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sabato 19 novembre 2011

In difesa degli Indignati e di Occupy Wall Street



Dan Hind, "Lo spettro dell’estremismo", Al Jazeera, 16 Nov 2011

“Non appena qualcuno si mette a parlare in pubblico degli eccessi del settore finanziario, volano le accuse di estremismo. MJ Rosenberg, in un articolo per Al Jazeera “Occupy protest critics exploit anti-Semitism” 16 Oct 2011), ha scritto di come alcuni critici di Occupy Wall Street hanno cercato di collegarlo all’anti-semitismo. Una cosa che ricorre di frequente nella storia. Gli estremisti di destra si sono spesso scagliati contro il sistema bancario, perciò non è difficile trovare un’analoga retorica proveniente dalla sponda dei critici moralmente integri della finanza e da quella dei militanti che disseminano fantasie su un ipotetico complotto ebraico o massonico per governare il mondo. E naturalmente non sono solo le occupazione ad essere state etichettate come bigotte. Gli attivisti del Tea Party sono incorsi nell’accusa di razzismo quando la maggior parte di loro voleva solo denunciare gli sprechi e l’incostituzionalità del governo federale. Ci si trova tra l’incudine e il martello. Se si rifiuta il capitalismo nella sua interezza si viene liquidati come idealisti senza costrutto, oppure stalinisti. Se ci si limita a lamentarsi dello strapotere del potere bancario, ci si chiama addosso l’osservazione che…l’enfasi sul capitale finanziario come radice di tutti i mali ha un passato inquietante, essendo stato per lungo tempo indice di populismo di destra. È come se, al momento, qualunque obiezione allo status quo fosse rigettata perché estremista. Nella gran parte dei casi le proteste contro le pratiche criminali di Wall Street o della City di Londra non sono velate allusioni a cospirazioni ebraiche o massoniche. Sono proteste contro pratiche criminali. Analogamente, la maggior parte di coloro i quali vogliono la fine del capitalismo non intendono sostituirlo con un Comitato Centrale in stile Grande Fratello. Ma quello dell’estremismo è un randello con cui si possono utilmente picchiare i critici dell’ordine precostituito. I discorsi sulle teorie del complotto hanno un fine del tutto similare
Fermiamoci un attimo a riflettere su quel che sta succedendo. Se qualcuno nota che certe persone e gruppi provano a foggiare a loro vantaggio leggi, regolamentazioni e trattati, diventa un complottista che fa il gioco degli estremisti. In un ambiente in cui questo tipo di argomentazioni è considerato accettabile non è una buona idea segnalare che queste stesse persone e gruppi operano, con notevole successo, in modo tale da modulare la copertura mediatica ed il dibattito accademico concernenti le questioni che li riguardano. E la propria reputazione di persona sana di mente e di buon senso sarà messa a repentaglio nel momento in cui si faranno i nomi di quelle organizzazioni che coordinano questi sforzi. Se si ama il quieto vivere, è meglio restare sul vago, riferendosi a “processi” e “forze” ed omettendo di parlare di chi fa cosa, con chi e perché. Il prezzo della rispettabilità è una disciplinata imbecillità. Si dedicano grandi attenzioni alla paranoia ed all’estremismo tra chi è escluso dall’establishment politico ed economico. Eppure i potenti, per tradizione, hanno sempre incoraggiato le scempiaggini estremiste tra gli sprovveduti, finendo per soccombervi loro stessi…Durante la Guerra Fredda, per esempio, la CIA mise in circolazione teorie cospirative che vennero poi impiegate dai suoi critici in patria come evidenza del fatto che erano troppo concilianti nei confronti della minaccia sovietica. Più recentemente, gli attacchi terroristici del settembre del 2001 hanno scatenato tra politici e principali mezzi di informazione ogni sorta di esternazioni sconsiderate riguardo allo scontro di civiltà tra Islam e Occidente. L’estrema destra ha subito datto suo questo linguaggio per intensificare le tensioni tra cittadini in diverse nazioni, inclusa la Gran Bretagna. E chi ha cercato di assicurare il sostegno popolare per l’invasione americana dell’Iraq hanno entusiasticamente diffuso teorie complottistiche sui legami tra Saddam Hussein e Al Qaeda, quando non erano troppo impegnati a parlare delle sue inesistenti armi di distruzione di massa.
Parlamentari, funzionari governativi, dirigenti di grandi aziende e prestigiosi accademici non se la sono cavata troppo bene con l’estremismo anche per certi altri versi. L’ortodossia economica dell’ultima generazione – quella serie di nozioni alle quali occorreva credere se si voleva essere presi sul serio ed essere considerati “svegli” – è stata palesata per quel che non ha mai smesso di essere, un’accozzaglia di stravaganze annotate che può reggere il confronto con le esternazioni della società John Birch (nazionalisti e razzisti, NdT). Ciò nonostante, e a dispetto del crollo del consenso intellettuale e del settore finanziario, chi ha tratto vantaggio da queste sciocchezze resta stupefacentemente impermeabile alla realtà.
Se prendiamo davvero sul serio l’estremismo e la paranoia che lo alimenta ci sono alcune cose che possiamo fare. Tanto per cominciare, i potenti potrebbero smetterla di essere paranoici ed estremisti. Potrebbero altresì cessare di finanziare l’estremismo violento. Al momento attuale gruppi dell’estrema sinistra e dell’estrema destra agiscono congiuntamente con i servizi di sicurezza. Chiunque, negli ultimi tempi, abbia preso parte ad una protesta in Gran Bretagna, si sarà meravigliato della familiarità tra forze dell’ordine ed alcuni degli elementi più teatralmente devastatori tra i manifestanti. I potenti potrebbero anche finirla di screditare chi non crede più alle assurdità dell’economia e della politica. Il movimento di occupazione ed assemblea non è estremista o paranoica. Chi vi partecipa sta cercando di capire come mettere in piedi una società più autenticamente equa e prospera e lo fa in uno spirito di rispetto reciproco. Come sostengono gli autori di un recente studio sul populismo,
il modo migliore di prosciugare il sostegno ai gruppi violenti e paranoici è creare opportunità per un coinvolgimento politico pacifico. Le occupazioni forniscono precisamente quel tipo di opportunità.
I cittadini e le organizzazioni della società civile che vogliono veramente portare avanti una risposta moderata e democratica alla crisi economica devono avere le idee chiare sulle cause ultime dell’estremismo e sulla sua natura. Una risposta moderata alla crisi apparirà come estrema agli occhi di molti potenti gruppi d’interesse. Ma questi stessi gruppi sono stati spesso direttamente responsabili di aver fomentato estremismo e, a questo punto, sono scarsamente a contatto con la realtà. Le assemblee sono dei luoghi in cui una risorta società civile può ritrovare se stessa. Chi s’incarica di promuovere la democrazia ed i valori liberali dovrebbe procurare a questo movimento tutto il supporto materiale che sia possibile mettere insieme, il prima possibile. Se non lo farà, non dovrà poi lamentarsi dell’efficacia politica della destra conservatrice e populista.
La crisi economica sta intensificando le ansie relative all’estremismo…Ma l’estremismo di cui ci dovremmo preoccupare non lo si trova tra chi occupa e neppure tra gli agitatori violenti che attaccano le occupazioni. Un ex dipendente della Goldman Sachs è appena diventato il nuovo presidente della Banca Centrale Europea. Tecnocrati con affascinanti CV sono stati nominati primi ministri di Grecia ed Italia per tranquillizzare banchieri e ricchi investitori. In queste circostanze non ci possiamo permettere di farci persuadere da storielle rassicuranti in cui gli estremisti recitano esclusivamente la parte di una facilmente identificabile minaccia esterna per un ordine politico ed economico altrimenti essenzialmente valido. Fino a questo momento, gli estremisti che hanno beneficiato maggiormente da questa crisi sono stati gli stessi estremisti che hanno permesso che avesse luogo.

venerdì 18 novembre 2011

I 147 "padroni" del pianeta Terra




Alberto Zoratti, "Il network di imprese che guida il mondo", altraeconomia, 13 novembre 2011
“Una ricerca dell'Istituto elvetico di tecnologia di Zurigo mostra, grazie ad un modello matematico e ad un enorme database di imprese, come un pugno di multinazionali tenga insieme la gran parte della ricchezza mondiale. Il mantra di ogni movimento anticapitalista mondiale diventa algoritmo matematico. E le possibili conclusioni non sono tranquillizzanti.
Che il 20% dell'umanità detenga l'80% delle risorse è diventato quasi un mantra. Che ripetuto migliaia di volte rischia di perdere senso e significato. Come spesso accade ai concetti buoni per tutte le stagioni. Ma nessuno ha mai pensato di affrontare il problema dal punto di vista matematico, cercando di dare un nome, ma soprattutto una forma, alla concentrazione della ricchezza e del potere.
Nessuno. Fino ad oggi. Stefania Vitali, James Glattfelder e Stefano Battiston sono tre studiosi dell'ETH Zurich, l'Istituto elvetico di tecnologia con sede a Zurigo, ed hanno appena pubblicato "The network of global corporate control" su PLoS One, la prima piattaforma online gratuita e pubblica dove le pubblicazioni scientifiche vengono validate da un sistema molto ampio di peer-reviews. PLoS One è gestito da PLoS (Public Library of Science) un'organizzazione noprofit di scienziati nata con lo scopo di rendere accessibili a tutti e gratuiti i risultati della ricerca scientifica. Una pubblicazione che ha meritato l'attenzione della prestigiosa rivista americana New Scientist.
I tre studiosi si sono concentrati su un enorme database di imprese, Orbis 2007, che raccoglie le informazioni di oltre 37 milioni di imprese e di investitori di tutto il mondo, ed hanno raccolto dati e correlazioni di 43060 grandi multinazionali. Ne hanno cercato i collegamenti, evidenziandone proprietà e controllate ed hanno scoperto come oltre 1318 grandi imprese abbiano più legami con altre multinazionali, con una media di circa 20. E detenendo la maggior parte delle principali imprese manifatturiere e delle cosiddette bluechip (cioè le società ad alta capitalizzazione azionaria) rappresentano nei fatti il 60 per cento del fatturato globale.
Di queste oltre 1300 imprese, 147 sono quelle "superconnesse", capaci di controllare il 40% della ricchezza globale. Molte di queste sono grandi istituzioni finanziarie private, come Barclays Bank, JPMorgan Chase & Co ed il Goldman Sachs Group. Tra queste al 43° posto risulta la nostra Unicredit.
E' la matematizzazione del grande fratello? Non proprio, perché la strutturazione del "mega complesso" è avvenuta per così dire in modo "spontaneo". Gli attrattori erano gli interessi in comune su uno specifico business oppure la capacità di alcune imprese di essere molto interconnesse. Un sistema di questo tipo, automaticamente, non attira solamente interesse ma anche molto denaro. Ed il consolidamento diventa quasi naturale.
Il fatto che la sua nascita non sia stata predeterminata non significa però che all'interno del "mega complesso" non ci si possa muovere in maniera coordinata o comunque collegata. E non solo per le relazioni realmente esistenti, ma perché ogni componente ha, nei suoi elementi generali, gli stessi bisogni e le stesse aspettative. Sopravvivere, competere, crescere.
Lo studio non aveva lo scopo di dare una base scientifica ad Occupywallstreet ed alla loro denuncia di come l'1% dell'economia imponga le proprie regole al rimanente 99%, ma solo di dare una base scientifica al tentativo di rendere più stabile il sistema economico globale. Conoscerne la struttura significa capirne i punti di debolezza e di forza.
Ma quello che dovrebbe far pensare è proprio la forza potenziale di queste superstrutture. E l'interesse comune che le tiene insieme: economico, finanziario. E politico”.
La ricerca dell'ETH Zurich
il sito di PLoS - Public Library of Science

