martedì 15 novembre 2011

Crisi generate e colpi di stato "soft"




Trasferita dalla salvezza delle anime alla salvezza della società, è la sempiterna figura della missione redentrice che un “salvatore” assume su di sé, lasciando al vita beata in cui stava prima di lassù, scendendo a sacrificarsi per gli infelici che stanno quaggiù. Teologia politica allo stato puro, cioè trasposizione di schemi mentali e suggestioni dalla teologia alla politica. C’è poco da ridere o anche solo da sorridere. È cosa seria. È una forma mentale perenne e universale, ricorrente nella storia delle irruzioni in politica di tutti i benefattori che si accollano compiti provvidenziali. I “re nascosti”, gli “unti del Signore” che gli uomini comuni devono riconoscere, fanno la loro apparizione nella storia dei popoli in ogni momento di difficoltà; gli “uomini della provvidenza”, comunque li si denominino e quale che sia la forza sovrumana che li manda e dalla quale sono “chiamati” (un Dio, la Storia, il Partito, l’Idea, la Libertà, il Sangue e la Terra, in generale il Bene dell’umanità) sono appena alle nostre spalle, anzi sono tra noi. La secolarizzazione del potere, premessa della democrazia, non li ha affatto scacciati. Li ha solo costretti a mimetizzarsi…l’idea provvidenziale fa capolino a ogni appuntamento importante, presentato come occasione ultima e risolutiva di riscatto o di perdizione.
Gustavo Zagrebelsky (Sì, amo Zagrebelsky: è un problema? ;o)

Esistono complotti minori (mobbing, adulterio, faide) e maggiori (Operazione Northwoods, menzogne sulle armi di distruzione di massa in Iraq, sui legami tra Saddam Hussein e Osama Bin Laden e sulle fosse comuni a Tripoli). Chi non crede ai complotti è obiettivamente un fesso. Ci credono persino Biden, Powell, Albright e Brzezinski, che non si possono certo definire dei grulli:
E, prima di loro, Roosevelt e Eisenhower:
È assai probabile che l’attuale catastrofe economica sia una crisi generata, congegnata in modo tale da avviare la transizione verso forme di governo autoritarie, post-democratiche. Lo si intuisce se si tiene conto della storia recente:
delle rivelazioni dei pentiti:
delle inchieste dei giornalisti:
e degli studi clinici:

Il che ci dovrebbe far capire che l’economia planetaria è illusoria, interamente artificiosa, non è un meccanismo spontaneo ma regolato, in buona misura, laddove fa la differenza.
Alla luce di queste considerazioni, obbedire alle regole dei tecnocrati significa rinunciare alla possibilità di sopravvivere a lungo, in questi frangenti.
Molta gente non se ne è ancora resa conto, vittima della sindrome della rana bollita. Se si getta una rana viva in una pentola di acqua bollente, questa salterà fuori e scapperà. Se la si colloca in un pentola d’acqua che poi si fa bollire, la rana si lascerà cuocere. Piccoli ma costanti cambiamenti possono trasformare il nostro orizzonte esistenziale senza che noi ci accorgiamo della trasformazione. Il nostro sistema nervoso non li percepisce. È ipotizzabile che qualcosa del genere sia accaduto anche in Germania che, alle ultime elezioni libere, nel 1932, punì Hitler, togliendogli 2 milioni di voti e dandogli meno di un terzo dei consensi. Per approfondire:
Sia come sia, presto non dovremo più preoccuparci di politici incapaci, incompetenti, manigoldi e/o traditori. Pare di poter dire che uno dopo l’altro saranno sostituiti con tecnocrati legati a filo doppio al sistema di potere finanziario che programma periodicamente le crisi generate.
Nel giro di pochi giorni gli eurocrati hanno sostituito due primi ministri democraticamente eletti e collocato al loro posto due loro uomini: un ex vicepresidente della BCE (Papademos) ed un ex commissario europeo già consulente della Goldman Sachs (e della Coca Cola), Mario Monti, che ha già precisato che il suo governo, lungi dall’essere provvisorio, durerà fino alla fine della legislatura, nella primavera del 2013.
Entrambi invocano misure drastiche, interventi decisi, resi necessari dalle drammatiche contingenze, disposizioni emergenziali pensate per ristabilire l’ordine. Se fossero dei militari la gente s’interrogherebbe, si preoccuperebbe, protesterebbe, ma questi sono dei tecnici e, anche laddove portano al potere l’estrema destra, la cosa ci turba fino ad un certo punto. Un regime finanziario/tecnocratico? Chi ne ha mai sentito parlare?
Chi controlla il linguaggio e le immagini stabilisce il consenso democratico. Il nuovo corso della politica targata Alta Finanza è un virus antidemocratico che il sistema immunitario della democrazia non è preparato a contrastare. Anzi, lo considera benigno, lo accoglie. Una volta attecchito, il virus comincia a comportarsi secondo natura, fino a prendere il controllo dell’organismo che, al termine del processo di trasmutazione, conserva le sembianze di una democrazia, ma all’interno è stato completamente trasfigurato: l’ombra di se stesso. I cittadini non sono più nella posizione di poter decidere del proprio futuro; tutto è in mano alla tecnocrazia ed ai suoi imperativi: “la scienza economica conduce ad un progresso continuo”, “la perfetta razionalità esiste ed è il fondamento di ogni legittima attività decisionale”, “la scienza economica è la sola autorità”. La tecnocrazia si proclama – ingiustificatamente – portatrice di virtù che designa come cardinali: razionalità, disciplina, neutralità, imbrigliamento di emozioni e sentimenti, pragmatismo, efficienza, rapidità, rigore. La legge e la morale non possono opporsi alla pretesa evidenza scientifica, ma devono conformarvisi. Il dato “scientifico” diventa il surrogato della verità rivelata, circonfuso da un’aura di intangibilità morale che è propria del sacro. L’esperto diventa un nuovo profeta, il Salvatore, un eroe, Super Mario. Si promette la liberazione attraverso il disciplinamento totale, in linea con il motto della fiera mondiale di Chicago del 1933: “La scienza scopre. L’industria applica. L’uomo si adatta”.
La logica di questi becchini della democrazia è quella del bonsaista: si tagliano via quasi tutte le radici, tranne quelle più giovani e si confina la pianta nella prigione di un vaso. Monti, Papademos e tutti quelli che verranno dopo di loro (in Spagna, ad esempio), sono qui per fare giardinaggio sociale: come il giardiniere estirpa erbacce e ramaglie, presenze indesiderabili perché rovinano l’estetica del giardino, così il “tecnocrate da resa dei conti” rimuove il sottobosco, le sterpaglie, le erbacce tutto ciò che impedisce all’eccellenza di rifulgere, di prosperare, come i superuomini nietzscheani. Questi ingegneri sociali non possono consentire che l’eterogeneità umana interferisca con i loro programmi di “qualità totale” in un ordine rigidamente gerarchico: il valore del cittadino dipenderà dal suo contributo fattivo alla sforzo produttivo della nazione. Si privilegia il più forte (l’élite finanziaria) perché solo una casta selezionata può preservare la piramide sociale. Non c’è spazio per la contestazione dei comuni cittadini. Le obiezioni sono estremismi dottrinari, complottismi paranoici, sentimentalismi dozzinali indegni di uno stato moderno.
Stando così le cose, non ci può essere alcuno spazio per una consultazione popolare. Gli esperti sono qui per badare a tutto al posto dei cittadini. Come il Grande Inquisitore di Dostoevskij (”I Fratelli Karamazov”): “Essi ci ammireranno e ci considereranno come altrettanti dèi, per aver consentito, dopo esserci messi alla loro testa, a prendere sulle nostre spalle il carico della libertà, della quale essi hanno avuto paura, e per aver consentito a dominarli; tanto tremendo finirà col sembrar loro l’essere liberi!…Per l’uomo rimasto libero non esiste una preoccupazione più assillante e tormentosa che quella di trovare al più presto qualcuno davanti al quale prosternarsi”. Servi di natura, come propugnato dai sofisti Gorgia e Trasimaco, secondo i quali “la natura vuole padroni e servi”, la giustizia naturale essendo “l’utile del più forte”, o servi per cultura, ma comunque servi. Per un breve periodo si erano ribellati, per poi ammansirsi nuovamente. “Ma il gregge di nuovo si radunerà e di nuovo si sottometterà, e stavolta per sempre. Allora noi gli daremo una quieta, umile felicità, una felicità di esseri deboli, quali costituzionalmente essi sono. Oh, noi li persuaderemo, alla fine, a non essere orgogliosi, giacché Tu li hai sollevati in alto, e così hai insegnato loro a inorgoglirsi: dimostreremo loro che son deboli, che non son altro che dei poveri bambini, ma che in compenso la felicità bambinesca è la più soave di tutte. Essi si faranno timidi e s’avvezzeranno a girar gli occhi a noi e a stringersi a noi tutti spaventati, come pulcini alla chioccia”.
Sia ben chiaro, questi Governi Tecnici sono provvisori: ma quanto provvisori? E quanto temporanei saranno i loro effetti? Siamo davvero sicuri che la parola sarà restituita agli elettori? Oppure l’emergenza è ormai permanente e le conquiste democratiche dei nostri progenitori ci saranno sottratte per cause di forza maggiore? Nascerà un’Europa bi-gusto: “Tchu gust is megl che uan”? Gusto democrazia coloniale per i privilegiati e gusto autoritarismo tecnocratico per i PIIGS, i fratellini scemi incapaci di praticare l’etica protestante ed inebriarsi dello spirito del capitalismo? Monti e Papademos sono forse due amministratori coloniali, due specialisti inviati per fare tutto ciò che è necessario per salvare il sistema, ossia la struttura tirannica che li mantiene al potere?
Cosa può succedere quando un popolo si rende conto di essere stato circuito, quando smaschera la tirannia dissimulata? Un tirannicidio? Una rivoluzione? Una guerra civile? Una guerra mondiale?
La Merkel e Sarkozy hanno affermato che non è più possibile dare per scontata la pace in Europa. Terrorismo psicologico mirato a manipolare le coscienze e convincerle della bontà del progetto degli Stati Uniti d’Europa? Oppure una realistica constatazione dell’esplosivo potenziale del conflitto tra Nordisti e Sudisti, “protestanti” e “cattolici”, nazioni che hanno bisogno di svalutare e nazioni che vogliono difendere lo status quo dell’eurozona, élite e masse?
James K. Galbraith è facile profeta quando prevede una fortissima resistenza popolare, vere e proprie rivolte - “The crisis in the eurozone.  The continent is destroying the weak to protect the strong. But will that be enough?”, 10 Novembre 2011:

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