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mercoledì 25 gennaio 2012

La pedagogia nera del nuovo ordine mondiale





In futuro il fatto che i leader non siano mai sottoposti a qualche verifica che ne accerti le qualità umane e morali sembrerà altrettanto grottesco di quanto oggi ci apparirebbe mettere un portatore di difterite a dirigere il reparto lattanti di un ospedale.
Erich Neumann, “Psicologia del profondo e nuova etica”, p. 82

Il più perfetto ed adeguato sviluppo di ogni individuo non coincide necessariamente con la più completa ed intensa coltivazione della sua personalità, ma piuttosto l’adattamento nella misura più profonda possibile alla sua umile funzione nella grande macchina sociale. Dobbiamo abbandonare l’arrogante preconcetto che siamo unità indipendenti, per piegare le nostre menti orgogliose, assorte nella loro auto-coltivazione, alla sottomissione ad un fine più elevato, il Bene Comune.
Sidney Webb, “Fabian essays”, 1889.

Tu non sarai mai più capace di sentimenti umani…di sentire amore, amicizia, gioia di vivere, di ridere, di sentire curiosità, di onestà. Sarai vuoto. Ti spremeremo fino a che tu non sia completamente svuotato e quindi ti riempiremo di noi stessi.
“1984”

Le buone istituzioni sono quelle che sanno denaturare l’uomo…e trasferire l’io in un’unità comune, col risultato che ogni individuo non si sente più uno, ma parte dell’unità e non senta più nulla se non all’interno dell’insieme…Lo si incatena, lo si spinge, lo si trattiene, avendo come unico vincolo la necessità, senza che egli mugugni: lo si rende duttile e docile con la semplice forza delle cose, senza che alcun vizio abbia l’occasione di germinare in lui; giacché le passioni non si animano se non hanno alcun effetto.
J.J. Rousseau, “Emilio o dell'educazione”

Nella repubblica i cittadini sono frenati dai costumi, dai principi, dalla virtù: ma come frenare dei domestici, dei mercenari se non con la costrizione e la soggezione? Tutta l’arte del padrone consiste nel dissimulare questa costrizione dietro il velo del piacere o dell’interesse, in modo che essi pensino di volere ciò che in effetti li si obbliga a fare.
J.J. Rousseau, “Giulia o la nuova Eloisa”

La maggior parte della gente vive alla giornata e se fa dei progetti questi sono solo anticipazioni di un corso di eventi naturali (matrimonio, figli, pensione). La maggior parte delle persone non vuole pianificare niente. Vuole che ci sia qualcuno che lo faccia al posto loro, assumendosene le responsabilità. L’unica loro pretesa è di avere a disposizione ciò che serve a vivere bene, i beni primari e una modica quantità di superfluo decorativo.
B.F. Skinner, “Walden II”

Se il dispotismo venisse a stabilirsi nei paesi democratici di oggi, sarebbe piú esteso, meno violento e degraderebbe gli uomini senza torturarli. La violenza avverrà, ma solo in periodi di crisi, che saranno rari e passeggeri. Se cerco di immaginare il dispotismo moderno vedo una folla smisurata di esseri simili e eguali che volteggiano su se stessi per procurarsi piccoli e meschini piaceri di cui si pasce la loro anima. Ognuno di essi, ritiratosi in disparte, è come straniero a tutti gli altri, i suoi figli e i suoi pochi amici costituiscono per lui tutta l’umanità; il resto dei cittadini è lí, accanto a lui, ma non lo vede; vive per sé solo e in sé, e se esiste ancora la famiglia, già non vi è più la patria. Al di sopra di questa folla vedo innalzarsi un immenso potere tutelare, che si occupa da solo di assicurare ai sudditi il benessere e di vegliare alle loro sorti. E’ assoluto, minuzioso, metodico, previdente e persino mite. Assomiglierebbe alla potestà paterna, se avesse per scopo, come quella, di preparare gli uomini alla virilità. Ma, al contrario, non cerca che di tenerli in un’infanzia perpetua.
Alexis de Toqueville, “Democrazia in America”, 1840

L’organizzazione attuale è così estesamente casuale, priva di finalità, incoerente, frustrante…mentre invece una società eugenetica sarebbe pianificata e permetterebbe all’uomo di elevarsi spontaneamente sopra il proprio fosco passato per lanciarsi in uno sviluppo armonioso in una società perfetta.
F.C.S. Schiller (1864-1937)

Nell’anno della sua morte, lo zoologo francese Isidore Geoffroy Saint-Hilaire (1805-1861) pubblicò un saggio sull’addomesticazione degli animali e distinse tre possibili stati in cui gli animali possono essere ridotti dall’uomo, per subordinarlo ai suoi desideri: ingabbiati, addomesticati e domestici. I primi, se liberati, tornerebbero in libertà senza essere segnati dall’esperienza. I secondi sono stati domati e non devono essere tenuti prigionieri. La loro idea della vita ideale è stata radicalmente trasformata e stanno bene dove sono. Gli animali domestici sono una specie che ormai riproduce ad ogni generazione la condizione di addomesticamento. Non è più una condizione di subordinazione interiorizzata a livello individuale, ma collettivo. Non hanno più una volontà indipendente da quella dei loro padroni. Sono convinto che, da sempre, il progetto di una società senza conflitti e tensioni, perfettamente armoniosa e stabile, sia inscindibile dal cinismo e dalla megalonia dei domatori ed allevatori di esseri umani:
caratterizzati da una mentalità e personalità che amplificano e potenziano i nostri vizi congeniti:
che li spinge in un’unica, possibile direzione, volenti o nolenti:

Ogni progetto totalitario è partito dalla premessa che la zootecnia sia una prassi idonea alla gestione del “bestiame umano”.
Non ne abbiamo ancora avuto abbastanza? Essere umani, da un punto di vista evolutivo e culturale, significa mantenere mille opzioni aperte, significa che non esiste alcuna condizione naturale e soddisfacente per noi: l’unica condizione naturale è il cambiamento. Ogni società che brama la stabilità e fissità deve esigere la trasformazione dell’umano ed è per ciò stesso totalitaria – considererà l’esistenza di certe categorie di persone come un ostacolo alla felicità collettiva – e va combattuta. Una società viva è sottoposta ad un’incessante metamorfosi, come la vita appunto, e non può essere spogliata dell’imprevedibilità, creatività, emotività umana:
Viviamo su questo pianeta ma per qualche ragione ci sentiamo fuori posto. Ma va bene così, perché è ciò che ci ha preservato dall’estinzione, a differenza del 99% della vita sulla terra.

