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giovedì 5 gennaio 2012

NDAA - torneranno i campi di concentramento in America?





La mia amministrazione non autorizzerà la detenzione militare a tempo indeterminato senza processo di cittadini americani. Una cosa del genere violerebbe le tradizioni e i valori più importanti della nostra nazione
B.H. Obama

Nel terzo millennio nessuno dovrebbe più subire il trattamento riservato a decine di migliaia di Giapponesi, Italiani e Tedeschi negli Stati Uniti e in Canada:
Ma d’altra parte il fatto che gli Stati Uniti si fregino del primato di possedere un quarto della popolazione carceraria del mondo non è un buon segno (con il 5% della popolazione totale mondiale):
E certi disegni di legge attualmente al vaglio delle commissioni competenti sono a dir poco minacciosi:

Alla fine del 2011 Obama ha controfirmato una legge (National Defense Authorization Act) che trasferisce all’esercito buona parte delle competenze in materia di operazioni anti-terroristiche e prevede la possibilità di imprigionare i sospetti terroristi a tempo indeterminato e senza processo.
versione della Camera dei Rappresentanti passata con 322 voti a 96:
versione definitiva
[283-136 alla Camera e 86-13 al Senato]
Inizialmente avevo preso per buono l’allarme lanciato dalla ABC con questo articolo:
che dichiarava senza mezzi termini che l’esercito avrebbe potuto arrestare cittadini americani sulla scorta di sospetti, tenendoli reclusi fino a data da destinarsi.
Poi qualcuno mi ha fatto notare che la sezione 1021 [“AFFIRMATION OF AUTHORITY OF THE ARMED FORCES OF THE UNITED STATES TO DETAIN COVERED PERSONS”], sottosezione e) recita “Nothing in this section shall be construed to affect existing law or authorities relating to the detention of United States citizens, lawful resident aliens of the United States, or any other persons who are captured or arrested in the United States.”
Dunque sembrerebbe che lo stato di diritto antecedente alla legge non possa essere in alcun modo compromesso.
Ma allora perché la ABC aveva stravolto il significato di questa legge, demonizzando Obama, senza sentirsi in dovere di togliere un articolo menzognero? Mi ero persino convinto che la ABC stesse deliberatamente sabotando la campagna di ri-elezione di Obama – un’idea abbastanza sciocca, visto che gli sfidanti repubblicani sono quasi tutti più autoritari e radicali di Obama, che resta un moderato, al loro confronto.
Mi sono preso il tempo di esaminare meglio la questione e devo ammettere che non so cosa pensare. C’è troppa confusione e su una materia così delicata non dovrebbe essercene. Troppi giuristi sembrano minimizzare la portata della legge asserendo che ufficializza pratiche già adottate in precedenza e che l’amministrazione Obama si è espressa in toni rassicuranti.
Ma quando Obama avrà lasciato il posto a qualcun altro? E se ci dovesse essere un altro 11 settembre, magari con una bomba sporca? E nel caso di un conflitto esteso scatenato da un attacco all’Iran? E perché il fatto che queste procedure siano adottate con estrema gradualità dovrebbe rassicurarmi? Non è proprio la gradualità del riscaldamento dell’acqua che impedisce alla rana di sapere che sta per essere bollita?

Tanto per cominciare ho constatato che non è stata unicamente la redazione della ABC a denunciare questa legge, ma anche il New York Times, normalmente molto pro-Obama, con un devastante editoriale che lo definisce maldestro e descrive il testo approvato come “così pieno di elementi discutibili che non c’è lo spazio per esaminarli tutti”, con il potenziale di “conferire ai futuri presidenti l’autorità di imprigionare a vita dei cittadini americani senza una formale accusa e senza un processo” e “nuove, terribili misure che renderanno la detenzione a tempo indefinito e i tribunali militari un aspetto permanente della legge americana”. In sintesi, “una deviazione dall’immagine che che questa nazione si è fatta di se stessa, ossia di un luogo in cui le persone che hanno a che fare con lo stato o sono sottoposti ad un’accusa formale oppure restano a piede libero”.
David Cole, docente di giurisprudenza al Georgetown University Law Center, sempre sul NYT, ha avvalorato la posizione del quotidiano:

