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venerdì 6 gennaio 2012

Quel che c'è da sapere sulla crisi - illuminante intervista a Marco Della Luna





La considero un'analisi esemplare della nostra situazione e osservo con piacere che collima in gran parte con la ricostruzione che ne ho fatto io: 
http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/super-mario-e-il-mago-lo-spauracchio.html
http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/crisi-generate-e-colpi-di-stato-soft.html
http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/i-147-padroni-del-pianeta-terra.html
http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/parassiti-al-potere-la-crescente.html
http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/sicari-delleconomia-becchini-della.html
http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/che-cosa-sta-succedendo-in-grecia-1.html
http://fanuessays.blogspot.com/2011/11/mario-monti-ovvero-la-parodia-vivente.html
http://www.informarexresistere.fr/2011/12/16/labolizione-dei-contanti/#axzz1ifSHEYUD
http://fanuessays.blogspot.com/2011/12/il-denaro-il-debito-le-banche-raccolta.html
http://www.informarexresistere.fr/2011/12/21/la-rana-lo-scorpione-la-gallina-dalle-uova-doro-il-suicidio-assistito-del-capitalismo-e-della-democrazia-non-sara-una-dolce-morte-2012-2013/#axzz1ifSHEYUD



1. Partiamo subito dal suo libro. E’ felice autore di “Oligarchie per popoli superflui” della casa editrice Koinè. In che senso superflui? Almeno detengono qualche minimo potere? 
R. – Che potere vuole che detengano i popoli, dato che gran parte delle decisioni importanti sono prese a porte chiuse, che gran parte della ricerca scientifica, tecnologica e militare si fa in segreto, che la metà della popolazione non è in grado di capire un articolo di giornale di media difficoltà, che sì e no il 7% della gente legge libri, e forse l’1% si documenta in qualche modo sui fatti economici e geostrategici rilevanti? E che dire dell’Italia, che ha un livello culturale particolarmente basso e una scuola particolarmente degradata? 
Il potere reale è in mano ai grandi cartelli della moneta, del credito, delle materie prime, dell’informazione, della tecnologia. E’ sociologicamente acquisito, oltreché empiricamente evidente, che non esistono e non sono mai esistiti, nelle società strutturate, sistemi di potere governati dal basso, ossia sostanzialmente (e non solo formalmente) democratici. Negli USA, ad esempio, il potere è in mano a quella che la sociologia definisce power élite, formata dai vertici della finanza, della politica e delle forze armate. In essa si entra soltanto per cooptazione. Gli atti e i programmi di questo potere vengono decisi dietro porte chiuse, non pubblicamente, e sovente nemmeno in forma scritta. Tra il luglio 2003 e il luglio 2007 la Fed ha creato liquidità per 16.000 miliardi di dollari senza nemmeno dirlo (Audit GAO 2011).
[qui è possibile che ci sia un errore cronologico. Rimando alla nota a conclusione dell'articolo perché la questione è particolarmente interessante e a dir poco sconvolgente*]

La BCE non rilascia il dato sui prestiti che concede. Nelle elezioni popolari, solo piccole frazioni di potere reale vengono messe in gioco. Le decisioni di politica economica, i grandi indirizzi, le grandi manovre che interessano la vita della gente, sono stabilite segretamente e portate avanti da organismi non elettivi, non responsabili, non trasparenti, come i direttorii delle banche centrali, i vari G2, G7, G8, G20. O i Gatt e Gats, il FMI, il WTO… 
Ciò premesso, nel corso dell’ultimo centennio è avvenuto un cambiamento fondamentale nel sistema di potere: oggi, il potere non è più suddiviso tra molte oligarchie nazionali e territoriali, ma concentrato in poche organizzazioni globali, monopolistiche di risorse primarie, come la moneta, il credito, le commodities. Non è più legato a territori specifici o popoli specifici, ma è extraterritoriale, smaterializzato, informatizzato, finanziarizzato. Non ha più bisogno di grandi masse di combattenti, agricoltori, operai, coloni, elettori. In questo senso, i popoli sono divenuti superflui, sostituibili, expendable [sacrificabili]. Anzi, sono un problema ecologico, in termini di inquinamento ed esaurimento delle risorse, ma anche di instabilità, dovuta ai conflitti per il possesso dell’acqua e di altre risorse sempre più scarse.
2. Crisi di liquidità: Lei dichiara che gli interventi montiani significano fare un salasso a una persona che sta morendo di anemia. Afferma che questa sia prodotta in modo mirato e strategico manovrando le leve del rating etc. Per fare cosa? Quale è il fine?
R. Effettivamente il sistema-paese sta collassando, economicamente, non per mancanza di fattori di produzione, ma perché gli è stata deliberatamente tolta liquidità attraverso la restrizione dei criteri del credito, la politica riduttiva dei redditi, gli alti tassi di interesse, la pressione degli interessi passivi e delle tasse, che in buona parte pure vanno a pagare il servizio del debito pubblico, e ovviamente i tagli della spesa pubblica. Carenza di liquidità che produce anche carenza di investimenti, quindi di infrastrutturazione e aggiornamenti necessari a mantenere la competitività. Ciò premesso, da più parti si fa notare che la recente manovra del governo va nel senso di aggravare tale situazione di “anemia”, perché drena la poca liquidità residua nel sistema aumentando le tasse, colpendo le pensioni, i consumi, mettendo in fuga i capitali verso l’estero; inoltre colpisce duramente il settore dell’edilizia, che è quello che innesca le fasi di recupero nel ciclo economico, e ha depresso il morale della popolazione e la sua propensione agli acquisti: già a natale abbiamo avuto un crollo. Rispetta invece tutte le rendite parassitarie, i privilegi e gli sprechi di politica e amministrazione, mentre programma grandi acquisti di cacciabombardieri, a vantaggio degli industriali stranieri che li costruiscono. Il recente rifinanziamento delle pericolanti banche italiane, peraltro dovuto più a Draghi che a Monti, non sta apportando credito nell’economia reale, anche perché il governo, nel concedere loro la sua garanzia, non le ha vincolate ad immettere moneta nel sistema. Le misure per il rilancio della fase due appaiono semplicemente derisorie. Insomma, il governo sembra far di tutto per impedire una ripresa economica, limitandosi ad aggiustare i conti sulla carta nel brevissimo termine, ma a spese della possibilità di recupero dell’economia reale, le cui prospettive a 3 anni e oltre sono perciò valutate negativamente dai mercati finanziari (aste 28-29.12.11), sui quali lo spread del btp rimane altissimo. 
La storia economica recente ha, del resto, ripetutamente mostrato che le politiche di tagli e tasse, giustificate con l’affermazione di voler risanare i conti, hanno prodotto, nel giro di qualche anno, effetti contrari, con aumento del debito pubblico, recessione, avvitamento fiscale. Così pure sta avvenendo in Grecia, e il FMI ha sostanzialmente ammesso l’errore della ricetta imposta a quel paese. In base a tali osservazioni sorge il legittimo quesito: perché mai Monti fa tutto ciò, dato che non può non sapere che gli effetti di ciò che fa saranno controproducenti, tale da produrre una crisi recessiva, occupazionale, sociale? In che strategia si colloca la sua azione? Persegue forse un fine più ampio, sacrificando ad esso l’economia nazionale, perlomeno nel breve e medio termine? E nell’interesse di chi? Forse dei poteri forti finanziari, di cui Monti nega di essere emissario? 
In realtà Monti non ha introdotto una variazione di rotta, ma solo un’accelerazione, con in più una tutela specifica per gli interessi delle banche. La sua politica non è una cosa nuova, ma sta semplicemente continuando ciò che i precedenti governi hanno fatto in Italia, e non solo in Italia. Le accuse mosse a Monti e al suo governo di essere emanazioni dei poteri forti che si sono impadroniti, con essi, dello stato, non considerano che Monti, in sostanza, fa quello che han fatto gli altri. Sul piano oggettivo, infatti, la storia italiana, da un trentennio circa, è caratterizzata da un grande ed evidente processo, che avanza su due gambe. 
La prima è la sistematica cessione (con la giustificazione della riduzione del debito pubblico e della maggiore efficienza della gestione privata) degli assets strategici (grandi mercati, grande industria, industria capace di ricerca e alta formazione, banche strategiche, servizi pubblici con connesse posizioni di monopolio) a potentati finanziari privati, quasi interamente stranieri
La seconda è il trasferimento di poteri politici, delle funzioni sovrane, compresa la sovranità monetaria, comprese le funzioni di bilancio, compresa la politica fiscale), compresi – per finire – i cordoni della borsa, a organismi decisionali tecnocratici, che fanno capo alla BCE e al sistema bancario, quindi sempre ai predetti potentati finanziari privati
La prima gamba viene presentata come processo di liberalizzazione, ma si è risolta sinora in privatizzazioni di posizioni monopolistiche o simili; la seconda come processo di integrazione europea, ovviamente, quegli organismi di europeo hanno solo il nome, essendo essenzialmente “apolidi” e non solidali coi popoli
Giuseppe De Rita, nel suo recentissimo saggio L’eclissi della borghesia, spiega che le privatizzazioni delle industrie di stato sono state controproducenti anche al fine di ridurre il debito pubblico, perché hanno fruttato 147 miliardi che sono stati usati per pagare interessi passivi, e sono costate perdite di posti di lavoro, di centri di ricerca e di formazione sia tecnica che manageriale unici in Italia, quindi un decadimento delle competenze, oltre a un incremento della dipendenza strutturale dal capitale straniero. Una nuova stagione di tali privatizzazioni servirebbe solo a completare la riduzione dell’Italia in una condizione di totale asservimento e subordinazione anche culturale e manageriale. 
Il risultato tendenziale dell’avanzata di queste due gambe, è il superamento dello stato nazionale, la riorganizzazione del sistema di potere reale a livello soprannazionale, tendenzialmente globale, con lo svuotamento dello stato nazionale, sia come organismo politico, sia come sistema-paese, di ogni sua autonomia (monetaria, finanziaria, economica, politica, giuridica), e la sua sottoposizione, quale provincia privata di autonomia e dipendente per tutto, a gestori sovrannazionali. Questi organismi-gestori hanno carattere tecnocratico, autoreferenziale, non trasparente, non “accountable”, non partecipato dal basso, esente da controlli e condizionamenti da parte di organismi rappresentativi della popolazione, non sottoponibili nemmeno al controllo giudiziario
Gli statuti della BCE, della BIS, del MES sono chiarissimi esempi di ciò. Si unificano gli stati, riducendoli a province senza autonomia, e sottoponendoli a un governo centralizzato. Questo processo, che realizza operativamente il primato della finanza speculativa sull’economia reale, e si accompagna all’eliminazione della classe intermedia nonché a una graduale ma profonda attenuazione dei diritti partecipativi, politici e civici, compresi quelli afferenti alla privacy e alla condizione di lavoratori, di contribuenti, di utenti dei pubblici servizi
Il progetto in esame, avviato negli anni ’80, col programma di privatizzazione della sovranità monetaria e di finanziarizzazione dei debiti pubblici, è in fase avanzata di realizzazione. Maastricht, la BCE, Lisbona ne sono state ulteriori tappe importanti. Per far accettare ai vari popoli, sindacati, partiti politici, i vari passaggi, sempre più dolorosi e compressivi, di questa via crucis – la perdita di indipendenza, di diritti, di sicurezze, di reddito, di dignità – sembra che si stia ricorrendo a una serie incalzante e incessante di crisi, shock, allarmi, creati ad hoc, che rendono i popoli stessi più arrendevoli e malleabili, come spiegato da Monti stesso nella famosa intervista alla Luiss: 



