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venerdì 25 novembre 2011

La celebre paleodieta (a grande richiesta!)



“La paleodieta è una nuova dieta che in realtà è la dieta più antica del mondo ovverosia è l’alimentazione che l’uomo primitivo delle caverne seguiva nel periodo precedente la scoperta dell’agricoltura avvenuta circa 10.000 anni fa. Per circa due milioni di anni l’uomo era stato  cacciatore–raccoglitore ed il suo sostentamento era basato su quello che poteva trovare: frutta, bacche e miele come fonte di carboidrati, il fabbisogno di grassi e proteine era invece coperto da semi, nocispeci, bruchi, lumache, insetti, uova, pesce, crostacei, soprattutto gli organi interni degli animali e il cervello più facilmente digeribili rispetto alla carne cruda delle fasce muscolari che, essendo molto ricche di connettivo, erano difficilmente digeribili. Solo con l’uso del fuoco, circa 300.000 anni fa, si sfruttarono meglio i muscoli degli animali cacciati potendo arrostire la carne e anche i legumi, resi digeribili dalla cottura. L’uomo forzatamente nomade si sfamava raccogliendo il cibo dove lo trovava nutrendosi anche di carogne, pescando e cacciando seguendo anche gli spostamenti delle sue prede. Questo stile di vita ha plasmato per selezione genetica i nostri precursori per più di un milione di anni, anche se sembra che il consumo dei cereali selvatici tra le popolazioni di cacciatori e raccoglitori possa risalire a circa 100.000 anni fa. Infatti alcuni archeologi dell’Università di Calgary hanno recentemente trovato in una caverna in Mozambico reperti datati all’inizio dell’era glaciale che dimostrano la lavorazione del sorgo selvatico, antenato del principale cereale consumato tutt’oggi a scopo alimentare nell’Africa sub-sahariana. Poi circa 10.000 anni fa con la scoperta dell’agricoltura l’uomo è divenuto più stanziale e ha anche cominciato ad allevare gli animali, non solo per  nutrirsene, ma anche per produrre il latte ed i suoi derivati. Con questo cambiamento la dieta si è arricchita di carboidrati (soprattutto cereali)  a discapito  delle proteine. I cereali però non sono commestibili allo stato crudo e necessitano della cottura e nonostante ciò rimangono più difficilmente digeribili  rispetto agli alimenti che si possono consumare crudi. L’introduzione dei cereali e questo sbilanciamento nel rapporto carboidrati/proteine ha portato conseguenze notevoli sull’uomo. Nel Paleolitico l’altezza media era elevata come quella che si è raggiunta solo attualmente invece l’altezza media di un soldato legionario romano era intorno ai 165 cm. L’aspettativa di vita nel Neolitico era peggiorata in quanto gli uomini si ammalavano più facilmente. Quando i carboidrati sono in eccesso rispetto alle proteine si sviluppano nell’organismo resistenza insulinica ed infiammazione che sono alla base della maggior parte delle malattie croniche e degenerative. Per quanto riguarda il latte bisogna annotare che l’uomo  è l’unico animale che continua a nutrirsi con il latte anche dopo lo svezzamento e se per il neonato il latte materno è l’unico e il miglior nutrimento non lo è senz’altro il latte vaccino diverso nella composizione percentuale dei macro e micronutrienti. Per quanto riguarda la insostituibilità del latte e derivati come fonte di calcio (utile allo sviluppo di ossa e denti) si deve riconoscere che gli uomini del Paleolitico avevano le ossa e denti robusti e senza segni di osteoporosi come è evidenziato dai reperti fossili. Senza dubbio l’alimentazione ricca di frutta e verdure creava un ambiente alcalino con effetti protettivi per le ossa e la salute in genere, viceversa i cereali e latticini sono alimenti acidificanti che favoriscono così la perdita di calcio dalle ossa. Il calcio tra l’altro è presente in quantità considerevoli  anche in tutte le noci, i semi crudi e le verdure. Una delle critiche più comuni a questa dieta è che sia una dieta iperproteica; in realtà non è così in quanto i carboidrati  erano ben presenti, non sotto forma di cereali, bensì come frutta e verdure. Le percentuali non erano fisse ma potevano variare anche in conseguenza della disponibilità del cibo e a secondo del clima e delle stagioni. Viene indicato un range nel quale: i carboidrati vanno dal 20% al 40 %, le proteine dal 20% al 35%  e i grassi dal 30% al 60%. Quindi poteva essere se mai, in certi momenti, una dieta iperlipidica. Però bisogna considerare che i grassi erano per lo più salutari cioè prevalentemente dal pesce e dalla frutta secca e anche i grassi provenienti dal cervello e dalle carni della selvaggina erano particolarmente ricchi di Omega 3. Il cervello per la sua struttura lipidica e le carni perché di animali che si nutrivano prevalentemente di erba fresca cioè pascolavano e non erano stabulati e alimentati con foraggi come negli allevamenti. Senza dubbio un limite di questa dieta è la scarsa praticità e organoletticità. Non è che noi possiamo facilmente abituarci a mangiare cervelli, vermi e bacche però potremmo attuare alcuni  accorgimenti  utili per la nostra salute: cominciando a fare tanti piccoli pasti invece di pochi ed abbondanti,  si riduce così la stimolazione insulinica; limitando il consumo dei cereali 2 volte a settimana. Se siamo degli sportivi e abbiamo bisogno di più carboidrati possiamo introdurre anche degli alimenti non paleolitici come le patate (alcalinizzanti) e se  introduciamo dei cereali la scelta migliore è verso i cereali senza glutine e a basso indice glicemico come il riso basmati, oppure i  cosiddetti pseudo-cereali come quinoa, amaranto, e grano saraceno. Anche consumare i cereali e legumi germogliati può essere utile. Cosi facendo si riducono notevolmente gli antinutrienti presenti; in questo caso diventano vere e proprie verdure ricche in amido predigerito e viene eliminato l’acido fitico, che contrasta l’assorbimento intestinale di vari minerali. Ovviamente andrebbero eliminati anche il caffé, sale e alcolici. Per quanto riguarda il sale il fabbisogno corporeo di sodio dovrebbe essere coperto da quello contenuto nei cibi. E per quanto riguarda l’alcol qualcuno sostiene che forse anche l’uomo del paleolitico occasionalmente poteva  nutrirsi  di frutta fermentata. Quindi anche per noi l’eventuale consumo di alcol deve essere solo occasionale. Anche il latte e suoi derivati vanno eliminati o almeno limitati e ovviamente sono totalmente  da eliminare gli oli di mais e di semi perchè troppo ricchi di acidi grassi Omega 6 che hanno  un effetto infiammatorio e i grassi trans cioè  idrogenati presenti nelle margarine e in vari prodotti confezionati, che sono molto pericolosi per la salute. Purtroppo il 55% della dieta occidentale si basa su alimenti che i nostri antenati non conoscevano, cereali, latticini, cibi preparati e lavorati, insaccati, farina raffinata, dolcificanti e acidi grassi idrogenati. La conseguenza di questa nuova alimentazione “arricchita” è l’invecchiamento precoce con l’aumento delle malattie degenerative, come le patologie cardiovascolari,  i tumori, l’artrite, il diabete e l’obesità e l’ultima arrivata, la “sindrome metabolica”.
Si potrebbe obiettare che nel corso del tempo ci siano state delle modificazioni  genetiche per cui l’uomo si sarebbe adattato al consumo di latticini e cereali, però la grande diffusione di intolleranze al lattosio e al glutine fa sospettare il contrario. Basti dire che dalla comparsa dell’Homo Sapiens,circa 35.000 anni fa, il nostro patrimonio genetico è mutato meno dell’1%. Ma se vogliamo essere sicuri di ciò nel nostro specifico caso ora è disponibile la Nutrigenomica cioè la possibilità  tramite un esame del  DNA salivare di individuare  il profilo biochimico nutrizionale genetico del singolo individuo. Ma questa è un’altra storia”.

I cacciatori-raccoglitori non hanno/avevano bisogno di dentisti e gastroenterologi e, con il passaggio dalla caccia e raccolta all'agricoltura, i nostri corpi si sono ingraciliti e i crani si sono rimpiccioliti del 10%:
mentre, in precedenza, nel corso del nostro processo evolutivo, si erano sempre accresciuti:
*A. africanus* - *H. habilis*: + 183 cc
*H. habilis* - *H. ergaster*: + 205
*H. ergaster* - *H. erectus*: + 162
*H. erectus* - H. heidelbergensis*: + 112
*H. heidelbergensis* - *H. sapiens* arcaico: + 185
*H. sapiens* arcaico - *H. neanderthalensis*: + 91
*H. neanderthalensis* - *H. sapiens* moderno: + 95
Con il passaggio all'agricoltura di Homo Sapiens, dopo oltre 20mila anni di onorata carriera ominide sapiens, si verifica la prima regressione encefalica nella storia evolutiva della nostra specie: – 10%
Vi prego di risparmiarmi lo slogan politicamente corretto del “non contano le dimensioni, conta l’uso che se ne fa”. Se è grande e lo sai usare è meglio. Punto.
Intolleranze alimentari: ecco un'ottima indicazione di quel che siamo evolutivamente abituati a mangiare e quel che invece ci irrita, come ad esempio lattosio, glutine, fruttosio, sorbitolo.
Altri handicap evolutivi derivano dalle difese naturali delle piante, che non potendo scappare si tutelano in altro modo (es. saponine, lectine, tannini, fitati). Ci danneggiano in varie maniere, anche impedendo l'assorbimento dei nutrienti (perciò sprechiamo quel che mangiamo), che è quello meno doloroso ma forse più devastante, nel lungo termine.
Ecco gli effetti delle lectine (soia): “danni organi interni: ipertrofia pancreas, fegato, atrofia timo, muscoli”.
La soia contiene anche saponina:
Nel link qui sopra c’è davvero quasi tutto quel che c’è da sapere.
Curioso che la soia, che è estremamente tossica, sia pubblicizzata come un alimento fondamentale, la base della dieta vegetariana/vegana, no? Come mai? Chi ha interesse ad avvelenare milioni di persone? Chi ha interesse a minimizzarne gli effetti? Qual è il giro di affari dei produttori di soia?
I nostri cervelli si adattano in modo relativamente rapido, i nostri organismi no: “Non ci siamo evoluti per migliaia di anni consumando farine e zuccheri. Questi alimenti ci sono ancora "estranei". Non voglio dire che non dobbiamo mangiarne, contesto solo il fatto che debbano avere un posto preminente nella nostra dieta”.
Questo, infine, è quel che scrive Jared Diamond
sulla pessima idea di introdurre l’agricoltura e sui vantaggi del regime alimentare dei cacciatori-raccoglitori:
“Il peggior errore nella storia della razza umana” di Jared Diamond
Maggio 1987- Trad. Tonguessy
“E’ grazie alla scienza che sono avvenuti significativi cambiamenti nella compiaciuta immagine che avevamo di noi stessi. L’astronomia ci ha insegnato che la nostra Terra non è al centro dell’Universo ma è solo uno degli innumerevoli corpi celesti. Dalla biologia abbiamo imparato che non siamo stati creati così da Dio ma abbiamo subìto delle evoluzioni così come milioni di altre specie. E ora l’archeologia sta demolendo un altro sacro credo: che la storia dell’umanità nel corso dei passati milioni di anni sia una lunga storia di progresso. In particolare recenti scoperte suggeriscono come l’avere adottato l’agricoltura, che si suppone sia stato il nostro maggiore passo verso una vita migliore, fu in realtà una autentica catastrofe da cui non ci siamo mai ripresi.
Con l’agricoltura arrivarono anche le grandi diseguaglianze sociali e sessuali, le malattie ed il dispotismo che maledicono le nostre attuali esistenze. Ad un primo impatto, le prove contro questa interpretazione revisionista sembrano irrefutabili. Ce la caviamo molto meglio in quasi ogni campo rispetto alle persone del medioevo, che a loro volta se la cavavano meglio dei cavernicoli, i quali a loro volta se la cavavano meglio delle scimmie antropomorfe. Basta fare un rapido conto dei vantaggi: abbiamo a disposizione vari cibi in abbondanza, straordinari utensili, molti beni materiali, le vite più lunghe e la salute migliore della storia. Siamo al sicuro da carestie e predatori. Otteniamo energia dalle macchine e dal petrolio, non dal sudore della nostra fronte. Chi sarebbe quindi il neoluddista che vorrebbe scambiare la propria vita con quella di un contadino medievale, di un cavernicolo o di uno scimmione?
[…]. Un esempio diretto di cosa abbiano imparato i paleopatologi dagli scheletri riguarda i cambiamenti storici nell’altezza. Gli scheletri di Grecia e Turchia mostrano che l’altezza media dei cacciatori-raccoglitori verso la fine della glaciazione era di 1,80m per gli uomini e 1,70 per le donne. Con l’adozione dell’agricoltura le altezze crollarono e nel 3000 AC si stabilizzarono in 1,60m per gli uomini e 1,50 per le donne. Nei tempi classici le altezze molto lentamente aumentarono, ma tanto Greci che Turchi moderni non hanno ancora riguadagnato le altezze medie dei loro distanti antenati.
Un altro esempio di paleopatologia al lavoro è lo studio degli scheletri Indiani presenti nei tumuli delle valli dell’Illinois e dell’Ohio. A Dickson Mounds, situato presso la confluenza dei fiumi Spoon e Illinois, gli archeologi hanno estratto circa 800 scheletri che rendono l’idea dei cambiamenti nella salute di quella popolazione quando decise di adottare la coltivazione intensiva di mais attorno al 1150 AC. Gli studi di Georges Armelagos e dei suoi colleghi dell’università del Massachusetts mostrano come questi primi agricoltori pagarono un alto prezzo per questo nuovo stile di vita. Paragonati ai cacciatori-raccoglitori che li precedettero, gli agricoltori avevano circa il 50% di problemi in più allo smalto dentale (il che indicava malnutrizione), il quadruplo di anemia causata da deficienza di ferro (evidenziata da avanzata osteoporosi), il triplo di lesioni ossee che rivelavano malattie infettive in generale, ed un aumento delle condizioni degenerative della spina dorsale, probabilmente a causa del lavoro troppo duro.
“L’aspettativa di vita alla nascita nelle comunità pre-agricole era di circa 26 anni” afferma Armelagos ”mentre in quelle agricole era di 19 anni. Quindi questi episodi di difficoltà alimentari e malattie infettive stavano seriamente minacciando la loro capacità di sopravvivenza”. Le prove suggeriscono che gli Indiani di Dickson Mounds, come molte altre popolazioni primitive, si dedicarono all’agricoltura non per scelta ma per la necessità di nutrire un sempre maggiore numero di individui. “Non penso che i cacciatori-raccoglitori adottarono l’agricoltura se non quando furono costretti, e quando lo fecero scambiarono qualità con quantità” dice Mark Cohen della State University di New York, coeditore assieme ad Almelagos di uno dei più rilevanti libri del campo: “Paleopathology at the Origins of Agricolture”. “Quando iniziai ad affermare queste cose dieci anni fa, non molti mi davano ragione. Adesso invece è diventata una voce rispettabile, quantunque controversa, nel dibattito in corso.”
[…]. Oltre a deficit alimentari, morte per fame ed epidemie, la società agricola ha portato un’altra maledizione all’umanità: profonde divisioni di classe. I cacciatori-raccoglitori avevano pochissimo cibo immagazzinato e nessuna risorsa alimentare concentrata come frutteti o mandrie: si sostentavano grazie ad una varietà di animali e piante selvatiche. A seguito di ciò non potevano esserci né Re né classi parassite che ingrassavano grazie al cibo sottratto ad altri.
Solo all’interno della società agricola poteva nascere un’elite di robusti nullafacenti che prosperavano alle spalle di una popolazione devastata dalle malattie. Gli scheletri delle tombe greche a Micene (1500 AC) suggeriscono che la stirpe reale usufruisse di una dieta migliore, dato che le spoglie reali erano di 5-8 cm più grandi ed avevano denti migliori (di media, un rapporto di uno a sei di denti cariati o mancanti). Tra le mummie cilene del 100 DC le élites si distinguono non solo dagli ornamenti e monili d’oro ma anche per un quarto di lesioni ossee dovute a malattie.
[…]. Le società dedite all’agricoltura hanno anche incoraggiato la diseguaglianza tra i sessi. Liberate dalla necessità di trasportare i loro bambini nel corso della loro esistenza nomade, e costrette a produrre più braccia per dissodare i campi, le donne di queste società tendono ad avere un numero maggiore di gravidanze rispetto alle loro controparti nomadi, con conseguente perdita di salute. Tra le mummie cilene, per esempio, le donne avevano maggiori lesioni ossee a seguito di infezioni rispetto agli uomini.
[…] Quello che balza agli occhi, quindi, è che con l’avvento dell’agricoltura la vita delle élites migliorò, mentre quella delle persone comuni subì dei peggioramenti.
Supponiamo che un archeologo debba spiegare la storia umana ad un visitatore alieno. Potrebbe illustrare i risultati dei suoi scavi con l’ausilio delle 24 ore dove un’ora rappresenta 100.000 anni di vita passata. Se la storia umana inizia a mezzanotte, oggi saremmo quasi alla fine del nostro primo giorno.
Abbiamo vissuto come cacciatori-raccoglitori per la quasi totalità della giornata: da mezzanotte fino all’alba, a mezzogiorno e al tramonto. Alle 11:54 abbiamo adottato l’agricoltura
Courtesy of Ricardo J. Salvador, Associate Professor of Agronomy Iowa State University of Science and Technology Ames, Iowa 50011-1010.
In, Course Syllabus Agronomy 342, World Food Issues: Past and Present: Jared Diamond on Agriculture.
Originally published in Discover Magazine, May 1, 1987. Pages 64-66

mercoledì 19 ottobre 2011

Contro i miti vegani




PREAMBOLO: Tutto questo senza nulla togliere alla necessità di ridurre lo spreco di cibo, ridurre la sofferenza che causiamo ad animali e piante, migliorare drasticamente le condizioni di vita degli animali da allevamento, invertire i trend demografici umani e promuovere un modello di esistenza il più possibile ecosostenibile e socialmente equo.

Gli esseri umani sono evolutivamente adattati alla condizione di animali onnivori. Ciò non esclude che in futuro possano evolvere verso l'erbivorità, nel corso di molti millenni (salvo interventi di ingegneria genetica). Resta il fatto che, per il momento, un regime alimentare vegano/vegetariano, in quanto non onnivoro, è innaturale e nocivo per loro. La scelta di escludere categoricamente la carne è espressione di fanatismo non informato (es. quanti vegani sanno che il nostro cervello è fatto in gran parte di colesterolo e che il nostro corpo produce colesterolo perché è indispensabile per il funzionamento del cervello, per le sinapsi? Quanti sanno che i carboidrati sono zuccheri e gli zuccheri non fanno bene al corpo? E quanti sanno che le statine, per abbassare il colesterolo, sono il maggior business delle case farmaceutiche?)

Certamente i nostri antenati non mangiavano solo carne, tant'è che li chiamiamo cacciatori-raccoglitori. In quel modo riuscivano a mettere assieme la giusta quantità di Omega-3 e Omega-6, che sono definiti “grassi essenziali” proprio perché ci aiutano a PENSARE e a sostenere il SISTEMA IMMUNITARIO.

Gómez-Pinilla et al. Brain foods: the effects of nutrients on brain function.

Nature Reviews Neuroscience, 2008; 9 (7): 568 DOI: 10.1038/nrn2421.


Si parla di interi popoli vegetariani: come i Tamil responsabili dei peggiori massacri del subcontinente indiano? O come gli Hunza, che erano cacciatori ed allevatori e vegetariani solo in estate per non consumare il prezioso bestiame, mentre nel resto dell'anno si attenevano ad una dieta ricca di grassi?

Decine di studi comparati sulla salute di popoli che mangiano soprattutto carne (es. Masai) e popoli che limitano al minimo il consumo di carne. Molti sono riportati qui:


Non è importante che uno condivida o meno la tesi del medico in questione (in basso, nella pagina amazon, sono listati tanti altri libri che confermano quanto lui scrive). Quel che importa è che uno si prenda la briga di andare a controllare gli studi che cita. Sono tutti accessibili (ma in inglese).

Altri qui, assieme ad una disamina delle dinamiche fisico-chimiche di uno che sa di cosa sta parlando:


I dati sperimentali NON confermano le tesi dei vegetariani/vegani e consigliano invece di alternare tacchino/pollo e pesce alla verdura, facend un uso limitato della frutta più ricca di fruttosio, che fa male.

Qui si spiega perché l'allevamento sia più sostenibile dell'agricoltura, per il semplice fatto che la superficie utilizzabile per la pastorizia è enormemente più vasta di quella coltivabile (per non parlare degli oceani: ma lì ci sarebbe da introdurre la variabile alghe):


Ma questo è il libro da leggere per smettere di credere ai miti della sostenibilità dell'agricoltura. Dati alla mano, è invece vero il contrario: l'agricoltura intensiva sta distruggendo il nostro pianeta e quindi la scelta vegetariana è suicida (per l'intera nostra specie e tutte le specie che popolano questo pianeta):


I cacciatori-raccoglitori non hanno/avevano bisogno di dentisti e gastroenterologi e, con il passaggio dalla caccia e raccolta all'agricoltura i nostri corpi si sono ingraciliti e i crani si sono rimpiccioliti del 10%:


mentre, in precedenza, nel corso del nostro processo evolutivo, si erano sempre accresciuti. Nella storia evolutiva umana all'aumento della capacità cranica corrisponde un avvicinamento allo stadio Sapiens (che a me, onestamente, non fa schifo neanche un po', ma se qualcuno preferisce vivere da scimpanzé può farsi lobotomizzare):

*A. africanus* - *H. habilis*: + 183 cc

*H. habilis* - *H. ergaster*: + 205

*H. ergaster* - *H. erectus*: + 162

*H. erectus* - H. heidelbergensis*: + 112

*H. heidelbergensis* - *H. sapiens* arcaico: + 185

*H. sapiens* arcaico - *H. neanderthalensis*: + 91

*H. neanderthalensis* - *H. sapiens* moderno: + 95

Passaggio all'agricoltura di Homo Sapiens, prima contrazione nella storia evolutiva umana: – 10%

Intolleranze alimentari: ecco un'ottima indicazione di quel che siamo evolutivamente abituati a mangiare e quel che invece ci irrita: lattosio, glutine, fruttosio, sorbitolo.

Poi ci sono le difese naturali delle piante, che non potendo scappare si tutelano in altro modo (es. saponine, lectine, tannini, fitati). Ci danneggiano in varie maniere, anche impedendo l'assorbimento dei nutrienti (perciò sprechiamo quel che mangiamo), che è quello meno doloroso ma forse più devastante, nel lungo termine.

Ecco gli effetti delle lectine (soia): “danni organi interni: ipertrofia pancreas, fegato, atrofia timo, muscoli”.


La soia contiene anche saponina:


Nel link qui sopra c’è davvero quasi tutto quel che c’è da sapere.

Curioso che la soia, che è estremamente tossica, sia pubblicizzata come un alimento fondamentale, la base della dieta vegetariana/vegana, no? Come mai? Chi ha interesse ad avvelenare milioni di persone? Chi ha interesse a minimizzarne gli effetti?

I nostri cervelli si adattano in modo relativamente rapido, i nostri organismi no:

“Non ci siamo evoluti per migliaia di anni consumando farine e zuccheri. Questi alimenti ci sono ancora "estranei". Non voglio dire che non dobbiamo mangiarne, contesto solo il fatto che debbano avere un posto preminente nella nostra dieta”.


Questo è quel che scrive Jared Diamond [http://it.wikipedia.org/wiki/Jared_Diamond.] sulla pessima idea di introdurre l’agricoltura e sui vantaggi del regime alimentare dei cacciatori-raccoglitori:



Approfondimenti qui:

Buon senso antropologico:

1. il giainismo (che è la religione prediletta dalla borghesia benestante indiana ed è vegano) non ha reso la società indiana né più equa né più ecologicamente sostenibile, pur avendo avuto tutto il tempo per farlo;

2. il rapporto tra le culture sciamaniche e la natura era impostato nei termini giainisti? Assolutamente no! Queste culture erano più distanti dalla natura rispetto alla borghesia benestante indiana, che forma lo zoccolo duro del giainismo? Decisamente no, è anzi vero il contrario. Allora perché dovrei credere più al gianismo che al buon senso elaborato nel corso del 99% della storia umana (homo sapiens) ad ogni latitudine? L'intera umanità, pre-industriale, industriale e post-industriale - 30mila anni di esperienza ricostruibile (e chissà quanti anni prima), miliardi di persone - ha sbagliato e solo i vegani hanno capito tutto. Le popolazioni “primitive”, così incredibilmente rispettose della natura, così profondamente immerse nel ecocosmo, non erano vegane e consideravano il cibo animale, come tutto il resto del cibo, come un dono della Madre Terra da rispettare.

3. L'intera natura è sbagliata - visto che NON segue questi stessi principi. Gli animali non sono benevoli nei confronti degli altri animali: li divorano vivi. Sono gli umani che si mobilitano a centinaia per salvare una singola vita umana. In un disastro naturale in generale un cane non salverà la vita di una volpe o di un ratto, mentre invece una dozzine di persone potrebbero attivarsi per salvare un cane che guaisce sotto le macerie e, se non ci sono centinaia di persone da salvare, anche la volpe ferita sarà soccorsa da un veterinario.

4. ha senso pensare che gli animali carnivori siano cattivi e quelli erbivori siano buoni o è la proiezione delle nostre peculiari credenze etiche?

5. l’allevamento intensivo è un orrore. Punto. Ma perché i vegani non si chiedono quali siano le conseguenze delle coltivazioni intensive? Quante dighe e bacini artificiali? Quanti fiumi imbrigliati e canali scavati? Quante paludi drenate, foreste tagliate e quante praterie seminate? Quanto terreno impoverito e poi contaminato per sfruttarlo fino all’isterilimento? Quanti ecosistemi distrutti? Quante specie animali scacciate o estinte perché nocive alle colture o alle comunità di contadini? Quante monocolture? Quanta violenza, imperialismo, militarismo, gerarchizzazione, classismo e malattie? L'agribusiness è tanto potente e lobbistico quanto il business dell'allevamento.Perché questo culto dell’agricoltura se studiosi di calibro come Colin Tudge e Jared Diamond la considerano una piaga e non una benedizione? La vita è un ciclo, l’agricoltura ha interrotto questo ciclo, l’allevamento no: una mucca è una macchina perfetta che, vivendo, trasforma la cellulosa in energia vitale per una miriade di esseri viventi, inclusa l’erba che mangia. Dunque l’erba è al servizio della mucca e la mucca è al servizio dell’erba. Non vi è una relazione di dominazione e subordinazione univoca. L’allevamento intensivo, l’agricoltura intensiva ed il seppellimento o incenerimento in urne hanno interrotto questo ciclo virtuoso che i Maya chiamano kas-limaal, o reciproco indebitamento, l’idea che tutto ciò che esiste esiste in virtù e per l’azione di tutto il resto. I nostri corpi, alla fine, daranno vita ai batteri: nessuno esce vivo ed imperante da questo mondo.

Ogni organismo lotta per vivere e questo slancio vitale, nelle piante, è misurato elettromagneticamente. Quando arriva il momento del raccolto interrompiamo le loro vite e non possono neppure cercare di scappare da noi. Bisogna prendere la vita altrui per poter vivere e questo non può avvenire in altro modo che violentemente: questa è la legge di questo mondo e nessuna ipocrisia e conveniente rimozione potrà cancellare questo stato di cose. L’unica nostra scelta in materia è se farlo nella più completa indifferenza, come se fosse un’azione meccanica, priva di un qualunque significato, oppure se farlo devotamente, magari pregando con gratitudine prima del pasto, come si faceva un tempo, ringraziando l’animale o la pianta che si consuma, non solo Dio, il legame fisico e spirituale che ci unisce.

6. Gesù mangiava pesce, Socrate mangiava carne, Pitagora consigliava ai suoi atleti di mangiare carne e compiva sacrifici di animali [“Soggiornando lì per qualche mese, egli fece allenare l'atleta di Samo Eurimene, il quale, grazie ai saggi consigli di Pitagora, benché fosse di corporatura piccola, riuscì a sconfiggere molti avversari più grandi e vinse nelle Olimpiadi. Difatti mentre gli altri atleti continuarono a cibarsi di formaggio e fichi, secondo l’antico costume, Eurimene per primo mangiò, dietro consiglio di Pitagora, una certa quantità di carne ogni giorno, rafforzando il proprio corpo”. [Porfirio, “Vita di Pitagora”], il Buddha mangiava carne, Gandhi era onnivoro, tutti gli sciamani della storia hanno mangiato e mangiano carne. Nessuno, fino all'avvento del veganismo, che riguarda una minuscola percentuale delle prospere società occidentali, ha mai pensato che ci fosse nulla di sbagliato in questo.

7. Leonardo da Vinci vegano/vegetariano?

"nelle circa 13.000 pagine che Leonardo ci ha lasciato tra codici e manoscritti non vi è alcuna traccia di ricette o prescrizioni di cucina".

[Da "Leonardo da Vinci e la cucina rinascimentale. Scenografia, invenzioni, ricette" di Sandro Masci].

8. Adolf Hitler e Richard Wagner (protonazista: paladino della razza ariana, antisemita, contrario al mescolamento tra le razze) erano vegani.

Saint-Just, uno degli artefici del Terrore francese del 1793 rifiutava di far mangiare carne ai bambini fino al compimento dei sedici anni e sognava una nazione vegetariana.

9. per il 99% della storia umana la nostra dieta si componeva principalmente di carne (anche insetti), pesce e uova. Queste sono prove archeologiche e paleontologiche documentate. Abbiamo occhi frontali, articolazioni e dentatura che ci rendono adatti alla caccia e questo è il frutto della selezione naturale, che ci piaccia o no. Infine la flora batterica intestinale è lì apposta per proteggere l'intestino.

10. Umberto Veronesi sostiene la scelta vegetariana per la prevenzione del cancro.Peraltro i suoi colleghi di Harvard, in uno dei maggiori studi comparativi mai eseguiti su questo tema hanno raggiunto conclusioni esattamente opposte alle sue
Umberto Veronesi è anche lo stesso che ha dichiarato pubblicamente che l'inquinamento non è un grosso problema se messo a confronto con l'alimentazione sbagliata (!!!!). Forse perché chi finanzia le sue ricerche è anche un grosso produttore di pesticidi? Veronesi è a favore degli OGM, nonostante la loro documentata pericolosità per l'ambiente e per noi http://natureinstitute.org/nontarget/report_class.php [qui un archivio di dati scientifici a riprova della loro pericolosità]. è un oncologo in favore del nucleare (!!!!!!!!!). Citarlo a sostegno del vegetarianesimo non è la più lucida delle decisioni.

11. cacciatori-raccoglitori molto meno affetti da carie. Ricerche sulla divisione del lavoro tra maschi e femmine nelle società tradizionali mostrano che la maggior frequenza delle carie tra le donne era dovuta alla diversa dieta. Dieta femminile molto più ricca di carboidrati: “Sex differences in caries rates require explanations of differences in diet, activity, behaviour or other gender-based causes. Lukacs (1996) proposed that sex differences in dental caries frequencies in a South Asian skeletal sample were the result of differences in diet and, by extension, a division of labour. The greater caries frequency in females occurred because they were more closely associated with agricultural products and consequently ate more carbohydrates than males. Males, by comparison, were more closely associated with wild and domesticated protein sources and thus ate more protein than females” [from Bioarchaeology of Southeast Asia, edited by Marc Oxenham and Nancy Tayles].