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venerdì 30 dicembre 2011

Arundhati Roy e i gattoni tracotanti




Vorrei capire perché abbiamo fallito; perché, dopo tutti gli scioperi della fame e le iniziative legali, la resistenza nonviolenta è stata repressa con una brutalità pari a quella usata contro la lotta armata. Ci siamo fidati troppo dello stato di diritto? In India i potenti devono prendersi un bello spavento.
Arundhati Roy, impegnata nella lotta contro la diga di Narmada

L'ingiustizia non si può tollerare. Bisogna opporvi resistenza ad ogni costo. La non violenza non diventerà mai una scusa per disertare la lotta contro l'ingiustizia. Forse non abbiamo bisogno di pace in questa società ingiusta; abbiamo bisogno di persone che siano preparate a resistere.
Arundhati Roy

Cosa custodivano qui, care compagne e compagni? Cosa difendevano? Armi. Oro. La civiltà stessa. Questo è ciò che dice la guida…Quando le ossa di pietra di questo leone di pietra saranno interrate nella terra inquinata, quando la Fortezza-che-non-è-mai-stata-attaccata sarà ridotta in macerie e la polvere delle macerie avrà formato dei cumuli, chissà che non nevichi di nuovo.
Arundhati Roy, “The Briefing” (Manifesta 7, 2008)

La scrittrice (autrice del celebre “Il dio delle piccole cose”, Guanda 1997) ed attivista indiana, già vincitrice del Sydney Peace Prize nel 2004, dopo aver visto come “la più grande democrazia del mondo” massacra le sue minoranze nell’indifferenza del mondo e come un’abbondanza pressoché illimitata si concentra nelle mani di pochi, mentre centinaia di milioni di concittadini vivono nella più abietta miseria, senza alcuna prospettiva di migliorare la propria condizione, ha ripudiato la nonviolenza.
La democrazia com’è intesa oggi è un conflitto perpetuo tra gatti a cui sono state tagliate le unghie, un male minore. La dittatura è una falsa armonia in cui si strappano le unghie ai gatti “sconvenienti” e si fanno crescere quelle dei gatti ubbidienti e diligenti.
Arundhati Roy ha constatato che nell’uno e nell’altro caso i gatti più forti riescono comunque a trasformare tutti gli altri in topi. Cosa si può fare quando le persone che dissentono pacificamente vengono intimidite, imprigionate o uccise senza che questo sia di ostacolo ai gattoni tracotanti?

