lunedì 21 novembre 2011

Io e Jörg Haider




Nuove politiche per un nuovo mondo
Dominique Strauss-Kahn

Zu viel Fremdes tut niemandem gut
Heinz-Christian Strache

A fronte di un presente capitalistico che assolutizza in modo fortemente totalitario l’efficienza e il profitto, si diffonde la tentazione della riscoperta di identità che, avendo a che fare con interlocutori molto forti come la civiltà industriale, la città, la produzione, la tecnologia, l’elettronica, tenta di costruire un’armatura senza sbavature; vale a dire una autorappresentazione che dia un senso opposto a quello del presente, che protegga e che in un certo senso stabilisca dei confini. Non c’è dubbio che oggi sia venuta l’ora dei piccoli totalitarismi, dei totalitarismi fatti in casa, come alternativa a quelli grandi. Quindi il piccolo stato, il piccolo nazionalismo, la piccola lega. In realtà temo che il totalitarismo sia moderno, probabilmente lo sbocco più moderno.
Alexander Langer

Jörg Haider (incidente stradale) non diceva solo sciocchezze. Pim Fortuyn (omicidio politico) era tutt’altro che uno sprovveduto, né lo erano Giorgio Panto (incidente aereo) o Lech Kaczyński (incidente aereo). Le loro idee sopravvivono, perché sono idee forti e coerenti. 
Sono un antropologo, anarchico, cosmopolita, paladino dei diritti umani e civili, grande ammiratore dello spirito originario dei due esperimenti chiamati “America” ed “Israele” e del pensiero di Alexander Langer; ho sposato un’extracomunitaria. 
Tuttavia condivido un certo numero di posizioni etnopopuliste (völkisch) sull’immigrazione, sullo stato centralista, sulla lobby sionista a Washington, sull’americanizzazione del pianeta, sul fondamentalismo islamico, sull’autoritarismo di Bruxelles, sullo sperpero dei soldi raccolti con la tassazione, sulla generale mancanza di idee alternative in una certa parte della sinistra, sull’importanza del messaggio originale di Gesù Cristo per la civiltà europea, sul diritto che dovrebbe godere Eva Klotz di vilipendere la bandiera italiana, se così decide, ecc. Credo che tante altre persone che si considerano progressiste e liberali dovrebbero fare lo stesso, invece di nascondere la testa nella sabbia e far finta di niente.
Ma se mi trovo così in sintonia con così tanti temi tipicamente etnopopulistici, allora perché tutto ciò che scrivo serve a contrastare l’ascesa dell’etnopopulismo? Cosa mi distingue realmente dai suddetti imprenditori della paura e dell’odio? Sono vittima della retorica demonizzante dei mezzi di informazione? Sono incapace di liberarmi da un assillante pregiudizio di sinistra? Penso di sì, ma c’è dell’altro, qualcosa di più importante. Mi distinguono diverse cose. La mia lealtà al principio della dignità umana. La mia viscerale avversione all’autoritarismo – un autoritarismo che si fa sempre più subdolamente sentire in tutto il mondo, proclamandosi democratico. Il mio rifiuto dell’estenuante martirologia e vittimocrazia del “chi ha sofferto più di noi?” e del “non possiamo sbagliare, siamo la parte lesa”. Il mio cronico scetticismo nei confronti di ogni identità determinata negativamente, bisognosa di un nemico: “noi siamo quel che siamo perché non siamo come voi”. La mia stupita contemplazione del rapporto quasi maniacale con la zolla e con le voci ancestrali degli “eroici” antenati (Abstammung e Herkunft) al servizio dell’Heimat, che rende equivalenti le ingiunzioni: “fuori dal mio campo!”, “alla larga dal mio clan!” e “via dalla mia Heimat!”. Il mio disappunto nel vedere che lo spirito campanilistico spinge ognuno a cercare di difendere i propri interessi a breve termine, senza cercare alternative ad un sistema di artificiosa penuria di risorse, che arricchisce pochi e rovina molti, mettendoci gli uni (indigeni) contro gli altri (immigrati). Infine, credo di poter dire, una visione più sofisticata della realtà, non stravolta da patriottismi/nazionalismi, etnicismi, integralismi, ecc., ma guidata dalla semplice constatazione che, poiché la mappa non corrisponde mai al territorio, nessuna delle nostre rispettive mappe è quella definitiva, e dunque solo un confronto collaborativo ci può portare a destinazione.
Di conseguenza, ad esempio, mentre sono completamente d’accordo che non sia giusto costringere una popolazione a subire quella che è a tutti gli effetti un’improvvisa invasione di forestieri, per quanto sostanzialmente pacifica, a me preme soprattutto il principio che questi stranieri dovrebbero poter vivere nei “loro” paesi e – è questo “e” che turba gli etnopopulisti – dovrebbero poter continuare a venire nei “nostri” paesi per scelta, non per necessità, contribuendo a cambiare le “nostre” società (altro tasto dolente). Come loro, sono estremamente critico della globalizzazione guidata dal Grande Capitale, ma mi dissocio quando condannano la globalizzazione in quanto tale, come processo di spontanea riduzione delle distanze. Come loro, ritengo che il lobbismo israeliano a Washington sia nocivo, ma a differenza loro non credo esista una razza giudea, non credo che quei lobbisti siano persone di fede, non li considero diversi dai lobbisti italiani a Bruxelles o dai gruppi di pressione dei produttori d’armi a Tokyo, mi fanno ridere le teorie del complotto giudaico per la conquista del mondo. Temo inoltre che questi lobbismi siano la peggior calamità che abbia colpito gli Ebrei dai tempi del nazismo, a causa degli inevitabili effetti boomerang.
Come Eva Klotz, giudico che sia sbagliato impedire la libertà d’espressione con una legge a tutela di sentimenti patriottici, perché considero il patriottismo un disvalore, non un valore (cf. Fait/Fattor 2010). Diversamente da lei, non mi permetterei mai di farlo, perché so che ferirei la sensibilità di migliaia di persone e servirebbe solo a riscaldare gli animi, mentre c’è bisogno di dialogo e compromessi. Infine, mi sembra evidente che il cristianesimo abbia segnato in modo irreversibile la civiltà europea e non solo negativamente, come sostengono certi “laicisti”. Semplicemente, ritengo che il culto della forma (riti, miti ed oggettistica sacra) sia idolatria e che un credente dovrebbe concentrarsi sulla sostanza e sulla pratica. La cristianità etnopopulista è solo un principio identitario, è come un guscio vuoto.
Diversamente da loro, quando la Grecia erige un muro per bloccare l’immigrazione che passa dalla Turchia, la Spagna fa lo stesso sulla frontiera col Marocco, gli Stati Uniti su quella col Messico e Israele su quella con l’Egitto, io non esulto ma mi preoccupo, perché vedo che intorno a me crescono i muri invece che i ponti. Si erige una prigione dalla quale non potrei scappare se la situazione politica o climatica europea dovesse deteriorarsi; capisco che lo stesso discorso vale per quegli Israeliani e Statunitensi che amano la libertà e si sentono soffocare dalle più recenti “misure di sicurezza”.
Diversamente da loro, non credo all’utopia della Gemeinschaft-Arcadia, del patriottismo che non è nazionalismo, del separatismo nonviolento, dell’identitarismo tollerante e dell'etnopopulismo che non è né di sinistra, né di destra.
Nel mio mondo ideale ci sarebbe spazio per loro, mentre temo che nel loro mondo ideale (e nel mondo della destra nazionalista italiana) ci sarebbe poco spazio per quelli come me.
Das Modell einer heterogenen Welt homogener Völker (un mondo eterogeneo di popoli omogenei) era anche quello che informava quel vasto e terribile progetto chiamato Terzo Reich, la cui vera natura non mi pare sia stata pienamente compresa. Il che mi fa capire che prima o poi arriva il momento di prendere delle posizioni chiare a tutela di chi continua a credere nella dignità degli esseri umani e nella prospettiva di un mondo meno violento, meno sgomento e meno egoista di questo.

8 commenti:

Pepperl ha detto...

Non ho capito il perchè del titolo Io e Jörg Haider.
"Jörg Haider (incidente stradale) non diceva solo sciocchezze." esatto sarebbe scrivere assassinio stradale e poi Haider non ha MAI detto sciocchezze.
E da ultimo, scusi la mia schiettezza ma questo è il mio parere, il suo blog mi ha fatto tornare alla mente un articolo molto vrcchio ma sempre molto attuale dal titolo "I cuochi disonesti dell'arte" che può trovare a questa pagina
http://joerghaider.jimdo.com/libri/

Stefano Fait ha detto...

E' certamente possibile che Lei non sia il tipo di lettore al quale mi rivolgo.
Di certo non amo essere definito intellettualmente disonesto o "scribacchino da quattro soldi" da una persona che non conosco e non mi conosce, né sono interessato a stabilire un qualunque tipo di dialogo con una persona che scrive "Haider non ha MAI detto sciocchezze".
L'amore per l'ignoranza non è una virtù.
Altrove troverà blog più consoni.
In bocca al lupo.

Pepperl ha detto...

Visto che Lei non ama essere definito "scribacchino da quattro soldi" non continui a tergiversare. Dato che conosce perfettamente la politica di Haider, immagino viva in Austria anche se c'è scritto Trento, mi faccia un solo esempio delle sciocchezze che avrebbe detto.
E risponda alla mia domanda del perchè del titolo ed aggiungo anche della foto visto che lo cita in una sola frasetta.
Nemmeno l'amore per la superficialità è una virtù.
La ringrazio

Stefano Fait ha detto...

Se vuole farsi un'idea non superficiale del suo beniamino, la rinvio qui:
http://eastjournal.net/2011/10/19/croazia-la-cupola-nel-caveau-passaggio-in-onda-su-radio-radicale/
Se cerca "Haider" nell'archivio di East Journal (in alto a destra) potrà approfondire il tema a suo piacimento. Se è questo che veramente desidera.

Pepperl ha detto...

Carissimo, l'opinione che mi ero fatto su di lei trova conferma nel proseguio della sua risposta. Dimostra anche di non sapere assolutamente niente di Haider da perfetto italiano ed inoltre non capisce nemmeno il tono ironico della mia domanda. Tira fuori i soliti articoletti opera di quattro scribacchini insipienti che riportano quanto a loro volta attinto ad altri articoletti ove abbondavano i sembrerebbe, avrebbe, a quanto affermato da... e che quando sono costretti a rettificare relegano le due righe in penultima pagina in basso a sinistra. Le assicuro che a me non occorre sapere più di quanto so su Haider conoscendolo personalmente da anni. Mi spiace constatare quanta ignoranza ci sia in giro sopratutto tra coloro che si spacciano per esperti di politica internazionale.
Buona giornata, ogni bene.

Anonimo ha detto...

Grande Pepperl!

Naramon ha detto...

Salve, vi lascio qualche informazione ... ("io e Haider") http://fabiostentardo.blogspot.com/2012/01/io-e-haider.html

Anonimo ha detto...

Andate a vedere il BLOG di Paolo franceschetti....per capire...ciao!