dove afferma che abbiamo bisogno delle crisi per far progredire il processo di integrazione – ovviamente, un progetto generato e deciso dall’alto, non dal basso, democraticamente. Anzi, neanche reso noto al popolo su cui esso si compie. 
Ecco allora che anche la crisi, l’emergenza, verso cui le politiche lacrime e sangue, tagli e tassi, portano non solo l’Italia ma anche altri paesi, possono avere questa funzione: vincere le resistenze. Questa può essere una spiegazione del perché mai si fanno manovre che avranno, con virtuale certezza, un effetto recessivo sull’economia, e che quindi produrranno crisi, allarme, emergenza. Si tratta di applicazione del metodo shock-and-awe, che trovate analizzato nel saggio mio e di Paolo Cioni sulla manipolazione mentale, Neuroschiavi [libro che consiglio di leggere]
La gente non ci pensa, i mass media non lo mettono in evidenza, ma proprio adesso si sta procedendo alla sottrazione ai singoli paesi dei poteri di bilancio, di politica economica, di imposizione tributaria e al loro conferimento ad organismi autocratici, non eletti, non responsabili – quindi con caratteri contrari alla civilizzazione europea, e tipici piuttosto delle autocrazie asiatiche. Organismi che fanno gli interessi dei soggetti più forti, a spese degli altri. 
Tra questi organismi spicca il MES, o Meccanismo Europeo di Stabilità (controllare per credere il sito:
in corso di approvazione dai vari parlamenti, nel totale silenzio dei media – silenzio quanto mai opportuno, perché il MES costa moltissimo: l’Italia dovrà sborsare circa 130 miliardi, che verranno prelevati con prossime manovre, e poi sarà il MES a fare le manovre fiscali, dal prossimo Marzo. Vi è un altro aspetto, concernente quella che ho definito “la prima gamba”: il decreto “Salvitalia”, come ha giustamente detto Piergiorgio Odifreddi il 28.12, intervistato da RaiNews 24 a Cortina Incontra, porterà l’Italia in condizioni di dover vendere o svendere, per far cassa e ottenere aiuti ottemperando a “condizionalità”, il patrimonio pubblico e i servizi pubblici al capitale privato di quella grande finanza – nel che qualcuno potrebbe ravvisare conflitti di interessi del governo dei banchieri, del tipo di quelle che si rimproveravano a Berlusconi in relazione alle sue aziende.
3. Ma la classe politica italiana, che può fare, in questo contesto?
R. I partiti politici possono esigere che il governo “tecnico”, in cambio del loro voto che gli dà la necessaria copertura “democratica”, non tocchi le loro clientele, le loro poltrone e prebende (compreso il finanziamento pubblico), che non faccia la spending review e non introduca le best practices, ma che riempia la loro mangiatoia di soldi spremuti con le nuove tasse. La Chiesa può esigere che, in cambio dei voti che controlla, e del controllo delle coscienze che le rimane, il governo non tocchi i suoi privilegi fiscali, l’otto per mille, i sussidii. Le mafie possono esigere che il governo non metta in vendita i 25 miliardi di beni confiscati loro dallo Stato, e che non disturbi troppo i loro traffici con droga, immigrazione e appalti. Berlusconi può esigere che il governo, in cambio del suo sostegno, mantenga i privilegi di Mediaset. I parlamentari nominati possono dirgli: “Noi ti diamo il voto, se tu non tocchi i nostri stipendi di 16.000 Euro al mese anche se la gente protesta.”I banchieri possono semplicemente dire: “Bravo, continua così!”. Insomma, si può realizzare un’alleanza degli interessi delle caste nazionali e di quelli del grande capitale internazionale.
4. Monti-Napolitano. Lei ci ha visto un asse…
R. Si potrebbe dire, per battuta, che Napolitano collabora a quel piano di dissoluzione dello stato nazionale italiano proprio mentre assai enfaticamente ne celebra il centocinquantenario della nascita. Ma non dobbiamo vedere le scelte politiche di questo o quel governo o capo di stato come frutto di iniziative di Napolitano od Obama o Berlusconi o Sarkozy o Draghi o, in generale, di persone specifiche. Non vi sono iniziative e responsabilità personali, o di una maggioranza di governo, perché non vi è libertà di scelta politica di fondo, nell’area del Dollaro e del FMI. Né, ancor prima, di modello macroeconomico di riferimento. Oramai la politica economica, quindi la politica tout court, è unificata, dettata dal cartello mondiale monopolista della moneta, e guidata dal medesimo modello mondializzato, quello della grande finanza, del Bilderberg, della Trilateral, della Goldman Sachs
Nella costituzione reale dell’Italia, che non è ovviamente quella formale e dichiarata, ma che regola innanzitutto il ruolo e gli obblighi dell’Italia come paese vinto e tributario, sottomesso al vincitore, quindi a sovranità limitata, con oltre 130 basi americane – in questa costituzione reale, il capo della stato può avere la funzione di assicurare (usando i suoi fortissimi poteri di pressione, legittimazione, delegittimazione) che il governo e il parlamento italiani ottemperino alle richieste della potenza dominante, persino partecipando alle sue guerre, problematicamente rispetto all’art. 11 della Costituzione. La potenza dominante, vincitrice dell’ultima guerra mondiale, è il cartello finanziario angloamericano, quello che ha imposto Bretton Woods, il Gatt, il Gats e molte altre cose, in primis il modello interpretativo generale dell’economia, quello della Scuola di Chicago
Però il superstato europeo è così radicalmente non-europeo, proprio perché autocratico, simile alle autocrazie orientali di cui l’Europa ha sempre avuto un profondo orrore e disprezzo, che non è nemmeno detto che riesca a imporsi o che resista. La sua minaccia, ormai percepita, può risvegliare proprio quello spirito di lotta per la libertà, tipicamente europeo, che ripetutamente ha vinto contro forze immensamente superiori: lo spirito che ritroviamo nelle Guerre Persiane narrate da Erodoto, nell’impresa di Leonida cantata da Simonide, nella morte di Socrate, Zenone, Seneca, o recentemente in quella di Ian Palak; nella lenta resurrezione del pensiero critico, filosofico, scientifico dai secoli di repressione dogmatica da parte di un’istituzione religiosa pure profondamente asiatica per origini e ordinamento. E ancora nella lotta degli empiristi e dei Lumi contro l’assolutismo, nella rivoluzione francese, nella resistenza liberale ai tre totalitarismi del secolo scorso. Il risveglio di questo spirito coraggioso e libertario sarà vieppiù probabile, se il superstato europeo sarà percepito come un Quarto Reich germanico.
5. Quali le differenze tra Berlusconi e Monti e tra il governo Berlusconi e il governo Monti?
R. Poche, oggettivamente. Monti, Tremonti, Berlusconi, Merkel, Sarkozy e molti altri – praticamente tutto il mondo che sta nel sistema del Dollaro, come ho già detto – hanno il medesimo modello macroeconomico di riferimento, neomonetarista, neoliberista, finanziarizzante. Quindi anche ricette simili. Che non hanno affatto prodotto i vantaggi promessi, ossia l’ottimale distribuzione delle risorse e dei redditi assieme alla prevenzione o al rapido riequilibrio delle crisi, bensì hanno prodotto fortissimi vantaggi per una ristretta élite, impoverimento e insicurezza per gli altri. In quanto alle manovre, come già detto, si sono rivelate recessive, distruttive per le capacità industriali, peggiorative per i conti pubblici, per il rating, per la borsa, e foriere di avvitamento fiscale. Ciò che è cambiato nel passaggio da Berlusconi a Monti e al suo governo di banchieri, è che adesso il cartello bancario sta mettendo la faccia nel governo del paese, ossia assume direttamente, attraverso i suoi uomini, il governo del paese. Così anche in Grecia, col passaggio da Papandreou a Papademos. E che sta accelerando il collasso del paese.
6. Si può pensare di uscire dall’euro? O è meglio resistere?
R. Da quest’anno siamo tenuti, secondo le norme “europee”, a ridurre lo stock di debito pubblico di 45 miliardi ogni anno – cosa non fattibile, che comporterebbe una recessione mortale
Pensate invece a un’Italia che poteva essere, e a cui si è rinunciato. A un’Italia pre-1983, pre-divorzio tra lo stato e Bankitalia. Libera da Maastricht, con un debito pubblico non finanziarizzato, quindi non ricattabile. Il debito pubblico italiano esplose dopo quel divorzio e proprio per effetto della finanziarizzazione, che ci rende ricattabili sia dai baroni-predoni della finanza internazionale che da modesti politici borniert e bornés, elettoralmente perdenti. Potevamo continuare col mix del successo italiano (compresi deficit vantaggiosamente finanziato da Bankitalia e ampia evasione fiscale che manteneva il frutto del lavoro nel circuito produttivo anziché in quello sterile dello stato), aggiornandolo con più ricerca e innovazione tecnologica. Vi immaginate quante imprese avremmo attirato, di quelle che dall’Europa occidentale sono emigrate a Est e a Sud? E quante imprese italiane sarebbero ancora vive e in Italia? Oggi potremmo entrare nell’eurosistema dettando le condizioni, anziché subirle e finire in una posizione di subordinazione e sfruttamento. Era il vecchio sistema, che consentiva allo stato di farsi propulsore e protagonista dell’economia, quindi permetteva all’Italia di crescere e di vivere bene, pur avendo un meridione e un apparato statale molto inefficienti e costosi. Dopo la finanziarizzazione del debito pubblico, la globalizzazione, le privatizzazioni, i vincoli di bilancio, la cessione della moneta e della sovranità, non è più possibile perseguire lo sviluppo. I settori produttivi non riescono più a sostenere il resto del paese. Si può solo prelevare con le tasse la ricchezza accumulata e usarla per far quadrare i conti ancora per un anno o due, fino ad esaurimento, senza prospettive. Si diceva che i vincoli di bilancio e la moneta unica avrebbero costretto l’Italia ad adeguarsi all’efficienza e alla correttezza europee, ponendo fine agli sprechi e alla corruzione. Così non è stato e non poteva essere, perché il clientelismo, il parassitismo, è una mentalità, un’abitudine sociale inveterata, che non si cambia se non in diverse generazioni oppure attraverso sconvolgimenti radicali. I governi italiani hanno approfittato dei primi anni dell’Euro, in cui si pagavano bassissimi interessi sul debito pubblico e non vi era l’attacco speculativo, non per ridurre lo stock di debito pubblico e fare investimenti, ma per alimentare la spesa clientelare e a spreco, perché è da essa che i partiti traggono consenso, potere e profitti
Dopo questo fallimento, come si può credere che un paese efficiente come la Germania, capace di integrare la DDR, capace di crescere nella crisi mondiale, rispettoso delle regole, accetti di integrarsi con un paese come l’Italia, da quasi vent’anni in declino, retto da una partitocrazia incompetente e corrotta, permanentemente incapace di correggere le proprie storture, di cui un’ampia parte sopravvive grazie a sussidii e non è nemmeno in grado di smaltire i rifiuti solidi urbani? Fare sacrifici per integrarsi con la Germania è assurdo: quell’integrazione non avverrà mai. La Germania punta a neutralizzare l’Italia come concorrente sui mercati internazionali, e a liberarsi dal debito pubblico italiano. Leggete Sommella a pag. 3 di MF del 3 Gennaio: lo spiega benissimo. Monti è l’uomo che la Merkel ha voluto a questo scopo, dopo che le banche tedesche avevano provocato l’impennata dello spread vendendo massicciamente i btp.

Uscire dai trattati istitutivi dell’eurosistema è giuridicamente possibile, e secondo me è meglio uscire sia da esso che dall’UE, che continuare su questa strada, per diverse ragioni, e non solo per il fatto che il prezzo che dobbiamo pagare, per restarci, e sempre più alto, sia in termini economici, sia di perdita di libertà rispetto al sistema bancario e alle sue emanazioni politiche come le c.d. istituzioni europee e i governi commissariali. Sempre più alto, e non si vede limite al suo innalzamento, che sembra prodotto artatamente, per prenderci tutto, emergenza dopo emergenza, senza nulla dare, se non boccate d’aria per proseguire su quel cammino di assoggettamento
Ulteriori ragioni per uscire dall’eurosistema sono che la BCE non è una banca centrale, perché non è autorizzata ad assicurare l’acquisto dei titoli del debito pubblico dei paesi aderenti in modo idoneo a sottrarli all’aggiotaggio dei grandi predoni finanziari. Se avessimo una vera banca centrale, questa potrebbe farlo, come fa la Fed, la banca centrale nipponica, quella britannica. E come la Banca d’Italia prima del 1981! Se la massa monetaria dell’euro deve essere coperta da titoli americani, dollar-backed, allora la BCE è come uno switch-board sottoposto alla Fed, non una banca centrale di emissione al servizio dell’Europa, bensì un qualcosa di imposto imperialisticamente per impedire che gli europei abbiano una banca centrale effettiva propria, in modo che l’euro dipenda dal dollaro e non gli contenda il ruolo di moneta internazionale. Inoltre, l’euro non è una moneta, ma un insieme di cambi fissi, analogo al già fallito SME, tra monete nazionali che sostanzialmente ancora esistono in relazione ai rispettivi e separati debiti sovrani. Aree che hanno livelli di produttività-competitività molto diversi, hanno quindi bisogno di monete diverse, di cambi diversi, per poter esportare, attrarre investimenti e turismo, crescere e infrastrutturarsi, mentre confini nazionali e monetari dovrebbero circoscrivere aree di produttività simile. Altrimenti si ha che le aree più forti approfittano del loro dominio sul comune sistema monetario per usarlo a proprio vantaggio e a danno dei paesi più deboli, come la classe dirigente della Germania fece con lo SME e come sta facendo ora con l’euro, in modo imperialistico e violento, e in minor misura lo fa la Francia. Per esempio: le banche tedesche e francesi prendono denaro al 2% grazie al loro rating, e lo usano per comperare btp italiani che rendono il 6-7%. In questo modo, vampirizzano l’Italia, in quanto da un lato si procurano liquidità per finanziare le loro economie, dall’altro sottraggono liquidità dall’economia italiana, cioè sottraggono i mezzi sia per gli investimenti che per i pagamenti, e spingono in su i tassi dei prestiti bancari
Quale capo della BCE, Mario Draghi si è messo a finanziare, con la BCE, le banche italiane affinché comperino il debito pubblico italiano, togliendo il boccone a quelle francesi e tedesche – che quindi ora rischiano il downgrading, e le economie francese e tedesca avranno meno facilità a finanziarsi. Ma la BCE presta alle banche all’1% il denaro che queste usano per comperare btp al 7%! Perché allora la BCE non compera il btp al 2%? Per fare gli interessi delle banche private, che lucrano il 5% dalle tasche dei contribuenti? O perché la Fed non permette che, nella sua area, vi sia una banca centrale concorrente? Come che sia, da quanto sopra dovremmo imparare che i nostri vicini europei e i nostri liberatori USA non sono amici, ma perlopiù avversari controinteressati e sfruttatori, e che non c’è nulla di più stupido che trasferire i poteri politici, soprattutto in materia finanziaria, ad organismi dominati da loro, perché li usano per sfruttarci, approfittando del fatto di essere assai più forti.
7. In relazione alla decisione di Draghi che ha menzionato ora, ritiene che la situazione potrebbe cambiare, che la BCE potrebbe iniziare ad agire nell’interesse dell’Europa, dell’Italia?
[...]
8. Destra contro sinistra è una vecchia storia. La nuova politica potremmo pensarla così: mondialisti contro nazionalisti, ultraliberisti contro sociali. E’ d’accordo?
R. Le etichette “destra” e “sinistra” fanno ancora presa sulla mente popolare, quindi si usano nella propaganda. Le etichette si usano perché funzionano, non perché veridiche. Molti oggettivi conflitti tra classi, culture, interessi persistono come in passato, ma è divenuto primario il conflitto di interessi tra, da un lato, l’oligarchia globale, che dispone di strumenti, reti, monopoli globali, e soprattutto dispone del monopolio della moneta e del credito, quindi del potere politico e militare; e, dall’altro lato, la società che produce la ricchezza reale (lavoratori autonomi, dipendenti, imprenditori), le popolazioni nazionali, regionali, locali, che dipendono sempre più da questi strumenti, reti, monopoli, e che quindi sono sempre più dominate, sfruttate, schiacciate, violentate – anche attraverso l’imposizione di emigrare in massa o di accettare immigrazioni di massa tali da alterare la composizione e gli equilibri dei corpi sociali
Il conflitto di classe, oggettivamente, non è tra imprenditore e prestatore d’opera, i quali entrambi sono esposti alla concorrenza e producono ricchezza reale; ma tra essi e il monopolista della moneta e del credito, e lo speculatore finanziario, i quali si prendono ricchezza dalla società senza produrne e darne in cambio, anzi arrecandole molti danni e togliendole libertà e sicurezza. In Italia, i partiti della sinistra c.d. moderata si sono alleati con gli interessi della grande finanza e apportano all’agenda politica di questa il consenso del loro elettorato, in danno di questo stesso. Vi è però anche una sinistra vera, quella di un Paolo Ferrero e di un Marco Ferrando, che cerca di diffondere la consapevolezza del vero conflitto di classe.
[...]
11. Ci descriva un possibile scenario nazionale, politico ed economico, tra 10 anni, se si continuerà lungo questa strada…
R. Previsioni a dieci anni non sono possibili perché il divenire storico è legato a fattori impredicibili, come le innovazioni tecnologiche, che hanno ripercussioni molto vaste e profonde, come potrebbe averne il raggiungimento dei limiti fisici dello sviluppo (esaurimento delle risorse, squilibri ecologici). Ipotizzando che i fattori non cambino, mi aspetto che l’Italia, tra un decennio, sia una provincia impoverita di uno stato mondiale orwelliano, con qualche autonomia politica di facciata, ma strettamente diretta da organismi sovrannazionali autocratici. Priva o quasi di una classe dirigente e tecnico-scientifica qualificata, è gestita prevalentemente da managers stranieri per capitali stranieri
La gente è incalzata dalle esigenze pratiche quotidiane, partecipa pochissimo alla vita politica. Lavora per le necessità primarie (compresi i servizi pubblici) e per pagare gli interessi sul debito pubblico e privato accumulato dalle precedenti generazioni, e lo trova normale, perché ha introiettato questo compito come scontato, e perché la controinformazione è repressa come crimine di sedizione. Il cittadino-consumatore-lavoratore-contribuente-utente non ha quasi più possibilità di negoziare con le sue controparti: deve accettare salari, tariffe, tasse come gli sono fissati. Il metodo contributivo viene esteso alla sanità pubblica: ti curano fino all’esaurimento dei tuoi versamenti per la salute. Gli strumenti informatici consentono alla classe dirigente parassitaria di conoscere e aggredire capillarmente i redditi e i risparmi dei cittadini col prelievo fiscale.  
A mio avviso, invece, le cose andranno molto diversamente:
Ma l'esito finale potrebbe comunque essere quello di una società-alveare à la Visitors:
* Della Luna indica il periodo 2003 – 2007 che però è quello in cui Alan Greenspan ha gettato le basi dell’attuale crisi, fingendo di credere che le bolle si possano sanare con altre bolle (più grandi e più numerose) e decidendo di tenere i tassi di interesse artificiosamente bassi. L’esempio negativo della banca centrale giapponese doveva mostrargli che la cosa non poteva funzionare; quindi, siccome è tutt’altro che un imbecille, le sue reali intenzioni dovevano erano diverse da quelle da lui espresse pubblicamente.
Qui ci sono diversi pareri sulle sue responsabilità:
http://www.brunoleoni.it/nextpage.aspx?codice=7830
E qui c’è il mitico Tarpley che stabilisce il collegamento con l'11 settembre 2001 e le sue ragioni di fondo:
Il periodo che va dal 2007 al 2010 è invece quello in cui si può collocare la cifra astronomica di 16.000 miliardi di dollari, pari all’ammontare di una possibile (molto probabile) megatruffa internazionale ordita dalla Federal Reserve e denunciata da quattro parlamentari statunitensi:
http://www.megachip.info/tematiche/beni-comuni/6618-udite-udite.html
Qui alcuni esperti internazionali che la pensano come i parlamentari e come Chiesa:

domenica 1 gennaio 2012

Reinhold Niebuhr su Governo Mondiale, angelismo, rivoluzione ed imperialismo umanitario




Amo Reinhold Niebuhr. È uno dei miei filosofi preferiti. Da lui ho appreso che esiste un male reale nel mondo e avversità e dolore e che dovremmo essere umili e modesti nella nostra convinzione di poter eliminare queste cose. Ma non dovremmo usarla come scusa per giustificare il nostro cinismo ed inazione. Ho appreso il senso che dobbiamo fare questi sforzi consapevoli che sono ardui, senza oscillare tra l’idealismo ingenuo ed il realismo amaro.
Senatore Barack H. Obama, candidato alle presidenziali statunitensi, 2007

La società occidentale è stata salvata dal destino del “mondo nuovo” descritto da Aldous Huxley da fortunate confusioni della democrazia, da quel poco di buon senso rimasto alla gente comune e dalla sconfitta dei presunti signori della storia nel creare un progetto politico che desse loro quell’onnipotenza che la loro onniscienza sembrava meritare.
Reinhold Niebuhr

Uno dei consigli favoriti degli studiosi di scienze sociali è quello di giungere a un accomodamento. Se due parti sono in conflitto, fatele negoziare, moderare le loro pretese, giungere a un modus vivendi…senza dubbio innumerevoli conflitti possono essere risolti in questo modo. Ma un gruppo diseredato, come per esempio i neri, potrà mai ottenere piena giustizia per questa via? Le sue anche più minime richieste non sembreranno esorbitanti ai bianchi dominanti, solo una piccola minoranza dei quali guarda con un obiettivo senso di giustizia al problema dei rapporti razziali? O come faranno gli operai a seguire questo consiglio quando devono trattare con i proprietari delle industrie, i quali hanno talmente tanto potere da poter uscire vincitori da un dibattito per poco convincenti che siano le loro argomentazioni? Ben pochi sociologi hanno capito che la soluzione – basata su un compromesso tra le parti – di un conflitto sociale causato da uno squilibrio di potere nella società è difficile che sia conforme a giustizia fintanto che tale squilibrio di potere sussiste….La maggior parte degli studiosi delle scienze sociali è costituita da razionalisti talmente convinti da ritenere che gli uomini al potere limiteranno immediatamente il loro sfruttamento e le loro pretese non appena avranno appreso dai sociologi che le loro azioni e i loro atteggiamenti sono antisociali […] . Ciò che manca a questi moralisti, siano essi religiosi o razionalisti, è la comprensione del carattere brutale del comportamento di tutte le collettività umane, e della forza dell’interesse personale e dell’egoismo collettivo in tutte le relazioni tra gruppi….Questi pensatori guardano al conflitto sociale come a un metodo mediante il quale non si possono conseguire dei fini moralmente approvabili, oppure come a un espediente momentaneo che un’educazione più perfetta o una religione più pura renderanno superfluo. Essi non si avvedono che le limitazioni dell’immaginazione umana, e la facile soggezione della ragione ai pregiudizi e alla passione, specialmente nei comportamenti di gruppo, rendono il conflitto sociale un fenomeno inevitabile nella storia dell’uomo, probabilmente fino alla fine di essa.
Reinhold Niebuhr

Affrontare con il riso le delusioni e le frustrazioni, le irrazionalità e le contingenze della vita è una forma di superiore sapienza…Un’accettazione umoristica del destino è veramente espressione di un’alta forma di distacco da se stessi. Se gli uomini non si prendono troppo sul serio, se hanno qualche senso della natura precaria dell’avventura umana, dimostrano che stanno guardando all’intero dramma della vit, non soltanto dal punto di vista limitato dei loro interessi ma da un orizzonte visuale più lontano e superiore.
Reinhold Niebuhr

C’è chi mi ha chiesto quali siano i miei pensatori di riferimento. Io ho moltissimi pensatori di riferimento, perché mi rifiuto di privilegiare un’unica fonte. Devo però dire che ho scoperto, abbastanza recentemente, che c’è un pensatore con cui mi trovo sostanzialmente in accordo su quasi tutto. Questa cosa mi mette un filino a disagio, perché dimostra che non c’è quasi nulla di originale in quello che penso e scrivo. Tanti anni di studi e riflessioni per arrivare a dire cose già dette, scrivere cose già scritte!
A differenza di Obama, Bush aveva dichiarato che il suo filosofo preferito era Gesù Cristo e, durante la sua amministrazione, Niebuhr fu eclissato. Obama ha anche affermato di essere stato influenzato da Friedrich Nietzsche – per il quale Niebuhr coltivava una tenace avversione – e da Paul Tillich, amico personale di Niebuhr. Niebuhr lo aiutò ad emigrare e provò a fare lo stesso con Bonhoeffer (suo allievo tra il 1930 e 1931), il quale prima gli diede ascolto e poi però decise di rientrare in patria e caricarsi sulle spalle la croce del tirannicidio.
Reinhold Niebuhr (1892-1971) è stato uno dei giganti della cultura statunitense del dopoguerra, la cultura egemone a livello globale. Dunque merita la nostra attenzione.
È stato il teologo americano più influente del ventesimo secolo. Non era un biblista, ma un teologo morale e politico che si domandava, molto socraticamente, come ciascuno di noi dovrebbe agire, individualmente e collettivamente, nel mondo post-edenico.
Niebuhr distingueva l’etica dalla politica ma le considerava intrecciate, interpenetrate.
La coscienza e il potere, l’etica e la coercizione, l’idealismo ed il realismo, sono fattori della vita umana che non possono non incontrarsi e che devono coesistere attraverso compromessi per nulla facili, spiegava nel suo testo più noto, intitolato “Moral Man and Immoral Society” (1932). Il realista privo di uno sguardo morale è uno stolto tanto quanto l’idealista che non tiene conto della realtà della vita umana. Abbiamo l’obbligo morale di vedere il mondo come è, non come preferiremmo che fosse e di astenerci dal ricrearlo in funzione dei nostri desideri e valori (che non sono universali).
L’egoismo comunitario è inevitabile e le nazioni sono tenute assieme dal collante della forza e delle emozioni, non dalla ragione, per questo sono essenzialmente egotistiche. Per di più lo Stato conferisce potere agli impulsi collettivi più egotisti e convince l’individuo ad identificarsi sempre più saldamente con essi. Poiché la negatività della nostra natura non si può cancellare, è assurdo pensare di poter pianificare il futuro. Dunque le politiche debbono essere modeste e moderate, se non si vuole rischiare di peggiorare le cose, a causa dei limiti della razionalità umana, dell’incompletezza delle nostre conoscenze e della parzialità del nostro comportamento.
Non si fondano istituzioni globali (governo planetario, nuovo ordine mondiale) finché non esiste una coscienza cosmopolita e questa, finora, è un miraggio.
In breve, questi sono gli elementi chiave dell’approccio niebuhriano alla politica ed alla società:
1. compromesso invece di utopismi e dottrinarismi;
2. Realismo morale;
3. Necessità del potere;
4. Limiti morali all’azione politica;
5. Esigenza di umiltà;
6. Azione politica responsabile;
7. Fermezza realistica e speranza;

NIEBUHR E IL NUOVO ORDINE MONDIALE (GOVERNO GLOBALE) – Niebuhr ravvisa nel racconto futuristico “The shape of things to come” di H.G. Wells (1933) i tratti distintivi di un ipotetico governo globale: “i tecnici moderni, simbolizzati da un gruppo cospiratore di aviatori, avrebbero stabilito un’autorità mondiale sufficientemente potente per imporre i principi della verità universale attraverso un programma educativo destinato a tutta l’umanità. Questo programma educativo avrebbe infine creato la mentalità universale e la cultura globale indispensabile per la stabilità della comunità universale. Il movimento del suo [di Wells] pensiero dalla democrazia alla tirannia è la prova della sua disperazione”.
In “the myth of world government” (“The Nation”, 1946), Niebuhr spiega che, in assenza di una comunità organica mondiale, il governo mondiale diventerebbe una costruzione artificiale priva di alcuna autorità. Incrementerebbe il chaos e l’anarchia nel tentativo di esercitare la propria autorità in un mondo diviso, pieno di disparità, socialmente diversificato, multiculturale e, in breve, plurale, senza un obiettivo comune ed un’identità condivisa. Un tale governo sarebbe o totalmente inefficiente e perciò irrilevante, oppure dispotico, di un dispotismo senza precedenti, una nuova tirannia imperialistica, globale, sanguinaria, totalizzante, distopica e, in ultimo, caotica. L’alternativa quindi sarebbe da un lato l’impotenza, dall’altro la tirannia e il caos.
Senza una comunità organica non si formano istituzioni durevoli. Nel numero di Times che gli dedicò la copertina, un numero importante perché celebrava l’anniversario del suo venticinquesimo anno di pubblicazioni, N. dichiarava: “non si fa un governo mondiale redigendo una splendida costituzione. Lo si fa all’interno di un processo storico, maturando fino ad essere pronti”.
Per N. un tale ordinamento transnazionale sarebbe inevitabilmente caratterizzato da un blando capitalismo, una blanda democrazia, un blando filantropismo ed una religione aristocratica: se a qualcuno tutto questo non bastasse o non stesse bene, sarebbe bollato come minaccia pubblica ed eretico, violatore dei decreti divini.
Un governo globale non potrebbe mai fabbricare dal nulla uno spirito di comunità e quindi, alla lunga, fallirebbe, ma la sua ascesa sarebbe facilitata dalla stupidità (sic!) dell’uomo medio, che assiste l’oligarca nei suoi sforzi di dissimulare i suoi reali intenti. N. pensa che la maggior parte delle persone non sia dotata di quelle capacità intellettuali sufficienti a formarsi dei giudizi autonomi e per questo il conformismo prevale in ogni società.
“L’illusione di un governo mondiale” (da “Christian Realism and political problems”, 1953): “il nostro problema è che la tecnica ha creato un abbozzo di comunità mondiale, ma non l’ha integrata organicamente, moralmente o politicamente; ha creato una comunità di reciproca dipendenza, ma non di reciproca fiducia e rispetto…era probabilmente inevitabile che la condizione disperata del nostro tempo dovesse persuadere alcuni uomini ben intenzionati che le lacune di una comunità tecnicamente integrata, ma politicamente divisa, si potessero colmare con il semplice espediente di stabilire un governo mondiale attraverso il dominio della volontà umana e di creare una comunità mondiale tramite il dominio di un governo mondiale…Purtroppo la nostra precaria situazione non è una prova né della capacità morale di creare un governo mondiale con un atto di volontà, né della capacità politica di un simile governo di integrare una comunità mondiale ancor prima di organizzare una crescita più graduale del “tessuto sociale” di cui ogni comunità ha bisogno ancor più che di un governo…L’apparato per l’applicazione della legge può essere efficace quando la comunità nel suo complesso obbedisce implicitamente alle leggi, cosicché l’applicazione coercitiva può essere limitata a una minoranza riottosa…La falsità implicita nell’idea di governo mondiale si può esprimere con due semplici proposizioni: la prima è che i governi non si creano per decreto (benché talora li si possa imporre con la tirannia), la seconda è che i governi hanno un’efficacia limitata nell’integrare una comunità. I sostenitori del governo mondiale propongono di convocare un’assemblea costituente mondiale, che creerebbe l’apparato per un ordine costituzionale globale e poi inviterebbe le nazioni ad abrogare o ridurre la loro sovranità al fine di dare a questa sovranità universale di nuova istituzione un dominio incontrastato…I governi non possono creare le comunità, per il semplice motivo che l’autorità del governo non è primariamente l’autorità della legge o della forza, ma l’autorità della comunità stessa. Le leggi vengono obbedite perché la comunità le accetta come corrispondenti, nella loro globalità, alla sua idea di giustizia”.
Come dopo di lui Norberto Bobbio, anche Niebuhr si domanda come si possa costituire una forza di polizia fedele a uno stato mondiale
Per Niebuhr la figura allegorica dell’Anticristo è il nume tutelare di questo organismo transnazionale. Cita il Nuovo Testamento: “Poiché molti verranno nel mio nome, dicendo: “Io sono il Cristo”. E ne sedurranno molti” (Matteo 24: 5) – “Perché sorgeranno falsi Cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e miracoli così da ingannare, se possibile, anche gli eletti” (Matteo 24: 24) – “…Ma sappi questo, che negli ultimi giorni ci saranno tempi difficili. 2 Poiché gli uomini saranno amanti di se stessi, amanti del denaro, millantatori, superbi, bestemmiatori, disubbidienti ai genitori, ingrati, sleali, 3 senza affezione naturale, non disposti a nessun accordo, calunniatori, senza padronanza di sé, fieri, senza amore per la bontà, 4 traditori, testardi, gonfi [d’orgoglio], amanti dei piaceri anziché amanti di Dio, 5 aventi una forma di santa devozione ma mostrandosi falsi alla sua potenza; e da questi allontanati” (2 Timoteo 3:1-5).

NIEBUHR E L’IDEOLOGIA DEL SALVATORE DEL GREGGE UMANO – N. è un severo critico dell’esigenza psicologica umana di attendere che qualcuno – un re o un semidio scomparso ma che ha promesso di tornare dal suo popolo – arrivi a salvarla, sollevandola dalle proprie responsabilità. Trova che questo motivo archetipico sia infantile, indegno di adulti maturi e dignitosi. Perciò mette in guardia i suoi lettori dal cadere nella trappola del “re messianico davidico, il re-pastore, che porterà la rettitudine e la giustizia, che guiderà benevolmente il suo gregge e porterà gli agnelli in seno. In breve, egli unirà amore perfetto e grande potere, risolvendo così la perenne ambiguità morale di tutti i sistemi politici, derivante dal fatto che il potere non è mai perfettamente armonizzato con i fini della giustizia”.

NIEBUHR CONTRO L’ANGELISMO – “se soltanto più gente andasse in chiesa o all’università, i ricchi che ora hanno troppe ricchezze si priverebbero dei loro privilegi e farebbero giustizia tra le nazioni e al loro interno. Questa facile soluzione ai mali del mondo viene proposta nonostante tutta la storia dell’umanità provi il contrario….Esso non affronta il fatto che i gruppi umani, le classi, le nazioni e le razze sono egoisti, indipendentemente dall’idealismo morale degli individui all’interno dei gruppi” – “i figli delle tenebre sono malvagi perché non conoscono altra legge al di là dell’io. Benché malvagi, sono avveduti perché comprendono il potere dell’interesse individuale. I figli della luce sono virtuosi perché hanno una certa comprensione dell’esistenza di una legge superiore alla loro volontà, ma in genere sono stolti perché non conoscono il potere della volontà individuale. Sottovalutano il pericolo dell’anarchia sia nella comunità nazionale sia in quella internazionale” – “si deve comprendere che i figli della luce sono stolti non soltanto perché sottovalutano il potere dell’interesse individuale nei figli delle tenebre, ma perché lo sottovalutano in se stessi. Il mondo democratico è giunto così vicino alla catastrofe non soltanto perché non ha mai creduto che il nazismo possedesse la furia demoniaca che esso dichiarava apertamente: la civiltà ha rifiutato di riconoscere all’interno delle sue comunità il potere degli interessi di classe. Parlava con disinvoltura di coscienza internazionale ma nel frattempo i figli delle tenebre riuscivano abilmente a mettere una nazione contro l’altra”.

NIEBUHR E L’IMPERIALISMO AMERICANO – Per N. il Vietnam è “un esempio dell’illusione di onnipotenza americana”. L’idea di una missione sacra dell’America in difesa dell’umanità e della civiltà è un indice di bancarotta morale: “è intollerabile il pensiero di un’America così potente da essere ritenuta responsabile dei grandi eventi storici in ogni parte del globo, al di là delle sue possibilità di conoscenza e progettualità. Per una nazione potente niente è più pericoloso della tentazione di nascondere i limiti del proprio potere. Sarebbe la nostra rovina se ci ritenessimo i signori della storia contemporanea”.

NIEBUHR E LA RIVOLUZIONE – C’è sempre un gruppo dominante e quelli che prevalgono sono i suoi interessi e la loro massimizzazione. Nessun gruppo dominante rinuncia volontariamente al proprio potere ed al proprio prestigio. Non basta la persuasione razionale e morale, servono pressioni economiche e politiche, proteste e anche rivoluzioni, laddove tutte le altre strade sono state tentate. La ragione è serva, non padrona, dell’interesse personale. Anche laddove uno è smascherato, farà di tutto per mantenere lo status quo, usando una varietà di argomentazioni che ritiene plausibili per giustificare il suo egoismo. La mente affila le unghie del predatore e siccome il predatore umano si nutre di idee e non solo di cibo e la sua immaginazione è sconfinata, il suo istinto predatorio sarà insaziabile.
Ciò detto, le ideologie rivoluzionarie sono autoreferenziate, totalitarie, ricercano il potere assoluto, non possono riconoscere la legittimità di istanze diverse dalle loro.

NIEBUHR SU PACIFISMO E NONVIOLENZA
Rifiutare di usare ogni metodo coercitivo significa che non ci si è resi conto che ognuno li usa continuamente, che tutti viviamo […] in un sistema politico ed economico che mantiene la sua coesione anche con l’uso di varie forme di coercizione politica ed economica.
“Why I leave the FOR”, in “The Christian Century”, LI, 1934, pp. 18-19; p. 18
Il pacifismo è incapace di distinguere tra la pace della capitolazione di fronte alla tirannia e la pace del Regno di Dio.
“Christianity and Power Politics”, New York 1940
Se alla fine Hitler sarà sconfitto, lo sarà perché la crisi ha risvegliato in noi la volontà di conservare una civiltà nella quale la giustizia e la libertà sono delle realtà e ci ha fatto conoscere che per le ambiguità della storia sono necessari metodi ambigui. Coloro che sono disgustati da tali ambiguità abbiano la decenza e la coerenza di ritirarsi in un monastero, dove i perfezionisti medievali trovano il loro rifugio.
“An end to illusions”, in The Nation, CL 1940, p. 779
Crede nel valore del pacifismo assoluto, il pacifismo di testimonianza, che ci ricorda l’esistenza di una dimensione trascendente in cui la legge della nonviolenza è l’unica legge, una testimonianza essenziale per chi non vuole sprofondare nel cinismo che legittima qualunque uso della forza. L’importante è che non ci spinga a rifiutare categoricamente la politica, privilegiando il Regno di Dio.
N. considera deplorevole il pacifismo come strategia per purgare il mondo dai conflitti politici ed internazionali.
Per lui l’unica distinzione significativa è tra nonresistenza e resistenza in tutte le sue forme, che sono tutte violente in quanto coercitive, seppure in diverso grado e vanno valutate a seconda dei loro presumibili effetti. In certi casi la resistenza violenta può essere malauguratamente preferibile, perché produce conseguenze meno dannose e dolorose di quella “nonviolenta”.
Rilassare la tensione tra essere e dover essere, tra reale e ideale, abbracciando un pacifismo assoluto significa commettere il peccato di superbia, credersi Dio, negare la nostra finitezza: “le esigenze etiche esposte da Gesù non possono trovare la loro realizzazione nelle attuali condizioni di esistenza dell’uomo” (“An interpretation of christian ethics”, London, SCM Press, 1936, p. 64).
Contemporaneamente, rilassare la tensione nel senso di concentrarsi sulla corporeità, sulla natura, significa cadere nuovamente, renderci ancora più animali, controllati da istinti ed impulsi, dall’autoconservazione e dal benessere materiale.
In altre parole: non serve attendere il Regno di Dio per usare l’insegnamento di Gesù come bussola morale. Però lo si consideri un esempio, un modello, senza pretendere di emularlo. Lo scimmiottamento è eretico ed autolesionistico, perché rende superbi. È un ideale etico, non una strategia politica e di vita quotidiana. Possiamo farci illuminare, ma non saremo mai la luce, in questo mondo.
Nelle pagine di “Christianity and Society” N. polemizza con Richard Roberts, uno dei più importanti pacifisti canadesi. I pacifisti non paiono essere consapevoli del carattere tragico dell’esistenza, sono inclini a credere che la lotta per il potere possa essere placata rinunciando all’uso dei mezzi violenti di controllo sociale. Partono da un’erronea comprensione della natura e condizione umana. Gesù non ha salvato gli uomini dalla caduta, ha solo mostrato la via della redenzione. La violenza e le guerre non sono accidenti, casualità, sono i sintomi della nostra realtà, dell’inevitabilità storica della conflittualità. Non per questo bisogna abbandonarsi al cinismo: per evitare questo rischio è necessario tenere sempre a mente la sopracitata tensione tra reale ed ideale e ricordarsi anche che il compito del cristiano è quello di difendere e valorizzare la dignità e la giustizia
Chi non vede la differenza tra la barbarie nazista e l’imperialismo britannico e preferisce la remissività nei confronti della tirannia nazista alla guerra lo fa per cecità auto-indotta. In generale, le critiche alla sua posizione insistono sulla speranza di eliminare i conflitti attraverso una sottomissione ancora più radicale alla legge dell’amore. Per lui questo è un argomento scarsamente convincente: senza un’assoluta certezza della sua efficacia si possono solo commetere errori irreparabili, causando danni ingenti a persone incolpevoli.
La natura umana è violenta, votata all’autoperpetuazione, alla sopravvivenza, alla competizione per le risorse. Nessuna teologia cristiana può fingere che non sia mai esistito il peccato originale. Camminiamo su un terreno minato di egoismi, interessi privati, pregiudizi e preconcetti.
N. cita spesso Matteo 13, 24-30: “Il regno dei cieli si può paragonare a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormivano venne il nemico, seminò zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi la messe fiorì e fece frutto, ecco apparve anche la zizzania. Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: Padrone, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene dunque la zizzania? Ed egli rispose loro: Un nemico ha fatto questo. E i servi gli dissero: Vuoi dunque che andiamo a raccoglierla? No, rispose, perché non succeda che, cogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altra crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Cogliete prima la zizzania e legatela in fastelli per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio“.
E 1 Giovanni 1: 8-10: “Se diciamo di essere senza peccato inganniamo noi stessi e la verità non è in noi. Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto, da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. Se diciamo di non aver peccato, lo facciamo bugiardo e la sua parola non è in noi”.
Chi ama gli assolutismi non deve entrare nell’arena politica, il terreno dei chiaro-scuri, della sobrietà, dell’attitudine al compromesso, della flessibilità, della tolleranza, della giustizia, ecc. dove un Goebbels è nonviolento ed un Bonhoeffer è un violento, dove si cerca di praticare la giustizia, invece di limitarsi ad attenderla dall’alto.

NIEBUHR, LA MODERNITÀ E LA NATURA UMANA
Non c’è alcun fondamento cristiano nell’industria moderna. È basata su una concezione della vita puramente naturalistica e si fa beffe, cinicamente, di ogni comprensione spirituale degli esseri umani. La cristianità non ha nulla a che fare con l’organizzazione della civiltà industriale (1923).
La modernità vive di due dogmi indiscutibili, l’idea del progresso e l’idea della perfettibilità dell’uomo: “questa religione essenziale della modernità non è meno dogmatica per il fatto di essere implicita anziché esplicita e non è più autentica perché si riveste con tutta l’armatura della scienza”. Il paradosso è che più l’umanità sembra capire la natura, meno sembra capace di comprendere se stessa. Una cosa che proprio non vuole capire è che le possibilità del male crescono assieme a quelle del bene, più cresce l’ordine, più si moltiplicano le occasioni per il caos. L’uomo è una creatura finita che non può fare a meno di vedere il mondo da una prospettiva limitata, in funzione del suo istinto di sopravvivenza, che lo induce a tradurre la sua brama di vivere in brama di potere, per trascendere la sua finitezza, la sua mortalità. Il suo orgoglio gli impedisce di capirlo e lo rende pericoloso. Così, le inconsapevoli illusioni dell’utopia si trasformano nelle consapevoli menzogne, l’idealismo in cinismo. Quando la storia dimostra di non essere in grado di colmare lo scarto tra ciò che l’uomo è e ciò che vorrebbe essere, gli uomini si incaricano di reindirizzarla a loro discrezione.
L’uomo è un essere vivente che sa riconoscere il flusso vitale in cui è immerso. Dunque non vi può appartenere integralmente, pur non essendo completamente al di sopra della natura. La natura non produce individui, ma tipi, specie e generi. L’individualità umana è il frutto della libertà, che a sua volta deriva dallo spirito, l’intelletto puro, che è universale, come la logica e la matematica, che sono i mezzi con cui si esprime. Questo comporta un problema: essendo al tempo stesso fuori e dentro il mondo, l’uomo può cadere vittima della tentazione alla megalomania, a sentirsi un dio al centro dell’universo.

NIEBUHR E LA DEMOCRAZIA
Il sentimento umano di giustizia rende possibile la democrazia; la sua inclinazione all’ingiustizia la rende necessaria.
“The Children of Light and the Children of Darkness” (1944)
Mentre la tirannia amplifica e glorifica la superbia e la brama di potere, la democrazia mitiga questi peccati, pur non potendo eliminarli.
La democrazia permette di controllare il potere, favorisce la libertà e ne limita gli eccessi, ossia il “carattere perenne e persistente dell’egoismo umano”. L’individuo è “morale” solo se è in accordo con gli standard del gruppo, ossia se si sacrifica per esso. Chi dissente di fronte ad un comportamento discriminatorio del proprio gruppo nei confronti di altri, diventa immorale, sebbene da una prospettiva universale sia l’unico la cui condotta sia autenticamente morale (es. Socrate e Gesù morti perché giudicati non sufficientemente altruistici e umili). Tutti i gruppi sono ipocriti perché devono placare gli scrupoli dei loro membri e quindi proclamano di incarnare i più nobili principi e virtù e di perseguire i fini più virtuosi e condivisibili, quando dovrebbe essere chiaro a tutti che gli obiettivi e le motivazioni di ogni gruppo sono egoistiche, gruppo-centriche (egoismo collettivo), perché quella è la sua ragion d’essere. Il sacrificio e l’abnegazione del singolo si prestano ad abusi e condotte immorali da parte della comunità.

NIEBUHR E LA GIUSTIZIA – La giustizia distributiva è il più razionale e supremo obiettivo che una società possa porsi. Non possiamo più permetterci di gratificare i nostri desideri a spese degli altri, al prezzo dell’ingiustizia sociale e globale. L’ordine e la pace borghesi sono incompatibili con il dovere di garantire una minore disparità sociale.
Chi vuole eliminare l’ingiustizia parte svantaggiato, perché viene accusato di mettere a repentaglio la stabilità della società, anche quando usa metodi pacifici. Una passione per la pace che in alcuni è estremamente ipocrita, disonesta ed egoistica ed in altri è coltivata in buona fede, perché chi è privilegiato tende a considerare i suoi privilegi come dei diritti e a trascurare gli effetti delle disparità sociali su quelli che stanno alla base della piramide sociale. Il loro malcontento è ingiustificato e dettato dall’ignoranza, l’gnoranza della violenza coercitiva e della violenza psicologica implicite nel mantenimento dello status quo. Per questo aborrono la violenza dei contestatori e sorvolano, perché non la percepiscono, sulla violenza strutturale della società in cui vivono.

NIEBUHR SUL BENE E SUL MALE
Reputo che il peccato cardinale del liberalismo sia stato quello di conferire all’egoista un’opinione di sé eccessivamente benevola (1930).
La nobiltà degli ideali non implica un’assenza di egoismi ed egotismi. La giustezza della causa non rende automaticamente giusti. Ogni virtù è soggetta a corruzione, il male che mi fanno gli altri non è molto dissimile da quello che faccio agli altri. Tendiamo a malgiudicare chi non è all’altezza dei nostri ideali, senza capire che siamo noi i primi ad esserne distanti. Il problema degli esseri umani è che trasformano in bene infinito il loro ego ed i loro valori soggettivi e parziali: è questo il peccato.
Il male, che è inclinazione ad un eccessivo amore di sé, è negativo e parassitario nella sua origine, è attivo, i suoi effetti possono essere positivi. Il mito biblico del serpente è molto profondo, perché mostra come l’uomo sia stato tradito dalla sua incredulità e dal suo orgoglio.
Il peccato originale risiede nel nostro dualismo: siamo corpo ed anima, immanenza e trascendenza, sentiamo un impulso a trascendere la materia alla ricerca della perfezione, dell’eternità e dell’infinito, ma non possiamo farlo perché siamo finiti e questa conflittualità ci porta a credere di aver ottenuto l’autorità dell’assoluto quando invece la nostra condizione ci permette l’accesso solo a verità molto parziali. Consideriamo i nostri valori assoluti quando sono solo l’espressione dei nostri interessi. Il nostro egoismo ci rende bigotti e smaniosi di imporre la nostra volontà e punto di vista sugli altri. La superbia è un problema spirituale permanente dell’uomo. Il male peggiore proviene dalla furia degli zeloti.
L’uomo è più inumano proprio quando crede che i suoi impulsi naturali ed i suoi valori soggettivi siano al servizio di un bene assoluto.
L’uomo è ignorante, finito e limitato ma immagina di non esserlo, si convince di non esserlo, di poter trascendere i suoi limiti e fare in modo che la sua mente si universalizzi e colga la Verità Assoluta. È il peccato di superbia al servizio della volontà di potenza, che piega e subordina ciò che ci circonda al nostro ego ipertrofico, aggressivamente votato a porsi al centro della Creazione.
L’uomo ama se stesso eccessivamente ma una voce dentro di lui sa che questo abbandonatissimo amore è ingiustificato ed immorale, per questo ciascuno si inventa una tecnica di mimesi per continuare a venerare se stesso anche se all’apparenza ci si vota ad una causa che ci trascende. La prima persona da ingannare con questa manipolazione siamo noi stessi. S’ingannano gli altri per poter ingannare e tacitare meglio la nostra coscienza. Ma se non ci fosse qualcosa di buono in noi, tutto questo non avrebbe senso. Dunque proprio gli sforzi dissimulatori sono la miglior prova del fatto che non siamo radicalmente depravati (cf. “The nature and destiny of man”), che ci vergogniamo del nostro status privilegiato, del nostro benessere, che sentiamo che c’è qualcosa che non va quando costringiamo gli altri ad adeguarsi al nostro volere, anche se per la gran parte del tempo facciamo finta di niente. Solo il dogmatismo, il fanatismo e la frenesia omicida possono sopprimere la voce della coscienza.
Il peccato ci unisce, la colpa ci separa: vi sono essenziali distinzioni tra l’ammontare di responsabilità che spettano a ciascun singolo e ciascun gruppo per il male nel mondo. Bisogna schierarsi con quelli che si debbono far carico del minor fardello di iniquità. Chi esercita maggior potere è anche maggiormente responsabile delle condizioni in cui versa il mondo.
Come Agostino, N. ritiene che uno non scelga volontariamente di peccare ma lo faccia credendo di compiere il bene (anche se in un angolo del cervello sappiamo di aver peccato). Perché siamo liberi ma non riusciamo a non peccare, ad essere meno ostili, violenti, egotisti e più amabili ed amorevoli, pur sapendo che ciò comporta solo guai? Agostino e N. pensano che ci sia un pregiudizio intrinseco, un meccanismo, una forza interiore che fa in modo che si compia più facilmente il male: dunque non siamo completamente liberi, ma non siamo neppure innocenti in quanto completamente subordinati al corpo ed ai suoi bisogni. Infatti, come detto, sentiamo rimorso e vogliamo pentirci.
Un inconscio determinatore delle nostre azioni consapevoli ci rende più insensibili, più egocentrici, più ingiusti ed iniqui di quanto potremmo essere se facessimo attenzione ai nostri gesti ed alle nostre motivazioni. È come se ogni volta che abbassiamo la guardia dessimo il peggio di noi e, una volta causato il danno, ci sforzassimo di giustificare gli errori retroattivamente. Adamo ed Eva sono i simboli di questa condizione umana, non certo gli originatori di un peccato trasmesso ereditariamente. Gli automatismi mentali ci spingono a porci al centro del nostro universo, a credere di dover essere autosufficienti (a spese altrui), per sfiducia nei confronti dell’altro e per via dell’istinto di autoconservazione: per questo siamo cronicamente ingiusti. Idolatriamo il nostro ego attraverso la venerazione di idoli esterni come la patria, la nazione, la classe, la razza, la chiesa, ecc. che ci rendono aggressivi e violenti, ossia malvagi.

NIEBUHR SU NIETZSCHE E NAZISMO
Il moralismo dell’accomodamento immagina che non ci sia un conflitto che non possa essere aggiudicato. Non capisce cosa significhi  incontrare un nemico risoluto che desidera solo la tua distruzione o asservimento
Nietzsche si è fatto veicolo di una religione demoniaca perché non riconosce altra legge che la propria volontà di potenza e non ha altro Dio all’infuori della propria illimitata ambizione. Il nazismo è la radicalizzazione di tendenze intrinseche all’umanità. I nemici del nazismo non sono ai suoi antipodi, sono solo meno estremi, o più moderati. Il nazismo resta un’opzione universale che esisterà finché esisterà l’umanità.

NIEBUHR CONTRO IL PATRIOTTISMOIl patriottismo è solo un particolarismo su più vasta scala, un familismo ipertrofico. “La più decisiva prova del fatto che l’egoismo delle nazioni è una caratteristica della vita spirituale, e non una mera espressione dell’istinto naturale di sopravvivenza, è il fatto che le sue espressioni più tipiche sono la brama di potere, l’orgoglio (incluse le considerazioni di prestigio e “onore”), il disprezzo per gli altri (altra faccia dell’orgoglio e suo necessario fattore concomitante in un mondo in cui l’autostima è costantemente sfidata dai successi altrui), l’ipocrisia (l’inevitabile pretesa di conformarsi a una norma più alta dell’interesse individuale), e infine la pretesa dell’autonomia morale, mediante la quale l’autodeificazione del gruppo sociale viene resa esplicita dal fatto di presentarsi come fonte e fine dell’esistenza…L’orgoglio delle nazioni consiste nella tendenza a porre pretese incondizionate per i loro valori condizionati. Il carattere incondizionato di tali pretese ha due aspetti. La nazione proclama una devozione ai valori che la trascendono più assoluta di quanto venga testimoniato dai fatti, e considera i valori ai quali è fedele come più assoluti di quanto siano realmente… nessuna nazione, razza o classe sacrifica se stessa. I gruppi umani fanno dell’affermazione del proprio interesse una virtù…il meglio che ci si possa aspettare da un gruppo umano è un interesse individuale intelligente anziché stupido. Poiché la maggior parte dei gruppi umano non ha ancora raggiunto questo ideale minimo e il mondo corre il pericolo di sprofondare nel caos perché ogni nazione moderna sta perseguendo l’interesse del momento a discapito di un interesse ultimo più generale che condivide con vicini e nemici”.

NIEBUHR, LE VIRTÙ PRIMARIE E LA LORO PERVERSIONE – gentilezza reciproca, fiducia, sollecitudine, tolleranza, generosità, libertà, cooperazione, responsabilità sono virtù primarie. Ma queste stesse possono essere pervertite e servire a generare superbia, intolleranza, disprezzo e crudeltà verso chi non fa parte del nostro gruppo (che invece si merita una mia condotta in pieno accordo con le suddette virtù).
La reciprocità è la migliore guida etica che abbiamo trovato e che può andar bene per una specie di esseri non innocenti e puri è la reciprocità. Le norme di mutualità, esercitate con spirito di umiltà e giustizia sono il meglio che possiamo fare. Reciprocità significa usare l’empatia per rendersi sensibili, porosi, ricettivi alle esigenze, sentimenti e prospettive altrui. L’umiltà tiene sotto controllo il nostro istinto di dominare chi è più debole di noi, la nostra aggressività e ci permette di raggiungere dei compromessi, nel rispetto degli altri.

LA TEOLOGIA DI NIEBUHR
Il panteismo irrobustisce quelle forze nelle religione che tendono a santificare il reale invece di ispirare l’ideale.
Punto di partenza di N.: gli imperativi di Gesù il Cristo non sono praticabili dagli esseri umani nel mondo decaduto, ma devono servire di ispirazione. Occorre cercare di modellare la propria esistenza in modo che questi ideali impossibili non divengano un pretesto per diventare indifferenti e crudeli nei confronti delle persone in carne ed ossa, con tutte le loro debolezze. La perfezione del Cristo sarà realizzata nel Regno di Dio, dopo l’Apocalisse/Rivelazione che ce lo renderà visibile. N. non reinterpreta Gesù, sa che il Sermone della Montagna ingiunge di comportarsi in ogni circostanza non violentemente: la sua etica è assoluta, intransigente, un’etica universalista e perfezionista. Ma N. ritiene che l’enfasi sul perfezionismo sia relativamente recente, rinascimentale, e che i primi cristiani fossero molto più consapevoli del fatto che la natura umana è difettosa. Gli esseri umani non sono intrinsecamente buoni, ma egoisti, egocentrici, con tutto quel che ne consegue. Pretendere da un essere umano che raggiunga la perfezione significa spingerlo lungo un percorso che lo costringerà a compromettere altre virtù di primaria importanza, il che sarebbe socialmente e moralmente irresponsabile. È assurdo pensare che il peccato originale sia stato cancellato dalla morte sulla croce. Gli esseri umani di oggi non sono migliori di quelli di ieri e di prima della venuta di Gesù il Cristo.
John Haynes Holmes, teologo pacifista, lo attaccò ferocemente: “appare chiaro che la serena fiducia di Gesù nella natura umana, il suo rigido plauso della legge morale, la sua fede assoluta nelle forze spirituali, il suo solare ottimismo, la sua radiosa passione, sarebbero sembrati alquanto ridicoli agli occhi di Niebuhr. Egli non si sarebbe opposto all’Uomo della Galilea, ma lo avrebbe certamente disprezzato. E con quanto sollievo si sarebbe rivolto al cinico e realista Pilato. Pilato: l’uomo del momento”. Niebuhr, prevedibilmente, la prese molto male, parlando di una mostruosa ingiustizia nei suoi confronti. Holmes replicò che, in quanto suo amico, riteneva di doverlo aiutare a “porre rimedio alla sua bancarotta intellettuale e spirituale”. Niebuhr non lo considerava un amico, anzi spiegò ai suoi veri amici che lo disprezzava. Ma su una cosa ammise che i suoi critici avevano ragione: credeva che l’insegnamento di Gesù fosse fondamentale perché indicava l’esistenza di una realtà superiore, di ideali morali autentici, ma non forniva alcuna linea-guida su come affrontare un mondo corrotto fino all’avvento del suo Regno, su come assicurare la giustizia e l’equilibrio dei poteri, su come mantenere sotto controllo la tensione di forze contrastanti, che porta ai confitti, ossia alla violenza. Contestava la credenza del cristianesimo liberale che una società autenticamente cristiana avrebbe mantenuto la pace senza l’uso della forza coercitiva. La loro visione della cristianità si riduce ad una sua interpretazione come predicazione che gli esseri umani non seguono, ma dovrebbero seguire. Un perfezionista morale dovrebbe fare come i francescani, i mennoniti, gli amish, ecc. e ritirarsi da un coinvolgimento attivo nella sfera pubblica. Erano ciechi di fronte “alla tragica inevitabilità dell’esistenza umana, all’irriducibile irrazionalità del comportamento umano, alle tortuosità della storia umana”.
Dopo essersi opposto ai piani di riarmo di Roosevelt, nel 1940 dovette ammettere che il presidente aveva anticipato i rischi del nazismo meglio di chiunque altro e cominciò a sostenere l’idea dell’intervento armato contro la barbarie nazista.  Già nell’aprile dei 1939, l’amico Dietrich Bonhoeffer, il celebre teologo protestante tedesco poi coinvolto nell’attentato ad Hitler del 1944, lo aveva avvertito che negli ambienti militari si parlava di un piano di attacco alla Polonia previsto per l’inizio di settembre. A ottobre, mentre si trovava ad Edinburgo, aerei tedeschi bombardarono una base navale a poche miglia da dove stava esponendo le sue tesi nelle celebri Gifford Lectures intitolate “La natura ed il destino dell’uomo”. In esse criticava il liberalismo cristiano e la sua fissazione per Gesù come “uomo molto, molto, molto buono”. “E se dovesse arrivare una persona ancora più buona?” domandava. I cristiani dovrebbero allora ri-orientare la loro devozione? Il senso dell’ammonimento era quello di non credere di poter trascendere le relatività della storia aumentando il numero di superlativi applicati alla figura di Gesù, che serve solo a svalutarne la rivelazione della possibilità di redimersi dalla caduta nel peccato, causata dalla superbia e dalla brama di potere di ego, che si pone al centro della creazione e subordina inevitabilmente tutto il resto al suo volere, disseminando ingiustizia, perché è finito, non infinito, e quindi accede solo a verità parziali, soggettive, illusorie ed ingannevoli.

BIBLIOGRAFIA
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