sabato 26 novembre 2011

Breivik - pensavo fosse amore (patrio) invece era un complotto



Intanto che gli anticomplottisti si deliziano con questo:
e magari anche con un libro, che non fa mai male:

…scettici e complottisti possono leggersi questo dossier dedicato ad Anders Behring Breivik:

“I TESTIMONI PARLARONO DI PIU’ TERRORISTI DOPO CHE BREIVIK ERA STATO ARRESTATO” di Hans O. Torgersen, Andreas Ground Foss e Eivind Sørlie (quotidiano norvegese Aftenposten, 28-08-2011): “Da tre a cinque terroristi con pistole e fucili. Potrebbero esserci anche degli esplosivi sull’isola”….Quando i primi gruppi delle squadre di emergenza sono sbarcati a Utøya alle ore 18:25, furono accolti, stando alle fonti della centrale di polizia di Oslo, da diversi giovani che produssero descrizioni dettagliate di coloro che avevano percepito come svariati esecutori. I testimoni descrissero le sembianze e l’abbigliamento dei presunti killer. Due minuti dopo, Anders Behring Breivik fu arrestato. Ma anche se il rumore degli spari cessò dopo il suo arresto, il personale delle squadre di emergenza a Utøya ricevette ancora nuove concrete descrizioni da parte dei testimoni sulla presenza di complici. Gli fu detto che le sembianze e i vestiti osservati dai testimoni non corrispondevano a quelli della persona arrestata, Behring Breivik…In base a fonti attendibili, ci sono volute «ore» prima che la polizia decidesse di «abbassare la guardia» in merito al numero di terroristi che potevano essere nell’isola.
Ecco tre dei testimoni oculari, Marius Helander Røset, Mats Moen Kristiansen e Jostein Helsingeng:
che, riguardo alla presenza di altri assalitori, hanno riferito quel che hanno visto al quotidiano norvegese Verdens Gang: "Molti ragazzi che si trovavano a Utoya sulla scena della drammatica sparatoria, hanno dichiarato a VG di essere convinti che ci sia stato più di un assassino. Ne è convinto anche Marius Helander Roset:
Sono certo che gli spari provenissero da due diversi punti dell'isola allo stesso tempo"
La stessa cosa dice, fra gli altri, Aleksander Stavdal, un altro testimone (stesso articolo): "Credo che a sparare fossero in due".
Anche la polizia norvegese sembrava essere convinta che ci fosse più di un esecutore, almeno prima che Breivik "confessasse" di aver fatto tutto da solo.
"Alla conferenza stampa di sabato mattina, la polizia ha dichiarato che devono esserci stati diversi esecutori e ha sottolineato che le indagini sono in corso" (stesso articolo).
L’altro presunto “giustiziere” corrisponde ad una descrizione completamente diversa da quella di Breivik: un uomo moro, sul metro e ottanta, di aspetto scandinavo e armato di una pistola e di un fucile:
"Vedkommende var i følge dem rundt 180 centimeter høy, hadde tykt mørkt hår og så nordisk ut. Han hadde en pistol i høyrehånden og et gevær på ryggen".
"sono molti i sopravvissuti di Utoya secondo cui a sparare non è stato un solo uomo, la polizia continua a indagare".
Commento di una lettrice: “è incredibile il fatto che una persona possa compiere un gesto del genere e poi riscuotere il massimo credito in merito alle proprie affermazioni...”.
In questo fotogramma Breivik sarebbe “chiaramente riconoscibile” (i giornalisti della Repubblica non finiscono mai di stupire i propri lettori, che fortunatamente si stanno volatilizzando):
Commento di un lettore: “e poi per quale motivo Breivik avrebbe dovuto girare per Oslo con la pistola spianata poco prima dell'esplosione delle bombe? Cos'è, un fumetto?
Breivik parla di tutto tranne che del movente:
In effetti, che movente potrebbe avere? “Libero” titolava molto accortamente: “Ha ucciso 100 norvegesi perché odia gli islamici
Breivik chiamò la polizia norvegese 10 volte, ottenendo una risposta solo 2 volte. La replica dei poliziotti era così incerta che pretese che lo richiamassero per accertarsi che lo prendessero sul serio. Poi fece una pausa per decidere se suicidarsi o continuare. Alla fine continuò, mentre le "forze speciali" (speciali per la loro criminale inefficienza?) partivano per l'isola DAL MOLO PIU' LONTANO (4 km) invece che da quello più vicino (670 m).
[il link della Repubblica è stato soppresso]
Commento di un lettore: “Penso che la questione vada un attimo esaminata e discussa. Oggi, sfogliando i giornali, l'unico messaggio di prima pagina che arriva è infatti questo: "Ho fatto tutto da solo!". Ah, ok, fine della storia allora! Mi viene da ridere pensando che si possa dare retta ad uno che ha ammazzato 100 persone però, in effetti, ci siamo bevuti Berlusconi per vent'anni senza fare una piega, quindi di tonni col bollino di qualità in giro ce n'é tanti. L'episodio è assurdo tanto quanto quello dell'11 settembre: esplosioni in centro e due ore dopo mega strage ed in posto in cui il premier avrebbe dovuto recarsi il giorno dopo. Una strage in perfetta scioltezza, in tranquillità, diciamo. Ora, per ragioni lavorative, mi è capitato di andare a riprendere Berlusconi in occasione di alcuni eventi relativi al terremoto del 2009 ad Aquila. Ebbene, una settimana prima, in giro già c'erano gruppi di bonifica dell'area che si assicuravano della sicurezza del premier. Si dirà che in Norvegia è tutto così calmo ... non fa mai niente nessuno ... bla bla. Beh, a ME non sembra che la Norvegia non abbia problemi. Cellule terroristiche sono segnalate da tempo, quindi almeno dei MINIMI in termini di sicurezza ci dovrebbero essere no? E nessuno ha messo un agentino di sicurezza, manco un guardiano con la scaccia cani, su un'isola senza vie di fuga dove di lì a 24 ore doveva recarsi Stoltenberg? Ammazza, normale! Poi appaiono queste millecinquecento pagine di deliri vari, ovviamente raccolti in capitoli così è più facile leggerli: credibilissimo. Esaltato di destra estrema fa tutto da solo. Ok, diciamo che le cose sono andate così e facciamola finita. Io però preferisco passare per "paranoico" e pensare che molto più banalmente e per una mera questione di soldi alla Norvegia sia stato fatto arrivare il chiaro messaggio di non rompere troppo i coglioni.
Una selezione di altri commenti: “voi, dopo aver fatto esplodere un bomba a 30 km di distanza, generando inevitabilmente allarme, andreste da soli su un isola dove ci sono 700 persone, tutte membri del partito di governo e dove ci sono i figli del primo ministro, senza avere degli insider e una logistica sul posto? Non c'era un servizio di sicurezza? Nemmeno per i figli del premier dopo un grave attentato? Cosa facevano? Nessuno si è posto domande? Neppure di fronte a uno armato fino ai denti? Neppure di fronte a un asserito poliziotto con le scarpe bianche? E' esplosa una bomba a pochi metri dall'ufficio del primo ministro alle 15:22. La sparatoria a Utoya, dove c'erano DUE FIGLI DEL PRIMO MINISTRO, è iniziata un'ora e mezzo dopo! Dire che la polizia ha reagito lentamente è troppo poco! Le stesse notizie di stampa evidenziano che subito dopo l’attentato di Oslo il primo ministro venne messo al sicuro. I suoi figli no? Perché no? Sull'isola, durante un convegno importante del maggior partito al potere, dove qualche giorno prima è passato pure il primo ministro, almeno una sezione di polizia armata ci dovrebbe essere a prescindere da ogni legame con la bomba ad Oslo.
A Columbine erano in due armati fino ai denti (secondo la versione ufficiale) in ambiente chiuso: hanno fatto 15 morti e 24 feriti. Come ha fatto questo a farne fuori 85 all'aperto da solo?
Breivik ha inaugurato la sua pagina FB solo qualche giorno prima dell'attentato, senza usarla, e sul suo twitter c'era solo una citazione. Le stesse notizie di stampa evidenziano che subito dopo l'attentato di Oslo il primo ministro venne messo al sicuro. I suoi figli no? PERCHE' NO?
Un massone neonazista fondamentalista cristiano ammiratore di Churchill e di un eroe della resistenza al nazismo è una contraddizione in termini.
Le prime segnalazioni di spari a Utoya sono delle 16:50. La polizia invia uno SWAT team solo alle 17:40. Non con l’elicottero perché, dicono, sarebbe stato troppo lento. Arrivati sulle sponde del lago verso le 18:00 fanno fatica a trovare una barca (?!) per cui approdano sull’isola solo alle 18:20. Il killer si arrende subito. Utoya dista dal centro di Oslo 30 km. In elicottero credo si impieghi qualcosa come 5 minuti... La polizia norvegese che si scusa per il ritardo di un'ora e mezza causato dalle ferie fa sembrare l'Italia un'utopia scandinava.

Webster Tarpley sul possibile movente:
Un movente: la Norvegia ha deciso di mettere fine ai bombardamenti della Libia entro il 1° agosto
Gli obiettivi degli attacchi terroristici norvegesi sono tutti espressamente politici, compresi gli uffici governativi e un campo estivo dei giovani del Partito Laburista oggi al governo, e quindi vanno in direzione della politica. Il governo della Norvegia è attualmente una coalizione composta dal Partito Laburista, il Partito Socialista di Sinistra, e il Partito di Centro. La Norvegia ha sempre cercato di coltivare una politica estera filo-araba, come si evidenzia nella sua sponsorizzazione degli accordi di pace di Oslo tra il primo ministro israeliano Rabin e il leader palestinese Yasser Arafat a metà degli anni novanta. L'attuale governo ha annunciato la sua intenzione di concedere il riconoscimento diplomatico di uno stato palestinese nel prossimo futuro. Quando lo scorso febbraio è iniziata la destabilizzazione della Libia, il ministro degli Esteri norvegese Jonas Gahr Støre del partito laburista ha messo in guardia i partner della Norvegia nella NATO dal farsi coinvolgere.
Ma subito dopo, la Norvegia ha ceduto alle pressioni degli Stati Uniti e ha accettato di partecipare al bombardamento NATO della Libia per un periodo iniziale di tre mesi, inviando sei aerei che hanno effettuato circa il 10% di tutti i bombardamenti annoverati dall'Alleanza atlantica. Tuttavia, allo scoccare finale dei suoi tre mesi di impegno, la Norvegia aveva ridotto il suo contingente a quattro aerei per il mese di luglio, e il 10 giugno ha comunicato l'intenzione di ritirarsi del tutto entro il primo agosto dalla coalizione dei bombardamenti NATO.
La decisione norvegese di abbandonare la coalizione di attacco della NATO si è associata con una mossa simile dei Paesi Bassi, che è stata annunciata nella stessa data del 10 giugno. Gli olandesi hanno deciso di mantenere il loro contingente di sei aerei, ma non prenderanno più parte a bombardamenti su obiettivi a terra. D'ora in poi, gli olandesi sono disposti solo ad aiutare a far rispettare la no-fly zone attraverso l’interdizione aerea. C'era quindi la possibilità che l'esempio della Norvegia avesse potuto innescare una tendenza generale da parte degli stati più piccoli della NATO ad uscire dalla coalizione di bombardamento, in cui la loro presenza collettiva è altamente significativa.
Esponenti di spicco del governo norvegese sono stati tra i primi a minimizzare la presunta logica che sottostava al bombardamento della NATO, intanto che sollecitavano trattative: «Le soluzioni ai problemi in Libia sono politiche, non possono essere risolte con mezzi militari», ha dichiarato il Primo Ministro norvegese Stoltenberg ai giornalisti riuniti per una conferenza a Oslo il 13 maggio. «Stiamo sostenendo vigorosamente tutti gli sforzi intesi a trovare una soluzione politica alle sfide cui ci troviamo di fronte in Libia», ha aggiunto. Il governo norvegese ... ha promesso di ridimensionare il suo ruolo negli attacchi aerei alla Libia orchestrati dalla NATO dopo che il suo attuale impegno di tre mesi termina il 24 giugno. [4]
Questa era la politica dell'intero governo norvegese: «La Norvegia ridimensionerà il suo contributo con i caccia in Libia da sei a quattro aerei e si ritirerà completamente dalla operazione a guida NATO entro il 1° agosto», ha dichiarato venerdì il governo.... Il ministro della Difesa Grete Faremo ha detto che si aspetta la comprensione da parte degli alleati NATO perché la Norvegia ha una piccola forza aerea e non può "mantenere un grande contributo con i caccia durante un lungo periodo." La forza aerea della Norvegia sostiene intanto che i suoi jet F-16 hanno effettuato circa il 10 per cento dei bombardamenti aerei della Nato in Libia a partire dal 31 marzo. I partiti della coalizione di governo di centro-sinistra della Norvegia, erano stati in disaccordo sulla possibilità di estendere la partecipazione del paese, che avrebbe dovuto scadere il 24 giugno. La fazione più di sinistra nel governo, il Partito Socialista di Sinistra, si è opposta a una proroga, ma un compromesso è stato raggiunto affinché si rimanesse in funzione fino al 1° agosto con un minor numero di aerei. «È saggio porre fine al contributo dei caccia norvegesi. Ora la Norvegia dovrebbe impiegare i suoi sforzi per trovare una soluzione pacifica in Libia», ha dichiarato il deputato Baard Vegar Solhjell del Partito Socialista di Sinistra. [5]
Il Dipartimento di Stato si è lamentato della “mancanza di impegno” della Norvegia per l’avventura libica
La decisione norvegese di smettere di combattere la guerra contro la Libia, la prima di questo tipo da parte di qualsiasi membro dell'alleanza atlantica, ha attirato l'attenzione degli osservatori diplomatici, uno dei quali ha commentato che l'attuale governo di Oslo ha auspicato «un approccio nettamente più pacifico alle politiche globali da parte del governo norvegese .... [nonostante] le recenti pressioni da parte degli Stati Uniti in Norvegia affinché contribuisse maggiormente alla campagna militare in Libia. La Norvegia ha opposto resistenza a queste pressioni e ha spinto per un approccio più tranquillo agli attacchi della NATO sulla Libia guidati dagli USA, e ha rifiutato di fornire armi alla NATO, annunciando infine il mese scorso che la Norvegia avrebbe lasciato il suo ruolo militare in Libia dal 1° agosto. Nel mese di marzo, quando gli Stati Uniti stavano mettendo assieme il sostegno unilaterale volto a invadere la Libia, la Norvegia del ministro degli esteri Jonas Gahr Støre è stata una delle poche nazioni a mettere in guardia gli Stati Uniti contro l'intervento armato in Libia. La Norvegia inizialmente ha fornito sei aerei da combattimento per le operazioni di Libia e ha realizzato circa il 10% degli attacchi a partire dal 19 marzo. Tuttavia, i funzionari degli Stati Uniti hanno segnalato Norvegia e Danimarca per la loro 'mancanza di impegno' nella missione determinata a mandar via Gheddafi ... Altri legami Norvegia-Libia includono grandi interessi della Norvegia in Libia in materia di petrolio e fertilizzanti: la compagnia norvegese Statoil, posseduta dallo stato, ha circa 30 dipendenti presso i suoi uffici a Tripoli .... Aziende [norvegesi] hanno condotto importanti operazioni di business in Libia, in collaborazione con il regime di Gheddafi. » [6]
Allo stato attuale delle indagini, la migliore valutazione circa il motivo degli attentati norvegesi è quella di punire il paese per la sua politica estera indipendente e filo-araba in generale, e per il suo ripudio della coalizione dei bombardamenti NATO schierata contro la Libia in particolare.

Riferimenti
[4] “Libya solution more political than military-Norway,” Reuters, 13 May 2011, http://www.trust.org/alertnet/news/libya-solution-more-political-than-military-norway
[5] “Norway to quit Libya operation by August,” AP, June 10, 2011, http://www.signonsandiego.com/news/2011/jun/10/norway-to-quit-libya-operation-by-august/
[6] Tragic Irony Surrounds Oslo Bombing, Phuket Word, July 23, 2011, http://www.phuketword.com/tragic-irony-surrounds-oslo-bombings
originale: Webster Tarpley
Versione italiana:
25.07.2011
Traduzione a cura di PINO CABRAS

Sull’avventura libica:

1 commento:

Stefano Fait ha detto...

Ringrazio in special modo Mario Giuliano, Giulio Budini e Luisa Longhi.