lunedì 12 dicembre 2011

La "primavera russa" e la democrazia extraterrestre



Nella giustizia delle favole come nella psiche profonda, la gentilezza verso ciò che sembra di poco conto viene premiata con il bene, e il rifiuto di fare del bene a chi non è bello viene punito. Lo stesso accade nei grandi sentimenti come l’amore. Quando ci espandiamo per toccare il non-bello, siamo ricompensati. Se lo disprezziamo, siamo separati dalla vita vera e lasciati fuori al freddo. Per alcuni, è più facile pensare pensieri superiori e bellissimi e toccare le cose che positivamente ci trascendono, che toccare, aiutare ed assistere il non-così positivo. Come la storia illustra, è facile cacciare il non-bello e sentirsi falsamente nel giusto.
Clarissa Pinkola Estés, “Donne che corrono coi lupi”, 2009, p. 140

Dall'ondeggiante oceano, la folla, venne teneramente a me una goccia,
mormorando Io ti amo, tra non molto morirò.
Ho fatto un lungo viaggio solo per guardati, toccarti, perché non potevo morire sinché non ti avessi parlato, perché temevo di poterti poi perdere.
Ora ci siamo incontrati, ci siamo guardati, siamo salvi, ritorna in pace all'oceano mio amore,
anch'io sono parte di quell'oceano amore, non siamo così separati, considera il grande globo, la coesione del tutto, quanto è perfetta!
Ma per me, per te, il mare irresistibile deve separarci, e se per un'ora ci tiene lontani, non potrà tenerci lontani per sempre;
non essere impaziente - un istante - sappi che io saluto l'aria, l'oceano e la terra, ogni giorno al tramonto per amor tuo, amore.
Walt Whitman, Foglie d’Erba

Come contenere un ghigno sardonico quando i giornalisti occidentali inneggiano alla “Primavera Russa” dei manifestanti pro-democrazia che contestano Putin senza poter nascondere il fatto che le riprese li mostrano mentre sventolano bandiere con la falce e martello (noto simbolo democratico?), che vengono bellamente ignorate dai commentatori?
È giornalismo o è propaganda? La deontologia professionale, l’integrità: che fine hanno fatto? C'è in giro un'epidemia di minzolinite?
Il dato che salta all'occhio è che siamo in una fase in cui dobbiamo sostenere un forsennato attacco alla democrazia portato da oligarchie che si spacciano per democratiche e che stanno erodendo lo stato di diritto dal suo interno:
C’è chi, come l’ex consigliere di Mitterrand, teme il peggio:
Ho già trattato la questione della natura e delle virtù della democrazia in questo mondo:
E i problemi inerenti alla democrazia diretta:

Ora vorrei dimostrare che la democrazia è un’istituzione che potrebbe funzionare e quasi certamente funziona su altri mondi. In altre parole, ritengo che la democrazia non sia un monopolio della specie umana terrestre. Dando per scontata l’esistenza di vita intelligente nell’universo, 

http://www.informarexresistere.fr/2011/12/24/alienologia-corso-avanzato-parte-seconda-la-storiografia/#axzz1i8n9szlE
presumo che altre civiltà abbiano adottato un modello democratico per regolare la vita pubblica e dirimere le controversie. Qui spiego perché la penso a questo modo. 
Sono giunto a questa conclusione leggendo le opere di Jacob Needleman, un filosofo morale e politico che insegna alla San Francisco State University. In particolare, mi ha impressionato “The American Soul: Rediscovering the Wisdom of the Founders” (New York: Jeremy P. Tarcher, 2003). La mia trattazione è, in pratica, una rielaborazione per sommi capi delle sue tesi. Per me, come per lui, “America” è il nome del Mondo Nuovo, di una società ideale in cui le nostre migliori aspirazioni – “gli angeli migliori della nostra natura”, li chiamava Lincoln – hanno finalmente prevalso.  
La grande speranza dell’America, spiega Needleman, era la sua visione di cosa fosse l’umanità e di cosa potesse diventare – individualmente e coralmente. L’America era una grande idea e sono queste grandi idee che fanno andare avanti il mondo, che dischiudono la possibilità di un senso alto della vita umana. L’America come fatto, simbolo e promessa di un nuovo inizio, che concepisce il materialismo come una malattia della psiche che non riceve un sufficiente nutrimento di idee. Per Needleman, nell’America la missione degli esseri umani è quella di agire nel mondo come strumenti consapevoli ed individuati della Sapienza/Sophia (cf. trascendentalisti), persone di buona volontà e retto intendimento, ossia dei Giusti.
Sono le idee che dirigono la nostra attenzione verso la grandezza che ci circonda nella natura e nell’universo, aprendoci gli occhi sulle reali esigenze del nostro prossimo, mostrandoci che non siamo qui solo per noi stessi, che non è solo il comfort psicologico, fisico e sociale a cui dobbiamo aspirare. L’America, dunque, è un’espressione nuova ed originale, un esperimento sociale e politico, fondato su idee che sono state patrimonio dell’umanità per millenni.
Needleman afferma che l’uomo vive tra due mondi, un mondo interiore di grandi visioni spirituali e potere spirituale ed uno esterno di realtà e limitazioni materiali. Il senso della democrazia è radicato nella visione di una natura umana caduta e perfettibile: interiormente caduta ed interiormente perfettibile. I diritti costituzionali si basano su una visione della natura umana che ci chiama ad essere attori responsabili, responsabili verso qualcosa dentro di noi che è superiore ai nostri desideri così umani, troppo umani. Il sintomo che un’idea è davvero grande è la sua capacità di unificare le parti disparate dell’essere umano (si veda anche Jung). Ogni grande idea parla di un ordine sociale che diventa possibile sulla base di questo ordinamento interiore di ciascun individuo.
Ci può essere un legame interpersonale saldo e duraturo tra persone e nazioni così diverse se in ciascun coscienza/anima non si verifica un analogo processo di unificazione? Il mondo è come è perché gli esseri umani sono come sono e non c’è nulla di essenziale nella vita umana che possa essere migliorato se prima non ci occupiamo della nostra disarmonia interiore. Ogni riforma dall’esterno implica violenza e guerra in tutte le sue varie forme.
Siamo nati in un mondo di idee ponderate nei secoli, in un’identità filosofica plurale fatta anche di libertà, giustizia, uguaglianza, indipendenza di giudizio, coscienziosità, sollecitudine verso il prossimo, senso di responsabilità, auto-determinazione. Questa era l’idea di America. Non radici ma boccioli, frutti non ancora maturi. Ciò che conta è il potenziale inespresso, non il limite imposto; è il divenire, non l’essere.
Per Needleman l’arte del futuro, la competenza indispensabile per i tempi a venire, è il gruppo. L’intelligenza e la benevolenza di cui abbiamo bisogno vengono solo dal gruppo, dall’associazione di uomini e donne che cercano di lottare contro gli impulsi dell’illusione, dell’egoismo e della paura. Si è eroi coralmente, non singolarmente. L’eroe solitario è spesso un farabutto, un impostore.
Needleman rileva che, per i popoli extra-europei, il concetto di pace era ben diverso da quello che abbiamo in mente noi. La loro pace era dinamica ed includeva tutte le forze della vita, nella natura e nell’uomo, compresa quella che chiamiamo “male”; un concetto inclusivo, non esclusivo: lotta, sofferenza, dolore, errori e stoltezze, passione, tenerezza, rabbia e sconfitta. Persino la guerra era compresa nell’idea di pace, una guerra condotta in un certo modo e con certe motivazioni. L’assolutismo pacifista era completamente estraneo alla loro mentalità ed è un’invenzione della modernità.
La domanda a cui cercavano una risposta era molto semplice e molto importante: come pensare e vivere in modo tale da conformarsi alle leggi cosmiche, alla coscienza, che è la voce dell’universo in ognuno di noi, in un mondo che dia spazio ad una relazione tra la grandezza del cosmo e le esigenze della Terra e di ciò che vive e succede su quest’ultima?