10 domande a Mario Monti




"1) Senatore Monti, il 2 gennaio scorso in un editoriale sul Corriere della Sera lei ha parlato dell'"illusionismo marxista" criticando "la priorità data alla rivendicazione ideale, su basi di istanze etiche, rispetto alla rivendicazione pragmatica", plaudendo alle "due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne" e affermando che "grazie alla loro determinazione, verrà un po' ridotto l'handicap dell'Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili". Pragmaticamente, lei pensa che l'abbandono del massimalismo ideologico in favore di un sano realismo debba applicarsi anche a chi teorizza l'autoregolazione del mercato, l'assenza di regole e di stato come motore dello sviluppo, i sostegni statali alle banche come puntelli dell'economia e altre teorie economiche neoliberiste che non hanno finora trovato riscontro nella realta' dei fatti?
2) Sempre per le affermazioni di cui al punto 1, non crede che le sue dichiarazioni di obsolescenza dello statuto dei lavoratori e del sistema di diritti precedente agli accordi FIAT di Pomigliano sia una visione squisitamente politica e a suo modo "schierata", ben lontana dall'immagine di "tecnico super partes" che le e' stata attribuita dagli organi di informazione?
3) Senatore Monti, a quanto risulta lei continua a ricoprire il ruolo di membro del "Research Advisory Council" del "Goldman Sachs Global Market Institute". Proprio la Goldman Sachs, secondo i dati diffusi da Milano Finanza, avrebbe innescato "l'ondata di vendite di Btp italiani, poi seguita dagli hedge fund e dalle altre banche d'oltreoceano". Non pensa che i rapporti pregressi con questa banca d'affari, descritta dalla stampa specializzata come protagonista delle speculazioni sui titoli di stato italiani, possano legittimare le ipotesi di un conflitto di interessi tra il suo ruolo di consulente al servizio di una banca privata e il ruolo di garante della tenuta economica nazionale che un Presidente del consiglio e' chiamato a ricoprire nell'interesse di tutti i cittadini?
4) Senatore Monti, la Costituzione Italiana, al secondo comma dell'articolo 59, prevede che "il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario". E' noto a tutti il suo ricco curriculum nei settori dell'economia, della finanza e della politica europea. Non sono noti tuttavia i suoi successi in campo sociale, artistico e letterario, e la sua attivita' scientifica sembra limitata allo sviluppo del modello di Klein-Monti, che secondo quanto riportato da Wikipedia "descrive il comportamento di una banca in regime di monopolio, risultato degli studi paralleli di Monti e del premio Nobel Lawrence Klein". Lei crede che questi studi, comparabili a molti altri lavori realizzati da ricercatori ed economisti italiani, siano stati gli "altissimi meriti nel campo scientifico" che le hanno valso l'ingresso nel Senato della Repubblica? Oppure le cause fondanti della sua nomina sono legate a circostanze diverse dai suoi meriti scientifici, e alla necessita' di imboccare una "scorciatoia" forzando l'istituto costituzionale dei senatori a vita per mettere al governo in tempi rapidi e senza passare dalla "formalita'" delle elezioni una persona percepita come affidabile dagli operatori dei mercati finanziari? In questa seconda ipotesi, quali sono secondo lei le condizioni che possono legittimare agli occhi di una opinione pubblica sempre piu' distante dalla classe politica un governo guidato da un senatore di fresca nomina che non ha mai ricevuto neppure un voto dai cittadini italiani?
5) Senatore Monti, il 26 settembre scorso davanti alle telecamere de "La7", lei ha dichiarato che "stiamo assistendo, e non è un paradosso, al grande successo dell'euro, e la manifestazione piu' concreta del grande successo dell'Euro è la Grecia". Alla luce dei successivi sviluppi della situazione politica ed economica in Grecia, delle conseguenti tensioni sociali e della recente crisi di governo, lei conferma l'opinione espressa in quella circostanza oppure ci sono delle nuove considerazioni da fare per valutare le conseguenze della perdita di sovranita' monetaria dei paesi dell'area euro in tutti i loro aspetti?
6) Senatore Monti, lei e' stato il primo presidente del Bruegel, un prestigioso "think tank" economico basato a Bruxelles, oltre ad essere membro della "Commissione Trilaterale" fondata dal magnate David Rockefeller. Cosa risponde ai critici che in virtu' della sua appartenenza a questi gruppi vedono in lei un "alfiere del neoliberismo", temendo che anche in Italia la BCE e il Fondo Monetario Internazionale si appoggino a lei per introdurre politiche spinte di deregulation fatte di privatizzazioni dei servizi pubblici, smantellamento dello stato sociale, compressione dei diritti in nome della competitivita', aumento delle disuguaglianze tra classi sociali, allargamento della forbice tra ricchi e poveri (l'ISTAT segnala gia' un 10% di italiani sotto la soglia di poverta' relativa), e altre iniziative redditizie per i mercati ma dalle conseguenze potenzialmente devastanti per i cittadini, che con il nome di "aggiustamenti strutturali" hanno gia' danneggiato le economie di molti paesi dell'Africa e dell'America Latina?
7) Senatore Monti, in merito alla sua esperienza come Commissario europeo per la Concorrenza, molti commentatori le riconoscono il merito di aver fatto applicare le regole europee della concorrenza perfino alla Microsoft, una delle piu' grandi e ricche aziende del mondo, capace di mettere in difficolta' perfino le piu' autorevoli istituzioni antitrust statunitensi. Le chiedo quindi quali provvedimenti ritiene opportuno adottare relativamente all'abuso di posizione dominante nel settore televisivo dell'azienda Mediaset, aggravato da ripetute e indebite ingerenze nel servizio pubblico televisivo di esponenti politici riconducibili a Mediaset (a cominciare dallo stesso Presidente del Consiglio uscente). Tali ingerenze sono ampiamente documentate con atti giudiziari e intercettazioni telefoniche che dimostrano al di la' di ogni ragionevole dubbio l'esistenza di una strategia che accomunava esponenti Rai e parlamentari dell'uscente maggioranza nell'obiettivo di depotenziare il servizio pubblico televisivo a vantaggio dei network commerciali.
8) Senatore Monti, lei e' membro della "Commissione Permanente" del gruppo Bilderberg, un club privato riservato a personalita' autorevoli, a cui le cronache attribuiscono il potere di condizionare le politiche degli stati sovrani con riunioni a porte chiuse e vietate ai giornalisti. In qualita' di privato cittadino, fino a ieri lei poteva partecipare a qualsiasi riunione privata senza essere tenuto a comunicare a chicchessia informazioni in merito alle sue attivita'. Tuttavia, in qualita' di senatore della Repubblica, le chiedo se attualmente lei non ritenga incompatibile con la trasparenza richiesta ad un capo di Governo (e in generale a tutti i rappresentanti delle istituzioni) la segretezza imposta ai partecipanti delle riunioni Bilderberg, e se in virtu' di questa incompatibilita' lei intende semplicemente cessare le sue partecipazioni a queste riunioni oppure comunicarne i contenuti ai cittadini italiani.
9) Senatore Monti, le cronache la segnalano anche come "advisor" della Coca-Cola company, un marchio globale noto in tutto il mondo. In Italia, tuttavia, abbiamo nel viterbese aziende che producono ottimo chinotto dal 1949, e pertanto vorrei chiederle quali sono le misure che intende adottare per tutelare i prodotti italiani dalla globalizzazione dei mercati, per tutelare il lavoro italiano dalla delocalizzazione delle imprese, per tutelare i lavoratori italiani dalla concorrenza sleale di paesi ed economie dove il costo del lavoro risulta piu' basso che altrove per l'indebolimento dei diritti fondamentali nel lavoro o per la mancata applicazione delle regole stabilite nelle Convenzioni dell'International Labour Organization (ILO).
10) Senatore Monti, a quanto risulta lei e' stato allievo del Premio Nobel per l'economia James Tobin, sostenitore di una tassa nota come "Tobin Tax" che ha l'obiettivo di disincentivare le manovre finanziarie puramente speculative con l'applicazione di una leva fiscale, permettendo di deviare nelle casse degli stati sovrani, e quindi ai cittadini, parte degli enormi profitti del settore finanziario. Lei e' stato piu' volte indicato come un tecnico in grado di mettere freno alle speculazioni economiche per anteporre l'interesse sociale collettivo all'interesse economico privato, e quindi le chiedo se nel suo programma di governo e' compresa l'introduzione di una tassazione simile a quella proposta dal suo ex professore James Tobin, e in caso di risposta negativa quali sono le misure che intende adottare per disincentivare le operazioni speculative sui titoli di stato italiani. Nel ringraziarla in anticipo per la sua risposta a questi interrogativi, le porgo i miei più cordiali saluti.”
Carlo Gubitosa, Liberazione, 17/11/2011 

giovedì 17 novembre 2011

Psicopatici in giacca e cravatta



L’avidità, non trovo una parola migliore, è valida, l'avidità è giusta, l'avidità funziona, l'avidità chiarifica, penetra e cattura l'essenza dello spirito evolutivo. L'avidità in tutte le sue forme: l'avidità di vita, di amore, di sapere, di denaro, ha improntato lo slancio in avanti di tutta l'umanità.
Gordon Gekko, “Wall Street” (1987)

Il più ricco 1% del paese possiede metà della ricchezza del paese, 5 trilioni di dollari. Un terzo di questi viene dal duro lavoro, 2/3 dai beni ereditati, interessi sugli interessi accumulati da vedove e figli idioti, e dal mio lavoro, la speculazione mobiliare-immobiliare. È una stronzata, c'è il 90% degli americani là fuori che è nullatenente o quasi.
Gordon Gekko, “Wall Street” (1987)

Io non creo niente, io posseggo. E noi facciamo le regole: le notizie, le guerre, la pace, le carestie, le sommosse, il prezzo di uno spillo. Tiriamo fuori conigli dal cilindro mentre gli altri, seduti, si domandano come accidenti abbiamo fatto. Non sarai tanto ingenuo da credere che noi viviamo in una democrazia: vero, Buddy? È il libero mercato, e tu ne fai parte: sì, hai quell’istinto del killer…
Gordon Gekko, “Wall Street” (1987)

L'economia di mercato è questa. E' ovvio che se pagassi tutte le tasse e rispettassi tutte le leggi (fatte spesso dalla sinistra anticapitalista), mi avanzerebbe quello che avanza ad uno operaio. Qui ognuno si gioca la sua partita, non vi pare? Voi no? Siete al mondo solo per farci la morale oppure siete come noi ma non riuscite a fare quello che riusciamo a fare noi?
Messaggio di "Leghista", 23 settembre 2009 a Repubblica.it

Alessio Rastani, operatore finanziario indipendente (fatto confermato da New York Times, Forbes e Guardian), intervistato dalla BBC:
Rastani: "Io sono un operatore finanziario, non mi preoccupa la crisi, se vedo un'opportunità di fare denaro, la seguo. Per cui per la maggior parte dei brokers non è questo il punto. Noi non ci preoccupiamo di come sistemare l'economia o di come si supererà questa situazione. Il nostro lavoro e fare soldi e io personalmente ho sognato questo momento negli ultimi tre anni. Devo confessarlo, ogni notte vado a dormire sognando un'altra recessione, un altro momento come questo. Perché c'è molta gente che non lo ricorda, però la depressione degli anni 30 non è stata solo il crollo dei mercati. C'era gente preparata a fare soldi con quel crollo. E io credo che questo lo può fare chiunque, non solo un'élite. Chiunque può fare soldi con questo, è un'opportunità. Quando il mercato crolla, quando l'euro e le grandi Borse crollano, se sai cosa fare, se hai il piano corretto davanti, puoi fare una barca di soldi: per esempio, con una strategia di hedge funds o investendo nel debito sovrano, cose come questa".
Giornalista: "Se può vedere le persone che sono qui con me, vedrà che sono rimaste a bocca aperta ascoltando quello che dice. La ringraziamo per il candore, ma questo non ci aiuta e non aiuta neanche l'Eurozona".
Rastani: "Ascolti, a tutti quelli che ci stanno ascoltando. Questa crisi è come un cancro. Se aspettano e aspettano senza fare niente, questo cancro continuerà a crescere e sarà troppo tardi. Quello che dovrebbero fare è prepararsi. Questo non è il momento di credere che i governi sistemeranno le cose. Loro non governano il mondo. Goldman Sachs governa il mondo. E a Goldman Sachs non importa questo pacchetto di misure di salvataggio e neanche importa ai grandi fondi di investimento. Guardi, io voglio aiutare le persone e la gente può guadagnare soldi da questo, non solo i brokers, quello che devono fare è imparare a fare soldi in un mercato in caduta, la prima cosa che devono fare è proteggere i loro investimenti, proteggere quello che hanno, perché la mia previsione è che in meno di 12 mesi i risparmi di milioni di persone spariranno e sarà solo l'inizio. Per cui il mio consiglio è preparatevi e agite adesso. Il maggiore rischio che correte adesso è non agire". 