I Mondi Ideali, i Nuovi Ordini Mondiali, sono sempre ostili alle persone reali, perché si prefiggono degli obiettivi irrealistici, rispetto ai quali gli esseri umani non potranno mai essere all’altezza. Detestano gli esseri umani del presente ed idealizzano quelli del futuro, commisurati alle attese dell’élite.
La loro diffidenza nei confronti dell’uomo è alla base del dirigismo esasperato, della più pedante pedagogia, della proliferazione legislativa e giuridica. Queste utopie sono inflessibilmente stataliste, la legge regola ogni dettaglio della vita. L’ostacolo è l’uomo, l’ambito incontrollabile del privato. La fiducia nelle istituzioni non cancella la svalutazione dell’uomo:
Nell’utopia si coltiva la facoltà di fermarsi di colpo, come per istinto, sulla soglia di un pensiero pericoloso – la potremmo chiamare “stupidità protettiva”. Il pensiero viene colonizzato, paralizzato, tramite la confusione tra finzione e realtà. Nella prefazione ad una riedizione di “Il Mondo Nuovo” Aldous Huxley osservava giustamente che una dittatura del futuro non sarebbe stata violenta perché avrebbe avuto a disposizione tutto ciò che occorre per controllare le menti della gente: “Non ci sono motivi per pensare che uno Stato totalitario nuovo debba per forza assomigliare ai vecchi. Governi di oligarchie e squadre con la camicia nera, deportazioni di massa e imprigionamenti sommari non sono solo inumani, sono anche inefficienti. […]. Uno Stato totalitario realmente efficiente dovrebbe avere un esecutivo di capi politici coadiuvati dal loro esercito di managers che controlla una popolazione di schiavi che non sono tenuti a bada con mezzi coercitivi, perché amano il loro stato di servitù”.

La cancellazione chimica dei ricordi è stata presentata dai mezzi d’informazione come la soluzione ai problemi di chi ha subito violenze ed abusi e non riesce a rimettere in sesto la sua vita. Pochi si sono chiesti cosa succederebbe se un governo impiegasse questa tecnica per eliminare ricordi spiacevoli che possono risvegliare nei cittadini la voglia di ribellarsi al potete costituito, o per neutralizzare la personalità dei dissidenti, o per rimuovere dalla mente di una persona la consapevolezza di essere stato programmato per uccidere gli oppositori di un regime.
Non esiste tuttavia un vero controllo laddove ci sono solo persone disponibili a controllare. Serve anche una maggioranza di cittadini che desidera essere controllata, una fantasia di soggiogamento volontario e spontaneo che comincia con l’infanzia e che mantiene la popolazione in uno stato di infantilismo prolungato, la cosiddetta sindrome di Peter Pan. In questo modo si arriva ad un mondo diviso tra chi monitora e sa, ma rimane anonimo, celato, e chi è monitorato e noto, ridotto allo stato di oggetto, o strumento. La società contemporanea marcia in questa direzione, quella della perdita dell’anonimato, persino a livello psicologico e genetico, della permeabilità della mia identità e della categorizzazione arbitraria dei cittadini in attivisti (pericolosi e colpevoli) e docili (provvisoriamente utili e potenzialmente innocenti).
Per come stanno andando le cose, pare di poter dire che il destino dell’umanità sarà quello di costruire tirannie mascherate da utopie. Utopie fatte di Intelligenza Artificiale, ologrammi interattivi, ibridazione tecnologica dell’umano, un nuovo sistema economico-finanziario che faccia a meno dei contanti, la comunicazione telepatica tramite chip che contemporaneamente monitorano il cervello 24 ore su 24 registrando le sue attività, l’identificazione a radio frequenza utile per il controllo psicotronico, oltre ad indubbie meraviglie come l’energia gratuita, sistemi di trasporto anti-gravitazionali, l’eliminazione di certe terribili patologie, forse persino la telepatia.
Negli Stati Uniti si stanno fabbricando soldati psicopatici:
La miscela che può condurre l’umanità alla rovina è quella di masse remissive ed acquiescenti e però allo stesso tempo pretenziose.
Attenzione alla vanagloria del Grande Inquisitore di Dostoevskij, perché di figure così è pieno il mondo contemporaneo e, davvero, non esiste nessuna autorità più pericolosa e tossica della loro, per i corpi e per le coscienze: “Sì, noi li obbligheremo a lavorare, ma nelle ore libere dal lavoro daremo alla loro vita un assetto come di gioco infantile, con canzoni da bambini, cori e danze innocenti. […]. Ed essi non ci terranno nascosto assolutamente nulla di loro stessi. Noi permetteremo loro, o proibiremo, di vivere con le loro mogli e amanti, di avere o non avere figli, sempre regolandoci sul loro grado di docilità, ed essi si sottometteranno a noi lietamente e con gioia. Perfino i più torturanti segreti della loro coscienza, tutto, tutto porranno in mano nostra, e noi tutto risolveremo, ed essi si affideranno con gioia alla decisione nostra, perché questa li avrà liberati dal grave affanno e dai tremendi tormenti che accompagnano ora la decisione libera e personale. […]. In silenzio essi morranno, in silenzio si estingueranno nel nome Tuo [Gesù il Cristo] e oltre tomba non troveranno che la morte. Ma noi manterremo il segreto, e per la loro stessa felicità li culleremo nell’illusione d’una ricompensa celeste ed eterna. Infatti, seppure ci fosse qualcosa nel mondo di là, non sarebbe davvero per della gente simile a loro”.
Un’altra eccellente fonte di illuminanti suggestioni è il celebre “Il Mago” di John Fowles. La chiave di lettura è semplice ed eterna: è giusto che una persona sia sottoposta a pressioni, stimoli dolorosi e persino tortura psicologica per farlo maturare? Il romanzo di Fowles, a mio avviso, è un'apologia della manipolazione e della tortura psicologica a fini didattici. Nessun mago “bianco” violerebbe il libero arbitrio di un novizio; nessun governo democratico ed autenticamente illuminato farebbe sue le filosofie pedagogiche nere del Nuovo Ordine Mondiale.
Nel Mondo Nuovo, per quanto è possibile, lasciate che gli esseri umani adatti a quel tipo di organizzazione sociale si riuniscano e vivano come meglio credono, astenendovi dal seguire il loro esempio. A ciascuno il suo.

lunedì 5 dicembre 2011

L'Anticristo e il Teatro delle Marionette



Emilio deve credere di essere sempre lui il padrone ma in realtà il padrone dovete essere voi. Non vi è sottomissione più completa di quella che conserva l’apparenza della libertà; così la volontà stessa risulta imprigionata…Indubbiamente egli non deve fare se non ciò che vuole, ma non deve volere se non ciò che voi volete che faccia; non deve fare un passo che voi non abbiate previsto; non deve aprir bocca senza che voi sappiate cosa dirà.
Jean-Jacques Rousseau, "Emilio o dell'educazione" (titolo originale Émile ou de l'éducation - trattato pedagogico del 1762.

