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mercoledì 18 gennaio 2012

Anton Costas avverte che il fascismo è dietro l'angolo





Scrive Anton Costas (Università di Barcellona), uno dei maggiori economisti spagnoli, in un approfondimento apparso su El Pais dell’8 febbraio:

“Mi ero proposto di iniziare l'anno cercando disperatamente buone notizie con le quali alimentare una certa speranza di miglioramento, non perché sperassi che il 2012 fosse un anno pieno di cose buone - il mio ottimismo non arriva a questo -, ma perché, siano quali siano le circostanze, l'animo ottimista lo dobbiamo mettere noi.
Però tutto mi diventa più difficile, l'ambiente di inizio anno è deprimente. Non solo perché lo sono le circostanze, ma specialmente perché i governi, invece di comportarsi come medici che cercano di recuperare i ritmi vitali di un'economia malata, si comportano come fossero becchini.
Perché è questo quello che stanno facendo, infognando l'economia nella depressione. L'economia europea si trova di nuovo in fase di stagnazione. Dopo essere uscita dalla recessione del 2009, torna a cadere in una nuova recessione che ha un'alta probabilità di convertirsi in una lunga e pericolosa depressione. Se così fosse, le conseguenze oltrepassarebbero le frontiere dell'economia per incidere sulla stabilità sociale e politica.
Consentitemi di chiarire. L'economia capitalista è maniaco-depressiva. Ha delle tappe di euforia, seguite da altre di recessione. Gli economisti parlano di tre tipi di recessione, i cui profili adottano la forma di tre lettere, la V, la W e la L.
La prima è la più comune. La sua dinamica è la seguente: in qualche momento, per ragioni diverse l'economia smette di crescere e crolla, tocca il fondo e successivamente rimonta fino a ritornare al punto di partenza. Normalmente dovrebbe durare tra due e sei trimestri.
È quello che avvenne nel 2009. A partire dall'esplosione della bolla del credito nell'autunno del 2008, l'economia occidentale cadde in picchiata, come conseguenza del crollo dei consumi e degli investimenti privati che sono il motore principale dell'economia di mercato. Dopo aver toccato il fondo, nel 2010 iniziò a recuperare grazie all’intervento massiccio e coordinato di tutte le banche centrali e dei governi del G-20 per evitare una depressione come quella degli anni trenta del XX secolo. Queste politiche fiscali e monetarie agirono come motori ausiliari del motore principale che era grippato.
Però è in questo momento che i nostri governanti, impauriti dalla fattura del combustibile di questi motori (per il deficit pubblico e l'aspettativa dell’inflazione), decisero di disattivarli alla fine del 2010, prima che il motore principale ritornasse a funzionare.
Come era facile pronosticare, l’economia frenò il suo recupero e tornò a cadere, entrando nella recessione a forma di W, nella quale ci troviamo adesso.
Perché hanno agito in questo modo? Si lasciarono trasportare dall’idea magica dell'austerità espansiva: l'austerità farebbe ritornare la fiducia degli investitori, farebbe scendere il tasso di interesse e stimolerebbe la crescita. Una fiaba con le fatine. Noi economisti sappiamo che l'austerità ha funzionato solo dove le economie si potevano svalutare e approfittare dell'aumento delle esportazioni per crescere. La svalutazione monetaria apre una finestra alla crescita. Fare parte dell’Euro implica che questa finestra non esista.
L'austerità può non funzionare anche con la svalutazione. Questo è l'insegnamento impartito dal primo ministro britannico, David Cameron. Quando salì al governo due anni fa, mise in opera un intenso taglio di spesa e dei salari. Parallelamente, approfittando del fatto che non fosse nell’Euro, la sterlina si svalutò. Con questa politica, che possiamo chiamare neomercantilista, sperava di sostituire la domanda interna con le esportazioni.
Ma non funzionò. L’economia britannica si incammina verso la recessione. Siccome l’austerità è diventata una politica generalizzata in tutta l’Unione Europea, non c'è a chi esportare. E tutti si vedono condannati alla recessione. La mia fiducia iniziale nell’esistenza dell’intelligenza nei governi mi fece pensare che avrebbero cambiato rotta.
È quello che fece Franklin D. Roosevelt correggendo il cosiddetto “Errore del 1937”, che consisteva proprio in questo, nel disattivare i motori ausiliari prima che il motore principale tornasse a funzionare.
Però adesso i governi dell’eurozona persistono con una testardaggine degna di cause migliori con l’austerità compulsiva.
Da un lato la cancelliera Angela Merkel ha imposto un nuovo patto che impedisce l'uso della politica fiscale. Da un altro, il regolamento della BCE le impedisce di agire come prestatore di ultima istanza dei governi, uno strumento di politica finanziaria essenziale in momenti come questo, mentre i governi dei paesi in difficoltà come la Spagna, sotto l'effetto di quella che potremmo chiamare la sindrome di Berlino, si dedicano con fervore quasi religioso nel coltivare la mistica del sacrificio sterile e dei tagli compulsivi.
Come se l'insegnamento dell'esperimento inglese non esistesse. Questo perseverare nell’errore rende più probabile che la recessione a forma di W nella quale ci troviamo adesso si trasformi in una recessione a forma di L, che significa una recessione prolungata.
Gli insegnamenti di ciò che accadde negli anni trenta del secolo scorso in Europa ci dicono che gli effetti di una recessione prolungata e della disoccupazione oltrepassano le frontiere dell’economia per incidere in forma violenta sulla coesione sociale e la stabilità della democrazia.
L’insicurezza e la paura del futuro portano la popolazione a preferire la sicurezza che fittiziamente offre il populismo.
Così arrivarono il fascismo e quello che venne dopo.
Osservando questo panorama, mi chiedo se ancora esista una traccia di vita intelligente nella politica europea. E non ne sono sicuro.
Però di una cosa sono convinto: o si apre rapidamente una finestra alla crescita nella zona Euro, o vedremo il collasso delle nostre economie con tutte le altre conseguenze.
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08.02.2012
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di VINCENZO LAPORTA

COMMENTO DEL LETTORE HAMELIN:
Sì, sono intelligenti, decisamente più dei somari che li votano...
O che li votavano (ormai in Italia e Grecia si è sorpassata questa inutile perdita di tempo)...
Le manovre recessive sono state fatte con un unico obbiettivo: Piegare le popolazioni ad accettare un sistema di governo oligarchico, autocostituito, autoreferenziale e tecnocrate = Dittatura Finanziaria Europea.
Loro hanno fatto passare ai più queste manovre come ancora di salvezza mentre anche la più capra delle capre in economia sa che queste mettono fine a qualsiasi paventata ripresa.
Il Dottore ha convinto e ha fatto credere al paziente che il suo leggero mal di testa è un cancro...
Il paziente tra le grida del suo immaginario dolore chiede al medico la morfina che egli sapiente gli fornisce prima a piccole dosi così il paziente contento di non sentire il suo dolore immaginario lo ringrazia fintanto che le dosi aumentano, la vista gli si offusca e gli occhi si chiudono per sempre...
In tutte queste pagliacciate e pantomime gli unici intelligenti sono loro che chiedono sacrifici senza farne...
Gli stupidi sono tutti gli altri ... quelli che a tempo debito verranno utilizzati come carne da cannone per combattere una guerra contro un nemico "terrorista" e lontano , fonte di tutti i loro mali...
Caro autore tu sottovaluti il fatto che l'intelligenza non è sempre usata per buoni scopi, anzi...se chiedessi allo storico scopriresti che le idee più brillanti e riuscite erano rivolte verso fini malvagi.
Una buona domanda invece sarebbe: Perché la gente si affida ai suoi aguzzini scambiandoli per il buon pastore?

sabato 31 dicembre 2011

L'Italia trema - la classe media vuole giustizia




Lettere come questa vanificano tutte le chiacchiere su salvataggi, crescita e senso di responsabilità di scaltri "tecnici" neoliberisti e politicanti più o meno consci di quello che stanno facendo.

“Insegnante io e insegnante lei, scuola pubblica: 3200 euro netti al mese; classe media che, tra mutui per la casa, finanziarie per acquisti a lungo termine, auto per andare al lavoro, spese e varie, riesce a vivere degnamente... Abbiamo vissuto un quindicennio di conquiste, di grandi trasformazioni, di rivoluzioni produttive. Ma, da qualche tempo, è arrivata la crisi e, in quanto classe media, dobbiamo pagarne il costo. E va bene. Ma quante volte dobbiamo pagarla questa crisi?
1) Da due anni abbiamo gli stipendi fermi;
2) I contratti non saranno rinnovati;
3) Gli arretrati sullo stipendio non verranno riscossi;
4) Gli scatti di anzianità e gli adeguamenti sono bloccati e lo saranno fino al 2014 o chissà;
5) L'aliquota IVA è già andata al 21%;
6) La casa grande che con sacrifici abbiamo realizzato sarà tassata;
7) Facciamo 30mila chilometri all'anno per andare al lavoro e la benzina non è acqua;
8) Addizionali comunali;
9) Addizionali regionali;
10) Il lordo del reddito non ci dà diritto ad alcuna prestazione sanitaria;
11) L'ulteriore aumento dell'Iva farà impennare i prezzi e il nostro potere d'acquisto si rosicchierà ancora di più;
12) Andremo in pensione a circa 68 anni godendo di circa il 60% dell'ultima retribuzione (e noi siamo fortunati)

È giusto contribuire alle spese dello Stato in base al principio della capacità contributiva così come previsto dalla Costituzione; è giusto fasi carico nei periodi di recessione o di difficoltà, ma la capacità di carico dei lavoratori ai quali viene detratto tutto in busta è ormai al limite. 
La classe media si sta impoverendo e sta iniziando a contrarre in maniera vistosa i propri consumi; fino a qualche tempo fa la quota non consumata diventava precauzione e risparmio; oggi la consapevolezza di non potere fare quello che si faceva un po' di tempo fa è ormai certezza.
Continuiamo a vivere degnamente, ma diventiamo ogni giorno più poveri, dopo vent'anni di lavoro ci sentiamo seriamente precari..."

Massimo Marzano, lettera a Repubblica, 30 dicembre 2011

Per capire cosa stia succedendo alla classe media:


mercoledì 14 dicembre 2011

Londra in fiamme! Preludio alla Rivoluzione Globale?



Troppe persone di sinistra tendono a pensare che gli ultimi della società sono essenzialmente buoni e i potenti sono essenzialmente malvagi.
Troppe persone di destra tendono a pensare che gli ultimi della società sono essenzialmente malvagi e i potenti sono essenzialmente buoni.
La cosa interessante delle violenze vandaliche estive nelle città inglese è che il profilo morale e psicologico degli uni (ultimi) e degli altri (primi) è molto simile ed è plasmato da una visione del mondo social-darwinista in cui il prossimo è uno strumento per elevarsi socialmente, lo status è tutto, il potere non riconosce limiti. Un qualcosa di radicalmente diverso, addirittura agli antipodi, rispetto alla visione egalitario-solidale di Occupy Wall Street e degli indignati.

All’inizio di agosto migliaia di giovani inglesi sono scesi per le strade assaltando negozi e scontrandosi con la polizia. La spiegazione ufficiale è che queste persone erano criminali nati e che le loro azioni non avevano alcun significato sociale e politico, non erano indice di alienazione, anomia e disperazione, ma solo il prodotto di un’educazione carente, di avidità, venialità, irresponsabilità, congenita corruzione morale, scaltro utilizzo delle nuove tecnologie per raggirare le forze di polizia. Governo e poteri forti non si sono assunti alcuna responsabilità, l’intera colpa è stata assegnata ai criminali e l’unico intervento giudicato necessario per rimediare alla situazione è stata la comminazione delle pene più severe contemplate dal codice penale per quel tipo di reati, per quel tipo di vandali privi di morale, di coscienza, di ragione.
La London School of Economics ed il Guardian hanno realizzato uno studio del fenomeno che fa finalmente luce sugli aspetti che il governo britannico e i media hanno volutamente sorvolato, semplificando immotivatamente una realtà molto più complessa. Per David Cameron la causa unica delle rivolte era da ricercarsi nelle bande di strada, le gang metropolitane. Purtroppo per lui proprio l’inchiesta governativa ha mostrato che solo il 13% degli arrestati ne faceva parte e che nella maggior parte dei casi non ha operato come tale:
I dati del Ministero della Giustizia indicano che il 64% dei partecipanti risiede nei distretti più poveri ed il 42% si deve avvalere delle “tessere annonarie” dei nostri giorni, sussidi sociali per comprare il cibo e poter tirare avanti. La disoccupazione giovanile è al 22%.
La ricerca della LSE ha rivelato che i rivoltosi erano molto più politicamente motivati di quanto ci si aspettasse:
La ricerca mostra i nessi con la “primavera araba” ed esclude che possano essere fenomeni locali, proponendo un confronto con i fermenti della fine degli anni Sessanta, che interessarono categorie diverse e paesi diversi ma erano accomunati da una vigorosa protesta contro un sistema iniquo e troppo trincerato per scegliere la via del negoziato e delle concessioni:
I testimoni parlano di una furia cieca ed indiscriminata, contro le cose e contro dei perfetti sconosciuti, guidata dal desiderio di infliggere quanta più sofferenza e danni all’ambiente circostante, indipendentemente dal fatto che si trattasse di poliziotti o meno. Se uno cresce in certi distretti metropolitani inglesi la vulnerabilità, la mitezza, la nonviolenza sono fuori questione. Si cresce imparando a lottare, a subire ed usare violenza. Se uno ha la fortuna di avere dei genitori decenti o una figura-modello allora può anche districarsi. Gli altri sono fondamentalmente condannati e si abituano presto ad un tipo di pressione che chi governa la nazione non ha mai esperito e non può neppure lontanamente immaginare. La pentola a pressione è esplosa con la crisi prima e le misure di austerità poi. Ma mentre nei paesi Arabi era fin troppo facile capire con chi ce la si doveva prendere, in Gran Bretagna i membri più alienati della società erano infuriati ma senza un bersaglio preciso (a parte gli agenti), senza riuscire ad individuare chiaramente dei responsabili principali, o un progetto per cui lottare. Così il tutto si è risolto in vandalismi e ruberie, ossia nella distruzione delle esistenze di altri concittadini che non hanno alcuna diretta responsabilità in tutto questo.
Questa miopia è dovuta al fatto che i politici sono stati molto abili nel favorire l’alta finanza fingendo di stare dalla parte dei cittadini e che per molti, in parte per colpa loro, è praticamente impossibile riuscire a capire perché alcuni se la passano così bene, partendo così avvantaggiati, ed altri fanno fatica ad arrivare a fine mese, a prescindere dagli sforzi che fanno per sollevarsi dalle loro condizioni di vita. È quel che succede quando la mobilità sociale si riduce al minimo, la gente diventa ogni giorno più sfiduciata e rabbiosa, i finanzieri sfasciano l’economia mondiale e poi si attribuiscono compensi favolosi, continuando a farlo, nella più completa impunità. 
Il che spiega perché la gran parte degli intervistati (81%) si aspetta che ci saranno altre sommosse e violenze nei mesi ed anni a venire e molti, a dispetto della aspre punizioni che sono state comminate, sono pronte a ripetere le stesse azioni. Avendo perso ogni speranza nel futuro e fiducia nella società, non sanno come sfogare la tensione se non in modo caotico e distruttivo. È probabile che la loro previsione troverà conferma: George Osborne, il responsabile del dicastero dell’economia, ha già preannunciato che il regime di austerità si prolungherà fino al 2017 e le stime del ministero prevede altri 710mila esuberi nel settore pubblico entro quella data:
La metà delle persone sentite nel corso dei procedimenti giudiziari veniva dal 20% più povero tra i distretti britannici. Solo il 51% dei devastatori si sente parte della società inglese, contro il 92% della media generale. Il 59% tra chi non studiava era disoccupato.
La miseria è stato un fattore determinante:

ALCUNE RIFLESSIONI
I grandi evasori e gli squali della finanza si permettono di definire parassiti i dipendenti pubblici e le famiglie che si avvalgono dello stato sociale e che subiscono gli effetti del comportamento scriteriato, immorale e PARASSITARIO dei primi.
La grandi aziende controllano la politica, che plasma la società attraverso le leggi che promulga, ma le multinazionali non sono organizzazioni etiche, anzi. Il loro comportamento è paragonabile a quello di uno psicopatico:
Perciò il risultato dell’influenza del grande capitale in politica può solo essere deleterio per la società.
Infatti il giornalista del Sunday Times Kevin Cahil ha pubblicato un libro intitolato “Chi possiede la Gran Bretagna” che documenta come il territorio sia per il 69% di proprietà dello 0,6% della popolazione. Di contro, circa il 70% della popolazione è concentrato sul 5,8% della terra. Non sorprende dunque che il costo dei terreni e delle abitazioni sia così alto e che i padroni di casa abbiano il diritto di pretendere che gli inquilini se ne vadano entro un mese, se non vogliono che l’affitto raddoppi. Un reddito annuo di 50mila sterline può non essere più sufficiente per ottenere un mutuo. C’è chi ha interesse a far sì che questa tendenza prosegua, a prescindere dai suoi salatissimi costi sociali.
L’importante è riuscire a far credere alla gente che i disordini siano provocati da criminali nati ed ignorare il fatto che questi siano cresciuti nei distretti più poveri, in aree in cui si rischia di essere accoltellati mentre si gioca per strada, dove la vita ha poco valore ed è virtualmente impossibile dare un più alto significato all’esistenza umana, propria e altrui, ma anche alla natura, all’arte, all’educazione, alla società nel suo complesso, alla coscienza/anima. Non c’è da stupirsi che divengano dei nichilisti arrabbiati, che credono unicamente nel proprio immediato tornaconto.
Qual è la differenza tra loro e chi fa in modo che milioni di famiglie ed intere nazioni si indebitino fino al collo, di chi investe nell’industria bellica che produce mine antiuomo e nei rifiuti tossici, che specula sul prezzo delle derrate alimentari, affamando milioni di persone, che impedisce lo sviluppo di tecnologie ed economie sostenibili, di carburanti non inquinanti, ecc. Almeno i vandali urbani sono sociopatici – l’ambiente li ha resi psicopatici. I dirigenti aziendali ed i grandi banchieri sono, di norma, nati con la camicia, quindi se si comportano da psicopatici non è per le pressioni ambientali ma per scelta o per una data configurazione neurologica:
Il fatto che abbiano un enorme successo, tanto da fare il buono e cattivo tempo in una società costituita da milioni di cittadini, attenendosi ad un codice di condotta spregevole ed antisociale, non è certo di buon esempio per le giovani generazioni. Sii immorale, farai strada! Non è un modello a cui i giovani possono restare indifferenti: l’onesto arranca, il furbo trionfa e può anche condizionare il modo in cui si definiscono le regole che si applicheranno a tutti, le leggi dello Stato, aggirandole a sua discrezione quando gli sono di ostacolo. Mi viene in mente quella pubblicità dei due giovani belli e vincenti che schioccano le dita e fanno apparire tutto quello che desiderano – si può immaginare un messaggio più diseducativo? L’unico significato che viene convogliato dalla televisione dei nostri tempi sembra sia essere: “materialismo è bello”, “edonismo è giusto”, “niente è sacro tranne il proprio tornaconto”, “l’unico diritto inalienabile è quello di poter trarre profitto”. Dobbiamo sorprenderci del fatto che persone “educate” dalla televisione crescano con l’idea che è legittimo sfasciare negozi per rubare oggetti di lusso e di status? Questa gente non ha più nulla da perdere, non ha mai avuto qualcosa da perdere. Se avessero avuto una qualche prospettiva non l’avrebbero certo messa a repentaglio a quel modo.
Chi crede che cercare di capire il loro comportamento per evitare che si ripeta equivalga a giustificarli merita solo degnazione.
Ci si può solo augurare che, prima di spirare, chi è stato spietato con il prossimo non sia più capace di mentire a se stesso e razionalizzare il male che ha fatto, giungendo ad una qualche forma di pentimento e redenzione.