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venerdì 18 novembre 2011

Previsioni di Jacques Attali per il 2012




Jacques Attali, http://it.wikipedia.org/wiki/Jacques_Attali, che nel 2006 aveva correttamente previsto una crisi globale più grave di quella del 1929, ci avvisa dell’incombente catastrofe (e sceglie una data interessante per farlo: 11 settembre 2011):
Sta per arrivare un doppio choc ed è tempo di prepararsi. Doppio perché riguarda la crisi bancaria e le finanze pubbliche. Sarà qui tra breve e nessuno ci ragiona sopra, come se bastasse non pensarci per scongiurarlo. Ecco come si svilupperà: la Grecia non dispone più degli strumenti per finanziare il suo deficit, smetterà di appianare i suoi debiti, una parte delle pensioni e dei salari pubblici. Tutte le banche che hanno prestato denaro alla Grecia e le aziende che le hanno venduto armi e prodotti di prima necessità subiranno perdite. Eppure la Grecia non uscirà dall’eurozona, perché nessun trattato la costringe a farlo o lo rende persino possibile; nessuno può obbligare i Greci a convertire gli euro che possiedono in dracme di minor valore. Nessun salvataggio della Grecia con le magre risorse del fondo europeo di stabilizzazione. Non si creeranno Eurobond perché ciò avrebbe senso solo all’interno di un sistema fiscale europeo e di un controllo europeo dei deficit nazionali, per evitare abusi. In mancanza di strumenti finanziari adeguati, le altre nazioni europee abbandoneranno la Grecia al suo destino. I mercati, ossia in pratica i creditori asiatici e del medio oriente, si preoccuperanno per questo abbandono e aumenteranno il costo dei prestiti a Portogallo, Spagna ed Italia. La crisi investirà la Francia, quando ci renderemo conto che la sua situazione finanziaria è persino peggiore di quella italiana (il cui budget, fatta esclusione per l’impegno di debito – “Ammontare di capitale e interesse che viene pagato, solitamente su base annuale, in cambio di un finanziamento, sia che sia un mutuo ipotecario che un titolo obbligazionario” – registra un’eccedenza, a differenza della Francia) e che le sue banche e compagnie di assicurazioni sono oberate dalla gran parte del debito pubblico dei paesi minori e detengono ancora massicce quantità di titoli tossici, che ora sono privi di qualunque valore. Per evitare il collasso di queste banche, cercheremo azionariato pubblico o privato. Invano, perché per le sole banche francesi sarebbe necessario l’equivalente del 7% del prodotto interno lordo francese. Presa dal panico, la banca centrale europea acconsentirà ad un massiccio finanziamento di queste banche, ricadendo nella prassi di risolvere un problema di insolvenza attraverso la creazione di nuova liquidità. Scioccati da questo lassismo, la Germania uscirà dall’euro, creando un euro+, com’era già da tempo nei piani e che, stando ad una banca svizzera [immagino si riferisca a questo documento:
costerà a ciascun cittadino tedesco dai 6 agli 8mila euro il primo anno, e poi 3500-4500 euro all’anno. L’implosione dell’euro svelerà ai mercati che le banche anglosassoni non sono messe meglio, perché anch’esse non si sono liberate dei titoli tossici e perché la bolla immobiliare è al termine e non può più nascondere la realtà. A quel punto seguiranno il collasso del sistema finanziario europeo, una grande depressione, disoccupazione generalizzata e alla fine persino la messa in discussione della democrazia.
FONTE:

