Visualizzazione post con etichetta Proudhon. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Proudhon. Mostra tutti i post

sabato 28 gennaio 2012

Il Grande Pacificatore, l'androginia e l'equilibrio tra bene e male





For a New World Order to live well


La società di oggi non accetta facilmente la mia esistenza…Se mi guardo attorno, non c’è un luogo dove mi senta accettato. Non c’è qualcuno con cui poter parlare della domanda filosofica più importante: ‘Perché viviamo?’ Le menti dei miei compagni di scuola sono troppo impegnate a preparare i test d’ingresso alle scuole superiori e non si possono permettere di parlare delle apprensioni del cuore. Nell’educazione contemporanea si pone l’accento sul come realizzare l’obiettivo di passare il test d’ingresso piuttosto che discutere di questioni relative alla dignità umana. Non si capisce quanto importante sia pensare e parlare dei problemi della vita.

Studente giapponese, intervistato dalla filosofa ed educatrice giapponese Naoko Saito

L'idea della congiunzione degli opposti - la coincidentia oppositorum - che accomuna tanto il pensiero di Jung quanto quello di Eliade alla tradizione orientale e al pensiero mistico - non solo anima una più vasta concezione dell'essere umano in quanto unità psico-soma e unità microcosmo-macrocosmo ma diventa anche uno dei motivi che ritornano con forza all'interno della cultura del Novecento, sia come forza di un archetipo che si impone autonomamente, sia come fascinazione di un'idea che permette di riscoprire e attivare l'archetipo operante in ogni individuo.
Aldo Carotenuto, Jung e la cultura del XX secolo, Milano: Bompiani, 1995, pp. 77-78

I fattori che si uniscono nella Coniunctio sono intesi come opposti, i quali si fronteggiano ostilmente o si attraggono amorevolmente l’un l’altro.
C. G. Jung, “Mysterium Coniunctionis”

Lorsqu'on est appelé à régénérer un État, ce sont des principes constamment opposés qu'il faut suivre.
[Quando si è chiamati a rigenerare lo Stato, occorre seguire dei principi che siano in costante opposizione]
Napoleone Bonaparte

Gesù disse loro: “Quando farete dei due uno, e quando farete l'interno come l'esterno e l'esterno come l'interno, e il sopra come il sotto, e quando farete di uomo e donna una cosa sola, così che l'uomo non sia uomo e la donna non sia donna, quando avrete occhi al posto degli occhi, mani al posto delle mani, piedi al posto dei piedi, e figure al posto delle figure allora entrerete nel Regno”.
Tommaso, 22.

Simon Pietro gli disse, "Lasciate che Maria se ne vada, poiché le donne non meritano la vita" Gesù disse, "Io stesso la guiderò in modo da farla maschio, così anche lei potrà diventare uno spirito vivente somigliante a voi maschi. Poiché ogni donna che farà se stessa maschio, entrerà il Regno dei Cieli”.
Tommaso, 114.

Un’epopea irochese narra di un Grande Pacificatore (Hiawatha) che arreca gaiwoh (equanimità, virtuosità), skenon (salute) e gashasdenshaa (potere). Gaiwoh è la giustizia realizzata tra uomini e nazioni ma è anche l’aspirazione a vedere che la giustizia prevalga. È un desiderio più forte del piacere e del bisogno di avere ragione: è un tipo di amore. Skenon è chiarezza di intendimento e integrità fisica, due precondizioni per l’ottenimento della vera pace. Gashasdenshaa è l’autorità sostenuta dalla forza necessaria, una forza che dev’essere in armonia con le leggi universali. La società ideale è quella della casa comune in cui ciascuno ha il suo focolare, ma si convive sotto lo stesso tetto. Là il pensare rimpiazza l’uccidere.
Il Grande Pacificatore deve affrontare Atotarho, un capo malvagio ed antropofago, per convertirlo. Atotarho è come un ciclope – mangia gli ospiti che non sono stati invitati – ed assomiglia anche a Medusa: i suoi capelli sono un groviglio di serpenti e nessun uomo è in grado di guardarlo in faccia. Il suono della sua voce terrorizza l’intera regione. Ma senza di lui non si potrà assicurare la pace. Il Grande Pacificatore ce la fa con un trucco. Fa in modo che il suo volto si rifletta nell’acqua di un pentolone in cui il cattivo sta per preparare il suo pasto umano, cosicché Atotarho scambi il suo volto – saggio, forte e virtuoso – per il proprio e si renda conto della dissonanza tra un tale aspetto e la pratica del cannibalismo. Scioccato, Atotarho cade in depressione, ma il Grande Pacificatore lo aiuta: lo invita a seguirlo in ogni luogo in cui abbia commesso del male per predicare il nuovo verbo della pace come potere (Kayanerenhkowa). La chiave della conversione è la volonà di non imporre la verità o la spiritualità su chi non è pronto a riceverla. Atotarho diventa a sua volta un grande operatore di pace proprio in virtù della grandezza della sua forza interiore, che prima lo rendeva così malvagio e terrificante. Viene “sconfitto” e si converte quando in lui si risveglia la consapevolezza del potere dell’amore e della sapienza che è in lui. All’intensità della sua resistenza – non ascolta ragione, non sono gli argomenti a persuaderlo – corrisponde l’intensità della sua bontà. In questa tradizione irochese il male degli uomini è bontà malindirizzata e malconcepita, malintesa, è amore che opera spinto da una paura sbagliata, uno sforzo equivocato nei mezzi e nelle finalità, uno spirito aggiogato ad un padrone disperato, energia umana sprecata, guastata e deviata dal suo corso migliore.
In generale penso che sia così, ma c’è almeno un’importante eccezione:

*****

Gli antropologi hanno spesso notato che le comunità dei popoli “tradizionali” erano spesse bipartite in una metà bassa ed una alta, Terra e Cielo, estate e inverno, pace e guerra, femminile e maschile, legate da rapporti al tempo stesso di rivalità e di cooperazione ed accompagnate da una gestione duale dei poteri da parte di un capo civile e di uno religioso. Nell’ambito mitologico la bipartizione trova riscontro nel mito delle origini, che assegna a due eroi culturali, talora gemelli o comunque fratelli, il merito di aver fondato la comunità, mentre, nella concezione dell’universo, alla bipartizione del gruppo sociale corrisponde quella del resto dell’universo degli esseri e delle cose dell’universo, distinti ed aggregati per accoppiamento di opposti: Rosso e Bianco, Chiaro e Scuro, Giorno e Notte, Nord e Sud, Est ed Ovest, Cielo e Terra. Questo stesso aspetto è evidente anche in Cina, dove la polarizzazione yin-yang, che si manifesta già nelle realizzazioni artistiche di epoca shang, mostra la tensione verso una coincidentia oppositorum, una congiunzione che risulta evidente nell’iconografia che mostra gufi con occhi solari ed emblemi della luce adornati con simboli della notte e dell’oscurità, in modo da rappresentare la ciclicità del processo di alternanza tra le due manifestazioni cosmiche complementari.
In Grecia abbiamo Dioniso e Apollo, che varie raffigurazioni ritraggono come androgini. Lo spirito apollineo è razionale, formale, luminoso ed armonico, all’insegna misura e proporzione. Lo spirito dionisiaco è estatico, creativo, oscuro, all’insegna della passione sensuale. Eros e Thanatos, l’impulso creativo e limpulso entropico/distruttivo (anche autodistruttivo).
Empedocle insegnava che l’universo è in costante metamorfosi, si genera e decade, grazie a Amore e Discordia/Odio, che operano in tutto ciò che è animato e in tutto ciò che è inanimato. Eros unisce tutte le forme di vita e Thanatos le separa e le disperde. Composizione e decomposizione sono forze di eguale intensità, eterne e mescolate in ugual misura in tutte le cose, in un’interazione necessaria.
Gesù il Cristo è un maestro delle contraddizioni, delle antinomie. Esaminiamo alcune delle sue parabole:
Buon Samaritano: il “degenerato” è un giusto, il “giusto” è un degenerato. Vignaioli: i primi saranno gli ultimi, gli ultimi saranno i primi. Figliol Prodigo: il ribelle è festeggiato, l’obbediente si ribella. L’esattore delle tasse e i farisei: il peccatore è salvato, il salvato è peccatore. Il seminatore: l’abbondanza di semi non garantisce una buona mietitura, pochi semi possono dare buoni frutti. Giudizio Finale: chi sembra celebrare il Cristo è invece servo dell’Anti-Cristo e chi è perseguitato è invece il vero credente. La pecora perduta: quella persa vale più delle 99 salvate.
Analogamente, il vangelo greco degli Egiziani, che è databile tra la fine del I secolo e la metà del secondo secolo a.C., descrive il modo in cui sarà possibile avere accesso al Regno di Dio:quando quei due (maschio e femmina) saranno uno solo, nell’esterno come nell’interno, e il maschio con la femmina non sarà né maschio né femmina”. La Seconda lettera di Clemente, analogamente, riporta: “interrogato da qualcuno su quando verrà il Regno, il Signore stesso rispose: “quando i due saranno uno, il fuori come il dentro e il maschio con la femmina né maschio né femmina”.
Anche nei vangeli canonici il superamento (limitatamente alla sfera psicologica e spirituale) del dimorfismo sessuale è implicito nella risposta di Gesù agli apostoli che gli chiedono cosa si debba fare per assicurarsi un posto nel Regno dei Cieli: “Allora Gesù chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel regno dei cieli”. (Matteo 18, 2-4). Come pure negli effetti della gloria: “E io ho dato loro la gloria che tu hai dato a me, affinché siano uno come noi siamo uno; io in loro, e tu in me; acciocché siano perfetti nell’unità” (Giovanni, 17:22-23). Paolo di Tarso esprime una posizione assolutamente conforme: “Non c’è qui né Giudeo né Greco; non c’è né schiavo né libero; non c’è né maschio né femmina; poiché voi tutti siete uno in Cristo Gesù” (Galati 3, 28). Che riafferma in una diversa epistola (Colossesi, 3, 8-11): “Ora invece deponete anche voi tutte queste cose: ira, passione, malizia, maldicenze e parole oscene dalla vostra bocca. Non mentitevi gli uni gli altri. Vi siete infatti spogliati dell'uomo vecchio con le sue azioni e avete rivestito il nuovo, che si rinnova, per una piena conoscenza, ad immagine del suo Creatore. Qui non c'è più Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti”.

Le tradizioni che oggi consideriamo primitive ci educherebbero, se badassimo ai loro precetti. Ci siamo pericolosamente imbarbariti. Pericolosamente per noi e per tutto ciò che ci circonda.
Come abbiamo visto, vi è una diffusione planetaria e trans-temporale di riti e miti riguardanti la ricomposizione unitaria della coppia binaria, indice del riconoscimento universale dell’importanza del principio della coincidenza degli opposti.
Apprendiamo che le parti sono in equilibrio, si incontrano e fondono agli estremi, due metà di un cerchio. Nel punto di congiunzione dei semicerchi si crea un perfetto equilibrio. Senza una metà non c’è l’altra, senza oscurità non c’è luce, in un grande ciclo naturale pedagogico (caduta e redenzione).
Apprendiamo che l’equilibrio è naturale. Una parte della creazione procede verso lo squilibrio (che considera equilibrio) e l’altra verso l’equilibrio: assieme generano un equilibrio dinamico. Le forze opposte nella natura si incontrano ed il risultato può essere una polarizzazione in un senso o nell’altro, oppure si può raggiungere un equilibrio simmetrico, o un equilibrio parziale su un versante o sull’altro. Ogni potenziale si realizza nei punti di intersezione. Tutto è parte dell’equilibrio che compone ciò che chiamiamo Universo, o Creazione. 
È possibile ipotizzare – è lecito augurarsi – che la condizione di evidente decadenza del presente sia il modo in cui il sistema può ritrovare un equilibrio simmetrico:

*****
I popoli che gli Europei hanno considerato incivili intendevano la pace in modo molto diverso dal nostro, che corrisponde da vicino alla quiete che segue la vittoria di una fazione sull’altra (cf. Napolitano che ingiunge agli Italiani di perseguitare gli antisemiti ovunque essi siano, in manifesta violazione dei principi costituzionali). La loro pace era dinamica ed includeva tutte le forze della vita, nella natura e nell’uomo, compreso quello che chiamiamo “male”. Era una concezione inclusiva, non esclusiva: lotta, sofferenza, dolore, errori e stoltezze, passione, tenerezza, rabbia e sconfitta. Persino la guerra era inclusa nell’idea di pace, una guerra condotta in un certo modo e con certe motivazioni. L’assolutismo pacifista era completamente estraneo alla loro mentalità ed è un’invenzione della modernità europea.
Vivere in pace significava accogliere la vita in tutti i suoi aspetti, le quattro direzioni cardinali, tutte le creature.
Il contrario di questo significato della pace e della giustizia è quello che divide e separa le parti della realtà e le mantiene distinte, un moralismo che sminuisce l’interconnessione della vita. Ci sono cose che vanno distrutte e persone che vanno uccise (es. Hitler/Stalin), ma non certo per plasmare il cosmo a nostro piacimento, bensì unicamente perché il cosmo si ricostituisca, per conto suo.
Non è che il bene e il male non esistono, anzi, - male è: dolore e timore insensati, brutali, crudeli, futili perché irredimibili, lo spreco di vita, l’ingiustizia titanica, la rabbia sorda e violenta. Il punto è che sono interdipendenti. Ciò che è oggettivamente buono è la realtà nella sua interezza e ciò che è oggettivamente cattivo è la sua frammentazione. Ciò che alla mente ordinaria appare come opposizione, contrasto e contraddizione è un’unità trascendente, la riconciliazione dei contrari interconnessi, chiamata coincidentia oppositorum. Pace e giustizia discendono da tale comprensione. La vita è una relazione misteriosa ed intima tra forze opposte e la legge dovrebbe essere ciò che preserva questa relazione e, nel farlo, il dinamismo della vita. La Caduta è l’illusione che i contrari si escludono a vicenda.
I monoteismi sono male perché diffondono l’idea che ci sia una parte della natura umana che deve essere distrutta, senza che sia possibile ricostituire l’unità fondamentale dell’essere. Questo male nasce proprio dalla scelta umana di escludere le forze del “male” dalla nostra vita e dalla nostra mente consapevole. Quando questo male viene isolato, cresce fino a distruggere un bene che, innaturalmente separato, è indifeso. Da qui scaturiscono il razzismo, il segregazionismo, la guerra sterminatrice, la pulizia etnica, il genocidio e tutto l’orrore di cui siamo capaci.  
La pace non è un qualcosa di passivo, non è assenza di conflitto, ma una forza che armonizza le azioni e gli impulsi della vita umana in tutte le loro molteplicità e contrasti. La forza che chiamiamo pace è, nell’universo e nell’individuo, una qualità della mente, un’energia cosciente.
La pace fa da ponte tra due forze contrapposte. Il male è la forza che ostacola fatalmente l’azione della forza riconciliativa, la discesa della colomba, lo Spirito Santo, nella vita umana. Opporsi a ciò che è buono (es. attraverso l’intolleranza delle diversità che non violano la legge, l’ingiustizia, la violenza contro l’ambiente, la tortura, la guerra, ecc.) non è un peccato imperdonabile. Imperdonabile è ostruire il corso della riconciliazione tra il bene e ciò che lo antagonizza. Satana deriva dall’ebraico satan che significa l’avversario. Il diavolo viene dal greco diabolos, “colui che divide” e significa l’accusatore, il diffamatore, il mentitore. Nella sua prima forma il demonio è uno strumento divino e serve delle sacre finalità. Per questo Gesù chiama Pietro “Satana” ma gli ordine di mettersi dietro di lui come discepolo – “va dietro a me, Satana”, in luogo di quella che è stata per lungo tempo l’errata traduzione “Lungi da me, satana!” (Matteo 16:23) –, quando Pietro dimostra di non aver capito il senso del suo messaggio. Che la Chiesa abbia scelto proprio “Satana” come suo fondatore è estremamente significativo.
È invece irreparabile il male di chi nega lo Spirito Santo e la sua funzione di agente riconciliativo tra i contrari (es. altoatesini e sudtirolesi, bianchi e neri, ebrei e musulmani, cattolici e protestanti nell’Irlanda del Nord, uomini e donne, destra e sinistra, ecc.) e ponte tra l’umano e il divino, ossia chi induce l’uomo a credere di essere solo un animale o una macchina.  
Il cuore della democrazia è apprezzare l’altro anche quando è un mio avversario: fare un passo indietro ed un passo al di fuori di se stessi, dalle proprie emotività e permettere all’altro di pensare, parlare e vivere. La democrazia non è solo un’istituzione esterna, non è solo una forma politica, è anche una forza interna al nostro sé, un ideale interiore, l’espressione più alta di una spiritualità laica in questo mondo, capace di coniugare pragmatismo e misticismo, materia e spirito, esteriore ed interiore, bene e male:
Rispettare tutte le persone, garantire a ciascuno i propri diritti e la propria voce, significa capire cosa abbiamo tutti in comune, richiede di vedere che cosa sia un essere umano, indipendentemente da tutte le distinzioni sessuali, razziali, etniche, religiose, fisiche, sociali, culturali ed intellettuali; quali che siano i suoi pregi e difetti.

*****
Pierre-Joseph Proudhon contro la cosiddetta dialettica hegeliana
Nel suo “Philosophie de la misère”, il filosofo politico Pierre-Joseph Proudhon (1809-1865) spiega che fu inizialmente attratto dalla schematizzazione hegeliana del reale in tesi-antitesi-sintesi. Ma poi si accorse che si trattava di un tragico errore. Le antinomie irrisolte, aveva capito, sono feconde per la vita. Senza contrapposizioni tra polarità opposte non c’è vita, non c’è movimento, non c’è progresso; c’è solo inerzia, sterilità. Chi le volesse risolvere sarebbe come chi tagliasse il ramo dell’albero su cui siede. E poi nessuno, neanche un dio, potrebbe comunque riuscirvi. I poli di una batteria elettrica sono indistruttibili ed il problema consiste nel trovare non tanto la loro fusione, che equivarrebbe alla loro morte, ma un loro equilibrio, incessantemente instabile e variabile, in relazione allo sviluppo della società.
Florence Nightingale e Ramsete II
Durante un viaggio in Egitto, nel 1850, Florence Nightingale vede una raffigurazione del faraone Ramsete II, incoronato da Oro e Set, il principio del bene e quello del male. Il male non è rappresentato come un oppositore ma come collaboratore, la sua mano sinistra. Dal bene si origina il male, dal male si origina il bene, dal disordine l’ordine e vice versa. Ciò che appare come male, nella limitata prospettiva umana, è un elemento necessario della completezza dell’universo di Dio. Per la Nightingale, il fine dell’umanità è l’unione con Dio. L’umanità deve realizzare la sua natura divina, questo è il piano divino. Lo può fare solo attraverso la conoscenza delle leggi universali. Ce la farà solo commettendo innumerevoli errori. Il male e la sofferenza sono dovuti all’ignoranza delle leggi divine e del piano divino. Il male fa parte del piano divino perché serve ad istruire la specie umana. Senza il male non ci sarebbe alcun processo evolutivo. L’evoluzione è corale, collettiva, serve uno sforzo congiunto, non un pastore che guidi il gregge.
Albert Camus, il Mediterraneo e il giusto mezzo
Per Camus la luce mediterranea è simbolo di lucidità, equilibrio e misura, in opposizione all’oscurità ed alla dismisura nordica. Il suo modello di vita morale è improntato a una sorta di eroismo altruistico. È a partire dalla misura che è possibile organizzare un mondo tutto umano, tutto plasmato dalla ragionevole, ma limitata, capacità dell’uomo. Già Pitagora, in uno dei suoi detti aurei, aveva sentenziato: “La misura in ogni caso è la cosa migliore”. L’euthymia Democrito la chiama anche euestò, cioè benessere, lo star bene nel mondo, l’aver raggiunto una sorta di equilibrio che non coincide con l’appagamento totale delle proprie pulsioni e dei propri desideri. Lo stato in cui l’animo è calmo ed equilibrato, non turbato da paura alcuna e dal superstizioso timore degli dèi o da qualsiasi altra passione. In ogni aspetto della vita umana, il desiderio innesca un processo di attivazione, capace di rendere operoso e produttivo l’uomo, ma il desiderio deve essere tenuto nei giusti limiti. Se oltrepassa i limiti della metriotes, innescherà un processo di bisogni concatenati che, non potendo mai essere del tutto soddisfatti, causeranno insoddisfazione, tormento e dolore.
Il pensiero meridiano di Camus si qualifica certamente come critica della ragion cinica, come elogio dell’imperfezione moderata, di quella visione della realtà che sa che la vita umana è un misto di bene e di male e che l’uomo non è l’essere capace appagare sempre e comunque tutti i suoi desideri. Nemesi, dea della misura, è fatale ai “dismisurati”. La libertà assoluta coincide col diritto, per il più forte, di dominare: essa mantiene dunque i conflitti che avvantaggiano l’ingiustizia. La giustizia assoluta passa attraverso la soppressione di ogni contraddizione: essa distrugge la libertà.
La coincidentia oppositorum nella musica e nel pensiero greco
Symphonein, in greco, indicava il coro, il concerto. Congiungersi si diceva harmozein. Harmonia proviene dal linguaggio dei carpentieri ed indica la congiunzione delle parti in una struttura complessa, ordinata, equilibrata. Harmonia dev’essere symphonia: non una sola voce o strumento, ma una molteplicità, in una risoluzione delle contraddizioni. Un assemblaggio di elementi separati ma che stanno bene assieme, una miscela (krasis) composita nella tensione tra elementi opposti ma che ben si combinano. Harmonia è figlia di Ares e Afrodite che si attraggono irresistibilmente. Symphonoi sono i toni che stanno bene assieme, diaphonoi quelli non vanno d’accordo. Maggiore è la diversità, più saldo sarà il legame nella loro combinazione, l’armonia degli opposti. Una società civile sana è quella in cui le voci sono diverse e solo in virtù di questa diversità possono formare un coro. 
Un’incredibile simmetria, la palintonos harmonie, l’armonia degli opposti eraclitea, è quella in cui tutto quel che dissolve unisce, tutto quel che distanzia e separa ricongiunge. Un perfetto equilibrio delle forze, quieto nella sua costante tensione. Un dinamismo bilanciato che mantiene l’immobilità in virtù di tensioni assolutamente proporzionali. Un altro principio estetico greco era quello della palintropos harmonie, l’oscillazione armoniosa, il ritmo dell’universo, in costante mutamento. Anche qui un’armonia contrastante o armonia retrograda: “Interpretando il termine come “tensione”, la lotta tra gli opposti sarà sempre giustamente equilibrata, essendo i vantaggi ottenuti in una regione di forza sempre simultaneamente controbilanciati da uguali vantaggi altrove conquistanti la forza opposta. Interpretando il termine come “oscillazione”, la lotta può in ogni luogo andare a favore di uno dei due opposti, ma alternativamente, essendo l’avvicendamento soggetto a una legge che determina i periodi in cui ognuno prevale”.

*****
Bibliografia
Carl Gustav Jung, “Aion: ricerche sul simbolismo del sé”, Torino: Boringhieri, 1997.
Mircea Eliade, “Immagini e simboli: saggi sul simbolismo magico-religioso”, Milano: Jaca book, 2007.
Joseph Campbell, “Mitologia primitiva: le maschere di Dio”, Milano: Mondadori, 2000.
Toshihiko Izutsu, “Sufism and Taoism: a comparative study of key philosophical concepts”, Berkeley: University of California Press, 1984.
Karl von Meyenn (Hrsg.), “Wolfgang Pauli. Wissenschaftlicher Briefwechsel mit Bohr, Einstein, Heisenberg u.a.”, Bd. I-IV, Berlin 1979-2001.
Ursula K. Le Guin, “The Left Hand of Darkness”, Ace Books, 1969.
James P. Driscoll, “The unfolding God of Jung and Milton”, The University Press of Kentucky, 1993.
Bonnie MacLachlan, “The harmony of the spheres: dulcis sonus”. In: Wallace, Robert W. et Bonnie MacLachlan, eds., Harmonia Mundi: Musica e filosofia nell’ antichità, Biblioteca di Quaderni Urbinati di Cultura Classica (Roma: Edizioni dell’ Ateneo, 1991), pp. 7-19.


giovedì 3 novembre 2011

Perché sono un anarchico



Essere governato significa essere guardato a vista, ispezionato, spiato, diretto, legiferato, regolamentato, recintato, indottrinato, catechizzato, controllato, stimato, valutato, censurato, comandato, da parte di esseri che non hanno né il titolo, né la scienza, né la virtù. Essere governato vuol dire essere, ad ogni azione, ad ogni transazione, ad ogni movimento, annotato, registrato, censito, tariffato, timbrato, squadrato, postillato, ammonito, quotato, collettato, patentato, licenziato, autorizzato, impedito, riformato, raddrizzato, corretto. Vuol dire essere tassato, addestrato, taglieggiato, sfruttato, monopolizzato, concusso, spremuto, mistificato, derubato, e, alla minima resistenza, alla prima parola di lamento, represso, emendato, vilipeso, vessato, braccato, tartassato, accoppato, disarmato, ammanettato, imprigionato, fucilato, mitragliato, giudicato, condannato, deportato, sacrificato, venduto, tradito, e per giunta schernito, dileggiato, ingiuriato, disonorato, tutto con il pretesto della pubblica utilità e in nome dell’interesse generale.
Pierre Joseph Proudhon -"Idée Générale de la Révolution au XIXe Siècle”, 1851.

Non si sente di dire a nessuno di fare come lui. Ognuno ha la sua vita e se la gestisce, per quanto può, come gli sembra giusto. E quando il momento è supremo, di vita o di morte, appunto, meno che mai un parere, un consiglio, può venire da un altro. Meno che mai – certo – un ordine. Di questo, almeno, è sicuro: nessuno può ordinare, comandare, di uccidere un altro. Sarà contro le regole degli eserciti, delle guerre, degli Stati, ma su questo, ripete, non ha dubbi.
Mario Spinella, Lettera da Kupjansk

L’odiosa maschera è caduta, resta l’uomo, senza scettro, libero, senza limiti, uomo soltanto, uguale, senza classi, senza stirpe o nazione, libero da timori, venerazioni, titoli, sovrano di se stesso, giusto, mite, saggio.
Percy Bysshe Shelley

Before our white brothers arrived to make us civilized men,
we didn't have any kind of prison. Because of this, we had no delinquents.
Without a prison, there can be no delinquents.
We had no locks nor keys and therefore among us there were no thieves.
When someone was so poor that he couldn't afford a horse, a tent or a blanket,
he would, in that case, receive it all as a gift.
We were too uncivilized to give great importance to private property.
We didn't know any kind of money and consequently, the value of a human being
was not determined by his wealth.
We had no written laws laid down, no lawyers, no politicians,
therefore we were not able to cheat and swindle one another.
We were really in bad shape before the white men arrived and I don't know
how to explain how we were able to manage without these fundamental things
that (so they tell us) are so necessary for a civilized society.
John (Fire) Lame Deer, Sioux Lakota - 1903-1976

Il verbo di Nietzsche mi ripugna profondamente; stento a trovarvi un'affermazione che non coincida con il contrario di quanto mi piace pensare.
Primo Levi, “I sommersi e i salvati”

Non basta sopravvivere, occorre esserne degni.
Ammiraglio Adamo, Battlestar Galactica

Per anarchismo s’intende la libertà responsabile dell'individuo autonomo/non eterodiretto che, in quanto moralmente/spiritualmente maturo, si autodisciplina.
L’anarchismo è un modello socio-politico che distribuisce il potere politico (stato) ed economico (impresa) tra tutti e pone fine alle ingiustizie. Anarchia è auto-organizzazione, un ordine che nasce dall’autodisciplina, come nelle arti marziali.
Un’altra definizione di anarchismo: agisci in modo tale che non ci sia bisogno di uno stato.

Certi anarchici sono violenti e distruggono la proprietà pubblica e privata, altri, come il sottoscritto, no. Gli anarchici violenti giustificano le loro azioni affermando che le vittime quotidiane dell’attuale sistema sono innumerevoli e che in una società anarchica non ci sarebbe bisogno di distruggere alcunché, mentre la distruzione è costitutiva del modello capitalista. Io ribatterei che la violenza autorizza il potere centrale a prendere misure discrezionali che danneggeranno tutti. Non s’impone l’anarchismo a chi non lo vuole o non è pronto a viverlo e chi vuole imporlo viola lo spirito anarchico: è anti-anarchico tanto quanto la Chiesa è anticristiana.
L’anarchismo privilegia la libertà di tutti, il libertarismo (di destra) solo quella dei ricchi e potenti.
Una società anarchica si fonda su una confederazione di collettivi/comunità e sulla nomina di delegati su base locale, regionale e planetaria. La forza è solo l’extrema ratio. Per migliaia di anni gli esseri umani sono vissuti come cacciatori e raccoglitori, ossia in società essenzialmente anarchiche. Più recentemente ci sono stati esperimenti in Catalogna, durante la guerra civile spagnola, e nel Caucaso durante la Rivoluzione Russa. Esperimenti calpestati dalla furia dei franchisti e soprattutto dei comunisti.
L’anarchico promuove la democrazia diretta (a patto che non si tramuti in tirannia della maggioranza) e lo sciopero come metodo di resistenza nonviolenta (leggi: meno violenta). L’anarchico è contrario alla proprietà privata ma non è a favore del comunismo: difende la proprietà personale, cioè a dire ciascuno dovrebbe possedere le sue cose ma non controllare beni che non usa o che condizionano la vita altrui (proprietà comuni), escludendo gli altri dall’usufrutto.
L’anarchismo condanna il lavoro salariato che attribuisce a qualcuno il controllo delle persone.
Il principio centrale dell’anarchismo è l’assunzione di responsabilità personale ed il ripudio della necessità di controllare il comportamento altrui. Attualmente tutti sembrano più impegnati a predicare bene e razzolare male.
A dispetto di quel che si potrebbe immaginare, l’anarchismo è antropologicamente pessimista almeno quanto è ottimista. Infatti non nutre una fiducia assoluta nella specie umana: proprio per questo cerca di frammentare il potere, in modo da tenerlo meglio a bada. L’idea che un nucleo di illuminati (non delegati) possa gestire il bene comune è anatema: è considerata una sventurata illusione dettata da una drammatica carenza di auto-consapevolezza ed ignoranza delle vicende storiche.  
L’anarchico non crede in un’armonia stabile, ma nella mutevolezza. L’armonia risulta da un continuo aggiustamento e riequilibrio tra una pluralità di forze ed influenze e ciò è più facile che avvenga se il potere non ne privilegia alcuna a discapito delle altre. Le associazioni e i club funzionano PIÙ O MENO come comunità anarchiche.
La figura geometrica che rappresenta l’anarchismo è la sfera, in cui tutti i punti sono equidistanti dal centro (il divino in noi, per chi ci crede – come in un ologramma). La piramide è l’antitesi dell’anarchismo e rappresenta un’organizzazione sinarchica, che è quella dominante su questo pianeta e presumibilmente su milioni di altri pianeti (essendo la più banale: il forte domina).
Sinarchia è, rifacendomi a Nietzsche, aristocrazia dello spirito e del sangue, contro il suffragio universale, è gerarchia dei poteri (morali, mentali e fisici). Ciò che determina il lo status in una sinarchia è l’ammontare di potere che rappresenti e la volontà di potenza: “L’ordine delle caste, la successione gerarchica delle classi, esprime la suprema legge della vita stessa” (L’Anticristo). "Si promuove il proprio io e sempre a spese degli altri"; "la vita vive sempre a spese di un'altra vita; chi non lo comprende, non ha ancora fatto il suo primo passo verso l'onestà” ("Volontà di Potenza").
In questo senso Socrate, che contesta un potere fondato sull'ignoranza ma convinto di detenere il sapere ultimo, è anarchico.
La contrapposizione è ben espressa da due massime:
"Assomiglia al fiore innocente, ma sii il serpente sotto di esso"
"Look like the innocent flower, But be the serpent under it"
(Shakespeare - Macbeth)
Siate avveduti come serpenti e semplici come le colombe” (Matteo 10: 16)

ORGANIZZAZIONE SOCIALE ANARCHICA
Comunità auto-organizzate, cooperative alimentari, reti di solidarietà, democrazia diretta a livello locale, organizzazioni autonome che coesistono dialetticamente con lo stato. Un esempio sono le autonomie municipali zapatiste nel Chiapas: la popolazione controlla l’area attraverso comunità democratiche, ignorando i consigli municipali o fingendo di riconoscerne l’autorità. Questo tipo di organizzazione, egalitario, orizzontale, consensuale, fornisce alle persone di che vivere ed al tempo stesso è fortemente politico, attivista, sensibilizzatore, partecipante, ostile al capitale ed allo stato perché consapevole delle cause dell’esclusione e della marginalizzazione.
Un altro esempio è l’autogestione operaia delle fabbriche in Argentina.
A Parigi, dove gli affitti sono insostenibili, la gente si appropria degli edifici abbandonati. Servono reti di assistenza e mutualità che consentano alla gente di sopravvivere all’austerità e disoccupazione e focalizzino la loro rabbia contro i responsabili del disastro, non contro dei capri espiatori, come i capponi di Renzo Tramaglino che si beccavano tra loro, senza capire chi fosse il vero nemico.

L’anarchico non aspetta che una nuova disposizione di legge rimedi ai mali della società. Preferisce rimboccarsi le maniche.
L’anarchismo è un’utopia e chi scrive crede che metterlo in pratica di questi tempi sarebbe pura follia 
Tuttavia all’epoca del feudalesimo nessuno si sarebbe immaginato che un giorno ci sarebbero stati democrazia rappresentative a suffragio universale, eppure le abbiamo ottenute. Il futuro non è già stato scritto, tutto è possibile.

ETICA ANARCHICA
Ascoltare quel che diciamo e che dicono gli altri invece di parlare a nome di altri o lasciare che altri parlino a nostro nome. Essere solleciti verso il prossimo non per spirito caritatevole ma perché riconosciamo che facciamo tutti parte di una medesima sfera eco-sociale. Essere il più possibile gentili e tolleranti verso il prossimo non per spirito caritatevole (presunzione) ma perché riconosciamo che siamo tutti qui per imparare e che nessuno può dire cosa noi o chiunque altro sarà in grado di fare.
Simone Weil ha descritto molto bene lo spirito etico dell’anarchismo, parlando di amicizia: una società di uomini liberi, uguali e fratelli, in cui ciascuno ama il prossimo come se stesso – niente è più odioso dell’umiliazione e della degradazione dell’uomo da parte dell’uomo, nulla più dolce e bello dell’amicizia. L’amicizia ha un carattere universale, consiste nell’amare una persona in quella maniera che sarebbe auspicabile nei confronti di ogni anima che costituisce la nostra specie. C’è la volontà di preservare l’autonomia altrui e la nostra. Si mantiene e si rispetta la distanza. Ci si appella al suo consenso, un consenso informato. Il lavoro diventa allora l’azione attraverso cui una persona ricrea la sua vita, ricrea l’universo intorno a se stesso, si libera dai vincoli naturali. Per Weil (e per me) serve una civiltà fondata sulla natura spirituale del lavoro. Non lavoro ma creazione. Una società di persone individualizzate (cf. Jung), mature ed evolute. Al posto dell’autorità si ha un coordinamento sociale, ma non governanti. Il senso del giusto, il senso etico, fuoriesce dall’individuo e permea la società che lo riflette verso l’individuo. L’unica legge è la legge dell’empatia: auto-organizzazione ed energia infinita, armonia spontanea senza un’Intelligenza Artificiale che ne imponga una tipologia specifica; no all’automazione.

ANARCHISMO NEL TRENTINO DEL TERZO MILLENNIO?
In Trentino ci sono tutti gli ingredienti per creare una società anarchica: autonomia, federalismo interno (non ancora ben sviluppato), associazioni di volontariato, casse rurali (meglio quelle di un tempo), sistema cooperativo, società tendenzialmente egalitaria, tradizione dei beni comuni. Il problema è che siamo inseriti in una cornice mondiale sinarchica (gerarchica e centralizzata) e che la natura umana ci impedirà di realizzare una tale società ideale. Possiamo comunque sforzarci di tendere verso questo ideale: come il passato è radicalmente diverso dal presente, non è impossibile che il futuro sia radicalmente diverso dal presente. Si tratta di scegliere: o la via della piramide (gerarchia-centralismo) o la via della sfera (uguaglianza-decentramento). Il Trentino ha gli spigoli molto smussati: promette bene.

CITAZIONI ANARCHICHE
BAKUNIN: “Sono un amante fanatico della libertà, la considero l’unica condizione nella quale l’intelligenza, la dignità e la felicità umana possano svilupparsi e crescere; non la libertà concepita in modo puramente formale, limitata e regolata dallo Stato, un eterno inganno che in realtà non rappresenta altro che il privilegio di alcuni fondato sulla schiavitù degli altri; non la libertà individualista, egoista, meschina e fittizia esaltata dalla Scuola di J.J. Rousseau e da altre scuole del liberalismo borghese, convinte che lo Stato, limitando i diritti di ciascuno, dia la possibilità di diritti a tutti, un’idea che invece conduce solo alla riduzione a zero dei diritti di ciascuno”.
“Finora la storia umana è stata solo una perpetua e sanguinosa immolazione di milioni di poveri esseri umani in nome di qualche miserabile astrazione: Dio, nazione, potere dello Stato, onore nazionale, diritti storici, diritti giuridici, libertà politica, stato sociale”.
“una persona è forte solo quando si erge sulla propria verità, quando parla e agisce a partire dalle proprie convinzioni. Allora, in qualunque condizione si trovi, saprà sempre ciò che va fatto e detto. Potrà cadere, ma non disonorerà se stesso e le sue cause”.
Il potere del pensiero indipendente è il potere della libertà: non essere ragionevoli, non accettare pedissequamente quel che gli altri dicono, ma pensare ed agire da se stessi.
“Vuoi rendere impossibile per chiunque opprimere gli altri esseri umani? Allora assicurati che nessuno eserciti il potere”.
“Libertà senza socialismo è privilegio ed ingiustizia, socialismo senza libertà è schiavitù e brutalità”.
“La mia libertà è la libertà di tutti, poiché non sono veramente libero nel pensiero e nei fatti, eccetto quando la mia libertà e i miei diritti sono confermati e approvati nella libertà e nei diritti di tutti, che sono miei pari”.
NOAM CHOMSKY: “L’anarchia, a mio modo di vedere, esprime l’idea che la prova di validità debba ricadere sempre su quelli che argomentano che il dominio e l’autorità sono necessari. Nella natura umana ci sono elementi di fondo quali i sentimenti di solidarietà, di mutuo soccorso, di simpatia, di sostegno per gli altri. I kibbutz israeliani, per un lungo periodo, si sono retti su principi anarchici, e cioè: autogestione, controllo diretto dei lavoratori nella gestione dell’impresa, integrazione dell’agricoltura, dell’industria e dei servizi e partecipazione e prestazione personali nell’autogoverno. Quel che viene chiamato capitalismo è nei fatti un sistema mercantile corporativo, con forti e soprattutto inesplicabili tirannie private che esercitano un vasto sistema di controllo sui sistemi economici, politici, sociali e culturali; tirannie che operano in stretta collaborazione con gli stati più potenti che intervengono massicciamente nell’economia nazionale e nella società internazionale”. “Ogni interazione tra esseri umani che sia più che personale – ossia che assuma una qualche forma istituzionale – nella comunità o sul posto di lavoro, in famiglia, nella più ampia società, qualunque essa sia, dovrebbe essere sotto il controllo diretto dei suoi partecipanti”.
“Se per sinistra si intendesse bolscevismo allora mi dissocerei senza indugio dalla sinistra. Lenin è stato uno dei più grandi nemici del socialismo”.
“Se abbiamo istituzioni che fanno dell’avidità/meschinità l’unica caratteristica distintiva degli esseri umani e la incoraggiano a spese delle altre emozioni ed attaccamenti umani, avremo una società fondata sull’avidità. Una società diversa sarebbe organizzata in modo tale che altre emozioni diventassero dominanti: come la solidarietà, il sostegno, la simpatia”.
Noam Chomsky su anarchismo, democrazia, marxismo e leninismo, capitalismo e il futuro:
ERRICO MALATESTA: l’anarchismo nasce come “rivolta morale contro l’ingiustizia sociale”. “La solidarietà è l’unico ambiente in cui l’uomo può esprimere la sua personalità e realizzare il suo sviluppo ottimale e godere del benessere più ampio possibile”. Questo “ritrovarsi di ciascuno per il benessere di tutti e di tutti per il benessere di ciascuno” dà come risultato “la libertà di ognuno di non essere limitato da, ma completato – anzi, di trovare la necessaria ragion d’essere – nella libertà altrui”.
EMMA GOLDMAN: “l’anarchismo è l’unica filosofia che conduce l’uomo alla coscienza di sé, che afferma che Dio, lo Stato e la società non esistono, che le loro promesse sono spurie e vuote, visto che possono essere mantenute solo attraverso la subordinazione dell’uomo. L’Anarchismo è quindi l’insegnante dell’unità della vita, non solo nella natura, ma anche nell’uomo. Non c’è conflitto tra l’individuo e gli istinti sociali, non più di quel che c’è tra cuore e polmoni: l’uno contiene la preziosa essenza vitale, l’altro l’elemento che mantiene questa essenza pura e forte”.
“Come essere se stessi e nel contempo in unità con gli altri, sentirsi parte di tutti gli essere umani mantenendo però le proprie qualità caratteristiche”. “Una società in cui il potenziale di ogni individuo non sia realizzato a spese degli altri”.
“Non è solo il governo nel senso dello stato che è distruttivo di ogni valore e qualità individuale. È l’intero complessa autorità e dominazione istituzionale che strangola la vita. È la superstizione, il mito, la simulazione/finzione, i sotterfugi e la remissività che supportano l’autorità e la dominazione istituzionale”.
CLIFFORD HARPER: “gli esseri umani sono al loro meglio quando vivono liberi dall’autorità, decidendo le cose tra di loro invece di essere comandati”
PERCY BYSSHE SHELLEY: “L’uomo d’anima virtuosa non comanda né obbedisce: il potere, come una devastante pestilenza, inquina qualunque cosa tocchi mentre l’obbedienza, flagello di ogni genio, virtù, libertà, verità, fa degli uomini schiavi e, del corpo umano, un automa meccanizzato”.
ALEXANDER BERKMAN: “chiunque ti dica che gli anarchismi non credono nell’organizzazione stanno dicendo fesserie. L’organizzazione è tutto e tutto organizzazione. La vita intera è organizzazione, consapevole o meno…Ma c’è organizzazione ed organizzazione. La società capitalista è organizzata così male che i suoi vari membri soffrono: proprio come quando hai un dolore da qualche tua parte, tutto il tuo corpo duole e sei malato…neanche un singolo membro dell’organizzazione o dell’unione può essere discriminato impunemente, soppresso o ignorato. Farlo significherebbe ignorare un dente dolente: ti ammaleresti del tutto”.
ROBERT CHARLES BLACK JR. (BOB BLACK): “Se passi gran parte della tua vita cosciente prendendo ordini e baciando culi, se ti abitui alle gerarchie, diventerai passivo-aggressivo, sado-masochista, servile ed inebetito e porterai con te quel fardello in ogni aspetto della tua esistenza” [Secondo me ogni decisione che ci conduca lontano da questo stato desolante è intrinsecamente virtuosa].
(The Abolition of Work and other essays, pp. 21-2): “sei quello che fai. Se fai un lavoro noioso, stupido e monotono, è probabile che finirai per essere noioso, stupido e monotono. Il lavoro è una spiegazione migliore dello strisciante cretinismo che ci circonda rispetto ai meccanismi rimbambenti della televisione e dell’educazione. Persone che sono state irreggimentate per tutta la vita…sono abituate alla gerarchia ed ad essere psicologicamente servili. La loro attitudine all’autonomia è così atrofizzata che la loro paura della libertà è tra le poche loro fobie che hanno un fondamento razionale. La loro obbedienza sul lavoro si riverbera nelle famiglie che costruiscono,e così riproducono il sistema in più di una maniera, e poi in politica, nella cultura e in tutto il resto. Una volta che prosciughi la vitalità delle persone al lavoro, è probabile che si sottometteranno alle gerarchie ed alla presunta competenza in tutto. Sono abituati a farlo”.
ENRICO PEYRETTI: “Virtù del comando? Macché virtù, comanda­re è un difetto, una carenza. Dove c’è bisogno di coman­do e di obbedienza c’è umanità incompiuta, primitiva. Comando ed obbedienza sono un ritardo di civiltà. Non per nulla comando ed obbedienza sono termini eminen­temente militari, cioè primitivisti. Di comandare, io mi sono sempre vergognato e rifiutato. Facendo l’insegnante, ho dovuto anche proporre con insistenza, all’interno del dialogo, l’esperienza di chi ha lavorato precedentemente e ha sperimentato dei metodi che chi arriva ora può non saper apprezzare adeguatamente subito. Ma imporre mi fa ribrezzo. È degradante per chi impone e per chi subi­sce. Il comando suscita la disobbedienza, come la legge provoca il peccato, dice san Paolo (Romani, 7). Comandare è una concupiscenza anche più avida della sensualità, come dice un colorato proverbio napoletano. Perciò è un peccato, è un’offesa. Un genitore si trova nella necessità di comandare e proibire alcune cose al bambino, ma ap­punto fin quando è bambino, cioè sempre meno. Nessun genitore sensato lo fa con piacere. È dunque una neces­sità primitiva, transitoria, da abbandonare il più presto possibile. Il piacere di comandare è vergognoso più delle porcherie. Fermarsi nel comando è una fissazione, un ar­resto dell’evoluzione umana”.
VOLTAIRINE DE CLEYRE: “L’anarchismo insegna la possibilità di una società in cui i bisogni vitali di tutti sono soddisfatti ed in cui le opportunità per un completo sviluppo della mente e del corpo siano patrimonio di tutti…Insegna che l’organizzazione attuale della produzione e distribuzione della ricchezza è ingiusta e va distrutta e sostituita con un sistema che assicuri a ciascuno la libertà di lavorare, senza prima cercare un padrone al quale sottomettersi”. “Tutto falso e superfluo questo spreco di vita umana, di ossa e tendini, di cervello e cuore, questa trasformazione delle persone in stracci umani, spettri, miserevoli caricature delle creature che dentro di sé hanno il potenziale di essere, dal giorno in cui sono nate; ciò che chiamiamo economia, l’ammassamento di cose, è in realtà la spesa più spaventosa – il sacrificio del creatore alla sua creazione – la perdita di tutti i più fini e nobili istinti in cambio dell’acquisizione di un attributo rivoltante, il potere di contare e di calcolare”.
PETER KROPOTKIN: “Non è per amore del mio vicino che sono spinto ad afferrare un secchio d’acqua ed a lanciarmi nella sua casa in fiamme: è un sentimento molto più largo, benché più vago; un istinto di solidarietà e di socievolezza umana”.
“Come i socialisti, gli anarchici sostengono che la proprietà private della terra, del capitale e della macchine abbia fatto il suo tempo e che sia condannata a scomparire e che tutti i requisiti per la produzione debbano essere e saranno la proprietà comune della società, gestita coordinatamente dai produttori di ricchezza”.
“L’anarchismo aspira alla massima concordia tra individui, società e natura”.
“Sia i governati sia i governanti sono rovinati dall’autorità; sia gli sfruttati sia gli sfruttatori sono rovinati dallo sfruttamento”. “Ogni tiranno nutre risentimento verso i suoi doveri. È relegato a trascinare il peso morto del potenziale creativo dormiente dei sottoposti per tutta la durata della sua escursione gerarchica”.
Difetto più grave dell’individualismo: “l’impossibilità per l’individuo di raggiungere un pieno sviluppo nelle condizioni di oppressione delle masse da parte delle “belle aristocrazie”. Il suo sviluppo rimarrebbe unilaterale”.
“Non continuiamo a dire che l’unico mezzo per rendere uomini e donne meno rapaci ed egoistici, meno ambiziosi e servili allo stesso tempo è eliminare quelle condizioni che favoriscono la crescita dell’egotismo e della rapacità, del servilismo e dell’ambizione?”
PROUDHON: “Il sistema centralizzato va bene per quel che riguarda le dimensioni, la semplicità e la costruzione; ma manca di una cosa: l’individuo non appartiene più a se stesso in questo sistema. Non percepisce il proprio valore, la sua vita e nessun lo tiene nel minimo conto”

OBIEZIONI ALL’ANARCHIA
La gente sarà meno incentivata a lavorare in una società anarchica? L’assenza di governo non farà sì che il più forte domini i deboli? Il processo decisionale democratico non risulterà troppo conflittuale, portando all’indecisione ed al governo della plebe (la regola delle moltitudine)? L’anarchismo richiede esseri umani perfetti per funzionare? La maggior parte della gente non è troppo stupida, ignorante ed egoista per far funzionare una società anarchica?
Tutte queste obiezioni sono fondate.
O si verifica un’apocalisse (“disvelamento”), una Grande Trasformazione della coscienza umana, oppure l’anarchismo resterà un’utopia.

LINK UTILI