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martedì 17 gennaio 2012

Le famose/famigerate Georgia Guidestones - non più di mezzo miliardo di umani sulla Terra




"Il Georgia Guidestones è un grande monumento in granito sito nella Contea di Elbert, in Georgia, USA. 
Su otto delle superfici maggiori è inciso un messaggio composto da dieci "regole", o consigli, in otto lingue moderne, una per ogni superficie. Un ulteriore messaggio, più breve, è inciso sui bordi della lastra di copertura della struttura, in quattro lingue antiche. La struttura è anche a volte detta la Stonehenge Americana.
Nel giugno del 1979 uno sconosciuto, sotto lo pseudonimo di R.C. Christian ingaggiò la ditta Elberton Granite Finishing Company per realizzare la struttura. Un'ipotesi popolare è che lo pseudonimo sia stato un tributo al leggendario fondatore del Rosacrocianesimo, Christian Rosenkreuz, del XIV secolo.
Sulle lastre del Georgia Guidestones sono incisi tre gruppi di scritte. 
Uno è il messaggio vero e proprio in dieci "regole", il secondo è una breve esortazione ad applicare le regole suddette, e il terzo è un insieme di informazioni sul monumento e il suo scopo.
Il primo gruppo è quello inciso sulle facciate dei quattro lastroni verticali. Consiste in dieci linee guida o direttive, espresse in otto lingue, una per ognuna delle otto superfici complessive. Girando attorno alla struttura in senso orario a partire dal Nord, i linguaggi sono: inglese, spagnolo, swahili, hindi, ebraico, arabo, cinese e russo.
Eccone il testo tradotto in italiano:
Mantieni l'Umanità sotto la soglia dei 500.000.000 di persone in perenne equilibrio con la natura.
Guida saggiamente la riproduzione, migliorando salute e diversità.
Unisci l'Umanità con una nuova lingua viva.
Domina passione, fede, tradizione e tutte le cose con la sobria ragione.
Proteggi popoli e nazioni con giuste leggi e tribunali imparziali.
Lascia che tutte le nazioni si governino internamente, e risolvi le dispute esterne in un tribunale mondiale.
Evita [di fare] leggi poco importanti e funzionari inutili.
Bilancia i diritti personali con i doveri sociali.
Apprezza verità, bellezza e amore, ricercando l'armonia con l'infinito.
Non essere un cancro sulla terra, lascia spazio alla natura, lascia spazio alla natura.
Sui quattro bordi a vista della lastra di copertura della struttura, è inciso un ulteriore breve messaggio nelle quattro lingue antiche (Babilonese, Greco antico, Sanscrito, e Geroglifici egiziani).
Traduzione: "Lascia che queste pietre-guida conducano a un'era della ragione."
FONTE:

giovedì 29 dicembre 2011

No agli Stati Uniti d'Europa - le ragioni del dissenso




I cambiamenti tumultuosi generano incertezza e quando le crisi, i sommovimenti, le trepidazioni e le tribolazioni si protraggono a lungo, la popolazione, sfinita, accetta qualunque governo, per quanto dispotico, che prometta stabilità, ordine e fermezza.
È su questo che contano i leader europei.
Io continuo a fare la stessa domanda, senza ottenere una risposta anche vagamente convincente: perché dovremmo ridurci a far nostra un’unica fede (l’europeismo) ed un unico governo (europeo) proprio quando la maggioranza di noi si è resa conto che le organizzazioni politiche centralizzate non funzionano, partoriscono oligarchie, moltiplicano gli sprechi, accrescono le distanze tra elettori ed eletti, sferzano la popolazione con imposizioni tecnocratiche e burocratiche che ignorano le specificità ed esigenze locali? Che genere di comportamento schizofrenico è mai questo? Non è forse evidente a tutti che i paesi meglio organizzati ed amministrati sono piccoli? Guardate le classifiche della qualità della vita e della felicità:
ai primi posti trovate paesi di pochi milioni di abitanti, con pochissime velleità egemoniche, maggiore attenzione alla dignità dei cittadini ed al contenimento delle sperequazioni, una più chiara vocazione meritocratica, ingranaggi amministrativi più efficaci e trasparenti e, più in generale, una democrazia più in salute che altrove. Sono gli stati più grandi ad essere maggiormente afflitti dai “mali della modernità” e sono sempre loro a mettere a repentaglio la pace, la sicurezza, la stabilità economica, la sostenibilità ambientale.
Chi potrebbe essere così stolto da imboccare la strada del gigantismo quando è indiscutibilmente vero che “piccolo è bello” e che una confederazione di staterelli è più adatta a servire le necessità dell’umanità?
Francesi ed Olandesi (e gli Irlandesi) hanno dimostrato una lodevole perspicacia quando hanno rigettato il “Trattato che istituisce la costituzione europea”, una disposizione che sarebbe potuta diventare un cavallo di Troia, il mezzo con cui si potevano indebolire prima ed annientare poi le meravigliose costituzioni dei singoli stati ed in questo modo le libertà dei popoli. Ugualmente degna di encomio è stata la decisione della corte costituzionale tedesca di rintuzzare i tentativi del governo tedesco di mettere in discussione la sovranità della propria nazione.
Sfido chiunque a dimostrare, dati alla mano, che sia falso che gli stati più piccoli sono più trasparenti, meglio amministrati, più equilibrati, più pacifici, più in linea con le aspettative dei cittadini e che più grandi sono gli stati, peggio sono governati.
L’evidenza dei fatti è lì a comprovare che in un grande stato si sacrifica l’obiettivo di contenere le disuguaglianze sociali, a partire dai privilegi accordati alla capitale rispetto alle province. Inoltre l’uniformità amministrativa riduce, iniquamente, la diversità interna. Un popolo maturo non si affiderà mai agli arbitri del governo nella speranza che chi comanda sia saggio e virtuoso: inutile illudersi, lusingare ed ingannare se stessi con la convinzione che i propri governanti saranno sempre probi. Bisogna sperare per il meglio e prepararsi al peggio. Chi esercita l’autorità tende ad usare tutto il potere che viene messo a sua disposizione e, se possibile, ad espanderlo e perciò è assennato evitare di attribuirgliene troppo, come invece avviene nelle grandi potenze.
Al contrario, nelle piccole repubbliche i cittadini rispettano più volentieri la legge, si sentono più legati allo stato, pagano più volentieri (o comunque meno malvolentieri) le tasse. Sentono di avere un maggior controllo sulle dinamiche della nazione in cui vivono Perciò i governi delle piccole repubbliche si comportano più responsabilmente. La conoscenza diretta o semi-diretta dei governanti spinge le persone ad obbedire volontariamente, senza essere costretti a farlo. Una piccola repubblica diventa quindi una scuola di cittadinanza e di pace, perché la guerra viene concepita solo nel senso di una legittima difesa, mai come strumento di aggressione e di conseguenza la cittadinanza si dimostra consapevole del fatto che è una maledizione per qualunque popolo, in quanto distrugge quanto di meglio c’è in una società, a partire dalla compassione, il fondamento dell’etica, moltiplicando i peggiori vizi umani. Una piccola repubblica, tenendo a distanza la guerra quanto più è possibile, rende un servigio all’intera umanità.
Chi accetta questa realtà dovrebbe aderire ad un progetto confederalista [http://www.pbmstoria.it/dizionari/storia_mod/f/f024.htm] e mostrarsi scettico nei confronti di ogni progetto di accentramento del potere.

Ecco una sintesi ideale delle tesi dei confederalisti europei, ossia quelli che criticano le spinte verso una maggiore integrazione politica:

  • L’attuale configurazione dell’Unione Europea va già più che bene: c’è pace, c’è stabilità e ci sarebbe pure prosperità se i politici prestassero più ascolto all’elettorato che alle sirene dell’alta finanza;
  • l’obiettivo dovrebbe essere quello di una confederazione di repubbliche di dimensioni più ridotte, meno militariste, unite dalla gestione della politica estera e delle questioni di interesse generale. Insomma, un’Europa delle comunità e dei popoli, non dei tecnocrati;
  • le riforme dovrebbero riguardare essenzialmente la regolamentazione dell’economia, della finanza, del fisco e del mondo del lavoro – nel senso della tutela di chi produce ricchezza, non di chi si comporta come un parassita e vive alle spalle dei lavoratori, investitori ed imprenditori (speculatori ed evasori);
  • non si attua una radicale riorientamento delle istituzioni dall’alto se manca il consenso popolare (la democrazia prevede strumenti di consultazione della cittadinanza);
  • è mai possibile che le lezioni del nazismo, del comunismo e dell’americanismo non siano state sufficienti?
  • quando il potere si accentra cresce il rischio di corruzione e si rafforza la minaccia di sviluppi oligarchici e tirannici (“il potere corrompe, il potere assoluto corrompe assolutamente);
  • più ampia è la popolazione, più grande sarà la distanza tra elettori ed elettorato, perché ci saranno pochi rappresentanti per numerosissimi cittadini (Montesquieu docet: è improvvisamente diventato un pensatore irrilevante?);
  • l’unionismo europeista comporta un drastico ridimensionamento dell’autonomia dei governi locali, gli unici strettamente a contatto con la realtà locale, eredità della lotta contro gli autoritarismi del passato: vogliamo più autonomie locali, non meno;
  • un’unica capitale federale diventerebbe un ricettacolo di burocrati parassitari e politicanti. Pensiamo a Washington ed a Bruxelles. Hanno forse completamente torto i leghisti quando esclamano: “Roma ladrona”? Non c’è neppure un fondo di verità? Volete che Bruxelles si degradi ulteriormente?
  • in un ordinamento compiutamente confederale dotato di una carta dei diritti (o anche senza di essa se le costituzioni dei vari stati vengono rispettate) potrebbe permettersi un massimo di democrazia diretta senza scivolare nella tirannia delle maggioranze. Si tutelerebbe dagli arbitri della Commissione Europea e della Banca Centrale Europea che stanno spogliando i cittadini dei loro risparmi per riassegnarli a chi già prospera;
  • in una confederazione non ci sarebbe alcun rischio di una burocrazia federale ipertrofica ed onnipotente come quella dell’attuale Unione Europea;
  • in una confederazione si introdurrebbero procedure che consentano le rotazioni periodiche degli incarichi politici, per evitare che qualcuno si  “incolli” alla sua poltrona, togliendo la delega in caso di incompetenza o disonestà;
  • si bloccherebbe la strada del presidenzialismo, che assegna eccessive prerogative al presidente, senza che ci sia la minima certezza che sia invariabilmente una persona proba (es. Bush negli Stati Uniti e il mentitore, violatore del diritto internazionale e guerrafondaio Tony Blair, la cui candidatura alla presidenza dell’Unione Europea era stata ventilata da più parti);
  • una confederazione abolirebbe gli eserciti professionali (permanenti), preferendo addestrare milizie locali, che non rappresentano mai una minaccia per la democrazia e i diritti civili e non instillano nei cittadini quella mentalità guerriera, aggressiva che affligge il mondo.

Tesi degli unionisti, ossia quelli che spingono per una maggiore integrazione politica europea:

La situazione è drammatica. Siamo sull’orlo della bancarotta e dell’anarchia a causa di un governo europeo impotente:
"Mai il rischio di un'esplosione dell'Europa è stato così grande" (Sarkozy)
"La situazione è grave, l'euro può esplodere e l'Europa disfarsi. Sarebbe una catastrofe non solo per l'Europa e la Francia, ma per il mondo" (Jean Leonetti, ministro francese degli Affari Europei)
“Non si tratta di un dare e di un avere ci sono dei punti deboli nella costruzione dell’Eurozona, non abbiamo una Unione politica e questi punti deboli devono essere superati” (Angela Merkel).
Un governo centrale forte può promuovere la crescita del commercio e dell’economia in genere, ha maggiori poteri di coordinamento:
“Italia e Germania hanno sempre dato prova di esemplare coerenza nell'impegno a favore dell'unità e solidarietà europea. Sono fermamente convinto che anche in futuro opereranno con determinazione per rinnovare lo slancio del processo di integrazione del nostro continente, quale miglior risposta alla crisi finanziaria europea e internazionale” (Giorgio Napolitano).
Si può difendere meglio dalle aggressioni esterne:
“La lotta al terrorismo è una delle nuove missioni che l' Europa unita deve darsi. A molti di noi pare che la contrapposizione agli stragisti debba e possa essere un forte motivo unificante” (Giuliano Amato).
“Uniti, possiamo proporre un progetto politico forte, possiamo ridare fiducia a chi guarda con preoccupazione ai grandi cambiamenti del mondo d'oggi, possiamo essere artefici di una azione internazionale dal volto umano. Uniti, possiamo dare una risposta nuova alla crisi della politica e della democrazia”. (Romano Prodi)
Sa mantenere meglio l’ordine pubblico:
La guerriglia urbana nel Regno Unito e in Grecia e le azioni dei black bloc in tutta Europa sono un perfetto pretesto per fare appello al bisogno di sicurezza dei cittadini e mettere in opera un sistema ancora più capillare e centralizzato di sorveglianza.
Riduce i rischi di una guerra civile:
Merkel e Sarkozy hanno fatto balenare l’idea di una possibile guerra civile europea se l’integrazione non procederà più speditamente, tanto che i media cinesi hanno colto l’occasione per elogiare il centralismo cinese come garanzia di pace e prosperità e sicuro sostegno alle aspirazioni centralistiche europee (con amici del genere, chi ha bisogno di nemici?):
Riduce la faziosità ed i particolarismi:
“Non possiamo lasciare che gli egoismi nazionali tornino a prenderci la mano, e vedo qua e là qualche tentazione di farlo” (José Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea)

Chi sono gli unionisti contemporanei, ossia le persone che stanno distruggendo il sogno europeo del dopoguerra?

giovedì 15 dicembre 2011

No all'abolizione delle province - L'esempio greco



Condivido punto per punto le considerazioni di Paolo Hutter (lettera a Repubblica, 15 dicembre 2011) sulla questione dell’ipotetica abolizione delle province italiane:
“La manovra del Governo conto le Province crea più problemi di quelli che risolve e si sta impantanando a causa delle sue inevitabili contraddizioni legislative e costituzionali. Ma come si fa a pensare di abolire un’istituzione storica come quella delle Province tramite un decreto economico? Per risparmiare pochi milioni, poi.
In tutti i paesi europei c’è un’istituzione geograficamente intermedia tra Regioni e Comuni e persino la Grecia per risparmiare “sui costi della politica” ha ridotto il numero delle Regioni, Province e Comuni tramite accorpamenti ma non si è sognata di abolirle. Le Province soffrono di mancanza di poteri e di altri mali, sono anche diventate un po’ troppe, ma sono mediamente la dimensione geografica ideale per politiche territoriali e ambientali moderne. E, comunque la si pensi in proposito, non si possono abolire né svuotare senza un confronto pacato, razionale ed approfondito, lontano da linciaggi”. 

sabato 3 dicembre 2011

Bruto - l'archetipo del campione delle libertà umane



Omnium primum avidum novae libertatis populum, ne postmodum flecti precibus aut donis regiis posset, iure iurando adegit neminem Romae passuros regnare.
[Prima di ogni cosa, per evitare che in seguito potesse lasciarsi piegare da lusinghe e donativi di aspiranti alla monarchia, (Lucio Giunio Bruto) indusse il popolo, avido di nuova libertà, a giurare che non avrebbe più consentito che qualcuno regnasse a Roma].
Tito Livio

La storia è scritta dai vincitori e la storia americana è stata scritta dai federalisti, i fautori della federazione degli Stati Uniti d’America. Perciò è la storia di come i Federalisti hanno salvato l’America istituendo un governo forte ed accentrato sotto l’egida della Costituzione del 1787, assicurando la stabilità è la prosperità del nuovo stato unitario repubblicano.

Quasi nessuno studente americano s’imbatte in Brutus, lo pseudonimo usato da un anonimo anti-federalista, magistrale argomentatore, per perorare la causa della Confederazione.

Ricordo ai lettori che la CONFEDERAZIONE è un'unione di stati che conservano la propria sovranità e si accordano su quali strumenti ed istituzioni servano a mantenere la pace e la cooperazione. Nella FEDERAZIONE (es. Svizzera e Stati Uniti), gli stati cedono la loro sovranità ad un'entità giuridico-politica che li sovrasta e non possono più tornare indietro o chiamarsi fuori. È quel che hanno in mente Merkel e Sarkozy. L’Unione Sovietica era una federazione. Originariamente la Svizzera era invece una confederazione: di qui la sua denominazione di Confederazione Elvetica, sebbene oggi non conservi più alcun elemento confederale. Ci volle una guerra civile per completare la transizione.

Nessuno sa chi si celasse dietro lo pseudonimo Brutus, ma quel che è fuor di dubbio è che fu uno dei più lucidi ed articolati critici del federalismo, nonché un raffinato analista politologico e sociologico. In 18 articoli pubblicati dal New York Journal, il Nostro riassunse praticamente tutti i temi politici più scottanti del nostro tempo e di ogni tempo, riuscendo ad anticipare, con una nitidezza ed accuratezza senza paragoni, le ramificazioni a lunghissimo termine delle decisioni che si stavano prendendo allora. 

Una sua riflessione che trovo di fondamentale importanza riguarda il rapporto patologico che si instaura tra esseri umani e potere. Brutus controbatte ai difensori dello Stato forte notando come l’esperienza della storia ci dovrebbe aver insegnato che un gruppo di uomini, investito di autorità, tende a cercare di incrementarla controllando e rimuovendo ciò che interferisce con questa loro disposizione naturale. Di qui l’importanza di distribuire il potere il più estesamente possibile, in modo che non si concentri e finisca per prevaricare i diritti dei più deboli, inclusi gli stati più piccoli. Coerentemente con questa impostazione, Brutus non prestò soverchia attenzione alla Carta dei Diritti (Bill of Rights), perché era consapevole del fatto che i diritti restano sulla carta se un’autorità conquista una tale supremazia da infischiarsene dei principi e delle norme concordate precedentemente. Il modo migliore per salvaguardare i diritti dei cittadini è fare in modo che nessuno sia in grado di imporre il suo arbitrio. Trovo che questa conclusione sia inoppugnabile e che chi crede che i nostri diritti non siano precari viva di illusioni.

Brutus era un abolizionista e non capiva perché l’infame proprietà di schiavi degli stati del sud dovesse essere premiata con una maggior rappresentanza politica (fu un compromesso per evitare la secessione, che poi arrivò comunque qualche decennio più tardi).

Brutus non riusciva inoltre a capire come una minuscola assemblea potesse rappresentare tutti i ceti sociali americani. Idealmente, uno straniero avrebbe dovuto potersi fare un’idea dell’America esaminando i politici che rappresentavano l’elettorato, ma l’assetto prescelto garantiva solo che un’oligarchia avrebbe finito per pretendere di fare gli interessi di migliaia di persone, corrompendosi e corrompendo il corpo dello Stato. Un caso esemplare è, odiernamente, quello delle autorità europee, che peraltro non sono neppure elette.

Per lui l’unica guerra giustificabile è una guerra difensiva ed osservava come gli stati europei del suo tempo erano quasi invariabilmente organizzati ed amministrati in vista degli scontri armati, come se in questo consistesse la loro maggior gloria. Brutus riteneva che si trattasse di un enorme equivoco riguardo alle finalità di uno Stato e del suo governo, che nasce ed esiste per salvare le vite dei cittadini, non certo per distruggerle. Di conseguenza gli Stati Uniti si dovevano prefiggere il compito di servire da esempio per tutti gli altri stati, mirando a garantire ai propri cittadini una ragionevole possibilità di conseguire la felicità e la virtù: “lasciamo che i monarchi europei condividano tra loro la gloria di spopolare le loro rispettive nazioni, massacrando migliaia dei loro figli innocenti…non invidio loro questo onore e prego il cielo che questa nazione non nutra mai ambizioni di questo genere”.

Oltre alla sua tenace dedizione alla causa dei diritti umani, Brutus mostrò una non comune lungimiranza finanziaria quando predisse che l’illimitata prerogativa del governo di prendere a prestito denaro avrebbe un giorno creato un debito pubblico che non sarebbe mai stato possibile saldare.

Quanto alla gestione della cosa pubblica Brutus attribuiva ai Federalisti la tendenza a farsi sedurre dal fascino degli eserciti, delle organizzazioni stabili in cui gli individui erano deferenti nei confronti dei loro superiori per natura – un principio incompatibile con lo spirito della Bill of Rights, la Carta dei Diritti che fu infatti avversata dalla gran parte dei Federalisti. Brutus stigmatizzava la fissazione per l’ordine, la tradizione, la separazione gerarchica tra gli esseri umani, identificando queste inclinazioni con quelle tipiche degli ufficiali dell’esercito, inappropriate per degli statisti repubblicani.

Un’ulteriore, accuratissima intuizione di Brutus riguardò la maniera in cui gli articoli che sancivano la necessità di promuovere il benessere collettivo sarebbero poi stati strumentalizzati per espandere progressivamente i poteri del governo centrale riducendo la sovranità dei singoli stati.

Ma perché “Brutus”? Cosa c’è dietro la scelta di un tale nom de plume?

Era un omaggio al Bruto cesaricida, difensore della Roma repubblicana, ma anche al Bruto che sconfisse il tiranno Tarquinio il Superbo, l’ultimo re di Roma, diventando il padre della gloriosa Repubblica di Roma. Il Bruto tirannicida – Marco Giunio Bruto – si proclamava discendente di Lucio Giunio Bruto (545 a.C. - 509 a.C.).

Sappiamo abbastanza poco di quest’ultimo, assurto poi a simbolo universale di libertà per i rivoluzionari francesi – che ne portarono in corteo l’effigie per celebrare la morte del tiranno Robespierre – come per quelli americani, e anche quel poco che sappiamo è avvolto nella leggenda. Come Amleto, pare che Bruto abbia finto per anni di essere stolto, per non essere fatto fuori da Tarquinio, presso il quale viveva, uno dei pochi superstiti del suo lignaggio, massacrato dal tiranno. Nel frattempo si dedicò all’organizzazione di un movimento rivoluzionario clandestino, che trionfò, nonostante il suo decesso sul campo, nella battaglia decisiva. Cicerone tramanda che fosse un iniziato dei misteri pitagorici e in effetti diverse sue iniziative sembrano indicare una sensibilità pitagorica: abolì l’infanticidio sacrificale, emancipò gli schiavi, introdusse il principio dell’equilibrio tra i poteri, della moderazione nell’amministrazione della cosa pubblica, che era un pilastro del pensiero politico e filosofico di Pitagora, e fu il primo tribuno della plebe.

Malauguratamente, la costituzione di Bruto non sopravvisse al tracollo economico della crisi del V secolo, che favorì l’accentramento del potere nelle mani degli oligarchi, che si costituirono in casta, sotto la protezione del dio Marte.

Corsi e ricorsi della storia. 

FONTI
Andrea Carandini, “Res Publica. Come Bruto cacciò l’ultimo re di Roma”. Milano: Rizzoli, 2011.
Attilio Mastrocinque, “Lucio Giunio Bruto : ricerche di storia, religione e diritto sulle origini della repubblica romana”, Trento: La Reclame, 1988.
Cecelia M. Kenyon, “The Antifederalists”, New York: Bobbs-Merrill & Co., 1966, pp. 323-358

venerdì 28 ottobre 2011

Nuovo Ordine Europeo


Stiamo andando verso gli Stati Uniti d'Europa. 


Io sono contrario e qui di seguito spiegherò perché:
Il concetto che stanno martellando in testa all’opinione pubblica europea è che occorre un'Europa più accentrata, più unitaria, perché il sistema va consolidato e stabilizzato. Si deve passare da una confederazione ad una federazione. Lessicalmente, quest'ultima sembra una differenza da poco, ma non lo è. La confederazione è un'unione di stati che conservano la propria sovranità e si accordano su quegli strumenti ed istituzioni che servono a mantenere la pace e la cooperazione. La federazione è una cosa come la Svizzera o gli Stati Uniti, dove gli stati cedono la loro sovranità ad un'entità giuridico-politica che li sovrasta e non possono più tornare indietro. L’Unione Sovietica era una federazione. Originariamente la Svizzera era una confederazione: di qui la sua denominazione di Confederazione Elvetica, sebbene non abbia più nulla di confederale. Ci volle una guerra civile per completare la transizione:
“Nel 1848 una nuova costituzione pose termine alla grande indipendenza di cui godevano i cantoni trasformando la Svizzera in uno stato federale (benché il nome di confederazione fosse mantenuto)”.
Ora io mi chiedo, e lo domando anche ai lettori: ha senso che una vasta maggioranza di cittadini italiani sia favorevole a maggiori autonomie regionali e locali e nel contempo debba subire un processo centralistico a livello europeo imposto dall’alto?
Io la considero una svolta pericolosa (rischio di guerra civile o rivolte, come fu il caso degli Stati Uniti, o del Canada, o dell’India, o del Messico) – per non dire sovversiva – che non serve gli interessi dei cittadini ma esclusivamente quelli delle oligarchie dominanti, quelle stesse che hanno permesso che la finanza governasse l’economia e l’economia governasse la politica, svuotando di ogni contenuto e valore l’idea stessa di democrazia.

IL PRECEDENTE DEGLI STATI UNITI

Siamo alla fine del diciottesimo secolo e si sta decidendo se i 13 stati ratificheranno la Costituzione [Trattato di Lisbona]. Gli stati che non l’avessero ratificata non sarebbero stati considerati parte dell’Unione.
Molti sono contrari alla creazione di un governo federale. I posteri li hanno denominati “anti-federalisti”. In massima parte contadini, artigiani e piccoli commercianti, ma rappresentati da alcune menti di grande levatura e diversi padri fondatori. La media e grande impresa ed il settore bancario erano invece schierati con i federalisti. Gli antifederalisti sostenevano che ogni stato avrebbe dovuto esercitare la propria sovranità. Non volevano una grande quercia che facesse il vuoto nel sottobosco circostante e denunciavano gli allarmismi di chi affermava che senza una nazione continentale il caos avrebbe avuto la meglio. In pratica entrambi gli schieramenti erano d’accordo su una sola cosa: si trattava di una decisione fondamentale che avrebbe segnato drammaticamente le sorti di milioni di cittadini. Prego i lettori di notare le numerose analogie con la situazione odierna in Europa. Passiamo ora all’approfondimento delle argomentazioni messe in campo dalle due parti.

Tesi degli anti-Federalisti:

  1. la confederazione va già più che bene: c’è pace, c’è stabilità, c’è prosperità. Si sta meglio in una confederazione di repubbliche di dimensioni più ridotte, meno militariste, unite dalla gestione della politica estera e delle questioni di interesse generale [Europa dei popoli, non dei tecnocrati];
  2. le riforme devono riguardare essenzialmente la regolamentazione dell’economia e del fisco [finanza, fisco e mondo del lavoro];
  3. non si attua una radicale riorientamento delle istituzioni dall’alto: serve il consenso popolare [referendum];
  4. non vi è bastata la lezione del dispotismo britannico? Volete tornare al passato? [nazismo e comunismo]
  5. potere troppo accentrato, alto potenziale di corruzione e minaccia di sviluppi oligarchici e tirannici [Bruxelles];
  6. troppo pochi rappresentanti per così tanti cittadini (eccessiva separazione tra elettorato ed eletti – lo pensava anche Montesquieu) [Strasburgo];
  7. mancanza di una carta dei diritti: per rabbonire gli anti-federalisti nel 1791 fu approvata la Bill of Rights, ossia l’insieme dei 10 emendamenti alla Costituzione che ha preservato la democrazia negli Stati Uniti nonostante le molteplici aggressioni autoritarie dall’interno [costante violazione dei diritti nella Guerra al Terrore, nelle politiche sull’immigrazione e sul diritto di espressione e protesta];
  8. drastico ridimensionamento dell’autonomia dei governi locali, gli unici strettamente a contatto con la realtà locale, eredità della lotta rivoluzionaria contro la monarchia inglese [autonomie locali];
  9. unica capitale federale diventerebbe un ricettacolo di parassiti e politicanti (“Washington ladrona!”) [Bruxelles];
  10. massimo di democrazia diretta nel quadro del completo rispetto della carta dei diritti (Bill of Rights), per evitare la tirannia delle maggioranze [Commissione Europea, Banca Centrale Europea];
  11. forte rischio di una burocrazia federale ipertrofica ed onnipotente [Unione Europea];
  12. mancanza di procedure che consentano le rotazioni periodiche delle mansioni, in modo che nessuno si “incolli” alla sua poltrona, e di togliere la delega in caso di incompetenza o disonestà [problema globale];
  13. eccessive prerogative assegnate al presidente, senza che ci sia la minima certezza che sia invariabilmente una persona proba [svolta presidenzialista, proposta di candidare Tony Blair, un criminale di guerra];
  14. l’istituzione di un esercito professionale permanente è un errore. Meglio le milizie locali, che non rappresentano mai una minaccia per la democrazia e i diritti civili e non instillano nei cittadini quella mentalità guerriera, aggressiva che affligge le nazioni europee (le guerre devono essere solo difensive) [imperialismo “umanitario”, minacciato impiego dell’esercito nelle città inglesi durante le recenti rivolte];
Le tesi dei federalisti, che alla fine prevalsero:

  1. la situazione è drammatica: siamo sull’orlo della bancarotta e dell’anarchia a causa di un governo confederale impotente [crisi dell’euro e delle banche];
  2. un governo centrale forte può promuovere la crescita del commercio e dell’economia in genere: ha maggiori poteri di coordinamento [idem];
  3. si può difendere meglio dalle aggressioni esterne [guerra al terrore e Iran];
  4. può mantenere meglio l’ordine (il panico causato dal Terrore Rivoluzionario francese fu impiegato dai Federalisti per allarmare la popolazione paventando futuri sanguinose rivolte) [guerriglia urbana];
  5. riduce i rischi di una guerra civile [morte ai PIIGS];
  6. riduce la faziosità ed i particolarismi [Anders Behring Breivik];
Antifederalisti vincono in 2 stati su 13: North Carolina e Rhode Island [No di Francia, Paesi Bassi e Irlanda alla Carta costituzionale ed al Trattato di Lisbona]. In quattro altri stati perdono per una manciata di voti (differenza di una quarantina di voti su 684 in totale). Solo 12 quotidiani su un centinaio si schierarono con gli anti-federalisti [mezzi di informazione in gran parte asserviti al pensiero unico dell’UE tecnocratica].

11 settembre 2001
In seguito agli attacchi dell’11 settembre 2001, si è registrata una nuova svolta autoritaria della democrazia statunitense, dopo la Paura Rossa del 1917-1920: (http://it.wikipedia.org/wiki/Paura_rossa)
ed il Maccartismo del 1950-1954 (http://it.wikipedia.org/wiki/Maccartismo)
Il futuro potrebbe rivelarsi ancora più tetro:

Bibliografia:
Michael Allen, “Anti-Federalism and Libertarianism”,  Reason Papers, 7 (Spring, 1981), 73-94.
Robert P. Davidow (ed.), Natural Rights and Natural Law: The Legacy of George Mason, Fairfax, Virginia: George Mason University Press, 1986.
Rachel Hope Cleves. The Reign of Terror in America: Visions of Violence from Anti-Jacobinism to Antislavery. New York: Cambridge University Press, 2009.


INTEGRAZIONI E CORREZIONI A CURA DI MARIO GIULIANO:
“Il tuo pezzo è largamente condivisibile nelle sue conclusioni e anche i paragoni con gli Stati Uniti e la Svizzera sono interessanti. Quello che manca è forse una carrellata della storia della costruzione dell'Unione Europea e delle sue implicazioni di diritto costituzionale. La Comunità Europea nasce con competenze molto ristrette (energia atomica, carbone e acciaio, commercio) tra un gruppo ristretto di appena sei Stati. Fin dall'inizio la dottrina evidenzia e critica il carattere antidemocratico della struttura dell'organismo internazionale, anche se ciò non preoccupa date le ristrette competenze. Questo mantra viene poi ripetuto per più di mezzo secolo senza che nessuno faccia nulla di sostanziale per cambiare le cose, finché esteso il numero dei paesi a più di venti, e con il numero dei paesi anche delle competenze, la soluzione diventa quella di introdurre il voto a maggioranza ponderata che consente a pochi paesi grandi con l'alleanza di alcuni piccoli, di imporre con la prepotenza il loro volere a tutti. Al tempo stesso al Parlamento Europeo, che comunque è poco rappresentativo essendo i suoi membri troppo poco numerosi per rappresentare centinaia di milioni di persone di più di venti paesi, vengono attribuiti alcuni diritti di voto che però risultano pressoché cosmetici. Detto questo fare dei paragoni con le confederazioni e le federazioni del passato è forse fuorviante dal momento che la Comunità Europea parte in sordina come un organismo internazionale che è molto meno di una confederazione, e mira però ormai chiaramente a diventare una sorta di federazione molto accentrata senza i necessari passaggi costituzionali (id est assemblea costituente), ed anzi coartando surrettiziamente, e con profili penalmente rilevanti per praticamente la generalità dei politici europei coinvolti, le costituzioni dei singoli paesi, cioè in definitiva la loro storia. In tutti gli ordinamenti degli stati europei ci sono norme che puniscono severamente questo genere di comportamenti come attentato alla Costituzione o Alto Tradimento. E questo non si fa per dabbenaggine o inconsciamente ma dolosamente. Infatti dopo il fallimento della ratifica della Costituzione Europea, che peraltro era stata redatta in modo scorretto dal punto di vista costituzionale, senza una assemblea costituente, si è infatti esplicitamente inteso reintrodurne i medesimi contenuti con il Trattato di Lisbona, senza dare voce ai popoli (tranne l'infortunio irlandese poi bypassato con un secondo referendum). Naturalmente i perpetratori di questo crimine ai danni dei popoli europei, della loro storia e della loro cultura, si giustificano ammantando tutti i loro turpi atti della glassa dolciastra e nauseabonda della missione di pace: è grazie all'Unione Europea che i popoli europei sono in pace dal 1945, dicono. Affermazione di cui è facile misurare non solo la falsità ma anche la stupidità semplicemente passando in rassegna a tutte le guerre, di vario genere, combattute dal 1945, e alle quali gli europei hanno dato, in un modo o nell'altro, il loro contributo”.

…che allega i seguenti video:

·      “A proposito della propaganda europeista sull'efficacia dell'UE per assicurare la pace utile vedere questo: http://www.youtube.com/watch?v=5-xaGTrqmGU&feature=related, Mary Lou McDonald allo Shannon International Peace Festival. Gigantesca, e non solo fisicamente”;
·      “Mary Lou McDonald sui diritti dei lavoratori nel Trattato di Lisbona: http://www.youtube.com/watch?v=p1AcYvw6Snc&feature=related, ed oggi assistiamo in Italia al progredire della controrivoluzione neoliberista nella demolizione di una lunga tradizione giuslavorista”;
·      “Il Trattato di Lisbona spiegato da Peter Jens Bode (DK): http://www.youtube.com/watch?v=Vo0QtoguAOI&feature=related, in inglese, con interventi d'aula di Mary Lou McDonald”;
·      “Un istruttivo riassunto del colpo di stato di Lisbona (anzi dei colpi di stato): http://www.youtube.com/watch?v=Nn5JIHK_IHU&NR=1, fantastica la stroncatura del Kapò Schulz da parte della teologa danese al minuto 9:54”;


Lo ringrazio moltissimo.