Ma il destino ha voluto che il mantello si trasformasse in una gabbia di durissimo acciaio….  da cui lo spirito è fuggito. In ogni caso il capitalismo vittorioso non ha più bisogno di questo sostegno, da quando poggia su una base meccanica… e la ricerca del profitto si è spogliata del suo senso etico-religioso, e oggi tende ad associarsi con passioni puramente agonali, competitive… Nessuno sa ancora chi in futuro abiterà in quella gabbia, e se alla fine di tale sviluppo immane ci saranno profezie nuovissime …o se invece avrà luogo una sorta di pietrificazione meccanizzata, adorna di una specie di importanza spasmodicamente autoattribuitesi. Poiché, invero, per gli "ultimi uomini" dello svolgimento di questa civiltà potrebbero diventare vere le parole: "Specialisti senza spirito, edonisti senza cuore; delle nullità che si immaginano di essere ascesi a un grado di umanità mai prima raggiunto"
Max Weber, “L'etica protestante e lo spirito del capitalismo”, pp. 239-241

[La marionetta] è un puro involucro, il suo movimento è soltanto quello che la mano del burattinaio gli trasmette attraverso i fili. La sua espressione è tipizzata, fissata per sempre […] ha un solo sentimento sul volto, ma elevato alla massima intensità.
Giorgio Concato, “L’angelo e la marionetta”, pp. 121-122

La matrice è un sistema, Neo, e quel sistema è nostro nemico. Quando sei al suo interno, cosa vedi? Le menti di quelle persone che stiamo cercando di salvare. Ma finché non ci riusciremo, quelle persone sono parte del sistema e questo le rende nostri nemici. Devi capire che la maggior parte di quelle persone non è pronta per essere scollegata. E molti sono così disperatamente dipendenti dal sistema che combatteranno per difenderlo.
Matrix


La marionetta è l’emblema della spossessamento, perché priva di ogni volontà ed emotività autonome.
Poiché la sola finalità concepibile ed effettiva della tecnica nel nostro mondo è la crescita di potenza, allora è facile immaginare che il paradigma tecnologico dominante, dopo aver soggiogato il pianeta, asservirà anche l’umanità. Le ricerche militari e civili sugli effetti dell’elettromagnetismo in relazione alla nostra condotta morale, all’abolizione dei cattivi ricordi e delle emozioni ritenute svantaggiose sono una sufficiente indicazione del fatto che quel che sostengo è tragicamente plausibile:
Jacques Ellul, nel suo “Il Sistema Tecnico” (2009, p. 315) denuncia “l’incredibile ingenuità di questi eminenti scienziati, e dalla loro incapacità di formulare un modello umano desiderabile. Senza vedere l’ombra di una contraddizione, questi scienziati dichiarano simultaneamente, da un lato, che si potranno manovrare a piacimento le emozioni, i desideri, i pensieri umani, giungere scientificamente a decisioni collettive efficaci (prestabilite), sviluppare desideri collettivi, costituire unità omogenee a partire da insieme di individui, impedire all’uomo di allevare i propri figli ed addirittura di averne, e dall’altro lato che si tratta di assicurare il trionfo della libertà e che bisogna evitare la dittatura ad ogni costo”.
Ufficialmente, gli eugenetisti del passato e del presente ci hanno rassicurato sul fatto che il loro intento è quello di “rendere la natura umana più nobile, più armoniosa, più bella” e di “assicurare il trionfo della pace, della libertà, della ragione”:


La manipolazione psicologica della società repressiva del “Mondo Nuovo” di Aldous Huxley – come nella Leggenda del Grande Inquisitore di Dostoevskij – consisteva nel produrre nell’uomo un sentimento di felicità e di appagamento fittizio, che lo ammansisse e lo addomesticasse.
Tempo addietro mi è capitato tra le mani “Sul Teatro delle Marionette” (“Über das Marionettentheater”, dicembre 1810), di Heinrich von Kleist, un breve racconto che colpì Hofmannsthal, ispirò Rilke, ossessionò Thomas Mann (cfr. “Mario e il Mago”) ed in cui si difende la tesi che l'umanità sia fondamentalmente sbagliata e che l'unica soluzione sia quella di scegliere tra la subumanità della marionetta e la sovrumanità degli angeli. La misteriosa figura di ballerino iniziato alle tradizioni ermetiche che argomenta questa discutibilissima formulazione del problema e dei rimedi, esorta gli esseri umani a ripetere, letteralmente, la Caduta degradandosi ad un livello ancora inferiore, quello di burattini, appunto. Se non si ha il libero arbitrio, non esisterà più il male. In cambio si otterrà la Grazia, cioè a dire l'estetica armoniosa di un agire non turbato dall'autocoscienza e dalle sue remore, incertezze, scrupoli, resistenze. Questa cosiddetta grazia spetta unicamente ai robotoidi o androidi, insomma. Questo brevissimo racconto di von Kleist è preziosissimo, essendo una sorta di trattatello sulla tirannia finale, senza via di scampo.
Per Kleist il ballerino è un simbolo dell’umanità in generale, mentre la marionetta, essendo in perfetta armonia con se stessa, simboleggia una forma di esistenza più genuina. In Kleist l’esatto opposto della marionetta è Dio, o l’Angelo, uno pseudonimo di Dio, o degli dèi. Allude ad una coincidenza degli opposti di spirito e materia in cui vede l’unità persa dall’uomo e che quest’ultimo può solo disturbare con la sua interferenza. La via giusta è subumana o sovrumana, non è mai quella umana. È l’autocoscienza, l’autoconsapevolezza, la conoscenza di sé che distrugge l’unità dell’Uomo con se stesso, quella che invece è posseduta da marionette, animali e Dio. Il problema è dunque la transizione dall’infanzia alla maturità, che per lui è quello dall’armonia alla complessità.
Il sedicenne aggraziato del racconto di Kleist, una volta accortosi della sua somiglianza con una statua greca nel rimirarsi allo specchio, diventa autoconsapevole e smarrisce gradualmente la sua bellezza ed ingenuità. È un’altra Caduta, un evento disastroso e distruttivo, per il letterato romantico tedesco. Il ballerino racconta di come stesse duellando con un orso e come l’animale riuscisse a parare ogni colpo e non rispondere ad alcuna finta, con grande facilità e naturalezza. Il suo istinto era superiore all’arte schermidora dell’uomo perché l’animale non era auto consapevole.
Ecco il giudizio del già citato Ellul sulla parabola di von Kleist (op. cit. p. 36): “è l’alienazione assoluta che permette di ricevere la grazia – ovvero la coscienza infinita. Essendo questa unicamente attributo di Dio, è necessario che l’uomo sia ridotto allo stato di marionetta (e la società a quello di macchina) per ritrovare l’innocenza primordiale e la grazia….la marionetta raggiunge la grazia in uno stato di assoluta incoscienza (ma per chi lo fa allora?)”
Kleist sovverte la classica associazione di marionetta con la goffaggine, la rigidità e la passività. Prima di lui era impiegata esclusivamente nell’accezione negativa, per indicare degli esseri privi di volontà, una condizione spiacevole ed inauspicabile.
Il ballerino-iniziato intende invece convincere il suo interlocutore (l’autore) del fatto che le marionette possiedono la perfezione di movimenti spontanei ed inconsci, perché hanno un solo centro di gravità e quel centro è controllato dal burattinaio. Tutto il resto segue inevitabilmente e naturalmente, perché è perfettamente coordinato. A suo avviso, simbolicamente, le marionette rappresentano esseri di primeva innocenza, come Adamo ed Eva. Rispondono con grazia e naturalezza alla guida divina perché non hanno il dono dell’introspezione. Sono figure di legno, con arti artificiali, prive di sostanza animata, senza vita, sospese dalla stringhe, governate dalla legge di gravità, immuni alla reazione del pubblico – mentre il ballerino trema per l’ansia da esibizione. Le stringhe sono il perfetto strumento dell’espressione artistica, un medium diretto tra l’artista ed il corpo sul palcoscenico. In contrasto con le imperfezioni della carne, le marionette rimandano al Creatore, rappresentano il paradiso perduto dell’umanità, il perfetto stato di grazia perduto perché ora siamo autocoscienti e liberi, ma sgraziati. Il ballerino deve fingere di essere leggero e leggiadro, poiché non lo è: il suo centro di gravità si sposta di continuo. L’affettazione/simulazione è maggiore quando l’anima (vis motrix) si trova in un punto diverso rispetto al centro di gravità. La danza non può essere perfettamente calibrata. Il ballerino conserva un barlume dell’armonia edenica ed i suoi gesti volontari, mirati a sovrastare le leggi terrene, non gli permettono di raggiungere lo stato di grazia. È una creatura ambivalente, né carne né pesce, sospesa fra due mondi e non è possibile ristabilire l’unità ed integralità dell’anima. L’esempio è appunto quello del giovane uomo che perde tutto il suo fascino innocente quando si avvede della sua immagine riflessa in uno specchio: cerca di riprodurre la postura ma non vi riesce; una volta diventato conscio della sua grazia, la perde. Da quel momento diventa confuso (verwirrt) e debilitato (außerstand). Si sentiva meglio prima, quando non rifletteva: ora è dominato da forze impenetrabili.
Il ballerino di Kleist spiega che l’armonia è raggiungibile solo per quella coscienza umana che “attraversa l’infinito” e torna ad unirsi al divino. Chiaramente non è un compito facile, perciò l’unica scelta è tra essere marionetta o essere dio/Dio: la grazia dimora solo in chi ha conoscenza infinita o nessuna conoscenza (e assenza di coscienza). La facoltà di auto-determinazione, l’emancipazione dalla tutela divina ha generato disarmonia nell’anima e discordia con il Creatore e l’universo. È il Peccato Originale. Ma nelle ultime fasi dell’evoluzione storica, continua il ballerino occultista, gli uomini capiranno finalmente le leggi che governano il processo storico e si sottometteranno “liberamente” alle loro necessità, realizzando un’armonia collettiva sulla terra in uno stato razionale ideale. Sarà l’avvento di un Paradiso secolare come surrogato della condizione unitiva ed armoniosa dell’individuo con una coscienza infinita. Questo sarà l’ultimo capitolo della storia del mondo. E, aggiungerei, il trionfo dell’Anticristo.