È importante esaminare la pretesa degli esseri umani che vivono in cima alla piramide sociale di essere lì per i propri meriti (talento, intelligenza e tenacia) e non per la loro mancanza di scrupoli, abbondante spietatezza, sfrenata ambizione, sconfinata avidità. Le ricerche di Daniel Kahneman (Nobel per l’Economia) corroborano il nostro scetticismo. Ha scoperto che quelle dei consulenti finanziari sono illusioni cognitive e che il loro ruolino di marcia è a dir poco contradditorio, casuale quanto il lancio di un dado. Quelli che ricevono i bonus maggiori sono semplicemente i più fortunati. Questi risultati sono stati confermati da altri studi. Il che ci permette di asserire che i pesci grossi di Wall Street meritano le loro remunerazioni quanto le meriterebbe uno scimpanzé in grado di lanciare una moneta. 
Si può fare un discorso analogo per moltissimi capi, che quasi sempre sono meno lucidi e talentuosi dei loro sottoposti. Chi non ne ha fatto esperienza? Anche quest’impressione è stata verificata da esperimenti psico-sociologici. Belinda Board e Katarina Fritzon hanno esaminato 39 alti dirigenti di alcune tra le maggiori imprese britanniche, mettendo a confronto i risultati con quelli dei pazienti dell’ospedale criminale di massima sicurezza di Broadmoor. La corrispondenza non era perfetta, ma su certi indicatori riguardanti la psicopatia gli esiti dei test di questi dirigenti hanno fornito risultati equivalenti o persino superiori a quelli di pazienti ai quali sono stati diagnosticati disordini della personalità di tipo psicopatologico. In particolare Board e Fritzon hanno rilevato che i tratti psicopatici sono precisamente gli aspetti caratteriali più apprezzati dai reclutatori d’impresa. Devono saper mentire, lusingare e manipolare senza farsi scoprire. Se sono fortemente egocentrici ed ambiziosi, convinti che tutto gli è dovuto, disposti a sfruttare il prossimo, carenti in quanto ad empatia e coscienza, saranno avvantaggiati in certi ambiti professionali. Leggendo la letteratura specialistica Monbiot è giunto ad una semplice ma ragionevole conclusione: se uno psicopatico nasce in una famiglia povera finirà probabilmente in carcere, se invece nasce da genitori ricchi avrà successo nel mondo del business. Questo non significa che tutti i dirigenti sono psicopatici, ma solo che il sistema sembra considerare virtù quelle che i non-psicopatici comunemente reputano essere vizi e patologie e, di conseguenza, la capacità produttiva e creativa è stata sacrificata a beneficio della mimesi parassitaria, l’abilità di prendere dagli altri senza sentirsi in dovere di dare alcunché in cambio, come dei signorotti feudali, al punto che molti di loro distruggono le attività di cui prendono il controllo. 
In una cosa sono però decisamente brillanti, nell’usare i media per proiettare un’immagine mitica, di individui superiori dotati di talenti sovrumani, che hanno un diritto naturale a tutto ciò che possiedono e che generano ricchezza, e dunque sono moralmente inappuntabili. La realtà è ben diversa: hanno depredato le risorse della terra, la forza lavoro e la creatività dei loro dipendenti, impoverendo la natura e l’umanità. Ora hanno spinto l’economia globale sull’orlo della bancarotta. Il trionfo finale dell’”etica” liberista al centro delle politiche di Margaret Thatcher e Ronald Reagan, quelle che hanno trasformato radicalmente la società occidentale. Negli USA, tra il 1947 ed il 1979 la produttività aumentò del 119% e il reddito del quinto più povero della popolazione crebbe del 122%. Al contrario, tra il 1979 ed il 2009, la produttività è aumentata dell’80%, mentre il reddito del quinto più povero della popolazione americana è DIMINUITO del 4%. Tutto questo mentre il reddito dell’1% più ricco cresceva del 270%. Tra il 1999 ed il 2009, nel Regno Unito di Tony Blair, il reddito del 10% più povero è sceso del 12% e quello del 10% più ricco è cresciuto del 37%. Il coefficiente Gini per la disuguaglianza è salito da 26, nel 1979, a 40, nel 2009.
FONTE:

Le Figaro ha pubblicato il 28 settembre 2011 un articolo di Isabelle Foucaud su uno studio per la preparazione di una tesi all’Università di San Gallo in Svizzera di Pascal Scherrer, un giurista, e Thomas Noll, un amministratore della prigione Pöschwies di Zurigo. Gli svizzeri si sono interessati ai trader in seguito all’affare del borsista fraudolento della banca UBS. Lo studio di Scherrer e Noll si interessa alla psicologia dei trader, che si attesta come una tipologia molto vicina a quella degli psicopatici, ma più accentuata (di quella degli psicopatici. Mettiamo in ordine i pericoli…): “Hanno sottoposto un gruppo di 28 investitori professionali provenienti dalle piattaforme di trading sui prodotti derivati, il forex e il capitale di investimento a dei test di intelligenza e di simulazione informatica al fine di valutare la loro capacità di cooperare e il loro livello di individualismo. Hanno inoltre esaminato la loro capacità di ribellarsi, il loro desiderio di potere, la loro resistenza allo stress e alla paura. I risultati sono stati comparati con quelli di uno studio condotto su 24 psicopatici ospedalizzati in stabilimenti di massima sicurezza in Germania”. I risultati sono convincenti: i trader sono più psicopatici degli psicopatici stessi dal punto di vista caratteriale, della tensione e dell’aggressività della psicologia. Noll ha dichiarato allo Spiegel: “Evidentemente non si può affermare che tutti i trader siano disturbati. Ma si è accertato che hanno un comportamento più egocentrico e che sono più inclini a rischiare rispetto al gruppo degli psicopatici sottoposti allo stesso test.” Nello stesso articolo, Le Figaro ci ricorda, senza sorpresa, che uno studio del New Scientist del 2004 dava dei risultati molto simili per un’altra categoria professionale dello stesso ambiente psicologico in fatto di esigenza di competitività, di totale individualismo, di isolamento completo dalla relazione con le condizioni reali del mondo; in breve una psicologia-Sistema per definizione. (“New Scientist paragona i dipendenti desiderosi di scalare la gerarchia della propria impresa con gli psicopatici, a causa della mancanza di empatia e di compassione in un ambiente di stress.”) In generale, tutti questi ricercatori confermano che l’essenza di questa psicologia non è la sete di guadagno, che non può essere un carattere psicologico dato che si tratta del risultato elaborato di un’intelligenza influenzata dalla sua psicologia; il carattere essenziale è dato dal bisogno pressante di competitività sviluppato da una psicologia molto individualista che rinforza l’individualismo stesso; rimane quindi la domanda essenziale di sapere chi è il creatore e qual è l’origine: se è la psicologia individualista provoca il bisogno di competitività o la necessità-Sistema della competitività che crea e sviluppa una psicologia di volta in volta più individualista. (“Secondo i ricercatori, la spinta principale dei trader non è quella di generare un guadagno maggiore, ma di prendere vantaggio sui propri concorrenti. In questo contesto di competizione, abbandonano ogni approccio riflessivo e strategico di investimento con il solo scopo di battere i propri avversari”).
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di M.L. SABATINO

PER APPROFONDIRE

Crozza, Goldman Sachs/Spectre e Robot-Monti





La burocrazia nel suo pieno sviluppo si trova anche, in senso specifico, sotto il principio della condotta sine ira ac studio. La sua specifica caratteristica, gradita al capitalismo, ne promuove lo sviluppo in modo tanto più perfetto quanto più essa si “disumanizza” – e ciò vuol dire che consegue la sua struttura propria, ad essa attribuita come virtù, che comporta l’esclusione dell’amore e dell’odio, di tutti gli elementi affettivi puramente personali, in genera irrazionali e non calcolabili, nell’adempimento degli affari di ufficio.
Max Weber, “Economia e società”