Attali ha scritto “Demain, qui gouvernera le monde?” (2011), in cui delinea lo scenario di una confederazione planetaria democratica: “questo tipo di governo esisterà un giorno. Dopo un disastro, o al posto di un disastro. Occorre pensarci urgentemente, prima che sia troppo tardi. È tempo di organizzare degli stati generali planetari”.
Ecco alcune sue recenti interviste (in francese). Mia sintesi per sommi capi in italiano:
Il mercato è globale ma la democrazia non lo è – la crisi ha creato ripiegamenti identitari e xenofobi – serve una struttura europea più forte – tutte le organizzazioni mondiali (incluso il fondo monetario internazionale) vanno messe sotto il controllo dell’assemblea delle Nazioni Unite – unica maniera per far pesare le opinioni di paesi in ascesa e non solo quelle dei soliti noti e per governare le grandi crisi come l’incidente nucleare giapponese – un’altra catastrofe paragonabile a quelle del ventesimo secolo è possibile se continuiamo ad essere così narcisisti, autistici ed incuranti.
Servono regole del diritto mondiale non dettate da una plutocrazia – basta con la NATO strumento degli USA, NATO strumento dell’ONU e basta ipocrisie con le guerre a metà: se è una guerra la si chiama guerra. Se si fa una guerra è per vincerla e va votata in Parlamento. Serve una polizia mondiale, prigioni mondiali, ecc. – è a favore della guerra in Libia e dell’intervento in Costa d’Avorio – Obama, dopo Wilson, è il presidente americano più intelligente, colto e sofisticato e quel che dice va preso sul serio, ad esempio quando ammette che gli USA non hanno più i mezzi né l’intenzione di governare il mondo e cercano di condividere questo ruolo con le altre democrazie – dal monocentrismo al policentrismo, perché i problemi sono troppo immensi – governo mondiale per prevenire un’esperienza come quella del Novecento, quando il rifiuto della mondializzazione ed il processo di demondializzazione hanno portato alla Grande Guerra prima ed al nazismo e comunismo poi. Attali afferma che siamo in una fase molto simile a quella a cavallo dell’Ottocento e Novecento: enorme espansione dei traffici, forte sviluppo tecnologico, terrorismo, crisi finanziaria, protezionismo, ecc. – siamo sull’orlo di un altro conflitto mondiale e del caos – la questione è se l’unione planetaria si farà al posto di una guerra o dopo una guerra: come la società delle nazioni proposta prima della grande guerra ma nata dopo, o l’unione europea, proposta prima della seconda guerra mondiale ma nata dopo – “è evidente che ci sarà un governo mondiale, si tratta solo di capire se avverrà al posto di una catastrofe o in seguito ad una catastrofe”.
Ci sono molti trattati e molte istituzioni ma sono caotiche. La prima cosa da fare sarà quella di raggruppare in un unico codice mondiale tutti i testi esistenti – ci avviciniamo ogni giorno di più ad un massiccio crack obbligazionario perché i debiti pubblici si accumulano e se ci sarà una nuova crisi bancaria, gli stati non potranno più giocare il jolly del debito pubblico, perché sono troppo indebitati – la soluzione è porre in atto un vero sistema monetario internazionale, solido ed organizzato, in modo tale che le banche facciano solo il loro mestiere ed aumentino la copertura dei fondi propri. Ma succederà solo dopo un’altra crisi.
Governo mondiale sarà totale perché i problemi (disoccupazione, crisi ecologica) sono globali e l’umanità è una totalità – ma non sarà totalitario (non dovrà essere per forza totalitario). Dobbiamo dimostrare di essere capaci di creare delle istituzioni totali democratiche perché altrimenti saranno totalitarie e la barbarie farà il suo ritorno – in questo sistema futuro il presidente francese dovrà diventare un garante dei diritti umani “perché questi saranno fortemente minacciati nell’avvenire”.
Siamo diventati tutti dei vicini e questo è un movimento irreversibile – ogni catastrofe si verifica a causa della mancanza di regole mondiali – se non ci mobilitiamo nel senso di un governo mondiale tornerà una fase di oscurantismo – la storia non si ripete nella stessa maniera e questa volta sarebbe peggio – in questa fase della storia mondiale tutti i germi del fascismo e del totalitarismo sono presenti – c’è un chiaro pericolo che la gente si appelli all’uomo forte e nessuno, all’inizio del secolo scorso, si aspettava che entro vent’anni l’Europa sarebbe stata coperta di dittature – i germi sono già qui tra noi e il rischio di una dittatura si contrasta solo con l’apertura all’altro, l’altruismo, l’interesse nei confronti del prossimo – stati generali del mondo necessari per far capire alla gente che il governo mondiale non è un complotto plutocratico – al momento siamo su un aereo (il pianeta Terra) che è senza pilota e senza cabina di pilotaggio – a ciò si può rimediare in ventiquattr’ore fondendo il fondo monetario internazionale, il consiglio di sicurezza dell’ONU e il G20: il potere di questo direttorio dovrà essere controbilanciato dall’assemblea generale delle nazioni unite (un parlamento mondiale).

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martedì 25 ottobre 2011

Cos'è la R2P e perché ci sta portando verso la Terza Guerra Mondiale?



* In seguito al primo bombardamento dell’Iraq, gli USA hanno stabilito basi in Arabia Saudita, Kuwait, Bahrein, Qatar, Oman e Emirati Arabi Uniti;
* dopo il bombardamento della Serbia, gli USA hanno stabilito basi in Kosovo, Albania, Macedonia, Ungheria, Bosnia e Croazia;
* successivamente al bombardamento in Afghanistan, gli USA hanno stabilito basi in Afghanistan, Pakistan, Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizistan, Georgia.
* ora anche il Canada (governo Harper) ha deciso di seguire l'esempio statunitense;
*
Il Giappone ha abbandonato il suo impegno a non sviluppare un esercito offensivo, costituzionalmente sancito, con l'espediente retorico di chiamare il nuovo corso "capacità difensiva dinamica" (= "da ora in poi possiamo attaccare preventivamente...per difenderci").

Il tutto va letto nel quadro della promozione della dottrina della R2P, la base dell’imperialismo “umanitario”

“Responsibility to Protect (R2P)”: è un principio codificato dalle Nazioni Unite nel 2005 per rafforzare il diritto di ingerenza e di violazione della sovranità degli stati sancito dal diritto internazionale, ovverosia per legittimare le “guerre giuste”. Poiché il diritto di intervento umanitario è sempre stato severamente criticato dai giuristi, la nuova dottrina pone l’enfasi sulla “responsabilità di proteggere” (ossia si è passati da un diritto ad un dovere morale di prevenire i crimini di massa), in modo da essere compatibile con la Carta delle Nazioni Unite, in quando richiede una preventiva autorizzazione del Consiglio di Sicurezza (che include solo le potenze egemoni).
L’accordo segreto tra la NATO e l’ONU, siglato il 23 settembre 2008 dai Segretari Generali delle due organizzazioni, Ban Ki-Moon (ONU) e Jaap de Hoop Scheffer (NATO), svelato dall’edizione tedesca del Financial Times e denunciato dal ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov e da Alfred de Zayas, già Segretario della Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, prevede una stretta collaborazione motivata dal fatto che Nazioni Unite (un’organizzazione che teoricamente dovrebbe servire a preservare la pace) e Nato (un’alleanza militare occidentale) “hanno i medesimi obiettivi”. Un’ulteriore conferma del fatto che il diritto internazionale [“diritto delle genti” (ius gentium)], che dovrebbe salvaguardare la sovranità nazionale e i diritti dei popoli più deboli dalle soperchierie di quelli più forti, è sotto attacco proprio in nome dei diritti umani e da parte di nazioni che non li rispettano neppure in casa loro. Oggi, per via delle decisioni del Consiglio di Sicurezza, non esistono più le dichiarazioni di guerra ed i confini nazionali sono diventati delle “espressioni geografiche”. Ora, cestinato il Trattato di Westfalia, ogni stato ha il dovere di mantenere l’ordine e se non è in grado di farlo ONU e NATO potranno intervenire: quindi una rivolta è un pretesto sufficiente per violare la sovranità nazionale e sistemare le cose al posto suo. In pratica il Consiglio di Sicurezza è autorizzato a “dichiarare guerra” impunemente decidendo a sua discrezione che cosa costituisca un atto di aggressione contro la cittadinanza da parte di un governo. Così a Gaza nessuno è intervenuto e in Libia è in corso un’escalation interventista. Ogni strategia di destabilizzazione può provocare una nuova guerra e giustificare la costruzione di una nuova base militare in un nuovo angolo del pianeta (es. Kosovo).

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http://fanuessays.blogspot.com/2011/10/la-rivoluzione-libica-e-un-colpo-di.html
http://fanuessays.blogspot.com/2011/10/siete-disposti-uccidere-questi-esseri.html
http://fanuessays.blogspot.com/2011/10/costa-davorio-unaltra-guerra.html
http://fanuessays.blogspot.com/2011/10/un-po-di-chiarezza-sullintervento-in.html
http://fanuessays.blogspot.com/2011/10/psicopatici-al-potere-conoscerli-per.html

mercoledì 19 ottobre 2011

Costa d'Avorio: un'altra guerra neocoloniale



Laurent Gbagbo, esiliato in Francia dal despota di turno (Houphouët-Boigny), che godeva del sostegno francese (la Costa d’Avorio è una ex colonia – i tiranni post-coloniali sono come degli amministratori neocoloniali) ottiene un dottorato in filosofia alla Sorbona e viene adottato dai progressisti e dal partito socialista francese, che sostiene la sua candidatura alla presidenza della Costa d’Avorio. [Da wikipedia: Partecipò alle elezioni presidenziali del 22 ottobre 2000, contro il leader militare Robert Guéï; quando quest'ultimo dichiarò la vittoria, una rivolta popolare a favore di Gbagbo (che sosteneva di aver vinto con il 59,4% dei voti) scoppiò nella capitale Abidjan. Guéï fu costretto a fuggire e Gbagbo divenne presidente il 26 ottobre. Il 19 settembre 2002, un tentativo di colpo di stato contro il governo di Gbagbo fallì e si trasformò in una rivolta]. Quel tentato colpo di stato era a beneficio di Ouattara.

Il rivale di Gbagbo, Alassane Ouattara, che stando agli osservatori ONU ha vinto le elezioni presidenziali e stando alla Costituzione ivoriana le ha perse, gode del pieno sostegno dell’ONU e ha sposato una parigina. Sapete chi ha officiato il matrimonio nel 1990? Nicolas Sarkozy, allora sindaco di Neuilly. Ouattara ha lavorato per il Fondo Monetario Internazionale a Washington ed è stato ministro e poi primo ministro (non eletto, ma incaricato direttamente dal tiranno) sotto Houphouët-Boigny. Durante il suo governo l’oppositore Gbagbo è stato incarcerato per aver preteso più democrazia. Nel 1999 Ouattara ha dichiarato che un colpo di stato dei militari in Costa d’Avorio (condannato perfino dagli USA) era una rivoluzione popolare (!):

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Gbagbo, che non è mai stato coinvolto in un colpo di stato, gode dell’appoggio di Roland Dumas, già ministro degli esteri francese e presidente della corte costituzionale francese e di Jean-François Probst, ex consigliere di Jacques Chirac, un politico di destra in rotta con Sarkozy, che accusa di aver svenduto la nazione agli Americani. Probst ritiene che Ouattara sia un agente della CIA:

L’appoggio di Sarkozy a Ouattara è un handicap per quest’ultimo, a livello africano, perché Sarkozy è generalmente disprezzato, anche per una sua frase molto emblematica: “l’uomo africano deve ancora entrare nella storia” (2007):

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La Corte Suprema ivoriana, in accordo con i dettami costituzionali e la legge elettorale ivoriana, ha assegnato la vittoria a Gbagbo, a causa di sospetti brogli nel nord del paese, in gran parte controllato dai ribelli: ci sono stati 20mila voti in più degli iscritti alle liste elettorali ed in certi seggi Ouattara ha preso percentuali bulgare: 95% dei voti. Non è stato comunque possibile fare un riconteggio dei voti perché le forze pro-Ouattara si sono impadronite dei seggi.
Esiste un resoconto dettagliato degli osservatori dell’Unione Africana sulle intimidazioni e brogli occorsi nel nord. Lo trovate qui:
La documentazione fornita dalla stessa commissione elettorale rivela l’indebita aggiunta di decine di migliaia di voti per Ouattara nella somma finale di un distretto (tanto che il numero totale di voti supera di gran lunga quello degli elettori registrati per il voto) ed è virtualmente impossibile, ad esempio, che al primo turno ci siano seggi in cui Gbagbo ottiene migliaia di voti ed al secondo turno ne prende zero.

La Costa d’Avorio è il primo esportatore di cacao (e caffè) nel mondo (seguite le quotazioni del cacao, vale oro) e recentemente è stato trovato un vasto giacimento di petrolio nelle sue acque territoriali.

Anche qui USA e Francia sono schierate contro Russia e Cina. Anche qui gli USA preferirebbero rimanere ai margini. Anche qui Gbagbo è descritto come un mostro e lo sfidante come un paladino dei diritti umani e della democrazia, pur essendo stato un fedele servitore del tiranno e l’organizzatore di un colpo di stato contro un governo legittimamente eletto.

Sulla “democraticità” delle forze pro-Ouattara, il portavoce delle Nazioni Unite Farhan Haq ha riferito che l’Alta Commissione dell’ONU per i Diritti Umani è allarmata per le violazioni dei diritti umani perpetrate dai militanti pro-Ouattara:

“L'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR) ha affermato oggi che i gruppi armati che appoggiano il presidente eletto Alassane Ouattara hanno commesso atrocità nel tragitto verso Abidjan”:

Al netto delle violenze perpetrate dall’una e dall’altra parte, in questo caso mi sento di dire che il Male Peggiore è decisamente quello che gode dell’appoggio delle Nazioni Unite (in Libia è Male Peggiore contro Male Peggiore). Gbagbo è di gran lunga il Male Minore, se è poi un male (chi è senza peccato scagli la prima pietra).

Cos'è veramente successo in Libia e cosa sta succedendo adesso?





[L’intervento in Libia è una] farsa tardocoloniale franco-britannica, malamente vestita da intervento umanitario. […]. Quasi tutti i leader, nel Nord del mondo, tifano in segreto per i controrivoluzionari arabi.
Editoriale di Limes, 3, 2011 - "controrivoluzioni in corso"

Ciò che è successo in Libia sarebbe attribuibile a un tentato colpo di stato organizzato da alcuni congiurati libici in accordo con la Francia e forse con l’Inghilterra, al fine di rovesciare con un colpo di mano il regime di Gheddafi e insediare un governo più simpatetico con gli interessi economici di queste due potenze e meno sensibile al rapporto privilegiato che con l’Italia aveva il colonnello. Lo scoppio spontaneo della rivolta in Cirenaica sull’onda delle rivolte in Tunisia e in Egitto avrebbe colto di sorpresa gli organizzatori del complotto costringendoli a far scattare anzitempo i meccanismi del golpe. Solo in questo modo si spiegherebbero le defezioni militari a macchia di leopardo, l’improvviso emergere di un gruppo di comando formato da transfughi del regime di Gheddafi, più o meno discreditati, e l’incredibile attivismo del presidente francese Sarkozy, ispirato dall’intellettuale Bernard Henri Lévy.
Karim Mezran, “Ora costringiamo Bengasi a rispettare i Tripolitani”, Limes n.3/2011

Si veda anche Karim MEZRAN – “Come l'Italia ha perso la Libia: il gioco della Francia e il fallito golpe anti-Gheddafi” Limes n.2/2011

Quanta gente si è schierata con l'intervento in Libia solo perché Berlusconi era contrario?
E ha rifiutato di informarsi perché la contrarietà di Berlusconi era garanzia sufficiente della bontà dell'intervento?
Troppa.

Migliaia di libici detenuti illegalmente (incluse donne e bambini), linciaggi di neri, torture, abusi, violenze, milizie che imperversano per le strade...tutto questo nella Libia “Democratica” Post-Gheddafi!
Ne hanno parlato i giornali italiani? Poco o niente.

Tesi principali di questo articolo: L'opinione pubblica mondiale non è stata informata adeguatamente. La sollevazione popolare è, più probabilmente, un colpo di stato fallito sfociato in una guerra civile. L’intervento umanitario è stata una guerra neo-coloniale e finanziaria ed una sfida geopolitica alla Russia ed alla Cina. Un passaggio intermedio del tragitto che conduce alla guerra in Iran ed alla Terza Guerra Mondiale:

Cosa sappiamo di Gheddafi? Sappiamo che era un tiranno, un tiranno come tanti altri tiranni collocati e mantenuti al potere nei paesi arabi dalle potenze occidentali.
In almeno un’occasione è probabile che sia stato sanguinario. Mi riferisco in particolare agli “incidenti” avvenuti nel carcere di Abu Selim, dove decine, forse centinaia di detenuti sono morti (uccisi?). Questo incidente non è mai stato un problema finché il "Nostro" collaborava attivamente nella Guerra al Terrore, anzi.
Questo perché il carcere era impiegato, sotto la supervisione americana, come “filiale di Guantanamo” in Libia:
Ecco chi erano i carcerati di Abu Salim:
“A metà degli anni Novanta un gruppo di islamisti reduci dall'Afghanistan aveva organizzato sulle Montagne Verdi (luogo storico della lotta contro il colonialismo italiano) un gruppo di resistenza al regime dell'"infedele" Gheddafi”.
Erano Al-Qaedisti
I fondamentalisti tanto temuti dagli Stati Uniti, che non sembrano aver trovato nulla da eccepire in occasione della loro “rimozione”.

Sulle vicende libiche abbiamo appreso tante altre cose interessanti, non certo grazie alla stampa italiana, impressionante per conformismo e faziosità.
Alcuni esempi:

Il 15 febbraio, primo giorno di proteste: “si ritiene che centinaia di persone abbiano appiccato il fuoco ai comandi di polizia della città orientale di Beyida” – “nella città meridionale di Zentan, 120 km a sud di Tripoli, centinaia di persone hanno marciato per le strade ed incendiato la sede dei servizi di sicurezza ed una stazione di polizia”.
Quel giorno (il 15) non ci fu nessun morto, ma 28 feriti tra le forze di sicurezza e 10 tra gli insorti. I testimoni sono concordi nell’affermare che le forze di sicurezza abbiano impiegato gas lacrimogeni, manganelli e idranti:
http://www.webcitation.org/5wYDLZMdr (Al Jazeera, Reuters, AFP, ecc.)
Il regime stava preparando (per il 17, come infatti è avvenuto) la liberazione di 110 militanti del “Gruppo di combattimento islamico della Libia” per calmare le acque ed aveva promesso un raddoppio dei salari per i dipendenti pubblici colpiti dal caro-vita.
Era dunque possibile negoziare col regime, esattamente come hanno sostenuto Brasile, Argentina, Uruguay, Turchia, Germania ed Unione Africana (oltre a Russia, Cina ed India).
Luis Moreno Ocampo, procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale, ha dichiarato che il governo libico era INTENZIONATO a schiacciare la protesta uccidendo dei civili e per questo la corte avrebbe emesso dei mandati di arresto.
Sarebbe stato interessante capire come Ocampo pensava di procedere nell’istituire un processo alle intenzioni senza diventare una macchietta del diritto penale.
È stato anche particolarmente precipitoso nell'accusare Gheddafi di crimini contro l'umanità per aver ordinato la distribuzione di viagra per praticare stupri di massa ai danni delle libiche:
“Sherif Bassiouni, presidente della commissione d'inchiesta che ha preparato il rapporto dell'Onu sulla Libia, ha espresso dubbi sull'esistenza di una politica di stupri di massa da parte del regime di Muammar Gheddafi, come è stata descritta dal procuratore della Corte penale internazionale (Cpi), Luis Moreno-Ocampo. In una conferenza stampa a Ginevra, Bassiouni ha affermato che quando la commissione è andata in Libia, lo scorso aprile, ha sentito parlare solo di ''tre casi'' di stupro a Misurata, oltre a quello di Eman al Obaidi, che ha denunciato di essere stata violentata da miliziani filo-governativi. ''Possiamo trarne la conclusione – ha commentato – che esiste una sistematica politica di stupri? A mio giudizio no''. Bassiouni ha spiegato che durante la sua missione in Libia le due parti si erano reciprocamente accusate di ricorrere a stupri di massa. Sottolineando di non disporre di elementi formali che lo provi, ha cosi' ipotizzato che ''la societa' si sente vulnerabile'', e che si e' creata una ''gigantesca isteria''.
Anche Amnesty International (che finora è sempre stata in favore dell'intervento) contesta Ocampo e la Clinton: "Un'inchiesta di A.I. non ha trovato alcuna evidenza di queste violazioni dei diritti umani ed in molti casi ha dimostrato l'infondatezza o sollevato dubbi su queste accuse. ha invece trovato indicazioni del fatto che in diverse occasioni I RIBELLI DI BENGASI HANNO CONSAPEVOLMENTE MENTITO E PRODOTTO PROVE FALSE"
Credibilità di Ocampo e della Clinton? ZERO.
Il 17 fu il “Giorno della Rabbia”, l’inizio dell’insurrezione armata in tutto il paese. Fino a quel giorno in tutta la Libia c’erano state 4 vittime:
http://www.lemonde.fr/proche-orient/article/2011/02/17/suivez-en-direct-les-manifestations-dans-le-monde-arabe_1481247_3218.html#ens_id=1481220
Ocampo pensa forse che se in Argentina 1500 persone assalissero il commissariato del governo e bruciassero un comando di polizia a Córdoba, distruggendo auto e vetrine in centro e ci fossero insurrezioni in tutto il paese e specialmente nell’Ovest con un chiaro intento secessionistico, non ci sarebbero decine di morti tra i civili?
Human Rights Watch ha dichiarato che non c’era alcuna evidenza del fatto che siano stati impiegati mercenari per combattere gli insorti
Nel 2008 la marina libica era stata invitata ad un’esercitazione congiunta con la sesta flotta, chiamata "Phoenix Express 2008".
e per i suoi servigi nella lotta contro il terrorismo Condi Rice si congratulò con lui
Ma Gheddafi teneva il piede in due scarpe e si permise di OFFRIRE AI RUSSI UNA BASE NAVALE (in cambio di tecnologia militare) in Libia. Dove? A BENGASI! (il che spiega perché i Russi siano incazzati).
L’altra possibile base navale russa è in Siria (!!!)
Gheddafi non ha MAI affermato che avrebbe compiuto un eccidio di civili:
qui il suo discorso con traduzione (in inglese):
Il rapporto per il 2010 del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite lodava la Libia, descrivendola come una nazione prospera che garantiva assistenza sanitaria gratuita, istruzione superiore e trasporti pubblici accessibili a tutti, calmierava i prezzi degli alimenti, concedeva prestiti ad interesse zero alle giovane coppie sposate e sviluppava sistemi di irrigazione particolarmente encomiabili. Anche il rapporto per il 2010 di Amnesty International segnalava apprezzabili miglioramenti.
SI POTEVA E SI DOVEVA NEGOZIARE CON IL REGIME.
Come Saddam Hussein, sei mesi prima dell’invasione dell’Iraq, Gheddafi aveva però deciso di agganciare la vendita del petrolio libico al dinaro libico (vincolato all’oro posseduto dalla Libia – 144 tonnellate) e non più al dollaro ed all’euro, in modo da consentire alle nazioni africane ed arabe di emanciparsi dagli interessi finanziari occidentali e svilupparsi per conto proprio.
Questo piano aveva il sostegno africano e godeva anche di un tacito assenso da parte di Russia e Cina. Gli Europei erano ferocemente contrari.
Il sistema monetario libico era controllato dallo Stato e non da banchieri privati e dal FMI e ciò consentiva di dimezzare i costi delle infrastrutture pubbliche e dei programmi di sviluppo, tenendo lontane le multinazionali.
I ribelli libici “pro-democrazia” sono finanziati da una serie di dittature arabe: Bahrein, Arabia Saudita, Qatar, Giordania ed Emirati Arabi Uniti.

*****

Cosa sappiamo degli insorti?
Sappiamo che volevano lo scontro fin dal principio e sono stati loro ad usare la violenza per primi (già dal primo giorno tra i ricoverati in ospedale – 38 – la maggioranza erano membri delle forze di sicurezza)
I "volti nuovi" della Libia sono quelli vecchi e corrotti o sono affiliati alla CIA:
La regia dell’insurrezione era formata da ex sgherri di Gheddafi non meno infami di lui
Boiko Borisov, primo ministro bulgaro, si è rifiutato di intrattenere alcun rapporto diplomatico con loro perché l’opposizione include “persone che hanno torturato le nostre infermiere per 8 anni e voi ci chiedete di parlare proprio con loro?
Sappiamo che ci sono ragguardevoli infiltrazioni di fondamentalisti islamici:
“Diversamente dalle moschee a Tripoli e nel resto della Libia, dove i riferimenti alla Jihad sono estremamente rari, a Bengasi e Derna sono piuttosto frequenti”:
Nuove rivelazioni sulla presenza di Al-Qaedisti ed Hezbollah tra i ribelli ritenute molto allarmanti dagli ambienti governativi britannici:
Quotidiano algerino cita fonti dell’intelligence algerina che indicano che gli insorti hanno venduto ad Al-Qaeda una parte delle armi sottratte alle caserme libiche, per autofinanziarsi
Molti sono Al-Qaedisti che hanno già combattuto contro gli Americani e le forze NATO in Iraq e Afghanistan:
Che la Cirenaica sia un covo di fondamentalisti islamici antiamericani ed antioccidentali è confermato da nientepopodimeno che L’AMBASCIATA AMERICANA A TRIPOLI:
Sono razzisti.
1 insorto su 5 combatte Gheddafi perché crede che sia ebreo!
A parte l’antisemitismo, nel 2000 ci sono stati pogrom contro i neri in Libia (c. 150 morti):
Ora i neri (libici e non-libici) sono nuovamente un bersaglio:
Gli tolgono le loro case e li picchiano. A volte li stuprano:
O li linciano:
L’obiettivo è la loro rimozione (pulizia etnica), come testimonia la stessa “Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati”
I neri libici si sono schierati con Gheddafi non perché pagati ma perché è stato il primo leader arabo a condannare la tratta degli schiavi neri da parte degli Arabi e perché ha sempre difeso i suoi concittadini neri. Questa è una delle varie ragioni per cui Mandela e Gheddafi erano amici:
Il nucleo centrale dell’insurrezione armata è stato creato e finanziato dai Sauditi e dalla CIA:
La guerra in Libia era programmata già da lungo tempo:
“Al Pentagono, nel novembre del 2001, feci una chiacchierata con uno degli ufficiali superiori. Sì, stavamo ancora progettando la guerra contro l’Iraq, ma c’era anche altro. Quel progetto faceva parte di un piano quinquennale di campagne militari che comprendeva sette nazioni: a partire dall’Iraq, per continuare con la Siria, il Libano, la Libia, l’Iran, la Somalia e il Sudan. Il tono era indignato e quasi incredulo […] Cambiai discorso, non erano cose che volevo sentire” (Wesley K. Clark, Winning Modern Wars, p. 130)
Il generale Wesley Clark è l'ex comandante generale dell'US European Command, che comprendeva tutte le attività militari americane negli 89 paesi e territori dell'Europa, in Africa e in Medio Oriente. E' stato inoltre comandante supremo delle forze militari NATO in Europa dal 1997 al 2001.
Durante un'intervista che si è svolta il 2 marzo 2007, ha descritto un memo che gli fu mostrato al Pentagono nel 2001, spiegando in che modo l'amministrazione americana prevede di prendere il controllo di 7 paesi in 5 anni: l'Iraq, la Siria, il Libano, la Libia, la Somalia, il Sudan e l'Iran: Circa 10 giorni dopo l'11 settembre 2001 mi sono recato al Pentagono, ho visto il segretario alla difesa Rumsfield e il vice segretario Wolfowitz, sono sceso per salutare alcune persone dello Stato Maggiore che lavoravano per me e uno dei miei generali mi chiamò dicendomi: «Venga, Le devo parlare un momento», io gli dissi «ma lei avrà da fare...» e lui disse «no, no, abbiamo preso una decisione, attaccheremo l'Iraq» . Tutto questo accadeva attorno al 20 di settembre. E io gli chiesi: «ma perché?» e lui: «non lo so», e aggiunse «penso che non sappiano cos'altro fare». Io gli chiesi «hanno trovato informazioni che collegano Saddam Hussein con Al Quaeda?», disse «No, non c'è niente di nuovo. Hanno soltanto deciso di fare la guerra all'Iraq!», e disse «non so la ragione è che non si sa cosa fare riguardo al terrorismo, però abbiamo un buon esercito e possiamo rovesciare qualsiasi governo». Sono tornato a trovarlo alcune settimane più tardi e all'epoca stavamo bombardando l'Afghanistan. Gli chiesi: «bombarderemo sempre l'Iraq?», lui mi rispose «molto peggio!». Prese un foglio di carta e disse «ho appena ricevuto questo dall'alto», sarebbe a dire dall'ufficio del segretario alla difesa. «Questo è un memo che descrive in che modo prenderemo 7 paesi in 5 anni, cominciando dall'IRAQ, poi la SIRIA, il LIBANO, la LIBIA, la SOMALIA, il SUDAN e per finire l'IRAN». Gli chiesi: «è confidenziale?» e lui «si, signore».
"Fra le varie certezze, infatti, possiamo tranquillamente aggiungere il particolare ruolo dei servizi occidentali nel caso libico: sappiamo della fuga in Francia di Nouri Masmari già ad ottobre, che già in novembre il colonnello dell’aeronautica Abdallah Gehani incontrò un gruppo di agenti dei servizi francesi. Sappiamo anche che uomini dei reparti speciali inglesi sono sbarcati in Cirenaica ed hanno avuto un ruolo importante nell’organizzare l’insurrezione. Sono cose che abbiamo già detto in questo blog.
E’ altrettanto chiaro che dei destini della (futura) democrazia araba alle potenze occidentali non importi un fico secco: la Libia è un immenso tesoro di gas e petrolio, dispone di un pingue fondo sovrano sul quale molti amerebbero mettere le mani e, disponendo di ampie distese desertiche potrebbe, in futuro, essere un importante fornitore di energia da solare. E queste sono sicuramente motivazioni molto più credibili di quelle “umanitarie” che, infatti, sono del tutto ignorati nel caso del Barhain dove i sauditi hanno schiacciato la rivolta senza che l’occidente facesse un colpo di tosse".
Perciò non è curioso che in Cirenaica abbiano instaurato un regime non diverso da quello di Gheddafi: si macchiano di crimini di guerra:
"Le milizie degli insorti in Libia hanno commesso "serie violazioni dei diritti umani" e "probabilmente anche crimini di guerra", ma il Consiglio nazionale transitorio (Cnt) "ha mostrato riluttanza a ritenerle responsabili". È la denuncia che Amnesty International fa nel suo rapporto sulla situazione in Libia
Percorrono le città seminando il terrore tra i lavoratori immigrati e tra i libici di pelle nera del Fezzan. Alcuni di loro sono stati torturati e definiti NEMICI DELLA RIVOLUZIONE che devono essere sottoposti al giudizio della GIUSTIZIA RIVOLUZIONARIA. La loro lista nera per ora include 8mila nomi:
[traduzione del blogger Gianluca Freda: “I funzionari dell’opposizione a Bengasi, le cui massicce retate per arrestare presunti sostenitori di Gheddafi hanno suscitato molte critiche, portano i giornalisti a visitare, sotto stretta sorveglianza, i centri di detenzione. Molti detenuti affermano di essere semplici lavoratori immigrati e di non aver mai combattuto per Gheddafi. Da un mese a questa parte, bande di giovani armati pattugliano la città, trascinando neri e immigrati dall’Africa sub-sahariana fuori dalle loro case e mettendoli poi sotto custodia per interrogarli come sospetti mercenari o spie del governo. Negli ultimi giorni l’opposizione ha iniziato ad arrestare alcuni uomini accusati di aver combattuto come mercenari nelle milizie di Gheddafi quando le forze governative avanzavano verso Bengasi. Sono state organizzate cacce all’uomo notturne aventi per bersaglio circa 8.000 persone che vengono indicate come agenti operativi del governo in alcuni documenti segreti della polizia, documenti sequestrati dopo che i funzionari della sicurezza interna erano fuggiti di fronte all’avanzare della ribellione che il mese scorso ha posto fine al controllo di Gheddafi sulla Libia orientale. “Sappiamo chi sono”, dice Abdelhafed Ghoga, portavoce dell’opposizione. Lui li chiama “uomini con le mani macchiate di sangue” e “nemici della rivoluzione”].
Notizia confermata da Human Rights Watch:
Il Telegraph: “La Bengasi liberata non doveva essere così”:
[traduzione del blogger Gianluca Freda: “I giovanotti armati al posto di blocco vanno per le spicce. Puntano un coltello alla gola dell’autista prima di trascinare tre uomini e una donna fuori dalla macchina, strattonandoli per la strada fino ad una vicina moschea per un brutale giro di interrogazioni...Il giovane movimento di opposizione libico fa retate di sospetti oppositori e amministra la sua brutale forma di giustizia in una città che vive nella paura di essere infiltrata da quinte colonne di lealisti filogovernativi. I capi dei ribelli ammettono che dozzine di sostenitori di Gheddafi sono stati arrestati e uccisi. Ogni sera, bande di vigilantes si radunano in prossimità di posti di blocco improvvisati – messi insieme con cataste d’immondizia, tubi e bidoni – per controllare chi entra e chi esce dai loro quartieri. Molti residenti hanno adesso troppa paura ad uscire in macchina la sera per le strade buie, temendo di essere malmenati o peggio in uno dei checkpoint che continuano a proliferare. “Se non sanno chi sei e ti trovi nella loro zona della città e hai una bella macchina, penseranno che tu sia un ladro di automobili oppure diranno che stai con Gheddafi”, racconta un autista che ora resta sempre vicino a casa al calar della sera]
Un'altra "simpatica" novità dagli insorti: il numero di donne che hanno denunciato di essere state stuprate a Bengasi ha toccato quota 200, ma si presume siano molte di più e le altre siano state trattenute da ragioni culturali:
La NATO, per proteggere i civili (!!!), usa proiettili all’uranio impoverito:
Qui analisi degli effetti sugli esseri umani
"Il segretario generale dell'Alleanza, Anders Fogh Rasmussen, ha ribadito che la missione della Nato in Libia proseguirà fino a quando i civili saranno minacciati dalle forze rimaste fedeli a Muammar Gheddafi. Definizione paradossale dal momento che a Sirte e Beni Walid la popolazione sostiene il regime e non viene certo colpita dagli uomini di Gheddafi ma dai ribelli e dai velivoli della Nato".
La R2P autorizza quasi ogni guerra in caso di "emergenza umanitaria", rendendola automaticamente "giusta":
"Una promozione viene fatta per le armi europee a lungo e medio raggio usate dagli europei per colpire obiettivi in Libia come i missili "Brimsston", definiti ad alta definizione sono stati usati per distruggere i piccoli bersagli senza causare danni o morti attorno. Un alto funzionario del British Royal Air riporta che i Ministeri della Difesa francese e degli Stati Uniti hanno espresso il loro desiderio di acquisire questo tipo di missile, ma se verrà ottenuto un maggiore successo in Libia aumenterà il numero di ordini confermati".