Come nella trilogia di Philip Pullman – “Queste oscure materie” –, moralmente molto, ma molto discutibile (pensiamo solo all’infanticidio rituale inserito in un racconto per adolescenti e descritto come un passo necessario e positivo!!), la seconda caduta rimedierà alla prima. Serve un’altra tentazione, secondo una logica totalmente bizzarra: lo spirito umano non può sbagliare quando è stato annientato. Ecco le parole del ballerino esoterista di Kleist: "Noi vediamo che nella misura in cui nel mondo organico la riflessione si fa più debole e oscura, la grazia vi compare sempre più raggiante e imperiosa. Ma così, come l'intersezione di due linee, vista da un punto dato, dopo aver attraversato l'infinito, d'improvviso si ritrova dall'altra parte di quel punto, o l'immagine dello specchio concavo, dopo essersi allontanata all'infinito, d'improvviso ci ricompare vicinissima davanti; così si ritrova anche la grazia, dopo che la conoscenza per così dire, ha traversato l'infinito; così che, nello stesso tempo, appare purissima in quella struttura umana che ha o nessuna o un'infinita coscienza, cioè nella marionetta, o in Dio. - Dunque - dissi io un po' distratto - dovremmo gustare di nuovo dell'albero della conoscenza, per ricadere nello stato d'innocenza? - Certo - rispose - questo è l'ultimo capitolo della storia del mondo."
Marionetta o dio, ma non uomo, o comunque certamente non l’uomo auspicato da Gesù il Cristo, che poteva essere migliore senza abiurare se stesso, la sua individualità, la sua anima. In questo racconto ermetico l'uomo cosciente e libero è privo di grazia, è contro-natura. Von Kleist si suicidò pochi mesi dopo aver pubblicato l’opera che ha ispirato, appunto, l’oscura trilogia di Pullman.
I movimenti degli animali sono sempre sicuri ed adeguati, quelli umani sono turbati dalla coscienza. Ma la mancanza di autocoscienza comporta anche la soppressione della compassione, della pietà. Chi è privo di identità è anche privo di inibizioni e dev’essere perennemente tenuto in uno stato di semi-sedazione, in modo da poter svolgere i suoi compiti senza creare problemi. Da umani ci si degrada in omuncoli, uomini artificiali, governati da riflessi condizionati, in una civiltà all’insegna della crescita dell’artificiale, dell’automatico, a detrimento del naturale, del reale, dell’autentico.

domenica 4 dicembre 2011

La nonviolenza serve a qualcosa?




Luke: “Il lato oscuro è più forte?”
Yoda: “No, no, no… più rapido, più facile , più seducente…uno Jedi usa la Forza per la conoscenza e la difesa, mai per attaccare…le tue armi… bisogno non ne avrai…Grande guerriero… mmh… guerra non ha mai fatto nessuno grande!”

La misura della vita non sta nella sopraffazione reciproca o nella prestanza bellica, ma nella misura, nella socialità, nella gentilezza e perfino nell’eleganza, che non è una colpa ma una disciplina. […]. Si tratta di scegliere come stare al mondo; con quali idee, quali speranze, quali gusti e quali disgusti.
Michele Serra, Il Venerdì, 1152, 16 aprile 2010.

Che cos’è la democrazia se non un insieme di regole (le cosiddette regole del gioco) per la soluzione dei conflitti senza spargimento di sangue? Che cos’è la democrazia se non la prima introduzione del metodo nonviolento per risolvere i conflitti politici?
Norberto Bobbio

Per giustificare l'invasione dell'Iraq gli Americani dissero che era l'unica maniera per liberare una nazione da un terribile dittatore. Abbiamo dimostrato con la nostra rivoluzione che si può costringere un dittatore ad andarsene pacificamente.
Alaa al-Aswany, uno dei più importanti scrittori egiziani contemporanei

Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete di più chi può far perire sia l’anima che il corpo.
Matteo 10, 28

Poiché dove c'è gelosia e spirito di contesa, c'è disordine e ogni sorta di cattive azioni. La sapienza che viene dall'alto invece è anzitutto pura; poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, senza parzialità, senza ipocrisia. Un frutto di giustizia viene seminato nella pace per coloro che fanno opera di pace.
Lettera di Giacomo, 16-18

La resistenza nonviolenta funziona solo se il potere è violento. M.L. King fu sconfitto ad Albany perché il capo della polizia locale, Laurie Pritchett, impiegò  metodi nonviolenti contro i manifestanti nonviolenti. King lo considerava una brava persona troppo rispettosa del sistema ma fece fatica a perdonargli di avere usato i suoi metodi morali per tutelare i fini immorali della segregazione razziale. Tuttavia, con il passare del tempo, diventarono comunque amici. Il movimento luddista fu nonviolento: era formato da sabotatori, non da assassini. Eppure oggi, come allora, il lavoratore dipende sempre più dalle macchine. Aung San Suu Kiy è viva perché la popolazione è dalla sua parte, ma la popolazione è dalla sua parte perché lei non la espone alla violenza del regime.
Insomma, la questione della violenza e della nonviolenza è delicata e complicata.

Qualunque persona dotata di senno e di empatia dovrebbe considerare la violenza come l’extrema ratio, l’ultima opzione contemplabile. Una persona di buona volontà dovrebbe impegnarsi a lasciare ai posteri un mondo meno violento di quello in cui è nato. Una persona di buona volontà, dotata di senno ed empatia, dovrebbero però anche voler lasciare ai figli un mondo più libero e più giusto. La presenza di bulli, psicopatici, malati di mente, stupratori, pedofili, violenti e predatori vari, però, mette in contrapposizione pace e giustizia, nonviolenza e libertà.

La pace del nostro tempo è iniqua: nel “Mondo Nuovo” di Aldous Huxley il regime si compiace di aver abolito la guerra.

La simpatia per la causa della nonviolenza ha indotto alcuni potenti a pensare che resteranno per sempre impuniti.

Più un paese è prospero, più sarà pacifico, internamente: il che significa che, se necessario, esporterà la violenza pur di mantenere la stabilità interna:

Il fatto è che nella vita ci sono molteplici circostanze in cui la forza fisica è indispensabile, per difendersi e per evitare che bambini ed adulti dal raziocinio compromesso si facciano male o ne arrechino ad altri. Non viviamo in un mondo ideale e quindi è importante che i bambini apprendano a farsi valere di fronte a chi cerca di prevaricare i loro diritti e a prendere le difese dei più deboli. Anche tra bambini ci sono bulli e manipolatori, per quanto la cosa ci risulti  spiacevole e facciamo di tutto per rimuoverla dal nostro orizzonte di consapevolezza. Ciò non toglie che l’uso della forza fisica deve rimanere sporadico, eccezionale, meditato ed equanime, non deve mirare a dominare il prossimo, ma a ristabilire un equilibrio compromesso ed insegnare al bambino che le sue azioni hanno delle conseguenze, che se si ferisce coscientemente qualcun altro la reazione può essere dolorosa. Solo rendendosi conto che il mondo è quello che è si può aiutare il bambino a maturare e diventare un adulto riflessivo e responsabile che non si rende complice del male restandosene zitto ed inerte: chi non resiste con la forza alla violenza dei predatori è responsabile anche degli abusi che subiranno gli indifesi. Socrate era contrario alla violenza, ma fu anche un ottimo soldato.

Il che non significa che bisogna sempre combattere il fuoco con il fuoco. La violenza, come detto, dovrebbe essere l’ultima opzione. Una persona che riesce a disciplinare le proprie emozioni sa capire quando è il momento di farlo e non alimenta un’atmosfera psicologicamente malsana, l’habitat ideale degli psicopatici. Quando uno è felice e in pace non nutre alcun desiderio di fare del male a qualcun altro: “La pace non è assenza di guerra: è una virtù, uno stato d'animo, una disposizione alla benevolenza, alla fiducia, alla giustizia”, diceva Baruch Spinoza.

Ho già esaminato questa questione qui (autodifesa):
qui (vendetta):
e qui (paura):

Essere violenti non è la stessa cosa che essere coraggiosi. In genere la violenza è una risposta inadeguata alle circostanze, che indica povertà di immaginazione nel concepire opzioni alternative. È tipico di chi brama il potere e fomenta la violenza perché conosce solo quella. La prima opzione dovrebbe sempre essere quella della non-cooperazione:

Ma non bisogna autocompiacersi narcisisticamente della propria asserita nonviolenza. Nessuno è nonviolento ed a questo mondo ed è fin troppo facile fare la colomba fino all’estremo sacrificio pur di mantenere la propria purezza, ad ogni costo. Anche quella è una violenza, la violenza di ego che impone a tutti gli altri le conseguenza della sua eroica impresa, magari anche facendo trionfare i violatori incalliti del diritto.

Diceva bene Jiddu Krishnamurti: essendo violenta, la mente proietta il suo opposto, l’ideale della nonviolenza. Si sostiene che l’ideale serva a superare il suo opposto, ma è davvero così? L’ideale è una meravigliosa e rispettabile via di fuga dall’attuale. L’ideale della nonviolenza, come ogni utopia collettiva, è fittizio e compensativo: ciò che dovrebbe essere ci aiuta a dissimulare ciò che purtroppo è. Il procrastinare non ci aiuta a capire ciò che è ma, anzi, ostacola la nostra comprensione. Bisognerebbe liberarsi dall’ideale, da ciò che dovrebbe essere. Krishnamurti osserva, molto acutamente, che se voglio essere nonviolento, l’atto di volerlo indica che la radice del male - il desiderio - è ancora lì. Voglio essere nonviolento e faccio violenza a me stesso per diventare quel che voglio essere, in accordo con i miei desideri. C’è conflitto, attrito, la disciplina che mi impongo produce effetti intorno a me, effetti imprevedibili ma sempre violenti, perché l’ideale è comunque irraggiungibile e perciò tutte le mie energie si concentrano su di me, a spese degli altri; anzi, recluto gli altri nella mia crociata di perfezionamento. Ancora una volta, il mondo diventa un’estensione di me stesso. Questa è la ragione per cui la rabbia e la violenza vanno studiate in uno spirito di tolleranza.

Reputo che la strada migliore sia la via di mezzo tra la nonresistenza tolstojana e la violenza terrorista di chi vuole rimodellare il mondo a sua immagine  e somiglianza (come Robespierre e Saint-Just, Lenin e Stalin).

Questa via di mezzo è l’arte dell’approccio indiretto, che resiste alla tentazione del braccio di ferro, della contrapposizione di fuoco e fuoco, che non serve a nulla. Mi pare che sia la via indicata da Gesù il Cristo, che voleva porre fine alle guerre – “Chi di spada ferisce di spada perisce” –, ma anche allo stato di ipnosi collettiva in cui versa l’umanità al cospetto del potere. È riuscito a porre fine alle guerre? No, e non sarà il pensiero positivo della New Age a cambiare le cose. E allora che senso ha protestare? Ebbene, ogni nostro piccolo sforzo, cumulato a quello delle altre persone di buona volontà, unite in un impegno corale, un’impresa collettiva, si cristallizza poi in esiti diversi. Non poter redimere questo mondo non vuol dire abbandonarlo a se stesso. Il fatto che per vivere dobbiamo alimentarci con altre vite non vuol dire che va tutto bene quando si arreca sofferenza fisica ad una qualunque specie, animale o vegetale. Il fatto che questo mondo sia caratterizzato da una lotta continua non rende per questo legittima la sopraffazione, come ci vorrebbe far credere, tra gli altri, Nietzsche. La vita, anche quella spirituale, non è una faccenda limitata alla contemplazione pacifica e quieta devozione, ma è un terribile tumulto, una lotta spietata, un’amara contesa. Ciò non toglie che a noi spetti il compito di fare nostro l’aforisma di Hans Jonas: “Agisci in modo tale che le conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di un'autentica vita umana sulla terra” (Hans Jonas, “Il principio di responsabilità”).

