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martedì 20 dicembre 2011

La Rana e lo Scorpione - Il suicidio assistito del capitalismo e della democrazia non sarà una "dolce morte" (2012-2013)




Nel mondo degli affari, l’unico obiettivo, a qualsiasi costo, è il guadagno. Il serpente dello stregone, nella favola, divorava tutti gli altri serpenti; il nostro serpente magico oggi è far quattrini, ormai unico padrone del campo. La classe migliore che possiamo esibire è altro che una plebaglia ben vestita di speculatori volgari. È vero peraltro che dietro questa fantastica farsa, rappresentata sulla scena visibile della società, si scopriranno cose solide e fatiche meravigliose che esistono per ora allo stato rozzo e si muovono dietro le quinte per farsi avanti e presentarsi quando sarà il momento. Nondimeno, le verità sono terribili. Io dico che la nostra democrazia del Nuovo Mondo, per quanti successi abbia avuto nel sollevare le masse dalla loro degradazione, nello sviluppo materialistico, nella produzione e in certa molto ingannevole e superficiale intellettualità popolare, è oggi come oggi un fallimento quasi completo nei suoi aspetti sociali e in tutti i risultati più grandi, quelli religiosi, morali, letterari e estetici. Invano marciamo a passi mai visti verso un impero tanto colossale da oscurare quelli dell’antichità, l’impero di Alessandro e le più audaci conquiste di Roma. Invano ci siamo annessi il Texas, la California, l’Alaska, e ci spingiamo a Nord verso il Canada, a Sud verso Cuba. È come se fossimo in qualche modo dotati di un corpo vasto e sempre meglio equipaggiato, ma cui fosse rimasto solo un poco, o niente affatto anima.
Walt Whitman, “Prospettive democratiche”, 1871

Il famoso Calendario Maya profetizza grandi trasformazioni a partire dalla fine del 2012, ossia entro circa un anno. Ha poco senso prendere sul serio delle previsioni fatte secoli addietro da un popolo che non seppe anticipare la propria estinzione. Il futuro non è una strada già segnata, sebbene alcune costellazioni di possibilità possano essere più concrete di altre, specialmente se volontà sufficientemente forti hanno interesse a farle avverare. Sembra che queste Volontà abbiano deciso che il capitalismo ormai è superfluo e bisogna disfarsene, eliminando gli ultimi barlumi di libero mercato (il capitalismo è oligopolistico e detesta il libero mercato) ed accentrando ulteriormente il potere politico-finanziario, già peraltro nelle mani di pochi:
Tra il 2008 ed il 2010, 30 multinazionali americane hanno speso più soldi per influenzare il Congresso di quelli che hanno pagato in tasse, nell’ordine di 400mila dollari al giorno, inclusi i giorni festivi:
Recentemente è emerso che il Ministero delle Finanze irlandese ha pagato i Rothschild la bellezza di 6 milioni e 200mila euro per una consulenza sulla crisi - come se un amministratore condominiale pagasse un ladro per convincerlo a rubare nel suo condominio:
Sembra incredibile che, stando così le cose, la gente si sia lasciata convincere a credere alla favola delle cicale nordiche e delle formiche meridionali, quando dovrebbe essere evidente che le vere cicale sono speculatori transnazionali e le formiche sono i lavoratori del nord e del sud che se lo sono preso laddove non batte il sole: il flusso di soldi dal nord al sud non è mai passato per le loro mani, non l’hanno mai visto. Le cicale del nord l’hanno preso alle formiche del nord per darlo alle cicale del sud che l’hanno poi rigirato alle cicale del nord, non senza aver prelevato dalle formiche del sud. I politici del nord e del sud hanno oliato gli ingranaggi ed hanno consentito che la narrazione ufficiale contrapponesse le formiche del nord a quelle del sud (divide et impera):
Purtroppo siamo solo agli inizi ed il peggio deve ancora arrivare. Naturalmente questa tremenda verità viene tenuta gelosamente nascosta perché se la gente perdesse la speranza in un futuro migliore non avrebbe più nulla da perdere e farebbe la rivoluzione.
I Coreani del Nord che hanno visitato la Corea del Sud sono rimasti scioccati nello scoprire che quel che pensavano fosse democrazia non lo era: fino a quel momento non avevano potuto mettere a confronto la loro società con altre società e quindi non si erano resi conti di vivere in una tirannia tra le più mostruose della storia. Se i cittadini delle nostre “democrazie” potessero vedere come funziona un’autentica democrazia si rivolterebbero in massa. È quel che comunque presumo faranno con l’arrivo della bella stagione del 2012 e mi dispiace che le cose debbano finire così, perché usare la violenza contro il potere significa giocare fuori casa. La rivoluzione ci sarà, e sarà manovrata pure quella – attraverso il Terrore Rivoluzionario – per completare il processo di accentramento e dare il colpo di grazia ad una democrazia che è già un’oligarchia. Questo esito può essere evitato diffondendo conoscenza e consapevolezza ed un sincero amore per le istituzioni democratiche, per lo spirito della democrazia, il cui significato va ben al di là dell’accidente della creatività umana:

