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giovedì 17 novembre 2011

Il passato di Angela Merkel




Socrate ci ricorda che non è che solo perché uno si comporta come una persona autorevole lo è realmente. In tempi di crisi gli esseri umani cercano dei pastori ed il loro livello di discernimento critico si abbassa, anche drammaticamente. 
Angela Merkel, a 35 anni, era segretaria della sezione “agitazione e propaganda” della Freie Deutsche Jugend (Fdj), i giovani del partito comunista della DDR. A nessun comunista “tiepido” sarebbe mai stato assegnato un tale incarico. Sono passati poco più di vent’anni da quel periodo. Quanto può essere cambiata la sua personalità, se era una propagandista comunista in età adulta?
Il padre di Angela, Horst Kasner, era un pastore luterano che, nel 1954, aveva deciso di andare controcorrente e si era trasferito dalla Germania occidentale (repubblicana, democratica, libera) a quella orientale (totalitaria, sovietica, ufficialmente atea). Il partito seppe come ricompensarlo: gli affidarono un seminario, l’uso di due automobili ed un lasciapassare per circolare liberamente tra le due Germanie. Si guadagnò il soprannome di «Kasner il rosso». La figlia avrebbe fatto una brillante carriera accademica se fosse diventata un’informatrice della Stasi. Ma lei, ha raccontato al suo biografo, rinunciò, dichiarando di non essere certa di poter mantenere dei segreti. Nel 2005 ricordava di essere stata avvicinata da due agenti della Stasi; nel 2009, durante un’intervista televisiva, i due agenti divennero un solo agente. Curioso che una persona non riesca a rammentare aspetti cruciali di una scelta così fondamentale come quella di vendere o meno la propria anima.
Dopo la caduta del muro aderisce al Demokratische Aufbruch (Risveglio democratico), il cui presidente, Wolfang Schnur, si viene a sapere che collaborava con la Stasi. Costretto a dimettersi, il suo ruolo viene assunto dalla Merkel. Alle elezioni il suo partito prende meno dell’1% dei voti, ma viene scelta come portavoce del governo di Lothar de Maiziére. Nel frattempo il suo compagno, Joachim Sauer, viene assunto dalla statunitense Biosym Technology e poi dalla Accelrys, entrambe aziende che lavorano per il Pentagono. Il governo del cristiano conservatore Kohl sceglie proprio lei – divorziata, senza figli, in regime di convivenza e fino a poco più di un anno prima una funzionaria propagandista della gioventù comunista della DDR – per ricoprire l’incarico di ministro della Famiglia, della Gioventù e della Condizione femminile. Diventa vicepresidente del partito dopo aver perso un’elezione regionale perché anche Lothar de Maiziére viene riconosciuto colpevole di aver collaborato con la Stasi e si deve dimettere. Lo sostituisce. Alla fine degli anni Novanta uno scandalo sui finanziamenti fa fuori anche Helmut Kohl ed il presidente della CDU, Wolfgang Schäuble. Lei pugnala alle spalle il suo mentore con un articolo sulla Frankfürter Allgemeine Zeitung, si propone come paladina della moralità e diventa così presidente del partito dei cristiano democratici (ferocemente anticomunisti), un decennio dopo essere stata responsabile della propaganda tra i giovani del partito comunista. Nel 2003, consigliata da Jeffrey Gedmin, uno degli artefici del “Progetto per un Nuovo Secolo Americano” ed un europeista convinto, giustifica la guerra in Iraq.
Nel 2004 appoggia la candidatura alla presidenza tedesca di un banchiere Horst Köhler, fautore del Trattato di Maastricht, direttore del FMI, membro della Commissione Trilaterale, che si è dimesso nel 2010 in seguito alle polemiche scatenate da un suo intervento in Afghanistan, quando ha tranquillamente spiegato ai soldati tedeschi che combattono in Afghanistan che lo stanno facendo per ragioni di profitto: “Un paese delle nostre dimensioni, con la nostra attenzione alle esportazioni e il nostro ricorso al commercio estero, deve sapere che in caso di emergenza gli interventi militari possono essere necessari per proteggere i nostri interessi”

FONTI:

LINK UTILI:

P.S. A proposito, anche lei intende farci un sedere così (vedi foto)

mercoledì 19 ottobre 2011

Timisoara 1989: va in onda la finzione



“Il massacro di Timisoara” raccontato dai media di tutto il mondo è stato uno dei casi di disinformazione più eclatanti degli ultimi vent’anni.A pochi giorni dal Natale del 1989 gli spettatori del mondo intero si commossero di fronte al “vero” volto dell’oppressione comunista del regime di Ceausescu vedendo i corpi dei ribelli torturati e poi uccisi dalla polizia del dittatore.

Ancora oggi, nonostante la certezza che si trattò di una messa in scena, è difficile dimenticare l’impatto emotivo di quelle immagini toccanti che diventarono parte della nostra memoria storica.

http://it.peacereporter.net/articolo/4343/Immagini+della+menzogna

"Tra loro c’è Paolo Rumiz, allora inviato del Piccolo, oggi di Repubblica e uno dei più apprezzati scrittori di viaggio con la passione per l’est. Arriva a Timisoara, cerca le testimonianze del massacro, si parla di oltre 4mila morti, e le trova. In periferia, da un avvallamento che sembra una fossa comune, spuntano i corpi di uomini e donne trucidati. Scrive Rumiz: «Sul ventre di una madre senza nome hanno posato un feto che sembra dormire dolcemente, miracolosamente intatto […] un vecchio col viso indurito dalle rughe che digrigna i denti, mormora Ceausescu, Ceausescu come se masticasse quel nome […] tu sei là a cercare belle frasi, mentre solo il silenzio avrebbe senso». È un falso. I corpi sono stati messi lì apposta, scongelati dalle celle frigorifere dell’ospedale civile. E solo la Securitate aveva le chiavi di quelle celle. La grande mistificazione si è intrufolata tra la rabbia cieca dei rumeni e, attraverso la manipolazione dell’informazione, si è scatenata contro Ceausescu. Rumiz ricostruirà con onestà anni dopo i retroscena della mistificazione di Timisoara in un libro sulla guerra civile in Jugoslavia. Benvenuti in Romania, anticamera dei Balcani".http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/144091/.



«A raccontare tutto non fu un generale dell’esercito. Non il presidente, non il ministro ad hoc.

Fu il custode del cimitero.



“Quei corpi sono di vagabondi, barboni, ubriaconi. Questo è il cimitero dei poveri. Non c’è stata tortura, ma autopsia: perciò i cadaveri sono stati tagliati dal mento all’addome e ricuciti. Ho detto a tutti la verità, anche ai giornalisti ma non mi hanno dato retta”.



Raccontarono i due protagonisti: “Al nostro ritorno in Italia confrontammo ciò che avevamo visto con quello che avevano scritto i giornali, e avemmo la buffa impressione di essere stati da qualche altra parte”.»

La madre assassinata insieme al figlio, che probabilmente ancora disturba il sonno di qualche occidentale sensibile, in realtà…

Risultò che madre e figlio assassinati erano rispettivamente: Zamfira Baintan, una anziana alcolizzata morta a casa sua di cirrosi epatica l’8 novembre del 1989, e la bimba Christina Steleac, morta per una congestione, a casa sua, a due mesi e mezzo di età, il 9 dicembre 1989.

Non a caso, un articolo scritto nel decennale della caduta del dittatore rumeno e pubblicato sulla prima pagina de La Repubblica -e firmato da Paolo Rumiz-, recita:



[...]

Ripassando la moviola, si vede che la Tv rumena non registra la rivolta, ma la determina, si sostituisce ad essa, la disinnesca e la brucia in pochi istanti. è un gioco di prestigio che simula il rinnovamento, impedisce la catarsi, scongiura la vera purificazione. L’ evento è pilotato, non a caso, dalla stessa cabina di regìa che ha costruito per decenni la propaganda di regime. La Tv, scrive Andrej Ujica, espelle le masse dalla storia, assecondandone il fatalismo levantino. Le fa partecipare all’ insurrezione, ma “in stato di assenza”. Geniale. Per la prima volta, in quel fosco dicembre rumeno, alcuni eventi accaddero solo per essere ripresi dalle telecamere. I morti di Timisoara, per esempio, furono sottratti alle celle frigorifere dell’ ospedale e fatti passare per vittime della repressione. Le televisioni e i giornali di mezzo mondo caddero nella trappola, affondarono primi piani terribili sulle cicatrici, diffusero all’ istante la prova della colpevolezza del regime e legittimarono a priori la frettolosa fucilazione di Ceausescu. Fu Herta Mueller, del giornale tedesco Die Zeit, a scoprire la finzione costruita dallo stesso apparato repressivo, passato all’ istante agli insorti col “via libera” del Cremlino. Pochi lo ammisero: l’ evento era bruciato, la verità non importava più ai media occidentali. La tele-rivoluzione rumena è questo e altro ancora. Smaterializzando il tempo, essa distrusse la percezione della realtà, il senso stesso dell’ evento. Soprattutto, svelò l’ affinità inquietante tra la dittatura di un sistema moribondo e la nascente dittatura dell’ audience.

[...]



Bibliografia:
1.Claudio Fracassi, Sotto la notizia niente. Recensione Versione integrale online
2.Ennio Remondino, Niente di vero sul fronte occidentale. Da Omero a Bush la verità sulle bugie di guerra. Estratto
3.Ignacio Ramonet, La tirannia della comunicazione. Recensione
4.Enzo Biagi, Il fatto, 1995. Pagina 246 Frammento su google books

http://roccodm.wordpress.com/2010/02/11/timisoara-la-falsa-strage-vive-ancora-su-wikipedia/.