Perché mai un quotidiano così importante dovrebbe assumere una posizione così estrema, se non avesse delle solide ragioni per farlo?
Il direttore dell’FBI Robert Mueller, il Segretario alla Difesa Leon Panetta ed il Direttore della National Intelligence, James Clapper, erano anche loro contrari a questa legge perché gli arrestati, sapendo di rischiare una detenzione militare, non avrebbero mai collaborato con le indagini e perché la misura comportava un significativo esautoramento delle funzioni dell'FBI e delle altre agenzie investigative:
Sembra siano stati parzialmente accontentai con un emendamento che consente alle suddette agenzie di interrogare i sospettati detenuti dalle autorità militari: “Nothing in this section shall be construed to affect the existing criminal enforcement and national security authorities of the Federal Bureau of Investigation or any other domestic law enforcement agency with regard to a covered person, regardless whether such covered person is held in military custody”.
Un gruppo di ventisei generali ed ammiragli in pensione che si era già impegnato per proibire la tortura ha scritto ai rispettivi senatori spiegando che questa è una legge che arreca più danni che benefici
Trentadue parlamentari democratici hanno inviato le loro lettere di protesta alle due camere, temendo che la legge minerà alle fondamenta il quarto, quinto, sesto, settimo ed ottavo emendamento della Costituzione.
Altre critiche severe sono arrivate dall’American Civil Liberties Union (ACLU), da Human Rights Watch e da un articolo di Forbes, che la descrive come “la più grave minaccia alle libertà civili degli Americani”.
Quel che è certo è che le disposizioni contenute in questa legge si fanno beffe delle convenzioni di Ginevra e violano gli articoli 8, 9, 10 e 11 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, sulla scia del vergognoso Patriot Act, un cavallo di Troia che sta abbattendo dall’interno le difese costituzionali dei cittadini americani:
Non solo il campo di concentramento di Guantánamo non è stato chiuso, come promesso da Obama, ma questa legge in pratica rende impossibile chiuderlo (sezioni 1026 e 1027) nonostante Obama abbia dichiarato che “il carcere di Guantánamo Bay compromette la sicurezza nazionale e la nostra nazione sarà più sicura il gorno in cui questa prigione sarà finalmente e responsabilmente chiusa” [“the prison at Guantánamo Bay undermines our national security, and our nation will be more secure the day when that prison is finally and responsibly closed]
Anzi, ne richiederà l’espansione, così come quella dell’altro campo di concentramento di Bagram, in Afghanistan
Gli Stati Uniti non sono più nella posizione di insegnare a nessuno il significato della democrazia ed il rispetto dei diritti, costituiscono ormai un esempio nefasto per tutte le altre nazioni ed espongono i loro stessi cittadini ad un medesimo trattamento in paesi con i quali sono ai ferri corti (es. accuse di sabotaggio alle infrastrutture iraniane)

I problemi interpretativi cominciano con la sezione 1021 (precedentemente 1031), che contempla la detenzione a tempo indefinito, senza un giusto processo, di persone ACCUSATE di essere stati o essere membri o di aver appoggiato in misura sostanziale al-Qaeda, i Talebani o forze ad essi associate in stato di belligeranza con gli Stati Uniti ed i loro alleati.
Dunque anche la resistenza palestinese, siriana e libanese all’occupazione israeliana? Saddam Hussein era stato falsamente collegato ad Al-Qaeda, pur essendone un nemico dichiarato: cosa succederà ai cittadini iraniani, siriani, palestinesi, libanesi, somali, yemeniti, pachistani, indonesiani, venezuelani, brasiliani, cubani?
E perché proprio ora che si afferma che Al Qaeda è stata virtualmente smantellata?
e gli Stati Uniti stanno negoziando con i Talebani?
L’interpretazione delle disposizioni di legge è tutto. L’amministrazione Bush è sempre stata molto elastica nella sua lettura di quel che era autorizzata o meno a fare
e varie corti, in diversi gradi di giudizio, hanno simpatizzato con questo approccio che erodeva i diritti degli accusati/imputati. (cf. Matteo TONDINI, "Hamdan v. Rumsfeld. Se il diritto si svuota dei suoi contenuti": "In conclusione, la sentenza prospetta evidenti elementi di censurabilità sul piano del diritto sostanziale e, più in generale, mette in evidenza un ulteriore problema irrisolto, ovvero l'effettivo accesso alle garanzie previste dal diritto dei conflitti armati e, generalmente, dai diritti umani da parte di coloro che si ritrovano imprigionati in vuoti giuridici, creati appositamente per scavalcare quelle garanzie processuali che trovano fondamento nell'acclaramento della verità (processuale), e non nella messa in libertà dei colpevoli").
ACLU e HRW sostengono che l’ultima volta che poteri di detenzione così ampi sono stati conferiti allo stato è stato al tempo di McCarthy, con l’Internal Security Act. Secondo Jonathan Hafetz, avvocato ed uno dei massimi esperti di questo ambito giuridico, questa è la prima volta nella storia americana che si autorizza per legge l’incarcerazione militare illimitata e senza processo:
La sezione 1021 precisa che, nel suo ambito, non è estendibile ai cittadini americani – “Nothing in this section shall be construed to affect existing law or authorities relating to the detention of United States citizens, lawful resident aliens of the United States, or any other persons who are captured or arrested in the United States” (e i cittadini americani all’estero?).
Il giudizio dell’amministrazione Obama sulla sezione 1022 è stato il seguente: “mal concepita, non servità a migliorare la sicurezza degli Stati Uniti…superflua, rischia di creare incertezza”
La lettera b della sezione 1022 specifica che la detenzione militare non è obbligatoria per i cittadini degli Stati Uniti: “The requirement to detain a person in military custody under this section does not extend to citizens of the United States”. Di conseguenza, par di capire, gli stranieri sospettati devono per forza essere arrestati, mentre i cittadini americani potrebbero essere arrestati, pur non sussistendo un obbligo di farlo. In ogni caso non è chiaro se la legge stabilisca che questa possibilità è esclusa categoricamente, specialmente alla luce del Patriot Act e dei precedenti Padilla:
e al-Marri:
Robert M. Chesney (University of Texas) ha criticato la scelta di non fare chiarezza, lasciando il testo in termini così vaghi da consentire interpretazioni restrittive e radicali:
Anche prendendo per buona l’interpretazione più rigida, quella che esclude i cittadini americani e che è stata esplicitamente fatta propria dall’amministrazione Obama – “per quanto concerne i cittadini statunitensi coinvolti in attività connesse al terrorismo, che siano arrestati all’estero o in patria, saranno processati dal nostro sistema penale” [“when it comes to U.S. citizens involved in terrorist-related activity, whether they are captured overseas or at home, we will prosecute them in our criminal justice system”] –, resta il fatto che questa disposizione viola l'articolo 7 della Dichiarazione universale dei diritti umani: “Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad una eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad una eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione”. Ora esiste un obbligo di detenzione militare per cittadini non-americani, inclusi quelli arrestati sul suolo americano. Dunque esiste un obbligo di approntamento di una rete di centri di detenzione militari sul suolo americano. Perciò sì, la mia risposta è che esistono le premesse perché negli Stati Uniti si ripeta quel che accadde tra il 1941 ed il 1945.