In primo luogo, bisogna capire che il capitalismo sta tirando gli ultimi.
Anche la Cina, la locomotiva del mondo, è sull’orlo del precipizio:
Il Regno Unito è virtualmente spacciato:
Il più recente G20 ha compilato una lista delle 29 banche che sono così importanti per il sistema creditizio globale da non poter essere lasciate fallire (“too big to fail”). Qualche giorno fa il rating Fitch di otto di queste superbanche è stato abbassato:
L’economia mondiale sta rallentando, l’eurozona è stremata, precondizione indispensabile per poter arrivare agli Stati Uniti d’Europa:
I debiti pubblici sono inestinguibili, una seria regolamentazione del sistema bancario-finanziario è stata prorogata a data da destinarsi; il mercato dei titoli tossici è più che mai fiorente, se possibile ancora più pericoloso del periodo che ha preceduto l’inizio della crisi nel 2008 e quindi preannuncia ulteriori disastri; le guerre si susseguono o addirittura accavallano, le valute si indeboliscono, le grandi potenze si sono rimesse sul cammino dell’escalation degli armamenti, le popolazioni di tutto il mondo sono in fermento, sempre più indocili. I primi ministri riottosi o impresentabili vengono rimpiazzati d’imperio da tecnocrati. Il settore finanziario attacca le nazioni più vulnerabili quando le decisioni politiche non piacciono alle banche creditrici o non sostengono con soldi pubblici le banche debitrici.  
La Francia sta per perdere la tripla A e anche la tripla A tedesca è a rischio, perché la Germania sarà costretta a ricapitalizzare le proprie banche indebitate ed insolventi, cosa che finora ha evitato di fare, e il suo debito pubblico è perciò destinato a crescere. Il che significa che farà fatica a contribuire al bail-out europeo. Le banche sono allo stremo e molti titolari di conti correnti inglesi, irlandesi, portoghesi e greci hanno cominciato la diaspora dalle loro banche, nel silenzio dei media, istruiti a dovere su cosa sia opportuno pubblicizzare e cosa debba essere nascosto.
Continuando ad ipotecarsi a vicenda i rispettivi bond europei per creare liquidità (fittizia), le banche hanno creato una bolla che, una volta esplosa, produrrà un effetto domino, amplificato a tutti i settori dell’economia – a partire da quello assicurativo – dalla concatenazione e dall’interconnessione globale tra i compartimenti economici. La gente non avrà neppure il tempo di ritirare i propri risparmi.
I debiti sono ormai inesigibili: non si possono pagare i debiti contraendo altri debiti se non c’è una crescita economica sostenuta e la prospettiva è quella di una recessione, anche e soprattutto a causa delle misure draconiane prese dai governi europei.
Questa crisi generata sta spazzando via lo stato sociale e la democrazia dall’Europa, dopo che la socialdemocrazia si è suicidata proprio quando aveva sconfitto il comunismo e poteva governare la nuova Europa – Blair è stato assunto da JP Morgan, Schroeder da Gazprom, D’Alema ha lodato Opus Dei e per anni si è rifiutato di dire alcunché di sinistra, la sinistra francese ha proposto solo candidati perdenti in partenza e Zapatero ha lasciato che la bolla spagnola seguisse il suo corso mentre celebrava la sua apertura mentale. Queste persone sono responsabili di aver completato la svolta neo-liberista dei loro rispettivi partiti, ingannando i propri elettori.
Si può legittimamente pensare ad un complotto, oppure osservare che se ci fosse stato un complotto i risultati non sarebbero stati comunque sensibilmente diversi. Così come certi giornalisti non sarebbero al loro posto se non la pensassero in un certo modo, se facessero certe domande scomode, se pretendessero di fare certe inchieste. La società contemporanea è governata dalla conformocrazia del politicamente corretto e dell’anticomplottismo, non dalla meritocrazia. Ciò rende superflua l’istituzione di un regime autoritario. Quando l’illusione della libertà diventerà troppo costosa da mantenere, la cortina fumogena si interromperà, il guanto di velluto sarà dismesso e la gente vedrà la realtà del potere dietro le quinte ed il suo piano: dissanguare la società senza però ucciderla.
Il problema dei vampiri, come di tanti parassiti, è che la loro voracità è tale che finiscono per uccidere le loro prede, ossia le loro fonti di sostentamento. Quando ci si chiede che vantaggio ci possa essere in un’apocalisse bancaria non si tiene conto della forma mentis di chi è giunto al potere in questi ultimi decenni che è quella dello scorpione che uccide la rana che lo traghetta al di là del corso d’acqua (Esopo) o del contadino che uccide la gallina dalle uova d’oro perché non vuole aspettare (Esopo):
Le loro azioni indicano che non sono persone come le altre; non sono semplicemente spietati, sono sociopatici  o psicopatici e quindi non hanno alcuna inibizione di carattere morale, men che meno in un contesto socioculturale che premia il comportamento di chi dimostra di non avere compassione e di essere interessato solo a prevalere a qualunque costo, sulla pelle altrui. Non hanno alcuna colpa per questa loro malaugurata condizione che li condanna a perseguire il profitto personale a spese di tutti gli altri, anche quando questo comporta la loro stessa rovina. Si fermeranno solo quando qualcuno li costringerà a farlo. Hanno un’anomala concezione del denaro: per loro è solo un mezzo per controllare e manipolare il prossimo. Sono dei pensatori sofisticati, che amano la complessità ed i paradossi, adorano i rischi e sono disposti a mettere in gioco tutto quanto, pur di impadronirsi dell’intera posta. Questo è, naturalmente, il loro tallone d’Achille. Invece si avvantaggiano del silenzio delle persone di buona volontà che non denunciano l’iniquità e non prendono una posizione netta contro chi le perpetra, per viltà e perché preferiscono ignorare quel che sta succedendo, qualcosa che 10 anni fa sarebbe sembrato impensabile ed invece adesso è realtà. E questo qualcosa è il suicidio assistito del capitalismo e della democrazia e la soppressione del sistema monetario:
Gli psicopatici/sociopatici si sentono così sicuri di sé da sopravvalutarsi, ma è percepibile la loro ansia, sono nervosi, forse alcuni sono pure disperati e quindi commetteranno sicuramente degli errori. L’eccesso di avidità e brama di potere li porterà alla rovina, come i Proci, e le persone di buona volontà dovranno unirsi e scoprire in sé la sagacia, la perseveranza, il coraggio ed anche l’umiltà di Ulisse/Odisseo:

martedì 22 novembre 2011

Complottisti ed anticomplottisti sono una piaga sociale




I complottisti vedono complotti ovunque, anche nelle catastrofi naturali. Gli anticomplottisti non tengono in nessun conto l’ovvia constatazione che il potere corrompe ed il potere assoluto corrompe assolutamente. I complottisti si rendono ridicoli da soli, ma rendono anche un importante servizio a chi i complotti li ordisce veramente, perché generano confusione e la confusione facilita il compito di chi trama e di chi si propone come soluzione ai problemi che genera. Gli anticomplottisti godono del tacito appoggio della massa, spinta a farlo dai naturali meccanismi di difesa della psiche (nessuno vuole immaginare che ci sia qualcuno che ce l’ha con lui e che sia molto più potente di lui – meglio classificare il tutto come “paranoia”). Gli anticomplottisti sono, volenti o nolenti, i migliori puntelli dello status quo. Qui mi occupo soprattutto di loro.


La gente che non crede ai complotti è un po’ come il terrestre che crede di essere l’unico essere vivente intelligente nell’universo, a prescindere (questa cosa fa davvero ridere: si può essere più narcisisticamente antropocentrici di così? Che futuro ci può essere per una specie così infantile?). Ecco un altro utile paragone: il complottista è il fedele che crede a-prioristicamente all'esistenza di Dio, l'anticomplottista è l’ateo che crede aprioristicamente alla non-esistenza di Dio e si ritiene, goffamente, intellettualmente superiore rispetto al credente. Entrambi sbagliano, com'è abbastanza evidente a chi si soffermi un po' a pensare alla questione: l’unica posizione ragionevole è l’agnosticismo, ossia lo scetticismo, in particolare nei rapporti con il potere, dato che maggiore è il potere, maggiore sarà la corruzione.


Il termine "dietrologia" è diventato una coperta di Linus: la realtà non può essere così spaventosa come minaccia di essere. Non potremmo psicologicamente reggere l'impatto di una tale verità. Preferiamo credere che certi scenari siano dietrologie e che certi atti siano quelli di un pazzo o comunque di un fanatico, che sono ormai sinonimi. Lo riteniamo un folle però, bizzarramente e contraddittoriamente, crediamo alla sua versione dei fatti, perché corrisponde esattamente a ciò che vogliamo credere. Tutte le contraddizioni, menzogne ed aporie vengono spazzate sotto il tappeto dell'angelismo (“le autorità non farebbero mai certe cose”, “se non hai fatto nulla di male non hai niente da temere”, “tutto si sistemerà”, “è nell’interesse di tutti che sia ristabilito l’ordine”, “siamo tutti nella stessa barca”, “ciascuno riceve ciò che merita”, ecc.), perché ci irritano, sono un'offesa alla nostra ragione/psiche, o per meglio dire al nostro ego. Ho purtroppo l’impressione di vivere in una società essenzialmente codarda ed illusa, per di più incapace di prenderne coscienza:
"All'immagine di un male banale ma contagioso ed epidemico Rumiz affianca quella di un bene ingenuo e cieco, di un bene imbecille e infermo che ha il pericoloso difetto di non saper fiutare il pericolo. Egli sottolinea, da questo punto di vista, come sia molto rischioso continuare a parlare di integrazione, di convivenza in Europa solamente a livello retorico, “nella beata ignoranza dei meccanismi della disintegrazione”. Nel suo “Maschere per un massacro” Rumiz ha insistito molto su questo aspetto, sottolineando che tutte le mosse preparatorie del conflitto in Bosnia si sono svolte in gran parte alla luce del sole, e che nonostante questo la maggioranza delle persone fino all'ultimo non voleva credere che l'efferatezza potesse scatenarsi tra di loro. "La velocità impressionante della pulizia etnica fu resa possibile non solo dalla sua lunga, meticolosa preparazione, ma anche da questa incredulità delle vittime e della gente in generale. Non esiste prova migliore, forse, che la Bosnia non è stata distrutta dall'odio - come fa comodo a troppi supporre - ma da una diffusa ignoranza dell'odio" (Rumiz, 1996, p. 7). Paradossalmente, racconta Rumiz, a Sarajevo è la "piccola criminalità" a fiutare prima l'arrivo della guerra e organizzare un minimo di difesa perché più consapevole delle possibilità e dei meccanismi del male e della violenza. […]. Riprendendo l'intuizione di Rumiz, l'insegnamento che ci viene dall'esperienza balcanica è che ciò che ci trasforma in carne da cannone è lo stesso imbonimento, la stessa inerte apatia, la stessa acquiescenza che ci porta a seguire tutti lo stesso programma televisivo, o a comprare lo stesso prodotto reclamizzato, o a votare in massa il primo pagliaccio che scende in campo promettendoci di risolvere tutti i nostri problemi se solo acconsentiamo ad affidargli un po' più di potere" (Marco Deriu, “Dizionario critico delle nuove guerre”, 2005, pp. 66-68).

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Prendiamo come esempio tre noti complotti: Quello di Hitler per uccidere gli Ebrei; quello di Bush e Blair per invadere l’Iraq (armi di distruzione di massa – legami Hussein/Bin Laden); quello serbo per realizzare un genocidio in Kosovo. I primi due sono veri, il terzo è falso, come spiego qui:
Dunque l’opinione pubblica è più complottista dei presunti complottisti e diversi “complottisti” (scettici) sono più informati e più lucidi di chi li ritiene dei lunatici o dei babbei. Di più, gli anti-complottisti (quelli per partito preso, quelli del “sei un dietrologo, non ha senso prenderti sul serio”) sono convinti che la loro parte sia quella buona e non farebbe mai certe cose e, contemporaneamente, che gli “altri” (i terroristi, i cinesi, i russi, gli iraniani, ecc.) sono pronti a tutto. In questo senso sono iper-complottisti e per di più troppo pigri o non sufficientemente coraggiosi per informarsi adeguatamente. Al contrario, molti “complottisti” (scettici) partono dall’ipotesi, del tutto realistica, che la propaganda, la disinformazione e la manipolazione abbondino ovunque, ad ogni livello.
In genere, gli anti-complottisti pretendono dai “complottisti” un’analisi completa di un evento, non si accontentano di considerare le contraddizioni, omissioni, bizzarrie, ecc. della versione ufficiale, come dovrebbe fare qualunque individuo dotato di senso critico.
Allo stesso tempo, però, gli anti-complottisti sono inclini ad accettare le analisi incomplete fornite dalle autorità, dimostrando una considerevole dose di grullaggine ed una preoccupante tendenza ad imitare le tre scimmiette, chiudendo occhi, orecchi e bocca.
I “complottisti” hanno il coraggio di esporsi ai lazzi e derisioni dei “benpensanti”, mentre gli anti-complottisti hanno le spalle coperte dall’establishment, dalla maggioranza e dall’autocensura del politicamente corretto e della paura di fare brutta figura. Essere anti-complottisti è facile, molto facile.
Il brutto è che gli anti-complottisti, accettando la lettura della realtà divulgata dai potenti diventano complici, volenti o nolenti, di tutto quel che accade in conseguenza della loro tacita o convinta accettazione delle strategie dei potenti.  
La verità, che ci piaccia o meno, è che la storia è costellata di piccole e grandi cospirazioni. C’è chi ritiene che i complotti servano a consolare quelli che trovano la realtà troppo noiosa e complicata se non è condita con qualche trama occulta. C’è chi preferisce pensare che, in una società secolarizzata, i complottismi servano a soddisfare il disperato bisogno di fare chiarezza nel caos. La cosa interessante è che questa stessa analisi è applicabile agli anti-complottisti. È piacevole e consolante credere che il nostro destino è determinato dall’incompetenza e dagli errori e che le cose sono più o meno come sono. Ci si sente meglio nel pensare che non siamo così fessi da farci fregare dalle epopee dei rettiliani, degli Illuminati e altre sciocchezze. Siamo razionalisti, persone che non hanno tempo da perdere con il pensiero magico, persone che ci tengono alla loro igiene mentale, persone che scelgono di non prendere in considerazione la documentazione della storiografia ufficiale che prova il coinvolgimento della CIA nel sovvertimento di regimi stranieri non collaborativi, da Allende a Jacobo Árbenz nel Guatemala (1954). Se la CIA dice che non l’ha fatto allora non l’ha fatto. Se uno preferisce credere di non potersi perdere nell’intrico di petrolio, narcotraffico, denaro, crimine organizzato, imperialismo, istituzioni, religione e società civile che circonda l’11 settembre ha tutto il diritto di farlo, ma ciò presuppone una conoscenza di come funziona il mondo che nessuno possiede. Forse l’11 settembre è davvero la perfetta esecuzione di un piano incredibilmente complicato portato a termine in circostanze fenomenalmente avverse e che non è stato rovinato da incompetenze ed errori; o forse no. Ma il risibile tentativo di collegare Saddam Hussein e Al-Qaeda per giustificare l’invasione dell’Iraq era un complotto governativo reale (non particolarmente ben riuscito): uno scenario paranoide prodotto dalle migliori menti al servizio del presidente degli Stati Uniti per ingannare l’opinione pubblica americana ed internazionale. Una vera cospirazione mirata a promuovere una falsa cospirazione nell’intento di invadere illegalmente una nazione (e distruggere le vite di centinaia di migliaia di persone). È probabile che queste stesse persone stiano dandosi da fare per convincerci che l’Iran costituisca una minaccia per le altre nazioni pacifiche del mondo.
"L'esito finale di questa deriva sarà probabilmente un conflitto con l'Iran e con gran parte del mondo islamico. Uno scenario plausibile di uno scontro militare con l'Iran presuppone il fallimento [del governo] iracheno nell’adempiere ai requisiti [stabiliti dall’amministrazione statunitense], con il seguito di accuse all’Iran di essere responsabile del fallimento, e poi, una qualche provocazione in Iraq o un atto terroristico negli Stati Uniti che sarà attribuito all’Iran, [il tutto] culminante in un’azione militare “difensiva” degli Stati Uniti contro l’Iran[Zbigniew Brzezinski, uno dei massimi esperti di politica internazionale (1 febbraio 2007):
"Al Pentagono, nel novembre del 2001, feci una chiacchierata con uno degli ufficiali superiori. Sì, stavamo ancora progettando la guerra contro l’Iraq, ma c’era anche altro. Quel progetto faceva parte di un piano quinquennale di campagne militari che comprendeva sette nazioni: a partire dall’Iraq, per continuare con la Siria, il Libano, la Libia, l’Iran, la Somalia e il Sudan. Il tono era indignato e quasi incredulo […] Cambiai discorso, non erano cose che volevo sentire" [Wesley Clark, ex comandante generale dell'US European Command, che comprende tutte le attività militari americane in Europa, Africa e Medio Oriente – “Winning Modern Wars”, p. 130:
Dunque non è per nulla sorprendente che una maggioranza di abitanti di questo pianeta non creda alla versione ufficiale dei fatti dell’11 settembre:

sabato 5 novembre 2011

Cosa deve fare Tony Blair per turbare le coscienze degli Italiani?



Un Tony Blair, anche usato, per un Italia così conciata sarebbe un lusso.
Michele Serra 

Bill Clinton è stato crocifisso per le bugie dette nella sua storia boccaccesca. Bush e Blair, per la guerra costruita su prove falsificate, no. Nessuno ne parla più. […] Hanno vinto la guerra, ma se l’avessero persa, loro, i loro consiglieri e gli affaristi che li spingevano, sarebbero davanti a una Corte penale internazionale.
Gustavo Zagrebelsky, da: "La felicità della democrazia : un dialogo", di Ezio Mauro & Gustavo Zagrebelsky. Roma; Bari: Laterza, 2011, p. 78.

Lasciatemi chiarire questa cosa del petrolio… la teoria della cospirazione del petrolio è una delle più assurde se la si esamina a fondo. Il fatto è che, se il petrolio iracheno fosse la nostra preoccupazione, potremmo prendere accordi al riguardo con Saddam anche domani. Non si tratta del petrolio, ma delle armi…
Tony Blair, 6 febbraio 2003

Cinque mesi prima dell’invasione dell’Iraq del marzo 2003, la baronessa Symons, l’allora Ministro del Commercio, disse alla BP che il governo riteneva che le imprese energetiche britanniche avessero diritto a una parte delle enormi riserve di petrolio e gas dell’Iraq come ricompensa per il coinvolgimento militare di Tony Blair nei piani statunitensi per il rovesciamento del regime di Saddam.
Paul Bignell, The Independent, 19 aprile 2011

Tony Blair ha mentito sulle armi di distruzione di massa irachene e sui falsi legami Saddam Hussein/Al Qaeda, ha causato la morte o la mutilazione di centinaia di migliaia di iracheni ed afghani, ha condonato la tortura, approvato le detenzioni illegali e le violenze di Guantánamo Bay, coinvolto il suo paese nelle estradizioni illegali, ignorato il verdetto della Corte Europea per i Diritti Umani in merito all’archiviazione del profilo genetico dei cittadini britannici, cercato di introdurre la reclusione fino a 90 giorni senza capi di accusa per i semplici sospettati di terrorismo, limitato il diritto di protesta ed assemblea dei cittadini.
Come sostiene giustamente Zagrebelsky, sarebbe passibile di processo alla Corte penale internazionale dell'Aia. Blair ha continuato ad appoggiare Bush in tutte le sue “iniziative internazionali”, non ha chiesto un immediato cessate il fuoco durante l’invasione israeliana del Libano del 2006, è stato completamente inefficace (per usare un eufemismo) durante l’attacco israeliano a Gaza, continua ad invitare l’Occidente ad usare la forza per effettuare un cambio di regime in Iran. In pratica non solo non ha fatto nulla per pacificare il Medio Oriente, a dispetto del suo incarico di inviato per la pace nel Medio Oriente, peraltro lautamente ricompensato, ma ha aggravato ogni singola crisi regionale.
Nel gennaio del 2008 Tony Blair è stato assunto come consulente PART-TIME da nientepopodimeno che la J.P. Morgan Chase, per un salario che ammontava alla cospicua cifra di un milione di sterline all’anno. In effetti, sta guadagnando un mucchio di soldi da quando ha lasciato il suo incarico. Ma nessuno sa bene quanti realmente siano e dove vadano a finire:
Ha istituito la “Tony Blair Faith Foundation” per rifarsi una "verginità politica" e per dei progetti che la Pontificia Accademia delle Scienze Sociali trova a dir poco discutibili, ossia l'omologazione delle fedi a fini politici:
"One of the aims of the Tony Blair Faith Foundation will be that of remaking the major religions, just as his colleague Barack Obama will remake global society. With this purpose, the foundation in question will try to expand the 'new rights', using the world religions for this end and adapting these for their new duties. The religions will have to be reduced to the same common denominator, which means stripping them of their identity...This project threatens to set us back to an age in which political power was ascribed the mission of promoting a religious confession, or of changing it. In the case of the Tony Blair Faith Foundation, this is also a matter of promoting one and only one religious confession, which a universal, global political power would impose on the entire world".
Davvero la nostra memoria è così corta e selettiva?