Per farcela dobbiamo costantemente sorvegliare e contrastare le debolezze umane: l’egocentrismo, l’auto-inganno, la fallacia logica, la soggettività emotiva, il bisogno di appartenenza, la dipendenza da figure autoritarie/autorevoli, il pensiero binario-manicheo, la vulnerabilità alla pressione gregaria, l’ignoranza, la percezione selettiva della realtà, la mancanza di facoltà psichiche (sospetto che altri animali ne siano dotati). E, contemporaneamente, coltivare quegli attributi di umanità che tendiamo a smarrire – il bisogno d’amore (non possessivo), di rendersi utili, di migliorarsi, la curiosità, la creatività, il desiderio di apprendere e capire, la laboriosità, ecc. – e che ci preservano dalla condizione di fantocci, caricature di esseri umani: “il ciclo cosmogonico viene presentato con una stupefacente coerenza nei sacri testi di tutti i continenti e conferisce alle avventure dell’eroe un aspetto nuovo ed interessante; perché ora diventa chiaro che il viaggio periglioso non era lo sforzo di chi deve ottenere ma di chi deve riottenere, non di chi scopre, ma di chi riscopre. Si scopre, cioè, che i poteri divini ricercati e conquistati con gravi rischi personali erano sempre stati presenti nel cuore dell’eroe. È il “figlio del re” che ha finalmente compreso la sua identità e, in questo modo, può esercitare i poteri che gli spettano –figlio di Dio…da questo punto di vista l’eroe simboleggia l’immagine di creatività e redenzione divina che è celata in tutti noi e che attende di essere svelata e restituita alla vita” [Joseph Campbell, “L'eroe dei mille volti” 1949]

giovedì 1 dicembre 2011

Emmanuel Assange - Julian Goldstein



Wikileaks è diventata l'interfaccia perfetta tra qualche servizio segreto e l'opinione pubblica mondiale. L'informazione in rete viene usata con licenza d'uccidere.

Fabio Ghioni, hacker

Emmanuel Goldstein è un personaggio letterario, il nemico del Partito che governa l'Oceania nel libro di George Orwell 1984. A causa della sua opposizione al Grande Fratello, ogni giorno, a partire dalle 11.00 in ogni ufficio e luogo pubblico si tengono manifestazioni di isteria collettiva contro di lui: i famosi "Due minuti d'odio". Il lettore, comunque, capirà in seguito che Goldstein e il suo gruppo non sono altro se non un sistema che il Partito usa per controllare le coscienze, al punto che la loro stessa esistenza non è decidibile con certezza.

I grandi banchieri, muovendo alcune semplici leve che controllano il flusso del denaro, possono determinare il successo o il fallimento dell’economia di un paese. Controllandone i comunicati stampa sulle strategie economiche che demarcano le tendenze nazionali, l’élite è capace non solo di prendere in mano le redini del potere della struttura economica di tale nazione ma anche di estendere il controllo su tutto il mondo.
Aldous Huxley

Anna Stepanovna Politkovskaja, morta
Enzo Baldoni, morto
Ilaria Alpi, morta
Julian Assange, arrestato per non aver indossato un profilattico
Se Assange fosse una vera minaccia per l’establishment sarebbe ancora vivo? Io credo, piuttosto, che avrebbe fatto la fine di questi altri:

Assange ha negato che dietro l’11 settembre ci sia un qualunque complotto diverso da quello di Osama Bin Laden
Assange ammira Benjamin Netanyahu
"Mendax" (ingannatore, mentitore, mendace) è lo pseudonimo usato da Julian Assange quando faceva l'hacker.
Non sarebbe la prima volta che succede:

"Chi proprio non crede alla parabola di Wikileaks è Fabio Ghioni, l’hacker più famoso d’Italia condannato per lo scandalo dei dossier Telecom. Sono almeno tre le cose che secondo Ghioni non tornano: la natura riservata delle notizie diffuse, le dimensioni degli investimenti finanziari necessari e i reati commessi. “La violazione del segreto di Stato in America è punita con la pena di morte e se gli Usa volessero veramente l’estradizione di Assange, la otterrebbero senza nessun problema”. L’ex numero uno del Tiger team di Telecom sostiene che dietro a Wikileaks ci sia qualche servizio segreto. “Per fare un’operazione del genere ci vuole un budget di almeno tre milioni di euro l’anno”. Insomma, secondo lui, qualche barba finta è andata da Assange e gli ha detto: “Ti passo le informazioni riservate, ti do un posto dove metterle, ti copro di milioni e ti garantisco fama e successo ma soprattutto impunità”. Un’offerta difficile da rifiutare.
A sostegno della sua tesi Ghioni cita la storia del soldato Manning. La persona che, secondo gli inquirenti statunitensi, è entrata nel database Siprnet, da cui provengono i cable diplomatici, per poi passarli ad Assange. “Questa è una storia comica. I computer che si possono collegare al sistema sono monitorati costantemente. Dai movimenti del mouse a quello che uno digita sulla tastiera. Ma vi immaginate un soldato che si connette e scarica centinaia di migliaia di dati? – continua Ghioni che a sostegno della sua tesi cita il caso della sicurezza informatica della sua ex azienda – Nei computer connessi alla banca dati di Telecom non puoi inserire neanche una chiavetta usb, non puoi scaricare nessun documento. Vogliamo pensare che i servizi segreti e il dipartimento di Stato americani hanno una policy sulla sicurezza informatica inferiore a quella di Telecom? Non scherziamo”.
"Violarlo e rubarne i segreti è stato un gioco da ragazzi, spiega Manning in chat a un amico hacker: “Mi sono avvicinato al computer con un cd di Lady GaGa, ho cancellato la musica e scritto un file compresso. Nessuno ha sospettato nulla. Mentre facevo finta di ascoltare e cantare Telephone (una delle hit di Lady GaGa, ndr) ho scaricato quella che verosimilmente è la più grande sottrazione di dati riservati della storia americana”.
Ecco la sintesi di un blogger, che evidenzia l'assurdità di questa versione dell'accaduto:
"un tale manning, stufo di vedere massacrati i civili irakeni decide di rubare dei file che si scambiano i diplomatici (e perchè mai? che c'entra? boh). Andiamo avanti. Questo manning entra con un cd di lady gaga e una penna usb, accede all'archivio e mentre fa finta di ascoltare il cd di lady gaga copia tutti i file... Praticamente un genio. Certo, deve essere un genio uno che riesce a copiare qualcosa su un cd musicale (che non è riscrivibile) un archivio così immenso (però forse era un dvd...). E la penna usb a cosa gli sarà servita? A sbloccare il cd musicale e farlo diventare dvd riscrivibile? Ma questi pensano che le persone sane di mente ci caschino? Io dico di sì, a giudicare dall'isteria collettiva su questi file".

Intervista a Fabio Ghioni (1 dicembre 2010):
Wikileaks sta diventando uno strumento di potere e in quanto tale, una struttura d'intelligence valuterebbe innanzitutto la sua utilità operativa come strumento di infowar o di ricatto verso persone o strutture scomode…La mia esperienza mi ha insegnato che ogni cosa che ci viene comunicata va sempre considerata con un sopracciglio alzato. Assange potrebbe essere in buona fede e allora potrei dire che il mandato internazionale è il modo più semplice di bloccare una persona. Se però non è in buona fede ed è uno strumento nelle mani di una struttura di infowar o intelligence, allora direi che il mandato internazionale è una copertura perfetta soprattutto se ha risonanza mediatica.

«Dietro a quel sito c’è qualche 007»
Intervista a Fabio Ghioni:
Assange e Wikileaks fanno tutti da soli o c’è qualcuno dietro?
«Non scherziamo. È impossibile che facciano tutto da soli, come paladini della trasparenza. Basta dare un’occhiata alla mole di documenti raccolti e resi pubblici. Stiamo parlando di intere banche dati. Dietro a tutto c’è qualcuno interessato a fare uscire queste informazioni in maniera chirurgica e a senso unico».
Cosa intende dire?
«Quando solo pochi conoscevano Wikileaks, ricordo che Assange boccheggiava e non riusciva a pagare neppure le bollette del sito. Poi sono esplosi. Qualche servizio segreto deve essersi reso conto della potenzialità di uno strumento del genere per campagne di disinformazione e propaganda mirata. Questo non significa che i documenti rivelati siano falsi. Finora, però, sono usati a senso unico, contro l’Occidente. Una specie di schema stile “divide et impera” per seminare divisioni nei rapporti fra alleati. Mi sembra una tattica fin troppo chiara e mirata, che ha poco a che fare con la trasparenza».
Quali sarebbero i servizi segreti coinvolti?
«Esistono organizzazioni cybercriminali come Russian business network, che secondo documenti americani è collegata all’Fsb, intelligence russa. Non escludo neppure che ci sia lo zampino di qualche struttura occidentale. È significativo che Wikileaks non abbia mai pubblicato documenti della Cia, ma solo del Pentagono e del Dipartimento di Stato, per ora. Non penso che Pechino e Teheran passino informazioni ad Assange. Però è plausibile che un colosso come la Cina finanzi Wikileaks, senza farlo sapere, trattandosi di uno strumento che sta provocando caos nel cuore dell’Occidente».
È stato arrestato un militare dell’intelligence Usa come gola profonda di Assange. Può essere che ci sia solo lui?
«È impossibile, inverosimile. Probabilmente ci sarà più di qualcuno al Pentagono o al Dipartimento di Stato Usa, che ha passato documenti e informazioni pensando di migliorare il mondo con la denuncia di qualche magagna occidentale. Penso che le fonti idealiste di Wikileaks siano il 5%, ma non può essere il singolo a passare banche dati intere».
Costa molto una struttura come Wikileaks?
«Il costo è elevato e si potrebbe aggirare su milioni di euro. La storia delle donazioni è ridicola. Che il sito renda pubblici i bilanci e poi faremo i conti. Assange è sempre in viaggio e non bastano i punti Mille miglia. Da dove arrivano i soldi?».
Il fondatore di Wikilekas continua a presentarsi come paladino della trasparenza. Cosa ne pensa?
«Non metto in dubbio che abbia iniziato spinto da gradi ideali, che condivido, ma poi la faccenda gli ha preso la mano. Il sito stava per chiudere per mancanza di fondi, poi è resuscitato. Mi piacerebbe credere che questa storia derivi da cittadini paladini delle libertà, ma purtroppo non è così».

Il Mossad accusato di complotto: «Le notizie di Wikileaks avvantaggiano Israele»
di Eric Salerno
ROMA (3 dicembre 2010) - A chi fa gioco il gioco di Wikileaks? Finora poco più di seicento di 251.287 messaggi diplomatici americani “rubati” sono apparsi in rete ma c’è già chi parla di complotto. Due sono le direttrici indicate: Julian Assange e i suoi collaboratori si vogliono arricchire oppure stanno lavorando per favorire la politica di un governo. Le teorie complottiste abbondano sul web. Nel mirino, quasi sempre, Stati Uniti e Israele. E anche questa volta, in prima linea tra gli accusati, i due Paesi.
In un’intervista alla rivista americana Time il fondatore di Wilkileaks ha fatto le lodi di Netanyahu che, ha detto, è convinto che le rivelazioni aiuteranno la ricerca della pace in Medio Oriente. «Il premier israeliano sostiene che i leader devono parlare in pubblico come parlano nel privato». I documenti classificati finora pubblicati giocano sicuramente a favore di Tel Aviv. Sia quando i diplomatici americani raccontano come molti leader arabi sono preoccupati per la politica di Teheran, sia quando spiegano che nonostante lo stato formale di belligeranza tra arabi e Israele, esistono ottimi rapporti tra molti paesi del Golfo e il “nemico”.
Wikileaks è nato nel dicembre 2006 e sostiene di «essere stato fondato da dissidenti cinesi, giornalisti, matematici ed esperti di informatica dagli Stati Uniti, Taiwan, Europa, Australia e Sud Africa». E anche se oggi c’è chi sospetta un ruolo dei cinesi nella raccolta e disseminazione dei documenti, molti cinesi vicini al regime sono convinti che Assange e i suoi siano in qualche modo collegati al Mossad, il servizio segreto di Tel Aviv.
Su un sito britannico qualcuno ha trovato “intrigante” una frase di un articolo del giornalista israeliano Yossi Melman, pubblicato sul quotidiano The Independent. Melman mette insieme tre eventi «apparentemente non collegati tra loro». Il primo, la pubblicazione dei documenti molti dei quali riguardano le preoccupazioni del mondo con il programma nucleare iraniano; il secondo, l’assassinio misterioso a Teheran del più importante scienziato nucleare iraniano e il ferimento di un altro; e infine la nomina di Tamir Pardo come nuovo capo del Mossad. «Ma c’è un legame tra di loro. Sono parte dello sforzo interminabile dell’Intelligence israeliana, insieme con le loro controparti in Occidente compreso l’M16 britannico e la Cia americana, per sabotare, ritardare e se possibile per impedire all’Iran di raggiungere il suo scopo di ottenere la sua prima bomba nucleare». Melman non ha voluto chiarire oltre il suo pensiero.
Accuse al Mossad, dopo quelle scontate di Ahmadinejad, sono arrivate ieri anche dalla Turchia, vecchio alleato strategico di Israele ora su posizioni nettamente contrarie alla politica del governo Netanyahu. Huseyin Celik, numero due del partito del premier Erdogan ha indicato che «Israele è soddisfatto» per le rivelazioni. «Ancora prima che i documenti fossero diffusi, già dicevano che “Israele non avrà problemi”».

Wikileaks: Tarpley, è strip-tease CIA per colpire nemici. A partire da Berlusconi-Putin. lo dice giornalista investigativo (ansa) - Roma, 7 dic 2010
Le rivelazioni di Wikileaks? "Sono uno strip-tease della Cia per colpire i suoi nemici, a cominciare da Berlusconi-Putin": lo sostiene il celebre giornalista investigativo Usa, Webster Tarpley all'ANSA. Il rapporto Roma-Mosca "vuol dire fra le altre cose l'oleodotto Southstream, oggetto di odio feroce da parte della CIA. Nessun fantoccio di Washington viene criticato", ha aggiunto.
I documenti pubblicati rivelano "cose già note da un pezzo, come il desiderio dei Sauditi di colpire l'Iran. Assange dice bene della CIA mostrando di dire male", aggiunge Tarpley, convinto che "il prossimo passo sarà un ripulisti generale dell'internet, chiudendo tanti siti critici, utilizzando come pretesto dei segreti spifferati da Assange". Il giornalista non è l'unico ad accusare Assange di fare gli interessi di gruppi occulti: nella schiera dei critici c'é anche John Young, co-fondatore di Wikileaks e ora con un proprio sito indipendente.
Per capire Assange, bisogna rifarsi a Paolo Sarpi, il maestro veneziano dei servizi segreti, il quale ha teorizzato il limited hangout o self-exposure praticato dalla CIA gia' quattro secoli prima di Assange nel suo parere "Del confutar scritture malediche," scritto per il Senato il 29 gennaio 1620. (Opere, edizione Cozzi, Milano: Ricciardi, 1969)
Notiamo in questo contesto che e' stato proprio Cass Sunstein a menzionare Wikileaks per la prima volta (ch'io sappia) nella grande stampa americana, scrivendo sul Washington Post del 24 febbraio 2007: "Wikileaks.org, founded by dissidents in China and other nations, plans to post secret government documents and to protect them from censorship with coded software." [Trad: “Wikileaks.org, fondato da dissidenti in Cina e in altre nazioni, intende pubblicare documenti governativi segreti proteggendoli dalla censura con software criptato”].
Era il primo successo pubblicitario per il gruppo di Assange, e veniva grazie a Cass Sunstein personalmente.
Su Cass Sunstein:

Fino a qualche mese fa l’unico avvocato difensore di Julian Assange era Mark Stephens, della Finers Stephens Innocent, consulenti legali del Waddesdon Trust (famiglia Rothschild):

Vale la pena ricapitolare gli indizi che dovrebbero portarci a concludere che non sia quello che dice di essere.
Da quando Assange è diventato il responsabile unico di wikileaks, scacciando o agevolando l’uscita di chi non la pensava come lui, le “fughe di notizie” hanno rivelato che:
* le armi di distruzioni di massa in Iraq esistevano veramente (!!!);
* l’Iran è una potenza regionale destabilizzatrice e va fermata con le buone o con le cattive;
* Nicola Calipari è morto a causa della sua negligenza;
* il numero di vittime della guerra in Iraq corrisponde al dato fornito dall’amministrazione Bush-Cheney, è drasticamente inferiore rispetto alle stime di tutte le organizzazioni indipendenti e i responsabili del macello sono soprattutto gli iracheni stessi e non le forze di invasione;
* la condotta di Israele e di Tony Blair è impeccabile;
Una curiosa convergenza rispetto alle posizioni dei falchi della precedente amministrazione statunitense e dell’attuale governo israeliano.
La seconda razione di fughe di notizia ha rivelato che:
* gli Stati Uniti spiano i loro alleati e le Nazioni Unite (sorpresona!);
* L’Arabia Saudita e tutti i paesi suoi alleati nel Golfo si preoccupano dell’ascesa dell’Iran;
* Ahmadinejad è descritto come il “nuovo Hitler” e Hugo Chavez come un folle;
* l’Iran riceve missili dalla Corea del Nord;
* gli Stati Uniti temono che le armi nucleari pachistane finiscano nelle mani sbagliate;
* il governo russo fa affari con la mafia russa;
* Gheddafi è (era) mentalmente labile e potrebbe (avrebbe potuto) fare di tutto;
Guarda caso, i principali bersagli sono ancora una volta i maggiori avversari e critici degli Stati Uniti e di Israele che anche questa volta se la cava brillantemente, con nulla a suo carico.
D’altronde lo stesso Assange ha affermato in due occasioni che il bersaglio di Wikileaks sarebbero stati i regimi oppressivi asiatici, Russia e Cina in primis:

In cambio, tra le tante cose, non scopriamo nulla di più di quel che ci hanno già detto i migliori giornalisti d’inchiesta riguardo al coinvolgimento delle forze NATO nel narcotraffico afghano, agli omicidi eccellenti commissionati dal governo israeliano, né sul comportamento terroristico dei mercenari assoldati dalle multinazionali in Iraq, agli eventi di Fallujah.
A che gioco sta giocando Assange? Perché ha ammesso pubblicamente che gli Americani gli passano documenti scottanti? Perché dovrebbero aiutarlo se è così temuto e detestato?
Hillary Clinton ha subito usato le wikileaks per dimostrare che le preoccupazioni americane nei confronti dell’Iran sono fondate ed ampiamente condivise.
I commenti nei forum dei quotidiani britannici che ci preparano alla guerra con l’Iran, ossia alla Terza Guerra Mondiale, si sprecano:
È un incubo per gli anti-israeliani. Ora non possono dare la colpa ad Israele se l’America attaccherà l’Iran a causa delle pressioni saudite
WikiLeaks ha anticipato il giorno in cui gli USA agiranno finalmente per estirpare gli impianti nucleari dello stato del terrore iraniano. Chi ama la pace dovrebbe rallegrarsene e nominare Wiki per il premio Nobel per la pace
Allora non sono solo i “malvagi” israeliani che esortano a colpire l’Iran, ma più o meno tutti i paesi del Medio Oriente. E’ quasi troppo bello per essere vero. Non che non lo si sapesse prima, ma ora nessuno potrà negarlo”.
Così se ci sarà una guerra contro l’Iran potremmo per favore astenerci dal dire che è solo per il petrolio, visto che sono i produttori di petrolio che spingono per l’attacco all’Iran?
Sarà molto difficile per la gente condannare l’America quando vedono che ogni sceicco la implora di bombardare i loro ‘fratelli’

La vicenda di Gary McKinnon è molto istruttiva. Rischia di ricevere lo stesso trattamento penale di un terrorista, senza neppure essere un hacker di prima classe e senza aver neppure commesso una minuscola frazione di quel che ha fatto Assange ("un tentativo irresponsabile di destabilizzare la sicurezza globale", è come il Pentagono ha descritto le rivelazioni di wikileaks).
Però Assange è ricercato dall'interpol per non aver usato un profilattico, non per aver messo a repentaglio la sicurezza internazionale!
Curioso, no?