Ma il destino ha voluto che il mantello si trasformasse in una gabbia di durissimo acciaio….  da cui lo spirito è fuggito. In ogni caso il capitalismo vittorioso non ha più bisogno di questo sostegno, da quando poggia su una base meccanica… e la ricerca del profitto si è spogliata del suo senso etico-religioso, e oggi tende ad associarsi con passioni puramente agonali, competitive… Nessuno sa ancora chi in futuro abiterà in quella gabbia, e se alla fine di tale sviluppo immane ci saranno profezie nuovissime …o se invece avrà luogo una sorta di pietrificazione meccanizzata, adorna di una specie di importanza spasmodicamente autoattribuitesi. Poiché, invero, per gli "ultimi uomini" dello svolgimento di questa civiltà potrebbero diventare vere le parole: "Specialisti senza spirito, edonisti senza cuore; delle nullità che si immaginano di essere ascesi a un grado di umanità mai prima raggiunto".
Max Weber, “L'etica protestante e lo spirito del capitalismo”

Quando si cominciano a prendere delle scorciatoie morali, con il passare del tempo questo corrode ciò che c’è di meglio nella gente ed il carattere stesso di una nazione.
Barack H. Obama

Complici passivi anche se non criminali attivi, che immaginano erroneamente che la ricerca della pura verità conferisca loro un attestato di innocenza morale.
Lewis Mumford, "La cultura delle città"


SPECTRE = SPecial Executive for Counter-intelligence, Terrorism, Revenge and Extortion

mercoledì 16 novembre 2011

Eurozombie




 “Enfin il est parti, le clown”, scrive a Michele Serra il suo cugino canadese (che farebbe meglio a preoccuparsi di Harper). Gli italiani hanno salutato con grande entusiasmo il cambio politico incapace - tecnocrate ortodosso. Si accettano scommesse su quanto durerà la luna di miele. Io penso che con l’inizio dell’anno prossimo gli umori saranno ben diversi. 
Per il momento solo in pochi sembrano aver accettato l’idea che siamo in chiusura di partita e che sarà un finale repentino e funesto (ma anche eccitante, in un certo senso). L’eurozona è moribonda e, a prescindere dai costi che comporta la sua dissoluzione, quest’ultima è inevitabile.
Paul Mason, pluripremiato editorialista economico della BBC, in un confronto pubblico con Gillian Tett del Financial Times, rivela: “Mi sono pervenuti degli studi bancari e le simulazioni producevano risultati così spaventosi che ho deciso che non si poteva riferirlo all’opinione pubblica senza seminare il panico”.
Una sintesi delle sue opinioni: quella greca è solo una tregua politica e potrebbe non tenere. La popolazione non si è ancora rivoltata solo perché i due partiti maggiori hanno ancora il controllo delle rispettive basi elettorali. Il governo Monti farà tirare un sospiro di sollievo che non durerà per più di un mese. Nei prossimi mesi si tornerà a parlare di protezionismo. Il costo del crollo dell’eurozona sarà catastrofico ma non per questo si potrà evitarlo. L’euro è già defunto. La Grecia non potrà fare altro che dichiararsi insolvente ed abbandonare l’eurozona. L’Irlanda forse si salverà per diventare un secondo Principato di Monaco, molto più grande. Il Portogallo non conta, non è sistemico, così tutti giochi si chiuderanno in Italia. I debiti non saranno ripagati ma la società ha il diritto di poter discutere quale strada prendere – quella di intaccare i risparmi o proclamare un giubileo dei debiti (cancellazione universale), come si faceva in Mesopotamia. Tutti hanno il diritto di discuterne perché le implicazioni sociali sono evidenti. È possibile che il Regno Unito aderisca ad un Euro Nordico. Più probabile è che lo faccia la Scozia. L’altra dibattente conclude il suo intervento prevedendo sommovimenti tettonici radicali che trasformeranno l’orizzonte europeo in maniera significativa e che potrebbero svolgersi molto più rapidamente di quanto la gente possa immaginarsi.
Se l’idea è quella di mettere in atto programmi di austerità in una fase di peggioramento degli standard di vita, aumento della disoccupazione, restringimento del welfare (servizi alle famiglie) e stasi o recessione economica, allora bisognerà mettere in conto disordini sociali su vastissima scala. In Irlanda, Grecia, Italia e specialmente in Spagna, dove la disoccupazione è al 23%, le obbligazioni sono già al 6% e sta per giungere al potere il leader di destra più reazionario dai tempi di Francisco Franco:
Che sarà affiancato da un superministro dell’economia scelto da, indovinate un po’, la Banca Centrale Europea:
“Si chiama José Manuel Gonzalez-Paramo, è un importante economista spagnolo e, soprattutto, membro del board della Bce di Mario Draghi. Se la notizia sarà confermata, dimostrerà il desiderio della Bce di controllare da molto vicino i conti dei paesi europei a maggior rischio”. 
Mentre in Italia la stampa è quasi uniformemente allineata al verbo ufficiale, nel Regno Unito si moltiplicano le critiche, come quelle di Daniel Hannan:
Quella di Fraser Nelson, “Europe’s hit squad”, The Spectator, 12 November:
che constata come i proponimenti della Merkel – occorre essere pronti ad agire più rapidamente ed in modi non convenzionali – e le esortazioni di Barroso – in Grecia serve una coalizione – siano sintomatici di una costante, cospicua diminuzione delle sovranità nazionali, che la Commissione Europea ormai rispetta solo a parole, non nei fatti. A farne le spese sono stati prima Papandreu e poi Berlusconi, che governava una nazione che, a parte gli interessi sul debito, era ed è ancora prospera, con uno degli avanzi primari più importanti del mondo tra le economie “avanzate”, un risparmio privato colossale, un debito pubblico stabilizzato. Nulla al confronto del Regno Unito, in cui il debito pro-capite è doppio rispetto all’Italia:
Nelson conclude la sua analisi spiegando che “quando gli imperi crollano, può succedere all’improvviso”.
C’è infine la critica di Ambrose Evans-Pritchard, in “Utopian Germans risk full-blown EMU depression”, The Telegraph, 15 novembre 2011:
…che ricapitolo in italiano: Francia e Belgio sono avviate al taglio del loro rating. Gli esperti della banca elvetica Pictet ammoniscono che la ricetta tedesca è esattamente quella che ha causato la Depressione negli anni Trenta del secolo scorso e condurrà al disastro. La BCE ha già affermato nel modo più esplicito possibile che l’Italia se la deve cavare da sola. La Merkel e il ministro delle finanze Wolfgang Schauble spingono per una riconfigurazione dell’Unione Europea nel senso degli Stati Uniti d’Europa.
Evans-Pritchard aggiunge che non possono ancora spingere sull’acceleratore solo perché la corte costituzionale tedesca proibisce allo stato tedesco di delegare ulteriori prerogative di sovranità a Bruxelles. Il presidente della Corte Costituzionale, Andreas Vosskuhle, ha spiegato che, per istituire un’Europa federale “la Germania dovrebbe darsi una nuova costituzione e servirebbe un referendum”. Questo piano ha però prodotto una frattura all’interno dei Cristiano-Democratici. La prospettiva di un superstato europeo è ferocemente avversata dai Cristiano-Sociali bavaresi, una componente fondamentale della CDU. Una tale riforma richiederebbe una maggioranza di due terzi in entrambe le camere e la vittoria al voto referendario; tuttavia, al momento attuale, gli elettori tedeschi sono scettici e ci vorrebbero dai due ai tre anni per portare a termine una tale operazione, ipotizzando che tutto fili liscio. Certo, un aggravamento della situazione economica europea potrebbe fornire la tanto agognata “spintarella”.
Il Regno Unito è già mostruosamente indebitato (quasi il 500% del PIL, se si sommano debito pubblico, debito bancario, debito delle imprese, debito delle famiglie):
Perciò le isole britanniche saranno probabilmente tra i luoghi più caldi di Euro-America.
La gente è ancora tranquilla perché è stata abituata a privilegiare i beni di consumo rispetto ai suoi diritti. È bene non illudersi: molti Europei non avrebbero problemi a vivere in un sistema socio-politico come quello cinese, a patto che gli fosse garantito un certo tenore di vita. Ma questo, ormai, non è più possibile in Europa e negli Stati Uniti. Quando milioni di persone si troveranno con le spalle al muro e capiranno che le cose non si sistemeranno, che niente tornerà come prima e che non hanno più nulla da perdere, il contratto sociale tra masse e potenti sarà carta straccia.

