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domenica 12 febbraio 2012
sabato 28 gennaio 2012
Il blog chiude i battenti - commiato ai lettori e un arrivederci
La
libertà esiste al di là di quei recinti che ci costruiamo da soli.
Ethan
Powell (Anthony Hopkins) – Instinct - Istinto primordiale
Troppo
prezioso tutto quel controllo? Troppo alettante essere un dio?
Ethan
Powell (Anthony Hopkins) – Instinct - Istinto primordiale
Tutti
noi abbiamo l’aria di credere che la democrazia sia un sistema che una
volta avviato prosegue indefinitamente, come per inerzia. Dovremmo invece avere
ben presente, sempre, che si tratta di un processo precario, di cui ognuno ha
una responsabilità personale e non delegabile. Non esistono democrazie
compiute, ma solo democrazie in divenire, la cui qualità dipende da quanto
sappiamo farci carico delle nostre competenze di cittadini: informarci, confrontarci,
partecipare, protestare. La democrazia non è qualcosa che ci trascende, la
democrazia siamo noi: e ogni volta che qualcuno agirà come se funzionasse da
sola, qualcun altro avrà l’opportunità di farla funzionare come pare a lui.
Fanatico è chi percepisce la
realtà in accordo con i suoi desideri invece che obiettivamente.
Il tempo dirà se questo è stato
il blog di un fanatico o di una persona più lucida della media.
Come ha detto qualcuno, se anche
solo il 10% di quel che ho scritto è vero, ci dimenticheremo il significato
del termine “noia”.
Per il momento, come
preannunciato, questo blog chiude i battenti, con 345 articoli al suo attivo (pura casualità, almeno da parte mia! ;o).
Tra qualche tempo ne nascerà un altro, non su piattaforma google, perché è ora di sanare una contraddizione di fondo:
Tra qualche tempo ne nascerà un altro, non su piattaforma google, perché è ora di sanare una contraddizione di fondo:
Ho cercato di comunicare quel
che ho imparato in questi anni da svariate fonti, nella convinzione che
potrebbe essere utile e che la diffusione di conoscenza sia un dovere, un
privilegio ed un vantaggio per chi se ne fa carico. Infatti un’esistenza
circondata da persone che usano una giusta misura di discernimento critico nel
tenersi informate è un’esistenza ideale.
Se il mondo va come va –
centinaia di milioni di persone affamate, disoccupate, sfollate, rifugiate,
espatriate, vittimizzate/perseguitate, malate di malattie curabili, sfruttate,
schiavizzate – è perché pensiamo di essere più competenti, svegli ed altruisti
di quel che realmente siamo.
Siamo malvagi credendo di essere
buoni: per questo facciamo danni e, nel cercare di porvi rimedio, li
aggraviamo.
Siamo ignoranti credendo di
essere savi: per questo edifichiamo sistemi sociali ignoranti ed
autolesionistici.
30mila anni di processo
civilizzatore e siamo ancora degli infanti, imbelli, pronti ad affidarci alla
prima figura genitoriale che ci promette di avere la soluzione a tutti i nostri
problemi.
Siamo pigri e meccanici credendo
di essere efficaci e riflessivi: per questo non impariamo dai nostri errori e
non riusciamo ad esprimere l’enorme potenziale di bene, di “umanità”, che ci
contraddistingue.
Viviamo esistenze piagate dalla
paura, che non onorano la vita altrui e neanche la nostra, esistenze che
depredano le altre per farsi largo, per sopravvivere ad ogni costo.
La paura, l’insicurezza,
l’ignoranza e l’inerzia morale e mentale ci consegnano a oligarchi e tiranni
travestiti da leader democratici.
La tirannia più terribile non è
quella visibile, del genere in voga nelle nazioni apertamente totalitarie, ma
quella che subdolamente altera la percezione della realtà dei cittadini al
punto che non si rendono conto di non essere più liberi e non possono neppure
immaginare di aver perso qualcosa di importante; che là fuori, da qualche
parte, c’è qualcosa di diverso e migliore.
Purtroppo tutto ciò che non
rispetta ed onora la vita, essendo necrofilo, si scava la propria fossa ed è
destinato a crollare in modo spettacolare.
È quel che ci sta succedendo,
che ci piaccia o no. Ci sono moltissime persone che non sanno articolare una
frase di senso compiuto quando supera un certo livello di difficoltà e, ancora
più sconvolgentemente, devono rivolgersi ai commessi nei negozi per farsi
calcolare uno sconto del 50% (!!!).
Temo che la maggior parte di noi
abbia solo una vaga idea del livello di abissale ignoranza (analfabetismo di
ritorno) ed inebetimento raggiunto da una cospicua fetta della specie umana in
queste ultime generazioni, abbandonata a se stessa e facile preda per chi la
conoscenza la impiega per soggiogare i più deboli, i più ingenui, i più
vulnerabili.
Avendo avuto il privilegio di
poter espandere le mie conoscenze, ho cercato di fare il possibile per far sì
che qualcosa percolasse.
Nel vari post del blog ho
cercato di documentare il declino progressivo della civiltà contemporanea,
nella speranza che, quando la gente avrà perso tutto, sarà capace di
identificare i principali colpevoli del disastro e si solleverà, incluse quelle
persone che non avrebbero mai immaginato di poterlo fare e che, così facendo,
scopriranno l’incredibile potenziale celato in loro, nella loro forza di
volontà.
Ci sono potentati – ad ogni
livello – che detestano l’idea che gli esseri umani siano in grado di
autodeterminarsi e sono già impegnati a seminare disinformazione, confusione,
polarizzazione, violenza, paura – guerre, rivoluzioni, collassi finanziari,
ecc. – per ostacolare ogni tipo di trasformazione positiva. Sono così avidi,
così tracotanti, che continueranno sulla stessa rotta, fino all’inevitabile
naufragio. Titani che si credono dèi e che subiranno le conseguenza della loro
hybris/hubris.
Nessuno può prevedere con
accuratezza quel che succederà. Negli
anni a venire ci saranno certamente dei risvolti
inattesi, per via dell’interazione tra forze antagonistiche che dissimulano le
loro reali intenzioni. Ma la tendenza generale è a dir poco catastrofica,
perché chi vuole mantenere il controllo della popolazione è disperato, non ha
più nulla da perdere e fallirà, sviato dalla propensione a scambiare i suoi
desideri per la realtà (il fanatismo, appunto).
Il
problema è che questi parassiti si batteranno fino all’ultimo, a costo di
ferire mortalmente l’organismo che stanno vampirizzando (non sono lungimiranti)
e quindi c’è da aspettarsi di tutto: dai falsi attentati terroristici, alle
false sollevazioni popolari, alle guerre “umanitarie” su scala globale, alle
operazioni di infiltrati ed agenti provocatori, forse persino alla
disseminazione di agenti patogeni per sfoltire le masse risentite e
vendicative.
Inevitabilmente,
però, commetteranno degli errori di valutazione e la gente, improvvisamente,
prenderà coscienza di quel che sta realmente accadendo, uscendo dal suo
rimbambimento patologico. Le trasformazioni climatiche-ambientali e le
catastrofi naturali faranno il resto, sabotando ogni tentativo di imporre un
dominio assoluto sui superstiti.
Nei
vari post del blog ho anche cercato di indirizzare i lettori verso il tema
della coscienza/consapevolezza e lontano dal paradigma
corpo-centrico/materialistico/riduzionistico che ci rende egotistici, limitati,
infantili, violenti, meschini, superbi e, soprattutto, parziali e faziosi.
Sono
convinto che le prese di coscienza producano effetti insospettabili, ad ogni
livello dell’esistenza umana: un semplice battito d’ali
di farfalla può creare effetti inauditi.
Questo mi è stato insegnato: che la questione centrale per tutti noi è
l’interpretazione obiettiva della realtà. Per chi non si sforza di essere
obiettivo, per chi si fa guidare da preconcetti e pregiudizi, le lezioni
karmiche continueranno ad essere molto dolorose ed insistite.
Quanto
a questo, un vizio di fondo del blog è che è pervaso dalla sindrome
del salvatore. Questa è un’ulteriore ragione per chiudere baracca e burattini.
Non sono riuscito a sottomettere il mio narcisismo e la convinzione di avere
una missione da compiere, sebbene abbia ben chiaro in mente che, nella
Creazione, ognuno se la deve cavare da solo e non c’è nessuno che fa il tifo
per me o per gli altri. Ciascuno deve percorrere la sua strada, ricavarsi il
proprio percorso. La salvezza deriva unicamente dalla conoscenza (attiva), non
dalla grazia (passiva). Non si deve seguire nessun altro: ciascuno è la guida
di se stesso. Più si apprende, più si è consapevoli, più si è nella posizione
di praticare una vera autodeterminazione, maggior
controllo si acquisisce sul proprio destino, meglio ci si sa
difendere. Poiché la conoscenza non ha limiti, il suo valore è infinito.
Ho cercato di dare un contributo
in questo senso, ma è probabile che, procedendo oltre, i vizi di fondo si
acuirebbero, a discapito della qualità del servizio ai lettori.
Serve qualcosa di diverso, un
blog in cui si senta molto meno la mia voce e trovino più spazio le voci altrui.
Perché solo una pluralità di voci avvicina al vero. Perché, altrimenti, invece
di scambiare, comunicare con gli altri, creare
una rete, condividere idee e, in questo modo, maturare – l’interazione e lo scambio di informazioni ed
emozioni rendono più acuto ed efficace il processo di apprendimento –, ci si
fissa su se stessi, si pretende di determinare i bisogni altrui invece di
rispettare i loro modi, tempi e sensibilità; si precipita nell’involuzione e
nella regressione.
C’è
anche una considerazione più prosaica dietro a questa scelta. Se uno presenta
quel che sa come farina del suo sacco si espone ad attacchi e reazioni negative
da parte di chi ha un disperato bisogno di difendere le sue verità e vede ogni
assalto alle sue convinzioni come una pontificazione o un’offesa personale.
Purtroppo l’umanità è quella che è, viziata dal risentimento che trae origine
dall’egocentrismo e dalla superbia.
Numerosi
blogger più svegli di me hanno già capito che la cosa migliore da dire è:
“questo è quel ho letto/sentito –
sta a voi decidere se vi garba oppure no”.
Ci ho messo un po’ a capirlo…Ragione
in più per dar spazio a chi è più in gamba di me, in un nuovo blog, in un Mondo Nuovo.
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venerdì 27 gennaio 2012
Soros avrà il mio corpo, ma non la mia anima - capitalismo, rivoluzione e la fuga dalla matrix
Se i padri dell’Europa, Jean Monnet e Robert
Schuman, fossero vivi, vedrebbero che il loro obiettivo, spingere l’Europa
verso una vera unificazione attraverso una serie di crisi, è sempre più a
portata di mano.
Vicky Pryce “A
necessary euro crisis”, Guardian, 2 dicembre 2011
Vicky Pryce è una
dirigente di FTI consulting, la più grande società di consulenza per
ristrutturazioni aziendali degli Stati Uniti, consultata nei casi Lehman
Brothers, General Motors e Madoff.
Soltanto una crisi – reale o percepita – produce vero cambiamento.
Quando quella crisi si verifica, le azioni intraprese dipendono dalle idee che
circolano. Questa, io credo, è la nostra funzione principale: sviluppare
alternative alle politiche esistenti, mantenerle in vita e disponibili finché
il politicamente impossibile diventa politicamente inevitabile.
Milton Friedman, “Capitalism and Freedom”,
1982.
Non dobbiamo sorprenderci che l'Europa abbia bisogno di crisi, e di
gravi crisi, per fare passi avanti. I passi avanti dell'Europa sono per
definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali a un livello
comunitario. È chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza
dei cittadini a una collettività nazionale, possono essere pronti a queste
cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa
superiore al costo del farle perché c'è una crisi in atto, visibile, conclamata.
Mario Monti, discorso alla Luiss,
22 febbraio 2011.
Se il
popolo potesse comprendere in quale abisso l’ignoranza lo fa precipitare,
scuoterebbe ben presto il giogo di quelle anime venali che lo mantengono
nell’ignoranza per il proprio interesse personale. Basterebbe per questo che
usasse la propria ragione; è impossibile che lasciandola agire non scopra la
verità.
Anonimo autore di “Esprit de Mr.
Benoit de Espinosa”
Tutto si risolve nel potere, il potere in egoismo, l’egoismo in
appetito, e l’appetito, lupo universale, doppiamente assecondato dalla volontà
e dal potere, vorrà fare dell’intero universo la sua preda e alla fine divorerà
se stesso.
William Shakespeare, “Troilo e Cressida”
Nel
Regno di Dio entreranno coloro che sono stati capaci di rifiutare di perseguire
nella loro vita il profitto economico. Nel Regno di Dio entreranno coloro che
non si sono assuefatti alle gerarchie di potere e si sono prestati a favore non
già dei potenti, ma degli ultimi della società.... La vera novità introdotta da
Gesù circa il Regno di Dio sembra essere stata l'idea che questo Regno non
dovesse essere più il termine di un'attesa futura, ma dovesse essere realizzato
subito con un impegno immediato di trasformazione spirituale. Nel racconto del
Vangelo di Luca, infatti, egli comincia la predicazione, affermando la
necessità che i prigionieri siano liberati, i debiti condonati, ogni servitù
abolita, ogni oppressione sciolta. Egli si riferisce al cosiddetto anno di
grazia del Signore, che l'antica società templare ebraica praticava ogni
cinquant'anni, imponendo l'annullamento degli acquisti immobiliari e dei
gravami personali costituiti nei 49 anni precedenti e che il profeta Isaia
aveva sostenuto dovesse essere attuato per ogni forma di ricchezza e di
soggezione, in modo da eliminare scandalose ingiustizie. Gesù, infatti, fattosi
consegnare dall'inserviente della sinagoga il rotolo biblico dove Isaia
preannuncia il suo integrale anno di grazia del Signore, lo legge ad alta voce
ai presenti per proclamare solennemente : "Oggi questa scrittura si compie
nel momento stesso in cui le vostre orecchie la ascoltano".
Bontempelli e Bruni, “Civiltà
storiche e loro documenti”, Milano, 1993
Chi non conosce George Soros? È nato a Budapest, il 12 agosto
del 1930 da famiglia ebraica (Schwartz) costretta a cambiar nome per sfuggire
alle persecuzioni). A 13 anni lavorava per il consiglio ebraico di Budapest,
uno dei tanti che collaborava con i nazisti nello sterminio degli Ebrei, nella
speranza di poter salvare quante più vite fosse possibile (o per egoismo e
grettezza, come denunciò Hannah Arendt). Uno dei grandi geni finanziari della
contemporaneità, uno che si è fatto da solo, senza ereditare i suoi miliardi,
ed è oggi il 35esimo uomo più ricco del pianeta (Forbes, 2010); un capitalista
così ambizioso ed audace da speculare contro la sterlina e la Banca
d’Inghilterra, nel 1992, vincendo la partita. Soros è un globalista, ossia un fautore del nuovo ordine mondiale,
ufficialmente da posizioni di sinistra, attraverso fondazioni, comitati e
sponsorizzazioni di politici. Qui ho
spiegato le ragioni per cui io reputo che il progetto di un Nuovo Ordine
Mondiale sia una pessima idea per molti ed un’eccellente idea per chi già
detiene il potere e vuole, gattopardescamente, che tutto cambi affinché nulla
cambi veramente:
Nel febbraio del 2009 Soros annunciò che il sistema economico globale era
stato tenuto in vita artificialmente ma che, dopo l’inizio della crisi, non era
più possibile vedere il fondo dell’abisso. Ora sta cercando di istituire un nuovo sistema economico-finanziario che faccia a meno
del dollaro (il che decreterebbe la fine degli Stati Uniti) e che,
presumibilmente, introdurrà una qualche valuta globale:
O, addirittura, abolirà i contanti:
Soros prevede il default greco (lo dà per certo), una risorgenza
fascista, la discesa dell’Europa nel caos e nella violenza, ma non la morte
dell’euro. Per gli Stati Uniti prevede rivolte negli Stati Uniti che
innescheranno una reazione autoritaria da parte dello Stato. Il sistema
economico globale potrebbe essere moribondo:
Aggiunge, però, che durante le crisi l’impossibile diventa possibile,
nel male ma anche nel bene:
http://www.thedailybeast.com/newsweek/2012/01/22/george-soros-on-the-coming-u-s-class-war.print.html
Considerazioni e previsioni analoghe sono state fatte da Jacques
Attali:
Si tratta di capire se questa sia una crisi spontanea, ciclica e
quindi se sia possibile affidarsi alle autorità mondiali per risolverla ed
assicurarci un nuovo modello di sviluppo migliore di prima, oppure se sia una
crisi generata nell’intento di far ingoiare alla popolazione mondiale delle
trasformazioni che altrimenti rifiuterebbe.
Carroll Quigley, uno dei massimi
storici dell’economia statunitensi del secolo scorso (mentore di Bill Clinton
quando era un universitario), in Tragedy
and Hope: A History of the World in Our Time (New York:
Macmillan, 1966), spiega che la crisi deflattiva del 1927-1940 fu la
causa principale della Seconda Guerra Mondiale e fu prodotta dai banchieri.
Demolì la democrazia ed il sistema
parlamentare ed ostacolò quei governi che restarono democratici con la sua
ortodossia economica, impedendo loro di riarmarsi adeguatamente e difendersi
dal fascismo, con il risultato che la seconda guerra mondiale fu prolungata
inutilmente a causa della debolezza delle democrazie che causò le loro sconfitte
iniziali. Non contenti, i banchieri indirizzarono lo sviluppo economico
dell’Occidente lungo la strada del capitalismo monopolistico.
La ricetta dei banchieri fu:
tassi di interesse più alti, avanzo primario o pareggio del bilancio (oggi si
chiama regola d’oro), riduzione
della spesa pubblica (tagli al welfare),
misure deflattive (che inibiscono l’iniziativa delle imprese), ancoraggio al sistema
aureo (gold standard – c’è sempre quest’oro di mezzo).
Tutte idee che gli
economisti non-ortodossi (oggi sono i vari Stiglitz, Krugman, Amartya Sen,
ecc.) respinsero categoricamente, perché la
strategia dei banchieri intendeva conservare il valore del denaro ed aumentare
il profitto riducendo il costo del lavoro - ossia impoverendo i lavoratori e le
loro famiglie, cioè a dire i consumatori, gli unici che potevano rilanciare
l’economia.
Il paradigma dei
banchieri servì a creare dei grandi blocchi continentali attorno agli stati
maggiori, alle grandi potenze. L’integrazione degli stati in blocchi
continentali non fu raggiunta per consenso ma coercitivamente, in quanto le
nazioni erano costrette a seguire quella strada per poter pagare i debiti.
Quigley non è un nemico
di questa strategia, come non lo è Attali. Lo storico statunitense spiega anzi
che: “Sono al corrente delle
operazioni di questa organizzazione perché l’ho studiata per venti anni e, nel
corso di due anni, nei primi anni Sessanta, mi è stato concesso di esaminare i
suoi incartamenti ed archivi segreti. Non le sono ostile, come non lo
sono verso la maggior parte dei suoi obiettivi e, per la maggior parte della vita sono stato in rapporti di familiarità
con essa e con i suoi strumenti….Più in generale, sono maggiormente in
disaccordo proprio riguardo al suo desiderio di restare occultata, mentre io credo
che il suo ruolo nella storia sia sufficientemente significativo da meritare di
essere conosciuto” (p. 950)
Quigley non approva la
segretezza e cerca di portare alla luce le dinamiche dissimulate: “La terza fase dal capitalismo ha un
significato così enorme nella storia del ventesimo secolo e le sue
ramificazioni ed influenza sono state così sotterranee e persino occulte,
che i lettori ci scuseranno se dedichiamo una particolare attenzione alla sua
organizzazione ed ai suoi metodi” (p. 50).
Quali sono le ragioni di tutta
questa segretezza?
“L’influenza del capitalismo
finanziario e dei banchieri internazionali che l’hanno partorito è stata
esercitata sia nell’ambito economico sia in quello politico, ma non avrebbe
avuto alcun effetto se non fosse stata capace di persuadere entrambi ad
accettare due assiomi della sua ideologia. Entrambi partivano dall’assunto che
i politici sono troppo deboli e troppo sensibili all’ondivaga pressione
popolare per meritare la responsabilità di prendere in consegna il controllo
del sistema monetario; di conseguenza, la
santità dei valori e la solidità del denaro dovevano essere protette in due
modi: legando il valore del denaro a quello dell’oro e consentendo ai banchieri
di controllare la quantità di denaro in circolazione. Per realizzare questo
obiettivo divenne necessario nascondere ai governi ed alle popolazioni, perfino
ingannandoli, la natura del denato e delle sue operazioni” (p. 53).
Ragioni non necessariamente
plausibili:
“i banchieri sono stati
ossessionati dal mantenimento del valore del denaro, sebbene le ragioni da loro normalmente addotte
– che una valuta affidabile conserva la fiducia degli investitori – siano propagandistiche piuttosto che
accurate” (p. 46).
Quigley
mette in guardia i suoi lettori dal progressivo accentramento del potere, a
discapito della salute delle istituzioni democratiche. A suo avviso, questo
fatto, in combinazione con l’accresciuta sofisticatezza degli armamenti, può
far prevalere l’autoritarismo sulla democrazia (p.
1201).
Per Quigley il grave limite del
capitalismo è che fornisce delle potenti motivazioni all’attività economica
perché si fonda sull’interesse personale e sul profitto. Il suo limite è che
enfatizzando l’egocentrismo rende più arduo il coordinamento economico. Si
perde di vista il proprio ruolo nella più vasta cornice della società, ci si
convince che le proprie attività sono comunque prioritarie a discapito del bene
del sistema nel suo insieme. Al contrario, il profitto non va necessariamente a
braccetto con la prosperità, la produttività generale e la maturazione morale,
anzi.
In fin dei conti, allora, queste citazioni sulle banche e i banchieri
non sono esagerate:
Viviamo
in un sistema che insiste nell’incolpare gli individui e pretendere da loro che
si conformino alle sue esigenze piuttosto che riformarsi, come se fosse
inevitabile, sacrosanto, intoccabile, moralmente intangibile. Stando così le
cose, è difficile immaginare che le cose cambieranno, senza una rivoluzione
globale. Quasi certamente servirà una rivoluzione, perché i
finanzieri hanno sempre appoggiato le rivoluzioni, che incarnano la dialettica
“hegeliana” centrale alla loro visione del progresso sociale, antitetica a
quella democratica, basata sulla ricerca di una maggiore giustizia sociale:
tesi (establishment), antitesi (rivoluzione), sintesi (establishment più
forte).
[A dirla tutta, Hegel avversava
la rigida triadizzazione a lui erroneamente e pervicacemente attribuita,
considerandola un geistloses Schema
(una sterile/disanimata schematizzazione) che irreggimentava il pensiero
filosofico invece di lasciarlo libero di esprimersi. Per lui il processo
dialettico era spiraliforme, equilibrato, armonioso, come nella coincidentia oppositorum].
Per questo le rivoluzioni hanno il brutto vizio di degenerare in regimi più
tirannici di quelli che abbattono:
Le rivoluzioni spianano la strada agli esseri umani peggiori e c’è
chi le usa come leva per realizzare i ben altri obiettivi. Come
ad esempio Zbigniew Brzezinski, nume tutelare di diversi presidenti americani,
che, alla fine degli anni Novanta, spiegava che le guerre americane non servono
a sanare l’economia americana ma esclusivamente a riaffermare l’egemonia
statunitense mondiale e che solo un qualche tipo di Pearl Harbor
consentirebbe di occupare militarmente l’Asia Centrale, il centro geostrategico
del globo (l’11 settembre è arrivato circa 4 anni dopo la pubblicazione del
libro):
Riferendosi alle nazioni centrasiatiche, Brzezinski
usava volutamente termini come: “vassalli”, “tributari” e “barbari”. Essendo contrario
alle guerre, che considera troppo dispendiose rispetto ai benefici che possono
apportare, suggeriva di optare per la
soluzione dell’insorgenza anti-governativa, ossia cambi di regime per mezzo di
insurrezioni popolari programmate. Ci sono quelli come lui dietro le
rivoluzioni colorate e una parte della primavera araba (es. Libia e
Siria).
Le rivoluzioni colorate sono dei movimenti di protesta non-violenti e
non-spontanei esplosi in varie regioni dell’ex Unione Sovietica e del Medio
Oriente, tra le quali la Serbia (2000), la Georgia (2003), l’Ucraina (2004), il
Libano e il Kyrgyzstan (2005), l’Iran
(fallita, nel 2009-2010), in seguito ad un’elezione dall’esito contestato o sull’onda della richiesta di un voto
legittimo. Sono non-spontanee in quanto strumenti di politica estera, come il
terrorismo. L’Occidente (o altre potenze regionali e globali) le organizza e le
finanzia, direttamente o attraverso le ONG, per ottenere dei cambi di regime
senza incorrere negli ingentissimi costi di una guerra (Iraq, Afghanistan,
Libia) o nelle spiacevoli ricadute d’immagine di un golpe (es. Pinochet,
Gbagbo), sfruttando le vulnerabilità dell’emotività umana (paura, desiderio,
pigrizia) e la credulità dell’opinione pubblica internazionale pronta ad
avallare qualunque moto nominalmente democratico. I fomentatori sono degli
specialisti, persone altamente competenti che devono manovrare i moti popolari
in modo tale da non far trapelare le reali motivazioni dei poteri forti che li
sostengono. La stragran parte dei manifestanti dev’essere in buona fede,
altrimenti il fallimento è assicurato.
A questo proposito, è
significativo che i media siano pronti a sostenere qualunque protesta al di
fuori dell’Occidente e denunciare qualunque protesta al suo interno, bollandola
come irresponsabile, incivile, anti-patriottica, barbara, egoistica. I
guardiani dello status quo sono impegnati a preservare un ordine iniquo
consolidatosi nell’ultima generazione utilizzando una miscela di gas
lacrimogeno, cariche di polizia, appelli alla responsabilità e proclami di
superiore competenza tecnocratica. Gli sfidanti stanno cercando di
riappropriarsi degli spazi di protesta, di imparare le dinamiche occultate
dell’economia e della finanza e condividerle con gli altri. Così tematiche che
erano state trascurate, bistrattate, fraintese, incomprese ora stanno
riemergendo, dominano il dibattito pubblico e non possono più essere ignorate
dai politici, che finiscono per esporsi al ridicolo: es. Mario Monti che,
beatamente/beotamente, replica alla Gruber, che lo sta intervistando, che lui
ha solo una vaga idea di cosa sia la massoneria, quando anche un pastore
macedone sordomuto sa cos’è la massoneria.
Ciò significa che,
questa volta, la Rivoluzione potrebbe ritorcersi contro chi la fomenta, perché
il discorso pubblico non è più dominato unicamente dalla propaganda e dalla
disinformazione, ma anche da un dibattito informato che ha la possibilità di
fare la differenza:
Forse
stavolta riusciremo dove chi ci ha preceduto ha miseramente fallito.
L’importante è essere consapevoli del fatto che
proveranno a convincere le masse che:
-
internet è uno
strumento di trasparenza assoluta che costringerà i governi a comportarsi
responsabilmente (in realtà internet è stato usato per martellare nella testa
della gente un certo tipo di visione del mondo favorevole ai potentati);
-
occupy wall street
deve evolvere nel senso della rivoluzione francese, ossia della violenza
terroristica (in realtà il chaos è una fase indispensabile per poter instaurare
il governo globale, o nuovo ordine mondiale e quindi guerre planetarie e
rivoluzioni globali sono già in programma);
-
la restrizione dei
diritti civili è necessaria per garantire la sicurezza dei cittadini e
rilanciare l’economia (in realtà la democrazia è invisa a chi gestisce il
potere in questa fase storica e il desiderio è quello di far sentire la gente
sfiduciata, priva di risorse);
-
l’unica
organizzazione sociale possibile è piramidale, gerarchica, elitaria, ossia
oligarchica (e quindi intrinsecamente anti-democratica);
-
le oligarchie sono in
realtà democrazie ( = la vera democrazia è oligarchica) e chi le contesta e le
contrasta è un nemico della democrazia;
La
questione centrale del nostro tempo diventa allora quella di evitare che l’abbattimento
del vecchio ordine spalanchi la porta ad un nuovo ordine molto peggiore di
quello precedente. Non dobbiamo cadere nella trappola delle dittatura che
promette di proteggerci dalla contro-rivoluzione, mentre incarna lo spirito
della controrivoluzione, facendo il gioco delle forze contro-rivoluzionarie. Tutte
le rivoluzioni sono fallite perché chi la ha guidate non era in grado di
immaginare un mondo realmente migliore: pensava a distruggere senza costruire
nulla di auspicabile per la gente comune. La rivoluzione francese ha portato al
potere Robespierre e Saint-Just prima, Napoleone poi. Quella egiziana ha
trasmesso il potere da Mubarak, un militare, all’esercito, in coabitazione con
gli islamisti. La stessa sorte toccherà
agli indignati e ad Occupy Wall Street quando le politiche recessive dei finti
salvatori e sinceri rinnegati che governano i paesi europei (Cameron, Monti,
Merkel, Sarkozy in primis):
assieme al deterioramente del
clima globale (improvviso raffreddamento planetario)
provocheranno un movimento di
disobbedienza civile di massa.
I
potenti ce la metteranno tutta per spedire il mondo nell’abisso della
catastrofe economica e della guerra mondiale (incluso l’uso, localizzato, su
scala ridotta, ma dalle conseguenze incalcolabili, di armi atomiche) in modo
tale che la ricostruzione sia radicale e lo choc subito dalla popolazione
mondiale sia di tale portata da prevenire ogni forma di significativa
resistenza all’instaurazione di un nuovo ordine formalmente benevolo ma
visceralmente ed incorreggibilmente dispotico, in cui gli psicopatici del
nostro tempo sembreranno delle placide suorine.
Hanno bisogno di poter
catalizzare le forze del cambiamento nella direzione voluta, quella di un
asservimento integrale in una società castale dietro la facciata di
un’emancipazione radicale, della redenzione salvifica, angelica.
Indubbiamente ci sono forze
contrarie che operano, anche segretamente, per contrastare questo genere di
sbocco, ma tutto dipende dalla lucidità e consapevolezza delle persone comuni.
Come si sfugge a questa Matrix?
Innanzitutto va capito che chi è supino vede le
cose più grandi di quello che sono realmente:
Ritengo che queste possano
essere delle ragionevoli finalità, per
noialtri “ordinari”:
-
introduzione di reti orizzontali di cooperative
autonome di produttori e consumatori interconnesse globalmente al posto dei
consueti sistemi di coordinamento gerarchici-piramidali;
-
beni comuni, rispetto per la natura, pari dignità, autentica
democratizzazione delle procedure amministrative, auto-organizzazione dei
processi lavorativi;
-
enfasi sull’autorealizzazione nel servizio al
prossimo;
-
progresso tecnologico finalizzato al perseguimento
del bene comune e non alla soddisfazione dell’avidità e del desiderio di
sorvegliare, manipolare, soggiogare, attaccare;
-
valorizzazione del processo di apprendimento di chi
non segue qualcuno ma cerca la sua strada.
Il resto
verrà da sé:
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Verso un Mondo Nuovo
mercoledì 25 gennaio 2012
La pedagogia nera del nuovo ordine mondiale
In futuro il fatto che i leader non
siano mai sottoposti a qualche verifica che ne accerti le qualità umane e
morali sembrerà altrettanto grottesco di quanto oggi ci apparirebbe mettere un
portatore di difterite a dirigere il reparto lattanti di un ospedale.
Erich Neumann, “Psicologia del
profondo e nuova etica”, p. 82
Il più perfetto ed adeguato sviluppo di
ogni individuo non coincide necessariamente con la più completa ed intensa
coltivazione della sua personalità, ma piuttosto l’adattamento nella misura più
profonda possibile alla sua umile funzione nella grande macchina sociale.
Dobbiamo abbandonare l’arrogante preconcetto che siamo unità indipendenti, per
piegare le nostre menti orgogliose, assorte nella loro auto-coltivazione, alla
sottomissione ad un fine più elevato, il Bene Comune.
Sidney
Webb, “Fabian essays”, 1889.
Tu non sarai mai più capace
di sentimenti umani…di sentire amore, amicizia, gioia di vivere, di ridere, di
sentire curiosità, di onestà. Sarai vuoto. Ti spremeremo fino a che tu non sia
completamente svuotato e quindi ti riempiremo di noi stessi.
“1984”
Le buone istituzioni sono quelle che sanno denaturare l’uomo…e
trasferire l’io in un’unità comune, col risultato che ogni individuo non si sente
più uno, ma parte dell’unità e non senta più nulla se non all’interno
dell’insieme…Lo si incatena, lo si spinge, lo si trattiene, avendo come unico
vincolo la necessità, senza che egli mugugni: lo si rende duttile e docile con
la semplice forza delle cose, senza che alcun vizio abbia l’occasione di
germinare in lui; giacché le passioni non si animano se non hanno alcun effetto.
J.J. Rousseau, “Emilio o
dell'educazione”
Nella repubblica i cittadini sono frenati dai costumi, dai principi,
dalla virtù: ma come frenare dei domestici, dei mercenari se non con la
costrizione e la soggezione? Tutta l’arte del padrone consiste nel dissimulare
questa costrizione dietro il velo del piacere o dell’interesse, in modo che
essi pensino di volere ciò che in effetti li si obbliga a fare.
J.J. Rousseau, “Giulia o la
nuova Eloisa”
La maggior parte della gente vive alla giornata e se fa dei progetti
questi sono solo anticipazioni di un corso di eventi naturali (matrimonio,
figli, pensione). La maggior parte delle persone non vuole pianificare niente.
Vuole che ci sia qualcuno che lo faccia al posto loro, assumendosene le
responsabilità. L’unica loro pretesa è di avere a disposizione ciò che serve a
vivere bene, i beni primari e una modica quantità di superfluo decorativo.
B.F. Skinner, “Walden II”
Se il dispotismo venisse a stabilirsi nei paesi democratici di oggi,
sarebbe piú esteso, meno violento e degraderebbe gli uomini senza torturarli.
La violenza avverrà, ma solo in periodi di crisi, che saranno rari e
passeggeri. Se cerco di immaginare il dispotismo moderno vedo una folla
smisurata di esseri simili e eguali che volteggiano su se stessi per procurarsi
piccoli e meschini piaceri di cui si pasce la loro anima. Ognuno di essi,
ritiratosi in disparte, è come straniero a tutti gli altri, i suoi figli e i
suoi pochi amici costituiscono per lui tutta l’umanità; il resto dei cittadini
è lí, accanto a lui, ma non lo vede; vive per sé solo e in sé, e se esiste
ancora la famiglia, già non vi è più la patria. Al di sopra di questa folla
vedo innalzarsi un immenso potere tutelare, che si occupa da solo di assicurare
ai sudditi il benessere e di vegliare alle loro sorti. E’ assoluto, minuzioso,
metodico, previdente e persino mite. Assomiglierebbe alla potestà paterna, se
avesse per scopo, come quella, di preparare gli uomini alla virilità. Ma, al
contrario, non cerca che di tenerli in un’infanzia perpetua.
Alexis de Toqueville,
“Democrazia in America”, 1840
L’organizzazione attuale è così estesamente casuale, priva di
finalità, incoerente, frustrante…mentre invece una società eugenetica sarebbe
pianificata e permetterebbe all’uomo di elevarsi spontaneamente sopra il
proprio fosco passato per lanciarsi in uno sviluppo armonioso in una società
perfetta.
F.C.S. Schiller (1864-1937)
Nell’anno della sua morte, lo
zoologo francese Isidore Geoffroy Saint-Hilaire (1805-1861) pubblicò un saggio
sull’addomesticazione degli animali e distinse tre possibili stati in cui gli
animali possono essere ridotti dall’uomo, per subordinarlo ai suoi desideri:
ingabbiati, addomesticati e domestici. I primi, se liberati, tornerebbero in
libertà senza essere segnati dall’esperienza. I secondi sono stati domati e non
devono essere tenuti prigionieri. La loro idea della vita ideale è stata
radicalmente trasformata e stanno bene dove sono. Gli animali domestici sono
una specie che ormai riproduce ad ogni generazione la condizione di
addomesticamento. Non è più una condizione di subordinazione interiorizzata a
livello individuale, ma collettivo. Non hanno più una volontà indipendente da
quella dei loro padroni. Sono convinto che, da sempre, il progetto di una società senza conflitti e tensioni, perfettamente
armoniosa e stabile, sia inscindibile dal cinismo e dalla megalonia dei
domatori ed allevatori di esseri umani:
caratterizzati
da una mentalità e personalità che amplificano e potenziano i nostri vizi
congeniti:
che
li spinge in un’unica, possibile direzione, volenti o nolenti:
Ogni
progetto totalitario è partito dalla premessa che la zootecnia sia una prassi
idonea alla gestione del “bestiame umano”.
Non
ne abbiamo ancora avuto abbastanza? Essere umani, da un punto di vista
evolutivo e culturale, significa mantenere mille opzioni aperte, significa che
non esiste alcuna condizione naturale e soddisfacente per noi: l’unica
condizione naturale è il cambiamento. Ogni società che brama la stabilità e
fissità deve esigere la trasformazione dell’umano ed è per ciò stesso totalitaria – considererà l’esistenza di certe categorie di persone come un
ostacolo alla felicità collettiva – e va combattuta. Una società viva è
sottoposta ad un’incessante metamorfosi, come la vita appunto, e non può essere
spogliata dell’imprevedibilità, creatività, emotività umana:
Viviamo
su questo pianeta ma per qualche ragione ci sentiamo fuori posto. Ma va bene
così, perché è ciò che ci ha preservato dall’estinzione, a differenza del 99%
della vita sulla terra.
I Mondi Ideali, i Nuovi Ordini Mondiali, sono sempre ostili
alle persone reali, perché si prefiggono degli obiettivi irrealistici, rispetto
ai quali gli esseri umani non potranno mai essere all’altezza. Detestano gli esseri umani del presente ed
idealizzano quelli del futuro, commisurati alle attese dell’élite.
La
loro diffidenza nei confronti dell’uomo è alla base del dirigismo esasperato,
della più pedante pedagogia, della proliferazione legislativa e giuridica.
Queste utopie sono inflessibilmente stataliste, la legge regola ogni dettaglio
della vita. L’ostacolo è l’uomo, l’ambito incontrollabile del privato. La fiducia
nelle istituzioni non cancella la svalutazione dell’uomo:
Nell’utopia
si coltiva la facoltà di fermarsi di colpo, come per istinto, sulla
soglia di un pensiero pericoloso – la potremmo chiamare “stupidità protettiva”.
Il pensiero viene colonizzato, paralizzato, tramite la confusione tra finzione
e realtà. Nella prefazione ad una riedizione di “Il Mondo Nuovo” Aldous Huxley
osservava giustamente che una dittatura del futuro non sarebbe stata violenta
perché avrebbe avuto a disposizione tutto ciò che occorre per controllare le
menti della gente: “Non ci sono motivi per pensare che uno Stato totalitario
nuovo debba per forza assomigliare ai vecchi. Governi di oligarchie e squadre
con la camicia nera, deportazioni di massa e imprigionamenti sommari non sono
solo inumani, sono anche inefficienti. […]. Uno Stato totalitario realmente
efficiente dovrebbe avere un esecutivo di capi politici coadiuvati dal loro
esercito di managers che controlla una popolazione di schiavi che non
sono tenuti a bada con mezzi coercitivi, perché amano il loro stato di
servitù”.
La cancellazione
chimica dei ricordi è stata presentata dai mezzi d’informazione come la
soluzione ai problemi di chi ha subito violenze ed abusi e non riesce a
rimettere in sesto la sua vita. Pochi si sono chiesti cosa succederebbe se un
governo impiegasse questa tecnica per eliminare ricordi spiacevoli che possono
risvegliare nei cittadini la voglia di ribellarsi al potete costituito, o per
neutralizzare la personalità dei dissidenti, o per rimuovere dalla mente di una
persona la consapevolezza di essere stato programmato per uccidere gli
oppositori di un regime.
Non
esiste tuttavia un vero controllo laddove ci sono solo persone disponibili a
controllare. Serve anche una maggioranza di cittadini che desidera essere
controllata, una fantasia di soggiogamento volontario e spontaneo che comincia
con l’infanzia e che mantiene la popolazione in uno stato di infantilismo
prolungato, la cosiddetta sindrome di
Peter Pan. In questo modo si arriva ad un mondo diviso tra chi monitora e
sa, ma rimane anonimo, celato, e chi è monitorato e noto, ridotto allo stato di
oggetto, o strumento. La società contemporanea marcia in questa direzione,
quella della perdita dell’anonimato, persino a livello psicologico e genetico,
della permeabilità della mia identità e della categorizzazione arbitraria dei
cittadini in attivisti (pericolosi e colpevoli) e docili (provvisoriamente
utili e potenzialmente innocenti).
Per come stanno andando le cose,
pare di poter dire che il destino dell’umanità sarà quello di costruire
tirannie mascherate da utopie. Utopie fatte di Intelligenza Artificiale,
ologrammi interattivi, ibridazione tecnologica dell’umano, un nuovo sistema
economico-finanziario che faccia a meno dei contanti, la comunicazione
telepatica tramite chip che contemporaneamente monitorano il cervello 24 ore su
24 registrando le sue attività, l’identificazione a radio frequenza utile
per il controllo psicotronico, oltre ad indubbie meraviglie come
l’energia gratuita,
sistemi di trasporto anti-gravitazionali, l’eliminazione di certe terribili
patologie, forse persino la telepatia.
Negli Stati Uniti si stanno fabbricando soldati psicopatici:
La miscela che può condurre l’umanità alla rovina è quella
di masse remissive ed acquiescenti e però allo stesso tempo
pretenziose.
Attenzione
alla vanagloria del Grande Inquisitore
di Dostoevskij, perché di figure così è pieno il mondo contemporaneo e,
davvero, non esiste nessuna autorità più pericolosa e tossica della loro, per i
corpi e per le coscienze: “Sì, noi li obbligheremo a lavorare, ma nelle ore libere
dal lavoro daremo alla loro vita un assetto come di gioco infantile, con
canzoni da bambini, cori e danze innocenti. […]. Ed essi non ci terranno
nascosto assolutamente nulla di loro stessi. Noi permetteremo loro, o
proibiremo, di vivere con le loro mogli e amanti, di avere o non avere figli,
sempre regolandoci sul loro grado di docilità, ed essi si sottometteranno a noi
lietamente e con gioia. Perfino i più torturanti segreti della loro coscienza,
tutto, tutto porranno in mano nostra, e noi tutto risolveremo, ed essi si
affideranno con gioia alla decisione nostra, perché questa li avrà liberati dal
grave affanno e dai tremendi tormenti che accompagnano ora la decisione libera
e personale. […]. In silenzio essi morranno, in silenzio si estingueranno nel
nome Tuo [Gesù il Cristo] e oltre tomba non troveranno che la morte. Ma noi
manterremo il segreto, e per la loro stessa felicità li culleremo
nell’illusione d’una ricompensa celeste ed eterna. Infatti, seppure ci fosse
qualcosa nel mondo di là, non sarebbe davvero per della gente simile a loro”.
Un’altra
eccellente fonte di illuminanti suggestioni è il celebre “Il Mago” di John
Fowles. La chiave di lettura
è semplice ed eterna: è giusto che una
persona sia sottoposta a pressioni, stimoli dolorosi e persino tortura
psicologica per farlo maturare? Il romanzo di Fowles, a mio avviso, è
un'apologia della manipolazione e della tortura psicologica a fini didattici.
Nessun mago “bianco” violerebbe
il libero arbitrio di un novizio; nessun governo democratico ed autenticamente
illuminato farebbe sue le filosofie pedagogiche nere del Nuovo Ordine Mondiale.
Nel Mondo Nuovo, per quanto è possibile, lasciate che gli esseri
umani adatti a quel tipo di organizzazione sociale si riuniscano e vivano come
meglio credono, astenendovi dal seguire il loro esempio. A ciascuno il suo.
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