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giovedì 19 gennaio 2012

Egitto, Siria, Iran: come andrà a finire?




Il conflitto in Kosovo è la lotta del bene contro il male. È un conflitto giusto, che dobbiamo vincere. Non ci sono altre strade. Dobbiamo vincere se vogliamo che i nostri figli crescano in un mondo sicuro e stabile. Dobbiamo vincere perché la lotta contro il Fascismo negli anni quaranta non sia stata inutile.
Tony Blair

EGITTO
Mohammed Elbaradei, ex direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e uomo apparentemente tutto d’un pezzo, essendosi sempre opposto alle trame dell’amministrazione Bush e del governo Blair, sbugiardandoli, ha annunciato che non parteciperà alle elezioni presidenziali che si terranno prima della fine di giugno (la data non è ancora stata decisa):
Il gran rifiuto è motivato dal suo timore che il risultato sia già stato predeterminato dalla giunta militare al potere in Egitto e che – sono le sue parole – “governa come se Mubarak non fosse mai stato spodestato”.
Non sta esagerando, anzi:
Il problema è che, dal punto di vista della giunta militare, non c’è mai stata una rivoluzione in Egitto. L’esercito ha preso il potere, ufficialmente nell’interesse del popolo. È vero che la rivoluzione non c’è stata, ma è indubbiamente falso – come si evince dalle informazioni contenute nell’articolo sopra-linkato – che l’esercito fa esclusivamente i suoi interessi. Con buona pace di Alaa al-Aswany, uno dei più importanti scrittori egiziani contemporanei, che aveva detto che “per giustificare l'invasione dell'Iraq gli Americani dissero che era l'unica maniera per liberare una nazione da un terribile dittatore. Abbiamo dimostrato con la nostra rivoluzione che si può costringere un dittatore ad andarsene pacificamente”, non c’è stata rivoluzione, c’è stato invece un colpo di stato finalizzato all’autoperpetuazione dell’establishment.
Tahar Ben Jelloun [“Sangue a piazza Tahrir, il furto di una rivoluzione”, la Repubblica, 24 Dicembre 2011] avvalora quest’interpretazione: “Gli avvenimenti in atto a piazza Tahrir, in Egitto, ci obbligano a rettificare alcuni dati divulgati da tutti noi, che però sono errati. Ciò che è accaduto un anno fa in Egitto non era una rivoluzione, bensì un colpo di stato militare. Mubarak non ha lasciato il Paese sotto la spinta dei manifestanti, per quanto numerosi e decisi, ma per volontà di una giunta militare che non gli ha lasciato altra scelta. Questo punto è essenziale per comprendere la violenza della repressione scatenata dall´ottobre scorso contro gli egiziani e le egiziane. L’esercito ha preso il potere, facendo credere che sarà il popolo a governare il Paese. Grave errore. Il popolo è rimasto per le vie e sulle piazze, e ha creduto di essersi sbarazzato dalla dittatura di un capo corrotto. Ma purtroppo la verità è un´altra: l´esercito ha mantenuto lo stato d´emergenza decretato 50 anni fa. Il 9 ottobre scorso, alcune auto blindate hanno investito 27 manifestanti che si ribellavano contro le aggressioni ai danni dei copti; e il 19 novembre lo stesso esercito ha ucciso 50 manifestanti e tradotto davanti a tribunali speciali migliaia di insorti, condannati a pene pesanti. L´esercito non intende cedere neppure un grammo del suo potere, e soprattutto dei suoi privilegi. Come già Sadat, Mubarak aveva colmato i militari di favori: sapeva che in questo modo li avrebbe placati, evitando un colpo di stato. Ma nel gennaio scorso, quando tra il clamore popolare milioni di persone hanno occupato piazza Tahrir, così come i rivoluzionari francesi avevano preso Place de la Bastille, i militari non potevano contrapporsi a quella forza popolare, quando già si contavano centinaia di morti e di dispersi. Hanno dunque giocato il gioco della rivolta, mentre in segreto si preparavano a prendere il potere. […]. I militari…stanno rubando la rivoluzione del popolo, mentre le elezioni danno favoriti i fratelli musulmani. Ora queste elezioni non sono democratiche, nella misura in cui si intende la democrazia come una cultura, una tradizione radicata nelle mentalità. In Egitto, come in Marocco e in Tunisia, la democrazia ha funzionato in quanto tecnica. Ma votare non basta per essere democratici: occorre difendere i valori fondamentali che sono alla base di un sistema democratico. Ora, la religione è incompatibile con la democrazia (si è ben visto ciò che ha dato la democrazia cristiana in Italia). Quella che aveva preso il nome di "primavera araba" sta perdendo i suoi colori, e trascolora oramai verso il rosso: rosso sangue”.
ElBaradei è troppo serio per farsi coinvolgere nel teatrino della politica egizia, che nominerà il presidente prima che sia approntata la nuova costituzione, che ne sancirà funzioni e relazioni rispetto agli altri poteri dello Stato. Chi accetterebbe di candidarsi per un incarico pubblico senza sapere quali saranno le sue mansioni, i suoi doveri, il suo effettivo potere decisionale e i suoi margini di discrezionalità? Solo dei candidati che hanno già un accordo sottobanco con l’esercito. Così funziona in Egitto (e non solo): anche se i fratelli musulmani hanno ottenuto la maggioranza dei voti, non saranno loro ad esprimere il primo ministro, sebbene siano intenzionati a rispettare la laicità dello stato. Al potere resterà verosimilmente Kamal Ganzouri, il fantoccio della giunta militare, economista formato negli Stati Uniti, già premier sotto Mubarak. Come i militari credano di poter evitare una vera e propria rivoluzione è una domanda che finora non ha trovato risposta. Il re del Marocco, Muhammad VI, è riuscito a placare la popolazione accettando di nominare come primo ministro una figura proposta dalla maggioranza parlamentare. Ora l’Egitto, che è servito da modello per le proteste marocchine, è più autoritario della monarchia maghrebina!
Se si trattasse solo di una questione legata alle libertà ed ai diritti civili gli alti ufficiali non dovrebbero preoccuparsi poi molto. La rivolta egiziana è nata a causa del fortissimo rincaro dei generi di prima necessità e dell’aumento della disoccupazione:
non certo per l’iniziativa dei cosiddetti “fighetti di Tahrir”.
Il problema è che l’economia egiziana, come quella dell’eurozona, è messa davvero male
e ciò significa che i prossimi tumulti coinvolgeranno anche le masse contadine, ossia decine di milioni di persone, con molto poco da perdere.
ElBaradei sospetta che i Fratelli Musulmani saranno così contenti di mantenere la loro maggioranza parlamentare (i parlamentari del “nuovo corso”, appena eletti, sono per il 99% uomini e l’1% donne) e la possibilità di influenzare la stesura della nuova costituzione, che daranno via libera alla giunta militare per tutto il resto. Un accordo vantaggioso per entrambe le parti e disastroso per l’Egitto, che ha già visto un inciucio del genere, nel 2006, quando a 88 fratelli musulmani fu concesso di entrare in parlamento in cambio del loro sostegno al regime. Ora la Fratellanza Musulmana sarebbe un partner di maggioranza, con tutto l’interesse a coabitare con la vecchia élite, a spese dei cittadini.
Cittadini che, nettamente più svegli e scettici di quelli occidentali, hanno subodorato l’intrallazzo e stanno preparando una massiccia protesta in occasione dell’anniversario dell’inizio della “primavera araba”. Così, Hussein Tantawi, il 75enne comandante in capo dell'esercito egiziano, leader del Concilio Supremo Militare e dunque capo di stato, si è fatto portavoce della trita, becerissima retorica di ogni regime, ma che riecheggia sinistramente quella hitleriana: “L’Egitto fronteggia dei gravi pericoli, pericoli senza precedenti. Le forze armate sono la spina dorsale dell’Egitto e lo proteggono. Dei complotti minacciano questa spina dorsale e le forze armate sono state costrette a scendere in campo solo per proteggere l’Egitto dai nemici della nazione e del popolo”:
La realtà è ben diversa. L’esercito ha preso il potere, ha rimosso Mubarak e ha fatto piazza pulita (letteralmente) del movimento libertario, democratico e per una maggiore giustizia sociale, uccidendo, imprigionando e torturando migliaia di manifestanti ed attivisti, criminalizzando le manifestazioni e dichiarando, falsamente, che i rivoluzionari avevano rubato mezzi militari per poterli schiacciare senza pietà:
Questi spiacevoli sviluppi della “primavera araba” – questo mostruoso, visceralmente antidemocratico intreccio di fondamentalismo, militarismo e capitalismo –, non sono stati coperti adeguatamente dalla stampa occidentale, fin troppo entusiasticamente fissata sul mantra della primavera araba, diventato un pretesto per esportare militarmente la democrazia in Libia, Siria ed Iran, ma non nelle tirannie della penisola arabica, alleate dell’Occidente: 

SIRIA
Stando ad un sondaggio della Qatar Foundation, il 55% dei Siriani non vuole che Assad abbandoni la guida della nazione:
Si tenga conto del fatto che il Qatar è una delle nazioni più anti-Assad sulla faccia della terra:
e dunque difficilmente potrebbe pubblicare un risultato favorevole ad Assad, se non fosse vero.
Il Qatar aveva già inviato clandestinamente centinaia di soldati in Libia a combattere Gheddafi:
In una guerra della disinformazione che si è risolta senza una singola prova che Gheddafi stesse massacrando la popolazione:
e con il black-out su quel che sta succedendo nella Libia democratica:
Ora, a proposito della Siria, i media stanno ancora una volta ribaltando la realtà.
La maggior parte dei giornalisti italiani lo fa in buona fede, convintamente partecipe di una crociata umanitaria, sicura che i capi della ribellione non mentirebbero mai sul numero di morti (sic!). Anche molti politici italiani sono in buona fede. La loro colpa è quella di essere pigri, di avere la presunzione di sapere molto più di quel che sanno e di fidarsi di poche fonti smaccatamente di parte e prone alla volontà di chi vuole procedere con la scaletta delle guerre imperialiste.
Delle persone serie avrebbero già scoperto da tempo che la stessa “capitale dell’insurrezione”, Homs, è una città in buona parte favorevole ad Assad:
e che i giornalisti occidentali che ascoltano sempre e solo le testimonianze dei ribelli che li accompagnano senza mai nepure chiedere prove che quel che affermano è vero stanno vergognosamente tradendo la loro etica professionale:
I pochi giornalisti occidentali che sanno fare il loro mestiere ci lasciano le penne. Penso, ad esempio, a Gilles Jacquier, che stava documentando un corteo pro-Assad, quasi 10 anni dopo il primo tentativo di assassinarlo, nei Territori Occupati (2002), per mano dei soldati israeliani:
L’ipocrisia occidentale si spinge al punto di celebrare gli osservatori della Lega Araba finché le loro valutazioni sono in linea con la volontà dei governi euro-americani (es. Libia, almeno inizialmente) e di condannarli quando invece rivelano che la situazione in Siria è ben diversa da quella descritta dai media “liberi” delle democrazie occidentali, enfatizzando il dissenso di un singolo osservatore su 165:
Delle persone serie, che rispettano i propri lettori ed elettori, avrebbero preso in considerazioni le informazioni fornite da un ex agente della CIA, Philip Giraldi e riguardanti il coinvolgimento NATO nella destabilizzazione della Siria, che prevede persino l’afflusso di quegli stessi guerriglieri “fondamentalisti islamici” (pecunia non olet) che hanno già combattuto in Libia:
o il punto di vista di un ex ministro canadese:

IRAN
L’Iran è l’ultima tappa. Gli Stati Uniti hanno dichiarato che boicotteranno qualunque nazione che comprerà petrolio dall’Iran. Cina e India non sembrano intenzionati a prendere sul serio questo ricatto. Il Giappone, una colonia americana come l’Italia, lo farebbe, se se lo potesse permettere, ma dopo Fukushima e la sospensione delle attività di varie centrali atomiche, non può permetterselo. È possibile che questa minaccia rafforzi le fazioni nazionalistiche ed antiamericane che, purtroppo, sono anche anti-democratiche. La Corea del Sud dipende, come il Giappone, dall’economia cinese: cosa deciderà di fare? Poi c’è l’Italia, che dipende dalle forniture libiche e iraniane ed è sull’orlo della recessione e ci sono quei paesi dell’America Latina “neobolivariani”, che sembrano intenzionati a sfidare gli Stati Uniti:
L’appello statunitense potrebbe rivelare che le alleanze americane sono molto più gracili di quel che ci si potrebbe aspettare e che la superpotenza ha i piedi d’argilla:
L’Iran non può certamente permettersi di restare isolato, piegato sotto l’embargo. Se vuole può chiudere lo Stretto di Ormuz e se sarà costretto lo farà. Gli Stati Uniti lo considererebbero un atto di guerra. La Russia ha spiegato che un attacco americano all’Iran sarebbe considerato una minaccia alla sua sicurezza. La Cina ha detto la stessa cosa riguardo al Pachistan, che è ai ferri corti con gli Stati Uniti. È come Sarajevo 1914: un colpo di pistola (un lancio di missile) e ci sarà un effetto domino che causerà un conflitto mondiale:
ed una susseguente pandemia?
Eppure, NON ESISTE ANCORA UN MOVIMENTO DI MASSA CONTRO LA GUERRA. La crisi economica sembra aver attirato su di sé tutta l’attenzione del mondo. La gente non riesce a capacitarsi del fatto che qualcuno possa davvero arrivare alla guerra. Obama, il premio Nobel per la Pace? Hillary Clinton? Impossibile. E invece…

martedì 3 gennaio 2012

La Siria e l'infinocchiamento perpetuo - com'è possibile che così tante persone si facciano fregare ogni volta?



Anche se è difficile prevedere con precisione il momento della caduta, la tendenza è evidente. E' questione di poche settimane.
Ehud Barak su Assad, 2 gennaio 2012

La Lega Araba deve rimettersi alle Nazioni Unite e bisogna creare una No-Fly Zone…si dovrà costituire una forza congiunta con la Turchia.
Saad Hariri, ex primo ministro libanese (sunnita ed educato in Arabia Saudita e Stati Uniti), 2 gennaio 2012

Si dice che puoi farne fesso uno tante volte, molti una volta, ma mai tutti tutte le volte. Però l’umanità è quella che è e moltissime persone hanno il vizio di farsi infinocchiare con una regolarità che ha dell’incredibile.
L’ultimo, entusiasmante, inganno è quello della “guerra sexy”, la guerra bella, buona e giusta. Le guerre umanitarie vanno per la maggiore, sono quelle più trendy. Non si è una nazione seria se non si è preso parte ad una sana, virile, nobile guerra umanitaria. Il rischio, come per tutte le cose eccitanti, è quello della dipendenza: se non ne riusciamo a fare almeno una ogni 2-3 anni, ci resta l’amaro in bocca, un desiderio inappagato.
Ogni volta si sostiene che senza una guerra umanitaria le cose degenereranno ed ogni volta la guerra umanitaria non solo causa colossali distruzioni, migliaia di morti (a volte centinaia di migliaia di morti) e milioni di rifugiati/profughi, gravando drammaticamente sui bilanci delle nazioni occidentali, ma getta intere nazioni in uno stato di caos permanente. È successo in Somalia, nel Kosovo:
in Afghanistan e Pachistan:
in Iraq, Yemen, Libia:
e ora tocca alla Siria:
Il fatto è che non ne possiamo fare a meno e prendiamo per buono l’aforisma di Oscar Wilde che l’unico modo per  liberarsi di una tentazione è cedervi.
Appoggiamo le guerra a certi tiranni mentre altri tiranni sostenuti dall’occidente sono invece liberi di sedare le rivolte nel sangue senza preoccuparsi delle conseguenze e senza che i media occidentali se ne occupino.
Chi denuncia questa infame crociata viene bollato come complottista - una volta l’appellativo era “comunista”: l’importante è che lo scettico sia inquadrato nella categoria delle patologie mentali: fanatico, paranoico, autoritario, masochista, mitomane, ecc.
Però nel caso delle due autobombe esplose in Siria qualche giorno fa i media occidentali hanno subito insinuato che si trattasse di un autoattentato del governo siriano. Quindi la logica è che il complottismo è legittimo quando si è schierati dalla parte giusta, ovvero quella della NATO. Il complottismo è logico anche quando presuppone che un governo laico riesca a convincere degli attentatori suicidi a farsi saltare in aria tra i loro concittadini per dare l’impressione di stare difendendosi. Il complottismo è, al contrario, dissennato quando esamina la geopolitica dello scontro tra Arabia Saudita ed Israele (che occupa le alture siriane del Golan ed è ufficialmente in guerra con la Siria) da un lato e l’Iran (miglior alleato della Siria) dall’altro. L’interpretazione più improbabile è quella fatta propria dai media, quella più ponderata è ignorata o irrisa.
Ci sono tiranni buoni (utili all’Occidente – es. Gheddafi fino all’inizio del 2011) e tiranni cattivi (non-allineati o sacrificabili – es. il Gheddafi linciato e sodomizzato con un bastone, uno dei momenti più alti della storia dell’esportazione della democrazia con la forza).
Ci sono lapidazioni, decapitazioni e fustigazioni buone (Arabia Saudita) e cattive (Iran, dove la lapidazione è sospesa per legge).
Ci sono giunte militari buone (Egitto) e democrazie cattive (Bolivia, Argentina, Costa d’Avorio, Pachistan, ecc.).
Ci sono violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale buone (USA, Turchia, Israele, Sudafrica dell’apartheid, ecc. - Guantánamo, rete di prigioni segrete, Fallujah, Afghanistan, Diego Garcia, Gaza, Libano, ecc.) e cattive (paesi non-NATO).
Ci sono brogli buoni (Bush) e brogli cattivi (Putin).
C’è la tortura buona (tecniche di interrogatorio avanzate) e quella cattiva (tortura).
Invece ogni intervento occidentale è sempre umanitario ed il fine giustifica ogni mezzo (inclusi gli ordigni all’uranio impoverito o, nel caso dell’Iran, le bombe atomiche “tascabili”).
I jihadisti salafiti e i mujaheddin che hanno combattuto prima in Afghanistan, poi in Iraq e infine in Libia sono ora in Siria: “Viene intanto confermato che truppe americane e della Nato stanno addestrando le milizie dell'opposizione siriana al presidente Bashar al-Assad nella citta' di Hakkari, nel sud est della Turchia, vicino al confine siriano. E' quanto ha svelato un'ex impiegata dell'Fbi, Sibel Edmonds, citando fonti turche e statunitensi. Secondo quanto riporta il quotidiano turco 'Milliyet', per la Edmonds l'addestramento dei ribelli siriani, che sotto il colonnello disertore Riad al-Assad hanno formato l'Esercito siriano libero, è iniziato a maggio. La Edmonds ha quindi aggiunto che gli Stati Uniti sono coinvolti nel traffico di armi verso la Siria dalla base militare di Incirlik in Turchia. Washington, ha aggiunto, provvede anche a fornire un supporto finanziario ai ribelli impegnati a rovesciare l'attuale regime di Damasco”.
Il primo ministro turco Erdogan ha provveduto a congelare i conti bancari dell’Esercito della Siria Libera per costringerlo a piegarsi all’autorità del Consiglio Nazionale Siriano, un’emanazione della fratellanza musulmana:
Se uno fosse dotato di una modica quantità di discernimento potrebbe quasi pensare che i fondamentalisti islamici facciano gli interessi dell’Occidente, quasi fossero più o meno consapevolmente coinvolti nel Progetto per un Nuovo Secolo Americano, che prevede, guarda caso, la sottomissione dei succitati paesi:
Arriviamo al punto. Perché la gente si fa fregare così facilmente?
Ho già affrontato questa questione in due articoli:
Ma c’è un testo che mi pare fornisca un quadro completo. È l’eccellente “Fraudologia: teoria e tecniche della truffa” di Matteo Rampin, Ruben Caris (2010). Da questo studio apprendiamo che i truffatori sfruttano i vizi capitali: superbia (narcisismo), avarizia (possesso), lussuria (edonismo sessuale), ira (aggressività), gola (edonismo alimentare), invidia (competizione), accidia (passività). Ricorrono ai beni materiali come fonte illusoria di certezze (anche amuleti), a dipendenze da piaceri ed appetiti, al desiderio di essere amati ed apprezzati/valorizzati/riconosciuti nei nostri meriti, di essere al centro dell’attenzione, di vedere la propria visione del mondo confermata (stabilizzazione e coerenza interna: è sufficiente assecondare le credenze della vittima), di nutrire speranze, di ricevere consolazione, al rimorso, al senso di colpa, al timore della punizione o di un “imminente stravolgimento cosmico (sic!). 
La gente ha paura di perdere quel che ha e di non ottenere quel che desidera. La gente ha anche paura delle complicazioni, della confusione, dell’imprevedibilità. Uno dei riduttori della complessità è la tendenza a pensare che il mondo sia complessivamente ordinato secondo giustizia e che i cattivi saranno puniti ed i buoni premiati (le disgrazie accadono a chi se le cerca). Ogni evidenza che indica il nostro errore viene squalificata o ignorata. Rifiutiamo ciò che non si adatta ai nostri sistemi di credenze e accettiamo le menzogne più incredibili, se ci piacciono. Decidiamo di credere ad una cosa e continuiamo a farlo anche di fronte all’evidenza del contrario.
A questo punto è sufficiente che i truffatori ci costringano a costringere la nostra convinzione da attacchi esterno per consolidarla e farla fruttare. La situazione ideale è quando uno crede di essersi persuaso da sé senza immaginare che non è così e poi desidera fortemente che la “sua” costruzione della realtà sia vera, il che accade specialmente se ci si sente minacciati.
Altri fattori che spianano la strada del truffatore sono la bellezze e la piacevolezza (una guerra umanitaria è bella e piacevole). La spettacolarizzazione  (un evento sorprendente) indirizza la mente, supera le difese che allarmerebbero la vittima (sensazionalismo mediatico). Le persone tendono ad evitare il dolore e cercare il piacere. Per questo i governi truffaldini evitano di rispondere ad un’obiezione, cosicché alcuni scettici meno determinati e sicuri reagiscono sentendosi in colpa per aver sollevato una questione indegna di essere presa in considerazione.
Una strategia semplice ed efficacissima è quella del poliziotto buono (una figura genitoriale rassicurante come la mamma) che collabora con il poliziotto cattivo (castrante ed aggressivo come papà).
La gente si fa fregare anche perché sente il bisogno di appartenere ad un gruppo e teme di esserne escluso. L’autostima, l’orgoglio la vanità impediscono di mettersi in gioco, di gridare che il re è nudo.
Un’altra brillante metodica è quella di creare il problema e poi fornire la soluzione desiderata (dal truffatore). Ad esempio si genera una crisi:
per trarre vantaggio dal bisogno di senso di fronte all’assurdo.
I governi truffaldini, per rinforzare gli effetti di una crisi, sfruttano la suggestionabilità dei cittadini ed i momenti in cui sono più vulnerabili, il senso di solitudine, la fame, l’assonnamento, la spossatezza fisica e psicologica. Un truffatore infonderà sempre un senso di urgenza e agirà in situazioni che producono confusione: incoerenza, sorpresa, incomprensibilità, sovraccarico sensoriale, inclassificabilità dell’evento nel repertorio delle conoscenze della persona, sovraccarico emotivo. Tutti questi frangenti spengono le facoltà di comprensione della realtà delle persone e spingono ad aggrapparsi ad un’ancora di salvezza, che invece è la tana del lupo.
Lupo che non è avvertito come tale perché si traveste da agnello e/o da pastore e per via della propensione ad accettare un ordine imposto dall’alto, dell’istinto gregario-gregge, della acquiescenza nei confronti di persone percepite come autorevoli, formidabili o autoritarie.
Il depistaggio dell’attenzione della vittima si realizza anche con false esche: costruendo ricordi fittizi (ricostruendo la storia), scenari futuri fittizi, eventi apparentemente casuali; rendendo apparentemente essenziali cose che non lo sono, creando problemi inesistenti e poi proponendosi di risolverli, prospettando due sole alternative (libertà di scelta ristretta, una sola opzione attraente), ben sapendo che una sarà rifiutata, oppure prospettando tante scelte ma poco diverse tra loro.
L’obiettivo del lupo è quello di mettere la vittima con le spalle al muro; deve fuggire solo nella direzione prestabilita: firma qui! Dai pure a me! Vedrai che se fai così tutto si risolverà! È tempo di agire! Questi sacrifici non saranno inutili!
I governanti truffaldini usano frasi fatte e luoghi comuni che fanno appello alla pigrizia cognitiva semplificatoria, oltre alle manipolazioni semantiche del tipo costoso = esclusivo, aborto = interruzione di gravidanza, guerra = conflitto.
Nel caso della Siria e dell’Iran entra in gioco anche la tendenza al completamento, ossia il bisogno di finire una cosa iniziata (primavera araba).

mercoledì 14 dicembre 2011

Londra in fiamme! Preludio alla Rivoluzione Globale?



Troppe persone di sinistra tendono a pensare che gli ultimi della società sono essenzialmente buoni e i potenti sono essenzialmente malvagi.
Troppe persone di destra tendono a pensare che gli ultimi della società sono essenzialmente malvagi e i potenti sono essenzialmente buoni.
La cosa interessante delle violenze vandaliche estive nelle città inglese è che il profilo morale e psicologico degli uni (ultimi) e degli altri (primi) è molto simile ed è plasmato da una visione del mondo social-darwinista in cui il prossimo è uno strumento per elevarsi socialmente, lo status è tutto, il potere non riconosce limiti. Un qualcosa di radicalmente diverso, addirittura agli antipodi, rispetto alla visione egalitario-solidale di Occupy Wall Street e degli indignati.

All’inizio di agosto migliaia di giovani inglesi sono scesi per le strade assaltando negozi e scontrandosi con la polizia. La spiegazione ufficiale è che queste persone erano criminali nati e che le loro azioni non avevano alcun significato sociale e politico, non erano indice di alienazione, anomia e disperazione, ma solo il prodotto di un’educazione carente, di avidità, venialità, irresponsabilità, congenita corruzione morale, scaltro utilizzo delle nuove tecnologie per raggirare le forze di polizia. Governo e poteri forti non si sono assunti alcuna responsabilità, l’intera colpa è stata assegnata ai criminali e l’unico intervento giudicato necessario per rimediare alla situazione è stata la comminazione delle pene più severe contemplate dal codice penale per quel tipo di reati, per quel tipo di vandali privi di morale, di coscienza, di ragione.
La London School of Economics ed il Guardian hanno realizzato uno studio del fenomeno che fa finalmente luce sugli aspetti che il governo britannico e i media hanno volutamente sorvolato, semplificando immotivatamente una realtà molto più complessa. Per David Cameron la causa unica delle rivolte era da ricercarsi nelle bande di strada, le gang metropolitane. Purtroppo per lui proprio l’inchiesta governativa ha mostrato che solo il 13% degli arrestati ne faceva parte e che nella maggior parte dei casi non ha operato come tale:
I dati del Ministero della Giustizia indicano che il 64% dei partecipanti risiede nei distretti più poveri ed il 42% si deve avvalere delle “tessere annonarie” dei nostri giorni, sussidi sociali per comprare il cibo e poter tirare avanti. La disoccupazione giovanile è al 22%.
La ricerca della LSE ha rivelato che i rivoltosi erano molto più politicamente motivati di quanto ci si aspettasse:
La ricerca mostra i nessi con la “primavera araba” ed esclude che possano essere fenomeni locali, proponendo un confronto con i fermenti della fine degli anni Sessanta, che interessarono categorie diverse e paesi diversi ma erano accomunati da una vigorosa protesta contro un sistema iniquo e troppo trincerato per scegliere la via del negoziato e delle concessioni:
I testimoni parlano di una furia cieca ed indiscriminata, contro le cose e contro dei perfetti sconosciuti, guidata dal desiderio di infliggere quanta più sofferenza e danni all’ambiente circostante, indipendentemente dal fatto che si trattasse di poliziotti o meno. Se uno cresce in certi distretti metropolitani inglesi la vulnerabilità, la mitezza, la nonviolenza sono fuori questione. Si cresce imparando a lottare, a subire ed usare violenza. Se uno ha la fortuna di avere dei genitori decenti o una figura-modello allora può anche districarsi. Gli altri sono fondamentalmente condannati e si abituano presto ad un tipo di pressione che chi governa la nazione non ha mai esperito e non può neppure lontanamente immaginare. La pentola a pressione è esplosa con la crisi prima e le misure di austerità poi. Ma mentre nei paesi Arabi era fin troppo facile capire con chi ce la si doveva prendere, in Gran Bretagna i membri più alienati della società erano infuriati ma senza un bersaglio preciso (a parte gli agenti), senza riuscire ad individuare chiaramente dei responsabili principali, o un progetto per cui lottare. Così il tutto si è risolto in vandalismi e ruberie, ossia nella distruzione delle esistenze di altri concittadini che non hanno alcuna diretta responsabilità in tutto questo.
Questa miopia è dovuta al fatto che i politici sono stati molto abili nel favorire l’alta finanza fingendo di stare dalla parte dei cittadini e che per molti, in parte per colpa loro, è praticamente impossibile riuscire a capire perché alcuni se la passano così bene, partendo così avvantaggiati, ed altri fanno fatica ad arrivare a fine mese, a prescindere dagli sforzi che fanno per sollevarsi dalle loro condizioni di vita. È quel che succede quando la mobilità sociale si riduce al minimo, la gente diventa ogni giorno più sfiduciata e rabbiosa, i finanzieri sfasciano l’economia mondiale e poi si attribuiscono compensi favolosi, continuando a farlo, nella più completa impunità. 
Il che spiega perché la gran parte degli intervistati (81%) si aspetta che ci saranno altre sommosse e violenze nei mesi ed anni a venire e molti, a dispetto della aspre punizioni che sono state comminate, sono pronte a ripetere le stesse azioni. Avendo perso ogni speranza nel futuro e fiducia nella società, non sanno come sfogare la tensione se non in modo caotico e distruttivo. È probabile che la loro previsione troverà conferma: George Osborne, il responsabile del dicastero dell’economia, ha già preannunciato che il regime di austerità si prolungherà fino al 2017 e le stime del ministero prevede altri 710mila esuberi nel settore pubblico entro quella data:
La metà delle persone sentite nel corso dei procedimenti giudiziari veniva dal 20% più povero tra i distretti britannici. Solo il 51% dei devastatori si sente parte della società inglese, contro il 92% della media generale. Il 59% tra chi non studiava era disoccupato.
La miseria è stato un fattore determinante:

ALCUNE RIFLESSIONI
I grandi evasori e gli squali della finanza si permettono di definire parassiti i dipendenti pubblici e le famiglie che si avvalgono dello stato sociale e che subiscono gli effetti del comportamento scriteriato, immorale e PARASSITARIO dei primi.
La grandi aziende controllano la politica, che plasma la società attraverso le leggi che promulga, ma le multinazionali non sono organizzazioni etiche, anzi. Il loro comportamento è paragonabile a quello di uno psicopatico:
Perciò il risultato dell’influenza del grande capitale in politica può solo essere deleterio per la società.
Infatti il giornalista del Sunday Times Kevin Cahil ha pubblicato un libro intitolato “Chi possiede la Gran Bretagna” che documenta come il territorio sia per il 69% di proprietà dello 0,6% della popolazione. Di contro, circa il 70% della popolazione è concentrato sul 5,8% della terra. Non sorprende dunque che il costo dei terreni e delle abitazioni sia così alto e che i padroni di casa abbiano il diritto di pretendere che gli inquilini se ne vadano entro un mese, se non vogliono che l’affitto raddoppi. Un reddito annuo di 50mila sterline può non essere più sufficiente per ottenere un mutuo. C’è chi ha interesse a far sì che questa tendenza prosegua, a prescindere dai suoi salatissimi costi sociali.
L’importante è riuscire a far credere alla gente che i disordini siano provocati da criminali nati ed ignorare il fatto che questi siano cresciuti nei distretti più poveri, in aree in cui si rischia di essere accoltellati mentre si gioca per strada, dove la vita ha poco valore ed è virtualmente impossibile dare un più alto significato all’esistenza umana, propria e altrui, ma anche alla natura, all’arte, all’educazione, alla società nel suo complesso, alla coscienza/anima. Non c’è da stupirsi che divengano dei nichilisti arrabbiati, che credono unicamente nel proprio immediato tornaconto.
Qual è la differenza tra loro e chi fa in modo che milioni di famiglie ed intere nazioni si indebitino fino al collo, di chi investe nell’industria bellica che produce mine antiuomo e nei rifiuti tossici, che specula sul prezzo delle derrate alimentari, affamando milioni di persone, che impedisce lo sviluppo di tecnologie ed economie sostenibili, di carburanti non inquinanti, ecc. Almeno i vandali urbani sono sociopatici – l’ambiente li ha resi psicopatici. I dirigenti aziendali ed i grandi banchieri sono, di norma, nati con la camicia, quindi se si comportano da psicopatici non è per le pressioni ambientali ma per scelta o per una data configurazione neurologica:
Il fatto che abbiano un enorme successo, tanto da fare il buono e cattivo tempo in una società costituita da milioni di cittadini, attenendosi ad un codice di condotta spregevole ed antisociale, non è certo di buon esempio per le giovani generazioni. Sii immorale, farai strada! Non è un modello a cui i giovani possono restare indifferenti: l’onesto arranca, il furbo trionfa e può anche condizionare il modo in cui si definiscono le regole che si applicheranno a tutti, le leggi dello Stato, aggirandole a sua discrezione quando gli sono di ostacolo. Mi viene in mente quella pubblicità dei due giovani belli e vincenti che schioccano le dita e fanno apparire tutto quello che desiderano – si può immaginare un messaggio più diseducativo? L’unico significato che viene convogliato dalla televisione dei nostri tempi sembra sia essere: “materialismo è bello”, “edonismo è giusto”, “niente è sacro tranne il proprio tornaconto”, “l’unico diritto inalienabile è quello di poter trarre profitto”. Dobbiamo sorprenderci del fatto che persone “educate” dalla televisione crescano con l’idea che è legittimo sfasciare negozi per rubare oggetti di lusso e di status? Questa gente non ha più nulla da perdere, non ha mai avuto qualcosa da perdere. Se avessero avuto una qualche prospettiva non l’avrebbero certo messa a repentaglio a quel modo.
Chi crede che cercare di capire il loro comportamento per evitare che si ripeta equivalga a giustificarli merita solo degnazione.
Ci si può solo augurare che, prima di spirare, chi è stato spietato con il prossimo non sia più capace di mentire a se stesso e razionalizzare il male che ha fatto, giungendo ad una qualche forma di pentimento e redenzione.