Il contrario di quest’accezione di pace e giustizia, spiega il filosofo statunitense, è ciò che divide e separa le parti della realtà e le mantiene distinte, un moralismo che sminuisce l’interconnessione dei viventi, della vita. Ci sono cose che vanno distrutte e persone che vanno uccise (es. psicopatici che minacciano singole vite o intere comunità), ma non certo per plasmare il cosmo a nostro piacimento, bensì perché il cosmo possa ricostituirsi, per suo conto. Il giudizio di chi separa il bene dal male è quello del moralista, che è spesso spaventato e violento. Se il mondo è caduto è per via della sua violenza endemica, della tendenza a distruggere chi si oppone alla nostra volontà e morale, ignorando il senso di giustizia ed una visione obiettiva della realtà. Non è che il bene e il male non esistono, è che sono interdipendenti. È il nostro moralismo che ci spinge a distruggere, dopo aver distinto mente e corpo, spirito e materia, uomo e natura, vita e morte: una visione dualistica della realtà è molto confortevole. Per i nativi americani, come per Jung, ciò che è oggettivamente buono è la realtà nella sua interezza e ciò che è oggettivamente cattivo è la sua frammentazione. Ciò che alla mente ordinaria appare come opposizione, contrasto e contraddizione è un’unità trascendente, la riconciliazione dei contrari interconnessi, la cosiddetta coincidentia oppositorum. La vita come una relazione misteriosa ed intima tra forze opposte. La legge è ciò che mantiene questa relazione e, nel farlo, il dinamismo della vita. Questa è la pace, la pace assicurata dalla comprensione e conoscenza. La giustizia discende da tale comprensione. La pace fa da ponte tra due forze contrapposte. Il male è la forza che ostacola fatalmente l’azione della forza riconciliativa, la discesa della colomba, lo Spirito Santo, nella vita umana. Opporsi a ciò che è buono (es. l’intolleranza delle diversità che non violano la legge, l’ingiustizia, la violenza contro l’ambiente, la tortura, la guerra, ecc.) non è un peccato imperdonabile, imperdonabile è ostruire il corso della riconciliazione tra il bene e ciò che gli si contrappone. “Satana” deriva dall’ebraico satan, che significa l’avversario. “Diavolo” viene dal greco diabolos, “colui che divide” e significa l’accusatore, il diffamatore, il mentitore. Nella sua prima forma il demonio è uno strumento divino e serve delle sacre finalità.
Per questo Gesù chiama Pietro “Satana” ma gli ordina di mettersi dietro di lui: “va dietro a me, Satana” (attenzione all’errata traduzione “Lungi da me, satana!” Matteo 16:23), ossia di seguirlo come discepolo, quando Pietro dimostra di non aver capito il senso del suo messaggio. È invece irreparabile il male di chi nega lo Spirito Santo e la sua funzione di agente riconciliativo tra i contrari (es. altoatesini e sudtirolesi, o bianchi e neri, ebrei e arabi, cattolici e protestanti nell’Irlanda del Nord, ecc.) e legame tra l’umano e il divino, ossia chi induce l’uomo a credere di essere solo un animale o una macchina.  
Il cuore della democrazia è apprezzare l’altro anche quando è un mio avversario. Si è intimamente democratici quando si riesce a fare un passo indietro ed un passo fuori da se stessi, dalle proprie emotività e permettere all’altro di pensare, parlare e vivere.
La democrazia non è solo un’istituzione esterna, non è solo una forma politica, è anche una forza interna al nostro sé, un ideale interiore, l’espressione più alta di una spiritualità laica, capace di coniugare pragmatismo e misticismo, materia e spirito, esteriore ed interiore, bene e male.
Rispettare tutte le persone, garantire a ciascuno i propri diritti e la propria voce, significa capire cosa abbiamo tutti in comune, richiede di vedere che cosa sia un essere umano, indipendentemente da tutte le distinzioni sessuali, razziali, etniche, religiose, fisiche, sociali, culturali ed intellettuali. Quali siano i suoi pregi e difetti.
Il significato più profondo della democrazia è la comprensione delle strutture più profonde del sé umano, dell’interiorità.
La democrazia è vitale perché nessuno può arrivare alla verità ed alla purezza della coscienza senza essere assistito da tante altre persone: è uno sforzo corale, come corali sono sempre stati gli sforzi delle varie costituenti, delle persone incaricate di redigere le carte dei diritti e gli statuti, che mai sarebbero giunti ad un tale livello di saggezza e lungimiranza, da soli.
Il monoteismo, invece, diffonde l’idea che ci sia una parte della natura umana che deve essere distrutta, senza che sia possibile ricostituire l’unità fondamentale dell’essere.
Nella dottrina della coincidentia oppositorum, dell’interconnessione, ciò che chiamiamo male – il dolore ed il timore insensati, brutali, crudeli, futili perché irredimibili, lo spreco di vita, l’ingiustizia titanica, la rabbia sorda e violenta – nasce proprio dalla scelta di escludere le forze del “male” (Jung le chiamava “ombra”) dalla nostra vita e dalla nostra mente consapevole. Quando questo male viene isolato, cresce fino a distruggere un bene che, innaturalmente separato, è indifeso. Da qui nascono il razzismo, il segregazionismo, la guerra sterminatrice, la pulizia etnica, l’olocausto.  

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