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martedì 15 novembre 2011

Premiata Ditta Goldman Sachs



I'm a banker doing God's work
Lloyd Blankfein, 8 novembre 2009


Il potere non concede nulla senza che sia preteso. Non lo ha mai fatto e non lo farà mai. Si scopra semplicemente quel che il popolo accetterà di subire e si scoprirà l’esatta quantità di ingiustizia e di malefatte che gli sarà imposta; e ciò continuerà fino a quando non vi sarà opposta resistenza con le parole o con i fatti, o con entrambi. I limiti dei tiranni sono quelli stabiliti dalla sopportazione di coloro che essi opprimono.
Frederick Douglass, 1857

La banca d’affari Goldman Sachs è stata il maggiore finanziatore della campagna elettorale di Barack H. Obama, dopo l’Università della California (che include una giga-colletta tra i suoi quasi 200mila dipendenti), con poco meno di 1 milione di dollari di contributi:

È possibile restare insensibili ed imparziali di fronte ad una cifra del genere? No.
Questa è una lista dei membri dell’amministrazione Obama che hanno avuto legami con la Goldman Sachs:
Un’analisi dettagliata di come la presidenza Obama è stata presa in ostaggio da G-S - Fonte: Matt Taibbi, “Rolling Stones” (originale inglese non più reperibile sul sito del Rolling Stones, qui un estratto: http://www.huffingtonpost.com/edward-harrison/matt-taibbi-on-obamas-big_b_388594.html)

In Europa non siamo messi meglio. Nel giro di pochi giorni gli eurocrati hanno sostituito due primi ministri democraticamente eletti e collocato al loro posto due loro uomini, un ex commissario europeo già impiegato dalla Goldman Sachs (e dalla Coca Cola) e un ex vicepresidente della BCE, anche lui con un passato alla Goldman Sachs. Arriva il rilievo di nientedimeno che Le Monde:
“Che cosa hanno in comune Mario Draghi, Mario Monti e Lucas Papademos? Il nuovo presidente della Banca Centrale Europea, il presidente designato del Consiglio italiano e il nuovo Primo Ministro greco appartengono a livelli diversi del "governo Sachs" europeo. La banca di affari americana ha tessuto in Europa una rete di influenza che si è sedimentata da molto tempo grazie a una stretta tessitura, sconosciuta al grande pubblico. Per avere una collaborazione completa, ci vuole una gerarchia. Il primo della lista è sicuramente Mario Draghi, vicepresidente di Goldman Sachs per l'Europa tra il 2002 e il 2005. Diventato associato, venne incaricato delle "imprese e dei paesi sovrani." A questo titolo, una delle sue missioni fu quella di vendere i prodotti finanziari "swap", consentendo di dissimulare parte del debito sovrano che permise di truccare i conti greci. Poi viene Mario Monti, consigliere internazionale dal 2005. In terza posizione troviamo Lucas Papademos, che è appena stato nominato Primo Ministro della Grecia e fu governatore della Banca Centrale ellenica tra il 1994 e il 2002, dove partecipò all’operazione di falsificazione dei conti perpetrata da GS. Il gestore del debito greco è un certo Petros Christodoulos, un ex trader della compagnia. Due altri pesi massimi hanno le carte in regola per la defenestrazione dell'euro, Otmar Issing, ex presidente di Bundesbank, e Jim O'Neill, l'inventore del concetto dei BRICS, l'acronimo che designa i mercati emergenti a forte potenziale di crescita (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa). Ex presidente di Goldman Sachs International di cui è rimasto uno degli amministratori, l'irlandese Peter Sutherland ha giocato un ruolo chiave nel salvataggio dell'Irlanda [delle banche irlandesi, NdR]. Infine, Paul Deighton che ha trascorso ventidue anni da Goldman Sachs, è direttore generale del comitato organizzatore delle Olimpiadi di Londra nel 2012. È il fanalino di coda, perché tutti sanno che lo sport, come l'amicizia, è fuori concorso. Ma, al di là delle apparenze, la rete di influenza che aveva ben costruito il suo potere ha perso efficacia durante la tormenta politica finanziaria del 2008. Infatti, le vecchie complicità, scambiate dagli esperti banchieri centrali che tenevano le fila, si sono rivelate meno utili quando i politici sono diventati coscienti dell'impopolarità goduta dai professionisti della finanza, ritenuti responsabili della crisi. Mentre prima Goldman Sachs poteva facilmente esercitare il proprio tornaconto, una serie di accadimenti - la Grecia, la speculazione contro l'euro, lo scandalo Abacus nel quale è stato coinvolto il goldmaniano francese Fabrizio Tourre - gli hanno messo contro l’opinione pubblica. La rubrica telefonica è utile, ma non è più sufficiente in un pianeta finanziario complesso e tecnico, di fronte a una nuova generazione di industriali meno plasmati dal rispetto per l'establishment. I padroni europei partiti alla conquista dal mondo si sono emancipati dai crociati dell'alta finanza stile Goldman Sachs. Le richieste di valorizzazione delle azioni, le esigenze di trasparenza dei conti e l’obbligo dell'espansione all'estero hanno smussato l’"effetto rete". Infine, diventati più esigenti sulla qualità e l'indipendenza del mestiere di consulente, i clienti europei, ma non solo, pretendono ora il rispetto di un minimo di etica. È qui arrivano i problemi per Goldman Sachs. Perché la banca ama posizionare i propri uomini senza mai lasciar cadere la propria maschera. Questo perché i suoi incaricati, sempre ligi, nascondono questa affiliazione quando concedono un'intervista o sono in missione ufficiale (come fu il caso di Monti, che nel 2010 si vide incaricare di uno studio sul mercato unico europeo dal presidente della Commissione, José Manuel Barroso). Mario Draghi ha dichiarato che, essendo entrato in funzione nel 2002, non ha avuto niente a che fare col trucco dei conti greci orchestrato due anni prima dalla banca. Aveva dato le dimissioni nel 2005, l’anno precedente alla vendita degli swap di Goldman Sachs alla Banca Nazionale della Grecia, la prima banca commerciale del paese, diretta da un vecchio goldmaniano, Petros Christodoulos, oggi responsabile dell'organismo che gestisce il debito greco”.
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

L’articolo di Le Monde è una mezza denuncia ed una mezza difesa. Di fronte all’evidenza dei fatti, non potendola negare, si suggerisce che in fondo l’influenza di Goldman Sachs non è più così marcata. Adriano Sofri ha compiuto la stessa operazione sulla Repubblica (in buona fede? In mala fede?). Pare che i lettori di Le Monde non abbiano comunque abboccato. Consiglio di dare un’occhiata al tenore pressoché unanime dei loro commenti: rabbia, frustrazione, oltraggio, desiderio di vendetta e di giustizia:

Tira una brutta aria per i cosiddetti “padroni dell’universo”:
“I «padroni dell'universo». Un soprannome modesto per gli uomini di punta di Goldman Sachs (GS). Una banca d'affari con 142 anni di vita, più volte sull'orlo del baratro, da sempre creatrice di conflitti di interesse terrificanti, da far impallidire - per dimensione e pervasività - quelli berlusconiani. Famosa per «prestare» i propri uomini alle istituzioni…È la banca che ha inventato (subito copiata dalle altre) i prodotti derivati, quei 600mila miliardi di dollari virtuali che stanno strangolando il mondo. Che ha aiutato i conservatori greci a nascondere lo stato reale dei conti pubblici davanti alla Ue. Che ha mandato l'amministratore delegato Henry Paulson, nel 2006, a fare il ministro del tesoro di Bush figlio. Dopo il crack di Lehmann Brothers inventò il piano Tarp: 700 miliardi di dollari statali per salvare le banche private anche a costo di far esplodere il debito pubblico Usa. GS riuscì in quel caso a intascare buona parte dei 180 miliardi destinati al salvataggio di Aig, gruppo assicurativo”.

“Lucas Papademos, è diventato nel 1994 governatore della Banca centrale di Grecia, incarico retto fino al 2002: ha guidato l'ingresso della dracma nell’euro, avvenuto tra la fine del 2001 e l'inizio del nuovo anno, quando il governo greco e la Goldman Sachs stipularono un accordo che finanziava la sanità greca con derivati che occultarono di fatto, in un sol colpo, debiti passati, contemporanei e perdite nei forecast futuri. Nessuno li chiamò con questo nome, debiti, e si parlò solo poi di conti dello Stato truccati. Ne avrà saputo nulla di tutto questo il governatore della Banca di Grecia al settimo anno di incarico? Viene male solo a fare della ironia. Ma non è finita. Anzi arriva il bello. Tra il 2001 e il 2002, quando il colpo alla Grecia e all'Europa, con il debito greco truccato, è stato assestato, si verifica un bel tourbillon. Papademos dalla Banca di Grecia passa alla vice-presidenza della Banca centrale europea (Bce), sotto Jean-Claude Trichet. Quindi,  proprio dopo aver chiuso l'operazione, ne diventa il controllore. Chi viene scelto per gestire il dopo-accordo con il governo greco? Alla Goldìman Sachs va Draghi, poi Governatore della Banca d'Italia. Sembrano le frecce tricolari, piroetta, doppia capriola e all'inizio di novembre 2011 si ritrovano insieme ad essere di nuovo promossi: Mario Draghi presidente della Bce, Papademos capo del governo greco. Insomma alla Bce l'uomo che garantì la potente merchant bank americana dopo gli accordi spericolati con la Grecia, al governo greco quello che per i greci avallò quei conti impropri. Sono gli uomini che dovrebbero tutelare i cittadini greci e rassicurarli sul futuro da gestire in loro nome e non secondo gli interessi della banche e degli oligopoli finanziari.
In Italia arriva Mario Monti, commissario europeo, liberista convinto, sacerdote dell'intangibilità dei mercati. Il rilievo accademico, scientifico e il suo percorso istituzionale è di spessore enorme. Inutile dilungarsi. Berlusconi lo fece fuori da commissario alla concorrenza nel pasticcio che produsse l'approdo e la ricusazione fulminea di Rocco Buttiglione. Ma le note relative alla sua formazione in ambito finanziario sono davvero illuminanti. Nel 2002 l'affaire governo greco e Goldman Sachs si compie. La merchant bank comincia a mettere in piedi, (con i profitti di quella grande speculazione, che ha creato dubbi, indagini e scandalo) la nuova strategia. E attacca con le sue manovre speculative il debito greco. Scandalo nello scandalo.  Certo, decisione del vertice assoluto della merchant bank in nome del Dio profitto. E chi è dal 2005, anno in cui parte la grande operazione internazionale contro la Grecia, l'International advisor per Goldman Sachs? Mario Monti, presidente del consiglio italiano in pectore . Non solo: conquista - oltre ad una carriera politico-istituzionale brillantissima che non stiamo a ripetere - il ruolo di presidente europeo della Commissione Trilaterale, il braccio armato del neoliberismo finanziario, voluta a suo tempo da Rockfeller. Poi è anche membro autorevole del Gruppo Bilderberg, un'elite politico finanziaria internazionale che, quando si riunisce, non lascia mai trapelare nulla e non produce nessuno scritto che possa chiarire per quale motivo eccellenti finanzieri, capi di stato, grand commis e teste coronate si siedano periodicamente attorno ad un tavolo”.