Che ci sia qualcosa che non torna è un’impressione rafforzata dal rifiuto dell’emendamento proposto dal senatore Feinstein, che esentava in modo esplicito i cittadini statunitensi, senza lasciare adito ad alcun dubbio:
Poiché, quasi senza eccezione, chi arriva al potere tende a fare il massimo uso possibile delle sue prerogative, il rifiuto del suddetto emendamento è estremamente significativo. Obama, o chi gli succederà, avrà una discrezionalità interpretativa senza precedenti nella storia americana
Qualche blogger ha suggerito che si possa trattare di una trappola preparata per forzare la mano ad Obama, che non poteva porre il veto su una sezione senza respingere l’intera legge, la quale però è essenziale per poter rifinanziare le forze armate, inclusi i salari delle reclute e l’indotto delle basi militari negli Stati Uniti, dai quali dipende l’esistenza di milioni di persone e l’economia statunitense (e globale).
Obama è stato certamente molto critico e ha minacciato di usare il suo potere di veto. Ha anche assicurato che “l’esercito non pattuglia le nostre strade e non fa rispettare le nostre leggi – né lo dovrebbe fare” [“our military does not patrol our streets or enforce our laws—nor should it”].
Sembra però che stia cercando di salvare il salvabile, essendo da tempo su posizioni difensive. Non so quanto potere realmente eserciti, non conosco le sue reali intenzioni. 

sabato 29 ottobre 2011

Hani Hanjour, l'uomo che non c'era (11 settembre 2001)




Hani Hanjour, definito "il miglior pilota a disposizione di Al-Qaeda", un’organizzazione che ha portato a termine con successo il più incredibile attacco terroristico coordinato della storia nel paese più potente della storia, non è una cima. 
Risiede per 38 mesi (!) negli Stati Uniti e non riesce ad imparare la lingua abbastanza da farsi capire e da passare il test per una patente di guida, poche settimane prima dell’11 settembre – il 2 agosto 2001 –, a causa del suo pessimo inglese. Curioso che Al-Qaeda non riesca a munirsi di un tizio più atto all’uopo, che invece di impegnarsi a fondo, dopo aver constatato la sua imperizia linguistica e tecnica, preferiva uscire a divertirsi e andare a Las Vegas a vedere gli striptease (ma non era un fondamentalista pronto al suicidio?). Nell’ultimo mese prima dell’attacco al Pentagono fa poca di pratica di volo, su un CESSNA, ed il suo inglese è ancora pessimo (giusto per non dare nell’occhio!). 

Comunque procediamo con l’analisi del personaggio e della sua avventura.
 
Nel 1996 Hanjour lascia la prima scuola di volo (Sierra Academy of Aeronautics, Oakland) dopo poche lezioni. Si rivolge alla Cockpit Resource Management (CRM), a Scottsdale, Arizona,  il cui proprietario, dopo tre mesi, lo descrive come “uno studente scarso” (weak) che “ci fa sprecare tempo prezioso” (“wasting our resources”)
[Goldstein, Amy, Lena H. Sun, and George Lardner Jr. 2001. “Hanjour an unlikely terrorist.” Cape Cod Times. 21 October. http://www.capecodonline.com/apps/pbcs.dll/article?AID=/20011021/NEWS01/310219983.]
Hanjour, comprensibilmente, se ne va, ma ritorna nel 1997 per un altro breve periodo. Nei successivi tre anni telefona un paio di volte all’anno per riprendere corsi che abbandona regolarmente. Finché il proprietario, tale Hastie, si stufa e lo liquida dicendogli: “non ce la farai mai!” [ibidem].
Nella primavera del 2000 ci proverà un’altra volta e riceverà l’ennesimo rifiuto, perché al CRM, visti i disastrosi precedenti, non ritengono sia assolutamente in grado di migliorare. [http://www.washingtonpost.com/ac2/wp-dyn?pagename=article&contentId=A46892-2001Sep29&notFound=true]. Non solo, l’impressione generale è che non si impegni come uno davvero interessato ad imparare a volare con un aereo [“The conspirators with borrowed names blended in, trading one seedy room for the next. They took flying lessons--and plotted. By Carol J. Williams, John-Thor Dahlburg And H.G. Reza, Times Staff Writers, September 27, 2001, http://911review.org/brad.com/archives/HIJACK_flight_school_names.html].
Dopo il gran rifiuto di CRM, Hanjour ci prova alla Sawyer Aviation, sempre in Arizona. L’istruttore Wes Fults (per voli simulati) ammette che si tratta dell’ultima spiaggia, per chi proprio non ce l’ha fatta altrove: “era noto a tutti che se fallivi da qualunque altra parte, saresti andato alla Sawyer” [ibidem]. Infatti giudica Hanjour un esordiente  (“a neophyte”), che si perdeva d’animo di fronte alla strumentazione del simulatore di volo (“got overwhelmed with the instruments”) e aveva la più rudimentale comprensione sulle funzioni dei vari strumenti (“He had only the barest understanding of what the instruments were there to do”). Non a caso, dopo 3 o 4 tentativi, se ne va (“disappeared like a fog”).
Per ottenere un brevetto di pilota serviva una minima conoscenza dell’inglese, ma non ce l’avrebbe mai fatta senza una falla del sistema. Federal Aviation Administration (FAA) delega a privati (che hanno un diretto interesse a non essere troppo rigidi) il compito di approvare l’attribuzione delle licenze di volo. Così, nell’aprile del 1999, Daryl Strong, uno dei 20mila esaminatori ufficiali, lo fa passare dopo averlo testato su un Piper Apache http://en.wikipedia.org/wiki/Piper_PA-23.
Ottenuto il suo sudato brevetto, “rientra in Arabia, dove tenta di continuare la sua carriera aeronautica, senza successo: la scuola di volo di Jeddah respinge la sua istanza di ammissione” [http://www.scribd.com/doc/51748017/Crono9111].
Ma una scuola di volo, la Jet Tech (sempre a Phoenix), nel febbraio del 2001, è così perplessa, che sospetta si tratti di una falsa licenza. Peggy Chevrette, della Jet Tech, spiegava alla Fox News: “non potevo credere che avesse ottenuto un brevetto di qualunque genere” (“I couldn’t believe that he had a license of any kind with the skills that he had”) [Associated Press2002. “FAA Probed, Cleared Sept. 11 Hijacker in Early 2001.” 10 May. http://foxnews.com/story/0,2933,52408,00.html.].
 
Marilyn Ladner, vice presidente della Pan Am International Flight Academy proprietaria di JetTech, espresse una certa preoccupazione in merito alle capacità tecniche ed alle competenze linguistiche di Hanjour alla Federal Aviation Administration (FAA) ("We did have skill level concerns and a bit of language fluency concern and we did mention it to our FAA training center official" - ibidem) tanto da indurla a concludere: “non dovresti volare” (‘you really shouldn’t be in the air” [Yardley, Jim. 2002. “A trainee noted for incompetence.” New York Times. 4 May.
http://www.nytimes.com/2002/05/04/national/04ARIZ.html]). Lo segnalò 5 volte alla FAA per fargli togliere la licenza di volo [http://www.cbsnews.com/stories/2002/05/10/attack/main508656.shtml.]. L’incaricato della FAA, John Anthony, constatò la limitata conoscenza di come volare (“Hani's limited knowledge of flying"), si peritò di controllare che la certificazione fosse autentica, scoprendo che era valida e consigliò alla JetTech di assumere un interprete per assisterlo (violando così le norme della FAA!!! – [“FAA Probed, Cleared Sept. 11 Hijacker in Early 2001,” FOX News, May 10, 2002]). In ogni caso Hanjour abbandonò anche JetTech ed un dipendente tirò un sospiro di sollievo per poi affermare di essere rimasto estremamente sorpreso che Hanojur potesse aver fatto schiantare il Boeing nel Pentagono: “non aveva idea di come si volasse” (“He could not fly at all” – [http://www.nytimes.com/2002/05/04/national/04ARIZ.html.]
È il MARZO DEL 2001. L’istruttore di quella scuola di volo per i Boeing 737 scriveva nel suo rapporto: “lo studente ha commesso numerosi errori e ha dimostrato di non capire i concetti fondamentali. È successo lo stesso durante la valutazione della sua conoscenza dei sistemi…dubito che possa riuscire a superare un esame orale della FAA per un Boeing 737, ora o nel prossimo futuro. Avrà bisogno di fare molta più esperienza su aerei più piccoli prima di poter pilotare grandi jet” [Training Records, Hani Hanjour, B-737 Initial Ground Training, Class 01-3-021, Date: 2/8/01, Jet Tech International,http://www.vaed.uscourts.gov/notablecases/moussaoui/exhibits/prosecution/PX00021.pdf].
Lo stesso rapporto della Commissione sull’11 settembre [The 9/11 Commission Report, Final Report of the National Commission on Terrorist Attacks Upon the United States, W.W. Norton & Co., New York, 2004, pp. 226-227] riporta che le sue performance al simulatore di un 737 erano inadeguate e l’istruttore gli consigliò di desistere  (“In early 2001, he started training on a Boeing 737 simulator at Pan Am International Flight Academy in Mesa. An instructor there found his work well below standard and discouraged him from continuing” – [http://web.archive.org/web/20041020144854/http://www.decloah.com/mirrors/9-11/911_Report.txt.]), ma ritiene nonostante tutto che potesse pilotare un 757 (!!!).
Nei mesi che precedettero l’attacco Hani Hanjour noleggiò diversi aerei (tipo Cessna) in alcuni piccoli aeroporti alla periferia di New York e Washington. La Commissione ritiene che lo abbia fatto per ispezionare il terreno. Ma l’istruttore di volo che lo accompagnò la prima volta si rifiutò di ripetere l’esperienza, a causa delle sue scadenti capacità di volo (“because of Hanjour’s poor piloting skills” – 30 maggio 2001 [http://911myths.com/images/2/2a/PENTTBOM_About_Hanjour.pdf]. In un altro tentativo senza istruttore danneggia l’aereo noleggiato.
L’unica fonte che suggerisce la possibilità che Hanjour si sia recato ancora una volta in Arizona per addestrarsi con i simulatori è citata anonimamente in un rapporto dell’FBI. Non si sa nulla di questa persone e del luogo in cui avvenne questo considerevole salto di qualità al simulatore, in poche settimane (“quasi tutto giugno”, riporta la Commissione d’Inchiesta, che non ha ritenuto di dover interrogare questo testimone).  
Sia come sia, il 19 giugno del 2001 non è in Arizona perché deve sostenere un test per ottenere la licenza per il volo notturno. Fallisce.
Il 16-17 agosto 2001 prova a noleggiare un Cessna 172  a Freeway Airport, Bowie, Maryland, a 20 miglia da Washington. Non lo lasciano volare da solo e gli impongono degli istruttori. Compie tre voli e gli istruttori Sheri Baxter e Ben Conner confermano i giudizi dei loro predecessori: non riesce a controllare il velivolo [“Hanjour could not handle basic air maneuvers”] e non sa come atterrare. [Williams, Dahlburg, Reza, http://911review.org/brad.com/archives/HIJACK_flight_school_names.html – la sua incapacità di controllare un Cessna monomotore è confermata qui:http://web.archive.org/web/20041208221914/http://www.newsday.com/ny-usflight232380680sep23.story.]
Per questo si rifiutano di accompagnarlo se prima non fosse ritornato per ricevere ulteriore addestramento. A MENO DI UN MESE DALL’ATTACCO AL PENTAGONO, il responsabile degli istruttori di volo a Freeway, Marcel Bernard, che dopo l’attacco lo descrisse come “molto tranquillo, di capacità medie o sotto la media, il suo inglese era davvero scarso”, gli proibisce di noleggiare un CESSNA (non un Boeing) per un volo non accompagnato, perché non sa manovrarlo [Frank, Thomas. 2001. “America's ordeal: Tracing trail of hijackers.” Newsday. 23 September.http://web.archive.org/web/20020405020924/http://www.newsday.com/ny-usflight232380680sep23.storyConfermato negli atti ufficiali qui: http://www.scribd.com/doc/15103091/Contents-of-John-Tamm-Memos-Folder-Memos-Notes-and-Withdrawal-Notices.].
The Prince George Journal, del Maryland, che è stato chiuso il 1 febbraio del 2005, il 18 settembre riportava le dichiarazioni degli istruttori di Hanjour : “Alcuni istruttori della scuola dissero a Bernard che, dopo tre voli soltanto, non lo ritenevano in grado di volare da solo, al che Hanjour sembrò molto contrariato […]. Bernard precisò che, nel suo giornale di bordo, Hanjour aveva 600 ore di volo registrate, e che gli istruttori si erano sorpresi che non sapesse pilotare meglio, data quell’esperienza”
Il rapporto della Commissione di inchiesta sull’11 settembre non trova nulla di degno di nota nel fatto che gli istruttori avessero ripetutamente raccomandato a Hanjour di gettare la spugna e abbandonare l’idea di diventare un pilota [The 9/11 Commission Report, pp. 226-227] e lo descrive come IL PILOTA PIU’ ESPERTO A DISPOSIZIONE DI AL-QAEDA (“the [al Qaeda] operation’s most experienced pilot”http://web.archive.org/web/20041020144854/http://www.decloah.com/mirrors/9-11/911_Report.txt.].
Stando unicamente a quando viene affermato dalla Commissione d’Inchiesta dell’11 settembre, dopo Freeway si presenta al Congressional Air Charters, all’aeroporto di Gaithersburg, Washington. Prova ancora una volta a volare da solo un Cessna 172, ma gli assegnano un istruttore. È in quest’occasione che passa il test brillantemente e la testimonianza del suo istruttore è decisiva per la Commissione d’Inchiesta. A parte l’istruttore, non esiste alcun testimone che confermi che ciò sia avvenuto, non esistono tracce della sua brillante performance e dell’avvenuto conferimento del brevetto. [http://www.historycommons.org/context.jsp?item=a0401hanjourmoretraining#a0401hanjourmoretraining.]
Anzi, gli atti del processo a Moussaui dimostrano che la Commissione ha manipolato i presunti fatti. Non di un esame di brevetto, si trattava, ma di un semplice test assicurativo per poter noleggiare un Cessna [http://www.vaed.uscourts.gov/notablecases/moussaoui/exhibits/prosecution/ST00001A.pdf.]. Gli atti del medesimo processo mostrano anche che, ben lungi dall’essere il provetto pilota descritto dall’istruttore , il 26 agosto, dopo aver “brillantemente superato l’esame” Hanjour richiese di poter noleggiare un Cessna, ma con a fianco un istruttore (!!!!).
Il nome di questo istruttore viene menzionato una sola volta, in una nota in fondo al testo che recita quanto segue: “Hanjour ha superato con successo un difficile volo per l’ottenimento del brevetto sotto la supervisione di un istruttore del Congressional Air Charter of Gaithersburg, nel Maryland, atterrando in un piccolo aeroporto con un difficile avvicinamento. L’istruttore ritiene che Hanjour possa aver ricevuto un addestramento militare perché ha impiegato un sistema di guida con riconoscimento del terreno. [Intervista a Eddie Shalev (9 aprile 2004), The 9/11 Commission Report, p. 531, nota 170]. Il rapporto non aggiunge altro su Shalev, il che stupisce, vista la totale discrepanza tra la sua descrizione di Hanjour e quella di tutti i suoi colleghi. La sua identità resta un mistero fino al gennaio del 2009, quando vengono resi pubblici gli archivi dell’11 settembre [http://media.nara.gov/9-11/MFR/t-0148-911MFR-00551.pdf.]. Il file dell’FBI mostra che non è mai stato addestrato per pilotare un Boeing 757 e ha fatto solo alcune sessioni di simulatore per il 737, con risultati imbarazzanti, stando ai resoconti sopra riportati. Ma anche se fosse stato un asso del 737, ciò non gli avrebbe permesso di compiere le manovre effettuate sulla rotta verso il Pentagono, stando alle considerazioni di 250 tra piloti ed esperti di aviazione raccolte qui: http://www.patriotsquestion911.com/pilots.html. Philip Marshall, un pilota veterano afferma: “colpire un bersaglio di 27 metri con un 757 a 800 km all’ora è estremamente difficile, assolutamente impossibile per chi pilota un aereo del genere la prima volta”. [http://www.amazon.com/False-Flag-911-Created-Post-911/dp/1439202648– tra i commentatori anche piloti veterani che hanno provato ad individuare bersagli di quelle dimensioni e si sono resi conto della grande difficoltà nel farlo]. Per questo ipotizza un addestramento specifico, militare, da parte dei sauditi, coinvolgendoli nel complotto. Però abbiamo visto che la versione dei fatti degli istruttori precedenti a Shalev lascia pochi dubbi sul fatto che Hanjour non era un professionista. Bernard, che non volò mai con lui (furono i suoi dipendenti a farlo), gli impedì di noleggiare un Cessna a Freeway e determinò la sua inabilità a passare il test di valutazione delle sue capacità di pilota, dichiarò poi alla CNN che Hanjour era in grado di indirizzare un aereo e di puntarlo verso il Pentagono [http://transcripts.cnn.com/TRANSCRIPTS/0110/20/cp.00.html.].
Torniamo agli istruttori che hanno fornito un giudizio positivo su Hanjour: c’è Daryl Strong, il cui operato fu messo in dubbio 5 volte dalla Jet Tech. C’è un anonimo istruttore di un’anonima scuola di volo e infine c’è Eddie Shalev. Il fantomatico Eddie Shalev, l’uomo che consente ad Hanjour di noleggiare un Cessna tre giorni dopo che Bernard glielo aveva rifiutato e che ne magnifica le virtù aviatorie affermando, come Philip Marshall (v. sopra), che doveva aver ricevuto un addestramento militare. L’uomo che permette alla Commissione di “chiudere il caso” senza chiedere agli altri istruttori di sedere sul banco dei testimoni. Nell’aprile del 2004 viene intervistato da Quinn John Tamm per la commissione d’inchiesta. Shalev è un ex parà israeliano che faceva saltare gli altri parà da un Boeing C-130. Arriva a Gaithersburg nell’aprile del 2001 e la sua assunzione fu sponsorizzata (“was sponsored for employment”: frase alquanto sibillina) da Congressional Air Charters, poi subito fallita. Eddie Shalev non è mai stato chiamato a testimoniare, sebbene la sua dichiarazione del 2004 sia stata di importanza fondamentale.
Dinamica dell’attacco: mentre l’aereo sembra destinato a colpire al Casa Bianca, compie una virata di 270 gradi sulla destra per avvicinarsi al Pentagono da ovest e scompare dai radar. Circa un’ora dopo l’attacco alle torri gemelle anche il Pentagono viene colpito. I controllori radar riferirono a Marc Fisher e Don Phillips del Washington Post che “l’aereo era stato pilotato con perizia straordinaria, il che rendeva altamente probabile che al comando ci fosse un pilota professionista” [On Flight 77: 'Our Plane Is Being Hijacked', By Marc Fisher and Don Phillips, Washington Post, September 12, 2001;http://www.washingtonpost.com/ac2/wp-dyn/A14365-2001Sep11.] L’articolo prosegue spiegando che anche la disattivazione del transponder era un’azione tutt’altro che ovvia. Michelle Heidenberger, del personale sul aereo, era stata addestrata ad impedire in ogni modo che qualcuno entrasse nella cabina di pilotaggio, anche fingendo di non avere la chiave per l’accesso. [ibidem]. Ci sarebbe anche da capire perché nessuno nella cabina di pilotaggio abbia inviato un segnale di dirottamento in corso, un’operazione pressoché istantanea.  
Una fonte che ha scelto di restare anonima e che viene descritta dal Washington Post come “top aviation source” (ossia una persona la cui competenza a giudicare è indiscutibile) riferisce che la manovra fu una “virata bella e coordinata”. [http://www.washingtonpost.com/ac2/wp-dyn?pagename=article&contentId=A46892-2001Sep29&notFound=true.]. Detroit News riporta che gli inquirenti sono rimasti “particolarmente impressionati dal pilota che ha lanciato il suo aereo contro il Pentagono e che, proprio prima dell’impatto, ha compiuto una virata ben controllata di 270 gradi a bassa altitudine quasi con precisione militare” (“Investigators are particularly impressed with the pilot who slammed into the Pentagon and, just before impact, performed a tightly banked 270-degree turn at low altitude with almost military precision") [il link del 13 settembre 2001 non è più accessibile].
Un altro esperto aeronautico riferisce alla CBS che “i dirottatori devono essere stati degli aviatori estremamente esperti e capaci” [Hijackers 'knew what they were doing' [September 12, 2001 -http://edition.cnn.com/2001/US/09/12/hijackers.skills/.]
Danielle O'Brian, responsabile della sala radar all’aeroporto Dulles il giorno dell’attacco al Pentagono, riferì alla ABC:  “La velocità, la manovrabilità, il modo in cui ha girato, pensammo tutti nella stanza dei radar, tutti noi che siamo controllori di volo esperti, che quello era un aereo militare. Non piloti un 757 in quel modo. È rischioso” ("The speed, the maneuverability, the way that he turned, we all thought in the radar room, all of us experienced air traffic controllers, that that was a military plane," says O'Brien. "You don't fly a 757 in that manner. It's unsafe”). E fin qui niente di male, ma la citazione continua: “improvvisamente l’aereo si allontanò e tirammo un sospiro di sollievo. Doveva essere un cacciabombardiere…ma l’aereo continuò e fece una virata di 360 gradi” (era in realtà di 270 gradi e non si capisce perché Hanjour sia sufficientemente competente da compierla e non sufficientemente competente da mirare dritto al Pentagono, un bersaglio così grosso, e senza volare raso terra per centinaia di metri, una manovra molto ma molto più facile) (“all of a sudden the plane turned away. In the room, it was almost a sense of relief. This must be a fighter…But the plane continued to turn right until it had made a 360-degree maneuver.") - “’Get these planes on the ground': Air traffic controllers recall Sept. 11” ABC News. 24 Ottobre 2001. Questa è la famosa citazione completa della O’Brien, che indica che in quel momento era plausibile l’ipotesi che si trattasse di un aereo militare, ossia che Hanjour fosse in grado di manovrare un 757 come se fosse un cacciabombardiere.
Un esperto di aviazione
 
La manovra di Hanjour è stata descritta come segue da vari esperti di aviazione: “un grande talento…una virata ed atterraggio da manuale” [“Suicide Pilot's Conversion to Radical Islam Remains Obscure” by Steve Fainaru and Alia Ibrahim
The Washington Post - September 10, 2002 - http://s3.amazonaws.com/911timeline/2002/wpost091002b.html.]
Giudizio di Markus Kirschneck, di un‘associazione piloti tedesca Kirschneck, Pilotenvereinigung Cockpit: "Bei dem Flugmanöver ins Pentagon handelt es sich um eins der schwierigsten Flugmanöver, die überhaupt mit so einem Verkehrsflugzeug durchzuführen sind." (“Una delle manovre più difficili che si possano compiere con un aereo passeggeri”) [http://www.arbeiterfotografie.com/galerie/kein-krieg/hintergrund/index-rezension-3.html.]
Un ex generale e pilota della marina militare americana, Ralph Kolstad: “al Pentagono, il pilota del 757 ha compiuto una vera impresa. Ho 6mila ore di volo con 757 e 767 e non avrei saputo volare lungo quella traiettoria. Son anche stato un pilota da caccia della marina ed un istruttore di combattimento aereo e ho fatto esperienza di voli a bassa quota ed alta velocità. Non avrei saputo fare quel che hanno fatto quei principianti” (“At the Pentagon, the pilot of the Boeing 757 did quite a feat of flying. I have 6,000 hours of flight time in Boeing 757’s and 767’s and I could not have flown it the way the flight path was described. I was also a Navy fighter pilot and Air Combat Instructor and have experience flying low altitude, high speed aircraft. I could not have done what these beginners did”) –http://www.opednews.com/articles/genera_alan_mil_070905_u_s__navy__top_gun__.htm.
Il comandante Ted Muga spiega le difficoltà tecniche a questo link (non ho tempo di tradurre tutto): http://www.patriotsquestion911.com/#Muga.
Le corrobora il celebre Niki Lauda, pilota d’aviazione e proprietario di una compagnia aerea: http://www.indymedia.org.uk/media/2005/07/317436.pdf.
Il comandante-pilota Alitala Claudio Galavotti: “volare con un 757 alla massima velocità alla quale può volare, con i motori alla massima spinta, gli interventi sulla cloche sono minimi e comportano grossi spostamenti. […].il Pentagono è molto grande e quindi il fatto di arrivare su un punto preciso e... a... e non avere nessun segno sul terreno prima eh... dell'impatto è veramente eh... una cosa fortunosa, nel senso eh...che l'unico modo per impattare sul Pentagono e non avere tracce sul terreno significa arrivare a questa distanza e poi per un qualunque motivo cominciare a cabrare, quindi infilarsi esattamente con l'aeroplano che non tocca terra e allo stesso identico modo non distrugge le finestre… siamo in un campo di ipotesi veramente difficile da spiegare.” Gli domandano: Lei, che ha tante ore di esperienza di volo, riuscirebbe a portare questo aereo negli ultimi cinquecento metri, da qui a qui [indica la distanza fra la zona antistante il Pentagono e la sua facciata sul modellino – in realtà il primo palo abbattuto dall’aereo è a 315 metri e prima c’è un prato, quindi quella di 500 metri è una stima] a 850 chilometri all'ora? Risposta di GALAVOTTI: “Eh, dovrei metterci veramente tanto, tanto impegno, perché non è una cosa semplice dal mio punto di vista. Credo che... chi ha fatto... ah... eh... questa attività eh... possa capire cosa vuol dire stare a 10 metri da terra, 5 metri da terra con un aeroplano che pesa 110-120 tonnellate lanciato a 900 chilometri all'ora. Basta toccare la cloche e schizza via, ma schizza facendo variazioni di 100 metri, non di 10 metri”.
Darryl Jenkins, direttore dell’Istituto di Aviazione alla George Washington University, conferma al New York Times che dovevano essere piloti molto esperti: http://www.nytimes.com/2001/09/13/us/after-attacks-method-terrorists-were-well-trained-but-not-necessarily-flying.html.
Hosni Mubarak, l’ex presidente egiziano:  "Nessun servizio segreto al mondo avrebbe potuto dire che i terroristi hanno preso aerei di linea con passeggeri a bordo per schiantarsi contro le Torri Gemelle e contro il Pentagono. Quelli che l'hanno fatto, dovevano aver prima sorvolato a lungo la zona, per esempio. Il Pentagono non è molto alto e un pilota che vuole prenderlo di mira per colpirlo deve aver sorvolato spesso la zona per rendersi conto degli ostacoli a cui sarebbe andato incontro, volando a una quota così bassa con un grsso aereo di linea per colpire l'obbiettivo da una posizione ben precisa. Qualcuno ha studiato molto bene la cosa, qualcuno ha sorvolato spesso quella zona". Giornalista della CNN: " Lei intenderebbe insinuare che possa trattarsi di un insider job, un'operazione tutta interna agli USA? Posso chiederle chi pensa ci sia dietro"? Mubarak: " Parlando francamente non voglio arrivare a rapide conclusioni....Una cosa simile, fatta negli USA, non è facile per i piloti formati in Florida; in tanti vanno a esercitarsi, giusto per volare e prendere il brevetto, ma ciò può significare che sarebbero capaci di fare queste azioni terroristiche? Le parlo da vecchio pilota, conosco molto bene queste cose; ho pilotato aerei molto grandi, ho guidato i caccia, conosco molto bene queste cose, non sono così facili, ed è per questo che non dobbiamo arrivare a conclusioni affrettate".
MA HANI HANJOUR ERA SU QUELL’AEREO?
Non appare sulla prima lista presentata dai media, quella della CNN; al suo posto un tale Mosear Caned.
Sulla lista ufficiale dell’FBI, apparsa 4 ore dopo, al posto di Caned c’è Hanjour. Come poteva la CNN essere in possesso di una lista con un nome, quello di Caned, che NON FIGURAVA NELLA LISTA DEI PASSEGGERI? Da dov’è sbucato quel nome e perché non è più stato tirato in ballo nell’inchiesta?
 
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L’operazione Northwoods prevede proprio il genere di scenario complottista chiamato in causa per spiegare l’accaduto:
“L'uso di caccia di produzione sovietica pilotati da aviatori americani potrebbe fornire ulteriori provocazioni. Il disturbo dell'aeronautica civile, l'attacco a vascelli di superficie e la distruzione di un aereo telecomandato americano da parte di MiG sarebbe utile come azione complementare. Un F-86 adeguatamente riverniciato potrebbe convincere i passeggeri di aver visto un MIG, a maggior ragione se il pilota dovesse annunciare l'evento. L'inconveniente principale di questa ipotesi è il rischio implicito nel reperimento o nella modifica dell'aereo. Tuttavia, copie credibili di MiG possono essere realizzate negli Stati Uniti in tre mesi”.
NOTA BENE: “Un aereo della base aerea di Eglin AFB verrebbe riverniciato e rinumerato come un duplicato esatto di un aereo civile, di proprietà di una organizzazione facente capo alla CIA nell'area di Miami. Al momento previsto, il duplicato sostituirebbe l'aereo originale e vi sarebbero imbarcati i passeggeri prescelti, tutti con identità opportunamente preparate. L'aereo originale verrebbe sostituito da un velivolo radiocomandato”.
Secondo James Bamford nel suo libro Body of Secrets:
 
« L'Operazione Northwoods, che aveva l'approvazione per iscritto del Capo e di tutti i membri degli Stati Maggiori Riuniti (degli USA, N.d.T.), richiedeva che si sparasse a persone innocenti nelle strade d'America; che si affondassero in alto mare barche cariche di rifugiati in fuga da Cuba; che si scatenasse un'ondata di terrorismo violento a Washington, D.C., Miami e altrove. Degli innocenti sarebbero stati incastrati (arrestati e accusati di crimini, N.d.T.) per attentati dinamitardi che non avevano commesso; degli aerei sarebbero stati dirottati. »
L'uso di caccia di produzione sovietica pilotati da aviatori americani potrebbe fornire ulteriori provocazioni. Il disturbo dell'aeronautica civile, l'attacco a vascelli di superficie e la distruzione di un aereo telecomandato americano da parte di MiG sarebbe utile come azione complementare. Un F-86 adeguatamente riverniciato potrebbe convincere i passeggeri di aver visto un MIG, a maggior ragione se il pilota dovesse annunciare l'evento.
Per poter stare in piedi, la versione ufficiale degli eventi ha bisogno che due premesse siano valide contemporaneamente:
  1. Che nonostante la pressione (paese ostile e potentissimo, intelligence forse alle calcagna, difese in allarme, velivolo di “non facile controllo”, per usare un eufemismo, con equipaggio e passeggeri ostili a bordo), l’agitazione, la confusione, l’incompetenza (o parziale competenza) tecnica e linguistica, i mille inconvenienti che dei giovani arabi negli USA possono aver incontrato sulla loro strada in anni in cui gli Stati Uniti erano in guerra con il terrorismo islamico (dal 1993: http://www.repubblica.it/online/mondo/ambasciatadue/guerrasanta/guerrasanta.html.), questi siano riusciti a mettere a segno 3 hits perfette (o comunque 2 perfette e 1 egregia) su 4 (con l’UA-93 che va a farsi un giro in Ohio senza sapere bene cosa fare quando avrebbe potuto buttarsi su una qualunque città, in mancanza di meglio: difficile mancare una città ;o)
  2. Che nonostante gli USA e i loro alleati, con i rispettivi servizi di intelligence, fossero in guerra con i terroristi da anni e sapessero di possibili attacchi sul suolo americano, CIA e FBI abbiano interferito tra loro e la difesa americana abbia dimostrato una preoccupante impreparazione (e non entro nella questione delle simulazioni per l’esercitazione che ha messo fuori gioco il NORAD). 
 
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