentata, negli Stati Uniti e fra i suoi alleati sunniti nel Golfo Persico. Non va infatti dimenticato che l’Iran è nel mirino delle potenze occidentali da anni e rappresenta anzi il Nemico Perfetto su cui scaricare ogni tipo di tensioni. Solo che, se serviva un pretesto per un’escalation (anche militare) nei confronti di Teheran, forse bisognava cercare una smoking gun più credibile.

Ad esprimere seri dubbi sul complotto sventato dall’FBI è anche l’esperto di Iran attualmente più accreditato, Vali Nasr, intervistato oggi da Vanna Vannuccini per Repubblica. Questa storia, dice Nasr, contraddice totalmente la politica iraniana degli ultimi dieci, quindici anni; una politica che non è mai stata aggressiva, che non si è mai servita del terrorismo e che anche su un dossier spinoso come quello nucleare ha dato prova di cautela. “E ora – si chiede Nasr - l’Iran avrebbe preparato un attacco contro un target così sensibile come l’ambasciatore saudita, che per di più è un uomo molto vicino al re? Sembra strano ed è chiaro che dietro c’è la volontà di far salire il livello del conflitto”. Nasr ha scritto il miglior libro in circolazione sulla Mezzaluna Sciita, LA RIVINCITA SCIITA, ed è stato per anni consulente dell’Amministrazione Buh, non sospettabile perciò di simpatie per il regime dei mullah.

Dalle informazioni al momento disponibili – si legga il dossier - la storia fa acqua da diverse parti. E sorge il sospetto che serva solo a rilanciare la paura dell‘Iran, che ultimamente pare in forte calo. Potrebbe essere ad esempio una ritorsione saudita (o un avvertimento) contro l’aiuto che Tehran ha dato nei mesi scorsi e sta ancora dando ai fratelli sciiti che si sono rivoltati a Ryad, in Bahrein ed in altri Paesi del Golfo. E’ questa l’ipotesi più credibile. Ma ce ne sono altre che non vanno scartate: da quella israeliana – per uscire dall’isolamento in cui si trova, Tel Aviv deve spostare l’attenzione sui propri nemici – a quella interna all’amministrazione USA, che lavora da tempo per far precipitare la crisi con Tehran. Tutto è possibile. Tanto l’Iran è il Nemico Perfetto".

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"The only people that would benefit from this would be the Israeli's and the Saudis... and I think if I was looking at a counter intelligence operation to decide where this information came from I'd be very interested to see if I could find an Israeli hand, or Saudi hand... because in the long run Judge, BOTH ISRAEL AND SAUDI ARABIA ARE MUCH MORE DANGEROUS ENEMIES THAN THE IRANIANS ARE. The congress is crazy for war with Iran... listen to senator Graham, and senator McCain and Joe Lieberman... they are owned by the Israeli's... the Saudi's are very influential so when you look at these kind of things you have to ask who would benefit from the war? THE ISRAELI'S AND THE SAUDI'S WOULD LOVE TO SEE OUR MONEY AND OUR YOUNG MEN AND WOMEN BEING KILLED TO FIGHT THEIR ENEMIES IN IRAN."
Michael Scheuer, ex CIA, storico alla Georgetown University - 2011-10-13 su Fox News: