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giovedì 19 gennaio 2012

Egitto, Siria, Iran: come andrà a finire?




Il conflitto in Kosovo è la lotta del bene contro il male. È un conflitto giusto, che dobbiamo vincere. Non ci sono altre strade. Dobbiamo vincere se vogliamo che i nostri figli crescano in un mondo sicuro e stabile. Dobbiamo vincere perché la lotta contro il Fascismo negli anni quaranta non sia stata inutile.
Tony Blair

EGITTO
Mohammed Elbaradei, ex direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica e uomo apparentemente tutto d’un pezzo, essendosi sempre opposto alle trame dell’amministrazione Bush e del governo Blair, sbugiardandoli, ha annunciato che non parteciperà alle elezioni presidenziali che si terranno prima della fine di giugno (la data non è ancora stata decisa):
Il gran rifiuto è motivato dal suo timore che il risultato sia già stato predeterminato dalla giunta militare al potere in Egitto e che – sono le sue parole – “governa come se Mubarak non fosse mai stato spodestato”.
Non sta esagerando, anzi:
Il problema è che, dal punto di vista della giunta militare, non c’è mai stata una rivoluzione in Egitto. L’esercito ha preso il potere, ufficialmente nell’interesse del popolo. È vero che la rivoluzione non c’è stata, ma è indubbiamente falso – come si evince dalle informazioni contenute nell’articolo sopra-linkato – che l’esercito fa esclusivamente i suoi interessi. Con buona pace di Alaa al-Aswany, uno dei più importanti scrittori egiziani contemporanei, che aveva detto che “per giustificare l'invasione dell'Iraq gli Americani dissero che era l'unica maniera per liberare una nazione da un terribile dittatore. Abbiamo dimostrato con la nostra rivoluzione che si può costringere un dittatore ad andarsene pacificamente”, non c’è stata rivoluzione, c’è stato invece un colpo di stato finalizzato all’autoperpetuazione dell’establishment.
Tahar Ben Jelloun [“Sangue a piazza Tahrir, il furto di una rivoluzione”, la Repubblica, 24 Dicembre 2011] avvalora quest’interpretazione: “Gli avvenimenti in atto a piazza Tahrir, in Egitto, ci obbligano a rettificare alcuni dati divulgati da tutti noi, che però sono errati. Ciò che è accaduto un anno fa in Egitto non era una rivoluzione, bensì un colpo di stato militare. Mubarak non ha lasciato il Paese sotto la spinta dei manifestanti, per quanto numerosi e decisi, ma per volontà di una giunta militare che non gli ha lasciato altra scelta. Questo punto è essenziale per comprendere la violenza della repressione scatenata dall´ottobre scorso contro gli egiziani e le egiziane. L’esercito ha preso il potere, facendo credere che sarà il popolo a governare il Paese. Grave errore. Il popolo è rimasto per le vie e sulle piazze, e ha creduto di essersi sbarazzato dalla dittatura di un capo corrotto. Ma purtroppo la verità è un´altra: l´esercito ha mantenuto lo stato d´emergenza decretato 50 anni fa. Il 9 ottobre scorso, alcune auto blindate hanno investito 27 manifestanti che si ribellavano contro le aggressioni ai danni dei copti; e il 19 novembre lo stesso esercito ha ucciso 50 manifestanti e tradotto davanti a tribunali speciali migliaia di insorti, condannati a pene pesanti. L´esercito non intende cedere neppure un grammo del suo potere, e soprattutto dei suoi privilegi. Come già Sadat, Mubarak aveva colmato i militari di favori: sapeva che in questo modo li avrebbe placati, evitando un colpo di stato. Ma nel gennaio scorso, quando tra il clamore popolare milioni di persone hanno occupato piazza Tahrir, così come i rivoluzionari francesi avevano preso Place de la Bastille, i militari non potevano contrapporsi a quella forza popolare, quando già si contavano centinaia di morti e di dispersi. Hanno dunque giocato il gioco della rivolta, mentre in segreto si preparavano a prendere il potere. […]. I militari…stanno rubando la rivoluzione del popolo, mentre le elezioni danno favoriti i fratelli musulmani. Ora queste elezioni non sono democratiche, nella misura in cui si intende la democrazia come una cultura, una tradizione radicata nelle mentalità. In Egitto, come in Marocco e in Tunisia, la democrazia ha funzionato in quanto tecnica. Ma votare non basta per essere democratici: occorre difendere i valori fondamentali che sono alla base di un sistema democratico. Ora, la religione è incompatibile con la democrazia (si è ben visto ciò che ha dato la democrazia cristiana in Italia). Quella che aveva preso il nome di "primavera araba" sta perdendo i suoi colori, e trascolora oramai verso il rosso: rosso sangue”.
ElBaradei è troppo serio per farsi coinvolgere nel teatrino della politica egizia, che nominerà il presidente prima che sia approntata la nuova costituzione, che ne sancirà funzioni e relazioni rispetto agli altri poteri dello Stato. Chi accetterebbe di candidarsi per un incarico pubblico senza sapere quali saranno le sue mansioni, i suoi doveri, il suo effettivo potere decisionale e i suoi margini di discrezionalità? Solo dei candidati che hanno già un accordo sottobanco con l’esercito. Così funziona in Egitto (e non solo): anche se i fratelli musulmani hanno ottenuto la maggioranza dei voti, non saranno loro ad esprimere il primo ministro, sebbene siano intenzionati a rispettare la laicità dello stato. Al potere resterà verosimilmente Kamal Ganzouri, il fantoccio della giunta militare, economista formato negli Stati Uniti, già premier sotto Mubarak. Come i militari credano di poter evitare una vera e propria rivoluzione è una domanda che finora non ha trovato risposta. Il re del Marocco, Muhammad VI, è riuscito a placare la popolazione accettando di nominare come primo ministro una figura proposta dalla maggioranza parlamentare. Ora l’Egitto, che è servito da modello per le proteste marocchine, è più autoritario della monarchia maghrebina!
Se si trattasse solo di una questione legata alle libertà ed ai diritti civili gli alti ufficiali non dovrebbero preoccuparsi poi molto. La rivolta egiziana è nata a causa del fortissimo rincaro dei generi di prima necessità e dell’aumento della disoccupazione:
non certo per l’iniziativa dei cosiddetti “fighetti di Tahrir”.
Il problema è che l’economia egiziana, come quella dell’eurozona, è messa davvero male
e ciò significa che i prossimi tumulti coinvolgeranno anche le masse contadine, ossia decine di milioni di persone, con molto poco da perdere.
ElBaradei sospetta che i Fratelli Musulmani saranno così contenti di mantenere la loro maggioranza parlamentare (i parlamentari del “nuovo corso”, appena eletti, sono per il 99% uomini e l’1% donne) e la possibilità di influenzare la stesura della nuova costituzione, che daranno via libera alla giunta militare per tutto il resto. Un accordo vantaggioso per entrambe le parti e disastroso per l’Egitto, che ha già visto un inciucio del genere, nel 2006, quando a 88 fratelli musulmani fu concesso di entrare in parlamento in cambio del loro sostegno al regime. Ora la Fratellanza Musulmana sarebbe un partner di maggioranza, con tutto l’interesse a coabitare con la vecchia élite, a spese dei cittadini.
Cittadini che, nettamente più svegli e scettici di quelli occidentali, hanno subodorato l’intrallazzo e stanno preparando una massiccia protesta in occasione dell’anniversario dell’inizio della “primavera araba”. Così, Hussein Tantawi, il 75enne comandante in capo dell'esercito egiziano, leader del Concilio Supremo Militare e dunque capo di stato, si è fatto portavoce della trita, becerissima retorica di ogni regime, ma che riecheggia sinistramente quella hitleriana: “L’Egitto fronteggia dei gravi pericoli, pericoli senza precedenti. Le forze armate sono la spina dorsale dell’Egitto e lo proteggono. Dei complotti minacciano questa spina dorsale e le forze armate sono state costrette a scendere in campo solo per proteggere l’Egitto dai nemici della nazione e del popolo”:
La realtà è ben diversa. L’esercito ha preso il potere, ha rimosso Mubarak e ha fatto piazza pulita (letteralmente) del movimento libertario, democratico e per una maggiore giustizia sociale, uccidendo, imprigionando e torturando migliaia di manifestanti ed attivisti, criminalizzando le manifestazioni e dichiarando, falsamente, che i rivoluzionari avevano rubato mezzi militari per poterli schiacciare senza pietà:
Questi spiacevoli sviluppi della “primavera araba” – questo mostruoso, visceralmente antidemocratico intreccio di fondamentalismo, militarismo e capitalismo –, non sono stati coperti adeguatamente dalla stampa occidentale, fin troppo entusiasticamente fissata sul mantra della primavera araba, diventato un pretesto per esportare militarmente la democrazia in Libia, Siria ed Iran, ma non nelle tirannie della penisola arabica, alleate dell’Occidente: 

SIRIA
Stando ad un sondaggio della Qatar Foundation, il 55% dei Siriani non vuole che Assad abbandoni la guida della nazione:
Si tenga conto del fatto che il Qatar è una delle nazioni più anti-Assad sulla faccia della terra:
e dunque difficilmente potrebbe pubblicare un risultato favorevole ad Assad, se non fosse vero.
Il Qatar aveva già inviato clandestinamente centinaia di soldati in Libia a combattere Gheddafi:
In una guerra della disinformazione che si è risolta senza una singola prova che Gheddafi stesse massacrando la popolazione:
e con il black-out su quel che sta succedendo nella Libia democratica:
Ora, a proposito della Siria, i media stanno ancora una volta ribaltando la realtà.
La maggior parte dei giornalisti italiani lo fa in buona fede, convintamente partecipe di una crociata umanitaria, sicura che i capi della ribellione non mentirebbero mai sul numero di morti (sic!). Anche molti politici italiani sono in buona fede. La loro colpa è quella di essere pigri, di avere la presunzione di sapere molto più di quel che sanno e di fidarsi di poche fonti smaccatamente di parte e prone alla volontà di chi vuole procedere con la scaletta delle guerre imperialiste.
Delle persone serie avrebbero già scoperto da tempo che la stessa “capitale dell’insurrezione”, Homs, è una città in buona parte favorevole ad Assad:
e che i giornalisti occidentali che ascoltano sempre e solo le testimonianze dei ribelli che li accompagnano senza mai nepure chiedere prove che quel che affermano è vero stanno vergognosamente tradendo la loro etica professionale:
I pochi giornalisti occidentali che sanno fare il loro mestiere ci lasciano le penne. Penso, ad esempio, a Gilles Jacquier, che stava documentando un corteo pro-Assad, quasi 10 anni dopo il primo tentativo di assassinarlo, nei Territori Occupati (2002), per mano dei soldati israeliani:
L’ipocrisia occidentale si spinge al punto di celebrare gli osservatori della Lega Araba finché le loro valutazioni sono in linea con la volontà dei governi euro-americani (es. Libia, almeno inizialmente) e di condannarli quando invece rivelano che la situazione in Siria è ben diversa da quella descritta dai media “liberi” delle democrazie occidentali, enfatizzando il dissenso di un singolo osservatore su 165:
Delle persone serie, che rispettano i propri lettori ed elettori, avrebbero preso in considerazioni le informazioni fornite da un ex agente della CIA, Philip Giraldi e riguardanti il coinvolgimento NATO nella destabilizzazione della Siria, che prevede persino l’afflusso di quegli stessi guerriglieri “fondamentalisti islamici” (pecunia non olet) che hanno già combattuto in Libia:
o il punto di vista di un ex ministro canadese:

IRAN
L’Iran è l’ultima tappa. Gli Stati Uniti hanno dichiarato che boicotteranno qualunque nazione che comprerà petrolio dall’Iran. Cina e India non sembrano intenzionati a prendere sul serio questo ricatto. Il Giappone, una colonia americana come l’Italia, lo farebbe, se se lo potesse permettere, ma dopo Fukushima e la sospensione delle attività di varie centrali atomiche, non può permetterselo. È possibile che questa minaccia rafforzi le fazioni nazionalistiche ed antiamericane che, purtroppo, sono anche anti-democratiche. La Corea del Sud dipende, come il Giappone, dall’economia cinese: cosa deciderà di fare? Poi c’è l’Italia, che dipende dalle forniture libiche e iraniane ed è sull’orlo della recessione e ci sono quei paesi dell’America Latina “neobolivariani”, che sembrano intenzionati a sfidare gli Stati Uniti:
L’appello statunitense potrebbe rivelare che le alleanze americane sono molto più gracili di quel che ci si potrebbe aspettare e che la superpotenza ha i piedi d’argilla:
L’Iran non può certamente permettersi di restare isolato, piegato sotto l’embargo. Se vuole può chiudere lo Stretto di Ormuz e se sarà costretto lo farà. Gli Stati Uniti lo considererebbero un atto di guerra. La Russia ha spiegato che un attacco americano all’Iran sarebbe considerato una minaccia alla sua sicurezza. La Cina ha detto la stessa cosa riguardo al Pachistan, che è ai ferri corti con gli Stati Uniti. È come Sarajevo 1914: un colpo di pistola (un lancio di missile) e ci sarà un effetto domino che causerà un conflitto mondiale:
ed una susseguente pandemia?
Eppure, NON ESISTE ANCORA UN MOVIMENTO DI MASSA CONTRO LA GUERRA. La crisi economica sembra aver attirato su di sé tutta l’attenzione del mondo. La gente non riesce a capacitarsi del fatto che qualcuno possa davvero arrivare alla guerra. Obama, il premio Nobel per la Pace? Hillary Clinton? Impossibile. E invece…

martedì 3 gennaio 2012

La Siria e l'infinocchiamento perpetuo - com'è possibile che così tante persone si facciano fregare ogni volta?



Anche se è difficile prevedere con precisione il momento della caduta, la tendenza è evidente. E' questione di poche settimane.
Ehud Barak su Assad, 2 gennaio 2012

La Lega Araba deve rimettersi alle Nazioni Unite e bisogna creare una No-Fly Zone…si dovrà costituire una forza congiunta con la Turchia.
Saad Hariri, ex primo ministro libanese (sunnita ed educato in Arabia Saudita e Stati Uniti), 2 gennaio 2012

Si dice che puoi farne fesso uno tante volte, molti una volta, ma mai tutti tutte le volte. Però l’umanità è quella che è e moltissime persone hanno il vizio di farsi infinocchiare con una regolarità che ha dell’incredibile.
L’ultimo, entusiasmante, inganno è quello della “guerra sexy”, la guerra bella, buona e giusta. Le guerre umanitarie vanno per la maggiore, sono quelle più trendy. Non si è una nazione seria se non si è preso parte ad una sana, virile, nobile guerra umanitaria. Il rischio, come per tutte le cose eccitanti, è quello della dipendenza: se non ne riusciamo a fare almeno una ogni 2-3 anni, ci resta l’amaro in bocca, un desiderio inappagato.
Ogni volta si sostiene che senza una guerra umanitaria le cose degenereranno ed ogni volta la guerra umanitaria non solo causa colossali distruzioni, migliaia di morti (a volte centinaia di migliaia di morti) e milioni di rifugiati/profughi, gravando drammaticamente sui bilanci delle nazioni occidentali, ma getta intere nazioni in uno stato di caos permanente. È successo in Somalia, nel Kosovo:
in Afghanistan e Pachistan:
in Iraq, Yemen, Libia:
e ora tocca alla Siria:
Il fatto è che non ne possiamo fare a meno e prendiamo per buono l’aforisma di Oscar Wilde che l’unico modo per  liberarsi di una tentazione è cedervi.
Appoggiamo le guerra a certi tiranni mentre altri tiranni sostenuti dall’occidente sono invece liberi di sedare le rivolte nel sangue senza preoccuparsi delle conseguenze e senza che i media occidentali se ne occupino.
Chi denuncia questa infame crociata viene bollato come complottista - una volta l’appellativo era “comunista”: l’importante è che lo scettico sia inquadrato nella categoria delle patologie mentali: fanatico, paranoico, autoritario, masochista, mitomane, ecc.
Però nel caso delle due autobombe esplose in Siria qualche giorno fa i media occidentali hanno subito insinuato che si trattasse di un autoattentato del governo siriano. Quindi la logica è che il complottismo è legittimo quando si è schierati dalla parte giusta, ovvero quella della NATO. Il complottismo è logico anche quando presuppone che un governo laico riesca a convincere degli attentatori suicidi a farsi saltare in aria tra i loro concittadini per dare l’impressione di stare difendendosi. Il complottismo è, al contrario, dissennato quando esamina la geopolitica dello scontro tra Arabia Saudita ed Israele (che occupa le alture siriane del Golan ed è ufficialmente in guerra con la Siria) da un lato e l’Iran (miglior alleato della Siria) dall’altro. L’interpretazione più improbabile è quella fatta propria dai media, quella più ponderata è ignorata o irrisa.
Ci sono tiranni buoni (utili all’Occidente – es. Gheddafi fino all’inizio del 2011) e tiranni cattivi (non-allineati o sacrificabili – es. il Gheddafi linciato e sodomizzato con un bastone, uno dei momenti più alti della storia dell’esportazione della democrazia con la forza).
Ci sono lapidazioni, decapitazioni e fustigazioni buone (Arabia Saudita) e cattive (Iran, dove la lapidazione è sospesa per legge).
Ci sono giunte militari buone (Egitto) e democrazie cattive (Bolivia, Argentina, Costa d’Avorio, Pachistan, ecc.).
Ci sono violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale buone (USA, Turchia, Israele, Sudafrica dell’apartheid, ecc. - Guantánamo, rete di prigioni segrete, Fallujah, Afghanistan, Diego Garcia, Gaza, Libano, ecc.) e cattive (paesi non-NATO).
Ci sono brogli buoni (Bush) e brogli cattivi (Putin).
C’è la tortura buona (tecniche di interrogatorio avanzate) e quella cattiva (tortura).
Invece ogni intervento occidentale è sempre umanitario ed il fine giustifica ogni mezzo (inclusi gli ordigni all’uranio impoverito o, nel caso dell’Iran, le bombe atomiche “tascabili”).
I jihadisti salafiti e i mujaheddin che hanno combattuto prima in Afghanistan, poi in Iraq e infine in Libia sono ora in Siria: “Viene intanto confermato che truppe americane e della Nato stanno addestrando le milizie dell'opposizione siriana al presidente Bashar al-Assad nella citta' di Hakkari, nel sud est della Turchia, vicino al confine siriano. E' quanto ha svelato un'ex impiegata dell'Fbi, Sibel Edmonds, citando fonti turche e statunitensi. Secondo quanto riporta il quotidiano turco 'Milliyet', per la Edmonds l'addestramento dei ribelli siriani, che sotto il colonnello disertore Riad al-Assad hanno formato l'Esercito siriano libero, è iniziato a maggio. La Edmonds ha quindi aggiunto che gli Stati Uniti sono coinvolti nel traffico di armi verso la Siria dalla base militare di Incirlik in Turchia. Washington, ha aggiunto, provvede anche a fornire un supporto finanziario ai ribelli impegnati a rovesciare l'attuale regime di Damasco”.
Il primo ministro turco Erdogan ha provveduto a congelare i conti bancari dell’Esercito della Siria Libera per costringerlo a piegarsi all’autorità del Consiglio Nazionale Siriano, un’emanazione della fratellanza musulmana:
Se uno fosse dotato di una modica quantità di discernimento potrebbe quasi pensare che i fondamentalisti islamici facciano gli interessi dell’Occidente, quasi fossero più o meno consapevolmente coinvolti nel Progetto per un Nuovo Secolo Americano, che prevede, guarda caso, la sottomissione dei succitati paesi:
Arriviamo al punto. Perché la gente si fa fregare così facilmente?
Ho già affrontato questa questione in due articoli:
Ma c’è un testo che mi pare fornisca un quadro completo. È l’eccellente “Fraudologia: teoria e tecniche della truffa” di Matteo Rampin, Ruben Caris (2010). Da questo studio apprendiamo che i truffatori sfruttano i vizi capitali: superbia (narcisismo), avarizia (possesso), lussuria (edonismo sessuale), ira (aggressività), gola (edonismo alimentare), invidia (competizione), accidia (passività). Ricorrono ai beni materiali come fonte illusoria di certezze (anche amuleti), a dipendenze da piaceri ed appetiti, al desiderio di essere amati ed apprezzati/valorizzati/riconosciuti nei nostri meriti, di essere al centro dell’attenzione, di vedere la propria visione del mondo confermata (stabilizzazione e coerenza interna: è sufficiente assecondare le credenze della vittima), di nutrire speranze, di ricevere consolazione, al rimorso, al senso di colpa, al timore della punizione o di un “imminente stravolgimento cosmico (sic!). 
La gente ha paura di perdere quel che ha e di non ottenere quel che desidera. La gente ha anche paura delle complicazioni, della confusione, dell’imprevedibilità. Uno dei riduttori della complessità è la tendenza a pensare che il mondo sia complessivamente ordinato secondo giustizia e che i cattivi saranno puniti ed i buoni premiati (le disgrazie accadono a chi se le cerca). Ogni evidenza che indica il nostro errore viene squalificata o ignorata. Rifiutiamo ciò che non si adatta ai nostri sistemi di credenze e accettiamo le menzogne più incredibili, se ci piacciono. Decidiamo di credere ad una cosa e continuiamo a farlo anche di fronte all’evidenza del contrario.
A questo punto è sufficiente che i truffatori ci costringano a costringere la nostra convinzione da attacchi esterno per consolidarla e farla fruttare. La situazione ideale è quando uno crede di essersi persuaso da sé senza immaginare che non è così e poi desidera fortemente che la “sua” costruzione della realtà sia vera, il che accade specialmente se ci si sente minacciati.
Altri fattori che spianano la strada del truffatore sono la bellezze e la piacevolezza (una guerra umanitaria è bella e piacevole). La spettacolarizzazione  (un evento sorprendente) indirizza la mente, supera le difese che allarmerebbero la vittima (sensazionalismo mediatico). Le persone tendono ad evitare il dolore e cercare il piacere. Per questo i governi truffaldini evitano di rispondere ad un’obiezione, cosicché alcuni scettici meno determinati e sicuri reagiscono sentendosi in colpa per aver sollevato una questione indegna di essere presa in considerazione.
Una strategia semplice ed efficacissima è quella del poliziotto buono (una figura genitoriale rassicurante come la mamma) che collabora con il poliziotto cattivo (castrante ed aggressivo come papà).
La gente si fa fregare anche perché sente il bisogno di appartenere ad un gruppo e teme di esserne escluso. L’autostima, l’orgoglio la vanità impediscono di mettersi in gioco, di gridare che il re è nudo.
Un’altra brillante metodica è quella di creare il problema e poi fornire la soluzione desiderata (dal truffatore). Ad esempio si genera una crisi:
per trarre vantaggio dal bisogno di senso di fronte all’assurdo.
I governi truffaldini, per rinforzare gli effetti di una crisi, sfruttano la suggestionabilità dei cittadini ed i momenti in cui sono più vulnerabili, il senso di solitudine, la fame, l’assonnamento, la spossatezza fisica e psicologica. Un truffatore infonderà sempre un senso di urgenza e agirà in situazioni che producono confusione: incoerenza, sorpresa, incomprensibilità, sovraccarico sensoriale, inclassificabilità dell’evento nel repertorio delle conoscenze della persona, sovraccarico emotivo. Tutti questi frangenti spengono le facoltà di comprensione della realtà delle persone e spingono ad aggrapparsi ad un’ancora di salvezza, che invece è la tana del lupo.
Lupo che non è avvertito come tale perché si traveste da agnello e/o da pastore e per via della propensione ad accettare un ordine imposto dall’alto, dell’istinto gregario-gregge, della acquiescenza nei confronti di persone percepite come autorevoli, formidabili o autoritarie.
Il depistaggio dell’attenzione della vittima si realizza anche con false esche: costruendo ricordi fittizi (ricostruendo la storia), scenari futuri fittizi, eventi apparentemente casuali; rendendo apparentemente essenziali cose che non lo sono, creando problemi inesistenti e poi proponendosi di risolverli, prospettando due sole alternative (libertà di scelta ristretta, una sola opzione attraente), ben sapendo che una sarà rifiutata, oppure prospettando tante scelte ma poco diverse tra loro.
L’obiettivo del lupo è quello di mettere la vittima con le spalle al muro; deve fuggire solo nella direzione prestabilita: firma qui! Dai pure a me! Vedrai che se fai così tutto si risolverà! È tempo di agire! Questi sacrifici non saranno inutili!
I governanti truffaldini usano frasi fatte e luoghi comuni che fanno appello alla pigrizia cognitiva semplificatoria, oltre alle manipolazioni semantiche del tipo costoso = esclusivo, aborto = interruzione di gravidanza, guerra = conflitto.
Nel caso della Siria e dell’Iran entra in gioco anche la tendenza al completamento, ossia il bisogno di finire una cosa iniziata (primavera araba).

giovedì 8 dicembre 2011

Full Spectrum Destruction - L'Impero colpisce ancora (e per l'ultima volta)




For a New World Order to live well


Questo rapporto è ispirato dalla convinzione che l'America dovrebbe cercare di preservare ed estendere la sua posizione di leadership globale mantenendo la superiorità delle forze armate USA ["This report proceeds from the belief that America should seek to preserve and extend its position of global leadership by maintaining the preeminence of U.S. military forces"].
Il processo di trasformazione [delle forze armate], anche se porterà a dei cambiamenti rivoluzionari, sarà probabilmente lungo, a meno che non si verifichi un evento catastrofico e catalizzante - come una nuova Pearl Harbor. ["The process of transformation, even if it brings revolutionary change, is likely to be a long one, absent some catastrophic and catalyzing event – like a new Pearl Harbor"].
Da: "Ricostruire le difese dell'America: strategie, forze, e risorse per un nuovo secolo", Progetto per un Nuovo Secolo Americano, Settembre 2000.
http://it.wikipedia.org/wiki/Progetto_per_un_nuovo_secolo_americano

Con Full-spectrum dominance (dominio dell'intero spettro) si intende un concetto militare delle forze armate statunitensi alla base della teoria cui la vera superiorità militare, quindi la vittoria in battaglia, può essere raggiunta solo se l'intero strumento militare ottiene il controllo generale e simultaneo di tutto lo spettro del campo di battaglia, cioè in aggiunta ai tre classici livelli del Land warfare (terra), Sea warfare (mare) e del Air warfare (cielo) consegue il contemporaneo controllo dello spazio extratmosferico, dello spettro elettromagnetico attraverso l'Electronic warfare, e il Cyberwarfare, attraverso l'informazione. Per conseguire tale livello di controllo, secondo tale dottrina, è necessario un appropriato utilizzo delle risorse, dei mezzi e lo sviluppo di nuove tecnologia da utilizzare in combattimento, in modo da mantenere sempre una superiorità tecnologia sull'avversario. Il conseguimento di tale controllo impedendo al nemico di poter disporre liberamente dello spazio di battaglia in quanto vincolato, ne degrada notevolmente le capacità di combattimento, quindi ne riduce le possibilità capacità operative e di conseguire obiettivi strategici utili.
Wikipedia

Probabilmente lo farei. Non m’illudo che [gli Iraniani] lo facciano [procedano con il programma nucleare] a causa di Israele. Si guardano attorno, vedono che l’India è una potenza nucleare, la Cina è una potenza nucleare, il Pachistan è una potenza nucleare, per non parlare dei Russi.
Risposta di Ehud Barak, Ministro della Difesa di Israele, a Charlie Rose (PBS), che gli aveva chiesto se non avrebbe voluto anche lui delle armi atomiche, se fosse stato un ministro del governo iraniano (17 novembre 2011).

Un’idea folle, la cosa più stupida che abbia mai sentito.
Meir Dagan, ex capo del Mossad, sull’ipotesi di un attacco all’Iran

Bill Clinton è stato crocifisso per le bugie dette nella sua storia boccaccesca. Bush e Blair, per la guerra costruita su prove falsificate, no. Nessuno ne parla più. […] Hanno vinto la guerra, ma se l’avessero persa, loro, i loro consiglieri e gli affaristi che li spingevano, sarebbero davanti a una Corte penale internazionale.
Gustavo Zagrebelsky, “La felicità della democrazia: un dialogo”, 2011

Durante il periodo nasceranno dei conflitti. Aspettateveli vicino allo stretto di Davis nei tentativi che ci saranno di tenere aperta la linea vitale verso un paese. Aspettateveli in Libia e in Egitto, ad Ankara e in Siria, negli stretti intorno a quelle zone sopra l’Australia, nell’Oceano Indiano e nel Golfo Persico.
Edgar Cayce, Lettura 2550-1 del 28 aprile 1941.

Nel 2000 il Progetto per un Nuovo Secolo Americano (Project for the New American Century) pubblicò il summenzionato rapporto, in cui si raccomandava agli Stati Uniti di aumentare di quasi un punto percentuale le spese militari per la “Difesa” (gli eufemismi e la mimesi linguistica sono il sale della propaganda), fino a sfiorare il 4% del PIL. Bush e Obama hanno fatto anche meglio: ora le spese militari sono al 4,7%, in barba alla crisi.

C’è chi crede che alla fine la guerra non si farà, perché ritiene che il governo israeliano non sia in mano ad una banda di imbecilli in preda alla frenesia nazionalista e bellica:
Io invece credo che il governo (regime?) israeliano sia almeno, se non più intossicato dal potere del regime (governo?) iraniano; credo anche che Stati Uniti e Regno Unito siano intenzionati ad andare fino in fondo, per coprire la Grande Truffa Finanziaria ordita ai danni dei cittadini comuni, infischiandosene della contrarietà dei cittadini:
La loro determinazione è segnalata dal Telegraph e dal Guardian: 
Il governo inglese è ufficialmente pronto a seguire gli Americani in un attacco preventivo all’Iran, otto anni dopo l’infamia dell’Iraq (centinaia di migliaia di morti, milioni di profughi): l’ennesima guerra illegale. 
Il filo-americano Yukiya Amano, nuovo direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, ha annunciato: “Ora che dispongo di queste informazioni, devo mettere in guardia il mondo. È il mio dovere in quanto Direttore generale”.
Il suo dovere, in quanto Direttore generale, dovrebbe essere quello di non mentire. Il rapporto dell’AIEA indica che tutto l’uranio iraniano è sotto controllo [“continues to verify the non-diversion of declared nuclear material”] e che non ci sono novità sostanziali [“I wonder why this same stuff is now considered ‘new information’ by the same reporters”]
Da Limes (11 novembre 2011): “sono in molti a reputare che l’agenda dell’Aiea si sia spostata da una posizione prettamente scientifica e tecnologica verso una direzione più politicizzata e filoccidentale, perdendo l’approccio cauto e misurato che caratterizzava la gestione El Baradei. Pesa inoltre il ricordo di quando, in prospettiva dell’inizio delle ostilità irachene, l’amministrazione statunitense mentì volontariamente alla comunità internazionale sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Al contempo le cancellerie e gli esperti sono consapevoli del fatto che l'Aiea non abbia mezzi indipendenti per comprovare le informazioni, e soprattutto le disinformazioni, che riceve dalle nazioni consociate. El Baradei non ne faceva segreto e “vagliava” molto attentamente le rivelazioni altamente politicizzate sul dossier nucleare iraniano. […]. Scremato delle faziosità di parte e dato il giusto peso al fatto che lo stesso recente rapporto dell’Aiea ha riconosciuto che "la capacità dell'agenzia di comprendere le attività in Iran dopo la fine del 2003 è ridotta a causa delle informazioni limitate di cui dispone", si può dire che esso sia in realtà molto in linea con la National intelligence estimate (Nie) del novembre 2007, che affermava che Teheran aveva interrotto il suo programma nucleare militare nel 2003:
Sei ambasciatori europei e James R. Clapper Jr., Direttore della National Intelligente statunitense, giudicano illegittimo il ricorso alla forza contro l’Iran:
Diversi alti ufficiali e ministri israeliani pensano che una guerra con L’Iran sarebbe un errore terribile:
Anche il Segretario alla Difesa USA, Leon Panetta, ha cercato di scoraggiare Israele:
L’Iran non ha attaccato nessuna nazione in 200 anni, Stati Uniti e Israele, assieme, hanno attaccato una decina di nazioni e aree in un decennio: una media strabiliante!
*****
Nonostante tutto questo, i preparativi per la guerra proseguono. Israele ha già bombardato un sito nucleare iracheno nel 1981 ed uno siriano nel 2007. Potrebbe provarci una terza volta, con esiti ben diversi:
Negli ultimi mesi, a parte la cyber guerriglia, sono morti dei tecnici nucleari russi provenienti dall’Iran (giugno 2011), uno scienziato nucleare iraniano è stato assassinato (luglio 2011), un deposito di missili nei pressi di Teheran è saltato in aria (12 novembre 2011), un generale è stato assassinato (13 novembre 2011) e si è verificata un’esplosione in un impianto nucleare a Isfahan (28 novembre 2011). Pochi giorni fa (5 dicembre) un drone americano che perlustrava il territorio iraniano confinante con l’Afghanistan è stato abbattuto nei cieli iraniani. I media statunitensi riportano la notizia che un’anonima fonte militare iraniana ha dichiarato che la risposta militare iraniana potrà colpire anche al di fuori del territorio iraniano:
La mia interpretazione della notizia: false flag in arrivo, ossia finto attacco terroristico iraniano orchestrato da CIA e/o Mossad per giustificare l’ennesima “guerra che porrà fine a tutte le guerre”.
I precedenti sono numerosi:
Il bombardamento di menzogne o mezze verità della macchina propagandistica NATO si protrae da molto tempo:
Intanto Shaul Mofaz, ex ministro della difesa israeliano ha cominciato ad insinuare nell’immaginario collettivo l’idea di una Siria ferita che, dibattendosi, cerca di dare un colpo di coda attaccando Israele per distrarre l’attenzione dai disordini interni. Una colossale scempiaggine che Mofaz ha il coraggio di definire “ragionevole ipotesi”:
Altro potenziale operazioni sotto falsa bandiera (false flag) per consentire una guerra mediorientale contro Siria ed Iran.
[False Flag = operatività sotto falsa bandiera - qui altri esempi storicamente documentati: http://it.wikipedia.org/wiki/False_flag].
Malauguratamente per loro e per i sudditi dell’Impero, il progetto israelo-americano di una Full Spectrum Dominance (Dominio a Raggio Totale) e rimodellamento della geopolitica internazionale e della società globale in un Nuovo Ordine Mondiale che ristabilisca l’ordine dopo il Grande Caos è suicida e può solo condurre ad una Full Spectrum Destruction. Perché ne sono così convinto?
Guardate l’ultima guerra in Libano, che si è conclusa con una cocente sconfitta per l’esercito israeliano. O la Libia e la misera figura che ha fatto la più poderosa macchina di guerra contemporanea: truppe speciali a terra fin dai primi giorni, supporto aeronavale, generosi contributi-spese degli sceicchi, afflusso di centinaia, forse migliaia di guerriglieri islamici anti-Gheddafiani da Iraq e Afghanistan (quelli stessi che in teoria combattono contro la NATO)
Il fatto è che l’Iran non è una potenza di secondo ordine, è una tigre che sa da molto tempo che qualcuno sta cercando di farle la pelle. I cacciatori non dovrebbero mai sottovalutare le risorse di una tigre in lotta per la sopravvivenza. Ora, poiché Israele e la Nato non sono nelle condizioni di potersi permettere una rappresaglia iraniana troppo poderosa, è immaginabile che l’attacco preventivo sarà massiccio e non potrà riguardare unicamente le strutture nucleari, dovrà anche annichilire la potenza di fuoco iraniana, ma l’opinione pubblica occidentale non sarà disposta ad accettare una tale espansione ipertrofica degli obiettivi militari.
Perciò i tempi si accorciano, la pressione monta, il numero di alternative si restringe, l’opinione pubblica internazionale si risveglia dal torpore della propaganda. La guerra diventa un appuntamento improcrastinabile che richiede un impegno totale, nell’ambito militare come in quello delle pubbliche relazioni, perché l’uno non può essere disgiunto dall’altro. Quale migliore opportunità di un attacco terroristico iraniano, magari una bomba sporca? Naturalmente l’Iran non farebbe mai una cosa del genere: sarebbe come un topo che si getta tra le fauci di un gatto affamato giusto per scomodarlo. Credere che la dirigenza iraniana sia così stolida denota ignoranza e razzismo.
Io mi sono fatto quest’idea: l’attentato sarà falso – cf. Operazione Northwoods, il Lusitania, l’incidente del Tonchino, l’incendio del Reichstag, ecc. –, ma con materiale atomico che serva da pistola fumante e casus belli. Americani e/o Israeliani pronti ad uccidere migliaia dei loro connazionali perché convinti che il gioco valga la candela…Chi esclude questa possibilità dovrebbe scendere dall’empireo degli innocentismi angelici e prendere contatto con la realtà della dimensione umana, fatta di intrighi, di utilitarismo, di disprezzo per la vita e la dignità umana e di psicopatia
Il problema è che qualunque operazione bellica causerà una reazione il più possibile non-convenzionale, in un’escalation di violenza e barbarie virtualmente senza limiti, un salto di “qualità” rispetto alla già disastrosamente atroce Seconda Guerra Mondiale ed all’imperativo veterotestamentario dell’occhio per occhio. Davvero gli Americani pensano di poter proteggere contemporaneamente le loro flotte nel Mediterraneo e nell’Atlantico, i contingenti in Afghanistan e il continente europeo con un esercito di volontari, in un teatro di guerra segnato dallo scetticismo o aperta ostilità dei civili che sospettano un gigantesco complotto, in un contesto storico di catastrofica crisi socio-economica, che sarà aggravata dai costi di una guerra che si protrae dal 2001 e che sfocerà in un conflitto su scala planetaria?
I Russi si stanno preparando: “Per la Russia, un intervento occidentale in Siria è assolutamente da escludere. L'unica base navale russa nel Mediterraneo Orientale è nel porto (siriano) di Tartus. Non è un caso che la Russia abbia installato il suo sistema di difesa aereo S-300 proprio a Tartus. L'aggiornamento al sistema S-400, ancora più sofisticato, è imminente”. E la Cina non potrà restarne fuori: “E non è neppure un segreto per il BRICS che la strategia di "riposizionamento" del Pentagono implica un tentativo non dissimulato di imporre, a lungo termine, una "rifiuto di transito" al trasporto marittimo cinese e all'espansione in mare aperto dell'armata della Cina. Il riposizionamento attuale attraverso l'Africa e specialmente l'Asia concerne i colli di bottiglia. Non è sorprendente che i passaggi cruciali del pianeta siano il tema chiave della sicurezza nazionale cinese, per quanto riguarda le sue forniture di petrolio. Lo Stretto di Hormuz è la strozzatura fondamentale del petrolio (circa 16 milioni di barili giornalieri, il 17 per cento del petrolio commercializzato in tutto il mondo, più del 75 per cento di quello esportato in Asia). Lo Stretto di Malacca è il collegamento cruciale tra l'Oceano indiano, il Mare Cinese Meridionale e il Pacifico, la rotta marittima più breve tra il Golfo Persico e l’Asia, con un flusso di circa 14 milioni di barili giornalieri. E Bab el-Mandab, tra il Corno dell'Africa e il Medio Oriente, è il collegamento strategico tra il Mediterraneo e l'Oceano indiano, con un flusso di 4 milioni di barili al giorno. Il consigliere della sicurezza nazionale del governo Obama, Thomas Donilon, sta reiterando insistentemente che gli Stati Uniti devono "riequilibrare" il suo assetto strategico, dal Mezzo Oriente all'Asia. Questo spiega molto bene l'invio dei marines a Darwin nel nord dell'Australia, un’iniziativa che ho analizzato in un precedente articolo. Darwin è nei pressi di un altro collo di bottiglia, Jolo/Sulu nel sud-ovest delle Filippine.
Tradotto qui
A sostegno delle affermazioni di Pepe Escobar contenute nell’articolo di Al Jazeera, si può rilevare che il Mar Cinese Meridionale è un’area al quarto posto per le riserve petrolifere del mondo. Fa gola a molti: Cina, Taiwan, Stati Uniti, Malesia, Filippine, Brunei e Vietnam vogliono la loro parte e ammassano armamenti e soldati in previsione di una disputa internazionale: