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sabato 28 gennaio 2012

I paranormali dati sull'occupazione negli USA



 

Tra il 2009 ed il 2011 la popolazione complessiva degli USA è cresciuta di quasi 6 milioni di abitanti.
Nonostante questo, nello stesso periodo, la forza lavoro è calata di quasi 300mila unità. Più cresce la popolazione minore è il numero di persone in età da lavoro. A quale misterioso fenomeno si deve addebitare questo straordinario evento? E' presto detto: le statistiche americane non includono - o, per meglio dire, cancellano dall'esistenza - le persone in età da lavoro che hanno rinunciato a cercare lavoro perché si sono resi conto di non avere alcuna speranza di trovarlo.
Risultato: tenendo conto di quelle persone - circa 7 milioni - il tasso di disoccupazione salirebbe dal 13% al 20% (in Italia è, ufficialmente, sotto il 9%) e quello di sotto-impiego (non guadagnano abbastanza da poter arrivare a fine mese) salirebbe dal 15% a quasi il 20%.
Non per caso ci sono 46 milioni di americani (1 su 7) che vivono grazie ai sussidi alimentari federali.

sabato 14 gennaio 2012

La caduta dell'impero anglo-americano 2012-2014






Sono contento che Mario del Pero abbia scritto questo articolo
e condivido il commento di Franz Libero Bonomo.
Penso che Del Pero sia fin troppo generoso nei confronti del suo oggetto di studio, forse abbagliato dall’ammirazione per una civiltà che ha segnato nel bene e nel male la storia del mondo per oltre un secolo. Purtroppo i padri fondatori si vergognerebbero della loro figlia, che da modello per il mondo è diventata uno squalo pronto ad intimidire e fare a pezzi chiunque interferisca con le sue brame.

Questa è l’idea che mi sono fatto io in questi ultimi anni della parabola statunitense.
Le maggiori potenze asiatiche stanno prendendo le distanze dal dollaro e si profila, sempre più incombente, l’incubo dell’attacco preventivo (e suicida) israeliano:
Una guerra che, inevitabilmente, degenererà in un conflitto globale:
E che gli Stati Uniti non si possono permettere:
Né le cose migliorerebbero, anche se si optasse per le vie di pace:
Lo hanno capito gli immigrati latinoamericani, che stanno prendendo la via del ritorno verso le loro rispettive patrie: "È finito l'esodo dei messicani negli Stati Uniti. Si è ridotta a un rigagnolo l'immigrazione che per un secolo ha plasmato la geografia etnica di molti Stati di confine come California, Arizona, Texas, ma anche di grandi metropoli come New York. È sceso ai minimi storici dagli anni Settanta il numero di ingressi, mentre molti Messicani tornano nel loro Paese. Il cambiamento si riflette anche negli arresti alla frontiera: solo 300mila clandestini fermati, mentre erano 1 milione e 600mila nel 2000" [Federico Rampini, "L'esodo interrotto dei Messicani, La Repubblica, 6 dicembre 2011]
Tutto questo mentre negli Stati Uniti si proseguono le sperimentazioni per creare guerrieri perfetti, ossia per rendere psicopatici degli esseri umani normali:
Si autorizza l’assassinio di scienziati stranieri (da parte del Mossad?) con azioni che, se compiute da potenze straniere ai danni di scienziati americani, sarebbero condannate come terroristiche:
Si invadono nazioni per espostare la democrazia e i diritti umani:
Si formulano progetti di legge e si promulgano leggi a dir poco discutibili:

Faccio fatica ad immaginare che gli Stati Uniti, così indeboliti e radicalizzati, possano subire una sorte diversa da quella del bullo che le riceve di santa ragione da una coalizione di vittime determinate a vendicarsi una volta per tutte. Democrazia e diritti umani saranno esportati negli Stati Uniti a suon di bombe, come l’America ha fatto per decenni.
Per tutte queste ragioni, non ritengo sia corretto parlare di “tornante” e di “parziale alterazione” della natura e delle caratteristiche dell’egemonia statunitense. Penso invece che tra 2012 e 2014 assisteremo al crollo fragoroso dell’impero anglo-americano e l’Europa è schierata con i perdenti. Saranno tempi interessanti.

martedì 10 gennaio 2012

L'Italia, dopo la Spagna, è la punta di diamante, non il ventre molle









Cosa sono le “unfunded liabilities” (passività non-finanziate)?

Ve lo spiega Pietro Monsurrò, in un articolo de Linkiesta.
“Se pensate che i conti pubblici italiani siano una tragedia (e avete ragione), non avete idea di come sono quelli USA. Diciamo che a guardar bene l’Italia sta messa meglio, salvo per il fatto che la crescita è zero (la crescita aiuta a controllare il rapporto debito/PIL). Considerando che la crescita USA è in buona parte artificiale, ottenuta per eccesso di indebitamento e di stimoli e non (solo) in base alle fondamenta microeconomiche, e che comunque la crisi è ben lungi dall’essere finita e già si intravedono i segni di una nuova recessione, abbiamo però che anche quest’ultima differenza non va sopravvalutata.
Il deficit ufficiale USA è del 10% del PIL. Il deficit, non il debito: l’eccesso di spesa rispetto alle tasse. Il 10% del PIL sono 1500 miliardi di dollari, due terzi del PIL italiano, dunque una cifra enorme. Il debito è finora basso, almeno per gli standard dei governi: un po’ sopra il 60% del PIL. Con l’attuale livello di deficit, però, ci vorrà poco ad arrivare al 120% italiano.
Anche considerando una crescita nominale del 5% annuo e interessi sul debito del 2%, infatti, con un deficit del 10% bastano meno di dieci anni per raggiungere l’Italia. Dato inverosimile, certo, ma solo se si farà una politica di tagli alla spesa o di aumenti alle tasse dell’ordine del triliardo di dollari l’anno (no, gli spiccioli di pseudo-tagli di Obama non basteranno: Obama è un esperto di marketing, non uno statista, proprio come Berlusconi). Aumenti delle tasse farebbero ridurre la crescita economica, dunque per essere certi di tenere il debito sotto controllo occorre soprattutto tagliare la spesa.
Ma il debito pubblico non è l’unico problema dei conti pubblici USA: gran parte dei debiti sono infatti non contabilizzati. Si parla di “unfunded liabilities” (passività non finanziate), e sono l’insieme delle promesse dello stato sociale che ancora non sono state finanziate, essenzialmente perché sono promesse ancora non realizzate (future pensioni, future cure mediche, futuri assegni di disoccupazione…), e dunque non sono ancora una fonte di spesa pubblica.
Se il debito ufficiale è solo il 60% del PIL, anche se aumenta a ritmi vertiginosi, il debito che tiene conto anche delle passività non-finanziate è circa dieci volte più grande: è una cifra pari a diverse volte il PIL americano, un buco nero di dimensioni vicine (o superiori) ai 100 triliardi di dollari. Questo buco nero è soprattutto creato dalla social security (pensioni) e dal programma sanitario Medicare.
Si tratta ovviamente di una cifra improponibile e che nessuno riuscirà a pagare, ma c’è il trucco: le passività non finanziate sono promesse, dunque se non si pagano le pensioni, non si crea debito (è quello che fece Dini con la riforma previdenziale del 1995: i giovani pagano molto e otterranno un pugno di mosche, ma le finanze pubbliche sono salve). Per evitare ciò occorrono riforme radicali dei programmi sanitari e assistenziali, perché come sono oggi sono finanziariamente insostenibili: quando i baby boomers andranno in pensione ci saranno forti aumenti della spesa sociale, che senza riforme saranno un problema enorme per le casse statali.
Le spese militari extra per via della lotta al terrorismo, le spese finanziarie ulteriori per via della nazionalizzazione degli enti finanziari falliti, la riforma Obama della sanità e la ridotta crescita economica che con ogni probabilità continuerà in futuro sono ulteriori fonti di preoccupazione. Gli USA, non oggi ma tra qualche decennio, rischiano di fare la fine dell’Argentina. E per non farla hanno bisogno di scelte coraggiose, scelte con dodici o tredici zeri, in dollari”.

Pietro Monsurrò 

giovedì 29 dicembre 2011

Il cancro è filoamericano?




Luciano Gulli, “Incubo cancro per i leader del Sud America”, Il Giornale, 29 dicembre 2011
omette il dettaglio che sono tutti leader latinoamericani che gli Stati Uniti considerano loro avversari



«Tropico del cancro…», è scappato detto a qualcuno. E certo, cattivo gusto a parte, non si può dire che la battuta non colga atrocemente nel segno. È successo quando in redazione è arrivata la notizia che la presidente argentina Cristina Kirchner, 58 anni, rieletta lo scorso 23 ottobre, ha un cancro alla tiroide e sarà operata il prossimo 4 gennaio.
«Come Chavez», il presidente del Venezuela, ha ricordato qualcuno. «E Lula, Lula da Silva, il brasiliano», ha ribattuto un altro. «E Castro, allora? E Dilma Roussef, che ha sostituito Lula alla presidenza del Brasile?», gli ha fatto eco un terzo.
Così, alla fine, ci siamo messi a far la conta, e insomma, se non è un'epidemia, quella che ha colto molti capi di stato o ex capi di stato dell'America latina, poco ci manca. Sicché non è parso poi così peregrino pensare che quando i Maya avevano pre-visto che il 2012 sarebbe stato l'anno della catastrofe per il pianeta forse non avevano valutato che l'epicentro, che l'occhio del ciclone si sarebbe allargato proprio sulla testa del continente da essi abitato. Un disordine cosmico che si manifesta scegliendosi certi simboli, che colpisce i vertici del Potere, prima… Perché accanto a quelli citati, e sono già cinque, bisogna citare Fernando Lugo, 60 anni, presidente paraguayano, lui pure colpito da un tumore linfatico.
Insomma, Nemesi magari non c'entra, ma vien voglia lo stesso di fare gli scongiuri, se uno cinge la sciarpa di presidente, dal Golfo del Messico in giù.
«Il 22 dicembre - ha esordito il portavoce della presidenza argentina che ha un cognome sicilianissimo, Scoccimarro - durante un controllo di routine è stato rilevato un carcinoma papillare al lobo destro della tiroide della presidente Kirchner». Non ci sono metastasi, ha sottolineato Scoccimarro. La malattia è circoscritta, i linfonodi non sono stati colpiti. Insomma, con un po' di fortuna, tutto potrebbe finire con una buona dose di spavento. «Settantadue ore di ospedale, 20 giorni di convalescenza» e nulla più, ha lasciato intendere Scoccimarro ricordando che la guida dello Stato sarà assunta durante l'assenza della cinquantottenne presidente dal suo vice Amadou Boudou.
Meno rosee sembrano le prospettive per Hugo Chavez, 57 anni, da molti mesi in guerra con un tumore particolarmente aggressivo diagnosticatogli a Cuba. Chavez è già stato sottoposto a una serie di pesanti bombardamenti chemioterapici sia a Cuba che a Caracas, dove molti dei suoi sostenitori, per simpatia e per fargli coraggio, si sono rapati a zero quando il presidente, per effetto delle cure, ha perso i capelli. Quanto lo abbia fiaccato nel fisico, il tumore, nessuno sa dire, visto che le sue condizioni di salute sono coperte da una sorta di segreto di Stato. L'umore, solitamente scoppiettante, pare invece non sia stato neppure sfiorato, tanto che Chavez minaccia di candidarsi - e di vincere, naturalmente - alle elezioni in programma in Venezuela l'anno prossimo.
Di tumore, si diceva, è malato anche Luiz Lula da Silva, 66 anni, ex presidente brasiliano. Anche se il 13 dicembre scorso i medici dell'ospedale Sirio Libanes di San Paolo hanno fatto sapere che le cure hanno avuto successo e che il cancro contro il quale sta lottando Lula - un cancro alla laringe - è regredito di un 75 per cento. Lula come Dilma Roussef, 63 anni, la sua pupilla e attuale presidente, alla quale asportarono un linfonodo sotto l'ascella quasi tre anni fa. Un tumore aggredito in tempo, stavolta. Il solito bombardamento chimico ed ecco Dilma Roussef tornare come nuova. Il che non si può dire di Fidel Castro, colpito nel 2005 da una emorragia intestinale e da allora mai ripresosi.

venerdì 23 dicembre 2011

La Zombificazione degli Stati Uniti d'America



#1 Uno sconvolgente 48 per cento di tutti gli Americani è considerato a "basso reddito" o vive in povertà.
#2 Circa il 57 per cento di tutti i bambini negli Stati Uniti vive in famiglie considerate a "basso reddito" o impoverite.
#3 Se il numero degli americani che "cercano un lavoro" fosse lo stesso di quanto era nel 2007, il tasso "ufficiale" di disoccupazione rilasciato dal governo sarebbe superiore dell’11 per cento.
#4 Il periodo medio di disoccupazione di un lavoratore negli Stati Uniti è ora superiore alle 40 settimane.
#5 Un recente sondaggio ha rilevato che il 77 per cento delle piccole imprese statunitensi non ha in progetto l’assunzione di lavoratori.
#6 Ci sono oggi meno lavori retribuiti negli Stati Uniti di quanti ce ne fossero nel 2000 anche se si sono aggiunte 30 milioni di persone alla popolazione da allora.
#7 Dal dicembre del 2007, il reddito medio delle famiglie negli Stati Uniti è calato del 6,8% se viene calcolata l’inflazione.
#8 Secondo il Bureau of Labor Statistics, 16,6 milioni di Americani erano lavoratori autonomi nel dicembre del 2006. Oggi questo numero si è ridotto a 14,5 milioni.
#9 Un sondaggio di Gallup dell’inizio di quest’anno ha scoperto che circa un americano su cinque che ha un lavoro si vede già come un disoccupato.
#10 Secondo l’autore Paul Osterman, circa il 20 per cento di tutti gli adulti negli USA stanno svolgendo lavori pagati con stipendi a livello di povertà.
#11 Nel 1980 meno del 30% di tutti i lavori negli Stati Uniti erano a basso reddito. Oggi più del 40% di tutti gli impieghi negli Stati Uniti è a basso reddito.
#12 Nel 1969 il 95 per cento di tutti gli uomini tra i 25 e i 54 anni aveva un lavoro. A luglio solo l’81,2 per cento degli uomini di questa fascia di età aveva un lavoro.
#13 Un recente sondaggio ha rilevato che un americano su tre non sarà in grado di pagare il mutuo o l’affitto il mese successivo se dovesse perdere improvvisamente il lavoro.
#14 La Federal Reserve ha recentemente annunciato che la ricchezza totale netta delle famiglie statunitensi è calata del 4,1 per cento solo nel terzo quarto del 2011.
#15 In base a un recente studio condotto dal BlackRock Investment Institute, il rapporto tra debito delle famiglie e reddito negli Stati Uniti è ora del 154 per cento.
#16 Gli Stati Uniti spendono circa 4 dollari in beni e servizi che vengono dalla Cina per ogni dollaro che la Cina spende per beni e servizi proveniente dagli Stati Uniti.
#17 Si prevede che il passivo commerciale degli USA nel 2011 sarà di 558,2 miliardi di dollari.
#18 La crisi dei pensionati negli Stati Uniti continua a peggiorare. Secondo l’Employee Benefit Research Institute, il 46 per cento di tutti i lavoratori americani ha risparmiato meno di 10.000 dollari per la pensione e il 29 per cento ne ha meno di 1.000.
#19 Oggi un anziano americano su sei vive sotto la linea federale di povertà.
#20 In base a uno studio appena pubblicato, la paga dei CEO nelle più grandi aziende statunitensi è cresciuta del 36,5% negli ultimi dodici mesi.
#21 Oggi le banche "troppo grandi per fallire" sono più forti che mai. Gli asset totali delle sei maggiori banche statunitensi sono incrementati del 39 per cento tra il 30 settembre 2006 e il 30 settembre 2011.
#22 I sei eredi del fondatore di Wal-Mart Sam Walton hanno un patrimonio netto che corrisponde più o meno a quello del 30 per cento degli Americani col reddito più basso.
#23 La percentuale di americani che vive in estrema povertà (6,7%) è la più alta mai registrata.
#24 I bambini senza una casa negli Stati Uniti sono adesso il 33 per cento in più di quanto fossero nel 2007.
#25 Dal 2007 il numero dei bambini che vivono in condizioni di povertà nello stato della California è incrementato del 30 per cento.
#26 Triste a dirsi, la povertà infantile sta assolutamente esplodendo in tutta l’America. Secondo il National Center fo Children in Poverty, il 36,4% di tutti i bambini di Philadelphia vive in povertà, il 40,1% di tutti i bambini di Atlanta vive in povertà, il 52,6% di tutti i bambini di Cleveland vive in povertà e il 53,6% di tutti i bambini di Detroit vive in povertà.
#27 Oggi un cittadino americano su sette e un bambino su quattro usufruiscono dei buoni alimentari.
#28 Il governo statunitense ha ora accumulato un debito totale di 15 trilioni di dollari. Quando Barack Obama salì in carica, il debito nazionale era solo di 10,6 trilioni di dollari.
#29 Il debito nazionale degli Stati Uniti è incrementato in media più di 4 miliardi di dollari al giorno dall’inizio dell’amministrazione Obama.
17.12.2011
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

#30 l’1% più ricco degli statunitensi vale più del 90% più povero
#31 tra il 1979 ed il 2007 l’incremento del reddito dell’1% più ricco è stato del 390%. Per quel che riguarda il 90% più povero è stato del 5%
#32 l’1% più ricco controlla oltre un terzo della ricchezza nazionale americana
#33 il 50% più povero controlla solo il 2,5% della ricchezza nazionale
#34 lo 0,01% più ricco guadagna una media di oltre 27 milioni di dollari. Il 90% più povero una media di poco più di 30mila dollari.
#35 circa un terzo degli americani cresciuti in una famiglia della classe media ora appartiene ad un ceto inferiore
#36 Il numero di Americano che ha bisogno di sussidi alimentari (food stamps) è aumentato del 74% dal 2007
#37 a livello globale, i due terzi più poveri della popolazione umana controllano il 3,3% della ricchezza mondiale.

giovedì 8 dicembre 2011

Full Spectrum Destruction - L'Impero colpisce ancora (e per l'ultima volta)




For a New World Order to live well


Questo rapporto è ispirato dalla convinzione che l'America dovrebbe cercare di preservare ed estendere la sua posizione di leadership globale mantenendo la superiorità delle forze armate USA ["This report proceeds from the belief that America should seek to preserve and extend its position of global leadership by maintaining the preeminence of U.S. military forces"].
Il processo di trasformazione [delle forze armate], anche se porterà a dei cambiamenti rivoluzionari, sarà probabilmente lungo, a meno che non si verifichi un evento catastrofico e catalizzante - come una nuova Pearl Harbor. ["The process of transformation, even if it brings revolutionary change, is likely to be a long one, absent some catastrophic and catalyzing event – like a new Pearl Harbor"].
Da: "Ricostruire le difese dell'America: strategie, forze, e risorse per un nuovo secolo", Progetto per un Nuovo Secolo Americano, Settembre 2000.
http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_per_un_nuovo_secolo_americano

Con Full-spectrum dominance (dominio dell'intero spettro) si intende un concetto militare delle forze armate statunitensi alla base della teoria cui la vera superiorità militare, quindi la vittoria in battaglia, può essere raggiunta solo se l'intero strumento militare ottiene il controllo generale e simultaneo di tutto lo spettro del campo di battaglia, cioè in aggiunta ai tre classici livelli del Land warfare (terra), Sea warfare (mare) e del Air warfare (cielo) consegue il contemporaneo controllo dello spazio extratmosferico, dello spettro elettromagnetico attraverso l'Electronic warfare, e il Cyberwarfare, attraverso l'informazione. Per conseguire tale livello di controllo, secondo tale dottrina, è necessario un appropriato utilizzo delle risorse, dei mezzi e lo sviluppo di nuove tecnologia da utilizzare in combattimento, in modo da mantenere sempre una superiorità tecnologia sull'avversario. Il conseguimento di tale controllo impedendo al nemico di poter disporre liberamente dello spazio di battaglia in quanto vincolato, ne degrada notevolmente le capacità di combattimento, quindi ne riduce le possibilità capacità operative e di conseguire obiettivi strategici utili.
Wikipedia

Probabilmente lo farei. Non m’illudo che [gli Iraniani] lo facciano [procedano con il programma nucleare] a causa di Israele. Si guardano attorno, vedono che l’India è una potenza nucleare, la Cina è una potenza nucleare, il Pachistan è una potenza nucleare, per non parlare dei Russi.
Risposta di Ehud Barak, Ministro della Difesa di Israele, a Charlie Rose (PBS), che gli aveva chiesto se non avrebbe voluto anche lui delle armi atomiche, se fosse stato un ministro del governo iraniano (17 novembre 2011).

Un’idea folle, la cosa più stupida che abbia mai sentito.
Meir Dagan, ex capo del Mossad, sull’ipotesi di un attacco all’Iran

Bill Clinton è stato crocifisso per le bugie dette nella sua storia boccaccesca. Bush e Blair, per la guerra costruita su prove falsificate, no. Nessuno ne parla più. […] Hanno vinto la guerra, ma se l’avessero persa, loro, i loro consiglieri e gli affaristi che li spingevano, sarebbero davanti a una Corte penale internazionale.
Gustavo Zagrebelsky, “La felicità della democrazia: un dialogo”, 2011

Durante il periodo nasceranno dei conflitti. Aspettateveli vicino allo stretto di Davis nei tentativi che ci saranno di tenere aperta la linea vitale verso un paese. Aspettateveli in Libia e in Egitto, ad Ankara e in Siria, negli stretti intorno a quelle zone sopra l’Australia, nell’Oceano Indiano e nel Golfo Persico.
Edgar Cayce, Lettura 2550-1 del 28 aprile 1941.

Nel 2000 il Progetto per un Nuovo Secolo Americano (Project for the New American Century) pubblicò il summenzionato rapporto, in cui si raccomandava agli Stati Uniti di aumentare di quasi un punto percentuale le spese militari per la “Difesa” (gli eufemismi e la mimesi linguistica sono il sale della propaganda), fino a sfiorare il 4% del PIL. Bush e Obama hanno fatto anche meglio: ora le spese militari sono al 4,7%, in barba alla crisi.

C’è chi crede che alla fine la guerra non si farà, perché ritiene che il governo israeliano non sia in mano ad una banda di imbecilli in preda alla frenesia nazionalista e bellica:
Io invece credo che il governo (regime?) israeliano sia almeno, se non più intossicato dal potere del regime (governo?) iraniano; credo anche che Stati Uniti e Regno Unito siano intenzionati ad andare fino in fondo, per coprire la Grande Truffa Finanziaria ordita ai danni dei cittadini comuni, infischiandosene della contrarietà dei cittadini:
La loro determinazione è segnalata dal Telegraph e dal Guardian: 
Il governo inglese è ufficialmente pronto a seguire gli Americani in un attacco preventivo all’Iran, otto anni dopo l’infamia dell’Iraq (centinaia di migliaia di morti, milioni di profughi): l’ennesima guerra illegale. 
Il filo-americano Yukiya Amano, nuovo direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, ha annunciato: “Ora che dispongo di queste informazioni, devo mettere in guardia il mondo. È il mio dovere in quanto Direttore generale”.
Il suo dovere, in quanto Direttore generale, dovrebbe essere quello di non mentire. Il rapporto dell’AIEA indica che tutto l’uranio iraniano è sotto controllo [“continues to verify the non-diversion of declared nuclear material”] e che non ci sono novità sostanziali [“I wonder why this same stuff is now considered ‘new information’ by the same reporters”]
Da Limes (11 novembre 2011): “sono in molti a reputare che l’agenda dell’Aiea si sia spostata da una posizione prettamente scientifica e tecnologica verso una direzione più politicizzata e filoccidentale, perdendo l’approccio cauto e misurato che caratterizzava la gestione El Baradei. Pesa inoltre il ricordo di quando, in prospettiva dell’inizio delle ostilità irachene, l’amministrazione statunitense mentì volontariamente alla comunità internazionale sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Al contempo le cancellerie e gli esperti sono consapevoli del fatto che l'Aiea non abbia mezzi indipendenti per comprovare le informazioni, e soprattutto le disinformazioni, che riceve dalle nazioni consociate. El Baradei non ne faceva segreto e “vagliava” molto attentamente le rivelazioni altamente politicizzate sul dossier nucleare iraniano. […]. Scremato delle faziosità di parte e dato il giusto peso al fatto che lo stesso recente rapporto dell’Aiea ha riconosciuto che "la capacità dell'agenzia di comprendere le attività in Iran dopo la fine del 2003 è ridotta a causa delle informazioni limitate di cui dispone", si può dire che esso sia in realtà molto in linea con la National intelligence estimate (Nie) del novembre 2007, che affermava che Teheran aveva interrotto il suo programma nucleare militare nel 2003:
Sei ambasciatori europei e James R. Clapper Jr., Direttore della National Intelligente statunitense, giudicano illegittimo il ricorso alla forza contro l’Iran:
Diversi alti ufficiali e ministri israeliani pensano che una guerra con L’Iran sarebbe un errore terribile:
Anche il Segretario alla Difesa USA, Leon Panetta, ha cercato di scoraggiare Israele:
L’Iran non ha attaccato nessuna nazione in 200 anni, Stati Uniti e Israele, assieme, hanno attaccato una decina di nazioni e aree in un decennio: una media strabiliante!
*****
Nonostante tutto questo, i preparativi per la guerra proseguono. Israele ha già bombardato un sito nucleare iracheno nel 1981 ed uno siriano nel 2007. Potrebbe provarci una terza volta, con esiti ben diversi:
Negli ultimi mesi, a parte la cyber guerriglia, sono morti dei tecnici nucleari russi provenienti dall’Iran (giugno 2011), uno scienziato nucleare iraniano è stato assassinato (luglio 2011), un deposito di missili nei pressi di Teheran è saltato in aria (12 novembre 2011), un generale è stato assassinato (13 novembre 2011) e si è verificata un’esplosione in un impianto nucleare a Isfahan (28 novembre 2011). Pochi giorni fa (5 dicembre) un drone americano che perlustrava il territorio iraniano confinante con l’Afghanistan è stato abbattuto nei cieli iraniani. I media statunitensi riportano la notizia che un’anonima fonte militare iraniana ha dichiarato che la risposta militare iraniana potrà colpire anche al di fuori del territorio iraniano:
La mia interpretazione della notizia: false flag in arrivo, ossia finto attacco terroristico iraniano orchestrato da CIA e/o Mossad per giustificare l’ennesima “guerra che porrà fine a tutte le guerre”.
I precedenti sono numerosi:
Il bombardamento di menzogne o mezze verità della macchina propagandistica NATO si protrae da molto tempo:
Intanto Shaul Mofaz, ex ministro della difesa israeliano ha cominciato ad insinuare nell’immaginario collettivo l’idea di una Siria ferita che, dibattendosi, cerca di dare un colpo di coda attaccando Israele per distrarre l’attenzione dai disordini interni. Una colossale scempiaggine che Mofaz ha il coraggio di definire “ragionevole ipotesi”:
Altro potenziale operazioni sotto falsa bandiera (false flag) per consentire una guerra mediorientale contro Siria ed Iran.
[False Flag = operatività sotto falsa bandiera - qui altri esempi storicamente documentati: http://it.wikipedia.org/wiki/False_flag].
Malauguratamente per loro e per i sudditi dell’Impero, il progetto israelo-americano di una Full Spectrum Dominance (Dominio a Raggio Totale) e rimodellamento della geopolitica internazionale e della società globale in un Nuovo Ordine Mondiale che ristabilisca l’ordine dopo il Grande Caos è suicida e può solo condurre ad una Full Spectrum Destruction. Perché ne sono così convinto?
Guardate l’ultima guerra in Libano, che si è conclusa con una cocente sconfitta per l’esercito israeliano. O la Libia e la misera figura che ha fatto la più poderosa macchina di guerra contemporanea: truppe speciali a terra fin dai primi giorni, supporto aeronavale, generosi contributi-spese degli sceicchi, afflusso di centinaia, forse migliaia di guerriglieri islamici anti-Gheddafiani da Iraq e Afghanistan (quelli stessi che in teoria combattono contro la NATO)
Il fatto è che l’Iran non è una potenza di secondo ordine, è una tigre che sa da molto tempo che qualcuno sta cercando di farle la pelle. I cacciatori non dovrebbero mai sottovalutare le risorse di una tigre in lotta per la sopravvivenza. Ora, poiché Israele e la Nato non sono nelle condizioni di potersi permettere una rappresaglia iraniana troppo poderosa, è immaginabile che l’attacco preventivo sarà massiccio e non potrà riguardare unicamente le strutture nucleari, dovrà anche annichilire la potenza di fuoco iraniana, ma l’opinione pubblica occidentale non sarà disposta ad accettare una tale espansione ipertrofica degli obiettivi militari.
Perciò i tempi si accorciano, la pressione monta, il numero di alternative si restringe, l’opinione pubblica internazionale si risveglia dal torpore della propaganda. La guerra diventa un appuntamento improcrastinabile che richiede un impegno totale, nell’ambito militare come in quello delle pubbliche relazioni, perché l’uno non può essere disgiunto dall’altro. Quale migliore opportunità di un attacco terroristico iraniano, magari una bomba sporca? Naturalmente l’Iran non farebbe mai una cosa del genere: sarebbe come un topo che si getta tra le fauci di un gatto affamato giusto per scomodarlo. Credere che la dirigenza iraniana sia così stolida denota ignoranza e razzismo.
Io mi sono fatto quest’idea: l’attentato sarà falso – cf. Operazione Northwoods, il Lusitania, l’incidente del Tonchino, l’incendio del Reichstag, ecc. –, ma con materiale atomico che serva da pistola fumante e casus belli. Americani e/o Israeliani pronti ad uccidere migliaia dei loro connazionali perché convinti che il gioco valga la candela…Chi esclude questa possibilità dovrebbe scendere dall’empireo degli innocentismi angelici e prendere contatto con la realtà della dimensione umana, fatta di intrighi, di utilitarismo, di disprezzo per la vita e la dignità umana e di psicopatia
Il problema è che qualunque operazione bellica causerà una reazione il più possibile non-convenzionale, in un’escalation di violenza e barbarie virtualmente senza limiti, un salto di “qualità” rispetto alla già disastrosamente atroce Seconda Guerra Mondiale ed all’imperativo veterotestamentario dell’occhio per occhio. Davvero gli Americani pensano di poter proteggere contemporaneamente le loro flotte nel Mediterraneo e nell’Atlantico, i contingenti in Afghanistan e il continente europeo con un esercito di volontari, in un teatro di guerra segnato dallo scetticismo o aperta ostilità dei civili che sospettano un gigantesco complotto, in un contesto storico di catastrofica crisi socio-economica, che sarà aggravata dai costi di una guerra che si protrae dal 2001 e che sfocerà in un conflitto su scala planetaria?
I Russi si stanno preparando: “Per la Russia, un intervento occidentale in Siria è assolutamente da escludere. L'unica base navale russa nel Mediterraneo Orientale è nel porto (siriano) di Tartus. Non è un caso che la Russia abbia installato il suo sistema di difesa aereo S-300 proprio a Tartus. L'aggiornamento al sistema S-400, ancora più sofisticato, è imminente”. E la Cina non potrà restarne fuori: “E non è neppure un segreto per il BRICS che la strategia di "riposizionamento" del Pentagono implica un tentativo non dissimulato di imporre, a lungo termine, una "rifiuto di transito" al trasporto marittimo cinese e all'espansione in mare aperto dell'armata della Cina. Il riposizionamento attuale attraverso l'Africa e specialmente l'Asia concerne i colli di bottiglia. Non è sorprendente che i passaggi cruciali del pianeta siano il tema chiave della sicurezza nazionale cinese, per quanto riguarda le sue forniture di petrolio. Lo Stretto di Hormuz è la strozzatura fondamentale del petrolio (circa 16 milioni di barili giornalieri, il 17 per cento del petrolio commercializzato in tutto il mondo, più del 75 per cento di quello esportato in Asia). Lo Stretto di Malacca è il collegamento cruciale tra l'Oceano indiano, il Mare Cinese Meridionale e il Pacifico, la rotta marittima più breve tra il Golfo Persico e l’Asia, con un flusso di circa 14 milioni di barili giornalieri. E Bab el-Mandab, tra il Corno dell'Africa e il Medio Oriente, è il collegamento strategico tra il Mediterraneo e l'Oceano indiano, con un flusso di 4 milioni di barili al giorno. Il consigliere della sicurezza nazionale del governo Obama, Thomas Donilon, sta reiterando insistentemente che gli Stati Uniti devono "riequilibrare" il suo assetto strategico, dal Mezzo Oriente all'Asia. Questo spiega molto bene l'invio dei marines a Darwin nel nord dell'Australia, un’iniziativa che ho analizzato in un precedente articolo. Darwin è nei pressi di un altro collo di bottiglia, Jolo/Sulu nel sud-ovest delle Filippine.
Tradotto qui
A sostegno delle affermazioni di Pepe Escobar contenute nell’articolo di Al Jazeera, si può rilevare che il Mar Cinese Meridionale è un’area al quarto posto per le riserve petrolifere del mondo. Fa gola a molti: Cina, Taiwan, Stati Uniti, Malesia, Filippine, Brunei e Vietnam vogliono la loro parte e ammassano armamenti e soldati in previsione di una disputa internazionale: