lunedì 14 novembre 2011

Sicari dell'economia, becchini della democrazia




È scritto tutto, nero su bianco, il debito pubblico non è solo un problema civilistico di qualcuno che deve essere pagato, è creato apposta per instaurare un regime di tipo feudale con strumenti moderni.
Questa è la dinamica dei prezzi argentini dal 1900 ad oggi. Dal 1900 al 1945 i prezzi sono rimasti graniticamente stabili. Dopo tale data, con l'intervento dei sicari dell'economia dell'IMF, il cui asserito fine era evitare l'inflazione, c'è stata un'impennata quasi verticale. Evidente caso di doublespeak. Un caso chiarissimo nel quale si può con evidenza affermare il dolo dell'IMF, anche solo guardando il grafico e considerando la scansione temporale degli eventi storici. Se poi ci aggiungiamo anche quello che dice John Perkins...
Mario Giuliano

ENGLISH: John Perkins (2004). Confessions of an Economic Hit Man, San Francisco: Berrett-Koehler Publishers.
ITALIANO: John Perkins (2010). Confessioni di un sicario dell'economia : la costruzione dell'impero americano nel racconto di un insider, Roma: Minimum fax, 2010.

“È un libro, quello di Perkins, che merita nuova visibilità, nonostante abbia già avuto un'ampia circolazione (25mila copie vendute, un ottimo risultato per questo genere di testi in Italia): è un libro importantissimo per comprendere i reali meccanismi di costruzione della globalizzazione, tanto che a scuola l'ho dato da leggere a qualche mio alunno che aveva manifestato interesse per queste questioni. «La costruzione dell'impero americano nel racconto di un insider», dice il sottotitolo: l'autore infatti nel 1971 era entrato alle dipendenze di una società di consulenze internazionali che conduceva studi in ordine a progetti su cui far affluire finanziamenti di Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale: «Di ognuno di questi progetti, l'aspetto che passava sotto silenzio era che si prefiggevano di creare alti profitti per gli appaltatori e far felici un pugno di ricche e influenti famiglie dei paesi destinatori, assicurando al tempo stesso la dipendenza finanziaria a lungo termine e quindi la lealtà politica di governi di tutto il mondo. Più ingente era il prestito, meglio era. Il fatto che il peso del debito di cui il paese si faceva carico avrebbe privato i suoi cittadini più poveri della sanità, dell'istruzione e di altri servizi sociali per i decenni a venire non era preso in considerazione». Dall'Iran all'Iraq, dall'Arabia Saudita al Venezuela, da Panama all'Indonesia, tutto il mondo compare nei viaggi raccontati con una sapienza di scrittura che non si limita a descrivere, ma narra”.
Marco Rovelli, L'Unità, 11 settembre 2010

“Racconta con dovizia di prove, indizi e deduzioni come gli Usa avessero (e hanno) una precisa strategia colonialista nei confronti dei paesi di secondo e terzo mondo che vogliono attrarre nella propria sfera d'influenza: basta che abbiano democrazie traballanti e risorse naturali buone e abbondanti. Perkins confessa subito: era un gangster in giacca e cravatta girava il mondo e le stanze del potere con "una pistola in una tasca e le banconote nell'altra". Dal 1968 al 1981 era uno dei sicari economici USA, sottometteva stati e clan economicamente e politicamente. Sedurre, corrompere, spiare, provocare, il suo compito e il suo fine giustificava ogni mezzo. E quando queste arti persuasive non bastavano, governo e Cia compiacenti (e spesso partecipanti), chiamavano gli "sciacalli" e i leader integerrimi e incorruttibili venivano messi fuori gioco, con golpe o attentati.  Perkins, a cui in questo Risiko spettava il Sud America, è un personaggio controverso, la sua verità non può essere considerata Storia, anche se porta prove, indizi e arringhe molto convincenti”.
Boris Sollazzo, Il Sole 24ore, 18 agosto 2008

“Cosa succede quando un giovanotto idealista, fresco di Peace Corps, viene reclutato dalla Chas T. Main, formalmente una grossa società di Ingegneria impegnata nella cooperazione, per indurre attraverso previsioni manipolate dei governi ad accettare prestiti astronomici che non potranno mai restituire? Succede che un nuovo sicario dell'economia è nato, pronto a lavorare ad uno dei più grandi progetti di dominazione mondiale mai concepiti dall'uomo. Un progetto che non prevede l'uso della forza militare se non come extrema ratio ma, al contrario, fa un uso spregiudicato ed estremamente efficace della leva economica per ridurre all'obbedienza un Paese dopo l'altro. Senza fermarsi di fronte a nulla”.
Marco Dellantonio - Lettera.com

“L’autore racconta il suo cammino interiore di conversione da sfruttatore a sostenitore dei diritti degli oppressi….Perkins ammette di essere uno dei tanti “professionisti ben retribuiti che sottraggono migliaia di miliardi di dollari a diversi Paesi in via di sviluppo. I loro metodo comprendono il falso in bilancio, elezioni truccate, tangenti, estorsioni e omicidi
Giulio Albanese, “Globalizzazione e cleptocrazia”, Avvenire, 29 giugno 2008

“Nel libro, l'autore racconta dei nove anni trascorsi con la Main negli anni Settanta. Dall'Ecuador a Panama, dall'Iran all'Arabia Saudita, la missione era sempre la stessa: d'accordo con agenzie governative, dichiara di aver gonfiato le previsioni sulla crescita economica di quei Paesi, spianando la strada a prestiti da miliardi di dollari che questi sottoscrivevano. In definitiva, dice, mentre questi Paesi diventavano clienti delle grandi compagnie americane di ingegneria, edilizia, e mani-fatturiere quali ad esempio Bechtel, Halliburton, Boeing ed altre, i fondi venivano riciclati negli Stati Uniti. Ma racconta anche del costante tormento che gli derivava dalla sensazione di essere in realtà un sicario, ufficialmente sul libro-paga della Main Inc., e indirettamente controllato dal governo e dalle agenzie di intelligence”.
Landon Thomas Jr., The New York Times, 8 novembre 2006

"Siamo un'élite di persone che utilizza le organizzazioni della finanza internazionale per creare le condizioni affinché altri paesi si sottomettano alla corporatocrazia che domina le nostre grandi aziende, il nostro governo e le nostre banche". Scritto come un romanzo, documentato come un saggio (note a pie' di pagina per chi desidera le fonti) il libro descrive la più colossale opera di sfruttamento mai messa in piedi nella storia dell'umanità, si tratta: "di incoraggiare i leader mondiali a divenire parte di una vasta rete che favorisce gli interessi commerciali della Stati Uniti. Alla fine restano intrappolati in una trama di debiti che ne garantisce la fedeltà".
Corrado Augias, Il Venerdì, 12 settembre 2006

“John Perkins, classe 1943 e New England doc, è stato per molti anni un «sicario dell'economia», cioè un «esperto» assoldato dall'impero economico globale capeggiato dagli Usa affinché con i suoi progetti di sviluppo attirasse i leader del sud del mondo nella rete del sistema e intrappolasse così i loro paesi in una commistione perversa di debiti e asservimento politico. Sicario traduce l'originale «hitman», il bastonatore che veniva reclutato dalla mafia e dalle ditte americane per picchiare gli scioperanti. Preso dai rimorsi, divorato dai sensi di colpa per lo scempio sociale, politico e ambientale derivato dall'azione sua e dei suoi simili, l'ex economista capo e consulente di multinazionali e organismi economici mondiali ha deciso infine di vuotare il sacco in un libro Confessioni di un sicario dell'economia. È lì che in oltre 300 pagine narra, dall'interno del meccanismo, tronconi di storia contemporanea internazionale, a partire dai primi anni '70, quando ha inizio la sua carriera, fino all'agnizione dell'11 settembre 2001, quando l'abbattimento delle due torri, da lui definito il «risultato diretto dell'azione dei sicari dell'economia», lo spinge infine alla denuncia aperta. Sfilano così lungo la narrazione l'Indonesia del primo Suharto salito al potere dopo il massacro dei comunisti, il Panama di Omar Torrijos, l'Arabia saudita del patto scellerato tra i Saud e gli Usa dopo la prima crisi del petrolio, l'Iran dello Scià e della sua caduta, l'Ecuador di Jaime Roldòs, la Banca mondiale trasformata da Robert McNamara «in un agente dell'impero globale su scala mai vista». E altro ancora, fino all'Iraq di Saddam Hussein alla cui fine tramite guerra e occupazione Usa Perkins fornisce un background completo. Un esperto e competente alter-mondialista non potrà che dire, lungo tutto il racconto di Perkins, «lo abbiamo sempre detto». La Bechtel, la Halliburton, la famiglia Bush, Dick Cheney e Caspar Weinberger, la corporatocrazia, sono tutti vecchi attori fetidi di una trama già svelata, sia pur senza grande successo al fine della loro sparizione dalla scena mondiale. Anzi. E fa sempre bene ricordare che, appena Ronald Reagan, eroe dei nostri tempi beatificato da recenti commemorazioni, si insediò, furono fatti fuori con attentati targati Cia due presidenti latinoamericani democraticamente eletti ma scomodi per gli Usa, Roldòs e Torrijos, per l'appunto, esplosi in volo l'uno a maggio e l'altro a luglio del 1981. Tuttavia il libro di Perkins non dà l'impressione del déjà-vu, proprio per questo suo aspetto di internità, non certo frequente. Così che anche se le denunce sono note, se ne raccomanda la lettura ai più giovani, che poco amano le tirate ideologiche e apprezzano invece molto la concretezza degli eventi, qui narrati con linguaggio semplice e chiaro. Altro interessante elemento delle Confessioni è la descrizione del cambiamento di strategia dei «sicari» imposto dal mutare dei tempi.
Così che all'azione diretta della Cia, come nel caso del rovesciamento del premier Mossadeq in Iran nel 1951, si sostituiscono via via, soprattutto dopo la batosta inflitta agli Usa dal Vietnam, tattiche «morbide», come i «sicari-consulenti» artefici dei piani di sviluppo finanziati da Fmi e Banca mondiale. Perkins fa parte ancora di quella generazione che viene messa al corrente della sordida segretezza dei meccanismi. Per la generazione successiva non ve ne sarà più bisogno: le nuove leve, negli anni '90, agiranno convinte di muoversi su un piano del tutto legale e necessario. Grazie alla nuova ideologia della globalizzazione economica, figlia della deregulation degli anni '80 che ha reso sacro il profitto e leciti tutti i mezzi per procurarselo.
Resta da dire qualcosa sulla figura di John Perkins, una sorta di Raskolnikov post moderno che non assurge mai a figura tragica, nonostante i guasti immani da lui provocati ed elencati e gli innumerevoli mea culpa disseminati lungo il libro. Pur apprezzando il grande sforzo di portare alla luce un universo indecente e tuttavia ancora dominante, getta qualche ombra la facilità con cui, ancora negli anni '90, accettò di farsi lautamente pagare (mezzo milione di dollari) il proprio silenzio da una multinazionale”.
Angela Pascucci, “Le monde diplomatique”, 16 febbraio 2006

“Se ciò che scrive è tutto vero - e purtroppo lo è - John Perkins è il primo pentito storico dell'economia della globalizzazione. Un don Masino Buscetta che conosce regole e meccanismi. Come ogni pentito, Perkins ha avuto un ruolo di primo piano nell'organizzazione, era quello che si dice un sicario dell'economia. Funziona così: lui come tanti altri lavorano per grosse compagnie (tipo Halliburton per intenderci); vengono mandati in un paese del terzo mondo per convincere il governante di turno a servirsi di prestiti e fondi di istituzioni come Banca mondiale e Fmi. Fondi che vengono garantiti grazie alle straordinarie (e per nulla veritiere) previsioni di crescita economica di quel paese stilate dagli stessi sicari. I fondi verranno utilizzati per pagare servizi e infrastrutture commissionati (fa parte del contratto) a imprese Usa. Il governo di quel paese non sa o non gli importa che quei debiti non riuscirà mai a pagarli perché le stime sulla sua crescita sono folli. E quindi diventerà un eterno debitore degli Usa. Cioè, per dirla in altri termini, una colonia dell'impero. Se i sicari falliscono, se il governante si dimostra più ostico del previsto (vedi Allende o Torrijos o Roldos), entrano in scena gli sciacalli e i governanti fanno una brutta fine. Se falliscono anche quelli, migliaia di giovani americani vengono mandati a combattere in un paese lontano. Chiaro? Nelle pagine di Confessioni di un sicario dell'economia ci sono i racconti di tutto il lavoro sporco fatto da Perkins, tutti i grandi personaggi che ha incontrato da Graham Greene a presidenti dell'America Latina che erano la speranza per il loro popolo oppure uomini di pezza iraniani messi lì e poi travolti dalla furia della rivoluzione. E c'è il durissimo conflitto con la sua coscienza che lo ha portato a mollare tutto e a scrivere questo libro dopo, dice, aver rinunciato più volte per minacce o bustarelle”.
Dario Olivero “Sicari, freak e corruzione il lato nascosto dell'economia”, repubblica.it, 04 novembre 2005

Dello stesso autore:
“La storia segreta dell'impero americano. Corruttori, sciacalli e sicari dell'economia”

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