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mercoledì 25 gennaio 2012

Le 4 principali sfide dei prossimi anni secondo Jacques Attali






Jacques Attali, uno degli economisti ed intellettuali europei più influenti del nostro tempo (ex eminenza grigia di Mitterrand - vedi foto),
non è uno di quelli che si astiene dal dire quel che pensa per paura di fare la figura del pirla:
Non ne ha bisogno, perché sa di cosa sta parlando e perché non ha mai nascosto che cosa auspichi (a differenza, ad esempio di Monti, Lagarde, Merkel, Napolitano, ecc.). Osserva gli indicatori socio-economici, i dati sul commercio e ne trae delle conclusioni che sono ineludibili, ossia che i candidati francesi alle presidenziali stanno nascondendo ai loro elettori la verità, ignorando sistematicamente e deliberatamente le questioni di cui dovrebbero discutere. Un fenomeno che non è limitato alla Francia, come ben sappiamo noi Italiani.
Ecco le 4 questioni fondamentali:
1. I volumi del traffico internazionale di merci sono in vistosa diminuzione e sono ritornati ai livelli del 2002 (cf. Baltic Dry Index), in prossimità del collasso del 2008. Ciò significa che l’economia globale sta per rallentare e non sorpasserà la soglia di una crescita del 3%, il livello più basso da una dozzina di anni, con l’eccezione del 2009. Infatti la crescita è rallentata in Cina, India, Brasile e Africa. Attali osserva che anche le nazioni più dinamiche non saranno in grado di creare abbastanza posti di lavoro per i loro giovani. L’Europa, dal canto suo, andrà in recessione. Sarà più difficile esportare e si dovrà scegliere tra protezionismo e un vasto piano di rilancio dell’economia mondiale.
2. In Europa, nonostante il massiccio, epocale intervento della BCE, che potrà dare l’impressione che la crisi sia in remissione, la situazione debitoria della maggior parte delle nazioni sarà presto insostenibile: per ridurre questo debito si vareranno altri programmi di austerità e la loro simultaneità non farà altro che peggiorare la recessione, riducendo il gettito fiscale ed aumentando le spese sociali. O si intraprendono grandi progetti europeo si abbandona l’euro. O si opta per un federalismo democratico o si abbandona la Banca Centrale Europea.
N.B. Attali è un globalista, a favore degli Stati Uniti d’Europa e del governo mondiale, io no, per le seguenti ragioni:
3. Negli Stati Uniti, terminata l’euforia per la massa monetaria immessa nel sistema pre-elettoralmente (leggi: la Federal Reserve sta aiutando Obama a vincere le elezioni sulla scia di una ripresa fittizia), si capirà che chiunque vinca le elezioni dovrà fronteggiare delle enormi difficoltà. Se Obama vince non avrà comunque una maggioranza al Congresso e non potrà aumentare le tasse per tenere sotto controllo la crescita del debito pubblco. Se perde, il suo successore repubblicano sarà costretto a tener fede alla sua promessa di ridurre le tasse. In entrambi i casi il dollaro crollerà e renderà ancora più improbabile la crescita europea. Attali si domanda: come si possono convincere gli Americani ad essere rigorosi quanto si aspettano che lo siano gli Europei?
4. Il mondo musulmano si trova di fronte a scelte colossali. L’Egitto ha solo tre mesi di risorse a disposizione per importare quello di cui ha bisogno prima che la sua economia collassi. La Tunisia non è messa meglio. La Siria è martirizzata. La scelta iraniana di proseguire con il programma nucleare rende più probabile un intervento militare prima o dopo le elezioni presidenziali americane. Lavarsene le mani o aiutarli? E come?   


mercoledì 18 gennaio 2012

Anton Costas avverte che il fascismo è dietro l'angolo





Scrive Anton Costas (Università di Barcellona), uno dei maggiori economisti spagnoli, in un approfondimento apparso su El Pais dell’8 febbraio:

“Mi ero proposto di iniziare l'anno cercando disperatamente buone notizie con le quali alimentare una certa speranza di miglioramento, non perché sperassi che il 2012 fosse un anno pieno di cose buone - il mio ottimismo non arriva a questo -, ma perché, siano quali siano le circostanze, l'animo ottimista lo dobbiamo mettere noi.
Però tutto mi diventa più difficile, l'ambiente di inizio anno è deprimente. Non solo perché lo sono le circostanze, ma specialmente perché i governi, invece di comportarsi come medici che cercano di recuperare i ritmi vitali di un'economia malata, si comportano come fossero becchini.
Perché è questo quello che stanno facendo, infognando l'economia nella depressione. L'economia europea si trova di nuovo in fase di stagnazione. Dopo essere uscita dalla recessione del 2009, torna a cadere in una nuova recessione che ha un'alta probabilità di convertirsi in una lunga e pericolosa depressione. Se così fosse, le conseguenze oltrepassarebbero le frontiere dell'economia per incidere sulla stabilità sociale e politica.
Consentitemi di chiarire. L'economia capitalista è maniaco-depressiva. Ha delle tappe di euforia, seguite da altre di recessione. Gli economisti parlano di tre tipi di recessione, i cui profili adottano la forma di tre lettere, la V, la W e la L.
La prima è la più comune. La sua dinamica è la seguente: in qualche momento, per ragioni diverse l'economia smette di crescere e crolla, tocca il fondo e successivamente rimonta fino a ritornare al punto di partenza. Normalmente dovrebbe durare tra due e sei trimestri.
È quello che avvenne nel 2009. A partire dall'esplosione della bolla del credito nell'autunno del 2008, l'economia occidentale cadde in picchiata, come conseguenza del crollo dei consumi e degli investimenti privati che sono il motore principale dell'economia di mercato. Dopo aver toccato il fondo, nel 2010 iniziò a recuperare grazie all’intervento massiccio e coordinato di tutte le banche centrali e dei governi del G-20 per evitare una depressione come quella degli anni trenta del XX secolo. Queste politiche fiscali e monetarie agirono come motori ausiliari del motore principale che era grippato.
Però è in questo momento che i nostri governanti, impauriti dalla fattura del combustibile di questi motori (per il deficit pubblico e l'aspettativa dell’inflazione), decisero di disattivarli alla fine del 2010, prima che il motore principale ritornasse a funzionare.
Come era facile pronosticare, l’economia frenò il suo recupero e tornò a cadere, entrando nella recessione a forma di W, nella quale ci troviamo adesso.
Perché hanno agito in questo modo? Si lasciarono trasportare dall’idea magica dell'austerità espansiva: l'austerità farebbe ritornare la fiducia degli investitori, farebbe scendere il tasso di interesse e stimolerebbe la crescita. Una fiaba con le fatine. Noi economisti sappiamo che l'austerità ha funzionato solo dove le economie si potevano svalutare e approfittare dell'aumento delle esportazioni per crescere. La svalutazione monetaria apre una finestra alla crescita. Fare parte dell’Euro implica che questa finestra non esista.
L'austerità può non funzionare anche con la svalutazione. Questo è l'insegnamento impartito dal primo ministro britannico, David Cameron. Quando salì al governo due anni fa, mise in opera un intenso taglio di spesa e dei salari. Parallelamente, approfittando del fatto che non fosse nell’Euro, la sterlina si svalutò. Con questa politica, che possiamo chiamare neomercantilista, sperava di sostituire la domanda interna con le esportazioni.
Ma non funzionò. L’economia britannica si incammina verso la recessione. Siccome l’austerità è diventata una politica generalizzata in tutta l’Unione Europea, non c'è a chi esportare. E tutti si vedono condannati alla recessione. La mia fiducia iniziale nell’esistenza dell’intelligenza nei governi mi fece pensare che avrebbero cambiato rotta.
È quello che fece Franklin D. Roosevelt correggendo il cosiddetto “Errore del 1937”, che consisteva proprio in questo, nel disattivare i motori ausiliari prima che il motore principale tornasse a funzionare.
Però adesso i governi dell’eurozona persistono con una testardaggine degna di cause migliori con l’austerità compulsiva.
Da un lato la cancelliera Angela Merkel ha imposto un nuovo patto che impedisce l'uso della politica fiscale. Da un altro, il regolamento della BCE le impedisce di agire come prestatore di ultima istanza dei governi, uno strumento di politica finanziaria essenziale in momenti come questo, mentre i governi dei paesi in difficoltà come la Spagna, sotto l'effetto di quella che potremmo chiamare la sindrome di Berlino, si dedicano con fervore quasi religioso nel coltivare la mistica del sacrificio sterile e dei tagli compulsivi.
Come se l'insegnamento dell'esperimento inglese non esistesse. Questo perseverare nell’errore rende più probabile che la recessione a forma di W nella quale ci troviamo adesso si trasformi in una recessione a forma di L, che significa una recessione prolungata.
Gli insegnamenti di ciò che accadde negli anni trenta del secolo scorso in Europa ci dicono che gli effetti di una recessione prolungata e della disoccupazione oltrepassano le frontiere dell’economia per incidere in forma violenta sulla coesione sociale e la stabilità della democrazia.
L’insicurezza e la paura del futuro portano la popolazione a preferire la sicurezza che fittiziamente offre il populismo.
Così arrivarono il fascismo e quello che venne dopo.
Osservando questo panorama, mi chiedo se ancora esista una traccia di vita intelligente nella politica europea. E non ne sono sicuro.
Però di una cosa sono convinto: o si apre rapidamente una finestra alla crescita nella zona Euro, o vedremo il collasso delle nostre economie con tutte le altre conseguenze.
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08.02.2012
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di VINCENZO LAPORTA

COMMENTO DEL LETTORE HAMELIN:
Sì, sono intelligenti, decisamente più dei somari che li votano...
O che li votavano (ormai in Italia e Grecia si è sorpassata questa inutile perdita di tempo)...
Le manovre recessive sono state fatte con un unico obbiettivo: Piegare le popolazioni ad accettare un sistema di governo oligarchico, autocostituito, autoreferenziale e tecnocrate = Dittatura Finanziaria Europea.
Loro hanno fatto passare ai più queste manovre come ancora di salvezza mentre anche la più capra delle capre in economia sa che queste mettono fine a qualsiasi paventata ripresa.
Il Dottore ha convinto e ha fatto credere al paziente che il suo leggero mal di testa è un cancro...
Il paziente tra le grida del suo immaginario dolore chiede al medico la morfina che egli sapiente gli fornisce prima a piccole dosi così il paziente contento di non sentire il suo dolore immaginario lo ringrazia fintanto che le dosi aumentano, la vista gli si offusca e gli occhi si chiudono per sempre...
In tutte queste pagliacciate e pantomime gli unici intelligenti sono loro che chiedono sacrifici senza farne...
Gli stupidi sono tutti gli altri ... quelli che a tempo debito verranno utilizzati come carne da cannone per combattere una guerra contro un nemico "terrorista" e lontano , fonte di tutti i loro mali...
Caro autore tu sottovaluti il fatto che l'intelligenza non è sempre usata per buoni scopi, anzi...se chiedessi allo storico scopriresti che le idee più brillanti e riuscite erano rivolte verso fini malvagi.
Una buona domanda invece sarebbe: Perché la gente si affida ai suoi aguzzini scambiandoli per il buon pastore?

giovedì 15 dicembre 2011

L'Abolizione del Contante




SLATE, una rivista "liberal" di grande successo e di proprietà della Microsoft, fa balenare l'idea di abolire il denaro cartaceo per risolvere la crisi, prendendo spunto dalla cosiddetta “manovra Salva-Italia”, in particolare il progetto di abolire l’uso di contanti per transazioni superiori ai 1000 euro. 
L’autore trova che sarebbe opportuno che altre nazioni si rendessero conto dei benefici che derivano dall’eliminare tout court i contanti e lasciare che siano solo narcotrafficanti, spacciatori, evasori e criminali vari a farne uso. Più di tutto, sempre a suo dire, l’eliminazione dei contanti cancellerà il rischio recessivo. Infatti, continua l’autore, le banche centrali possono contrastare la recessione iniettando liquidità nel sistema economico per stimolarlo, tramite l’abbassamento dei tassi di interesse. Il problema odierno è che i tassi sono già così bassi che, come il Giappone del dopo-bolla, non si può scendere sotto lo zero. Il tasso non può scendere sotto zero a causa dell’esistenza dei contanti. In ogni istante i contanti in circolazione sono relativamente pochi rispetto al denaro digitalizzato. Ma se i tassi scendessero sotto zero, la cosa si tradurrebbe in una tassa per chi mantiene i soldi nel proprio conto in banca e a quel punto la gente preferirebbe metterli nel materasso. Cosa succederebbe, però, se non fosse possibile prelevare i soldi? Se le transazioni fossero tutte elettroniche, cosicché l’unica alternativa a tenere i soldi in un conto a tasso di interesse negativo fosse quello di spenderlo? Allora non ci sarebbero più depressioni. Troppa disoccupazione? Si abbassano i tassi sotto lo zero costringendo i risparmiatori a far circolare liquidità, facendo ripartire l’economia. Alcuni farebbero incetta di oro, diamanti e altri beni di lusso (rifugio). Ma anche questo servirebbe comunque a stimolare l’industria in quei settori ed il saggio investitore saprebbe che il prezzo dell’oro crollerebbe una volta che la recessione avesse termine e gli interessi salissero di nuovo (e chi lo dice? Nota mia). Oppure si potrebbe lasciar salire l’inflazione, cosa che avrebbe gli stessi effetti. L’autore però prevede che questa seconda opzione non piacerebbe alle élite economiche e politiche. “Togliere di mezzo i contanti, invece”, conclude l’autore, “è semplice ed elegante, e quindi succederà molto presto”.
*****
Ricapitolo le obiezioni dei commentatori:
* se non s’inventa un altro valore di scambio, questa strada metterà tutto il nostro denaro nelle mani di quei banchieri e ispettori governativi, ossia le stesse persone ed istituzioni che in questi anni hanno dimostrato di non meritare la nostra fiducia, visto che non hanno previsto la crisi quando diversi analisti li mettevano in guardia, non hanno saputo prendere dei provvedimenti adeguati, non hanno dimostrato di sapere che pesci pigliare, soprattutto non hanno mostrato la minima intenzione di punire i responsabili del collasso finanziario che ha innescato la recessione che ha sbriciolato le nostre società, quasi che fossero in combutta con loro. 
* cosa succederebbe nel caso di un colossale black-out?
* siete davvero disposti ad accettare che ogni transazione, fino all’acquisto più banale, sia tracciabile elettronicamente? Non voglio vivere in quel tipo di società.
* come si risparmiano i soldi per il pensionamento?
* il problema non è l’incetta di oro e diamanti, ma di terreni ed immobili, il che gonfia quelle bolle speculative che prima impediscono alle giovani generazioni di farsi una famiglia e poi, esplodendo, scatenano le crisi economiche planetarie.
* qualcuno pensa seriamente che la gente sarebbe pronta a depositare tutti i suoi soldi elettronicamente, senza l’opzione dei contanti, e dover pagare per questo servizio? Non penso proprio. L’unica reazione sarebbe una fuga dal sistema bancario ed una crisi di liquidità, ma senza risparmi non ci sarebbe alcuna rete di salvataggio.
* perché punire ulteriormente i risparmiatori, quasi fossero degli appestati, quando invece sono cittadini virtuosi che si comportano responsabilmente?
* in una società priva di contanti ciascun cittadino sarebbe una pedina di un ordine autoritario.
* le banche non controllano il nostro denaro, lo tengono per conto nostro, non possono sottrarcelo senza il nostro consenso. Gli interessi sono il sale dell’attività bancaria, perché fanno affluire liquidità che potrà essere prestato ad un certo interesse, generando un profitto, entro certi limiti. Questa è la ragione per cui se tutti ritirassero i loro soldi contemporaneamente ucciderebbero le banche. L’interesse serve appunto ad evitare questo tipo di fenomeno. Un altro modo per ottenere liquidità è chiederla alle banche centrali. Più basso è il tasso di interesse delle banche centrali, più convenienti saranno i loro prestiti. Se il tasso scendesse sotto lo 0, ad esempio a -1%, ciò significherebbe che per ogni 100 euro in prestito ne richiederebbe indietro 99. In questo modo le banche prosciugherebbero rapidamente le riserve delle banche centrali visto che, in pratica, guadagnerebbero soldi prendendoli in prestito e tenendosi l’eccedenza non restituita. Le stesse banche non farebbero mai calare il tasso di interesse sotto lo 0 perché, per la stessa ragione, chiuderebbero presto i battenti. Perciò starebbe alle banche centrali decidere se continuare a stampare denaro, producendo livelli inimmaginabili di inflazione, oppure affidarsi unicamente alle loro riserve, che non sono illimitate. In pratica, in ogni caso, un interesse negativo produrrebbe un cortocircuito del sistema.
* eliminare il contante non risolverebbe il problema basilare, che è l’eccessivo livello dei consumi in rapporto all’insufficienza degli investimenti. La maggior parte delle persone è avversa al rischio d’investimento e la storia non sembra darle torto. Servirebbero lezioni di investimento per tutti, così i cittadini riuscirebbero ad evitare di farsi imbrogliare e non considererebbero rischioso un comportamento che persone più competenti trovano assolutamente normale, come l’imprenditoria o l’investimento in un’azienda.
* le recessioni come questa si risolvono punendo i crimini dei colletti bianchi e contrastando disoccupazione e sottoimpiego. La crisi è cominciata con il lobbismo delle grandi aziende che hanno usato il nostro denaro per influenzare i politici e far rimuovere le leggi a tutela dei cittadini.
* ecco un altro piano per riequilibrare l’economia sulle spalle di quelli che se lo possono permettere di meno e che sono i meno responsabili di quel che è successo, avvantaggiando i privilegiati.
* l’autore forse si è perso gli ultimi decenni di storia economica e l’ultimo decennio del diciannovesimo secolo e gli anni Venti e perciò gli è sfuggito che le bolle speculative a cui affida il suo progetto sono contemporaneamente il sintomo e la causa dei problemi, non la soluzione.
* questo articolo doveva presentare i benefici di una società che non impieghi i contanti ma ha finito per terrorizzarmi. La cosa che più mi spaventa è che l’autore non sembra rendersi conto che il mondo che descrive è una schiavitù, un mondo in cui sei obbligato ad affidare le tue risorse alle banche e, ogni volta che arriva una recessione, perché arriva sempre, le banche centrali abbasseranno il tasso di interesse per costringere la gente a spendere i propri risparmi o rischiare di perderli, senza avere alcuna alternativa. Devo ammettere che solo una persona molto particolare potrebbe entusiasmarsi per una società del genere, in cui se un cittadino non gode dei favori delle autorità basta congelare il suo conto e bloccare ogni tipo di transazione. Spero di essere morto e sepolto prima che una cosa del genere divenga realtà. Spero che non lasceremo ai nostri figli una società di questo tipo. Non sono un attivista politico ma credetemi quando dico che preferirei morire cercando di impedire alle élite di condannare i nostri figli alla schiavitù finanziaria.

PER APPROFONDIRE

giovedì 8 dicembre 2011

La Bomba ad Orologeria del Debito (Francia, Italia, Spagna)



Qualche buon’anima potrebbe ricordare al professor Monti quel che dovrebbe già sapere, ossia che senza crescita quel debito non si paga e che la sua manovra ci manderà in recessione, aggravando drammaticamente il problema?
Perché la sinistra osanna un neo-liberista (orgoglioso di esserlo!) ammiratore di Marchionne e della Gelmini? 
Non lo sanno ormai anche cani e porci che è stato il neo-liberismo a causare la crisi scoppiata nel 2008 e che perdura da ormai quasi 4 anni?
Chiedereste ad una volpe di governare un pollaio?
Ciascuno raccoglierà quel che ha seminato.

lunedì 5 dicembre 2011

Hanno detto della manovra "Salva-Italia" - commenti raccolti qua e là su FaceBook





Le creature di fuori guardavano dal maiale all'uomo, dall'uomo al maiale e ancora dal maiale all'uomo, ma già era loro impossibile distinguere fra i due.
George Orwell, “La Fattoria degli Animali”

Senza questo pacchetto l'Italia crolla, va in una situazione simile a quella della Grecia, un Paese simpatico, ma che non vogliamo imitare.
Mario Monti

Quello che non c’è, prima di tutto, è una patrimoniale. Per carità, i patrimoni non si toccano, in questo paese dove il cinquanta per cento della ricchezza è in mano al dieci per cento dei cittadini.
Quello che non c’è è un’imposta sulle attività finanziarie: e suona patetico gabellare per tale (come ha fatto Grilli) l’aumentino del bollo di Stato sul conto titoli.
Quello che non c’è è un taglio alle spese militari: continuiamo a comprare armi come se stessimo preparandoci a un’invasione aliena.
Quello che non c’è è un passo qualsiasi per abolire i privilegi della Chiesa, dall’Ici in giù: e ci mancherebbe, con l’asse cattolico che ha portato Monti a Palazzo Chigi.
Quello che non c’è è un taglio vero ai privilegi e alle spese della politica: unico punto pervenuto, il dimagrimento delle province, per il resto ciccia.
Quello che non c’è è un passo deciso verso la banda larga e la green economy: solo belle parole e vaghi propositi.
Quello che non c’è è il coraggio di aumentare l’Irpef almeno a chi prende più di 100 mila euro l’anno, e che se pure ne scuce un paio alla comunità in crisi non si suicida di certo.
Quello che non c’è è una severa legge penale tributaria, davvero curioso per un governo i cui membri hanno tutti studiato o lavorato negli Usa, dove le pene per gli evasori fiscali arrivano a 15 anni.
Quello che non c’è insomma è il coraggio di cambiare passo, di mostrare una nuova visione, una cultura diversa, un’ipotesi alternativa di futuro.
E quello che non c’è mi sembra, purtroppo, più importante e brutto di quello che invece c’è.
Alessandro Gilioli – L’Espresso

Quanto guadagna Mario Monti? (davvero tanto!)

Perché questa manovra è suicida?
http://www.rischiocalcolato.it/2011/12/laccanimento-terapeutico-di-monti.html


Nessuna stretta sui patrimoni, nessun intervento drastico sull’evasione fiscale, nessuna detassazione mirata, solo alle aziende che dimostrano concretamente un dichiarato investimento sulla ricerca & sviluppo e sulle forze lavorative giovani. Tanta difesa alla solidità patrimoniale dei pochi che stanno nella stanza dei bottoni. Nessuna regolamentazione sulla divaricazione abnorme degli stipendi dirigenziali rispetto alle categorie medie, invece del solito aumento dell’IVA che falcidia chi è già povero. Nessuna reale stretta sulle rendite finanziarie di chi gioca con i soldi come fossero noccioline e non produce ricchezza per il paese. Nessun reale taglio agli abnormi costi della politica, nessuna abolizione delle province dai costi amministrativi esorbitanti ed inutili, solo perché roccaforti del clientelismo leghista…Non c’è niente di apprezzabile in questa manovra. Ci sono solo le basi per una recessione che ci porterà comunque al default. Tanto vale farlo subito…

Il contributo di tutti ma dove ? Caro Prof. come c'era da prevedere l'ICI sulla prima casa l'hai rimessa ma la chiesa ne rimane immune…Ci vorrebbe una bestemmia ma l'educazione l'impedisce.

e vai con i tagli agli enti locali e quindi probabilmente tagli a cascata ai nostri comuni. sapete cosa significa? tagli ai servizi per i cittadini e inoltre che senso economico ha tutto questo? i comuni faranno meno acquisti di beni e servizi e meno investimenti e quindi si deprime l'economia che lavora per l' ente pubblico...( fornitori, ditte che fanno manutenzione, che costruiscono etc ); quindi queste e altre sono semplicemente manovre depressive sull' economia, altro che risparmi...

chi avrebbe vissuto al di sopra delle "nostre" possibilità negli ultimi 30-35 anni? I pensionati al minimo? I lavoratori dipendenti? I giovani precari? Negli ultimi 30 anni c'è stato uno spostamento fortissimo della ricchezza prodotta verso le rendite e i profitti a scapito del lavoro dipendente e dei pensionati e ora questi ultimi dovrebbero pagare il conto? Ma di che cosa?

E' curiosa questa dichiarazione "che negli ultimi 25 anni abbiamo vissuto........." quando si è costruito un sistema sul consumo di merci e si sono messe le persone nella condizione di indebitarsi fino al collo. Sembra che spendere sia stata una scelta cosciente e non indotta, perché funzionale ad un sistema che sopravvive proprio per questo. Adesso che la contraddizione è scoppiata vengono a dirci : signori qualcosa non ha funzionato e il mercato non è cosi capace di autoregolarsi. Quindi pagate nell'attesa di ricominciare tutto capo. Certo dico questo, nella considerazione che se Monti ha bisogno di qualcosa ci sarà sicuramente Letta e il suo partito a dargli una mano per spacciare la balla di cui prima a quelli a cui svuoteranno le tasche.

Come pensa di far ripartire l'economia Monti? Non c'è niente di niente per favorire la ripresa! tagli alla scuola, aumento delle spese belliche, tagli alla sanità, alla ricerca... e regali alle imprese e alle scuole private! Ma basta prenderci per il culo!

Era previsto che il lavoro sporco l'avrebbe fatto un governo di "salute pubblica" e la situazione è stata fatta maturare perché questo accadesse.

questo governo non è diverso da quello berlusconi, tranne che monti non fa i corni, non tocca sederi, non va a puttane e ci risparmia le barzellette, ma fa esattamente quello che doveva fare berlusconi. Io non credo che questi rappresentanti degli interessi delle banche vogliano farci uscire dalla crisi, non ho capito perché, ma ho la triste impressione che il gioco sia un altro e francamente mi fa paura

Praticamente pagheranno i più poveri ed i meno difesi: pensionati e famiglie. Ai pensionati viene tolto l'adeguamento delle pensioni al costo della vita, sulle famiglie peserà ici ed aumento di due punti dell'iva.

Il governo a noi *ordina*di pagare le tasse, alle banche *chiede* se sono disponibili a ridurre le commissioni. Secondo me c'è qualcosa che non va. Parlano di lotta all'evasione manco si facessero soldi a palate. Ma quale evasione? che qui non si batte un chiodo! Probabilmente vivono su un altro pianeta.

tagliare le spese militari? NO
tagliare gli stipendi dei parlamentari? NO (sono i più alti del mondo)
tagliare i vitalizi (pensioni) dei parlamentari? NO
aumentare la contribuzione ai parlamentari? NO (pagano l'8%, anzicchè il 33% che pagano i lavoratori dipendenti in busta paga)
tasse sui grandi patrimoni? NO
aumento dell'IRPEF agli alti redditi? NO

i ricchi e gli evasori in effetti non li tocchi (1,5% agli evasori "scudati"... RIDICOLO..!)
e mette invece l'imposta di bollo sui risparmi , indiscriminatamente...

Sulla rinuncia allo stipendio: DEMAGOGIA PURA ...PER UNO RICCHISSIMO COME LUI se non lo sapevi ...persino quel gaglioffo di berlusca non percepiva l'emolumento del presidente del consiglio...

E' un governo di banchieri, adesso hanno praticamente reso obbligatorio avere conto corrente, bancomat e carta di credito. La carta moneta che è lo stato stesso ad emettere non si può più usare, ma che bello. Complimenti per la strenua difesa delle libertà individuali!
Libertà di evadere, e perché mai? E se volessi solamente fare acquisti al sexy shop senza essere tracciato? E non è mica necessario che sia un sexy shop, posso non voler far sapere alla mia banca e a tutto il mondo che mi sono comprato l'attrezzatura da sci nuova. Ti sembra un crimine? Il fatto che uno stato non sia in grado di controllare nulla non significa che si debba rinunciare a qualsiasi libertà per una falsa sicurezza. Sono convinto che chi evade davvero sa benissimo come farlo e continuerà a farlo esattamente come prima, mentre queste norme obbligano chiunque ad avere un conto in banca, il bancomat e la carta di credito. Come la mettiamo con le commissioni? Pensate che le banche e i circuiti delle CC vi rinunceranno con gioia per il luminoso futuro della nazione? “Chi è pronto a dar via le proprie libertà fondamentali per comprarsi briciole di temporanea sicurezza non merita né la libertà né la sicurezza."
Benjamin Franklin

1) tolte a tutte le pensioni (sopra 960 € lordi), l'aumento mensile del costo della vita (27 €/ mese lordi)
2) aumento dell'IVA da 21 a 23% per tutti (Agnelli, Marchionne, Monti, Berlusconi, De Benedetti, Marcegaglia, ecc. pagheranno le merci con lo stesso aumento (23%) di chi ha la pensione minima che è 461,40 €/ mese

Io forse non sarò un genio in economia politica...ma il buon Proff. Ricciardi qualche concetto importante me l’ha lasciato...togli soldi dalle tasche dei consumatori=blocchi l'economia=le aziende falliscono= catastrofe economica

Le auto blu costano fra i 5 e i 7 miliardi l'anno, non le hanno toccate, le scorte (che sono solo status symbol) nemmeno, la bastarda chiesa cattolica continua ad essere il più grande evasore fiscale d'Italia... ma andate a fare in culo!

e lo sviluppo? ed i tagli alla casta? e la lotta all'evasione fiscale? . . .

E ci voleva un governo "tecnico" per questo scempio? Batter cassa così spudoratamente riesce anche ai peggiori idioti!

giovedì 24 novembre 2011

Creditori e debitori - una società nuova per un'umanità nuova (intro)



Perché Gino Strada è triste? […]. Strada ha capito che la sua predicazione pacifista non approderà a nulla. E non perché lui sia un cattivo predicatore, non perché i suoi argomenti non siano persuasivi, non perché le persone di buona volontà non si riconoscano in lui. Ma lui deve aver capito che la brama di potere, la volontà di potenza, lo scontro con gli altri e infine la guerra sono un istinto della nostra specie. Non è un vizio, non un'indole perversa da rieducare: un istinto che convive con quello della generosità e con l'amore per gli altri. L'uomo è un groviglio di due amori: quello per gli altri e quello per se stesso. E se mai ci si chiede quale sia il più forte e il più irruente di questi due istinti amorosi, s'arriva presto a concludere che l'amore per sé è quello dominante. Lo si può contenere, si può fare in modo di arginarne la pericolosità, ma non si riuscirà mai a spegnerlo perché si dovrebbe trasformare l'uomo in un angelo, dotarlo cioè di un'altra natura che estingua la natura umana.
Eugenio Scalfari, “L’amore per sé e quello per gli altri”, L’Espresso, 22 aprile 2011


A me sembra che dalla filosofia dei Vangeli, espressa in parabole, risulti chiaramente che non la violenza su sé stessi, controproducente e fonte di nevrosi, bensì solo la conoscenza di sé e dei propri meccanismi profondi, possa portare al superamento dell’egoismo e ad un giusto amore per sé stessi, imprescindibile da quello per gli altri..
Commento di un lettore di Scalfari

Nascere creditore significa ritenere che tutto il buono che ci capita nella vita ci sia dovuto; se ci viene negato o impedito subiamo un torto per il quale la sorte e i nostri simili ci dovranno risarcire. Non è chiaro quale sia il motivo del nostro essere in credito, spesso ce lo inventiamo senza esser consapevoli dell'inesistenza di questo credito immaginario, ma non importa: siamo arciconvinti d'essere in credito verso la vita e quindi verso tutte le persone con le quali entriamo in contatto e tanto basta. Chi nasce debitore è l'esatto contrario del suo opposto: è animato da un complesso di colpa esistenziale che sviluppa dentro di lui la convinzione d'avere un debito da pagare, un debito verso la vita e quindi verso tutti. Perciò è oblativo e dare è il suo piacere. In tutte le manifestazioni del suo vissuto, perfino in quelle amorose, il debitore trae piacere dal piacere che dispensa al suo partner e al suo prossimo.
Eugenio Scalfari, “Creditori e Debitori”, L’Espresso, 27 febbraio 2009.

Provo a dire che in realtà sono due modalità differenti di approccio e conoscenza della realtà: i debitori, come sembra descriverli lei, sono più portati a coltivare il dubbio, ad interrogarsi su se stessi, ad affrontare la complessità dei fatti cercando di osservarli da differenti "punti di sguardo", a pensare di poter aver commesso errori. Questo può essere un segno di onestà interiore e di corrispondenza piena a se stessi….I creditori viceversa sarebbero, forse per attitudine, più propensi ad una sintesi finalizzata ad un risultato più immediato, coloro che vedono il mondo come un infinita successione di vittorie o sconfitte per cui vincere è l'obiettivo principale. Credo che forse ciascuno di noi è un po' l'uno un po' l'altro e che la casualità della vita contribuisce ad accentuare ciascuno dei due aspetti secondo circostanze e momenti.
Commento di un lettore di Scalfari.

Le proposte per uscire dalla crisi sono note.
Default controllato
Tobin tax ed altre misure consimili:
Punizione dei colpevoli e lo smembramento dei cartelli finanziari:
Ma è arrivato il momento di passare oltre. Questa è una Depressione, non è una crisi dell’euro, sebbene la crisi sia stata convogliata contro l’euro per poter mungere i contribuenti europei a beneficio dei grandi finanzieri e del dollaro, ben più a rischio dell’euro. Sempre più persone stanno rendendosi conto che le cose non torneranno più come prima, i cambiamenti saranno radicali, come radicale è la crisi:
È perciò arrivato il momento di discutere di offrire una visione di come vogliamo che sia il futuro, dopo la Rivoluzione Globale (ci sarà, perché il Terrore accentra il potere come nessun altra cosa).
Qui propongo una rozza, preliminare introduzione alla visione che sto sviluppando, nel mio piccolo, provando a coniugare il meglio del pensiero anarchico:
con il meglio del pensiero politico-filosofico “classico”:
Il debito e le tasse sono le leve del potere rispettivamente per il sistema finanziario e quello statale. Senza di queste entrambi sarebbero completamente impotenti. Con il debito e le tasse si controlla il futuro di un popolo. In questo momento il sistema finanziario (privato) si sta divorando l’uno e l’altro, ai danni del pubblico. In questo momento, tramite i famigerati salvataggi bancari (es. la Dexia, che è al suo terzo salvataggio a spese dei contribuenti franco-belgi), i politici al governo nelle nostre democrazie stanno trasferendo il potere esecutivo a degli oligarchi privati, violando il contratto sociale che li lega agli elettori. Non è un processo transitorio, temporaneo, è un evento che, nelle intenzioni dei Grandi Traghettatori, ha tutte le caratteristiche della permanenza, della definitività. Si rafforzano le banche, si indeboliscono gli stati, con le agenzie di rating che imperversano. Le tasse vengono dirottate dai servizi sociali ai caveau, ai portafogli di pochi che si premiano con bonus di entità crescente, a dispetto del loro completo fallimento, decretato dalla crisi finanziaria in corso. Mentre uno stato democratico è un’entità che ha il dovere, almeno sulla carta, di sentire il nostro parere (“nessuna tassazione senza rappresentanza parlamentare”, dicevano gli Americani che si ribellavano agli Inglesi), il privato se ne fotte. Il sistema finanziario capitalista è anti-democratico fino al midollo, la sua essenza, la sua ragion d’essere, è la negazione dei principi democratici. È un parassita dei sistemi democratici, li vampirizza.
A ben guardare, non esiste, è un mostro fittizio, creato dalla volontà e dalla potenza di chi ne beneficia maggiormente, lasciando ai cittadini le briciole. Dunque non sarebbe difficile fermarlo, basterebbe un secco no:
No al mantra della presunta efficienza del privato al costo di una crescente sperequazione ed ingiustizia sociale.
Il potere corrompe tutti, nel pubblico come nel privato, solo che un privato che monopolizza un settore, magari in accordo con altri, non lo possiamo rimandare a casa con il voto, il politico sì.
I cittadini non hanno alcun potere contro la finanza globale, se non si organizzano, e lo Stato è il tipo di organizzazione che dovrebbe impedire ai forti di prevalere sempre e comunque sui deboli. Una democrazia costituzionale, a differenza di un’impresa privata, non antepone invariabilmente il proprio profitto ad ogni altro tipo di considerazione, perché non è quella la sua ragion d’essere. Non è nato per farlo, è nato per mediare tra una molteplicità di interessi, non per conquistare il dominio a beneficio di pochi interessi:
Queste sono cose che, più o meno, ci sono chiare.
Quel che, al momento, ci confonde è una serie di dissonanze cognitive che riguardano la giustizia – perché devo pagare io per gli errori di speculatori avventati? –, il fallimento integrale del sistema – quello bancario/finanziario, quello regolativo, quello politico –, la tracotanza – chi ha sbagliato si premia avidamente con giganteschi bonus e noi ci dobbiamo spaccare la schiena per loro e per un tenore di vita costantemente declinante –, l’inciucio – il potere finanziario e quello esecutivo sono ormai una cosa sola e non perseguono il bene comune, ma quello di una ridottissima minoranza –, l’impotenza – tutto è troppo grande per essere lasciato fallire e troppo grande per essere salvato.
Nel complesso, non è facile darsi conto di quel che sta succedendo e provare ad immaginare delle alternative a quelle fatte calare dall’alto.
Tutti gli –ismi hanno dimostrato di essere fallimentari e si vuole evitare di cadere preda dell’ennesimo –ismo di nuovo conio. Si vorrebbe evitare la violenza, ma come resistere nonviolentemente ad un sistema che distrugge milioni di esistenze in modo formalmente legale e senza bagni di sangue? Ci si vorrebbe poter fidare di qualcuno, ma ogni leader ci delude: dice una cosa e poi ne fa un’altra.  
Ci troviamo in frangenti molto simili a quelli di chi ci ha preceduto negli anni Trenta e le prospettive non sono molto diverse: autoritarismi, guerre e poi si ricomincia.
Questa volta, però, abbiamo l’occasione di far valere la logica e l’etica del debitore su quella del creditore. Facciamo tesoro della nostra condizione di Debitori Cosmici, visto che le autorità si sforzano di ricordarcelo ad ogni piè sospinto. L’ethos del creditore è quello per cui il sistema si autoregola e gli avanzi dei trionfatori (creditori) saranno miracolosamente sufficienti per i perdenti (debitori). È l’ethos dell’avidità, della competizione e della scarsità/abbondanza selettiva. L’antitesi del messaggio divulgato da praticamente tutti i pensatori che più ammiriamo e degli insegnamenti che impartiamo ai nostri figli. È l’ethos dello psicopatico:
Questo ethos sta distruggendo il mondo. O proviamo a contenerlo o ci lasceremo le penne.
La prima cosa da fare è non usare il denaro per assegnare un valore agli esseri umani. La seconda cosa da fare è spianare la piramide gerarchica della società, cercando di modellare una sfera (letteralmente) sociale in cui tutti i punti sono equidistanti dal centro. La terza cosa da fare è pretendere trasparenza da parte del potere, sempre, e fare in modo che i nostri rappresentanti si sentano delegati, non casta. La quarta cosa da fare è non credere al Salvatore o all’Élite Benevola che corre in nostro soccorso. La quinta cosa da fare è non aspettarsi riforme spontanee dall’altro. Ogni conquista sociale è costata sudore e sangue, così è sempre stato e sempre sarà, finché vivremo in società piramidali dove i vertici sono per definizione autoreferenziati e ragionano in termini di “pesce grande mangia pesce piccolo”. La sesta cosa da fare è nazionalizzare le banche centrali e stampare denaro in proporzione alla ricchezza prodotta dal paese. La settima cosa è promuovere un’etica cooperativa, invece di quella dell’uomo che non deve chiedere mai, che ci martella da mane a sera. L’ottava cosa è concentrarsi sull’ambito locale: le relazioni di potere a livello nazionale ed internazionale sono esageratamente corrotte, perché maggiore è il potere, maggiore è la corruzione. La nona cosa da fare è rinunciare al mito della crescita MATERIALE continua. L’umanità ha bisogno di crescere, maturare, migliorarsi, ascendere, ma non certo nella direzione di oggigiorno, quella del profitto, del superfluo, dell’edonismo, del materialismo. La crescita costante serve a livello interiore, spirituale, non certo esteriore. Da questo punto di vista l’approccio marxista è mostruoso tanto quanto quello capitalista. La decima cosa da fare è far sentire il nostro prossimo coinvolto nelle dinamiche sociali, nelle relazioni interpersonali, valorizzare il suo lavoro ed i suoi talenti, fargli/le capire che il suo contributo creativo ed innovativo è importante, che ciascuno ha un ruolo significativo da svolgere. Al momento presente, in una società della quantità, questa forma mentis è utopica, ma il futuro non potrà essere come il passato. Non può piovere per sempre. Panta rei, tutto cambia.
Per quanto concerne la democrazia diretta, non credo debba essere estesa oltre un ragionevole limite, rimanendo sempre ben consapevoli dei suoi limiti:
Se c’è una società civile informata e partecipe i suoi rappresentanti fanno quello che sono tenuti a fare. Le caste esistono perché i cittadini hanno permesso che si formassero, per ignoranza, ignavia, vantaggi a breve temine. I cittadini sono così perché gli intellettuali non hanno assolto il loro compito e si sono avvitati nei loro narcisismi. Le persone che hanno avuto la fortuna di potersi educare a certi livelli hanno il preciso dovere di produrre idee e farle circolare, di condividere conoscenza, perché la conoscenza può proteggere tutti, mentre l’ignoranza espone ad ogni tipo di periglio.