In “Listening to grasshoppers. Field notes on democracy” (London: Penguin Books, 2009) la scrittrice spiega che la gente ha bisogno di una visione e nel contempo di assicurarsi che chi pretende democrazia e giustizia sia giusto e democratico. Nel movimento non ci può essere spazio per le ingiustizie ai danni di donne e bambini. Se si lotta per la libertà bisogna anche pensare alla giustizia, anche a costo di alcune sconfitte nel breve. Opportunismo e convenienze particolari non possono compromettere certi principi, altrimenti nulla ci distinguerà dagli avversari. La lotta deve avere un obiettivo collettivo, ogni conquista deve valere per tutti. Non è un teatrino dei buoni sentimenti, una promozione degli interessi personali o di quelli delle ONG, che in troppi casi rendono più dipendenti e meno politicizzate le popolazioni assistite. Bisogna colpire il portafogli – anche perché il potere ha un codazzo di parassiti che pretendono ricompense. Come spiegava Howard Zinn, ribadisce Arundhati Roy, lo stato di diritto serve anche a legalizzare e rafforzare una condizione di privilegio ed iniquità nella distribuzione della ricchezza e del potere.  
Estratti dal discorso di Arundhati Roy a Zuccotti park il 16 novembre 2011 [Arundhati Roy, “Lo chiamano progresso”, The Guardian, Gran Bretagna]:
“Avete riportato il diritto di sognare in un sistema che cercava di trasformare tutti i suoi cittadini in zombie stregati dall’equazione tra consumismo insensato, felicità e realizzazione di sé. Per una scrittrice, lasciate che ve lo dica, questa è una conquista immensa. Non potrò mai ringraziarvi abbastanza.
Oggi l’esercito degli Stati Uniti conduce una guerra di occupazione in Iraq e in Afghanistan. I droni statunitensi uccidono civili in Pakistan e altrove. Decine di migliaia di soldati americani e di squadre della morte stanno entrando in Africa. Se spendere migliaia di miliardi dei vostri dollari per occupare l’Iraq e l’Afghanistan non dovesse bastare, oggi si parla anche di una guerra contro l’Iran. Dai tempi della grande depressione, la produzione di armi e l’esportazione di conflitti sono state gli strumenti fondamentali con cui gli Stati Uniti hanno stimolato la loro economia. L’amministrazione del presidente Barack Obama ha concluso un accordo con l’Arabia Saudita che prevede la fornitura di armamenti per 60 miliardi di dollari.
Gli Stati Uniti sperano di vendere migliaia di bombe antibunker agli Emirati Arabi Uniti. E hanno venduto aerei militari per cinque miliardi di dollari al mio paese, l’India, che ha più poveri di tutti i paesi dell’Africa messi insieme. Tutte queste guerre – dal bombardamento di Hiroshima e Nagasaki al Vietnam, dalla Corea all’America Latina – sono costate milioni di vite umane. E sono state tutte combattute per garantire l’american way of life.
Oggi sappiamo che l’american way of life – il modello a cui dovrebbe aspirare tutto il resto del mondo – ha fatto sì che negli Stati Uniti 400 persone possiedano la ricchezza di metà della popolazione. Ha significato migliaia di persone sbattute fuori dalle loro case e dal lavoro mentre il governo di Washington salvava le banche e le multinazionali: il gruppo assicurativo Aig ha ricevuto, da solo, 182 miliardi di dollari.
Il governo indiano adora la politica economica statunitense. Grazie a vent’anni di economia di libero mercato, oggi i cento indiani più ricchi possiedono beni che valgono un quarto del pil del pae­se, mentre più dell’80 per cento dei cittadini vive con meno di 50 centesimi al giorno.
Duecentocinquantamila agricoltori trascinati in una spirale di morte hanno finito per suicidarsi. L’India lo chiama progresso, e oggi si considera una superpotenza. Come voi, anche noi indiani abbiamo una popolazione ben istruita, bombe nucleari e un livello di diseguaglianza vergognoso.
La buona notizia è che la gente ne ha abbastanza e non vuole più accettare tutto questo. Il movimento Occupy Wall street si è unito a migliaia di altri movimenti di resistenza in tutto il mondo grazie ai quali i più poveri tra i poveri si alzano in piedi per fermare l’avanzata delle multinazionali.
In pochi sognavamo di poter vedere voi – i cittadini degli Stati Uniti che stanno dalla nostra parte – combattere questo sistema nel cuore stesso dell’impero. Non trovo le parole per spiegare quanto tutto questo significhi.
Loro (l’1 per cento) dicono che non abbiamo richieste precise da fare. Non sanno, forse, che la nostra rabbia da sola sarebbe sufficiente a distruggerli.
Noi vogliamo mettere un freno a questo sistema che fabbrica ineguaglianza. Vogliamo mettere un limite alla smisurata accumulazione di ricchezza da parte di alcuni individui e alcune società.
Da qualche parte, nel suo cammino, il capitalismo ha ridotto l’idea di giustizia al solo significato di “diritti umani”, e l’idea di sognare l’uguaglianza è diventata blasfema. Non stiamo combattendo per giocherellare con la riforma del sistema. Questo sistema deve essere sostituito”.
Traduzione di Giuseppina Cavallo.
Internazionale, numero 929, 23 dicembre 2011

venerdì 23 dicembre 2011

La Zombificazione degli Stati Uniti d'America



#1 Uno sconvolgente 48 per cento di tutti gli Americani è considerato a "basso reddito" o vive in povertà.
#2 Circa il 57 per cento di tutti i bambini negli Stati Uniti vive in famiglie considerate a "basso reddito" o impoverite.
#3 Se il numero degli americani che "cercano un lavoro" fosse lo stesso di quanto era nel 2007, il tasso "ufficiale" di disoccupazione rilasciato dal governo sarebbe superiore dell’11 per cento.
#4 Il periodo medio di disoccupazione di un lavoratore negli Stati Uniti è ora superiore alle 40 settimane.
#5 Un recente sondaggio ha rilevato che il 77 per cento delle piccole imprese statunitensi non ha in progetto l’assunzione di lavoratori.
#6 Ci sono oggi meno lavori retribuiti negli Stati Uniti di quanti ce ne fossero nel 2000 anche se si sono aggiunte 30 milioni di persone alla popolazione da allora.
#7 Dal dicembre del 2007, il reddito medio delle famiglie negli Stati Uniti è calato del 6,8% se viene calcolata l’inflazione.
#8 Secondo il Bureau of Labor Statistics, 16,6 milioni di Americani erano lavoratori autonomi nel dicembre del 2006. Oggi questo numero si è ridotto a 14,5 milioni.
#9 Un sondaggio di Gallup dell’inizio di quest’anno ha scoperto che circa un americano su cinque che ha un lavoro si vede già come un disoccupato.
#10 Secondo l’autore Paul Osterman, circa il 20 per cento di tutti gli adulti negli USA stanno svolgendo lavori pagati con stipendi a livello di povertà.
#11 Nel 1980 meno del 30% di tutti i lavori negli Stati Uniti erano a basso reddito. Oggi più del 40% di tutti gli impieghi negli Stati Uniti è a basso reddito.
#12 Nel 1969 il 95 per cento di tutti gli uomini tra i 25 e i 54 anni aveva un lavoro. A luglio solo l’81,2 per cento degli uomini di questa fascia di età aveva un lavoro.
#13 Un recente sondaggio ha rilevato che un americano su tre non sarà in grado di pagare il mutuo o l’affitto il mese successivo se dovesse perdere improvvisamente il lavoro.
#14 La Federal Reserve ha recentemente annunciato che la ricchezza totale netta delle famiglie statunitensi è calata del 4,1 per cento solo nel terzo quarto del 2011.
#15 In base a un recente studio condotto dal BlackRock Investment Institute, il rapporto tra debito delle famiglie e reddito negli Stati Uniti è ora del 154 per cento.
#16 Gli Stati Uniti spendono circa 4 dollari in beni e servizi che vengono dalla Cina per ogni dollaro che la Cina spende per beni e servizi proveniente dagli Stati Uniti.
#17 Si prevede che il passivo commerciale degli USA nel 2011 sarà di 558,2 miliardi di dollari.
#18 La crisi dei pensionati negli Stati Uniti continua a peggiorare. Secondo l’Employee Benefit Research Institute, il 46 per cento di tutti i lavoratori americani ha risparmiato meno di 10.000 dollari per la pensione e il 29 per cento ne ha meno di 1.000.
#19 Oggi un anziano americano su sei vive sotto la linea federale di povertà.
#20 In base a uno studio appena pubblicato, la paga dei CEO nelle più grandi aziende statunitensi è cresciuta del 36,5% negli ultimi dodici mesi.
#21 Oggi le banche "troppo grandi per fallire" sono più forti che mai. Gli asset totali delle sei maggiori banche statunitensi sono incrementati del 39 per cento tra il 30 settembre 2006 e il 30 settembre 2011.
#22 I sei eredi del fondatore di Wal-Mart Sam Walton hanno un patrimonio netto che corrisponde più o meno a quello del 30 per cento degli Americani col reddito più basso.
#23 La percentuale di americani che vive in estrema povertà (6,7%) è la più alta mai registrata.
#24 I bambini senza una casa negli Stati Uniti sono adesso il 33 per cento in più di quanto fossero nel 2007.
#25 Dal 2007 il numero dei bambini che vivono in condizioni di povertà nello stato della California è incrementato del 30 per cento.
#26 Triste a dirsi, la povertà infantile sta assolutamente esplodendo in tutta l’America. Secondo il National Center fo Children in Poverty, il 36,4% di tutti i bambini di Philadelphia vive in povertà, il 40,1% di tutti i bambini di Atlanta vive in povertà, il 52,6% di tutti i bambini di Cleveland vive in povertà e il 53,6% di tutti i bambini di Detroit vive in povertà.
#27 Oggi un cittadino americano su sette e un bambino su quattro usufruiscono dei buoni alimentari.
#28 Il governo statunitense ha ora accumulato un debito totale di 15 trilioni di dollari. Quando Barack Obama salì in carica, il debito nazionale era solo di 10,6 trilioni di dollari.
#29 Il debito nazionale degli Stati Uniti è incrementato in media più di 4 miliardi di dollari al giorno dall’inizio dell’amministrazione Obama.
17.12.2011
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

#30 l’1% più ricco degli statunitensi vale più del 90% più povero
#31 tra il 1979 ed il 2007 l’incremento del reddito dell’1% più ricco è stato del 390%. Per quel che riguarda il 90% più povero è stato del 5%
#32 l’1% più ricco controlla oltre un terzo della ricchezza nazionale americana
#33 il 50% più povero controlla solo il 2,5% della ricchezza nazionale
#34 lo 0,01% più ricco guadagna una media di oltre 27 milioni di dollari. Il 90% più povero una media di poco più di 30mila dollari.
#35 circa un terzo degli americani cresciuti in una famiglia della classe media ora appartiene ad un ceto inferiore
#36 Il numero di Americano che ha bisogno di sussidi alimentari (food stamps) è aumentato del 74% dal 2007
#37 a livello globale, i due terzi più poveri della popolazione umana controllano il 3,3% della ricchezza mondiale.

mercoledì 14 dicembre 2011

Londra in fiamme! Preludio alla Rivoluzione Globale?



Troppe persone di sinistra tendono a pensare che gli ultimi della società sono essenzialmente buoni e i potenti sono essenzialmente malvagi.
Troppe persone di destra tendono a pensare che gli ultimi della società sono essenzialmente malvagi e i potenti sono essenzialmente buoni.
La cosa interessante delle violenze vandaliche estive nelle città inglese è che il profilo morale e psicologico degli uni (ultimi) e degli altri (primi) è molto simile ed è plasmato da una visione del mondo social-darwinista in cui il prossimo è uno strumento per elevarsi socialmente, lo status è tutto, il potere non riconosce limiti. Un qualcosa di radicalmente diverso, addirittura agli antipodi, rispetto alla visione egalitario-solidale di Occupy Wall Street e degli indignati.

All’inizio di agosto migliaia di giovani inglesi sono scesi per le strade assaltando negozi e scontrandosi con la polizia. La spiegazione ufficiale è che queste persone erano criminali nati e che le loro azioni non avevano alcun significato sociale e politico, non erano indice di alienazione, anomia e disperazione, ma solo il prodotto di un’educazione carente, di avidità, venialità, irresponsabilità, congenita corruzione morale, scaltro utilizzo delle nuove tecnologie per raggirare le forze di polizia. Governo e poteri forti non si sono assunti alcuna responsabilità, l’intera colpa è stata assegnata ai criminali e l’unico intervento giudicato necessario per rimediare alla situazione è stata la comminazione delle pene più severe contemplate dal codice penale per quel tipo di reati, per quel tipo di vandali privi di morale, di coscienza, di ragione.
La London School of Economics ed il Guardian hanno realizzato uno studio del fenomeno che fa finalmente luce sugli aspetti che il governo britannico e i media hanno volutamente sorvolato, semplificando immotivatamente una realtà molto più complessa. Per David Cameron la causa unica delle rivolte era da ricercarsi nelle bande di strada, le gang metropolitane. Purtroppo per lui proprio l’inchiesta governativa ha mostrato che solo il 13% degli arrestati ne faceva parte e che nella maggior parte dei casi non ha operato come tale:
I dati del Ministero della Giustizia indicano che il 64% dei partecipanti risiede nei distretti più poveri ed il 42% si deve avvalere delle “tessere annonarie” dei nostri giorni, sussidi sociali per comprare il cibo e poter tirare avanti. La disoccupazione giovanile è al 22%.
La ricerca della LSE ha rivelato che i rivoltosi erano molto più politicamente motivati di quanto ci si aspettasse:
La ricerca mostra i nessi con la “primavera araba” ed esclude che possano essere fenomeni locali, proponendo un confronto con i fermenti della fine degli anni Sessanta, che interessarono categorie diverse e paesi diversi ma erano accomunati da una vigorosa protesta contro un sistema iniquo e troppo trincerato per scegliere la via del negoziato e delle concessioni:
I testimoni parlano di una furia cieca ed indiscriminata, contro le cose e contro dei perfetti sconosciuti, guidata dal desiderio di infliggere quanta più sofferenza e danni all’ambiente circostante, indipendentemente dal fatto che si trattasse di poliziotti o meno. Se uno cresce in certi distretti metropolitani inglesi la vulnerabilità, la mitezza, la nonviolenza sono fuori questione. Si cresce imparando a lottare, a subire ed usare violenza. Se uno ha la fortuna di avere dei genitori decenti o una figura-modello allora può anche districarsi. Gli altri sono fondamentalmente condannati e si abituano presto ad un tipo di pressione che chi governa la nazione non ha mai esperito e non può neppure lontanamente immaginare. La pentola a pressione è esplosa con la crisi prima e le misure di austerità poi. Ma mentre nei paesi Arabi era fin troppo facile capire con chi ce la si doveva prendere, in Gran Bretagna i membri più alienati della società erano infuriati ma senza un bersaglio preciso (a parte gli agenti), senza riuscire ad individuare chiaramente dei responsabili principali, o un progetto per cui lottare. Così il tutto si è risolto in vandalismi e ruberie, ossia nella distruzione delle esistenze di altri concittadini che non hanno alcuna diretta responsabilità in tutto questo.
Questa miopia è dovuta al fatto che i politici sono stati molto abili nel favorire l’alta finanza fingendo di stare dalla parte dei cittadini e che per molti, in parte per colpa loro, è praticamente impossibile riuscire a capire perché alcuni se la passano così bene, partendo così avvantaggiati, ed altri fanno fatica ad arrivare a fine mese, a prescindere dagli sforzi che fanno per sollevarsi dalle loro condizioni di vita. È quel che succede quando la mobilità sociale si riduce al minimo, la gente diventa ogni giorno più sfiduciata e rabbiosa, i finanzieri sfasciano l’economia mondiale e poi si attribuiscono compensi favolosi, continuando a farlo, nella più completa impunità. 
Il che spiega perché la gran parte degli intervistati (81%) si aspetta che ci saranno altre sommosse e violenze nei mesi ed anni a venire e molti, a dispetto della aspre punizioni che sono state comminate, sono pronte a ripetere le stesse azioni. Avendo perso ogni speranza nel futuro e fiducia nella società, non sanno come sfogare la tensione se non in modo caotico e distruttivo. È probabile che la loro previsione troverà conferma: George Osborne, il responsabile del dicastero dell’economia, ha già preannunciato che il regime di austerità si prolungherà fino al 2017 e le stime del ministero prevede altri 710mila esuberi nel settore pubblico entro quella data:
La metà delle persone sentite nel corso dei procedimenti giudiziari veniva dal 20% più povero tra i distretti britannici. Solo il 51% dei devastatori si sente parte della società inglese, contro il 92% della media generale. Il 59% tra chi non studiava era disoccupato.
La miseria è stato un fattore determinante:

ALCUNE RIFLESSIONI
I grandi evasori e gli squali della finanza si permettono di definire parassiti i dipendenti pubblici e le famiglie che si avvalgono dello stato sociale e che subiscono gli effetti del comportamento scriteriato, immorale e PARASSITARIO dei primi.
La grandi aziende controllano la politica, che plasma la società attraverso le leggi che promulga, ma le multinazionali non sono organizzazioni etiche, anzi. Il loro comportamento è paragonabile a quello di uno psicopatico:
Perciò il risultato dell’influenza del grande capitale in politica può solo essere deleterio per la società.
Infatti il giornalista del Sunday Times Kevin Cahil ha pubblicato un libro intitolato “Chi possiede la Gran Bretagna” che documenta come il territorio sia per il 69% di proprietà dello 0,6% della popolazione. Di contro, circa il 70% della popolazione è concentrato sul 5,8% della terra. Non sorprende dunque che il costo dei terreni e delle abitazioni sia così alto e che i padroni di casa abbiano il diritto di pretendere che gli inquilini se ne vadano entro un mese, se non vogliono che l’affitto raddoppi. Un reddito annuo di 50mila sterline può non essere più sufficiente per ottenere un mutuo. C’è chi ha interesse a far sì che questa tendenza prosegua, a prescindere dai suoi salatissimi costi sociali.
L’importante è riuscire a far credere alla gente che i disordini siano provocati da criminali nati ed ignorare il fatto che questi siano cresciuti nei distretti più poveri, in aree in cui si rischia di essere accoltellati mentre si gioca per strada, dove la vita ha poco valore ed è virtualmente impossibile dare un più alto significato all’esistenza umana, propria e altrui, ma anche alla natura, all’arte, all’educazione, alla società nel suo complesso, alla coscienza/anima. Non c’è da stupirsi che divengano dei nichilisti arrabbiati, che credono unicamente nel proprio immediato tornaconto.
Qual è la differenza tra loro e chi fa in modo che milioni di famiglie ed intere nazioni si indebitino fino al collo, di chi investe nell’industria bellica che produce mine antiuomo e nei rifiuti tossici, che specula sul prezzo delle derrate alimentari, affamando milioni di persone, che impedisce lo sviluppo di tecnologie ed economie sostenibili, di carburanti non inquinanti, ecc. Almeno i vandali urbani sono sociopatici – l’ambiente li ha resi psicopatici. I dirigenti aziendali ed i grandi banchieri sono, di norma, nati con la camicia, quindi se si comportano da psicopatici non è per le pressioni ambientali ma per scelta o per una data configurazione neurologica:
Il fatto che abbiano un enorme successo, tanto da fare il buono e cattivo tempo in una società costituita da milioni di cittadini, attenendosi ad un codice di condotta spregevole ed antisociale, non è certo di buon esempio per le giovani generazioni. Sii immorale, farai strada! Non è un modello a cui i giovani possono restare indifferenti: l’onesto arranca, il furbo trionfa e può anche condizionare il modo in cui si definiscono le regole che si applicheranno a tutti, le leggi dello Stato, aggirandole a sua discrezione quando gli sono di ostacolo. Mi viene in mente quella pubblicità dei due giovani belli e vincenti che schioccano le dita e fanno apparire tutto quello che desiderano – si può immaginare un messaggio più diseducativo? L’unico significato che viene convogliato dalla televisione dei nostri tempi sembra sia essere: “materialismo è bello”, “edonismo è giusto”, “niente è sacro tranne il proprio tornaconto”, “l’unico diritto inalienabile è quello di poter trarre profitto”. Dobbiamo sorprenderci del fatto che persone “educate” dalla televisione crescano con l’idea che è legittimo sfasciare negozi per rubare oggetti di lusso e di status? Questa gente non ha più nulla da perdere, non ha mai avuto qualcosa da perdere. Se avessero avuto una qualche prospettiva non l’avrebbero certo messa a repentaglio a quel modo.
Chi crede che cercare di capire il loro comportamento per evitare che si ripeta equivalga a giustificarli merita solo degnazione.
Ci si può solo augurare che, prima di spirare, chi è stato spietato con il prossimo non sia più capace di mentire a se stesso e razionalizzare il male che ha fatto, giungendo ad una qualche forma di pentimento e redenzione.

mercoledì 23 novembre 2011

Parassiti al potere - la crescente disuguaglianza







Negli USA, tra il 1947 ed il 1979, la produttività è aumentata del 119% ed il reddito del quinto più povero della popolazione è cresciuto del 122%. Al contrario, tra il 1979 ed il 2009, la produttività è aumentata dell’80%, mentre il reddito del quinto più povero della popolazione americana è DIMINUITO del 4%. Tutto questo mentre il reddito dell’1% più ricco cresceva del 270%. Tra il 1999 ed il 2009, nel Regno Unito di Tony Blair, il reddito del 10% più povero è SCESO del 12% e quello del 10% più ricco è cresciuto del 37%. Il coefficiente Gini per la disuguaglianza è salito da 26, nel 1979, a 40, nel 2009.
Un confronto tra il 2007 ed il peggior anno della Depressione (per il Nordamerica), il 1933-1934:
Nel complesso vanno in pari. Ossia il peggior anno della storia economica moderna è paragonabile all’anno che ha PRECEDUTO la recessione dei nostri giorni!
Sulla differenza - percepita e reale - tra ricchi e poveri:
Qui tutti i grafici/tabelle che servono per capire la ragione delle proteste di Occupy Wall Street: salari minimi al minimo storico, disuguaglianza prossima alla soglia record, profitti delle grandi aziende al massimo storico, disoccupazione ai massimi dalla Grande Depressione:
A partire dagli anni Ottanta, la diseguaglianza è cresciuta in tutte le maggiori potenze economiche (inclusi paesi scandinavi e Giappone), salvo Francia, Belgio, Turchia e Grecia:
A partire dal 1979, i redditi della fascia più ricca degli Americani (20%) sono saliti considerevolmente e, nel caso dell’1% più ricco, sono andati alle stelle, quelli della restante popolazione sono scesi: